Mi fate schifo

comedonchisciotte.org 26.9.18

Foto Marco Alpozzi/LaPresse 14 agosto 2018 Genova, Italia Cronaca Genova, crolla parte di un ponte sull’A10: si scava tra le macerie Nella foto: le immagini del ponte crollato Photo Marco Alpozzi/LaPresseAugust 14th, 2018 Genoa, ItalyNewsBridge collapses on Genoa highway

DI MARCO TRAVAGLIO

ilfattoquotidiano.it

Noi non lo sapevamo, ma ogni volta che passavamo in auto sul ponte Morandi di Genova fungevamo da cavie di Autostrade per l’Italia, controllata da Atlantia della famiglia Benetton, che “utilizzava l’utenza, a sua insaputa, come strumento per il monitoraggio dell’opera”. Cavie peraltro inutili, inclusi i poveri 43 morti del 14 agosto: “pur a conoscenza di un accentuato degrado” delle strutture portanti, la concessionaria “non ha ritenuto di provvedere, come avrebbe dovuto, al loro immediato ripristino” né “adottato alcuna misura precauzionale a tutela” degli automobilisti. Lo scrive la Commissione ispettiva del ministero, nella relazione pubblicata dal ministro Danilo Toninelli. Autostrade-Atlantia-Benetton “non si è avvalsa… dei poteri limitativi e/o interdittivi regolatori del traffico sul viadotto” e non ha “eseguito gli interventi necessari per evitare il crollo”. Peggio: “minimizzò e celò” allo Stato “gli elementi conoscitivi” che avrebbero permesso all’organo di vigilanza di dare “compiutezza sostanziale ai suoi compiti”. Non aveva neppure “eseguito la valutazione di sicurezza del viadotto”: gl’ispettori l’hanno chiesta e, “contrariamente a quanto affermato nella comunicazione del 23.6.2017 della Società alla struttura di vigilanza”, hanno scoperto che “tale documento non esiste”. Le misure preventive di Autostrade “erano inappropriate e insufficienti considerata la gravità del problema”, malgrado la concessionaria fosse “in grado di cogliere qualitativamente l’evoluzione temporale dei problemi di ammaloramento… Tale evoluzione, ormai da anni, restituiva un quadro preoccupante, e incognito quantitativamente, per la sicurezza strutturale rispetto al crollo”.

Eppure si perseverò nella “irresponsabile minimizzazione dei necessari interventi, perfino di manutenzione ordinaria”. Così il ponte è crollato, non tanto per “la rottura di uno o più stralli”, quanto per “quella di uno dei restanti elementi strutturali (travi di bordo degli impalcati tampone) la cui sopravvivenza era condizionata dall’avanzato stato di corrosione negli elementi strutturali”. E la “mancanza di cura” nella posa dei sostegni dei carroponti potrebbe “aver diminuito la sezione resistente dell’armatura delle travi di bordo e aver contribuito al crollo”. Per 20 anni, i Benetton hanno incassato pedaggi e risparmiato in sicurezza: “Nonostante la vetustà dell’opera e l’accertato stato di degrado, i costi degli interventi strutturali negli ultimi 24 anni, sono trascurabili”. Occhio ai dati: “il 98% dell’importo (24.610.500 euro) è stato speso prima del 1999”, quando le Autostrade furono donate ai Benetton, e dopo “solo il 2%”.

Quando c’era lo Stato, l’investimento medio annuo fu di “1,3 milioni di euro nel 1982-1999”; con i Benetton si passò a “23 mila euro circa”. Il resto della relazione, che documenta anche il dolce far nulla dei concessionari, ben consci della marcescenza e persino della rottura di molti tiranti, lo trovate alle pag. 2 e 3. Ora provate a confrontare queste parole devastanti con ciò che avete letto in questi 40 giorni sulla grande stampa. E cioè, nell’ordine, che: per giudicare l’inadempimento di Autostrade (i Benetton era meglio non nominarli neppure) bisogna attendere le sentenze definitive della magistratura (una decina d’anni, se va bene); revocare subito la concessione sarebbe “giustizialismo”, “populismo”, “moralismo”, “giustizia sommaria”, “punizione cieca”, “voglia di ghigliottina” e di “Piazzale Loreto”, “sciacallaggio”, “speculazione politica”, “ansia vendicativa”, “barbarie umana e giuridica”, “cultura anti-impresa” che dice “no a tutto”, “pericolosa deriva autoritaria”, “ossessione del capro espiatorio”, “esplosione emotiva”, “punizione cieca”, “barbarie”, ”pressappochismo”, “improvvisazione”, “avventurismo”, “collettivismo”, “socialismo reale”, “oscurantismo” (Repubblica, Corriere, Stampa, il Giornale); l’eventuale revoca senz’attendere i tempi della giustizia costerebbe allo Stato 20 miliardi di penali; è sempre meglio il privato del pubblico, dunque le privatizzazioni non si toccano; il viadotto non sarebbe crollato se il M5S non avesse bloccato la Gronda (bloccata da chi governava, cioè da sinistra e destra, non dal M5S che non ha mai governato; senza contare che la Gronda avrebbe lasciato in funzione il ponte Morandi); e altre cazzate.

Repubblica: “In attesa che la magistratura faccia luce”, guai e fare di Atlantia “il capro espiatorio di processi sommari e riti di piazza”, “tipici del populismo”. Corriere: revocare la concessione sarebbe “una scorciatoia”, “un errore” e “un indizio di debolezza”. La Stampa: il crollo del ponte è “questione complessa” e nessuno deve gettare la croce addosso ai poveri Benetton (peraltro mai nominati), “sacrificati” come “capro espiatorio contro cui l’indignazione possa sfogarsi”, come nei “paesi barbari”. Parole ridicole anche per chi guardava le immagini del ponte crollato con occhi profani: se lo Stato affida un bene pubblico a un privato e questo lo lascia crollare dopo averci lucrato utili favolosi, l’inadempimento è nei fatti, la revoca è un atto dovuto e il concessore non deve nulla al concessionario. O, anche se gli dovesse qualcosa, sarebbero spiccioli (facilmente ammortizzabili con i pedaggi) rispetto al danno che deriverebbe dalla scelta immorale di lasciare quel bene in mani insanguinate. Ora però c’è pure la terrificante relazione ministeriale, che va oltre le peggiori aspettative. In un Paese serio, o almeno decente, i vertici di Autostrade-Atlantia-Benetton, anziché balbettare scuse o chiedere danni in attesa di farne altri, si dimetterebbero in blocco rinunciando alla concessione, per pudore. E i giornaloni si scuserebbero con i familiari dei 43 morti e uscirebbero su carta rossa. Per la vergogna.

Marco Travaglio

http://www.ilfattoquotidiano.it

28.09.2018

visto su; https://www.facebook.com/TutticonMarcoTravaglioForever/posts/2163916743618496

I capricci del tandem gialloverde

26 settembre 2018

di: Luciano Scateni lavocedellevoci.it

Siamo nel bel mezzo di un guazzabuglio, al prologo del salto senza rete nel buio del disastro finanziario dell’Italia. I due bellimbusti che sgovernano il Paese, come fossero bambini capricciosi minacciano chi amministra l’economia del Paese, ovvero i vertici del Tesoro, di mandarli a casa se non trovano le risorse per finanziare i rispettivi capricci pre elettorali. Pretendono (verbo mussoliniano) che il prudente Tria, scelto da loro per tenere i conti in ordine, diventi il Silvan del governo ed estragga dal cappello a cilindro da prestigiatore i miliardi a copertura del reddito di cittadinanza e della flat tax. Ma come, chiedono i responsabili del Tesoro, se in cassa non ci sono? E chi se ne frega, rispondono in coro l’Incompiuto Di Maio e il Ce l’ho duro Salvini, fatti tuoi, sei il ministro dell’economia, arrangiati. Non è proprio esplicita la minaccia, ma per Tria, se dovesse continuare a predicare prudenza, i due para dittatori avrebbero pronta la lettera di licenziamento. Non ci sono i soldi? No problem, dicono in coro, sforiamo con il deficit. Considerate la dovute proporzioni è come se la famiglia di Gennaro Esposito, alle prese con debiti da onorare, si rivolgesse agli usurai per un prestito, con il risultato di finire in miseria, è come se un imprenditore in crisi di liquidità, impossibilitato a pagare i dipendenti, ricorresse a prestiti bancari, gonfiasse progressivamente il debito, fino a dichiarare fallimento. In queste degenerazioni, da presuntuosi incapaci, ci hanno messo gli italiani incazzati (a ragione) accordando fiducia a dilettanti della politica.

Quarantacinque giorni fa la tragedia del Ponte Morandi. Nasce un aborto di decreto del governo quando la pazienza di Genova è al capolinea. La ragioneria di Stato (insultata da Di Maio) lo rispedisce al mittente. Accanto alle voci di spesa solo puntini sospensivi, neppure una cifra.

La satira e l’irricevibile documento di Toninelli su Genova: “Vieni avanti de-cretino.

Di Maio: il Movimento voterà no al decreto sull’economia se non comprenderà il reddito di cittadinanza. Fantastico, un vice premier che boccia un provvedimento del proprio governo. Se fosse il prologo di una guerra civile tuta interna al “contratto”, il nostro ip, ip urrà.

Di Maio è l’altra faccia della spudoratezza, della baldanza in spregio alla logica, alla razionalità, alla verità. Confronto con le bugie dalle gambe corte di Berlusconi: se Vespa, prono al cospetto dell’ex cavaliere, condivideva la balla elettoralistica di un milione di nuovi posti di lavoro, ora che la musica è cambiata sorride compiaciuto alla megalomane idiozia del vice premier grillino sul merito del governo giallo verde di far sparire dall’Italia la povertà.

Tra una Margherita e una pinta di birra Nastro Azzurro, nell’illusione patriottica di bere un’eccellenza italiana (ex italiana, perchè la Peroni ha venduto al Brasile) il Movimento 5Stelle decide il futuro del Paese. Ogni martedì Luigi Di Maio si ritrova in una pizzeria con i ministri, i sottosegretari e i capigruppo del M5S. Ieri la minaccia: “Se il Def non conterrà il reddito di cittadinanza non lo voteremo, faremo mancare i numeri in Parlamento innescando così una crisi senza ritorno”. L’augurio è che il diktat si perfezioni alla prossima pizza con l’esito minacciato dal vice premier grillino

Salvini, megalattica gaffe da ignoranza: “Nel 2019 abbasseremo l’aliquota irpef al 15% per un milione di italiani. Renzi, intervistato da Lilli Gruber lo ha sputtanato: “Salvini racconta balle perchè l’aliquota dell’Irpef al 15% per circa un milione di persone c’è già ed è stata introdotta per legge dal mio Governo”.

Great Britain, i labour approvano la proposta di un nuovo referendum anti Brexit. Trema Theresa May

Donald Trump, lo spaccone primatista mondiale delle bugie, all’Assemblea generale delle Nazioni Unite: “In meno di due anni la mia amministrazione ha fatto enormi progressi, più di quasi qualsiasi altra”. La risposta all’autoelogio raggiunge l’unanimità dei presenti: Risuona nell’aula, solenne, una gran risata.

Ecco la pagellina di Mediobanca sui progetti di Unicredit svelati dal Sole 24 Ore

Michele Arnese startmag.it 26.9.18

Sono “dannose” le voci giornalistiche su Unicredit che punterebbe a un’aggregazione con Lloyds Bank e a Abn Amro. Parola di Mediobanca Securities.

E’ un giudizio chiaro e tosto quello degli analisti dell’Istituto di Piazzetta Cuccia che hanno nel mirino le indiscrezioni scenaristiche pubblicate oggi dal quotidiano Il Sole 24 Ore diretto da Fabio Tamburini.

Oppure la “pagellina” di Mediobanca riguarda, più che i rumors, anche i progetti aggregativi di Unicredit, che peraltro non ha smentito ma neppure confermato l’articolo del Sole?

Sono gli interrogativi che si stanno ponendo gli addetti ai lavori in queste ore. Ma dove nascono giudizi e polemiche? Anche perché Unicredit è azionista di Mediobanca, dunque il report di Piazzetta Cuccia è particolarmente significativo.

L’ARTICOLO DEL SOLE 24 SU UNICREDIT

Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore oggi in un articolo di Alessandro Graziani, Unicredit punterebbe a realizzare una grande aggregazione nel 2019: più difficili le strade che portano a Société Générale e Commerzbank, i dossier possibili, secondo la ricostruzione fatta, portano a Lloyds Bank e a Abn Amro. Visto che, come svelato nei giorni scorsi da Start Magazine, l’ipotesi di una fusione con Société Générale è sfumata al momento.

CHE COSA DICE MEDIOBANCA SU UNICREDIT

Ma perché da Piazzetta Cuccia si biasima lo scenario delineato dal Sole? Le complessità regolatorie, la situazione italiana e gli attuali livelli di valutazione in Borsa del titolo sono al momento ostacoli verso un più concreto esame del progetto. Per questo gli analisti di Mediobanca Securities ritengono che l’M&A siano percorribile solo una volta completato il percorso di recupero di valore da parte di Unicredit e ritengono le voci di aggregazione “dannose” al momento.

IL REPORT DI EQUITA E FIDENTIIS SU UNICREDIT

Anche altri analisti nutrono perplessità sul progetto Secondo Equita Sim, nelle operazioni transnazionali risulta difficile realizzare sinergie di costo significative, a parte nell’investment banking, e la realizzazione dell’operazione tra grandi banche “aumenta il profilo di rischio delle banche coinvolte e può più che compensare eventuali sinergie con impatto negativo sulla creazione di valore”: “Inoltre restiamo convinti che fino a che non si concretizzerà uno schema comunitario di garanzia dei depositi le fusioni cross-border in Europa hanno bassa possibilità di concretizzarsi”. “A nostro avviso – sottolinea una casa di investimento italiana – la crescita dimensionale del gruppo potrebbe comportare aggravi regolamentari patrimoniali. Non riteniamo possibili a breve operazioni di M&A”.

E comunque, se di fusione si deve parlare, se ne riparlerà nei prossimi mesi: “Siamo d’accordo che un’operazione di M&A possa essere un’opzione per Unicredit , ma solo dopo il completamento del business plan al 2019: la stragrande maggioranza del pacchetto retributivo del senior management della banca è legata al raggiungimento degli obiettivi 2019”, notano gli analisti di Fidentiis.

NON DITE A GRILLO CHE OGGI IL CARO PREMIER CONTE VEDE IN GRAN SEGRETO IL SUPER CAPO DEL FONDO BLACKROCK, LARRY FINK, MEMBRO DI DIRITTO DI QUEL CLUB DI CATTIVONI DEL BILDERBERG. CHE SUL BLOG DELLE STELLE ERA DESCRITTO COME ”COLUI CHE SI COMPRA L’ITALIA” E QUANDO LO INCONTRÒ RENZI SI LEVARONO LE SOLITE LAGNE GRILLINE SUL PAESE SVENDUTO DAI POLITICI LADRI…

Dagospia.com 26.9.18

Riceviamo e pubblichiamo:

Caro Dago,

non dite a Beppe G. che oggi il caro premier Conte vede in gran segreto (nessuna nota ufficiale, retroscena di Paolo Mastrolilli su LaStampa) il super capo del fondo BlackRock, Larry Fink (membro di diritto di quel club di cattivoni del Bilderberg!!!111!!), che sul Blog delle Stella era descritto in maniera a dir poco entusiasta: http://www.ilblogdellestelle.it/2014/05/blackrock_si_compra_litalia.html .

Peccato che quando ad aprile 2014 lo stesso Fink incontrava Renzi si fossero levate le solite lagne sul Paese svenduto dai politici ladri e sui poteri forti che tramano nell’oscurità.

Attendiamo la nota odierna dal Blog delle Five Stars?

LARRY FINK

GIUSEPPE CONTE DONALD TRUMP 10

GRILLO DI MAIO

BLACKROCK

LARRY FINK

al.tri.

Leonardo-Finmeccanica, ecco quanto vale davvero la gara vinta con Boeing in Usa

Gianni Dragoni startmag.it 26.9.18

Fatti, numeri, retroscena e approfondimenti dopo che l’aeronautica militare americana (Usaf) ha scelto l’elicottero Mh-139, modello basato sul bimotore Aw139 costruito da Leonardo-Finmeccanica (già AgustaWestland) e integrato nella parte avionica ed elettronica da Boeing. Il post di Gianni Dragoni, giornalista del Sole 24 Ore, tratto dal suo blog Poteri Deboli

Le vittorie hanno molti padri e giustamente i vertici di Leonardo-Finmeccanica esultano per la prestigiosa affermazione ottenuta con gli elicotteri negli Stati Uniti.

Come è stato annunciato, l’aeronautica militare americana (Usaf) ha scelto l’elicottero Mh-139, modello basato sul bimotore Aw139 costruito dall’ex Finmeccanica (già AgustaWestland) e integrato nella parte avionica ed elettronica da Boeing, come velivolo militare per la protezione delle basi dei missili balistici intercontinentali in territorio americano e per il trasporto di personale governativo e delle forze speciali.

LA COMMESSA USA PER LEONARDO-FINMECCANICA

E’ una commessa del valore potenziale di 2,38 miliardi di dollari per la fornitura di 84 elicotteri, più i sistemi di addestramento e il supporto logistico, se gli Usa eserciteranno l’opzione per l’acquisto di tutte le 84 macchine del programma. Le consegne comineranno a partire dal 2020-2021 e arriveranno fino al 2031, dunque la commessa è spalmata in una decina d’anni, al ritmo di 8-10 elicotteri l’anno.

IL PESO DI BOEING PER LEONARDO

Il “prime contractor”, cioè il capocommessa, è il gruppo americano Boeing, il numero uno mondiale dell’aerospazio, con una grande forza industriale e commerciale, unita a una efficacissima capacità di lobby presso l’amministrazione americana (e non solo). Insomma, il prodotto è italiano ed è considerato eccellente. Ma per vincere nel mercato più importante al mondo della difesa è stato necessario concedere qualcosa agli americani, cioè la licenza d’uso dei dati tecnici delle macchine e lasciare loro una fetta importante della torta. Qualcuno deve aver pensato che è meglio mangiare una fetta più piccola della torta che non mangiarla affatto.

IL PRIMO CONTRATTO PER LEONARDO-BOEING

Per ora l’Usaf ha assegnato a Boeing un contratto di 376 milioni di dollari per costruire 4 elicotteri come prima tranche dell’intera commessa. Le nuove macchine andranno a sostituire gli elicotteri Uh-1 Huey prodotti da Bell, che hanno 46 anni. E’ possibile che il consorzio sconfitto, cioè Sikorsky (controllata di Lockheed Martin) e Sierra Nevada, faccia ricorso. Ma se tutto filerà liscio e non ci saranno imprevisti, l’Usaf eserciterà l’opzione su tutti gli 84 elicotteri e quindi il valore della commessa arriverà a 2,38 miliardi.

QUANTO VALE LA FETTA DI LEONARDO-FINMECCANICA

Come sia ripartita questa somma non è stato detto, secondo fonti finanziarie vicine a Leonardo la quota per il gruppo italiano potrebbe essere intorno a un miliardo di dollari (nell’arco di dieci anni). Un valore importante, ma di per sé non eccezionale per saturare le linee di produzione dell’azienda elicotteristica, che appare in ripresa ma non è ancora uscita dalle difficoltà. Sarebbe bene però che Leonardo chiarisse ufficialmente le cifre. O che la qualcuno (la Consob vigila?) glielo imponesse, mentre le azioni oggi sono salite fino a più del 3% (hanno chiuso a 10,715 euro, +2,39%).

IL LAVORO FRA USA, ITALIA E POLONIA

Leonardo assemblerà il velivolo nello stabilimento americano di Filadelfia. In Italia ci sarà solo una parte del lavoro, in particolare le trasmissioni saranno realizzate a Cascina Costa, mentre il corpo dell’elicottero 139, la “carrozzeria”, viene prodotto in Polonia da una società controllata dall’ex Finmeccanica, la Pzl Swidnik. Il motore è costruito da Pratt & Whitney. Quindi Boeing completerà il lavoro con l’integrazione elettronica e l’avionica, in un proprio stabilimento nell’area di Filadelfia. E sarà Boeing il responsabile della consegna finale e dei rapporti con il cliente. In sostanza Leonardo sarà un fornitore di Boeing, anche se di altissimo livello.

COME NASCE L’ALLEANZA LEONARDO-BOEING

Ci sono altri passaggi fondamentali che vanno ricordati. Perché la scelta dell’alleanza con Boeing per partecipare alla gara dell’Usaf non è un fatto recente, ma una decisione che risale a più di due anni fa, come raccontano fonti industriali qualificate. “La vicenda è cominciata nei primi mesi del 2016 con un confronto con Boeing e la ricerca di un terreno comune”, spiega a Poteri deboli una fonte autorevole dell’industria. “L’Air Force americana aveva fatto un’assegnazione diretta della commessa a Sikorsky, che proponeva il Black Hawk, una macchina da 8 tonnellate, più pesante dell’Aw139 che è di circa 7 tonnellate. Ci fu una protesta della parte americana di Finmeccanica. E a Washington si arrivò alla decisione di fare una gara”.

IL CONFRONTO ALL’AMERICANA

“Tra Boeing e la divisione elicotteri di Finmeccanica – racconta la fonte confidenziale di Poteri Deboli – ci fu un confronto, fu constatato che non c’erano sovrapposizioni nel portafoglio prodotti e che i due gruppi avrebbero potuto fare qualcosa insieme. Boeing verificò che la macchina italiana Aw139 poteva soddisfare il requisito dell’Usaf, che chiedeva un elicottero medio”, da qui il prefisso Mh-139, che sta per “Medium helicopter”. Boeing non ha un elicottero medio. “C’era la possibilità di fare la produzione nella fabbrica di Filadelfia, ci sono stati gli accordi tra le due aziende, si è stabilito cosa faceva uno, cosa faceva l’altro. Fu stabilito che Boeing fosse il prime contractor, perché ovviamente era la chance migliore di essere accettati dal sistema americano. Si fece in modo di imparare anche dalla lezione sfortunata della precedente gara dell’elicottero del presidente Usa, vinta da AgustaWestland con Lockheed Martin che era prime contractor. Ma gli italiani avevano un ruolo molto visibile. Forse troppo per i gusti degli americani, che poi annullarono il contratto e lo diedero a Sikorsky”.

GLI INCONTRI CON BOEING

In quella fase  – ricorda la fonte industriale – la divisione elicotteri era guidata da Daniele Romiti, l’ingegnere che nel novembre 2012 era diventato l’a.d. di AgustaWestland e dal 2016 era il capo della divisione elicotteri. Furono gli incontri a Filadelfia e Washington tra una delegazione guidata da Romiti e il team degli elicotteri di Boeing, guidato da David Koopersmith, vicepresident e general manager della divisione “vertical lift”, nel primo trimestre del 2016, a definire le linee generali di un’alleanza che ha preso corpo nei mesi successivi, anche con le autorizzazioni dei livelli più alti dei due gruppi. All’epoca Leonardo-Finmeccanica era guidata da Mauro Moretti.

TUTTI I PASSAGGI DELLA GARA

Il 6 marzo 2017 Leonardo ha annunciato l’intenzione di partecipare alla gara per la sostituzione della flotta di elicotteri UH-1N Huey della U.S. Air Force attraverso una collaborazione con Boeing. “Leonardo fornirà gli elicotteri a Boeing, che sarà prime contractor, offrendo la variante denominata MH-139, presentato il 2 marzo a Orlando nel corso del Air Force Association Air Warfare Symposium”, disse l’azienda italiana. Il 16 maggio 2017 Profumo ha preso il posto di Moretti come a.d. del gruppo. Il 13 settembre 2017 Boeing ha presentato la sua offerta alla Us Air Force per fornire fino a 84 MH-139 per la protezione dei siti che ospitano i missili balistici intercontinentali americani e per soddisfare determinati bisogni domestici di trasporto militare.

LA RIORGANIZZAZIONE DI LEONARDO

Pochi giorni dopo, il 21 settembre 2017 il consiglio di amministrazione di Leonardo ha approvato una riorganizzazione e, tra le decisioni, ha deciso di sostituire il capo della divisione elicotteri, Romiti, nominando al suo posto Gian Piero Cutillo, che era stato per cinque anni il Cfo di Finmeccanica-Leonardo, in precedenza nella finanza, amministrazione, controllo di gestione. Dunque non aveva nessuna esperienza di gestione di aziende né di rapporti commerciali con i clienti. Romiti fu sacrificato per il calo di ordini degli elicotteri, avvenuto in un periodo in cui il gruppo ha sofferto molto anche per il calo del prezzo del petrolio e la contrazione del mercato del trasporto off-shore. Inoltre gli elicotteri, come altri settori, sono stati indeboliti anche dalle uscite di manager durante il periodo di Moretti a causa dei ruvidi metodi del “ferroviere”. Romiti fu destinato dal cda a occuparsi di “progetti speciali” alle dipendenze dell’a.d. Profumo. Di fatto, declassato.

ONORI E MERITI

Dopo pochi mesi, ad aprile di quest’anno, Romiti ha lasciato il gruppo Leonardo. Non ha mai rilasciato dichiarazioni. Tuttavia gli ordini della gara americana celebrati oggi erano già nella pipeline di Leonardo prima che Romiti fosse sbalzato di sella. Come anche quelli in Qatar per l’Nh90, una gara da 28 elicotteri vinta in marzo da Leonardo come capocommessa, ma preparata da diversi anni. Si trattava, forse, solo di aspettare.

In definitiva, nella gara americana va riconosciuto a tutta la squadra di Leonardo di aver lavorato bene. Va ricordato anche il ruolo di Carlo Gualdaroni, il manager che da marzo 2017 è stato inviato a Cascina Costa a guidare e rafforzare l’area commerciale. Ma ci sono anche meriti di chi, come Romiti, è stato messo alla porta.

Meriti probabilmente superiori a quelli di qualcuno che oggi esulta per un successo che è stato costruito da altri con lungimiranza. Il successo è dovuto in buona parte all’idea, rivelatasi vincente, di fare un’alleanza con un partner della forza di Boeing.

(estratto di un articolo più ampio pubblicato sul blog Poteri Deboli di Gianni Dragoni)

Astana è la prima capitale realizzata nel 21° secolo e rappresenta perfettamente gli ideali dell’elite.

politicamentescorretto.info 26.9.18

L’idea per tale progetto è scaturita dalla mente di un uomo: Nursultan Nazarbayev, presidente del Kazakistan. La città venne costruita da zero in una zona remota e deserta delle steppe asiatiche. Il risultato è sorprendente: una capitale occulta e futuristica, la quale abbraccia i principi del Nuovo Ordine

Mondiale, celebrando allo stesso tempo la più antica religione che l’uomo conosca: il culto solare. La città è ancora un enorme cantiere, ma gli edifici già completi riassumono la visione occulta di Nazarbayev.

LA PIRAMIDE DELLA PACE

Concepito dall’architetto più prolifico della Gran Bretagna, Lord Norman Forster, questa piramide gigante è una presenza alquanto strana nel mezzo delle steppe asiatiche. L’edificio è dedicato alla “rinuncia della violenza” e al “riunire le religioni del mondo”. Norman Foster disse che l’edificio non ha simboli religiosi riconoscibili

per consentire il ricongiungimento armonioso delle confessioni. In realtà, la piramide è un tempio per la vera religione degli occultisti: il culto solareUn viaggio all’interno di questo edificio immerge il visitatore nel simbolismo. Rappresenta infatti il

percorso verso l’illuminazione. Iniziamo il nostro tour.

LA FORMA PIRAMIDALE

“Gli iniziati accettato la formapiramidale come il simbolo ideale sia della dottrina segreta che delle istituzioni le quali ne diffondono i principi”-Manly P. Hall, Insegnamenti Segreti di tutte le età

Novus Ordo Seclorum = Nuovo Ordine delle

epoche

Come Manly P. Hall ha dichiarato, la piramide è il simbolo supremo che rappresenta i misteri delle antiche civiltà. Sublime nella sua semplicità, divina nelle sue proporzioni, ella incarna sia la conoscenza divina posseduta dagli illuminati sia disorientamento delle masse. L’elite odierna, iniziata all’occulto, è l’erede di questa antica

saggezza e utilizza la piramide come simbolo di potere nel mondo moderno. La cuspide fluttuante/mancante rappresenta il principio divino presente nell’universo e in ogni essere umano. Un altro significato simbolico attribuito al vertice mancante è il carattere

incompiuto del Nuovo Ordine Mondiale. Si dice che la cuspide

della Grande Piramide sarà reintegrata quando questo antico progetto diverrà realtà. Qui sotto possiamo vedere altre piramidi in vari luoghi della Terra, che rappresentano il potere elitario.

M

Memphis Arena

Luxor Hotel Las Vegas

Raffles Hotel, Dubai

IL TEATRO DELL’OPERA (PIANO TERRA)

Quando si entra nella piramide, l’interno è buio e cavernoso. Il piano nel seminterrato ospita il teatro dell’Opera di Astana, dove la massa ignara viene intrattenuta.

Il teatro dell’opera

Nonostante l’oscurità, un’enorme immagine del sole occupa quasi tutto il soffitto.

LA SEZIONE INTERMEDIA

Attorno alla tavola solare

Proprio sopra il teatro dell’opera vi è lo spazio centrale della piramide. Esso viene utilizzato come una sala riunioni per i convegni tra i leader religiosi del mondo. Vediamo velocemente il simbolismo qui presente. Abbiamo i leader religiosi di tutto il mondo seduti intorno ad un’enorme rappresentazione solare, mentre cercano di

conciliare le loro differenze per la Nuova Era. Il simbolismo è evidente: tutte queste teologie sono semplicemente la conseguenza dell’oggetto originale di culto: il sole.

Questo spazio è molto più luminoso delteatro dell’opera, in quanto rappresenta il progresso verso l’illuminazione. L’immagine del sole al centro della tavola rotonda è esattamente sopra al “sole” del teatro dell’opera. In questo modo, mentre il popolo in generale viene intrattenuto nel buio del mondo materiale, gli illuminati, seduti

proprio sopra di loro, cercano di raggiungere la divinità.

La città di Astana è veramente una città del Nuovo Ordine Mondiale.

L’APICE

L’apice è letteralmente celeste. E’ rotondo, completamente finestrato e inondato dalla luce. Nelle finestre sono incorporate immagini di colombe bianche, che rappresentano la pace, ovvero l’unificazione dei governi e delle religioni del mondo nel Nuovo Ordine Mondiale. L’apice è la rappresentazione finale del raggiungimento dell’illuminazione.

Guardate il soffitto dell’apice:

La divinità solare splende sopra l’illuminato.

Le sezioni della piramide (l’oscuro teatro dell’opera, la sala conferenze e l’apice “divino”) incarnano la visione pitagorica del mondo. Gli

insegnamenti di Pitagora sono accuratamente studiati nelle

moderne società occulte. Pitagora divise l’universo in tre parti,

che chiamò il mondo supremo, il mondo superiore e il mondo

inferiore. Il più alto, o mondo supremo, è un’essenza spirituale sottile, inter penetrativa la quale pervade tutte le cose ed è dunque il vero piano della Divinità Suprema, in quanto essa è onnipresente, onnipotente e onnisciente. Entrambi i mondi inferiori esisto all’interno della natura di questa sfera suprema. Il Mondo Superiore era la casa degli immortali. Fu anche la dimora degli archetipi; la loro natura non è in alcun modo parte della materialità, tuttavia proiettando le loro ombre (nel mondo inferiore), potevano

essere riconoscibili. Il terzo, o mondo inferiore, è la dimora di quelle creature che prendono parte alla sostanza materiale. Questa sfera è dunque il luogo dove risiedono, temporaneamente, l’uomo e i regni inferiori, i quali sono in grado di superarla tramite la ragione e la filosofia. -Ibid

In altre parole, questa piramide, è molto più che un’attrazione turistica, è una rappresentazione della filosofia degli iniziati. Come Dan Cruikshanks ha detto nel suo piuttosto criptico documentario, si tratta di una “rappresentazione del potere che verrà”

BAYTEREK

Progettato dal noto architetto britannico Sir Norman Foster, il monumento è destinato a incarnare un racconto popolare riguardo un mitico albero della vita e un uccello magico della felicità. L’uccello, chiamato Samruk, aveva deposto il suo uovo nella fessura tra due rami

di un albero di pioppo. L’uovo – il globo d’oro nella parte superiore del monumento – rappresenta, ancora una volta, il Sole, la Divinità Suprema. Questo “albero della vita”, rappresentail canale attraverso il quale gli spiriti lasciano il mondo materiale e si uniscono al mondo divino. Questo concetto è ricorrente nella maggior parte (se non in tutte) le società esoteriche.

ALL’INTERNO DEL GLOBO DORATO UNA DEDICA AL FILM ATTO DI FORZA

I visitatori possono andare in cima alla torre e avere una splendida vista della città. Si possono trovare anche stani oggetti.

All’interno del globo troviamo questo

oggetto enigmatico. E’ un triangolo d’oro con un’impronta del

presidente Nazarbayev. Perché? Onestamente non lo so. Tutto

quello che posso dire è che sembra uscita del film Atto di

Forza.

COMPOSIZIONE BATA

Si tratta di un globo firmato dai rappresentanti di diciassette confessioni religiose. Sì, ancora una volta, ci troviamo di fronte al

concetto di unificare le religioni in un Nuovo Ordine

Mondiale.

COLONNE MASSONICHE

Due pilastri assieme ad uno centrale in lontananza. Potrebbe trattarsi di simbolismo massonico?

Sì, i due pilastri d’oro rappresentano i due pilastri della Massoneria di nome Jachin e Boaz. Non voglio entrare nel merito sul simbolismo di questi pilastri (tra l’altro analizzati in diversi articoli), tuttavia si può supporre che Nazarbayev sia un massone.

PALAZZO PRESIDENZIALE

Situato in una posizione dominante, il Palazzo Presidenziale si trova alla fine di un percorso cerimoniale che parte dalla torre Bayterek. Una grande cupola si trova sulla cima del palazzo, in rappresentanza del

principio femminile, in contrasto con la torre fallica di Bayterek – il principio maschile. Questo layout è presente in quasi tutte le città importanti, tra cui Washington DC e Parigi.

IL KHAN SHATYRY ENTERTAINMENT CENTER

(IL TENDONE PIU’ GRANDE DEL MONDO)

Quest’opera incompiuta è concepita, ancora una volta, da Sir Norman Foster (che fondamentalmente ha progettato tutta la città). Sotto la tenda, c’è una superficie più grande di 10 stadi di calcio, che sarà adibita a parco urbano, con negozi e luogi di intrattenimento con

piazze e strade, un fiume, un centro commerciale, un minigolf e una spiaggia. La struttura è fatta per assomigliare ad un tabernacolo, alla pari del Tempio di Salomone. Questi luoghi di culto, composti

da tende, venivano utilizzati dagli ebrei durante i tempi biblici. Gli iniziati attribuiscono a questi antichi insediamenti un significato esoterico.

PROSSIMAMENTE AD ASTANA

Astana è ancora in costruzione, tuttavia, in cantiere, ci sono alcuni progetti davvero sorprendenti. Eccone alcuni.

MERCATI CENTRALI

Progettati dal buon vecchio Norman Foster.

CRAZY TOWER (Non è il nome ufficiale)

STADIO “OCCHIO CHE TUTTO VEDE” (Non è il nome ufficiale)

CONCLUDENDO

Come membri dell’élite mondiale stanno adempiendo alle condizioni richieste per unire il mondo in un unico governo, stanno spargendo in tutto il mondo simboli del loro potere. Il fatto che la popolazione generale non abbia idea di cosa rappresentino quelle strutture è esattamente la ragione per cui i loro piani vanno avanti senza essere interrogati. Ma quei piani sono avviati da secoli ormai. Manley P. Hall scrisse nel 1918:

“Quando la folla governa, l’uomo è governato dall’ignoranza; quando la chiesa governa, è governato dalla superstizione; e quando lo stato governa, è governato dalla paura. Prima che gli uomini possano vivere insieme in armonia e comprensione, l’ignoranza deve essere trasmutata in saggezza, la superstizione in una fede illuminata e la paura in amore “

Il popolo è uguale alla democrazia, la chiesa è uguale alla religione e lo stato è uguale ai paesi. In altre parole, prima che gli uomini possano vivere in armonia, dobbiamo abolire la democrazia (perché la massa è troppo stupida), le religioni (perché sono superstizioni) e gli stati (perché abbiamo bisogno di un governo mondiale). Lui continua:

“Il governo perfetto della terra deve essere modellato alla fine dopo quel governo divino con cui è ordinato l’universo. In quel giorno in cui l’ordine perfetto è ristabilito, con la pace universale, gli uomini non cercheranno più la felicità, perché la troveranno in se stessi”

Sembra ok no? Non proprio. Quando ciò accadrà, la maggior parte della popolazione mondiale sarà morta.

Fonte

Tratto da: neovitruvian.wordpress.com

Sia a Poste Italiane? Meglio la soluzione Cdp. Che cosa si dice nel Movimento 5 Stelle

Michele Arnese startmag.it 26.9.18

Perché Sia deve finire a un player di sistema? Per preservare la terzietà della società, che vanta un’infrastruttura strategica, meglio che sia la Cassa depositi e prestiti a controllare Sia.

Sono, in estrema sintesi, i ragionamenti che si fanno ai piani alti del Movimento 5 Stelle dopo le ultime notizie che riguarda la società attiva nelle piattaforme tecnologiche per i sistemi di pagamento e che processa dati sensibili.

LA NOTIZIA DEL SOLE 24 ORE SU POSTE ITALIANE E SIA

Tutto nasce da una notizia pubblicata venerdì scorso dal Sole 24 Ore: “Poste Italiane ha conferito un incarico esplorativo alla banca d’affari statunitense Jp Morgan. Sul tavolo c’è la possibile acquisizione del controllo di Sia, la cui compagine è oggi diversificata tra Cdp, banche e F2i”, ha scritto Carlo Festa del quotidiano ora diretto da Fabio Tamburini.

COME OPERA SIA

Ma che cosa fa Sia? Il gruppo opera a livello europeo nella progettazione, realizzazione e gestione di infrastrutture e servizi tecnologici dedicati a istituti di credito, banche centrali, imprese e pubbliche amministrazioni.

LE AREE DI BUSINESS DI SIA

Le aree da core business sono i pagamenti, la monetica, i servizi di rete e i mercati dei capitali.

LA MAPPA DEL GRUPPO SIA

Sia eroga servizi in 48 paesi e opera anche attraverso controllate in Austria, Germania, Romania, Ungheria e Sudafrica. La società ha inoltre filiali in Belgio e Olanda e uffici di rappresentanza in Inghilterra e Polonia.

LO STATO DELL’ARTE

Quali sono state le reazioni alla notizia del Sole? Nulla di pubblico, ma di certo – secondo le indiscrezioni di Start Magazine – Poste Italiane gongolano, le banche estere clienti di Sia (come Deutsche Bank, Bnp Paribas e Ing) sono preoccupate e gli istituti di credito azionisti di Sia (come Intesa Sanpaolo e Unicredit) mugugnano.

I PENSIERI DEI PENTASTELLATI SU SIA E POSTE ITALIANE

Qualcuno pensava che siccome i vertici di Poste Italiane sono apprezzati da esponenti di primo piano del Movimento 5 Stelle (Davide Casaleggio ha di recente lodato l’azione del gruppo controllato da Mef e Cdp) la mossa della società guidata dall’ad, Matteo Del Fante, trovasse il placet dei Pentastellati. Secondo le indiscrezioni raccolte da Start Magazine in ambienti parlamentari M5S, ai vertici del Movimento gradirebbero invece che – vista la strategicità dell’infrastruttura di Sia – fosse la Cassa depositi e prestiti a rilevare il controllo della società, che invece aveva in serbo un’Offerta pubblica di acquisto.

LA CDP IN SIA TRAMITE FSIA INVESTIMENTI

D’altronde la Cdp ha già un piede in Sia. Tra gli azionisti, c’è anche il veicolo Fsia Investimenti (che vede Fsi Investimenti di Cdp al 70% e Poste Italiane al 30%) con il 49,48% seguito da F2i con il 17,05%, dal fondo Hat Orizzonte (8,64%) e dal gruppo di banche storicamente presenti nella compagine: BancoBpm (4,82%), Intesa Sanpaolo (4,05%), Unicredit (3,97%), Mediolanum (2,85%), Deutsche Bank (2,58%).

“Proprio perché strategica, Sia, non ha senso che sia inglobata da un player di sistema”, è il ragionamento dei vertici del Movimento 5 Stelle. Meglio dunque, per i Pentastellati, la soluzione Cdp controllata dal Tesoro.

Def: Di Maio minaccia tutti, Moscovici impone soglia massima 2%. Confcommercio: deficit-Pil al 2,8% con manovra

26/09/2018 11:23 di Laura Naka Antonelli finanzaonline.com

L’Italia e la necessità di far scendere il deficit strutturale: è guerra di nervi alla vigilia della presentazione della nota di aggiornamento al Def, mentre l’Ufficio Studi Confcommercio calcola che il deficit-Pil sarebbe pari al 2,8% se la legge di bilancio contenesse tutte le misure chiave del contratto di governo M5S-Lega.

A tal proposito, il vicepremier Luigi Di Maio è, per usare un eufemismo, sul piede di guerra, contro Bruxelles ma anche contro il ministro dell’economia Giovanni Tria. Tanto che, in una riunione con i ministri del M5S, ha affermato che se il Def non conterrà le misure auspicate dai pentastellati – reddito e pensione di cittadinanza in primis – il Movimento non lo voterà. Punto. E che poi, ai microfoni del programma Circo Massimo su Radio Capital, è ritornato sull’annosa questione del deficit-Pil, già ripresa negli ultimi giorni, soprattutto dopo la notizia che la Francia di Emmanuel Macron ha deciso di alzare il deficit dal 2,6% al 2,8% nel 2019, per finanziare i tagli alle tasse previsti nella manovra parigina.

Il fatto che alla Francia venga concesso l’aumento del deficit, mentre all’Italia venga imposto il diktat non solo di non sforare il 3%, ma anche quello del 2%, irrita ancora di più Di Maio che, in vista delle elezioni europee del prossimo anno, non ci sta davvero più a fare il bravo studente che segue gli ordini del maestro.

Ma il maestro oggi torna a parlare e, come è spesso il caso, porta il nome di Pierre Moscovici, commissario Ue agli Affari economici e monetari, francese, che spiega l’importanza del deficit strutturale.

E’ da esso, anzi dalla necessità che esso scenda, che c’è tutta ossessione europea, prima del 3%, e ora del 2%. Così Moscovici a La Stampa:

“L’Italia è la terza economia dell’Eurozona, è paese fondatore dell’Unione, al centro di questo progetto. Il suo futuro consiste nell’essere un paese credibile all’interno dell’Eurozona”. Ciò significa che “l’Italia deve rispettare i criteri, i parametri, e le regole stabilite per tutti. Queste regole sono inscritte nei trattati, e cosa dicono? Primo, tutti i nostri paesi devono stare sotto il 3% nel rapporto tra deficit e pil. Questa è la soglia nominale. Secondo, devono ridurre il deficit strutturale, che è una cosa ovvia nel caso dell’Italia, perchè è molto alto. Perciò considero la cifra del 3% non fattibile, e quella del 2% sopra la soglia possibile, se volete ridurre il deficit strutturale”.

Il nodo è proprio questo: il deficit strutturale, che è quel deficit che prescinde dalla congiuntura eonomica e che l’Ue vuole vedere scendere nel caso dell’Italia. Per la Commissione europea, spiega La Stampa, “qualunque sforamento superiore all’1,5% aumenterebbe di fatto il deficit strutturale dell’Italia.

“Dobbiamo vedere il bilancio, giovedì. Poi lo discuteremo – aggiunge Moscovici – Io spero che l’Italia sia conscia della necessità di rispettare le regole comuni, e questo non solo per rispettare il deficit nominale, ma anche per ridurre quello strutturale. Perciò, quando sento fare paragoni con la Francia, dico che che non reggono. Il 2,8% di Parigi non è il punto. Il punto è il deficit strutturale, e per ridurlo l’Italia deve stare ben al di sotto del 2% nella sua manovra”.

Ma proprio il 2,8% del deficit-Pil di Parigi, secondo Confcommercio, potrebbe essere replicato proprio dall’Italia:

In occasione del convegno “Meno tasse per crescere” dell’associazione, vengono resi noti i calcoli dell’Ufficio Studi secondo cui, con il rallentamento della crescita economica “parte degli spazi di flessibilità per il 2019 sono già stati consumati”.

Di conseguenza, una legge di bilancio che sia comprensiva della revisione della legge Fornero, mini flat tax, reddito di cittadinanza, e che includa anche la maggiore spesa per interessi, il disinnesco delle clausole di salvaguardia e le spese non differibili come quelle per le missioni di pace, il deficit-Pil sarebbe del 2,8%.

Confcommercio ha tra l’altro tagliato anche le stime del Pil italiano, prevedendo per il terzo trimestre del 2018 un Pil in rialzo +0,8% dal +1,7% del terzo trimestre del 2017.

Si prevede anche un rallentamento del Pil a +1,1% quest’anno e  +1%, nel 2019, sempre che non scattino le clausole di salvaguardia dell’Iva. In tal caso il Pil 2019 crollerebbe a +0,6%.Prevista anche una frenata dei consumi, con una crescita al tasso +0,9% quest’anno e a +0,8% nel 2019.

Caffè Hag, chiude lo stabilimento italiano: 57 dipendenti verranno licenziati

silenziefalsita.it 26.9.18

Caffè-Hug

Il gruppo olandese Jde ha deciso di chiudere la fabbrica italiana, dei due storici marchi di caffè Hag e Splendid, comprata pochi anni fa nel 2015.

La multinazionale ha annunciato che dal primo gennaio 2019 chiuderà il sito produttivo di Andezeno, l’unico in Italia dove ancora venivano prodotte le due miscele.
La situazione è drastica: i 57 dipendenti verranno licenziati, ci sono state proclamazioni di scioperi, agitazioni dei lavoratori, e gli enti locali che hanno tentato di convincere l’azienda a ripensarci.

Poiché la produzione verrà trasferita in altre fabbriche europee, l’azienda ha voluto dare la colpa alle capsule e alle cialde che gli italiani apprezzano sempre di più a scapito della classica miscela. “Negli ultimi anni, la domanda di caffè tostato e macinato ha continuato a calare in tutta Europa, a causa dello spostamento delle preferenze di tanti consumatori verso i nuovi e più pratici formati a capsule e cialde. Questo elemento ha creato problemi di sovraccapacità all’interno del network produttivo europeo relativo al caffè tostato e macinato di Jde” ha detto la multinazionale che si è definita “rammaricata” della decisione.

Avendo la “consapevolezza dell’impatto che questa decisione avrà sui dipendenti locali, le loro famiglie e la comunità di Andezeno” la società si dichiara “impegnata a lavorare a stretto contatto con i rappresentanti sindacali per identificare, minimizzare e risolvere le implicazioni sociali legate alla chiusura del sito.”

I sindacati parlano invece di “scelta scellerata”, e ribattono: “È stata decisione stabilita dall’alto senza la possibilità di discutere soluzioni alternative.” Flai Cgil, Uila Uil e Rsu chiedono “l’immediato ritiro dell’apertura della procedura di licenziamento collettivo” e “di riaprire un tavolo sindacale per trovare soluzioni che prevedano il mantenimento dell’occupazione.”

L’assessore regionale al Lavoro, Gianna Pentenero, convocherà prossimamente un tavolo regionale “chiedendo all’azienda di ritirare la procedura e avviare un confronto con i sindacali e le istituzioni”


 

49 giorni su una zattera, bevendo acqua strizzata dai vestiti – Foto / Video

informarexresistere.fr 26.9.18

sopravvissuto su una zattera

Pregando con la Bibbia, Adilung è sopravvissuto su una zattera per 49 giorni – di Gelsomino Del Guercio

Una storia incredibile che viene dall’Indonesia. Il ragazzo lavorava come pescatore. Poi la deriva e 49 lunghissimi giorni in cui ad accompagnarlo c’era anche il Signore

Un ragazzo indonesiano di 19 anni è sopravvissuto 49 giorni alla deriva nell’oceano Pacifico a bordo di una zattera di legno attrezzata con una rudimentale cabina, prima di essere avvistato e soccorso da una nave mercantile.

Il ragazzo, di nome Aldi Novel Adilang, stava lavorando su una piattaforma galleggiante per la pesca – chiamata rompong, in Indonesia – quando a causa del maltempo la sua zattera ha preso il largo, costringendolo a sopravvivere pescando e bevendo l’acqua di mare strizzata dai vestiti, per ridurre il sale ingerito. Ora è stato riportato a casa e sta bene, ha raccontato il Jakarta Post (24 settembre).

Beveva acqua strizzata dai vestiti

Aveva provviste soltanto per pochi giorni, e ha dovuto così pescare e cuocere il pesce su un fuoco di fortuna acceso con il legno della stessa zattera, e bere l’acqua dopo averla strizzata dai vestiti perché trattenessero un po’ di sale.

Mentre era alla deriva ha visto passare dieci navi, ma nessuna lo ha avvistato fino al 31 agosto, quando è passato un mercantile battente bandiera panamense.