Camp Darby, l’immenso arsenale USA in Italia si potenzia

Tatiana Santi it.sputniknews.com 26.9.18

I primi alberi sono già stati abbattuti, è iniziato il potenziamento del più grande arsenale degli USA all’estero. Si tratta della base Camp Darby in Toscana vicino al porto di Livorno, zona cruciale per gli spostamenti di armi verso le guerre americane. Ciò riconferma il ruolo chiave dell’Italia per le strategie militari a stelle e strisce.

Sono circa mille gli alberi del Parco Regionale di San Rossore fra Pisa e Livorno che verranno tagliati per implementare e rendere ancora più efficiente la base statunitense Camp Darby. Non solo su strada, il progetto prevede la realizzazione di una via ferroviaria e un rinnovamento del canale dei Navicelli per rendere ancora più agevole il trasporto di munizioni, armi e carri armati dall’interno e dall’esterno della base americana.

Camp Darby è solo un esempio delle numerose basi NATO e statunitensi sul territorio italiano che fanno sorgere molte domande e preoccupazioni per quanto riguarda l’ambiente circostante e i pericoli per la salute dei cittadini. Il Muos con le sue enormi antenne elettromagnetiche e il disboscamento della sughereta di Niscemi, sono altri due preoccupanti casi. Con il nuovo governo ci sarà un cambio di rotta e si aprirà un dibattito sulle basi militari a stelle e strisce sul territorio italiano? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Mirko Molteni, giornalista esperto di storia e argomenti militari.

© FOTO : FORNITA DA MIRKO MOLTENI

Mirko Molteni, giornalista esperto di storia e argomenti militari

— Partono i lavori alla base statunitense Camp Darby. Il primo passo è il taglio di quasi 1000 alberi, il vero progetto è la realizzazione di una ferrovia per trasportare armi e munizioni verso e dalla base. Mirko Molteni, invece che diminuire le basi, gli americani le implementano in Italia?

— Sono iniziati i lavori per l’efficientamento logistico della base Camp Darby, che dagli anni ’50 gli americani hanno stabilito molto vicino al porto di Livorno. È iniziato in questi giorni il taglio di 937 alberi per fare spazio alla progressiva costruzione di una linea ferroviaria di un paio di chilometri che arriverebbe nel cuore della base. L’obiettivo è offrire un mezzo in più per spostare armi e munizioni all’esterno e all’interno della base. La ferrovia verrà poi affiancata da un rinnovato ruolo del canale dei Navicelli che attraversa il territorio della base, collegandola per via d’acqua al porto di Livorno.

Il ruolo della base Camp Darby, importante deposito di armi e munizioni, viene rilanciato non tanto come aumento delle quantità di materiale immagazzinato, quanto per il fatto che viene reso più agevole e veloce il movimento delle armi.

— Camp Darby è fra i più importanti arsenali degli Stati Uniti in Europa, usato per trasportare armi e munizioni per diverse guerre americane, giusto?

CC0 / PIXABAY

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— Certo, come insegna l’esperienza sia della II Guerra Mondiale sia dei 40 anni di Guerra Fredda, gli Stati Uniti hanno sempre puntato sulla logistica come uno dei propri maggiori punti di forza. Curando la logistica, la catena di basi, di raccolta e smistamento delle armi hanno potuto trasferire durante la II Guerra Mondiale le loro forze militari dal continente nord americano all’Europa per combattere contro la Germania; poi durante la Guerra Fredda allo stesso modo hanno potuto contare su una catena logistica di rifornimenti dal Nord America verso l’Europa Occidentale e i Paesi della NATO. Nel caso della Guerra Fredda era importante assicurare sempre, se ci fosse stato un conflitto con l’Unione Sovietica, il flusso di rifornimenti verso i Paesi della NATO.

— Perché la base Camp Darby è strategica oggigiorno?

— Sicuramente Camp Darby è in una posizione favorevole: è a poca distanza sia dall’Europa Centrale sia dal Mediterraneo e dall’Africa. Gli Stati Uniti continuano sempre nell’ottica NATO a essere guardinghi verso la Russia, come dimostra la crisi ucraina dal 2014. Al contempo vediamo una forte minaccia del terrorismo islamico e una crescente instabilità in Medioriente. Camp Darby è strategica anche per il Mediterraneo, per assicurare un dispiegamento di mezzi se necessario in Nord Africa e nella fascia delle nazioni islamiche.

Al trasporto su strada si aggiunge la via ferroviaria e in più un potenziale uso del canale dei Navicelli, tutto ciò si può leggere come un modo di diversificare su tre vie l’accesso dei mezzi di trasporto alla base. Oggi inoltre le minacce possono cambiare più in fretta che in passato, per gli americani trasferire munizioni e carri armati da una base all’altra deve essere il più veloce possibile.

© AP PHOTO / LUCA BRUNO

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— Al vicino porto di Livorno attraccano navi militari statunitensi anche con a bordo armi nucleari. Vi è un potenziale pericolo legato alle armi nucleari e alle basi americane come ad esempio Camp Darby?

— In generale sia per quanto riguarda gli Stati Uniti sia per quanto riguarda le altre grandi potenze nucleari, come la Russia, la Gran Bretagna, la Cina e via dicendo, le armi nucleari sono molto ben custodite ed è veramente impossibile pensare ad un incidente inteso come innesco di un’esplosione nucleare. Non è accaduto negli anni ’60 quando ci furono episodi di bombardieri B-52 precipitati in mare: le armi che portavano a bordo furono ritrovate sul fondo del mare, ma non esplosero minimamente.

Potrebbe esserci qualche rischio a livello di radioattività. Anche in questo caso l’involucro dell’ordigno nucleare si dovrebbe rompere. All’interno di una base esistono tutti i sistemi di sicurezza. Il rischio è potenziale, ma si può considerare bassissimo, considerando che i controlli sono multipli, così come le chiavi di sicurezza.

— Prendiamo però i cambiamenti paesaggistici, gli interventi sull’ambiente, a parte Camp Darby conosciamo il caso di Niscemi e del Muos. Disboscamenti, strutture pericolose per la salute dei cittadini. Possiamo dire che per il momento gli Stati Uniti e la NATO in Italia fanno quello che vogliono senza tener conto della vita dei cittadini locali?

© AFP 2018 / GABRIEL BOUYS

La forbice giallo-verde si allarga

— Nel caso del Muos e di altri tipi di basi è un’altra questione, parliamo in questo caso di onde elettromagnetiche per certe frequenze radar. Se vi sono onde ad altissima frequenza teoricamente potrebbero avere degli effetti sulla salute. Anche in questo caso gli studi sono controversi perché dipende molto dalla distanza delle case dalle antenne radar.

Nel momento in cui esistono dei trattati di alleanza per cui gli Stati Uniti possono aprire e ampliare strutture con il consenso del governo italiano entriamo in una questione puramente militare. Non tutto può essere rivelato, purtroppo è un grande “gioco” che da sempre le grandi potenze conducono fra di loro fin dagli albori della storia. Certamente è importante comunque anche sotto l’aspetto politico che in futuro i governi ne possano parlare serenamente anche per rassicurare la popolazione.

— Con il nuovo governo secondo te ci sarà un cambio di rotta in questo senso? Si aprirà un dibattito sul tema delle basi USA e NATO e dei loro rischi sul territorio italiano?

© REUTERS / LUDOVIC MARIN/POOL

America fuori dalla Nato? No di certo

— La mia opinione personale è che questo governo ha spesso dato segnali di voler superare la contrapposizione fra la NATO e la Russia. La Russia è un partner commerciale e culturale importante per l’Italia. Con questo governo sicuramente l’Italia può recuperare un ruolo di mediazione che già ha avuto all’epoca del governo Berlusconi, grazie all’amicizia personale fra l’ex premier e Vladimir Putin. Sarebbe importante recuperare il ruolo di mediazione dell’Italia come ponte naturale fra Est e Ovest in nome di una maggiore comprensione fra l’Occidente e la Russia, badando a quelli che sono i veri nemici comuni: il terrorismo e il crimine organizzato.

L’opinione dell’autore può non coincidere con la posizione della redazione.