Ecco tutti i marchi ‘made in Italy’ che non sono più italiani

informarexresistere.fr 27.9.18

Versace

Da Bulgari a Versace: così la moda “made in Italy” è sempre meno italiana – di Filippo Burla

La cessione di Versace a Michael Kors, perfezionata nei giorni scorsi al costo di quasi due miliardi di euro, è solo l’ultima di una serie di acquisti sfrenati che hanno visto l’Italia dello stile e dell’eleganza soccombere ai colpi sferrati da oltreconfine.

Una lunga campagna acquisti che non è però storia solo recente, ma investe alle fondamentali un sistema economico diventato evidentemente incapace di tutelare le proprie eccellenze dalle mire straniere.

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Correva il 1993 quando il fondo americano InvestCorp acquisiva la proprietà di Gucci, storica casa fiorentina fino ad allora controllata dagli eredi del capostipite Guccio.

Da quel momento, rotta metaforicamente la diga, è stato un profluvio di marchi ceduti all’estero.

A darsi battaglia nel terreno di conquista italiano sono soprattutto i grandi gruppi francesi Kering e Lvmh.

Al primo fanno capo marchi come la già citata Gucci (passata di mano poco dopo la prima vendita), Bottega Veneta e Pomellato.

Il secondo, casa madre della celebre maison Luis Vuitton, controlla invece Loro Piana, Bulgari e Fendi.

La maggior parte delle acquisizioni è avvenuta nel corso degli ultimi anni, seguendo una falsariga che vede un impressionante squilibrio in tutti i settori: limitatamente all’ultimo decennio, da oltralpe hanno a segno acquisizioni per 29 miliardi, mentre nel senso inverso l’attività si è limitata a soli 6. Un vero e proprio deficit di 23 miliardi ai nostri danni.

Non c’è però solo la Francia. Oltre agli americani con Versace, nel campo della moda anche la Cina da tempo scalda i motori.

Mettendo a segno acquisizioni come quella di Buccellati, perfezionata a cavallo fra 2016 a 2017, mentre nel 2014 era stata la volta di Krizia. C’è spazio anche per i paesi del golfo: nel 2012, il Qatar ha messo le mani su Valentino.

Di italiano rimane ormai solo una sparuta, sia pur forte, minoranza: Armani, Prada, Dolce & Gabbana, Moncler e Tod’s.

Ci sarebbe anche Ferragamo, ma le voci su un passaggio al gruppo Lvmh sono sempre più insistenti.

Andrà a finire che resteremo solo con i Benetton e le loro produzioni mortali in Bangladesh mentre ci fanno la morale sull’accoglienza. Fonte Il primato nazionale