Astaldi: concordato preventivo per salvarsi dalla mancata vendita sul Bosforo

monitorimmobiliare.it 28.9.18

I vertici di Astaldi scelgono il concordato preventivo per salvare l’azienda dagli effetti della mancata vendita del Terzo Ponte sul Bosforo. La società, proprietaria dell’infrastruttura, contava di chiudere l’operazione entro la fine del mese di agosto, anche al fine di reperire liquidità necessaria a sostenere un aumento di capitale. Così non è stato e il consiglio di amministrazione si è visto costretto a presentare, dinanzi al Tribunale di Roma, una domanda di concordato preventivo “con riserva”, strumento, questo, necessario a “superare una temporanea tensione finanziaria”.

Astaldi precisa che continua a mantenere “una solida realtà industriale” ma il protrarsi della procedura di vendita del Terzo Ponte sul Bosforo “ha imposto di adeguare il complessivo Piano di rafforzamento patrimoniale e finanziario presentato al mercato. Tale Piano, basato, tra l’altro, sull’aumento di capitale già deliberato dall’assemblea e sulla cessione degli asset in concessione, deve, infatti, tenere conto delle conseguenze determinate dalle mancate disponibilità finanziarie nei tempi previsti”.

 

Una situazione che negli ultimi mesi si è fatta via via sempre più critica, complice l’instabilità degli scenari economici e politici della Turchia. I tempi dilatati per la cessione del terzo Ponte sul Bosforo hanno infatti bloccato la necessaria realizzazione dell’aumento di capitale da 300 milioni. Manovra, quest’ultima, che fa parte di un più ampio progetto di rafforzamento patrimoniale del valore complessivo di 2 miliardi. Come è noto, senza la valorizzazione dell’asset turco di fatto non scatta la garanzia di Jp Morgan sulla parte di aumento potenzialmente inoptata, ossia 150 milioni considerato che la quota restante dovrebbe venir sottoscritta dai soci storici (la famiglia Astaldi) e dalla giapponese Ihi.

 

Di qui la richiesta delle banche creditrici, tra le quali UniCredit, Intesa Sanpaolo, Banco Bpm e Bnp Paribas, di valutare una strada alternativa che metta al sicuro l’azienda e i suoi creditori. 

 

La società, intanto, fa sapere che continuerà ad operare in regime di continuità aziendale e che è in fase avanzata lo studio di un nuovo piano in continuità aziendale.

 

Se il Tribunale, come pare probabile, accetterà la domanda, Astaldi avrà 120 giorni di tempo per presentare un piano di salvataggio, mentre i creditori saranno “congelati”. Tra i creditori ci sono anche i possessori di un bond da 700 milioni in scadenza nel 2020.

Ma qual è il piano di ristrutturazione a cui ora pensa Astaldi?

La società, da un lato, punta ad una concessione in affitto, a due newco di nuova costituzione possedute al 100% da Astaldi, dei rami di azienda comprensivi, il primo, delle attività eseguite tramite joint venture operation con partner internazionali e, il secondo, delle attività eseguite direttamente attraverso succursali locali (in entrambi i casi Astaldi rimarrà solidalmente responsabile con le società affittuarie dei rami d’azienda nei confronti dei committenti);

Dall’altro lato si punta all’acquisizione di finanza prededucibile e un aumento di capitale in esecuzione del concordato.

Inoltre il cda della società, che non pubblicherà la semestrale prevista oggi, ha deliberato di chiedere l’esclusione volontaria delle azioni della società dal segmento Star e il passaggio delle stesse al segmento Mta organizzato e gestito da Borsa Italiana.

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Astaldi crolla dopo la richiesta di concordato con riserva

Il titolo è sospeso (-25% teorico) sulla scia della decisione di presentare istanza al tribunale di Roma. Una scelta presa per salvaguardare il patrimonio e superare le tensioni finanziarie. Salva la continuità aziendale. Rinviata l’approvazione della semestrale e chiesta l’esclusione dallo Star

di Paola Valentini milanofinanza.it 28.9.18

paolo astaldi

Il titolo Astaldi  è sospeso a Piazza Affari (-25,44% teorico) dopo la decisione del cda di ieri sera di presentare, al tribunale di Roma, una domanda di concordato preventivo “con riserva”. Una scelta presa per proteggere le attività del gruppo alle prese con una difficile fase di rilancio. L’azienda è in crisi di liquidità con debiti per 2 miliardi di euro che saranno attribuiti alla procedura concorsuale, mentre il business delle costruzioni continuerà ad andare avanti. 

“Con la domanda di concordato in bianco, l’attuale cda di Astaldi  rimane in carica e può svolgere solo l’attività di ordinaria amministrazione mentre gli atti di straordinaria amministrazione richiedono l’approvazione del tribunale a tutela dei creditori”, ricorda Equita  che conferma il giudizio reduce sull’azione con un target price a 2 euro.

In particolare, il protrarsi della procedura di vendita del Terzo Ponte sul Bosforo, a causa della crisi politica ed economico-finanziaria che ha interessato la Turchia quest’anno, ha imposto alla società presieduta da Paolo Astaldi  di adeguare il complessivo piano di rafforzamento patrimoniale e finanziario presentato al mercato.

Tale piano, basato, tra l’altro, sull’aumento di capitale già deliberato dall’assemblea (da 300 milioni) e sulla cessione degli asset in concessione, deve, infatti, tener conto delle conseguenze determinate dalle mancate disponibilità finanziarie nei tempi previsti. L’ottenimento di un’offerta vincolante relativa alla vendita del Terzo Ponte sul Bosforo era posta come una delle condizioni per la formazione del consorzio di garanzia per l’aumento di capitale.

Con la domanda di concordato la società, che mantiene una solida realtà industriale, intende avvalersi di uno strumento di gestione della crisi per superare una temporanea tensione finanziaria, causata principalmente dai fattori sopra indicati, che ha determinato ritardi con riferimento, tra l’altro, allo start-up di alcune nuove commesse acquisite, all’incasso di alcuni anticipi e al regolare avanzamento di alcuni progetti per cui il gruppo ritiene non più perseguibili a oggi gli obiettivi aziendali delineati nel piano strategico 2018-2022.

In ogni caso, anche nel corso del concordato preventivo “con riserva”, la società continuerà a operare in regime di continuità aziendale, proseguendo, tra l’altro, nell’esecuzione dei contratti pubblici in corso e partecipando, nei modi consentiti dalla legge, a nuove gare. È in fase avanzata lo studio, con gli advisor di un nuovo piano in continuità aziendale da sottoporre al vaglio di ammissibilità del tribunale, nonché all’approvazione dei creditori.

Il piano in corso di definizione è orientato, in primo luogo, alla salvaguardia del business, con particolare riferimento alle commesse estere. A tal fine, la società ha individuato un percorso di ristrutturazione di massima, che allo stato prevede, tra l’altro la concessione in affitto, a due newco di nuova costituzione possedute al 100% da Astaldi  Spa, dei rami di azienda comprensivi, il primo, delle attività eseguite tramite joint venture operation con partner internazionali e, il secondo, delle attività eseguite direttamente attraverso succursali locali (in entrambi i casi Astaldi  rimarrà solidalmente responsabile con le società affittuarie dei rami d’azienda nei confronti dei committenti).

Inoltre al servizio della continuità aziendale del gruppo, sono previsti l’acquisizione di finanza prededucibile e un aumento di capitale in esecuzione del concordato. Astaldi  ha anche rinviato l’approvazione della semestrale al 30 giugno 2018 prevista oggi, una scelta, ha spiegato il gruppo, che serve a attendere l’evoluzione della procedura di concordato, fermi restando gli obblighi informativi previsti sulla base della normativa applicabile.

“Il management ritiene che le complessive misure adottate con l’ausilio dei propri consulenti possano consentire di meglio salvaguardare il patrimonio aziendale, anche a garanzia dei creditori, e di superare le attuali tensioni finanziarie nella continuità dell’operatività della società in Italia e all’estero”, ha sottolineato l’azienda. Il cda ha, infine, deliberato di chiedere l’esclusione volontaria delle azioni della società dal segmento Star e il passaggio al segmento Mta ma che nel periodo di esclusione volontaria continuerà a rispettare le best practice e i principi di governance previsti dal codice di autodisciplina delle società quotate.