Il nuovo business su dramma Npl: oggi Sga e Banca Ifis lo esaltano. Lunedì ne riparleremo con Alfredo Belluco, il baluardo anti abusi

Di Rassegna Stampa vicenzapiu.com 28.9.18

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Continuano i nostri approfondimenti in video sui temi delle banche, ma, partendo dalla ferita sanguinante delle ex Popolari  Venete (oggi un nuovo incontro, che pubblicheremo a breve, sugli 1.5 mld finalmente annunciati per la legge 205), stiamo iniziando ad affrontare temi generali di cultura finanziaria, la cui assenza ha favorito chi ha carpito la fiducia dei risparmiatori riducendoli sul lastrico. Dopo “Usura e Npl, Alfredo Belluco: così difendo i debitori che… non hanno debiti con BPVi, Veneto Banca e le banche truffatrici“, lunedì incontreremo di nuovo il responsabile di Confedercontribuenti Triveneto.

Per capire come difendersi dagli abusi che sono sempre più in agguato nel mercato degli Npl, la “nuova industria“, come la definiscono gli Ad di Sga e Banca Ifis nei due articoli di Nord Est Economia che vi proponiamo di seguito. 

 

Sga: Natale, valuteremo modalità per acquisire nuovi npl
«Non possiamo vivere solo della gestione delle Venete: per attrarre talenti e risorse di valore è necessario offrire prospettive di crescita» ha detto l’ad della società controllata dal Tesoro 

Sga valuta di comprare altri portafogli di crediti deterioratioltre a quelli arrivati dalle ex popolari Venete. A dirlo, a margine dell’Npl meeting organizzato da Banca Ifis a Venezia, l’a.d. della società controllata dal ministero del Tesoro, Marina Natale. «Non possiamo vivere solo della gestione delle Venete: per attrarre talenti e risorse di valore è necessario offrire prospettive di crescita.È nostro interesse agire come un operatore che cresca nel tempo acquisendo la gestione di nuovi portafogli. Valuteremo col nostro azionista le modalità più opportune per poter acquisire questi portafogli», ha detto.

Parlando del portafoglio acquisito nell’operazione di salvataggio delle ex popolari, Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, Natale ha spiegato che «l’85% viene gestito in house, il 15% da servicer esterni» e che, dopo quello annunciato ieri con Banca Ifis, sono possibili altri accordi con diversi operatori, ma che al tempo stesso «non ce ne sono in pipeline».«Ci aspettiamo a fine anno, per effetto delle cessioni previste, che il monte delle sofferenze in Italia scenda a 105 miliardi euro. Dal picco a fine 2015 con un po’ più di 200 miliardi di euro ai 127 miliardi di sofferenze lorde a luglio, a fine 2018 saranno dunque dimezzate».

 

Banca Ifis, Bossi: «A fine anno sofferenze scenderanno a 105mld»
Tra il 2015 e il 2018: «Solo 5 miliari, un numero piccolo, è il valore di quanto è stato recuperato: vi dà il senso di quanto ancora ci sia da fare. Restano 252 miliardi di euro, la massa di crediti che dovranno essere lavorati. Gli anni che serviranno sono tanti, più di una decina, è una nuova industria» 

L’ad di Banca Ifis Giovanni Bossi, aprendo la settima edizione di Npl Meeting fotografa il mercato dei crediti in sofferenze in Italia. «Le sofferenze nette, quelle tolte rettifiche accantonamenti già fatti, da 90 miliardi di euro ci aspettiamo raggiungano 35 miliardi di euro. Perché sappiamo di accantonamenti nell’ordine del 65-68% – aggiunge – Questo numero ci dice che il tema delle sofferenze all’interno dei bilanci, che aveva rilevanza sistemica e metteva in discussione la tenuta del sistema bancario, ce lo abbiamo dietro le spalle. Non significa che si possa abbassare la guardia ma qualche passo avanti si è fatto».

Oggi però Banca Ifis propone di leggere in modo diverso l’acronimo NPLnext performing level, ovvero, come spiega Bossi, «uscite dai bilanci le sofferenze non sono risolte perché finiscono nelle cure di chi si occupa del loro recupero: il tema è cosa farne nel futuro di questa massa ingente».

«Ci aspettiamo nel 2018 83 miliardi di euro di transazioni (+17%), una cifra destinata a ridursi perché il mercato non sarà più attività primaria». Tra il 2015 e il 2018 «solo 5 miliari, un numero piccolo, è il valore di quanto è stato recuperato: vi dà il senso di quanto ancora ci sia da fare. Restano 252 miliardi di euro, la massa di crediti che dovranno essere lavorati. Gli anni che serviranno sono tanti, più di una decina, è una nuova industria» che si va definendo. «Tutta questa massa, 191 miliardi (accumulati tra 2015-2018) è nelle mani di 6 soggetti forti: Sga (5%), Tersia (6%), Prelios (7%), Banca Ifis (8%), Cerved (13%), Dobank (15%)».

Questo significa che «c’è spazio (per l’ingresso nel mercato, ndr) anche per i piccoli: in Italia ci sono tanti sottomercati tante quante sono le forme di

prestiti originari: leasing, mutui di forme diverse, carte di credito, consumo, auto. In questo frazionamento – sottolinea Bossi – emerge il bisogno di un’estrema competenza ma anche di qualità, in questo c’è spazio per l’artigiano che si infila tra gli operatori più grossi che fanno massa.