Stefanel di nuovo sull’orlo del baratro, a rischio la continuità aziendale. Corsa disperata per la salvezza

Sul sito internet di Stefanel, nella sezione dedicata agli investitori, si può ancora leggere che il 27 settembre si sarebbe dovuto riunire il consiglio di amministrazione per approvare i numeri del primo semestre al 30 giugno di quest’anno. Il 27, però, non è arrivato alcun via libera ai numeri semestrali. Le motivazioni sono state affidate a una nota diffusa la sera prima, in cui la società che opera nel settore dell’abbigliamento ha fatto sapere di essere stata costretta a rinviare l’approvazione della semestrale per via di una ristrutturazione attuata soltanto in parte che rischia di compromettere definitivamente una continuità aziendale già da tempo ormai vacillante.

Campagna Stefanel autunno-inverno 2018-2019

“Il differimento – spiega la nota – si è reso necessario alla luce della parziale esecuzione del piano di cui all’accordo di ristrutturazione perfezionato lo scorso 21 dicembre 2017. In particolare, il programma di chiusura dei negozi e di riduzione dei costi ha raggiunto i target di piano, con la chiusura di 67 punti vendita diretti in Italia e all’estero e la riduzione del personale da 987 a 858 unità nel corso del 2017″.

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“Tuttavia – aggiunge Stefanel nel comunicato – il perdurare dell’andamento negativo delle vendite nella stagione primavera-estate 2018 e nell’avvio della stagione autunno-inverno 2018, anche a causa di condizioni climatiche non favorevoli, ha determinato delle rilevanti incertezze circa la capacità della società di prevedere i volumi di fatturato dei prossimi mesi. Si segnala, peraltro, che analoghi andamenti negativi nell’avvio della stagione autunno-inverno 2018 risultano comuni anche a molti brand del settore abbigliamento e sono generalizzati in tutta Europa”. In effetti, è proprio così: a riconoscere che le condizioni della scorsa estate, caratterizzata da un caldo elevato protrattosi a lungo, hanno danneggiato gli affari sono stati altri gruppi del settore come Zara e Zalando, rispettivamente catena di negozi di moda accessibile e sito per lo shopping online.

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Nel caso di Stefanel, tuttavia, si va ad aggiungere alle difficoltà comuni imposte dalle anomalie meteorologiche una situazione finanziaria e patrimoniale da tempo in forte tensione. A innescare la crisi, che tra l’altro Stefanel nel nord-est condivide con la contigua Benetton, ha contribuito la concorrenza subita negli ultimi anni da marchi di moda a prezzi accessibili come Zara e H&M, a loro volta in quest’ultima fase ostacolate dai giganti del commercio online.

In realtà, si pensava che il complicatissimo piano di ristrutturazione e rilancio condotto a termine nel dicembre del 2017 bastasse a consentire alla storica azienda nata nel 1959 a Ponte di Piave (Treviso) con il nome di “Maglificio Piave” di rimettersi in piedi. Non è un caso che il comunicato del 22 dicembre dell’anno scorso che annunciava la formalizzazione del passaggio del controllo dalla famiglia Stefanel alla River Tre spa dei fondi di private equity Oxy e Attestor (saliti al 71% del capitale) si intitolasse: “Completata l’operazione di ristrutturazione di Stefanel”.

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Ma le cose non sono andate come l’azienda trevigiana avrebbe sperato. Da qui la necessità, come visto, ancora nel settembre del 2018, di rinviare l’approvazione della semestrale e di diffondere un comunicato che tratteggia una situazione ancora parecchio complicata se non addirittura nuovamente drammatica. Nel medesimo, la società fa anche sapere che, sulla base dei risultati gestionali al 30 giugno 2018, “nonché dell’andamento delle vendite nei mesi successivi”, ritiene “verosimile l’ipotesi che si possa verificare il mancato rispetto del covenant (una delle condizioni poste per i finanziamenti bancari, ndrfinanziario di gruppo relativo all’ebitda (margine operativo lordo) per l’esercizio 2018, previsto dall’accordo di ristrutturazione in vigore con il ceto bancario”.

Vogue Fashion Night Out di Roma al negozio Stefanel, nel 2011 – foto di Ernesto Ruscio/Getty Images

Non è tutto. “Il consiglio di amministrazione – aggiunge il comunicato di Stefanel – ha riscontrato che, anche sulla base della situazione patrimoniale al 30 giugno 2018, i dati economico patrimoniali aggiornati a data successiva al 30 giugno 2018 potrebbero far emergere una perdita tale da far rientrare la società nella fattispecie di cui all’articolo 2446 del codice civile”, che disciplina i casi in cui il capitale si riduce di oltre un terzo in conseguenza di perdite. Negli ultimi anni, Stefanel ha già dovuto fare spesso i conti con il medesimo articolo del codice civile, che impone di correre ai ripari.

Ecco perché Stefanel ha già fissato la data dell’assemblea che dovrà assumere le necessarie decisioni sul capitale: 14 dicembre 2018. Nel frattempo, la stessa società fa sapere di avere “messo in atto prontamente delle azioni correttiveattraverso una più efficace azione commerciale e ha avviato, con il supporto delle società di consulenza Value Lab e Brave New World, un’azione di revisione del merchandising plan e del design verso una collezione più focalizzata sulle esigenze di mercato. Tale nuova impostazione – aggiunge la nota – potrà pienamente manifestarsi a partire dalla stagione autunno-inverno 2019″.

Nello stesso tempo, la società sembra si prepari a puntare più sulle vendite online che sui negozi fisici. “E’ in corso un processo di revisione della struttura dei costi fissi e della tipologia e struttura dei punti vendita, anche con una maggiore enfasi su canali di distribuzione digitale e partnership distributive internazionali per migliorare ulteriormente la posizione di costo e aumentare la flessibilità operativa. Tali azioni – ribadisce Stefanel – come detto, dispiegheranno pienamente il loro beneficio nei prossimi mesi e anni”.

L’andamento di Borsa delle azioni Stefanel nell’ultimo mese. Dal 26 settembre il crollo. Fonte: Borsa Italiana

Prima ancora dell’assemblea dei soci di dicembre (l’azienda è quotata alla Borsa milanese, dove le azioni dal 26 settembre sono crollate), un appuntamento importante è rappresentato dal consiglio di amministrazione che dovrebbe riunirsi entro ottobre per analizzare l’esito di un non meglio precisato studio di riorganizzazione “tale da consentire al gruppo di continuare a operare in continuità anche qualora l’andamento delle vendite non consentisse di perseguire gli obiettivi dell’attuale piano”. Non resta che attendere.