Il Patto De Benedetti-Berlusconi contro il M5S e i quattro senatori dissidenti

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Ormai il Patto del Nazareno è morto. 

Uno dei contraenti non c’è più perché, politicamente parlando, è passato a miglior vita. 

De Benedetti e Berlusconi ne hanno preso atto, di fronte all’evidenza che il PD è un partito di morti che camminano. Hanno insieme convenuto che la situazione del PD non solo è seriamente compromessa ma è totalmente irrecuperabile. Tanto vale, voltare pagina.

Il piano è semplice e si compone di tre fasi.

1) Scatenamento del fuoco amico dentro il M5S per indebolirlo, suscitando dissidenti prima isolati e poi facendoli diventare un piccolo gruppo da espandere.
I quattro senatori 5Stelle, Elena Fattori, Paola Nugnes, Matteo Mantero e Gregorio De Falco, che esplicitamente si oppongono al movimento politico di cui fanno parte, non costituiscono una novità nella ‘politica’ italiana, essendo che i tradimenti ‘politici’ camuffati da nobili sentimenti sono stati una prassi costante nelle scorse legislature.
Ogni volta che ne ha avuto occasione, Berlusconi ha seguito questa pratica deteriore di disarticolare dall’interno i suoi avversari politici, così come pure lui ne è stato vittima. Infatti patì anche lui le conseguenze di questa deteriore ‘bassa politichetta’ quando il gruppetto di Fini (allora Presidente della Camera dei Deputati), distaccandosi dal PDL e formando un gruppo autonomo, creò la premessa indispensabile per far cadere il IV e ultimo governo Berlusconi e far nascere l’esecutivo di Napolitano con Monti alla guida. Come a dire: chi la fa, l’aspetti.
In quelle occasioni, Berlusconi e De Benedetti erano su sponde opposte. Ricorderete che poco prima che nascesse ufficialmente il nuovo gruppo parlamentare di Fini, De Benedetti in persona andò ad omaggiarlo nel suo ufficio di presidente a Montecitorio.
La novità di questi giorni è che i due avversari di allora, ora sono alleati contro il comune nemico da abbattere a tutti i costi: il comune obbiettivo è quello di annientare il M5S utilizzando, non più l’uno contro l’altro ma di comune accordo, le pratiche deteriori della mala politica, per dividere il Movimento al suo interno.
Non è un mistero che queste pratiche mirino a creare prima dei singoli oppositori ognuno per conto suo, per poi provocare la nascita di un piccolo gruppo che fa da calamita per altri singoli desiderosi di mettersi per conto proprio e infine farne un gruppo sempre più grande.

2) Mettere sotto continua pressione il Governo Conte per impedire la realizzazione delle riforme previste dal Contratto di Governo. Di comune accordo, De Benedetti e Berlusconi stanno facendo di tutto per mandare in crisi il Governo italiano, mobilitando i loro rispettivi imperi mediatici con campagne miranti a suscitare scontento e soprattutto paura tra la gente e cercare di minare così l’unità, l’ampiezza e la costanza dell’attuale enorme sostegno popolare al Governo Conte.
I loro amici all’estero a partire da Junker e Moscovici, mandano lettere al Governo, queste lettere fanno alzare lo spread, i loro giornali ne ingigantiscono la portata per creare ad arte l’effetto cercato e voluto di seminare il terrore e la paura.

3) Creare divisioni tra i due partner del Governo, Movimento 5Stelle e Lega, puntando a influenzare il loro rispettivo elettorato per modo che le differenti sensibilità e interessi anziché armonizzarsi portino a combattersi gli contro gli altri. Un richiamo a Salvini per proteggere il bene prezioso di questo Governo, non guasta. Perciò lo invitiamo a non ascoltare la suadente sirena berlusconiana a far da carota e a non temere le spade sguainate dei media Di De Benedetti a far da bastone. E forse è bene che Salvini inviti al controllo di cervello e lingua, quel tale che si presenta a Roma come sua quinta colonna e che in questi giorni ha meritato un benevolo trattamento da Repubblica perché ha fatto sapere che a manifestare contro Virginia Raggi in Campidoglio c’era anche lui: grande medaglia al valore? No, avrebbe fatto molto meglio a tacere, perché il suo sproloquio, tutt’altro che essere un atto di coraggio, come lui vorrebbe fosse rappresentato, è piuttosto un atto di viltà. 

4) Spingere ciascun ministro a differenziarsi sia rispetto al proprio partito che al partito partner, giocare ciascuno per sé stesso , e così impedire che ci sia un buon gioco di squadra che renda compatto il Governo rafforzandone l’azione. 

La controprova di questo patto Berlusconi – De Benedetti oggi ce l’avete con gli articoli di Repubblica e de Il Giornale che denotano una linea editoriale parallela, ovvero concordata. 

Leggete e a voi il giudizio.

Ottobre nero per i mercati: bagno di sangue soprattutto per le big Tech. Analogie e differenze rispetto a discesa febbraio

Ottobre è ormai giunto al termine è si conferma come un mese “nefasto” finanziariamente parlando. L’ultimo mese è stato caratterizzato da un forte sell-off sui mercati che ha particolarmente preoccupato gli investitori e i motivi scatenanti sono stati diversi.

C’è chi identifica lo spauracchio Fed come motivo scatenante del sell-off. Il 3 ottobre Jerome Powell ha affermato che “Siamo ancora lontani da tassi neutrali”, parole che probabilmente sono state la premessa per la correzione che sta caratterizzando Wall Street nelle settimane successive.  Per la prima volta dalla crisi Lehman, alla Fed starebbe bene se i mercati finanziari si raffreddassero. Dai verbali della riunione del Fomc del 25-26 settembre emerge che diversi policymaker vedono il rischio di “significativi squilibri finanziari”. Non a casa Donald Trump nelle ultime settimane si è scagliato più volte contro la Fed “caldeggiando” un atteggiamento più accomodante.

Il bagno di sangue scatenato da diversi fattori. Le big Tech tornano sulla terra

Una data da segnare in rosso sul calendario per ottobre 2018 è quella di giorno 10 ottobre con il crollo della borsa di New York che ha visto il Nasdaq Composite subire la maggiore flessione tra gli indici Usa, di circa il 4%, rompendo al ribasso (prima volta da luglio) e l’S&P 500 finito anch’esso in rosso. E via via le giornate che si sono susseguite non sono certo state migliori confermando così il mese di ottobre per gli investitori come un mese da dimenticare, il peggiore per la Borsa Usa dai tempi della crisi finanziari con  il Nasdaq vicino a registrare la peggior performance mensile da ottobre 2008 e il Dow Jones e l’S&P 500 ai minimi rispettivamente dal 2015 e 2010. “È stata una corsa sfrenata per gli investitori e non c’è alcuna garanzia che sia finita”, afferma Craig Erlam, analista di mercato senior di Oanda, in una nota ai clienti. I motivi son diversi e  messi tutti insieme hanno provocato il recente bagno di sangue sui mercati. Il prossimo 6 novembre gli occhi dei mercati saranno puntati sulle elezioni mid-term americane, insieme a una riunione della Fed. Proprio la fine dell’era degli stimoli monetari da parte delle banche centrali causa malumori tra gli investitori ma a causare lo scrollone sui mercati non è solo  la normalizzazione delle politiche monetarie della Fed, ma anche l’ondata di vendite sui titoli hi-tech, da anni principale driver della crescita azionaria a Wall Street e ora al banco degli imputati. Così Amazon ha deluso le attese diffondendo i conti la scorsa settimana a mercati chiusi e dando  stime più prudenti sulla prossima stagione dello shopping natalizio finendo per crollare a Wall Street insieme ad Alphabet, la holding di controllo di Google, anche in questo caso sulla scia di conti trimestrali meno brillanti del solito. I big tech tornano coi piedi per terra in sostanza e questo perchè a detta di molti stanno iniziando a credere che “finiranno colpite dalla guerra commerciale”.

Confronto tra Ottobre e febbraio, difficile che si ripeta risalita verso i massimi

Ottobre quindi si conferma mese della sfortuna e non pochi investitori staranno guardando la somiglianza, in termini di estensione del ribasso con la discesa di febbraio (si vedano i grafici di S&P 500 e MSCI World sotto), finora somigliante.

“Rimango scettico sul fatto che lo sviluppo possa essere simile (i.e. un rimbalzo importante seguito eventualmente da nuovi ribassi ma alla fine la ripresa del trend rialzista e nuovi massimi) – dice Alessandro Balsotti di JCI Capital – dal momento che siamo ormai in uno stato assai più avanzato nel ciclo di contrazione della liquidità e più maturo del ciclo economico”. “In ogni caso” conclude l’analista “ abbiamo più volte sottolineato come la micro-struttura del mercato, diventata progressivamente sempre più ‘gamma negativa’ in questi anni, abbia una sua capacità autoreferenziale di generare rialzi e ribassi solo sui cambiamenti di sentimenti e sulla price-action stessa”.

Spread mon amour

di Andrea Romani – 31 ottobre 2018  lintellettualedissidente.it

Ci siamo, preparate il santino di Friedman e abbracciate l’icona di Cottarelli: dopo mesi di preoccupazioni sua maestà lo Spread è tornato. È proprio vero che certi amori fanno dei giri immensi e poi ritornano.

«T’amo, pio spread». Se fosse nostro contemporaneo, il buon Carducci probabilmente non si sognerebbe mai di trasformare il soggetto del suo genio, portando dai campi ai palazzi della finanza la divina musa della Poesia. Eppure noi lo amiamo tanto lo spread, e non perché fa roteare attributi ben lontani dagli occhi bovini del bove carducciano. 

Compagno inseparabile della nostra giovinezza, il differenziale del tasso di rendimento tra i bund tedeschi e i btp italiani a 10 anni anima le vite e la routine di milioni di italiani da quasi un decennio: quanta acqua è passata sotto i ponti, da quell’ormai lontana estate del 2011 in cui un termine straniero iniziava a divenire sempre più presente nei media. E più acquisiva notorietà e più aumentava, fantasma calato su un Belpaese ancora intento a spettegolare sui bunga bunga del sempreverde Berlusca. Che perfomance, allora! Da agosto a novembre, in un crescendo rossiniano, sfondò quota 500 costringendo B. a una precipitosa staffetta con il paludato Mario Monti, curatore fallimentare travestito da economista mainstream. L’Italia stava per precipitare sull’orlo del baratro, costretta dalla durezza del vivere a cambiare diametralmente rotta dagli anni allegri di tv e donnine: tirare la cinghia per tirare il collo allo spread. Per salvare la Patria nessun sacrificio è troppo.

Mario Monti, al Quirinale, presenta il nuovo Consiglio dei ministri (2011)

Tutti ricordiamo il FATE PRESTO a titoli di scatola offerto gentilmente da Confindustria sul suo quotidiano in quel grigio novembre. Nessuno però rammenta cotanta preoccupazione nell’estate degli Europei d’Ucraina e Polonia, quando accanto alle prodezze degli azzurri il termometro segnava di nuovo il limite dei 500 punti: anche al Sole spettava il diritto di vedere le partite in pace… 

Doveva intervenire un altro Mario, che whatever it takes intervenne per salvare la baracca dell’euro dalle acque procellose della speculazione. Occorreva capire che evidentemente più che della bella vita mediterranea, agli speculatori interessasse prezzare il rischio di rottura dell’eurozona e il relativo scorno dovuto alla ridenominazione dei titoli italiani in nuove lire.

Ma in fondo i grandi amori sono spesso inspiegabili, fanno dei giri immensi e poi ritornano. Da fine 2012 fino ad aprile 2018 la nostra relazione conobbe infatti una pausa: sì, se ne parlava ancora in tv, ma di quelle performance stellari non restava che il ricordo, distrutte dalla ritrovata cre-di-bi-li-tà del governo italiano. In fondo sapevamo che il vero responsabile fosse Draghi e il suo acquistare a man bassa titoli di stato per salvare banche e bancherelle (non penserete certo che un simile gigante possa perder tempo appresso ai destini della casalinga di Voghera): però i media nostrani celebravano la ritrovata solidità nazionale, i successi del tris pd LettaRenziGentiloni erano sotto gli occhi di tutti, attiravamo addirittura migliaia di immigrati in forza della nostra nuova grandeur made in Nazareno.

Eppure la realtà è una zitella dispettosa che prima o poi acchiappa per i capelli la narrazione mediatica e la riduce a fettine. Venne il referendum del 4 dicembre, poi le elezioni del 4 marzo, infine il mese e mezzo di convulse trattative, il niet dell’inquilino del colle e quando oramai non ci credeva più nessuno il miracolo (o l’incubo): il governo gialloverde, Jamaica negli occhi dei panciuti lettori borghesi di Severgnini e Gramellini.

Noi sperammo, allora, che qualcosa potesse succedere. La finanza è generosa: ogni tanto socializza le perdite, ma vuoi mettere quando colpisce con la speculazione il libero risultato di democratiche consultazioni popolari? Fa più un trader che un intero pullman di Civati. Qualcuno sussurrò che Salvini e Di Maio volessero uscire dall’euro, altri giurarono e spergiurarono che Savonafosse un troll di Putin, altri ancora videro Borghi e Bagnai chiudersi in una tipografia al chiaro di Luna: i rumori del torchio erano inequivocabili. 

Mentre la Bocconi andava in tilt, riappariva il nostro grande amore. Dopo alcune bizze interlocutorie, tornato dalle vacanze lo spread ci ha fatto francamente sognare sfondando i 300 punti, tra lo stracciamento di vesti e lo stridor di denti dei nostri cantori. Ci sembra quasi di tornare adolescenti, fare un salto di sette anni e attendere fiduciosi un nuovo salvatore con in tasca l’immaginetta di Friedman e in testa l’esempio di Pinochet.

Come andrà a finire? Per quanto ci riguarda noi desideriamo ardentemente che lo spread arrivi a 1000, a 10000, financo a un miliardo! Cosa sono i numeri di fronte alla passione? Cos’è la razionalità economica, la certificata idiozia di un progetto di unificazione monetaria fallimentare, la distruzione della democrazia italiana, l’asservimento d’Italia a un losco ubriacone e un trozkista che fa rima con wc rispetto a uno strumento mitologico, invisibile e potentissimo, come sua maestà lo spread? Cosa possiamo pretendere noi, piccoli e insignificanti eredi di trenta secoli di Storia, normali e in fondo banali figli di un benessere conquistato con le unghie dai nostri padri e dai nostri nonni, di fronte all’Unione europea, il sogno distopico di un branco di burocrati infami e vili?

Potremmo finirla, riconquistarci il minimumche distingue lo Stato dalla colonia – sovranità monetaria, politica economica autonoma, nazionalizzazione dei settori strategici e del debito pubblico – e vivere finalmente in una normalità che è norma a Sidney e utopia a Roma. Liberarci per la terza volta in un secolo dallo straniero, attuare la Costituzione e provare finalmente a vivere da uomini. E a quel punto chi penserebbe più allo spread?

Finpiemonte, “processate Gatti”

lospiffero.com 31.10.18

La procura chiede il rinvio a giudizio per tutti gli indagati, tra cui figurano, oltre all’ex presidente della finanziaria regionale, anche Piccini, Picchetti e Cirillo. Le accuse vanno dal peculato aggravato alle false attestazioni

La procura di Torino ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti dell’ex presidente di Finpiemonte Fabrizio Gatti, di due imprenditori, Pio Piccini e Massimo Picchetti, e di Francesco Cirillo, direttore della filiale di Zurigo della banca Vontobel. Insieme a loro rischiano di finire a processo anche  l’ex direttrice generale della finanziaria della Regione Piemonte, Maria Cristina Perlo, due presunti prestanome Giuseppe Arabia e Giuseppe Colucci e Massimo Santoro, commercialista incaricato dalla società di Gatti, la Gem Immobiliare, di redigere una relazione destinata al tribunale fallimentare. Gatti, Piccini, Pichetti, Cirillo e le due presunte teste di legno sono indagati di peculato aggravato in concorso. Nei confronti di Perlo l’accusa è di aver omesso i controlli. Il commercialista è invece indagato per false attestazioni. Il tribunale dovrà fissare una data per l’udienza preliminare.

L’indagine della polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza, coordinata dal sostituto procuratore Francesco Pelosi, ruota attorno all’apertura di un conto di Finpiemonte presso la filiale di Zurigo della banca Vontobel su cui furono versati circa 50 milioni di euro. Da quel conto, che avrebbe garantito alla finanziaria tassi di interesse maggiori dei conti italiani, erano partiti tre bonifici da circa 6 milioni di euro destinati alle società di Pichetti e Piccini i quali, a loro volta, erano impegnati nel salvataggio della Gem Immobiliare di Gatti, società che versava in cattive acque per investimento non andato a buon fine.

Sia Gatti (difeso dai legali Luigi Chiappero e Luigi Giuliano), sia Piccini (assistito dall’avvocato Manlio Morcella), sostengono che si sia trattata di una truffa ai danni del primo, una versione a cui gli inquirenti non danno credito.

Il caso era emerso nell’autunno di un anno fa quando l’attuale presidente dell’ente di galleria San Federico, il professore Stefano Ambrosini, decise di denunciare alla procura e alla Banca d’Italia le operazioni del suo predecessore. L’inchiesta portò all’arresto di Fabrizio Gatti il 6 aprile. Dopo un periodo di detenzione e uno ai domiciliari, l’ex presidente di Finpiemonte è tornato libero il 16 luglio scorso, pochi giorni prima della chiusura dell’indagine.

IL TELEVISORE SELECO SI SPEGNE.

andreagiacobino.com 30.10.18

Si spegne, forse per riaccendersi, lo schermo di Sèleco, storico marchio di televisori fondato nel 1965 da Livio Zanussi e sopravvissuto finora a diverse crisi. L’altroieri, infatti, Riccardo Merluzzi giudice delegato del tribunale di Trieste ha ammesso la Seleco spa alla procedura di concordato con riserva di un accordo di ristrutturazione dei debiti, nominandone commissario Giovanni Turazzi. E’ stato così accolto il ricorso presentato per coto di Seleco dallo studio legale Stern in cui si spiega che la società, costituita nel 2013, dopo essersi assicurata inizialmente l’esclusiva dei marchi Saba, Nordmende e Magnadyne, due anni dopo acquistò lo storico brand creato da Zanussi, supportandolo anche attraverso diverse sponsorship a favore di squadre come Ss LazioPordenoneSalernitana e Udinese Calcio. La società nell’aprile scorso è stata autorizzata ad operare nell’interporto di Trieste e in giugno ha rilevato la squadra di calcio del Piacenza, che milita in serie C.

Controllata da Sargas, presieduta da Maurizio Pannella e guidata dall’amministratore delegato Aurelio Latella, Seleco è però entrata in crisi, come spiega il ricorso, per una serie di motivi: le risorse impegnate per il rilancio dello storico marchio e quelle destinate alle sponsorizzazioni hanno portato nello scorso agosto ad un indebitamento di 8,4 milioni di euro con ricavi che dai 12,5 milioni del 2016 sono crollati a 1,12 milioni l’anno dopo, creando una perdita di 7,2 milioni. Di qui la richiesta di concordato, per presentare un piano nella cui elaborazione Seleco è coadiuvata per la parte industriale-finanziaria da AI Consulting Network e per quella legale da Hogan Lovells. Il tavolo con le banche creditrici è stato già aperto e prevede il rimborso dei debiti mediante continuazione diretta dell’attività aziendale.

La Russia pianifica una serie di test missilistici in mezzo al “più grande esercizio militare della NATO dopo la Guerra Fredda”

Foto del profilo dell'utente Tyler Durden

Mentre 50.000 soldati della NATO si ammassano in Scandinavia per le esercitazioni militari annuali “Trident Juncture” dell’alleanza militare, un affare annuale che è stato ampliato per diventare il più grande esercizio della NATO dalla fine della Guerra Fredda in considerazione delle sempre più ostili ostilità con la Russia, sembra Il presidente Vladimir Putin ha deciso di flettere alcuni muscoli militari suoi.

Come riporta Radio Free Europe , la Marina russa ha avvertito la NATO che sta pianificando di testare missili nelle acque internazionali al largo della costa norvegese questa settimana. E mentre i missili che la Russia sta testando non sono della varietà ipersonica che la Russia sta pianificando di introdurre nei prossimi anni, i comandanti della NATO sicuramente colpiranno la decisione della Russia di contribuire a giustificare in futuro ancora più aggressivi dimostrativi di forza militare.

Russia

Per quello che vale, il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha cercato di sminuire i test missilistici come parte delle attività di routine da parte dell’esercito russo.

“La Russia ha una presenza considerevole nel nord, anche al largo della Norvegia”, ha detto Stoltenberg all’agenzia norvegese NTB.

“Le grandi forze [russe] prendono parte alle manovre e praticano regolarmente”.

I funzionari russi non hanno immediatamente commentato i test missilistici pianificati, che sono tra le persistenti tensioni tra la NATO e la Russia, che hanno sequestrato la Crimea dall’Ucraina nel 2014 e appoggiano i separatisti in un conflitto in corso nell’Ucraina orientale, ma accusa l’alleanza di comportamenti provocatori vicino ai suoi confini.

Un portavoce di Avinor, l’organizzazione che gestisce gli aeroporti norvegesi e i servizi di navigazione aerea, ha detto a RFE che la Russia li ha informati dei test in un NOTAM (un tipo di “messaggio di routine” ai piloti sui potenziali pericoli lungo una rotta di volo). Le prove si terranno tra il 1 novembre e il 3 novembre a ovest delle città costiere di Kristiansund, Molde e Alesund.

Anche la Norvegia ha cercato di minimizzare l’importanza dei test missilistici russi.

“Non c’è nulla di drammatico in questo, lo abbiamo notato e seguiremo le manovre russe”, ha detto il ministro della Difesa norvegese Frank Bakke-Jensen.

Gli esercizi di Trident Juncture sono iniziati il ​​25 ottobre e dovrebbero passare il 7 novembre. Coinvolgeranno circa 50.000 soldati, 10.000 veicoli e più di 300 aerei e navi di tutti i 29 alleati della NATO, oltre a “non allineati” Finlandia e Svezia. Le esercitazioni si estenderanno dall’Atlantico settentrionale al Mar Baltico per testare la capacità dell’alleanza di rispondere a un attacco ai Paesi baltici (poiché gli Stati baltici diventano sempre più nervosi che la Russia possa tentare un’annessione simile a quanto accaduto in Crimea).

NATO

Gli esercizi seguono più di un anno gli esercizi Zapad, un’esibizione di forza simile senza precedenti da parte della federazione russa. Tali esercizi hanno coinvolto più di 100.000 truppe di terra, oltre a carri armati, aerei e artiglierie, mentre prevedevano anche il lancio di test di un missile balistico nucleare. E proprio il mese scorso, la Russia e la Cina hanno innervosito i membri della NATO tenendo i loro giochi di guerra “Vostok” congiunti.

Moiso: rigore inglese, non basta la Brexit per esser sovrani

Libreidee.org 31.10.18

In caso di no-deal, la Gran Bretagna potrebbe ritrovarsi di fronte a gravissime scelte di austerity, “dettate” da dinamiche economico-finanziarie globali. Chi ha votato Brexit, sperando di poter riconquistare la porzione di sovranità pro-quota che spetta ad ogni cittadino di una democrazia, potrebbe ritrovarsi a subire le speculazioni, i dogmi e le imposizioni dei mercati internazionali molto più di quanto non facesse prima. Stanno già preparando il terreno per l’attacco allo stato sociale britannico; l’articolo dell’“Evening Standard” uscito il 30 ottobre ne è una prova, e la graduale privatizzazione del sistema sanitario nazionale ne è l’inizio. Tutto questo mi porta a riflettere sulla battaglia che dobbiamo portare avanti in Europa. Questa dis-Unione Europea non va cambiata, va radicalmente, completamente e letteralmente rivoltata sottosopra. Infatti, se questa dis-Unione Europea mette l’economia neoliberista – e i suoi faziosi indicatori economici – sopra la politica, noi dobbiamo creare una federazione di Stati in cui il popolo sia sovrano e in cui la politica determini le scelte monetarie ed economiche, nell’interesse della collettività.

Le critiche a quest dis-Unione Europea sono più che fondate: gode dell’unico Parlamento al mondo senza potere legislativo, ha una Commissione di non-eletti verso la quale non ci può nemmeno essere un voto di sfiducia, e antepone interessi di piccoli Theresa Maygruppi di privati agli interessi della collettività. Addirittura, mi sentirei di dire che questa dis-Unione Europea tradisce i principi su cui si fondano le democrazie liberali, a partire dal famoso contratto sociale e dall’idea, già settecentesca, secondo cui non ci può essere “taxation without representation”. Un superministro dell’economia non eletto dal popolo, di chi farà gli interessi? Nelle istituzioni di questa dis-Unione Europea sembra che ogni Stato europeo abbia interessi particolari, da perseguire in ogni modo. Eppure, con gli altri popoli europei abbiamo molto più in comune di quanto non siamo abituati a pensare. In Europa, più che in ogni altro luogo del pianeta, i dirittidell’uomo hanno trovato vero riconoscimento. È tramite lo stato sociale che, nelle democrazie liberali degli Stati europei, nel dopoguerra, si sono conciliate le libertà individuali con le responsabilità dell’individuo nei confronti della società. È in Europache abbiamo sviluppato il moderno stato sociale, per permettere a così tante generazioni di godere di pari opportunità e diritti.

Quando si parla di quanto i popoli europei siano incompatibili, bisognerebbe confrontarli con le culture dei popoli extra-europei. Non possiamo non apprezzare quanto e cosa ci accomuni. Non possiamo non apprezzare come il popolo europeo abbia messo, per generazioni, il benessere dell’uomo al centro di politica ed economia. È la storia recente, oltre a quella di secoli di sviluppo parallelo, che dovrebbe indicare una base culturale e valoriale più che sufficiente per farci decidere di lottare, insieme ai nostri fratelli e alle nostre sorelle in Europa, contro quei processi storico-economici che stanno dando al capitale finanziario più valore che alla vita delle persone. Per cambiare questi processi storici – per cambiare la storia – non possiamo L'articolo sull'Evening Standardpensare di operare su scala nazionale. Non più. Tentare di combattere interessi, processi e dinamiche globali con politiche nazionali, come dice spesso Gioele Magaldi, sarebbe come voler combattere con arco e frecce chi usa missili balistici.

Viviamo in un mondo interconnesso e non possiamo far finta di niente. Non possiamo mettere la testa sotto la sabbia e sperare che nessuno ci veda. Piuttosto, dobbiamo organizzare una proposta politica tanto forte e organizzata da poter scardinare le regole neoliberiste che mettono i capitali finanziari sopra il benessere della collettività. Dobbiamo ripristinare il ruolo sovraordinato della politica rispetto l’economia e dobbiamo armarci di strumenti politici che ci consentano di influenzare i processi globali di fronte ai quali le istituzioni nazionali sono oggi impotenti. Per questo abbiamo bisogno di una federazione politica e democratica degli Stati europei. Abbiamo bisogno dei valori, della forza, della credibilità e della spinta innovatrice che solo una federazione di Stati europei può avere; non certo singole nazioni. D’altronde, anche il Regno Unito, tanto ricco e avanzato, oggi si trova in difficoltà per non aver affrontato il vero problema: cambiare l’Europa e usarla nell’interesse del popolo.

La Gran Bretagna sembra che uscirà sconfitta in ogni caso: se rimarrà nell’Unione, avallerà questo modello di dis-Unione Europea e dimostrerà che la volontà del popolo non conta, davanti al poteredell’econocrazia neoliberista; se troverà un Marco Moisoaccordo in stile Norvegia, pagherà, per accedere al mercato unico, più del doppio di quello che pagava prima, senza nemmeno poter partecipare ai processi decisionali delle istituzioni in cui, in qualche modo, prima veniva rappresentata; se uscirà con uno strappo sarà vittima di speculazioni, e il popolo si vedrà strappato quello stato sociale che William Beveridge diede anche al resto d’Europa. Purtroppo, poche persone hanno visto che i burattinai preparavano una storia senza lieto fine, a prescindere dalle decisioni prese lungo il percorso. L’unica via per garantire l’interesse e la sovranità del popolo britannico sarebbe stata quella di scegliere di farsi voce del vento di cambiamento nelle istituzioni europee, e lavorare per una federazione politica degli Stati. Così non è stato per la Gran Bretagna, ma può essere per l’Italia. L’Italia può e deve lottare per la sovranità del popolo europeo.

(Marco Moiso, “Per la sovranità dei popoli europei”, dal blog del Movimento Roosevelt del 31 ottobre 2018, movimento di cui Moiso è vicepresidente).

Le origini massoniche della corte suprema di Israele costruita dai Rothschild

politicamente scorretto.info 31.10.18

La Corte Suprema di Israele è la creazione di una famiglia d’élite: i Rothschild.Nei loro negoziati con Israele, accettarono di donare l’edificio a tre condizioni: i Rothschild avrebbero scelto il terreno, avrebbero impiegato i propri architetti, e nessuno avrebbe dovuto sapere il costo della costruzione.

Le ragioni di queste condizioni erano ovviamente evidenti: l’edificio della Corte Suprema è un Tempio della Religione del Mistero Massonico ed è stato costruito dall’élite, per l’élite.
Costruito nel 1992, l’edificio della Corte Suprema di Israele si trova a Gerusalemme, di fronte alla Knesset (il Parlamento israeliano). La sua peculiare architettura si è guadagnata l’elogio della critica per il contrasto – concepito dagli architetti – tra il vecchio e il nuovo, tra la luce e l’ombra, e tra le linee rette e le linee curve.

Quasi tutti i critici e i giornalisti, però, hanno omesso di menzionare glievidenti simboli occultisti presenti in tutto l’edificio. I principi massonici e degli Illuminati sono stati fisicamente incarnati in numerosi esempi, a provare senza ombra di dubbio chi è che qui dirige lo show.

Il casato dei Rothschild

La famiglia Rothschild è una dinastia internazionale costituita da tedeschi di origine ebraica che hanno fondato un centro di potere finanziario e bancario di dimensioni mondiali.
I discendenti di Mayer Amschel Rothschild (1744-1812) si sono sparsi in tutta Europa e sono diventati protagonisti fondamentali nella vita sociale, politica ed economica del continente.

Corte Suprema Israele

Stringendo stretti legami con le élite di Inghilterra, Austria, Francia e Italia, i Rothschild sono diventati una forza occulta nella maggior parte degli eventi politici degli ultimi secoli. Gli storici anticonformisti sostengono che essi fanno parte delle famigerate 13 linee genealogiche degli Illuminati, insieme ai Rockfeller e ai Dupont.

I Rothschild furono tra i fondatori del movimento sionista e furono tra i più attivi protagonisti della creazione dello Stato di Israele. James A. de Rothschild finanziò la Knesset, il più importante edificio politico di Israele. Proprio di fronte ad essa è situata la Corte Suprema israeliana, donata da un altro membro della dinastia: Dorothy de Rothschild.

Nella stessa area pubblica di Gerusalemme si trovano perciò la Knesset e la Corte Suprema, costruite dai Rothschild e, seguendo una linea di forza perpendicolare, diversi isolati più avanti, è situato il Museo Rockfeller (un’altra famiglia di élite). Adesso, potete iniziare a capire a chi appartiene quest’area.

Jerry Golden scrisse diversi anni fa un articolo sulla Corte Suprema israeliana, facendo giustamente notare le sue concezioni occultiste. Quando si studiano edifici di questo tipo, si capisce subito che riappaiono inevitabilmente gli stessi temi: illuminazione, piramide, ascesa, il numero 13 o 33, simboli fallici/vulvari ecc. Questo edificio ha di tutto e di più.

Corte Suprema Israele

Un sentiero verso l’Illuminazione
Un viaggio nella Corte Suprema è in realtà un percorso simbolico verso l’Illuminazione.

La “meta” suprema del percorso è raggiungere la cima della piramide ubicata sul tetto della Corte Suprema, in cima a una zona dove, se ci trovassimo in un Tempio ebraico, sarebbe ubicato il “santo dei santi”.
Su ciascun lato del vertice della piramide c’è un foro che rappresenta l’”Occhio Onniveggente” del massonico Grande Architetto dell’Universo (vedi il retro del Grande Sigillo degli Stati Uniti d’America).

Inoltriamoci nel sentiero del “profano” per raggiungere l’illuminazione.

La scalinata che conduce dall’oscurità all’illuminazione
Colui che entra nella Corte Suprema si ritrova in una zona oscura, di fronte ad una scalinata che conduce ad una fonte di luce.

Salendo questi gradini, il visitatore lascia gradualmente i recessi dell’oscurità per raggiungere infine la gloriosa luce solare. 10 gradini si succedono, esattamente per tre volte, per un totale di 30. Essi rappresentano i primi 30 gradi della Libera Muratoria, dove il profano viene gradualmente portato dai recessi della vita materiale (l’oscurità) alla saggezza e all’illuminazione (la luce).

Corte Suprema Israele

Sappiamo che la Libera Muratoria comprende un totale di 33 gradi e vedremo in seguito dove possiamo trovare questi ultimi tre gradi all’interno della struttura.

Sul lato destro della scalinata vi sono vecchi massi che ricordano i muri dell’antica Gerusalemme, mentre sulla sinistra c’è un muro moderno e liscio.
Tutto ciò vuole rappresentare la natura immemorabile degli insegnamenti occulti, che sono stati trasmessi dai tempi antichi fino a oggi.

Dopo aver salito la scalinata, il visitatore può ammirare una grande vista di Gerusalemme. In modo simbolico, la persona illuminata ha acquisito la “vista spirituale”.

Incassata nel pavimento, c’è una linea di forza, che guida il viaggiatore all’ingresso nella biblioteca, posta in modo deliberato proprio sotto la piramide.

La biblioteca

La biblioteca è divisa in tre livelli, che rappresentano simbolicamente gli ultimi tre gradi della Libera Muratoria (il 31°, il 32° e il 33° onorario).

Corte Suprema Israele

Il primo livello è riservato agli avvocati, il secondo è riservato ai giudici, e i libri del terzo livello possono essere letti solo dai giudici in pensione.

Il funzionamento della biblioteca – dove certe informazioni sono privilegio esclusivo di pochi eletti – è direttamente correlato al funzionamento degli ordini occulti, dove gli insegnamenti di un certo grado possono essere impartiti solo se gli iniziati hanno superato con successo i gradi precedenti.

La biblioteca contiene opere giuridiche, filosofiche e spirituali. Non c’è dubbio che i libri “riservati” contengono una profusione di conoscenza esoterica.

Corte Suprema Israele

Proprio sopra il livello più alto della biblioteca (che rappresenta il 33° livello della Libera Muratoria) c’è la base della piramide.

Questo è il punto dove la Libera Muratoria simbolicamente finisce e inizia l’ordine segreto degli Illuminati.

Esattamente in corrispondenza del vertice della piramide, sul pavimento, troviamo dei moduli di geometria sacra.

Jerry Golden ha rilevato che un cristallo è incassato proprio nel mezzo del modulo, proprio sotto la piramide. Che cosa significa?

I giudici sono portatori di Illuminazione

Le celle della prigione, le aule del tribunale e le camere dei giudici sono poste le une sopra le altre, a Corte Suprema Israele simboleggiare la triplice natura del mondo. I detenuti sono bloccati nelle celle, che simboleggiano la prigione del mondo materiale inferiore.
Le aule del tribunale, poste proprio sopra le celle della prigione, rappresentano il “mondo superiore”, dove la divinità si mette in contatto con l’umanità. Nelle aule del tribunale, i giudici sono illuminati da una fonte naturale di luce. Così i giudici, ascoltando le suppliche delle masse, siedono lì con la luce divina che splende costantemente su di loro. Dopo le udienze, i giudici si ritirano nelle loro camere, situate proprio sopra l’aula del tribunale. Essi simbolicamente “ascendono” al mondo divino. Quando la decisione è presa, “discendono” per portare l’illuminazione al mondo inferiore.

Corte Suprema Israele

Il simbolo della fertilità

All’esterno delle aule del tribunale c’è una scala che conduce ad un livello inferiore. Nessun tempio dell’occulto sarebbe completo senza le due successive caratteristiche. In mezzo alla scala c’è la forma di una vescica urinaria (che rappresenta i genitali femminili) “penetrata” da una colonna (simbolo fallico).

Questo è un simbolo manifesto della fertilità, l’unione dei principi maschile e femminile.

Numerosi templi occultisti inseriscono un simbolo della fertilità nel loro piano inferiore. Ma…un momento: di solito, insieme al simbolo della fertilità c’è una rotonda. Oh, sì: c’è.

Corte Suprema Israele

Gli esterni

La parte esterna della Corte Suprema contiene una gran quantità di simbolismi. Basta seguire la pietra “Dorothy de Rothschild” per vedere dove vi conduce.

L’obelisco

Questo è il boschetto Dorothy de Rothschild. L’obelisco è il simbolo occultista più comunemente usato e più evidente di tutto il mondo.

Corte Suprema Israele

Nell’antico Egitto, il culto di questo simbolo fallico era associato al dio Osiride, che venne tagliato in 13 pezzi da Set. Iside viaggiò in lungo e in largo per recuperare tutte le parti del corpo di Osiride e vi riuscì, tranne per una parte: il pene, che era stato ingoiato da un pesce. Il “fallo perduto” è perciò rappresentativo dell’energia maschile, ed è quasi sempre posto, come in questo caso, dentro un cerchio, che rappresenta i genitali femminili e l’energia.

L’obelisco nel mezzo di un cerchio rappresenta l’atto sessuale e l’unione degli opposti.

Nel nostro mondo moderno, gli obelischi si trovano su quasi tutte le più importanti pietre miliari, e così sono diventati un simbolo del potere dell’élite occulta.

Corte Suprema Israele Il cortile

Il cortile ha una bella atmosfera in stile zen. Una sorgente d’acqua sgorga costantemente e fluisce lungo uno stretto corso verso una strana pietra.
I documenti ufficiali della Corte Suprema dicono che il cortile è una rappresentazione fisica del versetto del Salmo 85:11: “La fedeltà spunta dalla terra, e la giustizia guarda giù dal cielo”.

Corte Suprema Israele Gli uffici dei giudici sovrastano il cortile, così che – simbolicamente – guardano giù dal cielo. Il flusso dell’acqua scorre dritto e finisce proprio sotto una pietra strana ed enigmatica.

Cos’è questo oggetto, e perché “la fedeltà che spunta dalla terra” conduce ad esso?

La superficie liscia della pietra riflette un’immagine distorta del cortile. Cosa rappresenta?

La croce calpestata

Al centro delle attrezzature del parco vi sono sentieri a forma di croce cristiana. Jerry Golden ha osservato che questa croce è stata posizionata in modo intenzionale per essere calpestata dai visitatori. Molto probabilmente ha ragione.

In un edificio dove il simbolismo spirituale regna supremo, vi sono effettivamente poche possibilità che la disposizione di questi sentieri non sia stata attentamente ponderata dagli architetti.

Corte Suprema Israele

I visitatori devono scendere i gradini – “discendendo” simbolicamente nelle sfere inferiori – per raggiungere la croce.
Come potreste aver notato, l’importanza dell’atto di ascendere e di discendere, in questo edificio, è molto importante. Questa non è un’eccezione.

Le società segrete occultiste sono state storicamente ai ferri corti con la Chiesa cristiana, che le ha ripetutamente perseguite e accusate di ogni sorta di eresie.

Con questo simbolo costoro stanno restituendo il colpo al cristianesimo?

Il melograno

Questi melograni che giacciono sul pavimento sembrano totalmente insignificanti all’osservatore medio. Esse tuttavia hanno un significato speciale per gli studenti dei Misteri e della Libera Muratoria.

La corte suprema di Israele e i Rothschild

Tra gli antichi Misteri, anche il melograno erano considerate un simbolo divino, di significato così speciale che la sua vera spiegazione non può essere divulgata. Dai Cabiri, venne definito “il segreto proibito”. Molti dei e dee della Grecia sono ritratti mentre tengono in mano il frutto o il fiore del melograno, a quanto pare per significare che essi sono donatori di vita e di abbondanza.

Capitelli adorni di melograni vennero posti sopra le colonne di Jachin e Boaz di fronte al Tempio di Re Salomone; e per ordine di Jehovah fiori di melograni vennero collocati sulla parte inferiore dell’efod del Sommo Sacerdote per abbellirlo”.

Manly P. Hall, Secret Teachings of All Ages (Insegnamenti segreti di tutte le epoche).

Come asserito da Hall, le melagrane vennero poste in cima alle due colonne che stavano di fronte al Tempio di Salomone. Se avete una conoscenza anche minima degli insegnamenti massonici, saprete che il Tempio di Salomone e le colonne denominate Jachin e Boaz hanno la massima importanza.

“I capitelli vennero arricchiti con melagrane di bronzo, coperti da una rete di bronzo e ornati da ghirlande di bronzo; e sembra che avessero imitato la forma del sotto del loto, o giglio egizio: un simbolo sacro per gli indù e gli egiziani” – Albert Pike, Morals and Dogma [Principi morali e dogmi].
Sappiamo che i massoni aspettano pazientemente il giorno in cui ricostruiranno il Tempio di Salomone sulle sue fondamenta originali, sul Monte del Tempio, a Gerusalemme.
Queste melagrane aspettano di essere poste sulle colonne del prossimo Tempio?

Per concludere

Questo articolo raschia appena la superficie del simbolismo occultista della Corte Suprema israeliana.

È chiaro comunque che l’architettura dell’edificio reca un importante simbolismo relativo alla spiritualità e all’ottenimento dell’illuminazione.

Non vi sono in esso monumenti religiosi del giudaismo o di qualunque altra religione costituita. La Corte Suprema è un tempio dei Misteri, che sono una miscela di rituali pagani e interpretazioni esoteriche delle Scritture. L’insegnamento dei Misteri è riservato ai membri di società segrete occultiste, di cui i Rothschild fanno ovviamente parte.

Il significato esoterico di questo edificio è celato al pubblico ma si rivela senza fallo agli iniziati che, nel mondo, possiedono il potere reale.

Cdp, Alitalia, manovra, Mef. Tutte le tensioni a 5 stelle fra Guzzetti e Di Maio (che snobba l’Acri)

startmag.it 31.10.18

Cassa depositi e prestiti

Da Cdp ad Alitalia, dalla manovra all’Europa. Ecco alcuni dei temi che dividono in particolare il Movimento 5 Stelle dalle tesi espresse oggi dal presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, alla presenza di molti esponenti di spicco della Lega. Mentre Di Maio su Twitter…

Molti leghisti e ben pochi pentastellati. Così alcuni addetti ai “livori” hanno giudicato la platea politica all’annuale Giornata del risparmio celebrata oggi dall’Acri, l’associazione delle fondazioni bancarie.

Solo malignità? No. Almeno non solo. In effetti c’erano un bel po’ di esponenti di spicco della Lega di Matteo Salvini: il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, e gli economisti Alberto Bagnai e Claudio Borghi. Una rappresentanza ad alto livello, dunque, per la Lega.

E il Movimento 5 Stelle? E’ stata vista piuttosto defilata la parlamentare Carla Ruocco, che da tempo segue le questioni banco-finanziarie ma non ha avuto alcun incarico governativo e in questi giorni nelle cronache giornalistiche viene indicata fra i pentastellati meno appassionati per l’azione dell’esecutivo giallo-verde.

E’ stata notata, soprattutto, l’assenza di Stefano Buffagni, uomo vicinissimo a Luigi Di Maio. Solo un caso? Fonti del Movimento 5 Stelle sottolineano che aveva altri impegni istituzionali impellenti. Eppure i banchieri sanno che Buffagni è una sorta di ufficiale di collegamento fra Di Maio e il mondo delle banche e della finanza. Proprio per questo la sua assenza ha fatto notizia nell’Acri.

Un pentastellato dalla Camera fa notare: “Ci sono votazioni qui, noi siamo presenti in massa, copriamo le assenze di molti leghisti impegnati per le provinciali”, sibila via sms. In effetti oggi si vota in 31 province.

Tutto ok dunque? Mica tanto. Significativo dello stato dei rapporti fra 5 Stelle e banchieri è il tweet mattutino del vicepremier Di Maio. Una sorta di saluto-pernacchia ben poco gradito in sala, all’Acri:

D’altronde, se fosse stato presente, il capo del Movimento avrebbe udito le scudisciate partite all’indirizzo del governo. Guzzetti ha sballottato l’esecutivo su Cdp-Alitalia (“Cdp non può intervenire, non può mettere a rischio il risparmio”), Europa (“adesione euro irreversibile”) e debito (“ridurlo non per Ue ma per future generazioni”) e manovra (“non sacrificare risparmio per debito pubblico”),

Ancora più significativa, politicamente, la difesa della dirigenza del Mef da parte del presidente dell’Acri: “Inaccettabili insinuazioni”, ha stimmatizzato Guzzetti. Insinuazioni di chi? Del Movimento 5 Stelle e di Di Maio, seppure non citati. Oggetto: le manine vere, presunte o oniriche sui testi della manovra con accuse esplicite dei Pentastellati ai vertici del Tesoro e della Ragioneria generale dello Stato. Difesi, invece, dai banchieri.

“Le parole di Guzzetti? Effetto delle norme su banche e assicurazioni presenti nel manovra”, taglia corto un pentastellato. Norme che costeranno a istituti e compagnie circa 5 miliardi di euro.

Ma tra banche e assicurazioni circolano altre preoccupazioni. C’è chi ha letto con preoccupazione quanto ha scritto alcune settimane fa il senatore pentastellato Gianluigi Paragone: per il politico grillino “non ci deve essere il minimo di opacità, e questo riguarda le fondazioni politiche, ma riguarda tutte le fondazioni, le fondazioni bancarie”. Obiettivo? “Mettere un tetto basso alle elargizioni che si fanno a favore della politica, ai contributi, ai finanziamenti, alle donazioni, perché non c’è bisogno di dare tanti soldi alla politica”, ha scritto Paragone, candidato M5s alla presidenza della nuova commissione parlamentare sulle banche (la Lega, pare gradirebbe alla presidenza Roberto Calderoli, non Paragone).