McKinsey: Dirigenti aziendali sempre più diffidenti nei confronti dell’economia globale e locale

Foto del profilo dell'utente Tyler Durden

Scritto da Mike Shedlock via MishTalk,

Il sentimento è in calo per il terzo trimestre consecutivo nel sondaggio McKinsey delle imprese. Le politiche commerciali di Trump al centro di esso.

Secondo l’  istantanea delle condizioni economiche di McKinsey , settembre 2018, il sentiment aziendale è in calo per il terzo trimestre. Le prospettive globali stanno peggiorando a un ritmo più veloce rispetto alle condizioni locali.

Dal momento che considerano le condizioni economiche in patria e nell’economia mondiale, i dirigenti sono più cauti di quanto lo siano stati durante tutto l’anno. Per il terzo trimestre consecutivo, i rispondenti al più recente sondaggio sul sentimento esecutivo di McKinsey condividono valutazioni meno positive sullo stato attuale dell’economia, e anche le loro prospettive per i prossimi mesi sono caute.

Le aspettative per le attività commerciali sono in calo, i rischi legati al commercio sono ancora percepiti come principali minacce alla crescita e, per la prima volta quest’anno, meno della metà prevede che il tasso di crescita economica, sia a livello nazionale che globale, aumenti nei prossimi sei mesi.

Il punto di vista delle economie emergenti è particolarmente negativo. Questi intervistati offrono una valutazione complessiva più negativa dell’economia globale, delle condizioni economiche nei loro paesi e delle prospettive delle loro imprese. In alcuni casi, sono anche più propensi a citare gli Stati Uniti come il paese con le migliori opportunità per le loro imprese, piuttosto che i loro paesi d’origine o le economie vicine.

Economie domestiche

La percentuale di intervistati che afferma che le condizioni nelle loro economie domestiche sono peggiori rispetto a sei mesi fa è quasi uguale alla quota che dice che le condizioni sono migliori. Globalmente, le cose vanno peggio.

Nella loro valutazione dell’economia globale, il 38% di tutti gli intervistati afferma che le condizioni sono peggiorate negli ultimi sei mesi, rispetto al 26% di giugno. Al 31 percento, i miglioramenti del reporting azionario sono ancora più piccoli; è la prima volta da dicembre 2016 che una maggiore percentuale di intervistati afferma che le condizioni economiche globali sono peggiorate di quelle che sono migliorate.

Commercio

Il 36 percento degli intervistati afferma che nell’ultimo anno il livello degli scambi tra i loro paesi d’origine e il resto del mondo è diminuito, rispetto al 22 percento che lo ha dichiarato a giugno. In alcune regioni (Nord America, in particolare), negli ultimi due sondaggi gli intervistati hanno segnalato riduzioni considerevoli nei livelli degli scambi dei loro paesi.

Al contrario, quelli in India e in America Latina sono i più propensi a segnalare un aumento dei livelli commerciali, e sono gli unici due gruppi meno inclini a segnalare un calo in questo sondaggio rispetto a un anno fa.

Calante ottimismo

In prospettiva, gli intervistati riportano anche una prospettiva progressivamente meno positiva sull’economia. Rispetto agli ultimi due sondaggi, quote più piccole prevedono che l’economia globale e le loro economie domestiche saranno migliori in sei mesi rispetto a oggi.

UNICREDIT / IN BULGARIA PER SCARICARE I CREDITI MONNEZZA

 di: PAOLO SPIGA lavocedellevoci.it

 

Colpo grosso in Bulgaria. Unicredit, in vena di liberarsi di tutte le sofferenze che ha ancora in pancia, come tante banche italiane, ha trovato il modo di rifilare un bel “pacco” alla Bulgaria.

A portare a segno l’ingegnosa operazione una società satellite operante a Sofia, Unicredit Bulbank, la quale è riuscita, con non pochi sforzi, a stipulare un accordo con la DCA del gruppo B2Holding. Attraverso questa intesa, viene ceduto “pro soluto un portafoglio di crediti garantiti / chirografari in sofferenza, derivanti da contratti di credito concessi a clienti appartenenti a segmenti privati, piccole e medie imprese”.

Però attenzione, fanno notare alcuni esperti del settore bancario: il portafoglio – secondo gli accordi – “è costituito interamente da prestiti regolati dal diritto bulgaro”.

L’operazione è da 250 milioni di euro e a questo punto bisognerà capire fino a che punto il “diritto bulgaro” possa contare, ad esempio nel recupero di partite super incagliate e che neanche San Gennaro sarebbe in grado di rivitalizzare e smuovere di un centesimo.

Ma il numero uno di Unicredit, Jean Pierre Mustier, ha la “capa tosta” e deciso che tutta la spazzatura va fatta sparire, costi quel che costi. Un’operazione davvero certosina: perchè la ‘monnezza’ è stipata  in ogni sportello, in tutti i cassetti, nelle più accorsate scrivanie. E far pulizia ‘quasi’ totale è impresa titanica, dopo i tanti anni di vacche grasse per chi bussava a prestiti che più allegri non si può.

Sono un rossobruno

comedonchisciotte.org 1.10.18

DI FRANZ ALTOMARE

facebook.com

La premessa scontata è che il rossobrunismo è una bufala inventata dalla sinistra globalista e genuflessa al capitale finanziario, quella millantata sinistra che ha svenduto le ragioni dei lavoratori e dei ceti produttivi agli interessi dell’estremismo capitalista e della finanza speculativa, quella sinistra che ha colpevolmente confuso e incentivato a confondere l’inter-nazionalismo dei lavoratori con il cosmopolitismo del capitale, quella stessa sinistra incidentata e sinistrata che ha barattato i diritti reali delle persone con i diritti civili degli individui, la sinistra che oggi, con un pizzico di spudoratezza, manifesta contro un un governo certamente discutibile e contraddittorio anche se oggettivamente in discontinuità con i governi che lo hanno preceduto del corso della cosiddetta Seconda Repubblica.

Ma codesta “sinistra” è dimentica di aver bollato come plebee e cialtrone le istanze legittime di ceti popolari che invocavano semplicemente lavoro e giustizia sociale, mentre i carrieristi a tinte rosse, pasdaran del pareggio di bilancio, accumulavano patrimoni e posizioni di privilegio, e, in ossequio agli ordini del capitale, condannavano alla miseria e alla nullità esistenziale intere generazioni.

Ma andiamo al dunque, e al mio polemico riconoscermi nella definizione di revisionista rossobruno.

Sono ROSSOBRUNO perché lo fu Che Guevara, quando nel discorso all’Assemblea Generale dell’ONU dell’11 dicembre 1964 pronunciò il famoso motto “Patria o muerte!”.
Pochi sinistroidi sono a conoscenza del fatto che la Rivoluzione Cubana (oggetto della mia tesi di laurea) fu innanzitutto una rivoluzione nazionale, patriottica e anti-imperialista, pur riconoscendo il contributo de Partito Comunista Cubano, e che Fidel Castro diventò comunista successivamente alla presa del potere.

Sono ROSSOBRUNO perché l’AUTODETERMINAZIONE dei POPOLI, ovvero il diritto di un popolo a decidere del proprio destino nella propria terra, è la premessa della Sovranità Popolare, a sua volta premessa per lo sviluppo di una prospettiva di una società socialista, di libertà ed uguaglianza sociale.

Sono ROSSOBRUNO perché sono un populista, e affermo il populismo come una opzione, alternativa ad altre populiste, unica per la costruzione del politico verso il Socialismo.

Populista fu Che Guevara quando scrisse “La caduta di Peron mi tocca molto. […] Con lui l’Argentina svolgeva, per noi che localizziamo il nemico a nord, il ruolo di paladino del nostro pensiero.”
Populisti sono stati Chàvez, Evo Morales, Lula da Silva, ed io mi dichiaro populista insieme a loro.

Sono talmente ROSSOBRUNO da considerare la Costituzione Italiana del 1948 come il documento politico più evolutivo e ideologicamente pregnante di tutto il Novecento italiano, faro luminoso a indicare la rotta verso la democrazia e il socialismo, mentre i sinistri italiani agli ordini della finanza di JP Morgan hanno provato a rottamarla.

Sono ROSSOBRUNO come lo fu Pier Paolo Pasolini, quando la sua geniale e profetica diffidenza gli fecero prendere le distanze dai sessantottini figli di papà schierandosi con i poliziotti proletari;
anni dopo i ribelli dell’illimitatezza del desiderio diventarono classe dirigente nella sinistra e nel Paese, contro il Paese e gli interessi nazionali e popolari e a difesa del capitale globalizzato.

Sono e resterò Rossobruno fin quando gli imbecilli in pantofole, al riparo dei loro privilegi, non comprenderanno le ragioni di una richiesta di giustizia sociale e di riscossa nazionale che passa attraverso la definitiva sepoltura, nel nome del socialismo e della democrazia, della sinistra che ha tradito e della oligarchia finanziaria a cui essa è asservita.

 

Franz Altomare

Fonte: http://www.facebook.com/

Link https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=2152964628357358&id=100009315255266

30.9.18

LA CALATA DEI BARBARESCHI – “SONO IL COPPI DEL LOBBYING. HO EVITATO L’OMICIDIO DELL’ELISEO”. COSÌ LUIGI TIVELLI SI COMPIACEVA CON IL SUOCERO DELL’ATTORE ANDREA MONORCHIO (EX RAGIONIERE DELLO STATO) – ECCO COME I DUE SONO RIUSCITI A FAR SBLOCCARE DAL PARLAMENTO 8 MILIONI PER IL TEATRO DIRETTO DALL’EX DEPUTATO, CHE IN CAMBIO AVEVA PROMESSO 70MILA EURO A TIVELLI

dagospia.com 1.10.18

Estratto dell’articolo di Giuseppe Scarpa per “la Repubblica – Roma”

luca barbareschi ed elena monorchioLUCA BARBARESCHI ED ELENA MONORCHIO

« Io sono il Coppi del lobbying » . È felice Luigi Tivelli e si paragona al campione del ciclismo. Si compiace con Andrea Monorchio economista ex ragioniere generale dello Stato e soprattutto, ai fini di questa vicenda, suocero di Luca Barbareschi.

I tre sono tutti indagati per traffico di influenze illecite per il finanziamento che sono riusciti ad incassare, dal Parlamento, a favore del teatro Eliseo. Tivelli è il più contento, è lui il regista dell’ operazione: è riuscito a sbloccare otto milioni di euro da destinare, in due anni, a favore del teatro di cui è direttore Barbareschi grazie a un emendamento nella manovra finanziaria correttiva del 2017.

« Ho evitato l’ omicidio dell’ Eliseo » , ribadisce compiaciuto. Naturalmente niente si fa gratis e Barbareschi, in cambio, gli promette 70 mila euro. È una storia che va in scena tra aprile e maggio del 2017.

andrea monorchioANDREA MONORCHIO

Tivelli ” gioca” di sponda con Monorchio, riuscendo così a condizionare alti dirigenti dello Stato e cercando di esercitare pressione su politici e ministri. È questo il quadro che emerge dall’ informativa finale dei carabinieri di via In Selci coordinati dal pm Giuseppe Cascini.

« Tivelli riferisce che, per ottenere l’ emendamento tanto agognato dal Barbareschi, ha dovuto contattare i funzionari del Mef, Antonio Malaschini, Francesca Quadri, Giampaolo D’ Andrea » . L’ obiettivo a cui mirano però i tre è l’ allora ministro dell’ Economia Pier Carlo Padoan. Da quanto emerge restio a incontrarli.

LUIGI TIVELLILUIGI TIVELLI

(…)

La politica, soprattutto quella che conta, pare essere contraria a questa manovra. Eppure, nonostante l’ allora presidente del consiglio Paolo Gentiloni, non fosse d’ accordo ad elargire il finanziamento a favore dell’ Eliseo, i tre riescono comunque ad evitare l’ ostacolo e ad incassare ciò che vogliono.

(…)

« Barbareschi – annotano i militari – si mostra stupito della contrarietà di Gentiloni » . E ancora: « Tivelli evidenzia la necessità di esercitare pressione su Maria Elena Boschi ( anche lei contraria all’ operazione, ndr)».

LUCA BARBARESCHILUCA BARBARESCHI

La manovra di pressing continua: « Monorchio chiama Tivelli il quale riferisce di essere stato la mattina di ieri con Barbareschi alla Camera da Flavia Nardelli e da Boccia (deputati dem, ndr), il presidente della Commissione Bilancio e aggiunge di aver visto Tonino Malaschino che è quello che segue il provvedimento per conto del Mef».

Alla fine il finanziamento va in porto e il lobbista pretende di essere pagato perché «non ho mai lavorato così tanto » , dice a Monorchio. (…) Per i carabinieri, così come per la procura, ci sono pochi dubbi: « Le sopra illustrate conversazioni telefoniche attestano che Monorchio, attraverso il suo amico Tivelli e la capacità di influenzare alcuni dirigenti ministeriali, riesce ad ottenere un finanziamento per il teatro Eliseo».

La Lagarde dell’IMF mette in guardia “Le nuvole sull’orizzonte si sono materializzate”, la crescita globale rallenta

Foto del profilo dell'utente Tyler Durden

L’amministratore delegato della FISM Christine Lagarde ha appena rubato la marmellata di consenso dalla ciambella di ripresa globale, avvertendo durante un discorso a Washington che le guerre commerciali e il credito più stretto attenuano le prospettive economiche, segnalando che le sue previsioni per una crescita del 3,9% potrebbero essere esagerate.

Il fondo aggiornerà il suo World Economic Outlook il 9 ottobre in vista dell’apertura della sua riunione annuale a Bali, in Indonesia.

“Sei mesi fa, ho indicato nubi di rischio all’orizzonte” , ha detto Lagarde, secondo le sue osservazioni preparate.

“Oggi alcuni di questi rischi hanno cominciato a materializzarsi.”

Uno sguardo al crollo dei dati economici globali ed è forse più che ovvio che il consenso ha bisogno di qualche aggiustamento … Mentre Lagarde ha riconosciuto che l’espansione globale è ancora la più veloce in sette anni, i dati recenti suggeriscono un raffreddamento.

Come riporta Bloomberg, Lagarde ha detto che la retorica protezionistica si sta trasformando in “barriere commerciali reali”, diffondendo l’incertezza tra imprese e consumatori. Un rafforzamento del dollaro USA e l’inasprimento delle condizioni finanziarie hanno aumentato le sfide per molti mercati emergenti, ha affermato.

Specificamente, Lagarde ha invitato i paesi a risolvere le loro dispute commerciali, avvertendo che la frattura delle catene di approvvigionamento corporativo potrebbe avere effetti “devastanti”.

“La storia dimostra che, mentre si è tentati di navigare da soli, i paesi devono resistere al richiamo della sirena dell’autosufficienza – perché come ci dicono le leggende greche, questo porta al naufragio”, ha detto, senza nominare paesi che stanno mettendo su nuovi barriere.

Inoltre, Lagarde ha avvertito le nazioni di evitare “turbolenze fiscali e finanziarie”. Ha detto che il debito pubblico e privato globale ha raggiunto i record di 182 trilioni di dollari, quasi il 60% rispetto al 2007. I mercati emergenti e in via di sviluppo vengono pizzicati mentre le banche centrali aumentano i tassi di interesse nelle economie avanzate, ha detto.

“Questo processo potrebbe diventare ancora più difficile se dovesse accelerare improvvisamente”, ha detto.

“Potrebbe portare a correzioni del mercato, forti movimenti dei tassi di cambio e ulteriore indebolimento dei flussi di capitale”.

E infine, in quello che sembra essere uno scavo al presidente Trump, Lagarde ha esortato i leader mondiali a ricostruire la fiducia nelle istituzioni e nei politici …

“In troppi casi, i lavoratori e le famiglie sono ora convinti che il sistema è in qualche modo truccato, che le probabilità si accumulano contro di loro”, ha detto.

Ironia della sorte, ha esortato questa ricostruzione della fiducia osservando che dal 1980 l’ultimo per cento dei percettori di reddito ha catturato il doppio dei guadagni dalla crescita rispetto al 50 per cento in meno .. ma dovremmo tutti fidarci di loro ora …?

Azioni italiane, obbligazioni, euro in calo dopo che l’Europa afferma che il budget “quasi certamente viola le regole”

Foto del profilo dell'utente Tyler Durden

Dopo aver registrato forti guadagni nelle contrattazioni iniziali, il rally delle azioni italiane è calato bruscamente, con l’indice FTSEMIB sceso dello 0,6% dopo il rally dell’1,8% e le obbligazioni italiane sono scese ai minimi della sessione dopo che la proposta italiana per un deficit di bilancio del 2,4% ha visto una gelida ricezione ai ministri delle finanze europei riuniti a Lussemburgo.

Il ministro delle finanze italiano, la cui proposta per un disavanzo dell’1,6% è stata appoggiata dalla coalizione di governo la scorsa settimana, che invece ha concordato un numero del 2,4%, Giovanni Tria è stato accolto con scarso entusiasmo dai suoi omologhi secondo Bloomberg; Il francese Bruno Le Maire ha affermato che le restrizioni di bilancio dell’Unione europea devono essere rispettate da tutti, mentre il Commissario europeo per gli affari economici e finanziari Pierre Moscovici ha affermato che il bilancio italiano rappresenta una deviazione “molto, molto significativa” rispetto alle precedenti proiezioni e ha quasi certamente violato le regole .

L’ultima dichiarazione ha fatto eco a un precedente rapporto della stampa italiana secondo cui l’ Europa era destinata a respingere la proposta di deficit italiano, gettando il processo di bilancio in un limbo e potenzialmente portando a un’altra crisi – e / o politica -.

Forse in risposta all’ultimo snobbato, Bloomberg ha riferito che Tria avrebbe interrotto la sua partecipazione all’Eurogruppo per tornare a Roma lunedì sera per finalizzare lo schema del bilancio del governo per il 2019, che ha finora rilasciato solo l’obiettivo del deficit. “Cercherò di spiegare cosa sta succedendo e come è stato formulato il piano di budget”, ha detto Tria mentre si reca all’incontro.I ministri possono rimanere “calmi” sul bilancio dell’Italia mentre il governo si impegna a ridurre il carico del debito nel 2019, Ha aggiunto.

Dopo che la dichiarazione di Moscovici ha toccato i fili, le vendite sono riprese nelle obbligazioni italiane con l’appiattimento della curva guidato dalle perdite di front-end, mentre l’avversione al rischio aumenta con i guadagni di parto del FTSE MIB. I futures del BTP hanno rotto i precedenti minimi a 122,80 con una forte ripresa dei volumi con il 3% dei volumi giornalieri scambiati sul calo. Il rendimento di 5 anni è sceso sopra il massimo di venerdì al 2,40%, seguito da un rendimento di 2 anni superiore all’1,24%, mentre il rendimento delle obbligazioni a 10 anni è salito di 11 punti base al 3,26% dopo le 16:00 a Roma, raggiungendo massimi di sessione. Lo spread sui bund tedeschi ha raggiunto i 280 punti base.

Indicando che le relazioni tra l’Italia e l’Europa sono destinate a peggiorare, il vicepresidente italiano Di Maio ha dichiarato che l’Unione europea Moscovici ha parlato contro il piano di bilancio dell’Italia per “turbare i mercati”, aggiungendo che non c’è motivo di mettere in discussione il deficit di bilancio del 2,4%.

Ha anche detto che il governo “non sacrificherà mai i lavoratori sull’altare della diffusione e delle pazze regole che ci sono state imposte”, durante una conferenza con i giornalisti a margine di una conferenza a Roma. ” Questo governo non macella la gente, la musica è cambiata “.

Inutile dire che, in Europa, non sono d’accordo, con il francese Le Maire che dice “Voglio solo essere molto chiaro, che ci sono delle regole e le regole sono le stesse per tutti gli stati.I nostri futures sono collegati.Tutti i futures della zona euro sono legato.”

Gli altri si sono rapidamente accatastati: Moscovici è raddoppiato, dicendo che gli obiettivi annunciati dalle autorità italiane sembrano non essere “compatibili” con i requisiti dell’UE. “Non è nell’interesse di nessuno avere una crisi in Italia, con l’Italia, sui mercati o tra l’Italia e la Commissione europea “, ha detto Moscovici.” Manteniamo i nostri nervi. “

Il ministro delle Finanze olandese Wopke Hoekstra ha fatto eco alla preoccupazione generale: ” I segnali che abbiamo ottenuto finora non sono molto rassicuranti, allo stesso tempo molti dettagli non sono ancora chiari”, ha detto. Anche se l’Italia non fa parte dell’agenda dell’Eurogruppo “puoi stare tranquillo che questo sarà un argomento nella mente di tutti”, ha aggiunto.

Riassumendo: chiunque abbia pensato che l’Europa avrebbe salutato il bilancio dell’Italia con un sorriso e un sorriso sarà delusa perché ora sembra che Bruxelles prenderà personalmente il processo, se non altro per insegnare ai leader italiani populisti, appena arrivati, chi è il capo.

Il risultato: le banche italiane stanno nuovamente crollando mentre l’UE spera di insegnare all’Italia una lezione …

… Anche se il processo funziona in entrambe le direzioni, e l’Euro si è anch’esso abbassato a 3 settimane di minimi mentre i sussurri della ridenominazione emergono ancora una volta.

Tria all’Eurogruppo freddato da coppia francese Le Maire-Moscovici. E lo spread si impenna

La carrellata di rimproveri riporta immediatamente la tensione sui mercati finanziari nel tardo pomeriggio: lo spread torna a impennarsi, con un rialzo di quasi 5 punti percentuali, riavvicinandosi a quota …
La prima post-Def di Giovanni Tria all’Eurogruppo sembra vedere l’Ue sul piede di guerra: boom di critiche e di alert da Bruxelles, con il ministro dell’economia francese Bruno Le Maire che ricorda a Roma che le regole sono uguali per tutti (nonostante Parigi, come è stato reso noto giorni fa, abbia deciso di far salire il proprio deficit l’anno prossimo fino al 2,8% del Pil, dunque oltre il 2,4% che il governo Conte ha stabilito per l’Italia).
Così Le Maire: “Ci sono regole e sono uguali per tutti perché i nostri futuri” (intesi come futuro dell’Eurozona) sono legati”. E, dunque, “noi riduciamo il debito, rispettiamo le regole e stiamo sotto il 3% non per soddisfare la Commissione Ue ma perché crediamo che ridurre la spesa pubblica, introdurre riforme sia una cosa positiva per i francesi”

Anche Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione europea, non risparmia l’attenti al governo Conte:  “Aspettiamo la bozza di legge di stabilità” ma “a  prima vista” i piani di bilancio italiani “non sembrano compatibili con le regole del Patto”.

Il collega di Le Maire, poi, l’onnipresente Pierre Moscovici, sempre pronto a rimbrottare Roma, rigira il coltello nella piaga:

“Per il momento quello che so è che il deficit del 2,4%, non solo per l’anno prossimo ma per tre anni, rappresenta una deviazione molto, molto significativa rispetto agli impegni presi” .

Le rassicurazioni del ministro Tria alla riunione dell’Eurogruppo non sortiscono gli effetti sperati. Tria invita i partner europei a stare “tranquilli”, ribadendo che “il debito/pil scenderà” nel 2019.

Ma la carrellata di rimproveri ha la meglio, riportando immediatamente la tensione sui mercati finanziari nel tardo pomeriggio: lo spread si impenna di oltre 5 punti percentuali superando quota 280 punti base, a fronte di rendimenti dei BTP decennali che schizzano anch’essi, volando al massimo del 3,36%.

E circolano anche alcuni rumor secondo cui Tria potrebbe decidere – o avrebbe già deciso – di non partecipare alla riunione dell’Ecofin. Brutto segnale per i rapporti tra l’Italia e l’Unione europea, e soprattutto un brutto segnale per Roma, che torna alla fine anche oggi nel mirino della finanza.

I pompieri incendiari dei mercati: le perniciose profezie autoavveranti

 scenarieconomici.it 1.10.18

I pompieri incendiari dei mercati: le perniciose profezie autoavveranti

Chi legge la stampa internazionale può constatare come i commenti sulla manovra italiana e più in generale sulla nostra situazione siano classificabili grosso modo in due categorie.

Quella degli osservatori economici anglosassoni con il Wall Street Journal in testa giudica in maniera pragmatica l’azione del governo e relativizza la manovra del 2,4% di deficit: finché l’Italia resta in euro-zona, e non c’è motivo per prevederne l’uscita, il debito italiano resterà sostenibile e i BTP un’ottima occasione di spuntare buoni rendimenti.

La seconda categoria, rappresentata da commentatori italiani che scrivono in inglese nonché da qualche economista tedesco ultrà ordo-liberista, prevede sfracelli e scenari di volta in volta argentini, venezuelani, greci e via gufando. Tracciare la storia personale e i moventi dei commentatori italiani è piuttosto facile come vedremo.

Un ottimo esempio dei danni prodotti dall’opera dei secondi lo avemmo nel maggio scorso, quando la fake news “made in PD” del nostro Piano B come “programma di governo” e “piano segreto di uscita dall’euro” provocò un’ondata speculativa sui nostri titoli di Stato con aumento di spread e spesa per interessi. L’azione di disinformazione, un po’ cialtronesca ma martellante, aveva obiettivi politici precisi e fece danni collaterali importanti, con aggravio della nostra spesa per interessi di qualche miliardo.

Il Sole24Ore ha ben descritto gli eventi citati:

“È stato il caso (…) del balzo dei rendimenti sui BTp lo scorso maggio, quando filtrò la bozza del contratto di governo in cui era ventilato un possibile piano B di uscita dalla moneta unica”

È quanto in sociologia si definisce profezia autoavverante:

“In sociologia una profezia che si autoadempie, o che si autoavvera, o che si autodetermina, o che si autorealizza, è una previsione che si realizza per il solo fatto di essere stata espressa. Predizione ed evento sono in un rapporto circolare, secondo il quale la predizione genera l’evento e l’evento verifica la predizione. Ad esempio nel mercato finanziario, ad una convinzione diffusa dell’imminente crollo di un’azienda, gli investitori possono perdere fiducia e mettere in atto una serie di reazioni che possono causare proprio il crollo della stessa.”

Negli ultimi giorni abbiamo letto una serie impressionante di aspiranti profezie autoavveranti ad opera di commentatori italiani che scrivono in lingua inglese: il messaggio che vogliono veicolare non è destinato tanto al pubblico italiano quanto a quegli stessi mercati che devono decidere se comprare il nostro debito. Non sono opinioni ma consigli per gli acquisti. Se il WSJ consiglia di comprare BTP infatti costoro sparano a palle incatenate contro il governo, magari con contraddizioni palesi: i classici due pesi e due misure.

Prendiamo un rispettabile commentatore che scrive sia per Repubblica che per Bloomberg. Nella sezione delle opinioni di Bloomberg è apparso un suo commento dal titolo “Italy’s Extraordinary Act of Self-Harm – The great escape from Italian assets is bound to get worse”. Quale meraviglioso esempio di tentativo di self-fulfilling prophecy: Lo straordinario atto di autolesionismo dell’Italia – La grande fuga dai titoli italiani è destinata a peggiorare. Se foste un pensionato norvegese cosa fareste dei vostri BTP?

Per ironia del fato il pezzo precedente su Bloomberg del medesimo commentatore era “Emmanuel Macron’s Revolution Is a Long Time Coming – France’s 2019 budget goes in the right direction, but too slowly. The left-behind need more attention as well”, dove elogia come “rivoluzionaria” la manovra in deficit di Emmanuel Macron che “va nella giusta direzione” lamentando solo che “è troppo lenta” e “non fa ancora abbastanza per le classi più sfavorite

Quindi la manovra in deficit di Macron va bene, quella italiana che fa di più per le classi svantaggiate no, anzi è autolesionista e provocherà la fuga di capitali. Dov’è la logica?

Ancora poco rispetto a un pezzo su politico.eu del direttore del’Istituto Bruno Leoni: Italy’s not the new Greece. It’s the new Argentina. L’Italia sarebbe la nuova Argentina? Un’occhiata ai fondamentali rispettivi lascia capire che l’enormità del paragone cela probabilmente un’altra profezia autoavverante.

E di esempi simili potete trovarne parecchi: commentatori italiani che sparano a zero sull’Italia in lingua inglese evocando fughe di capitali, spread alle stelle, irresponsabili spendaccioni al governo che cercano la lite con Bruxelles, incuranti dei mercati e del futuro degli italiani. E soprattutto che se ne fottono dei pensionati norvegesi.

Quali conclusioni trarre ricorrendo al sempre utile cui prodest? A nostro parere è in atto una strategia del “tanto peggio tanto meglio” che muove da agende diverse. Si cerca da un lato di scatenare la speculazione per abbattere il governo populista e dare agli italiani una lezione definitiva su chi comanda. Dall’altro si mira a stroncare la maggioranza sovranista e resuscitare per vie traverse politici e partiti sonoramente sconfitti dal voto democratico. In entrambi i casi si scherza col fuoco della speculazione per servire interessi di parte: sono i proverbiali pompieri incendiari che stanno occupando la scena, e quanto preparano non porterà nulla di buono alla Nazione italiana e ai suoi cittadini.

Qualunque sia l’agenda di costoro sarebbe opportuno che considerassero gli effetti nefasti dei loro scritti e usassero un po’ di buonsenso ed equilibrio nel commentare una manovra con un deficit inferiore a quello degli ultimi 10 anni come mostra il grafico, nell’interesse della nostra Nazione, delle sue industrie, dei lavoratori e dei giovani che vorrebbero un futuro qui e non in un altro paese.

Tale padre, tale figlio? Esattamente il contrario

 di: Luciano Scateni lavocedellevoci.it

Blackrock, le scommesse lunghe e corte sulle banche italiane

Elena Dal Maso milanofinanza.it 1.10.18

Carlo Messina

Blackrock, il colosso americano degli investimenti, con un patrimonio in gestione di 6,3 miliardi di dollari, ha espresso la sua preferenza per le banche italiane attraverso posizioni long e short. Il gruppo Usa è infatti salito in Intesa Sanpaolo  al 5,08% attraverso una serie di fondi comuni che hanno acquistato titoli della banca da diverse parti del mondo, dal Giappone al Canada, per conto dei propri clienti. E’ quanto si rileva dagli aggiornamenti Consob. Alla voce, invece, posizioni nette corte emerge che il gruppo guidato da Larry Fink sta vendendo le banche italiane di medie dimensioni con posizioni short a partire dalla fine di agosto e ancora in vigore.

Se si pensa al sell-off sui titoli bancari di venerdì scorso e alla forte volatilità sul settore finanziario a settembre, emerge che Blackrock ha in parte vinto la sua scommessa. Durante il forum organizzato da Bloomberg a Milano sul futuro delle banche europee era emerso che i vincitori di questa battaglia globale a colpi di tassi rasoterra e crediti deteriorati da smaltire sono o i grandi gruppi che riescono a ricavare margini dalle enormi masse accumulate, oppure quelli piccoli e agili nati di recente con poco personale e molto avanzati dal punto di vista tecnologico. Le realtà di media dimensione, invece, se non accelerano il ritmo di smaltimento degli Npl e non corrono per aggiornare i sistemi dal punto di vista tecnologico, rischiano di rimanere schiacciati.

Ad oggi il gruppo americano ha posizioni nette corte (short) su Banco Bpm  per lo 0,89%, aperta il 18 settembre scorso. Rappresenta il secondo peso più importante dopo quello del fondo di Marshall Wace LLP (3,01%) sempre sul gruppo bancario lombardo. A seguire Pdt Partners con lo 0,78%, Lansdowne Partners con lo 0,61% e Old Mutual Global con lo 0,57%.

Blackrock è poi in posizione short su Bper Banca  per lo 0,69% (dal 25 settembre scorso) a pari quota (0,69%) con Pdt Partners, mentre la prima posizione di vendita allo scoperto appartiene a Discovery Capital Management (1,64%). In ultima posizione, Portsea Asset Management con lo 0,64%. Il gruppo di Larry Fink ha poi sempre una quota dello 0,69% in short su Ubi Banca  (dal 30 agosto 2018) che segue l’1,12% di Marshall Wace Lpp e l’1,03% di Discovery Capital Management. Oceanwood Capital detiene, invece, lo 0,6% di posizione netta corta su Ubi.

Nel frattempo, BlackRock ha lanciato tre fondi azionari a gestione attiva e un Etf sui megatrends globali, che corrispondono a cambiamenti economici, sociali, tecnologici e demografici con un impatto sulla vita quotidiana delle persone e destinati a diventare sempre più rilevanti nei prossimi decenni. I tre nuovi fondi azionari a gestione attiva sono BGF Future of Transport, gestito da Alastair Bishop, Charles Lilford e Hannah Gray; BGF Next Generation Technology, gestito da Tony Kim e BGF FinTech, gestito da Vasco Moreno.

Il nuovo Ets Ucits iShares Digital Security si unisce a una famiglia di nove Etf tematici, che complessivamente gestiscono 4,4 miliardi dollari di asset. Il fondo fa riferimento all’indice Stoxx Global Digital Security, composto da società provenienti dai paesi sviluppati ed emergenti che hanno significativi ritorni perché investono in settori specifici associati, per esempio, alla sicurezza digitale. E’ l’ambito dell’internet delle cose, per esempio o delle soluzioni di sicurezza digitale.

Perché mr. Spread non si è ubriacato

 startmag.it 1.10.18

Il taccuino di Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte Sim, su Borse e spread

GLI EVENTI

USA-CANADA: accordo preliminare raggiunto last minute (il termine scadeva proprio ieri) per arrivare a formalizzare entro fine novembre l’accordo finale congiunto anche con il Messico, superando il precedente

NAFTA. Il nuovo accordo si chiamerà USMCA (US-Mexico-Canada Agreement) e coprirà una regione con interscambio pari a circa 1000Mld$ annui. L’accordo andrà comunque approvato dai parlamenti dei tre paesi. Nel caso degli USA è improbabile che il voto al Congresso si tenga prima del prossimo anno.

CINA: settimana intera di festività per celebrare l’anniversario della fondazione della Repubblica (1 ottobre 1949). Durante il fine settimana gli indici anticipatori (PMI) relativi sia al comparto manifatturiero sia a quello non manifatturiero per il mese di settembre, sono risultati inferiori alle aspettative, aumentando le attese di un possibile programma di supporto ai consumi come preannunciato dal premier Li.

COMMENTI&SPUNTI OPERATIVI

SPREAD: la dinamica dell’allargamento dello scorso venerdì fa affiorare come, dietro le tensioni emerse dopo l’annuncio del target di deficit/PIL 2019 al 2,4% (con Pil ipotizzato in crescita dell’1,6%, in base a quanto dichiarato da Tria), sembra prefigurare la possibilità che almeno per ora gli operatori stiano lasciando aperta la predisposizione per un rientro a breve delle tensioni. Due fattori in questa direzione relativi all’andamento dei mercati dello scorso venerdì: Spread 2-10 anni Btp rimasto sopra i 200pb, segnale di assenza di pressioni forti sul comparto a breve, termometro più profondo dell’effettivo livello di tensioni.

VOLUMI: molto elevati e ben distribuiti tra breve e lungo termine. In particolare, i volumi sul Btp future relativo a titoli con scadenza breve è risultato pari a circa il 70% di quelli sul contratto lungo. Anche questo segnale di un livello di tensioni non altissimo.

REAZIONE DI ANALISTI E COMMENTATORI: durante il fine settimana alcuni analisti/commentatori si sono schierati verso l’ipotesi di recupero a breve dei Btp. Tra questi ad esempio figura il Wall Street Journal

In sintesi: vi è la possibilità di un rientro delle tensioni nel corso delle prime due settimane di ottobre, ossia quelle che precedono la presentazione ufficiale alla Commissione europea dei dettagli che verranno utilizzati per costruire il disegno di legge di bilancio che entro il 20 ottobre dovrà essere presentato al parlamento, aprendo così il cosiddetto ciclo di bilancio. Gli operatori, dopo aver prezzato il prima citato 2,4%, ora sono in attesa di verificare come evolverà il confronto con la Commissione europea e se vi sarà qualche modifica dei dettagli della composizione dell’obiettivo di deficit, ad ora ancora non noti da un punto di vista numerico. Durante questa fase di attesa (pari cioè alle prime due settimane di ottobre) vi potrebbe essere un rientro dell’allargamento dello spread.

EURUSD: l’euro sta provando a posizionarsi sotto quota 1,15. L’euro è spinto al ribasso da un lato dalle rinnovate tensioni sullo spread, e dall’altro anche dal fatto che questa settimana sono chiusi i mercati cinesi. Nelle ultime giornate infatti le autorità cinesi hanno provato a contenere il deprezzamento dello yuan, risultando pertanto verosimilmente nette venditrici di dollari. L’assenza di questo flusso di vendita di dollari dal lato cinese, in settimana potrebbe spingere l’euro in area 1,15.

Barcolana Sempre Più Insieme A Generali

 

Generali, compagnia triestina di assicurazioni, storicamente legata alla regata Barcolana, sigla un protocollo di intesa per rafforzare la partnership con la regata più affollata al mondo. In ambito di una attenta strategia di crescita e di internazionalizzazione volta all’incremento dei ricavi dell’evento e della brand awareness, Barcolana porta a casa il rinnovo con Generali. Saranno attivate numerose iniziative volte alla creazione di un legame sinergico sempre più consolidato.
Infatti la Società Velica di Barcola e Grignano e Assicurazioni Generali hanno sottoscritto un accordo per consolidare la partnership quarantennale. Per il prossimo triennio, Generali sarà presenting sponsoraccompagnando Barcolana nello sviluppo internazionale. L’annuncio è stato dato nei giorni scorsi, a Trieste, dal presidente di Barcolana, Mitja Gialuz, insieme al presidente di Assicurazioni Generali, Gabriele Galateri di Genola, nel corso della conferenza stampa alla vigilia della cinquantesima edizione della regata più grande del mondo in programma a Trieste il 14 ottobre, preceduta da 400 eventi collegati che si svolgono a partire dal 5 ottobre. Generali, con questo accordo, potenzia il suo appoggio alla manifestazione attraverso attività come l’internazionalizzazione, già avviata nell’ultimo biennio, la promozione del legame con il territorio, dello sport, della cultura e della solidarietà. La Compagnia sarà al fianco di Barcolana lungo tutte le attività annuali, supportando la manifestazione nello sviluppo e consolidamento dei progetti che hanno permesso, a partire dal 2015, la grande crescita evidenziata dalla manifestazione.

Per la Società Velica di Barcola e Grignano – ha affermato il presidente di Barcolana, Mitja Gialuz – è un momento strategico: alla vigilia della cinquantesima edizione che oggi presentiamo assieme al Main Sponsor Generali siamo in grado già di guardare avanti, sapendo che potremo contare sul supporto crescente di Generali nelle prossime tre edizioni e in una sponsorizzazione che permetterà a Barcolana di sviluppare nuovi progetti: promozione del territorio, creazione di valore per Trieste e il Friuli Venezia Giulia, sviluppo e salvaguardia di temi fondamentali, quali la cultura del mare, lo sport praticato a tutti i livelli, il volontariato e l’impegno dei cittadini nella costruzione di un evento che è patrimonio di tutti”.

Generali è orgogliosa di supportare la crescita di Barcolana in Italia e nel mondo – ha affermato il presidente di Assicurazioni Generali Gabriele Galateri di Genola – crediamo in questa manifestazione e nelle sue potenzialità di crescita, a favore del territorio, della comunità, dello sport. Per questo, come player globale presente in 50 Paesi, desideriamo contribuire ad aprirla ancora di più al mondo, portando la nostra esperienza, i nostri progetti, la nostra capacità imprenditoriale”.

Nel corso della conferenza stampa Barcolana ha presentato come da tradizione il calendario eventi dell’edizione 2018, che conta oltre quattrocento manifestazioni – quasi tutte a ingresso gratuito – organizzate in partnership con le istituzioni locali, gli sponsor e oltre cento associazioni che nei mesi scorsi hanno messo in comune con Barcolana le proprie iniziative dedicate al mare.
Sarà “C’ero anch’io” il filo conduttore della cinquantesima edizione della regata: “festeggiare i 50 anni della Barcolana – ha commentato Gialuz – significa prima di tutto festeggiare gli oltre centomila velisti che hanno partecipato alla regata nel corso della sua lunga storia: con “C’ero anch’io” vogliamo focalizzare l’attenzione su tutti i nostri protagonisti, tutti i velisti che, almeno una volta hanno partecipato alla regata”.

Su tutto questo complimenti ai manager di Barcolana che hanno trasformato l’evento in una vera e propria azienda che raccoglie adesioni oramai da ogni parte del mondo e quindi fornisce l’opportunità ad ogni azienda di avere visibilità internazionale. Non è scontato trovare persone motivate e illuminate negli yacht club che hanno interesse oltre il proprio volontariato, di far crescere in questo modo una manifestazione. La nautica italiana in questo contesto potrebbe veicolare i propri prodotti proprio per incentivare la propria internazionalizzazione, soprattutto per quegli operatori che appartengono alla categoria di piccole e medie imprese.

E’ fatta, Banca sviluppo Tuscia nella Popolare del Lazio

tusciaweb.eu  1.10.18

Approvata l’integrazione – L’istituto viterbese verrà rilanciato con aumenti di capitale di oltre 25 milioni di euro nei prossimi cinque anni – Il vicepresidente Francesco Bastianelli: “Un’occasione di crescita”

Viterbo - Banca Sviluppo Tuscia

Viterbo – È fatta. Banca Sviluppo Tuscia è nella Popolare del Lazio.

I due istituti di credito definiscono un “successo l’adesione all’operazione per l’integrazione di Banca Sviluppo Tuscia nel gruppo Popolare del Lazio”. E ieri l’assemblea dei soci ha approvato l’integrazione. L’istituto di credito viterbese è, di fatto, nel gruppo Popolare del Lazio che ha il controllo di Sviluppo Tuscia e che nei prossimi cinque anni la rilancerà con aumenti di capitale di oltre venticinque milioni di euro.

“All’offerta di scambio – fanno sapere i due istituti – hanno aderito 518 azionisti (su 800, ndr) di Banca Sviluppo Tuscia, portatori di 10mila 83 azioni, con un’adesione del 67,31% delle azioni in circolazione. È stata così superata la percentuale del 66,7% del capitale sociale, soglia che, come rappresentato nell’offerta vincolante, determina un corrispettivo per i soci Banca Sviluppo Tuscia aderenti di dodici azioni della Banca Popolare del Lazio”.

In pratica, Banca Popolare del Lazio è titolare di più del 67% di Banca Sviluppo Tuscia. L’offerta infatti prevedeva “l’impegno di Banca Popolare Lazio ad acquistare un pacchetto azionario composto da almeno 7mila 491 azioni, che corrisponde al 51% del capitale sociale di Banca Tuscia, e in ogni caso non superiore a 10mila 487 azioni, che corrisponde al 70% del capitale sociale di Banca Tuscia”.

“L’operazione – commentano i due istituti – consentirà a Banca Popolare del Lazio di consolidare la presenza sul vivace e interessante territorio della Tuscia, preservando il marchio e lo spirito di fondazione di Banca Sviluppo Tuscia, sviluppando un modello di banca innovativa e moderna al servizio delle famiglie e della imprese locali”.

Francesco Bastianelli, vicepresidente dell’istituto viterbese, commenta: “Per Banca Sviluppo Tuscia è un’occasione di crescita. Essendo una spa, Banca Popolare del Lazio è il veicolo per entrare fortemente nel mercato. Banca Sviluppo Tuscia verrà rilanciata e diventerà una banca nuova, innovativa, moderna e tecnologica. Per chi nel 2014 l’ha costituita, è motivo d’orgoglio che il nome e il marchio di Banca Sviluppo Tuscia sia rilanciato a livello regionale e, speriamo, nazionale”.

Le famiglie più ricche cavalcano l’onda e raddoppiano i guadagni

comedonchisciotte.org 1.10.18

DI BENJAMIN STUPPLES

Bloomberg.com

Che tempi inebrianti per i clan delle famiglie più ricche del mondo! Secondo UBS Group A G   e Campden Wealth, lo scorso anno le grandi aziende di famiglia hanno realizzato rendimenti medi del 15,5% , + 7% rispetto al 2016 e  + 0,3% rispetto all’anno precedente. Quelle che gestiscono titoli in Asia stanno ancora meglio, con un rendimento del 16,4% nel 2017, alimentato dai mercati azionari in ascesa e dai titoli privati.

I Cinque Biggest Portfolio

Le Grandi imprese di famiglia del Nordamerica detengono più di un quarto delle loro attività in titoli azionari

 

Fonte: The Global Family Office Report 2018, UBS  e Campden Wealth

Questo è il quinto sondaggio annuale di UBS e Campden, che fornisce indicazioni sul mondo discreto degli affari delle grandi  famiglie, quelle che gestiscono fortune, affari fiscali e spesso mostrano anche qual è lo stile di vita dei ricchi. Mentre la famiglia dei Rockefeller fu una tra le prime a trovare questa strada nel 1800 e presto le famiglie europee la seguirono, in questo secolo le grandi famiglie hanno proliferato, in parte per effetto del boom dei miliardari della tecnologia.

Il co-fondatore della Microsoft Corp., Paul Allen, nel 2003 creò Vulcan Capital.   Pochi anni dopo, il presidente della Alphabet Inc., Sergey Brin, diede il via a Bayshore Global Management, e l’ex CEO di Google, Eric Schmidt, ha fondato  la Hillspire. L’impresa di Brin – Los Altos -con sede in California, ha assunto ex-banchieri, esperti di filantropia e un ex della Navy SEAL per la sicurezza, mentre l’azienda della famiglia di  Schmidt, da Palo Alto, controlla una quota del 20% dell’hedge fund “D.E. Shaw & Co”.

Solo queste tre famiglie, messe insieme, secondo il  Bloomberg Billionaires Index, hanno una fortuna che tocca quasi $ 100 miliardi di dollari.

Il ritmo di crescita delle nuove imprese delle grandi famiglie ha subito un’accelerazione soprattutto nell’ultimo decennio, spinto dall’aumento della ricchezza in Asia, tanto che UBS ha stimato che in Cina ogni due giorni c’è un nuovo miliardario.  In Asia ora vive un quarto delle persone incluse nella classifica di Bloomberg delle 500 persone più ricche del mondo, seconda solo al Nord America.

Vedi anche: Asia family offices more exposed amid emerging-market selloff

Delle 311 grandi imprese di famiglia che hanno risposto all’ultimo sondaggio, il 37% ha creato la sua fortuna dopo il 2010. Il patrimonio medio degli intervistati è di $ 808 milioni di dollari ed il valore medio delle loro famiglie è di $ 1,1 miliardi. Poco più di 1 su 5 ha dichiarato di avere due imprese di famiglia, mentre altri ne hanno ben cinque.

Millennium Boom

Più della metà delle famiglie intervistate si sono arricchite in questo secolo

Fonte: The Global Family Office Report 2018, UBS e Campden Wealth

 

“E’  presto per definirlo un “trend” e serve continuare il monitoraggio”, ha dichiarato Sara Ferrari, responsabile del family office globale di UBS.

” Le grandi imprese di famiglia USA con più di una sede tendono ad aprire un’altra impresa nel paese, ed è quasi la stessa cosa in l’Europa. Ma nei mercati emergenti e in Asia le famiglie tendono a diversificarsi maggiormente a livello regionale”.

Probabilmente le imprese delle grandi famiglie sono più di 5.000 in tutto il mondo, ha affermato Rebecca Gooch, research director della Campden. Tre quarti delle aziende che hanno partecipato al loro ultimo sondaggio gestiscono la ricchezza di una sola famiglia.

Headquarters Breakdown

Fonte: The Global Family Office Report 2018, UBS and Campden Wealth

family office stanno cercando maggiori rischi  nelle attività più illiquide che posso far aumentare maggiormente i rendimenti. Stanno anche adottando un approccio più pragmatico per i loro investimenti, riflettendo un  trend  globale nel fare affari.

Secondo UBS e Campden, il private equity diretto rappresenta il 14% dei portafogli delle grandi famiglie, cioè il doppio del livello messo in portafoglio dai pacchetti dei fondi.

UBS, il più grande gestore di patrimoni al mondo, vede nelle famiglie che dispongono di più di 150 milioni di dollari  i “candidati ideali” per creare un family office. Alla fine del 2017, la banca gestiva 120 miliardi di franchi svizzeri (125 miliardi di dollari) per mezzo del suo programma di family office.

 

Benjamin Stupples
Fonte: https://www.bloomberg.com
Link: https://www.bloomberg.com/news/articles/2018-09-24/ultra-rich-families-ride-surging-stocks-to-double-annual-returns
25.09.2018
 
fonte comedonchisciotte.org  e l’autore della traduzione Bosque Primario

Ue, Moscovici ora dosa parole: teme rabbia Italia? Tria: ‘debito scenderà di un punto l’anno’

Ministro Tria all’Eurogruppo, per spiegare il contenuto del Def e iniziare a parlare della legge di bilancio. A tal proposito, si apprende che l’Unione europea sarebbe propensa ad adottare un approccio morbido nei confronti dell’Italia. Lo riporta Reuters, segnalando le parole proferite dal commissario agli Affari economici e monetari, il francese Pierre Moscovici, lo stesso che aveva tuonato contro Roma appena qualche giorno fa, intimandole di presentare nella nota di aggiornamento al Def un target deficit-Pil ben al di sotto del 2%. Così non è andata, visto che l’esecutivo ha deciso per un rapporto pari al 2,4%. .

Non abbiamo nessun interesse in una crisi tra l’Italia e la Commissione”, ha detto Moscovici, ben consapevole evidentemente che il governo M5S-Lega potrebbe andare avanti per la sua strada a dispetto di qualsiasi sanzione ed eventuale raccomandazione da parte di Bruxelles.

La determinazione mostrata dai vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, insomma, forse starebbe pagando: se l’Ue boccia la manovra, aveva detto Salvini, noi tiriamo avanti, e i mercati se ne faranno una ragione.

E’ possibile a tal proposito che anche i mercati alla fine capiscano?

Presto per dirlo, dopo la fiammata dello spread BTP-Bund sopra la soglia di 280 punti base dello scorso venerdì. Ma in queste ore, mentre si attende anche cosa dirà il ministro dell’economia Giovanni Tria alla riunione dell’Eurogruppo di oggi, a Lussemburgo, e dopo la reazione quasi furiosa dello scorso venerdì, lo spread fa decisamente dietrofront dai massimi dell’ultima sessione, a dispetto anche del richiamo alla Costituzione che è arrivato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Il compito di Tria indubbiamente non è facile, e si prevede che la riunione dell’Eurogruppo sarà proprio il palcoscenico in cui il ministro dell’economia inizierà ad illustrare e spiegare i numeri del Def e a fare il punto della situazione sulla legge di bilancio.

Intanto i mercati si focalizzano anche sull’intervista che il titolare dell’Economia ha rilasciato a Il Sole 24 Ore, in cui ha spiegato la sua decisione di rimanere al Tesoro, a dispetto di tutti coloro che avevano temuto (o desiderato) le dimissioni.

“Sono qui con voi a fare un’intervista come ministro dell’Economia. Questa mi pare una risposta chiara alle voci su mie dimissioni, che non ho mai minacciato”, ha detto, aggiungendo che “il debito pubblico scenderà di un punto all’anno”.

In barba a tutti coloro che hanno affermato che, in mancanza di un calo del deficit strutturale (per Moscovici affinché ciò fosse stato possibile, il rapporto deficit-Pil avrebbe dovuto essere ben al di sotto del 2%, e invece è appunto al 2,4%), il debito non sarebbe sceso, e a tutti coloro che già vedono come certo un downgrade sul debito da parte di Moody’s, Tria ha spiegato che invece il debito pubblico scenderà.

Certo, “non è una discesa forte – riconosce Tria – ma è maggiore di quella realizzata negli ultimi anni. E sarà garantita anche da una clausola di salvaguardia sulla spesa che sostituisce le clausole sulle entrate fiscali utilizzate finora in ogni manovra per scrivere obiettivi di deficit e debito poi sempre rivisti”.

Sulla reazione dei mercati, sempre Tria commenta:

“Il mio auspicio è che spiegando la manovra che stiamo preparando, e gli strumenti che mette in campo per l’obiettivo centrale della crescita, l’allarme rientri. A preoccupare i mercati nel medio termine è la sostenibilità del debito: e noi vogliamo porre le basi per una sua discesa effettiva dal 2019, come presupposto per un’accelerazione della curva verso il basso dopo il primo triennio”.

Tria spiega inoltre che “bisogna considerare che cosa è emerso da giugno a oggi”, ovvero che “le previsioni di crescita su cui era stato costruito il quadro tendenziale di finanza pubblica dal precedente governo sono cambiate in modo sostanziale, e gli ultimi dati lo confermano. La crescita tendenziale, a legislazione vigente, per l’anno prossimo sarebbe dello 0,9%, contro l’1,4% previsto prima. Questo porta il disavanzo 2019, sempre in termini tendenziali, all’1,2%. Questo deficit includeva un aumento dell’Iva da 12,5 miliardi, che il governo ha ribadito fin dall’inizio di voler bloccare. In altri termini già per 2019 l’eredità effettiva lasciata, nelle nuove condizioni economiche, era di un deficit già sostanzialmente vicino al 2 per cento“.

Sul presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha ricordato l’articolo 97 della Costituzione in cui si legge che si ‘dispone che occorre assicurare l’equilibrio di bilancio e la sostenibilità del debito pubblico’, Tria ha commentato:

“Concordo pienamente con il presidente della Repubblica. Del resto abbiamo come governo un confronto continuo con il Quirinale. L’equilibrio e il pareggio di bilancio rimane un nostro obiettivo fondamentale, anche se il percorso per raggiungerlo viene allungato nel tempo per dare spazio all’esigenza fondamentale di rilanciare la crescita. E resta il fatto che se le condizioni lo permetteranno si cercherà di riavviare il processo prima della fine del triennio. Il punto in discussione, infatti, è nelle modalità di garantire questo percorso all’interno dei vari contesti economici”.