Savona: “Maastricht una gabbia, pareggio bilancio un mito europeo”. Ma Masera ricorda promessa mancata di Ciampi

Insieme a lui, c’è un ex ministro: Rainer Masera, economista di formazione Bankitalia, che è stato anche ministro del Bilancio nel governo Dini, ora docente universitario presso la UniMarconi. Paolo Savona, ministro degli Affari europei, partecipa a un forum con i giornalisti di Affari & Finanza, illustrando il Savona-pensiero, e spiegando le motivazioni del contenuto della nota di aggiornamento al Def. L’incontro, e le risposte che il ministro Savona e l’ex ministro Masera danno ai giornalisti, viene pubblicato oggi in prima pagina su Affari & Finanza.

Il settimanale ricorda che sia Paolo Savona che Rainer Masera sono stati “artefici della costruzione europea“. Di fatto, “entrambi sono stati membri del governo italiano nei momenti decisivi per l’avvio dell’euro: Savona è stato ministro dell’Industria nel 1993 con Ciampi a Palazzo Chigi, Masera ministro del Bilancio nel 1995 con Dini premier.Ma, mentre Masera è rimasto forse più aderente al progetto iniziale, Savona è molto critico sull’attuale Ue, tanto da aver convinto anche il governo a ‘sottoscrivere’ un documento impegnandolo a muoversi per realizzare ‘un’Europa diversa, più forte e più equa’.

Di fatto, le risposte che Savona e Masera hanno dato a tematiche diverse hanno presentato più di una differenza.

Masera, per esempio, ritiene che “difficilmente ci sia spazio nelle condizioni attuali per misure quali la flat tax, il reddito di cittadinanza e la riforma delle pensioni“. Con Savona, concorda sul fatto che c’è “assolutamente bisogno di rilanciare gli investimenti, certo non investimenti all’italiana intrisi di inefficienze e corruzione, ma investimenti che rispettino i vincoli e i criteri europei e siano moderamente organizzati anche sotto forma di partnership privato-pubblico”.  Detto questo, fa notare, “il discorso nei piani governativi è totalmente assente” e “persino nella controversa commissione d’inchiesta sul ponte Morandi non si è pensato di inserire neanche un tecnico della Bei o comunque che faccia riferimento all’Europa”.

Paolo Savona difende invece a spada tratta le misure che M5S e Lega hanno deciso di inserire nella legge di bilancio del 2019: misure che comportano costi tali da aver spinto l’esecutivo, nella nota di aggiornamento al Def, a iscrivere il target di deficit-Pil al 2,4%, sfidando così Bruxelles e ignorando in modo plateale gli auspici del ministro dell’economia Giovanni Tria.

Ma il ministro Savona rassicura: “Il rischio di solvibilità del debito non esiste oggi e non esisteva neanche nei momenti più difficili degli anni ’70, quando l’inflazione era il 16% e o degli anni ’90 ai tempi delle manovre draconiane di Amato”. Per Savona “se rischio esiste, dipende da una mancata crescita che può essere aggravata da politiche deflazionistiche imposte dal mito europeo di pareggio del bilancio”.

In ogni caso, avverte l’economista, “la peggiore delle ipotesi è comunque che la crescita reale cada sotto l’1% nel 2019 e possa riprendersi solo marginalmente di 10-20 centesimi nel biennio successivo. Ma tenuto conto che il Pil nominale crescerebbe tra il 2,8 e il 3%, migliora comunque il rapporto con il debito. Il dato non può che migliorare se aumenta la crescita”.

Inoltre Savona mette in evidenza che i cavalli di battaglia chiave per il governo M5S-Lega, ovvero la revisione della legge Fornero, la flat tax e il reddito di cittadinanza, non devono essere considerati soltanto come spese, dal momento che hanno una componente di rilancio dell’domanda, investimenti e occupazione e, in ogni caso, quando ha 5 milioni di poveri, un Paese deve porsi il problema di aiutare queste persone”.

Sui compiti da fare per ricevere un buon voto da Bruxelles, il ministro degli Affari europei non risparmia critiche e frasi al vetriolo anche contro la sinistra italiana , che ha coltivato questa idea di costringere gli italiani a comportarsi bene. “E poi non è possibile che il destino dell’Italia lo decidano solo i mercati, non è questo il Paese che abbiamo sognato”.

Altre frecciatine contro l’Unione europea sono più esplicite: Maastricht viene considerata una gabbia, mentre riguardo alla Bce, viene ricordato che “occorre attribuire alla Bce i pieni poteri di lender of last resort, elaborati storicamente per le banche centrali, molti dei quali si è di fatto già attribuita con il Quantitative easing in assenza però di una codificazione statutaria”.

Altri auspici: “Altrettanto importante è precisare i poteri della Bce in termini di controllo e influenza dei cambi, consentendole di intervenire direttamente per contrastare gli andamenti di mercato come ha già fatto due anni fa”. E’ in ogni caso “urgente codificare e motivare questi poteri, perchè nell’attuale vaghezza normativa la politica monetaria viene vista solo come una fonte di vincoli e ristrettezze e non come un’opportunità. Andrebbe fatto prima della scadenza di Draghi per dare al successore un quadro esatto in cui muoversi”.

Alla domanda sui piani B di cui ha spesso parlato, Savona si mette prima ironicamente sulla difensiva,  ma poi ripete: “i piani B esistono nei cassetti di tutte le banche centrali e se la Banca d’Italia non l’avesse sarebbe una colpa grave, da citare nei libri di storia. Ripeto ancora una volta: parlare dell’esistenza di questi piani di emergenza non vuol dire auspicarne l’attuazione, solo prendere atto, appunto, che dovrebbero comunque esistere”.

Dal canto suo, Masera fredda più volte gli entusiasmi del collega, ricordando che “la fattibilità di ogni proposta di riforma (inclusa quella auspicata da Paolo Savona, su una Bce che sia una lender of last resort) è legata alla credibilità dell’Italia”.

A tal proposito l’ex ministro sottolinea che “la Germania e gli altri Paesi forti non hanno fiducia in noi. E noi purtroppo gliene abbiamo date tutte le ragioni. Ricordo quando Carlo Azeglio Ciampi assicurò a Kohl che se l’Italia fosse entrata fin dall’inizio nel sistema, sarebbe stato in grado di abbattere fino alla soglia prevista del 60% il rapporto debito pubblico-Pil. Non è andata così ma certo se il livello del debito fosse non dico al 60 ma al 100%, il livello che ha oggi la Francia, noi saremmo in condizioni molto migliori. E con noi l’Europa”.