Mediobanca, una cessione di Agos peserà sull’utile di Banco Bpm

Paola Valentini milanofinanza.it 2.10.18

Il broker (rating neutral e target price a 2,8 euro confermati) calcola che la joint venture nel credito al consumo fa il 20% dei profitti della banca e qualsiasi scelta sulla società avrebbe un impatto sulla sua redditività futura. Titolo sotto 2 euro
castagna

Tra i titoli più colpiti dall’impennata dello spread stamani c’è Banco Bpm  che al momento è in calo dell’1,72% scivolando sotto quota 2 euro, a 1,9666 euro (ma è in avvio di seduta è stato sospeso per eccesso di ribasso, dopo il -5,75% di ieri, con un minimo intraday a 1,8962 euro). Oggi Morgan Stanley ha confermato il giudizio equalweight sull’azione, ma ha abbassato il target price da 2,6 a 2,3 euro per tener conto di un “aumento del premio al rischio post manovra”.

Invece Mediobanca  Securities si è concentrata sul piano di cessione di npl, riportato da MF Milano Finanza. L’istituto guidato da Giuseppe Castagna vuole chiudere l’ultima grande operazione sui crediti deteriorati entro l’inizio del 2019. Dei 9,5 miliardi messi sul mercato, circa 3,5 miliardi sarebbe coperti già da accantonamenti, mentre altre risorse potrebbero arrivare da azioni di capital management sulle controllate Pro-Family e Agos Ducato.

Un’eventuale mossa di questo tipo, secondo Mediobanca  Securities, si potrebbe ripercuotere sugli utili futuri della banca. Agos-Ducato è una joint-venture nel credito al consumo con Credit Agricole  di cui Banco Bpm  ha il 40%. “Poiché stimiamo che Agos-Ducato contribuisca con circa il 20% agli utili del gruppo, crediamo che ogni azione su questa società avrebbe un impatto sulle prospettive di utile di Banco Bpm “, afferma l’investment bank che sul titolo ha un giudizio neutral e un target price a 2,8 euro.

Tre motivi per cui Goldman si aspetta che i tumulti dei bond italiani peggiorino ancora

Foto del profilo dell'utente Tyler Durden

Come ha dimostrato il ritorno delle turbolenze sul mercato italiano, la decisione dell’attuale governo italiano di raggiungere un deficit del 2,4% del PIL in ogni anno fino al 2021 rappresenta una deviazione significativa dagli impegni presi dal precedente governo con la Commissione europea di un disavanzo previsto dello 0,8% nel 2019. Le notizie inviate da BTP tornano all’estremità superiore della loro gamma da maggio, con il rendimento di 10 anni di oggi che raggiunge un picco locale del 3,4%, superando i massimi di maggio.

E mentre alcuni commentatori vedono le turbolenze localizzate nei mercati italiani come esagerate – soprattutto a causa della mancanza di qualsiasi effetto di contagio del 2 ° ordine – in una nota di questa mattina, Matteo Crimella di Goldman elenca tre ragioni per aspettarsi per il momento un’elevata volatilità:

In primo luogo, l’espansione fiscale pianificata, sebbene non estrema, è abbastanza consistente da rinnovare le preoccupazioni degli investitori sulla sostenibilità a lungo termine dello stock di debito pubblico italiano, in gran parte a causa del previsto deterioramento dell’eccedenza primaria del paese .Un avanzo primario più basso accresce la vulnerabilità dell’economia alla crescita e agli shock del mercato, e peggiora le prospettive per le finanze pubbliche, soprattutto quando lo stock di debito pubblico è già elevato e la crescita difficilmente trarrà beneficio dall’allentamento fiscale a causa di un basso livello fiscale moltiplicatore. L’ufficio del bilancio parlamentare riferisce che, cumulativamente negli ultimi otto anni, l’avanzo primario del governo ha ridotto il rapporto debito / PIL dell’Italia di circa 11,5 punti percentuali. La crescita positiva e le minori spese per interessi (rispetto al 2011-2013) hanno anche sostenuto la stabilizzazione del livello del debito italiano negli ultimi anni (Allegato 1). Con un minore previsto principalmente in eccesso, maggiori costi di finanziamento e una debole attività economica,le considerazioni sulla sostenibilità del debito a lungo termine rappresentano una sfida per lo sviluppo delle dinamiche del debito / PIL, e hanno significato che gli investitori hanno richiesto un premio di rischio più elevato per i titoli di stato italiani.


In secondo luogo, l’aumento del fabbisogno di finanziamento pubblico derivante da un disavanzo pubblico più elevato si accompagna al rallentamento e alla prossima fine degli acquisti di attività nette della BCE . Il programma di allentamento quantitativo della BCE avviato dalla BCE nel marzo 2015 si sta concludendo quest’anno. Sin dalla sua apertura, la banca centrale ha acquistato titoli di stato italiani per 360 miliardi di euro e ci aspettiamo che acquisti altri 5,5 miliardi di euro nell’ultimo trimestre di quest’anno . A partire da gennaio 2019, Goldman prevede che i nuovi acquisti per la fine e il reinvestimento del portafoglio titoli di stato italiani passeranno a 3-3,5 miliardi di euro / mese nel 2019 (Allegato 2).

Negli ultimi anni, l’acquisto da parte della BCE di un debito a medio / lungo termine ha consentito al Tesoro italiano di aumentare la vita media del debito pubblico di circa 0,5 anni e di riportarlo ai livelli precedenti alla crisi finanziaria globale. Nonostante una maggiore dipendenza dal debito a termine, il Tesoro italiano deve rinnovare circa 400 miliardi di EUR in titoli l’anno (compresi i titoli a breve termine). Con la diminuzione della domanda della BCE, l’aumento dell’offerta al settore privato rappresenterà probabilmente un ulteriore ostacolo ai BTP.

In terzo luogo, l’intensificarsi della volatilità dei mercati negli ultimi mesi potrebbe avere avuto effetti duraturi sulla liquidità del BTP e sulla profondità del mercato . Nell’Allegato 4, Goldman mostra i volumi medi giornalieri di titoli di stato italiani sui mercati secondari di liquidità (MTS) nei mesi di aprile, maggio e giugno 2018. I volumi di BTP scambiati a giugno, a seguito del selloff delle obbligazioni italiane avviate alla fine di maggio, sono stati quasi un terzo di quelli osservati in aprile e maggio .

Mentre questi dati si riferiscono a pochi mesi fa, il crollo dei volumi, accompagnato da un significativo aumento degli spread denaro / lettera (Allegato 5), indica un deterioramento potenzialmente grave della liquidità del mercato, che secondo Goldman ha comportato un prezzo crescente del gattino azione.

Alla luce di questi tre fattori: aumento del debito pubblico, attenuazione del sostegno della BCE e diminuzione della liquidità del mercato, nel breve periodo Goldman prevede che la volatilità dei titoli di stato italiani rimarrà elevata:

Mentre il mercato più ampio sembra essersi parzialmente spostato dal rischio italiano e gli spillover finanziari internazionali sono stati relativamente deboli finora, riteniamo che la situazione attuale sia un equilibrio instabile . Dopotutto, la nuova proposta di bilancio aumenterà probabilmente le probabilità di reazioni negative da parte di Bruxelles e delle agenzie di rating, e di conseguenza il rischio di una maggiore volatilità e di pressioni sull’appiattimento della curva.

Infine, pur ammettendo che sia la prospettiva a breve che a medio termine per i BTP rimane altamente incerta, la migliore ipotesi di Goldman per ciò che accadrà nel prossimo futuro è che gli spread si scambieranno più vicino alla fascia più alta della loro gamma da maggio per il momento. Nello specifico, “è possibile passare a spread di 300 punti base e, se sostenuti, richiederebbe probabilmente un cambiamento di politica a livello nazionale o europeo”. Chissà, potrebbe persino indurre la BCE a ritardare la data di fine del 31 dicembre 2018 del suo programma di QE …

Incubo spread per le banche, anche Morgan Stanley avverte su crescente rischio politico

 

Il rischio Italia mette in allerta gli analisti e le principali vittime in questi giorni del repentino allargamento dello spread sono ancora una volta le banche. Il ritorno in area 300 pb dello spread Btp-Bund, con il rendimento del BTP decennale schizzato ai massimi dal 2014 sopra quota 3,4%, rischia di vanificare gli scorzi profusi in questi anni dal sistema bancario italiano con più tornate di aumenti di capitale volti a rafforzare i ratio patrimoniali.

Nuove perturbazioni potrebbero colpire il settore bancario se le tensioni continueranno a rafforzarsi da qui al 15 ottobre, termine entro cui il governo dovrà presentare la legge di bilancio alla Commissione europea. Inoltre entro fine mese sono attesi i giudizi sull’Italia di S&P e Moody’s.
L’indice FTSE Italia All-Share Banks oggi ha toccato il livello più basso da febbraio 2017 con le quotazioni delle maggiori banche quotate sul Ftse Mib piombate quindi a livelli ancora più bassi dei minimi toccati nella parte finale di agosto.

Sforbiciata alle valutazioni, Unicredit e Mediobanca restano le preferite

Oggi Morgan Stanley ha ridotto in media del 7% i prezzi obiettivo sulle banche italiane sostenendo che una maggiore domanda di premio al rischio sugli asset italiani avrà un impatto sulle valutazioni bancarie. A livello di singole banche è stato confermato il giudizio overweight su Mediobanca (tp sceso da 10,6 a 10,4 euro) e Unicredit (tp da 18 a 17,2 euro), mentre su Banco Bpm, Mps, Intesa Sanpaolo e Ubi Banche il giudizio è equalweight.

Rispetto ai prezzi obiettivo indicati Unicredit presenta un potenziale upside di oltre il 37%, mentre Mediobanca del 26% circa. Anche Intesa Sanpaolo, nonostante il giudizio equalweight, presenta un potenziale rialzista di oltre il 33% considerando il prezzo obiettivo di 2,9 euro.

Ieri a tagliare le valutazioni sulle banche italiane era stata Citigroup, che ha addirittura abbassato il giudizio sull’intero comparto a neutral dal precedente overweight. Citi ritiene che Intesa Sanpaolo e Banco BPM siano le realtà più interessanti per un re-rating; Unicredit, invece, che pur si giova di una minor esposizione all’Italia, presenta un profilo di maggior rischiosità sul fronte Europa dell’Est ed eventuali scenari di M&A.

CONCORDATI PREVENTIVI / DOPO CONDOTTE, UN’ALTRA STAR, ASTALDI

 di: Cristiano Mais lavocedellevoci.it

Mattone in pezzi. Qualche mese fa la richiesta di concordato preventivo al tribunale di Roma del gruppo Condotte, adesso la stessa richiesta in arrivo da un calibro come Astaldi. Cosa sta succedendo nell’ex Belpaese dei mattonari felici e contenti?

Partiamo dalle ultime su Astaldi, da trent’anni nello star system delle sigle acchiappapalti non solo in Italia ma anche all’estero. Stavolta è un altro ponte a far vacillare le speranze – per ora – di salvataggio: sì, dal momento che la crisi politica in Turchia ha di molto rallentato le procedure per la realizzazione del terzo ponte sul Bosforo al quale Astaldi puntava con decisione. Ma i mesi trascorrono inutilmente e niente si muove. E così Astaldi si vede costretta a portare i libri in tribunale (a Roma) per avviare le procedure di un concordato preventivo “con riserva”: in soldoni, il concordato potrà essere accettato se a breve verrà presentata in tribunale una proposta  di “concordato in continuità aziendale”. Bisognerà capire, in sostanza, se ci sono altre lavori in pentola la cui realizzazione può portare a breve soldi in cassa.

In Borsa la notizia ha avuto un effetto devastante, con un quasi 30 per cento in meno.

E’ la seconda batosta nel giro di pochi mesi, visto che lo scorso anno è successo praticamente lo stesso con il Venezuela, sprofondato in una profondissima crisi economica e quasi nella guerra civile. Astaldi aveva lavori per circa 400 milioni, che ora vagano nella più totale incertezza.

Ed è stato proprio per superare l’impasse provocato dall mancate entrate venezuelane che Astaldi ha deciso di mettere in vendita la sua concessione per la costruzione del terzo ponte sul Bosforo.

Ma le trattative, proprio per la crisi turca, hanno subito un brusco stop: ciò – fa sapere l’azienda – “ha imposto di adeguare il complessivo piano di rafforzamento patrimoniale e finanziario presentato al mercato”.

Scrive il Corsera: “La domanda di concordato con riserva dovrebbe permettere alla società di continuare a operare in ‘regime di continuità aziendale’, onorando i contratti pubblici già vinti e continuando a partecipare a nuove gare. Astaldi ha già nominato degli advisor per procedere ad un nuovo piano da sottoporre al vaglio del tribunale di Roma e dei creditori”.

Sono lontani i bei tempi pre Tangentopoli, quando Astaldi era una delle regine del mattone, con tutte le sponde politiche del caso. Alla fine degli anni ’80 si parlò della possibile creazione di un maxi polo delle costruzioni, che sarebbe partorito dalla fusione di Condotte e Astaldi, star del pubblico e del privato, e di Icla, l’impresa del cuore di ‘O Ministro Paolo Cirino Pomicino che all’epoca faceva man bassa di appalti, dal dopo terremoto all’Alta Velocità. Auspice l’allora presidente andreottiano dell’IriFranco Nobili.

Ma quelle nozze non si celebrarono. I soliti contrasti nel ventre della balena bianca…

JUNCKER AFFONDA L’EURO CON LA SUA DICHIARAZIONE DI STANOTTE ”DURI CON L’ITALIA”

politicamentescorretto.info 2.10.18

L’euro scende nel cambio contro il dollaro Usa in area 1,15 dollari per i timori sulla legge di bilancio dell’Italia che si estendono alla tenuta della moneta unica.

Bloomberg spiega sul suo sito che a pesare sarebbero le parole del presidente della commissione Bilancio alla Camera, Claudio Borghi, che ha detto che l’Italia avrebbe già risolto i problemi fiscali con una valuta propria. Attualmente l’euro è a 1,15265 sul biglietto verde. In realtà, sono entrati in azione i cosiddetti ”fondi cavalletta” asiatici e americani che speculano sui mercati, certamente favoriti non dalle dichiarazioni di Borghi, ma di Juncker che ieri sera in tarda ora ha dichiarato: ”Dobbiamo essere duri con l’Italia altrimenti l’euro è a rischio”. Parole accolte con gioia, dalla speculazione internazionale.

via Il Nord

Poste Italiane, ecco come Del Fante con PostePay aggredirà le banche

 startmag.it 2.10.18

PostePay nascerà con 4,08 milioni di Sim PosteMobile, 26,2 milioni di carte di pagamento (19 milioni delle quali prepagate) e 2,2 milioni di digital wallets.

CHE COSA HA DECISO POSTE ITALIANE CON POSTEPAY

Sono questi i numeri con cui si presenta PostePay spa, “il più grande Istituto di Moneta Elettronica (IMEL) d’Italia, che riunisce attività e competenze di Poste Italiane nell’ambito dei pagamenti e delle telecomunicazioni”, si legge in un comunicato stampa del gruppo controllato da ministero dell’Economia e Cassa depositi e prestiti.

POSTEPAY, LA MOSSA DELLE POSTE CONTRO LE BANCHE

Una mossa, quella di Poste, che si inserisce nella strategia di aggredire sempre più il mercato bancario.

In linea con la strategia del Piano industriale Deliver 2022 – dice il gruppo guidato dall’ad, Matteo Del Fante – PostePay spa integrerà PosteMobile – “la famiglia dei servizi di telecomunicazione” – con la monetica e con i sistemi di pagamento, “diventando fornitore di servizi ed intermediario specializzato con una forte vocazione digitale per consumatori, imprese e Pubblica Amministrazione”, è scritto nel comunicato del gruppo postale.

IL COMMENTO DI DEL FANTE

“Siamo orgogliosi di aver raggiunto questa importante tappa del Piano Deliver 2022”, ha commentato l’amministratore delegato e direttore generale di Poste Italiane, Matteo Del Fante: “Da oggi è operativa la più grande piattaforma di pagamenti digitali che, in sinergia con la rete di distribuzione più capillare d’Italia quella degli uffici postali, permette alla nostra azienda di consolidare il suo ruolo di motore di sviluppo e di innovazione per il Paese. Grazie alle soluzioni offerte da PostePay SpA, milioni di famiglie, le imprese e la Pubblica Amministrazione potranno beneficiare di servizi di qualità e prodotti semplici e sicuri adatti ad ogni loro esigenza”.

LA STRATEGIA DI POSTE

Oltre ad essere un centro di competenza all’interno del gruppo Poste Italiane, PostePay SpA intende intercettare e guidare il cambiamento delle abitudini dei consumatori e delle imprese con la creazione di nuovi canali, prodotti e servizi integrati, soprattutto nell’acquiring, nell’e-commerce e nei pagamenti mobili e digitali.

LE INCOGNITE SUI BOLLETTINI POSTALI

Sullo sfondo resta, per il gruppo Poste, l’incognita su come evolverà il business dei bollettini postali: in particolare per il combinato disposto della legislazione (Psd2) e della tecnologia è destinato a ridimensionarsi, secondo molti addetti ai lavori.

IL CASO SIA E LA BUFERA POLITICO-ISTITUZIONALE

Comunque la decisione annunciata ieri da Poste rientra nella strategia di attacco al settore dei pagamenti elettronici e digitali. Una strategia che prevede l’obiettivo anche di acquisire il controllo di Sia (Società italiana di automazione), controllata in maggioranza dalle banche. Una mossa che sta provocando, sotto traccia, azioni e reazioni del sistema bancariodelle istituzioni e del mondo politico.

Solid: Tim Berners-Lee ha una nuova idea di Web

punto-informatico.it Giacomo Dotta  1.10.18

Tim Berners-Lee rivendica la necessità di ripensare il Web per come lo intendiamo oggi poiché non riflette più i progetti iniziali: nasce così Solid.

Solid: Tim Berners-Lee ha una nuova idea di Web

Io ho sempre creduto che il Web sia per tutti. Questo è il motivo per cui io e altri lottiamo fieramente per proteggerlo. I cambiamenti che siamo riusciti ad apportare hanno creato un mondo migliore e più connesso. Ma per tutto il bene che possiamo aver aggiunto, il Web è diventato un motore di inequità e divisioni; influenzato da potenti forze che lo usano per i propri obiettivi.

Con queste parole che molto somigliano ad un manifesto, Tim Berners-Leelancia la sua nuova proposta. Colui il quale ha dato vita al World Wide Web vuole oggi reinventare la sua propria creatura, gettando le basi per il Web che verrà: il punto è cruciale e secondo Berners-Lee si tratta anche di un cambiamento necessario. Nasce di qui l’idea di Solid, “progetto open source per ripristinare il potere degli individui sul Web”.

Solid

Tutto ruota attorno alla privacy: di questo Tim Berners-Lee ne è convinto, tanto da mettere la gestione dei dati personali al centro del nuovo progetto.

Solid cambia il modello attuale nel quale gli utenti devono consegnare dati personali ai giganti digitali in cambio di un valore percepito. Come tutti noi abbiamo abbiamo scoperto, questa non è stata cosa nel nostro miglior interesse. Solid è il modo in cui evolve il web per ripristinare l’equilibrio – dando ad ognuno di noi il controllo completo sui dati, personali o meno, in un modo rivoluzionario.

Solid è una piattaforma” ed è stato pensato e costruito a partire da quello che è il Web odierno. Lo scopo è quello di offrire agli utenti la possibilità di avere il pieno controllo sui propri dati personali: sapere dove sono conservati, autorizzarne gli usi, condividerli con chi si vuole, gestirne i flussi verso app e attorni esterni. Secondo Tim Berners-Lee la cosa può facilmente diventare “una incredibile opportunità per creatività, problem-solving e commerci“, offrendo a individui, sviluppatori e imprenditori un nuovo modo di pensare e costruire applicazioni e servizi innovativi ed affidabili.

Il nome, benché abbia già un evidente significato in sé, nasce come acronimo di “social linked data“, che secondo quanto riportato dall’originale draft del MIT rappresenta “un set di convenzioni e strumenti per costruire social application decentralizzate e basate sui principi dei Linked Data“. Modulare, estensibile e basato sugli standard W3C esistenti: si parte di qui, con ambizioni che vanno lontano. I primi vagiti di Solid hanno lasciato traccia su Twitter a inizio 2017: solo oggi, quando Tim Berners-Lee ha esplicitato le ambizioni del progetto, il tutto prende però la piega di un qualcosa destinato realmente a crescere per provarci: reinventare il Web è qualcosa che sarebbe forse impensabile se a monte dell’idea non ci fosse che già l’ha inventato la prima volta.

Solid Project @ MIT@SolidMit

A warm welcome to all our colleagues and fans in Linked Data and Decentralized Internet!

Dare agli utenti la possibilità di gestire i propri dati significa restituire agli utenti il controllo ed il valore degli stessi. Ciò andrebbe a riequilibrare le dinamiche odierne del Web ed eviterebbe le pericolose derive che negli ultimi anni il Web ha dovuto ripetutamente affrontare in termini di gestione della privacy e di violazioni moleste della stessa. L’idea è quella di rendere trasversale l’accesso ai dati, evitando “silos” di informazioni che, oltre ad essere inefficaci, tendono ad assumere la gestione dei dati per le proprie finalità.

Appare evidente il tentativo di decentralizzare la gestione dei dati personali, insomma, mettendoli nelle mani degli utenti invece di affidarli a differenti gestori che altro non fanno se non moltiplicarne i recipienti ed i riferimenti. Nella disamina di Berners-Lee, tuttavia, non c’è alcun riferimento alla blockchain, anzi: è estremamente chiaro come l’intera struttura si reggerà su strumenti del tutto noti e sperimentati, senza slanci su tecnologie che debbono ancora trovare un proprio equilibrio. La proposta relativa a Solid è tanto innovativa quanto pragmatica, insomma, e chi vi sta a capo esprime estremo ottimismo circa le possibilità che possa aver inizio un nuovo modo di pensare al Web.

Le persone vogliono un Web di cui ci si possa fidare. “E vogliono applicazioni che siano di aiuto, senza che l’utente venga spiato“. E così come oggi le persone pagano per depositare informazioni su Dropbox, in futuro potranno seguire medesimo approccio per gestire e tutelare le proprie informazioni personali. Per perseguire questi motivi Tim Berners-Lee ha preannunciato di voler ridurre il proprio impegno nel World Wide Web Consortium (W3C) per fondare l’azienda che sarà alla base di questa grande ipotetica rivoluzione: il suo nome è inrupt e sarà legata fin dalla nascita a doppio filo al concetto di Solid.

Questo il sito ufficiale solid.

inrupt

Secondo Tim Berners-Lee lo scopo di inrupt è quello di offrire a Solid le necessarie energie commerciali per poter finanziare la costruzione di questo nuovo modo di intendere il Web. In questa avventura il fondatore del Web sarà affiancato dall’imprenditore John Bruce: “assieme condividiamo la stessa passione per la creazione di un nuovo e meglio bilanciato Web“. Solid e inrupt saranno quindi due facce della stessa medaglia, elementi complementari pensati per dar corpo al progetto.

Lo scopo di inrupt è quello di supportare Solid e con Solid condividerà il destino. Dai fondi che inrupt sarà capace di mettere assieme, Solid troverà basi più o meno concrete per potersi imporre mentre, per contro, inrupt troverà la capacità di durare nel tempo solo e solo se Solid riuscirà ad imporsi come ideale e come nuova piattaforma.  L’idea di base è che nessuno abbia tirato la giacchetta il Web con fini effettivamente distruttivi, ma al tempo stesso l’incrocio di differenti interessi privati ha in parte snaturato quello per cui il Web era stato pensato. Ora è venuto il momento di sfilare questi interessi dalle tasche dei grandi attori per poter dar vita ad un ambiente nuovamente salubre, nuovamente equilibrato e nuovamente pronto per essere habitat della dimensione immateriale delle persone.

Inrupt

inrupt, insomma, ad oggi non ha un vero e proprio modello di business: sarà questo il primo obiettivo da porsi, ma è su questo obiettivo che si getteranno le basi per fare di Solid un progetto realmente concreto. La gestione puntuale della privacy, tenendo sotto controllo l’accesso ad ogni singola informazione, può essere ottenuta attraverso tecnologie completamente retrocompatibili rispetto al Web odierno: Solid di fatto si presenta come una sovrastruttura in grado di offrire maggiori opportunità, ma senza alcuna frizione con quelli che sono gli standard già in essere.

Questo il sito ufficiale inrupt.

Solid POD

Tutto ruota attorno al Solid POD:

Immaginate il vostro Solid POD come il vostro sito Web privato, ad eccezione che i dati sono interoperabili con tutte le app. […] Quando posti commenti o video online, i tuoi amici possono vederle con qualsiasi app desiderino. Sono i tuoi dati e possono essere utilizzati comunque ed in qualsiasi forma tu voglia.

Giocoforza il Solid POD diventa fulcro della propria identità online. Solid manterrà un registro dei provider autorizzato al rilascio di un “Pod” e chiunque potrà installare un server per diventare provider aderente al progetto. I dati saranno conservati dentro questo unico recipiente (accessibile tanto il lettura quanto in scrittura) e verranno “linkati” dall’esterno per poter essere utilizzati. “True data ownership”: questa la finalità prima e ultima del progetto, attorno al quale inizierà ora a costruirsi una community, per il quale è già pronto il codice su Github, una cui chat di discussione è già pronta, e dove la sicurezza sarà il focus numero uno dell’intera struttura.

Da notare come il tutto nasca già sotto una buona stella non solo per il fatto che si tratta di un’idea nata da Tim Berners-Lee, ma anche poiché le basi economiche vedono già Mastercard e Qatar Computing Research Institute come sponsor dell’iniziativa.

Fonte: inrupt

Balla lo Spread? Avanti con i Cir per i titoli di Stato. Il piano del governo con le banche

 startmag.it 2.10.18

Puntare sul risparmio degli italiani per finanziare il debito pubblico, rendendo i titoli di Stato il più attraenti possibile per tutte le famiglie.

E’ l’obiettivo del governo che, in vista della chiusura del programma di acquisti della Bce e dello Spread all’insu, si sta attrezzando per introdurre in manovra nuovi strumenti di investimento per la clientela retail.

Sul tavolo ci sarebbe una versione rivista e corretta dei Pir, ancora una volta orientati alla crescita, e una novità assoluta, i conti individuali di risparmio (Cir).

L’idea dell’esecutivo, in particolare degli esponenti della Lega nell’esecutivo, è quella di detassare totalmente gli acquisti privati di Btp e di garantire in aggiunta anche un credito d’imposta al 3,5%.

Rispetto al sistema attuale di tassazione al 12,5% (già agevolato rispetto al prelievo del 26% sul capital gain) il guadagno sarebbe netto.

L’unica condizione sarebbe però quella di mantenere in portafoglio i titoli del debito pubblico fino alla loro scadenza naturale.

Il primo motore per avviare la macchina dei Cir è il premio fiscale. Oltre all’esenzione totale su rendimenti ed eventuali plusvalenze, l’ingresso sarà accompagnato da una deduzione che di fatto toglierà 690 euro (il 23% di 3mila) dall’imponibile, con uno sconto effettivo che quindi andrà da 158 a 296 euro a seconda del reddito complessivo, scrive il Sole 24 Ore: “Il Cir dovrebbe essere poi escluso dalle imposte di donazione e successione a patto di vincolare le somme per almeno 18 mesi, e sarà fuori dal raggio d’azione di pignoramenti e sequestri”.

I Cir sarebbero lo sviluppo dei piani individuali di risparmio (Pir) introdotti dall’ex ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, come strumento di finanziamento per le Pmi e che finora hanno riscosso un buon successo, tanto da raggiungere in totale 18 miliardi di raccolta. Dal prossimo anno, il campo d’azione potrebbe allargarsi alle infrastrutture, per affiancare l’azione pubblica di rilancio degli investimenti.

Il “Pir infrastrutture” è la versione dei piani individuali di risparmio rivista e tagliata su misura dei piccolissimi investitori.

A ogni emissione di titoli di Stato, le banche potranno acquistarne una quota da destinare ai Cir, che saranno proposti ai risparmiatori.

Ognuno – è l’idea che circola nell’esecutivo – ne potrà sottoscrivere una quota da 3mila euro, ottenendo lo sconto fiscale e l’esenzione Irpef in cambio dell’impegno a mantenere l’investimento fino a scadenza del titolo.

Un programma del governo indicherà per ogni emissione le opere specifiche (scuole, strade, ferrovie, ponti eccetera) che saranno finanziate così: e nelle intenzioni un monitoraggio periodico informerà gli investitori sull’avanzamento dei lavori.

Morgan Stanley cala la scure sulle banche italiane

Rosario Murgida 2.10.18 finanzareport.it

Dopo Citigroup un’altra banca americana procede con la revisione delle proprie valutazioni per tener conto soprattutto dell’allargamento dello

Le banche italiane continuano a rimanere nel mirino degli investitori con pesanti realizzi.

Il comparto bancario paga in particolare l’incertezza sull’accoglienza europea della manovra finanziaria del governo e gli analisti procedono uno dopo l’altro a rivedere le proprie valutazioni per tener conto del crescente rischio politico e del relativo allargamento dello spread tra Btp e Bund decennali, arrivato ormai sui 300 punti base. 

Ieri è stata Citigroup a tagliare le raccomandazione su molti istituti di credito, mentre oggi è stata la volta di Morgan Stanley calare la propria scure sui target price pur confermando i suoi rating. Nello specifico la banca americana ha confermato la raccomandazione overweight sui titoli Mediobanca e Unicredit ma ha ridotto il prezzo obiettivo da 10,6 a 10,4 euro per Piazzetta Cuccia e da 18 a 17,2 euro per la banca di Piazza Gae Aulenti. 

Inoltre per Banco Bpm il rating resta invariato a equalweight ma il target price scende da 2,6 a 2,3 euro. Confermato l’equalweight anche su Mps, Intesa Sanpaolo e Ubi Banca ma il prezzo viene tagliato, rispettivamente, da 2,7 a 2,3 euro, da 3,1 a 2,9 euro e da 3,7 a 3,3 euro.

A Piazza Affari l’intero comparto è conseguentemente messo a dura prova. L’indice di settore Ftse Italia banche perde, alle 10,08, l’1,9% con numerosi titoli sottoposti anche al provvedimento di sospensione dagli scambi nei primi minuti di contrattazione. 

Italia, prospettive post-Def. Sarà governo tecnico in primavera?

L’Italia resta, ovviamente, sotto la lente del mercato. Dopo il Def, la reazione del mercato è stata scomposta, seppur più contenuta nelle prime battute della settimana. Ma quali saranno le prospettive per il nostro Paese? “Ci sono diverse sfide – spiega Riccardo Ambrosetti, amministratore delegato di Ambrosetti AM SIM – nel mese di ottobre ci possono essere interpretazioni che movimenteranno i mercati, con conseguenti momenti di volatilità”. Sul finale di ottobre, peraltro, ci saranno anche i giudizi delle agenzie di rating che, però, “potrebbe seguire ciò che pensa il mercato”, ed esprimersi di conseguenza, in positivo o in negativo. E, infine, una provocazione: ma se le cose non dovessero mettersi bene, in primavera potrebbe esserci un nuovo governo tecnico, con magari a guida Mario Draghi, presidente uscente della Bce? Tutte le risposte nel nuovo “Tre Minuti Con“.