Mediobanca, una cessione di Agos peserà sull’utile di Banco Bpm

Paola Valentini milanofinanza.it 2.10.18

Il broker (rating neutral e target price a 2,8 euro confermati) calcola che la joint venture nel credito al consumo fa il 20% dei profitti della banca e qualsiasi scelta sulla società avrebbe un impatto sulla sua redditività futura. Titolo sotto 2 euro
castagna

Tra i titoli più colpiti dall’impennata dello spread stamani c’è Banco Bpm  che al momento è in calo dell’1,72% scivolando sotto quota 2 euro, a 1,9666 euro (ma è in avvio di seduta è stato sospeso per eccesso di ribasso, dopo il -5,75% di ieri, con un minimo intraday a 1,8962 euro). Oggi Morgan Stanley ha confermato il giudizio equalweight sull’azione, ma ha abbassato il target price da 2,6 a 2,3 euro per tener conto di un “aumento del premio al rischio post manovra”.

Invece Mediobanca  Securities si è concentrata sul piano di cessione di npl, riportato da MF Milano Finanza. L’istituto guidato da Giuseppe Castagna vuole chiudere l’ultima grande operazione sui crediti deteriorati entro l’inizio del 2019. Dei 9,5 miliardi messi sul mercato, circa 3,5 miliardi sarebbe coperti già da accantonamenti, mentre altre risorse potrebbero arrivare da azioni di capital management sulle controllate Pro-Family e Agos Ducato.

Un’eventuale mossa di questo tipo, secondo Mediobanca  Securities, si potrebbe ripercuotere sugli utili futuri della banca. Agos-Ducato è una joint-venture nel credito al consumo con Credit Agricole  di cui Banco Bpm  ha il 40%. “Poiché stimiamo che Agos-Ducato contribuisca con circa il 20% agli utili del gruppo, crediamo che ogni azione su questa società avrebbe un impatto sulle prospettive di utile di Banco Bpm “, afferma l’investment bank che sul titolo ha un giudizio neutral e un target price a 2,8 euro.

Tre motivi per cui Goldman si aspetta che i tumulti dei bond italiani peggiorino ancora

Foto del profilo dell'utente Tyler Durden

Come ha dimostrato il ritorno delle turbolenze sul mercato italiano, la decisione dell’attuale governo italiano di raggiungere un deficit del 2,4% del PIL in ogni anno fino al 2021 rappresenta una deviazione significativa dagli impegni presi dal precedente governo con la Commissione europea di un disavanzo previsto dello 0,8% nel 2019. Le notizie inviate da BTP tornano all’estremità superiore della loro gamma da maggio, con il rendimento di 10 anni di oggi che raggiunge un picco locale del 3,4%, superando i massimi di maggio.

E mentre alcuni commentatori vedono le turbolenze localizzate nei mercati italiani come esagerate – soprattutto a causa della mancanza di qualsiasi effetto di contagio del 2 ° ordine – in una nota di questa mattina, Matteo Crimella di Goldman elenca tre ragioni per aspettarsi per il momento un’elevata volatilità:

In primo luogo, l’espansione fiscale pianificata, sebbene non estrema, è abbastanza consistente da rinnovare le preoccupazioni degli investitori sulla sostenibilità a lungo termine dello stock di debito pubblico italiano, in gran parte a causa del previsto deterioramento dell’eccedenza primaria del paese .Un avanzo primario più basso accresce la vulnerabilità dell’economia alla crescita e agli shock del mercato, e peggiora le prospettive per le finanze pubbliche, soprattutto quando lo stock di debito pubblico è già elevato e la crescita difficilmente trarrà beneficio dall’allentamento fiscale a causa di un basso livello fiscale moltiplicatore. L’ufficio del bilancio parlamentare riferisce che, cumulativamente negli ultimi otto anni, l’avanzo primario del governo ha ridotto il rapporto debito / PIL dell’Italia di circa 11,5 punti percentuali. La crescita positiva e le minori spese per interessi (rispetto al 2011-2013) hanno anche sostenuto la stabilizzazione del livello del debito italiano negli ultimi anni (Allegato 1). Con un minore previsto principalmente in eccesso, maggiori costi di finanziamento e una debole attività economica,le considerazioni sulla sostenibilità del debito a lungo termine rappresentano una sfida per lo sviluppo delle dinamiche del debito / PIL, e hanno significato che gli investitori hanno richiesto un premio di rischio più elevato per i titoli di stato italiani.


In secondo luogo, l’aumento del fabbisogno di finanziamento pubblico derivante da un disavanzo pubblico più elevato si accompagna al rallentamento e alla prossima fine degli acquisti di attività nette della BCE . Il programma di allentamento quantitativo della BCE avviato dalla BCE nel marzo 2015 si sta concludendo quest’anno. Sin dalla sua apertura, la banca centrale ha acquistato titoli di stato italiani per 360 miliardi di euro e ci aspettiamo che acquisti altri 5,5 miliardi di euro nell’ultimo trimestre di quest’anno . A partire da gennaio 2019, Goldman prevede che i nuovi acquisti per la fine e il reinvestimento del portafoglio titoli di stato italiani passeranno a 3-3,5 miliardi di euro / mese nel 2019 (Allegato 2).

Negli ultimi anni, l’acquisto da parte della BCE di un debito a medio / lungo termine ha consentito al Tesoro italiano di aumentare la vita media del debito pubblico di circa 0,5 anni e di riportarlo ai livelli precedenti alla crisi finanziaria globale. Nonostante una maggiore dipendenza dal debito a termine, il Tesoro italiano deve rinnovare circa 400 miliardi di EUR in titoli l’anno (compresi i titoli a breve termine). Con la diminuzione della domanda della BCE, l’aumento dell’offerta al settore privato rappresenterà probabilmente un ulteriore ostacolo ai BTP.

In terzo luogo, l’intensificarsi della volatilità dei mercati negli ultimi mesi potrebbe avere avuto effetti duraturi sulla liquidità del BTP e sulla profondità del mercato . Nell’Allegato 4, Goldman mostra i volumi medi giornalieri di titoli di stato italiani sui mercati secondari di liquidità (MTS) nei mesi di aprile, maggio e giugno 2018. I volumi di BTP scambiati a giugno, a seguito del selloff delle obbligazioni italiane avviate alla fine di maggio, sono stati quasi un terzo di quelli osservati in aprile e maggio .

Mentre questi dati si riferiscono a pochi mesi fa, il crollo dei volumi, accompagnato da un significativo aumento degli spread denaro / lettera (Allegato 5), indica un deterioramento potenzialmente grave della liquidità del mercato, che secondo Goldman ha comportato un prezzo crescente del gattino azione.

Alla luce di questi tre fattori: aumento del debito pubblico, attenuazione del sostegno della BCE e diminuzione della liquidità del mercato, nel breve periodo Goldman prevede che la volatilità dei titoli di stato italiani rimarrà elevata:

Mentre il mercato più ampio sembra essersi parzialmente spostato dal rischio italiano e gli spillover finanziari internazionali sono stati relativamente deboli finora, riteniamo che la situazione attuale sia un equilibrio instabile . Dopotutto, la nuova proposta di bilancio aumenterà probabilmente le probabilità di reazioni negative da parte di Bruxelles e delle agenzie di rating, e di conseguenza il rischio di una maggiore volatilità e di pressioni sull’appiattimento della curva.

Infine, pur ammettendo che sia la prospettiva a breve che a medio termine per i BTP rimane altamente incerta, la migliore ipotesi di Goldman per ciò che accadrà nel prossimo futuro è che gli spread si scambieranno più vicino alla fascia più alta della loro gamma da maggio per il momento. Nello specifico, “è possibile passare a spread di 300 punti base e, se sostenuti, richiederebbe probabilmente un cambiamento di politica a livello nazionale o europeo”. Chissà, potrebbe persino indurre la BCE a ritardare la data di fine del 31 dicembre 2018 del suo programma di QE …

Incubo spread per le banche, anche Morgan Stanley avverte su crescente rischio politico

 

Il rischio Italia mette in allerta gli analisti e le principali vittime in questi giorni del repentino allargamento dello spread sono ancora una volta le banche. Il ritorno in area 300 pb dello spread Btp-Bund, con il rendimento del BTP decennale schizzato ai massimi dal 2014 sopra quota 3,4%, rischia di vanificare gli scorzi profusi in questi anni dal sistema bancario italiano con più tornate di aumenti di capitale volti a rafforzare i ratio patrimoniali.

Nuove perturbazioni potrebbero colpire il settore bancario se le tensioni continueranno a rafforzarsi da qui al 15 ottobre, termine entro cui il governo dovrà presentare la legge di bilancio alla Commissione europea. Inoltre entro fine mese sono attesi i giudizi sull’Italia di S&P e Moody’s.
L’indice FTSE Italia All-Share Banks oggi ha toccato il livello più basso da febbraio 2017 con le quotazioni delle maggiori banche quotate sul Ftse Mib piombate quindi a livelli ancora più bassi dei minimi toccati nella parte finale di agosto.

Sforbiciata alle valutazioni, Unicredit e Mediobanca restano le preferite

Oggi Morgan Stanley ha ridotto in media del 7% i prezzi obiettivo sulle banche italiane sostenendo che una maggiore domanda di premio al rischio sugli asset italiani avrà un impatto sulle valutazioni bancarie. A livello di singole banche è stato confermato il giudizio overweight su Mediobanca (tp sceso da 10,6 a 10,4 euro) e Unicredit (tp da 18 a 17,2 euro), mentre su Banco Bpm, Mps, Intesa Sanpaolo e Ubi Banche il giudizio è equalweight.

Rispetto ai prezzi obiettivo indicati Unicredit presenta un potenziale upside di oltre il 37%, mentre Mediobanca del 26% circa. Anche Intesa Sanpaolo, nonostante il giudizio equalweight, presenta un potenziale rialzista di oltre il 33% considerando il prezzo obiettivo di 2,9 euro.

Ieri a tagliare le valutazioni sulle banche italiane era stata Citigroup, che ha addirittura abbassato il giudizio sull’intero comparto a neutral dal precedente overweight. Citi ritiene che Intesa Sanpaolo e Banco BPM siano le realtà più interessanti per un re-rating; Unicredit, invece, che pur si giova di una minor esposizione all’Italia, presenta un profilo di maggior rischiosità sul fronte Europa dell’Est ed eventuali scenari di M&A.

CONCORDATI PREVENTIVI / DOPO CONDOTTE, UN’ALTRA STAR, ASTALDI

 di: Cristiano Mais lavocedellevoci.it

Mattone in pezzi. Qualche mese fa la richiesta di concordato preventivo al tribunale di Roma del gruppo Condotte, adesso la stessa richiesta in arrivo da un calibro come Astaldi. Cosa sta succedendo nell’ex Belpaese dei mattonari felici e contenti?

Partiamo dalle ultime su Astaldi, da trent’anni nello star system delle sigle acchiappapalti non solo in Italia ma anche all’estero. Stavolta è un altro ponte a far vacillare le speranze – per ora – di salvataggio: sì, dal momento che la crisi politica in Turchia ha di molto rallentato le procedure per la realizzazione del terzo ponte sul Bosforo al quale Astaldi puntava con decisione. Ma i mesi trascorrono inutilmente e niente si muove. E così Astaldi si vede costretta a portare i libri in tribunale (a Roma) per avviare le procedure di un concordato preventivo “con riserva”: in soldoni, il concordato potrà essere accettato se a breve verrà presentata in tribunale una proposta  di “concordato in continuità aziendale”. Bisognerà capire, in sostanza, se ci sono altre lavori in pentola la cui realizzazione può portare a breve soldi in cassa.

In Borsa la notizia ha avuto un effetto devastante, con un quasi 30 per cento in meno.

E’ la seconda batosta nel giro di pochi mesi, visto che lo scorso anno è successo praticamente lo stesso con il Venezuela, sprofondato in una profondissima crisi economica e quasi nella guerra civile. Astaldi aveva lavori per circa 400 milioni, che ora vagano nella più totale incertezza.

Ed è stato proprio per superare l’impasse provocato dall mancate entrate venezuelane che Astaldi ha deciso di mettere in vendita la sua concessione per la costruzione del terzo ponte sul Bosforo.

Ma le trattative, proprio per la crisi turca, hanno subito un brusco stop: ciò – fa sapere l’azienda – “ha imposto di adeguare il complessivo piano di rafforzamento patrimoniale e finanziario presentato al mercato”.

Scrive il Corsera: “La domanda di concordato con riserva dovrebbe permettere alla società di continuare a operare in ‘regime di continuità aziendale’, onorando i contratti pubblici già vinti e continuando a partecipare a nuove gare. Astaldi ha già nominato degli advisor per procedere ad un nuovo piano da sottoporre al vaglio del tribunale di Roma e dei creditori”.

Sono lontani i bei tempi pre Tangentopoli, quando Astaldi era una delle regine del mattone, con tutte le sponde politiche del caso. Alla fine degli anni ’80 si parlò della possibile creazione di un maxi polo delle costruzioni, che sarebbe partorito dalla fusione di Condotte e Astaldi, star del pubblico e del privato, e di Icla, l’impresa del cuore di ‘O Ministro Paolo Cirino Pomicino che all’epoca faceva man bassa di appalti, dal dopo terremoto all’Alta Velocità. Auspice l’allora presidente andreottiano dell’IriFranco Nobili.

Ma quelle nozze non si celebrarono. I soliti contrasti nel ventre della balena bianca…

JUNCKER AFFONDA L’EURO CON LA SUA DICHIARAZIONE DI STANOTTE ”DURI CON L’ITALIA”

politicamentescorretto.info 2.10.18

L’euro scende nel cambio contro il dollaro Usa in area 1,15 dollari per i timori sulla legge di bilancio dell’Italia che si estendono alla tenuta della moneta unica.

Bloomberg spiega sul suo sito che a pesare sarebbero le parole del presidente della commissione Bilancio alla Camera, Claudio Borghi, che ha detto che l’Italia avrebbe già risolto i problemi fiscali con una valuta propria. Attualmente l’euro è a 1,15265 sul biglietto verde. In realtà, sono entrati in azione i cosiddetti ”fondi cavalletta” asiatici e americani che speculano sui mercati, certamente favoriti non dalle dichiarazioni di Borghi, ma di Juncker che ieri sera in tarda ora ha dichiarato: ”Dobbiamo essere duri con l’Italia altrimenti l’euro è a rischio”. Parole accolte con gioia, dalla speculazione internazionale.

via Il Nord

Poste Italiane, ecco come Del Fante con PostePay aggredirà le banche

 startmag.it 2.10.18

PostePay nascerà con 4,08 milioni di Sim PosteMobile, 26,2 milioni di carte di pagamento (19 milioni delle quali prepagate) e 2,2 milioni di digital wallets.

CHE COSA HA DECISO POSTE ITALIANE CON POSTEPAY

Sono questi i numeri con cui si presenta PostePay spa, “il più grande Istituto di Moneta Elettronica (IMEL) d’Italia, che riunisce attività e competenze di Poste Italiane nell’ambito dei pagamenti e delle telecomunicazioni”, si legge in un comunicato stampa del gruppo controllato da ministero dell’Economia e Cassa depositi e prestiti.

POSTEPAY, LA MOSSA DELLE POSTE CONTRO LE BANCHE

Una mossa, quella di Poste, che si inserisce nella strategia di aggredire sempre più il mercato bancario.

In linea con la strategia del Piano industriale Deliver 2022 – dice il gruppo guidato dall’ad, Matteo Del Fante – PostePay spa integrerà PosteMobile – “la famiglia dei servizi di telecomunicazione” – con la monetica e con i sistemi di pagamento, “diventando fornitore di servizi ed intermediario specializzato con una forte vocazione digitale per consumatori, imprese e Pubblica Amministrazione”, è scritto nel comunicato del gruppo postale.

IL COMMENTO DI DEL FANTE

“Siamo orgogliosi di aver raggiunto questa importante tappa del Piano Deliver 2022”, ha commentato l’amministratore delegato e direttore generale di Poste Italiane, Matteo Del Fante: “Da oggi è operativa la più grande piattaforma di pagamenti digitali che, in sinergia con la rete di distribuzione più capillare d’Italia quella degli uffici postali, permette alla nostra azienda di consolidare il suo ruolo di motore di sviluppo e di innovazione per il Paese. Grazie alle soluzioni offerte da PostePay SpA, milioni di famiglie, le imprese e la Pubblica Amministrazione potranno beneficiare di servizi di qualità e prodotti semplici e sicuri adatti ad ogni loro esigenza”.

LA STRATEGIA DI POSTE

Oltre ad essere un centro di competenza all’interno del gruppo Poste Italiane, PostePay SpA intende intercettare e guidare il cambiamento delle abitudini dei consumatori e delle imprese con la creazione di nuovi canali, prodotti e servizi integrati, soprattutto nell’acquiring, nell’e-commerce e nei pagamenti mobili e digitali.

LE INCOGNITE SUI BOLLETTINI POSTALI

Sullo sfondo resta, per il gruppo Poste, l’incognita su come evolverà il business dei bollettini postali: in particolare per il combinato disposto della legislazione (Psd2) e della tecnologia è destinato a ridimensionarsi, secondo molti addetti ai lavori.

IL CASO SIA E LA BUFERA POLITICO-ISTITUZIONALE

Comunque la decisione annunciata ieri da Poste rientra nella strategia di attacco al settore dei pagamenti elettronici e digitali. Una strategia che prevede l’obiettivo anche di acquisire il controllo di Sia (Società italiana di automazione), controllata in maggioranza dalle banche. Una mossa che sta provocando, sotto traccia, azioni e reazioni del sistema bancariodelle istituzioni e del mondo politico.

Solid: Tim Berners-Lee ha una nuova idea di Web

punto-informatico.it Giacomo Dotta  1.10.18

Tim Berners-Lee rivendica la necessità di ripensare il Web per come lo intendiamo oggi poiché non riflette più i progetti iniziali: nasce così Solid.

Solid: Tim Berners-Lee ha una nuova idea di Web

Io ho sempre creduto che il Web sia per tutti. Questo è il motivo per cui io e altri lottiamo fieramente per proteggerlo. I cambiamenti che siamo riusciti ad apportare hanno creato un mondo migliore e più connesso. Ma per tutto il bene che possiamo aver aggiunto, il Web è diventato un motore di inequità e divisioni; influenzato da potenti forze che lo usano per i propri obiettivi.

Con queste parole che molto somigliano ad un manifesto, Tim Berners-Leelancia la sua nuova proposta. Colui il quale ha dato vita al World Wide Web vuole oggi reinventare la sua propria creatura, gettando le basi per il Web che verrà: il punto è cruciale e secondo Berners-Lee si tratta anche di un cambiamento necessario. Nasce di qui l’idea di Solid, “progetto open source per ripristinare il potere degli individui sul Web”.

Solid

Tutto ruota attorno alla privacy: di questo Tim Berners-Lee ne è convinto, tanto da mettere la gestione dei dati personali al centro del nuovo progetto.

Solid cambia il modello attuale nel quale gli utenti devono consegnare dati personali ai giganti digitali in cambio di un valore percepito. Come tutti noi abbiamo abbiamo scoperto, questa non è stata cosa nel nostro miglior interesse. Solid è il modo in cui evolve il web per ripristinare l’equilibrio – dando ad ognuno di noi il controllo completo sui dati, personali o meno, in un modo rivoluzionario.

Solid è una piattaforma” ed è stato pensato e costruito a partire da quello che è il Web odierno. Lo scopo è quello di offrire agli utenti la possibilità di avere il pieno controllo sui propri dati personali: sapere dove sono conservati, autorizzarne gli usi, condividerli con chi si vuole, gestirne i flussi verso app e attorni esterni. Secondo Tim Berners-Lee la cosa può facilmente diventare “una incredibile opportunità per creatività, problem-solving e commerci“, offrendo a individui, sviluppatori e imprenditori un nuovo modo di pensare e costruire applicazioni e servizi innovativi ed affidabili.

Il nome, benché abbia già un evidente significato in sé, nasce come acronimo di “social linked data“, che secondo quanto riportato dall’originale draft del MIT rappresenta “un set di convenzioni e strumenti per costruire social application decentralizzate e basate sui principi dei Linked Data“. Modulare, estensibile e basato sugli standard W3C esistenti: si parte di qui, con ambizioni che vanno lontano. I primi vagiti di Solid hanno lasciato traccia su Twitter a inizio 2017: solo oggi, quando Tim Berners-Lee ha esplicitato le ambizioni del progetto, il tutto prende però la piega di un qualcosa destinato realmente a crescere per provarci: reinventare il Web è qualcosa che sarebbe forse impensabile se a monte dell’idea non ci fosse che già l’ha inventato la prima volta.

Solid Project @ MIT@SolidMit

A warm welcome to all our colleagues and fans in Linked Data and Decentralized Internet!

Dare agli utenti la possibilità di gestire i propri dati significa restituire agli utenti il controllo ed il valore degli stessi. Ciò andrebbe a riequilibrare le dinamiche odierne del Web ed eviterebbe le pericolose derive che negli ultimi anni il Web ha dovuto ripetutamente affrontare in termini di gestione della privacy e di violazioni moleste della stessa. L’idea è quella di rendere trasversale l’accesso ai dati, evitando “silos” di informazioni che, oltre ad essere inefficaci, tendono ad assumere la gestione dei dati per le proprie finalità.

Appare evidente il tentativo di decentralizzare la gestione dei dati personali, insomma, mettendoli nelle mani degli utenti invece di affidarli a differenti gestori che altro non fanno se non moltiplicarne i recipienti ed i riferimenti. Nella disamina di Berners-Lee, tuttavia, non c’è alcun riferimento alla blockchain, anzi: è estremamente chiaro come l’intera struttura si reggerà su strumenti del tutto noti e sperimentati, senza slanci su tecnologie che debbono ancora trovare un proprio equilibrio. La proposta relativa a Solid è tanto innovativa quanto pragmatica, insomma, e chi vi sta a capo esprime estremo ottimismo circa le possibilità che possa aver inizio un nuovo modo di pensare al Web.

Le persone vogliono un Web di cui ci si possa fidare. “E vogliono applicazioni che siano di aiuto, senza che l’utente venga spiato“. E così come oggi le persone pagano per depositare informazioni su Dropbox, in futuro potranno seguire medesimo approccio per gestire e tutelare le proprie informazioni personali. Per perseguire questi motivi Tim Berners-Lee ha preannunciato di voler ridurre il proprio impegno nel World Wide Web Consortium (W3C) per fondare l’azienda che sarà alla base di questa grande ipotetica rivoluzione: il suo nome è inrupt e sarà legata fin dalla nascita a doppio filo al concetto di Solid.

Questo il sito ufficiale solid.

inrupt

Secondo Tim Berners-Lee lo scopo di inrupt è quello di offrire a Solid le necessarie energie commerciali per poter finanziare la costruzione di questo nuovo modo di intendere il Web. In questa avventura il fondatore del Web sarà affiancato dall’imprenditore John Bruce: “assieme condividiamo la stessa passione per la creazione di un nuovo e meglio bilanciato Web“. Solid e inrupt saranno quindi due facce della stessa medaglia, elementi complementari pensati per dar corpo al progetto.

Lo scopo di inrupt è quello di supportare Solid e con Solid condividerà il destino. Dai fondi che inrupt sarà capace di mettere assieme, Solid troverà basi più o meno concrete per potersi imporre mentre, per contro, inrupt troverà la capacità di durare nel tempo solo e solo se Solid riuscirà ad imporsi come ideale e come nuova piattaforma.  L’idea di base è che nessuno abbia tirato la giacchetta il Web con fini effettivamente distruttivi, ma al tempo stesso l’incrocio di differenti interessi privati ha in parte snaturato quello per cui il Web era stato pensato. Ora è venuto il momento di sfilare questi interessi dalle tasche dei grandi attori per poter dar vita ad un ambiente nuovamente salubre, nuovamente equilibrato e nuovamente pronto per essere habitat della dimensione immateriale delle persone.

Inrupt

inrupt, insomma, ad oggi non ha un vero e proprio modello di business: sarà questo il primo obiettivo da porsi, ma è su questo obiettivo che si getteranno le basi per fare di Solid un progetto realmente concreto. La gestione puntuale della privacy, tenendo sotto controllo l’accesso ad ogni singola informazione, può essere ottenuta attraverso tecnologie completamente retrocompatibili rispetto al Web odierno: Solid di fatto si presenta come una sovrastruttura in grado di offrire maggiori opportunità, ma senza alcuna frizione con quelli che sono gli standard già in essere.

Questo il sito ufficiale inrupt.

Solid POD

Tutto ruota attorno al Solid POD:

Immaginate il vostro Solid POD come il vostro sito Web privato, ad eccezione che i dati sono interoperabili con tutte le app. […] Quando posti commenti o video online, i tuoi amici possono vederle con qualsiasi app desiderino. Sono i tuoi dati e possono essere utilizzati comunque ed in qualsiasi forma tu voglia.

Giocoforza il Solid POD diventa fulcro della propria identità online. Solid manterrà un registro dei provider autorizzato al rilascio di un “Pod” e chiunque potrà installare un server per diventare provider aderente al progetto. I dati saranno conservati dentro questo unico recipiente (accessibile tanto il lettura quanto in scrittura) e verranno “linkati” dall’esterno per poter essere utilizzati. “True data ownership”: questa la finalità prima e ultima del progetto, attorno al quale inizierà ora a costruirsi una community, per il quale è già pronto il codice su Github, una cui chat di discussione è già pronta, e dove la sicurezza sarà il focus numero uno dell’intera struttura.

Da notare come il tutto nasca già sotto una buona stella non solo per il fatto che si tratta di un’idea nata da Tim Berners-Lee, ma anche poiché le basi economiche vedono già Mastercard e Qatar Computing Research Institute come sponsor dell’iniziativa.

Fonte: inrupt

Balla lo Spread? Avanti con i Cir per i titoli di Stato. Il piano del governo con le banche

 startmag.it 2.10.18

Puntare sul risparmio degli italiani per finanziare il debito pubblico, rendendo i titoli di Stato il più attraenti possibile per tutte le famiglie.

E’ l’obiettivo del governo che, in vista della chiusura del programma di acquisti della Bce e dello Spread all’insu, si sta attrezzando per introdurre in manovra nuovi strumenti di investimento per la clientela retail.

Sul tavolo ci sarebbe una versione rivista e corretta dei Pir, ancora una volta orientati alla crescita, e una novità assoluta, i conti individuali di risparmio (Cir).

L’idea dell’esecutivo, in particolare degli esponenti della Lega nell’esecutivo, è quella di detassare totalmente gli acquisti privati di Btp e di garantire in aggiunta anche un credito d’imposta al 3,5%.

Rispetto al sistema attuale di tassazione al 12,5% (già agevolato rispetto al prelievo del 26% sul capital gain) il guadagno sarebbe netto.

L’unica condizione sarebbe però quella di mantenere in portafoglio i titoli del debito pubblico fino alla loro scadenza naturale.

Il primo motore per avviare la macchina dei Cir è il premio fiscale. Oltre all’esenzione totale su rendimenti ed eventuali plusvalenze, l’ingresso sarà accompagnato da una deduzione che di fatto toglierà 690 euro (il 23% di 3mila) dall’imponibile, con uno sconto effettivo che quindi andrà da 158 a 296 euro a seconda del reddito complessivo, scrive il Sole 24 Ore: “Il Cir dovrebbe essere poi escluso dalle imposte di donazione e successione a patto di vincolare le somme per almeno 18 mesi, e sarà fuori dal raggio d’azione di pignoramenti e sequestri”.

I Cir sarebbero lo sviluppo dei piani individuali di risparmio (Pir) introdotti dall’ex ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, come strumento di finanziamento per le Pmi e che finora hanno riscosso un buon successo, tanto da raggiungere in totale 18 miliardi di raccolta. Dal prossimo anno, il campo d’azione potrebbe allargarsi alle infrastrutture, per affiancare l’azione pubblica di rilancio degli investimenti.

Il “Pir infrastrutture” è la versione dei piani individuali di risparmio rivista e tagliata su misura dei piccolissimi investitori.

A ogni emissione di titoli di Stato, le banche potranno acquistarne una quota da destinare ai Cir, che saranno proposti ai risparmiatori.

Ognuno – è l’idea che circola nell’esecutivo – ne potrà sottoscrivere una quota da 3mila euro, ottenendo lo sconto fiscale e l’esenzione Irpef in cambio dell’impegno a mantenere l’investimento fino a scadenza del titolo.

Un programma del governo indicherà per ogni emissione le opere specifiche (scuole, strade, ferrovie, ponti eccetera) che saranno finanziate così: e nelle intenzioni un monitoraggio periodico informerà gli investitori sull’avanzamento dei lavori.

Morgan Stanley cala la scure sulle banche italiane

Rosario Murgida 2.10.18 finanzareport.it

Dopo Citigroup un’altra banca americana procede con la revisione delle proprie valutazioni per tener conto soprattutto dell’allargamento dello

Le banche italiane continuano a rimanere nel mirino degli investitori con pesanti realizzi.

Il comparto bancario paga in particolare l’incertezza sull’accoglienza europea della manovra finanziaria del governo e gli analisti procedono uno dopo l’altro a rivedere le proprie valutazioni per tener conto del crescente rischio politico e del relativo allargamento dello spread tra Btp e Bund decennali, arrivato ormai sui 300 punti base. 

Ieri è stata Citigroup a tagliare le raccomandazione su molti istituti di credito, mentre oggi è stata la volta di Morgan Stanley calare la propria scure sui target price pur confermando i suoi rating. Nello specifico la banca americana ha confermato la raccomandazione overweight sui titoli Mediobanca e Unicredit ma ha ridotto il prezzo obiettivo da 10,6 a 10,4 euro per Piazzetta Cuccia e da 18 a 17,2 euro per la banca di Piazza Gae Aulenti. 

Inoltre per Banco Bpm il rating resta invariato a equalweight ma il target price scende da 2,6 a 2,3 euro. Confermato l’equalweight anche su Mps, Intesa Sanpaolo e Ubi Banca ma il prezzo viene tagliato, rispettivamente, da 2,7 a 2,3 euro, da 3,1 a 2,9 euro e da 3,7 a 3,3 euro.

A Piazza Affari l’intero comparto è conseguentemente messo a dura prova. L’indice di settore Ftse Italia banche perde, alle 10,08, l’1,9% con numerosi titoli sottoposti anche al provvedimento di sospensione dagli scambi nei primi minuti di contrattazione. 

Italia, prospettive post-Def. Sarà governo tecnico in primavera?

L’Italia resta, ovviamente, sotto la lente del mercato. Dopo il Def, la reazione del mercato è stata scomposta, seppur più contenuta nelle prime battute della settimana. Ma quali saranno le prospettive per il nostro Paese? “Ci sono diverse sfide – spiega Riccardo Ambrosetti, amministratore delegato di Ambrosetti AM SIM – nel mese di ottobre ci possono essere interpretazioni che movimenteranno i mercati, con conseguenti momenti di volatilità”. Sul finale di ottobre, peraltro, ci saranno anche i giudizi delle agenzie di rating che, però, “potrebbe seguire ciò che pensa il mercato”, ed esprimersi di conseguenza, in positivo o in negativo. E, infine, una provocazione: ma se le cose non dovessero mettersi bene, in primavera potrebbe esserci un nuovo governo tecnico, con magari a guida Mario Draghi, presidente uscente della Bce? Tutte le risposte nel nuovo “Tre Minuti Con“.

Duello Juncker-Tria e alta tensione su spread, banche e Borsa

| di  firstonline.info

Le scintille tra il presidente della Commissione europea (“Rischiamo la fine dell’euro”) e il ministro Tria (“Non ci sarà nessuna fine dell’euro”) alza la tensione sull’Italia e di conseguenza su Btp, spread, banche e Borsa – Nasce Essilor-Luxottica – Astaldi sempre nel buio

Duello Juncker-Tria e alta tensione su spread, banche e Borsa

“Non vorrei che dopo aver gestito la difficilissima crisi greca ci trovassimo in una nuova crisi greca, questa volta in Italia”, ha detto ieri il presidente della Ue Jean -Claude Juncker. Perciò “dobbiamo essere molto rigidi”. Parole che certificano in forma ufficiale il grande freddo tra Roma e Bruxelles. Nelle stesse ore, Giovanni Tria, fallita la missione di tranquillizzare i partner, tornava in Italia per mettere a punto i conti della manovra finanziaria ispirata più dal pensiero di Paolo Savona che dal suo.

Intanto si spegneva a Piazza Affari il recupero di Borsa e Btp avviato in mattinata nella speranza che fosse possibile trovare un compromesso tra la manovra italiana e i vincoli comunitari. Ma il richiamo alla crisi di Atene sta a certificare che, al di là delle parole del ministro dell’Economia (“non ci sarà alcuna crisi dell’euro”, assicura Tria) l’Italia è ormai il principale terreno di confronto tra sovranisti e filo-euro in vista del voto di primavera.

DEL VECCHIO GUIDA IL COLOSSO DEGLI OCCHIALI, MA DA PARIGI

Il braccio di ferro fa passare in secondo piano gli altri temi, pur di grande rilievo. Tra questi la storica fusione tra Essilor e Luxottica, finalmente in porto dopo due anni. Nasce un leader mondiale con un fatturato di 16 miliardi e 85 mila dipendenti. L’azionista di maggioranza relativa sarà Leonardo Del Vecchio, con il 31%, seguito dai dipendenti/azionisti. Ma il nuovo titolo sarà trattato solo a Parigi. Per ora la richiesta di una quotazione anche a Milano è rimasta nel cassetto. E, vista l’aria che tira, potrebbe restarci per un po’.

Bene Wall Street, chiusi per il Capodanno lunare i listini cinesi, debole in resto dell’Asia con l’eccezione di Tokyo. I mercati salutano così l’avvio del quarto trimestre, per tradizione il più debole per il Toro. Ma le statistiche dicono che ad ottobre, negli anni delle elezioni di mid term, l’indice S&P 500 registra un rialzo medio del 3,3%.

HONG KONG FRENA, RIMBALZA GENERAL ELECTRIC

Tokyo, che ieri ha superato il record dal 1991, mette a segno un nuovo rialzo: Nikkei +0,2%, Topix 0,6%. In evidenza i titoli dell’auto.

In forte ribasso Hong Kong (-1,5%), alla riapertura dopo una breve vacanza: l’indice ha registrato per primo i dati negativi sull’andamento dell’industria manifatturiera cinese. Pesa anche la notizia riportata dal Wall Street Journal su un incidente militare avvenuto nei giorni scorsi nel mare del Sud della Cina tra una nave militare statunitense e la marina cinese. Scendono anche Taipei (-1%) e la Borsa coreana (-0,45%).

Wall Street ha celebrato, senza eccessi, l’accordo tra Usa, Canada e Messico, di “portata storica” per Donald Trump.

Sale il Dow (+0,73%) sostenuto dai titoli dell’auto, Gm +1,6%, e da General Electric (+7,1%), che ha ribaltato i vertici nominati solo 7 mesi fa.

Più limitati i progressi per l’S&P 500 (+0,36%). In terreno negativo il Nasdaq (-0,11%). Continua l’altalena di Tesla, ieri +17,3%. Elon Musk, non più presidente ma sempre in sella nel consiglio, ha scritto ai dipendenti che “l’utile è ormai vicino”.

In frenata il Russell 2000 (-1,4%), il listino delle Pmi.

BRENT ANCORA AL TOP, BALZO DI TENARIS

Il petrolio Brent stamattina è poco mosso, intorno a 85 dollari il barile, sui massimi degli ultimi quattro anni, dopo aver guadagnato ieri il 2,7%. Le esportazioni di petrolio iracheno sono scese in settembre, secondo quanto riportato da Bloomberg, sui minimi degli ultimi due anni e mezzo, a 1,7 milioni di barili.

A Piazza Affari Eni +0,23% e Saipem +2%. Vola Tenaris (+2,3%) spinta dall’accordo Nafta.

SALE L’EUROPA, MILANO S’INCEPPA

I problemi italiani non hanno contagiato l‘andamento degli altri listini dell’Eurozona, favoriti dalla pace sui commerci tra Usa e Canada.

Francoforte sale dello 0,73%; Parigi +0,24%; Madrid +0,19%. Debole Londra (-0,17%). Piazza Affari, sull’onda delle notizie in arrivo dalla riunione dei ministri finanziari Ue, è scivolata in rosso: l’indice ha chiuso in ribasso dello 0,49%, a 20.609 punti, contro un rialzo a metà seduta dell’1,5%, oltre 21.200 punti. Gli scambi hanno raggiunto un controvalore di 2,6 miliardi.

SALE LO SPREAD, DECENNALI AL 3,31%

Non meno inquietante l’andamento dei titoli del debito. Dopo una breve parentesi in territorio positivo in tarda mattinata, i Btp hanno chiuso la seduta in netto calo, con lo spread a 284 punti base, massimo di seduta e da inizio settembre, dai 266 della chiusura di venerdì e dai 278 dell’apertura.

Il tasso del decennale di riferimento vale 3,31%, massimo di seduta e da inizio aprile 2014, da 3,25% del finale di seduta di venerdì e da 3,13% dell’avvio della seduta di ieri.

LA FORBICE 2-10 ANNI SOTTO I 200 PUNTI

In forte tensione anche le scadenze più ravvicinate: sulla parte breve della curva, il tasso del 2 anni ha chiuso a 1,39% da 1,04% di venerdì, massimo da inizio settembre. Il differenziale tra Btp a due anni ed il Btp a dieci anni è sceso sotto la quota psicologica dei 200 punti base, ieri sera, per effetto dell’impennata del biennale, è sceso a 196 punti base, minimo dell’ultimo mese.

A settembre la spesa per interessi sui titoli di Stato è cresciuta di 400 milioni. Lo rende noto il ministero dell’Economia. Da segnalare che a partire da ieri la Bce ha ridotto da 30 a 15 miliardi il ritmo degli acquisti mensili nell’ambito del Quantitative Easing, che dovrebbe concludersi a fine anno.

BUONE NOTIZIE SOLO DALL’OCCUPAZIONE

Ad agosto il mercato del lavoro italiano ha visto il tasso di disoccupazione scendere sotto il 10%, minimo da oltre sei anni e mezzo, grazie all’aumento degli occupati ma anche degli inattivi. “Conforta la crescita dell’occupazione stabile nel mese – commenta Paolo Mameli, economista di Intesa Sanpaolo – In prospettiva, pensiamo che la disoccupazione possa mantenere un trend al ribasso nei prossimi mesi: il rallentamento in atto del ciclo non è tale (almeno per ora) da determinare un’inversione di tendenza per le condizioni del mercato del lavoro”. Secondo i numeri diffusi stamane da Istat, il tasso di disoccupazione è sceso al 9,7% dal 10,2% di luglio.

BANCHE SOTTO TIRO: A RISCHIO IL CET 1

A pagare il prezzo più alto per la turbolenza sullo spread è stato il comparto bancario, in chiusura giù del 3,05%: 100 punti in più nel differenziale con il decennale tedesco comporta per le banche tra i 30 e i 50 punti in meno di Cet 1, il principale indicatore della solidità patrimoniale di una banca. Anche un report di Citigroup ha contribuito ad alzare le pressioni sul comparto: “È probabile – si legge – che il mercato resti cauti sul fronte al rischio Italia ed al potenziale rischio europeo nei prossimi mesi, limitando l’ upside su valutazioni e fondamentali” dei bancari.

Sotto tiro tutti i titoli. Il peggior è stato Banco Bpm (-5,5%). Ubi Banca (-4,5%) ha perfezionato la cessione del 95% di titoli mezzanine e junior della cartolarizzazione per valore complessivo di 2,75 miliardi di sofferenze. Unicredit -2,4%, Intesa Sanpaolo-4,1%.

Giù anche Mediobanca (-2,7%), che ridurrà la sua quota in Generali (-0,5%), vendendo circa il 3%, tra maggio e giugno 2019. Una parte di queste azioni potrebbero essere rilevate da Caltagirone e da Del Vecchio. UnipolSai -0,4%.

Tra le mid cap, Banca Ifis -7,5%, Carige -4,7% e Creval -3,15%.

SALE FCA, MA LE VENDITE IN ITALIAN PRECIPITANO

L’accordo tra Usa, Messico e Canada ha rimosso una grossa ipoteca sul mercato dell’auto in Nord America. Se ne è avvantaggiata Fiat Chrysler (+2,3%), che ha potuto così festeggiare senza problemi le nomine dei principali collaboratori di Mike Manley. Alla guida dell’area Emea sale, come previsto, Piero Gorlier. Harald Wester ha ricevuto l’incarico di nuovo responsabile di Maserati.

Exor +0,66%, Ferrari +0,55%. Bene nell’automotive anche Brembo (+1,95%).

Ma sui titoli dl comparto è destinato a pesare il dato shock delle immatricolazioni italiane di settembre: 124.976 autovetture, con una variazione negativa del 25,37%. Male Fca: Fiat – 43,18%, Chrysler, Jeep e Dodge -14,68%. Il dato è stato influenzato dallo smaltimento, tra luglio ed agosto, delle vetture Euro 6 b. Ma è l’avvisaglia di un cambio di rotta più profondo quale emerge dalle intenzioni dei Big del mercato. Carlos Ghosn ha annunciato che il gruppo Renault-Nissan. Mitsubishi punterà tutte le sue carte sull’elettrico.

BENE LA JUVENTUS E I TITOLI DEL NASDAQ

Nella scuderia Agnelli da segnalare anche la performance della Juventus (+1%) dopo l’uscita a sorpresa dell’attuale Ad Beppe Marotta. Il modello di gestione resterà di “assoluta continuità rispetto al recente passato” attraverso un sistema di deleghe assegnate dal nuovo Cda che si insedierà dopo l’assemblea del 25 ottobre, ha detto il presidente Andrea Agnelli.

L’intesa sul Nafta ha favorito altre società esposte sul mercato del Nord America: Buzzi +3,64%, Stm +2,23%, Campari +2,07%.

VOLA MONCLER, MAGLIA NERA PER TIM

La miglior blue chip è stata Moncler (+4,6%).

La peggiore Tim (-5,3%), mentre procede l’asta per le frequenze 5G, arrivata ieri a 6,22 miliardi. Barclays ha tagliato il giudizio a Underweight, target price a 0,43 euro.

ASTALDI NEL BUIO. PER KEPLES VALE 0,2 EURO

Astaldi sospesa per eccesso di ribasso. Venerdì sera ha comunicato che a fine giugno aveva un debito totale finanziario netto di 1,898 miliardi. La società delle costruzioni, in gravi difficoltà finanziarie, ha detto che prosegue il negoziato che la trattativa sulla cessione della quota nella concessione del terzo ponte sul Bosforo. Kepler Cheuvreux ha tagliato il prezzo obiettivo da 1,7 a 0,2 euro, confermando la raccomandazione reduce.

Privatizzazione, Unione Europea e Ponte

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Scritto da Andrew Spannaus tramite ConsortiumNews.com,

Un ponte di Genova crollato lo scorso mese che ha ucciso 43 persone è di proprietà privata, ma un fattore chiave che ha rallentato gli investimenti infrastrutturali di base in Italia negli ultimi anni è colpa dell’Ue …

Un po ‘più di un mese fa, il 14 agosto, un ponte stradale crollò nel centro della città italiana di Genova, uccidendo 43 persone, danneggiando le aree abitate sottostanti e interrompendo una grande arteria di traffico che collegava i due lati della città. Il ponte era stato costruito negli anni ’60, con una tecnica di costruzione che era stata criticata da alcuni esperti nel corso degli anni, e il suo decadimento era ovvio ; aveva già subito varie riparazioni e per questo autunno era previsto un nuovo ciclo di manutenzione straordinaria.

La manutenzione non è arrivata in tempo. Cadendo pesante pioggia nella zona, automobili e camion sono caduti da un’altezza di 150 piedi, causando morti e feriti e segnando una tragedia nazionale che ha attanagliato il paese.

Perché è successo? La compagnia autostradale italiana è stata privatizzata nel 1999 e le concessioni sono state quindi concesse per gestire le strade. Il più grande concessionario (con circa il 50% della rete) è attualmente Autostrade per l’Italia SpA, controllata dalla famiglia Benetton, fondatori dell’omonimo marchio di moda. Esse ricavano un bel profitto dai pedaggi autostradali, tra i più alti in Europa , e sono responsabili della manutenzione e degli investimenti, che sono rimasti stagnanti anche se i pedaggi sono più che raddoppiati negli ultimi 25 anni.

La difesa di Autostrade in merito al disastro è che mentre le preoccupazioni erano state sollevate sul ponte, non vi erano indicazioni di un pericolo imminente. È un argomento debole, considerando che a Genova il ponte è stato oggetto di dibattito pubblico per anni, con alcuni che lo vedevano come “un disastro in attesa di accadere”. Dopo la resistenza iniziale, Autostrade alla fine ha risposto alla pressione pubblica assegnando 500 milioni di euro ( 575 milioni di dollari) per risarcire le famiglie delle vittime e ricostruire il ponte.

Ponte crollato: proprietà privata. (Wikimedia Commons)

La prima risposta del governo populista italiano guidato dal Movimento a cinque stelle (M5S) e dalla Lega, fu quella di incanalare la rabbia contro la compagnia privata, usando argomentazioni popolari contro le politiche neoliberali di privatizzazione e taglio del bilancio. Hanno ragione, naturalmente, che il disastro è venuto alla luce di una società privata, che si dice sia più efficiente del settore pubblico. Il sistema autostradale italiano funziona abbastanza bene, ma non si può ignorare la necessità di aggiornamenti per le parti dell’infrastruttura che sono state costruite durante il boom economico degli anni ’50 e ’60, che hanno raggiunto la fine della loro vita utile.

Tuttavia i pedaggi sono già alti e il concessionario privato vuole garantire i suoi profitti; chi pagherà tutto il lavoro che deve essere fatto?

I due vice primi ministri del governo italiano, Luigi Di Maio del M5S e Matteo Salvini della Lega, hanno guidato l’accusa contro Autostrade. Di Maio ha minacciato di revocare la concessione e rinazionalizzare le autostrade, anche se il respingimento istituzionale è stato forte. Salvini, d’altra parte, ha puntato immediatamente il dito sui vincoli di bilancio dell’Unione Europea (UE): “Gli investimenti che salvano vite umane … non devono essere calcolati dalle rigide e fredde regole imposte dall’Europa”, ha affermato il 15 agosto.

L’UE ostacola i finanziamenti per le infrastrutture 

Il disastro a Genova non è stato una conseguenza diretta dei tagli al bilancio pubblico, dal momento che la sezione dell’autostrada è gestita da una società privata, come hanno fatto notare i politici centristi e molti dei principali media. Ma la bordata di Salvini ha individuato una questione essenziale per l’Italia – e molti altri paesi europei – oggi: sono necessari ingenti investimenti pubblici, ma i vincoli di bilancio dell’UE lo impediscono.

Salvini: guida l’accusa contro Autostrade. (Wikimedia Commons)

Il governo italiano è responsabile per il benessere pubblico, ma non è in grado di garantire il benessere pubblico. Ci sono molte ragioni per questo, a cominciare dal massiccio debito pubblico del paese – 131 percento del PIL, tra i più alti del mondo – e dall’inefficienza della spesa pubblica. La procedura di gara d’appalto è lenta e complicata, e la burocrazia intricata significa che anche il denaro stanziato viene spesso lasciato inutilizzato per anni.

Si tratta di problemi a lungo termine che richiedono riforme legislative e la riorganizzazione delle priorità. L’attuale governo ha promesso di razionalizzare il sistema di gare d’appalto e anche di dirigere i fondi disponibili per i progetti più urgenti.

Tuttavia, il fattore chiave che ha rallentato gli investimenti infrastrutturali di base in Italia negli ultimi anni è stato il regolamento del bilancio dell’UE, che dopo aver inizialmente impostato un disavanzo massimo di 3 del PIL, ora rende obbligatorio il completo equilibrio del bilancio, sebbene i paesi possano muovere gradualmente verso quell’obiettivo.

Il governo italiano è costantemente sotto pressione per tagliare la spesa pubblica al fine di avvicinarsi a un deficit zero ogni anno. Ciò, nonostante l’Italia abbia gestito un avanzo di bilancio primario (ossia prima di interessi sul debito pubblico) praticamente ogni anno dal 1992. Gli investimenti pubblici sono diminuiti continuamente nel corso degli anni; di oltre un terzo a livello nazionale, fino al 2% del PIL, e di almeno la metà negli ultimi dieci anni quando si tratta di governi locali.

Ciò è avvenuto in particolare perché, al fine di soddisfare i criteri del bilancio UE, l’Italia ha adottato qualcosa chiamato “Patto di stabilità interno”, per accompagnare il patto europeo “Stabilità e crescita”. La versione interna utilizzava i bilanci di comuni, province e regioni per aiutare a raggiungere gli obiettivi del budget nazionale. In sostanza, alle autorità locali è stato richiesto di tagliare le spese anche se avessero soldi in banca, in modo che il governo di Roma potesse contare quei fondi per soddisfare le norme dell’UE.

La dura austerità attuata dal 2011 al 2014 ha reso le cose ancora peggiori. Dopo lo spread tra obbligazioni italiane e tedesche sui mercati finanziari a spillo nell’estate del 2011, che ha portato i timori di una catastrofe finanziaria per l’Italia e il sistema Euro nel suo complesso, i governi tecnocratici si sono rapidamente spostati per tagliare ancora di più la spesa.

Questa politica, dettata dalla Banca centrale europea e dalla Commissione europea e attuata entusiasticamente dai neoliberisti in Italia, ha portato a un vero disastro. Il risultato è stato un calo del 25% nella produzione industriale e un forte aumento della disoccupazione e della povertà. E non sorprendentemente – almeno per le persone razionali – la contrazione economica ha finito per rendere il debito pubblico ancora più grande.

Chi dovrebbe decidere?

Quando, dopo il disastro del ponte a Genova, il governo ha promesso di ricostruire l’infrastruttura stradale del Paese, a prescindere dal costo, la reazione è stata rapida. Da un lato, funzionari dell’UE come Guenther Oettinger, commissario al bilancio, hanno negato che l’Europa sia responsabile della mancanza di investimenti in Italia e, dall’altro, i mercati finanziari hanno aumentato rapidamente il premio di rischio sui titoli di Stato italiani.

La domanda è: perché i mercati finanziari oi tecnocrati dovrebbero decidere se le strade italiane sono sicure? Il governo populista è stato eletto con la promessa di sfidare le politiche di austerità dell’UE, e l’accordo di coalizione tra M5S e la Lega stabilisce due priorità principali in questo campo: aumentare gli aiuti pubblici ai poveri, attraverso una forma di reddito universale, e semplificare e ridurre il alte aliquote fiscali del paese, per aiutare sia le imprese che i privati.

La lotta principale nel governo in questo momento è se in realtà porteranno avanti queste promesse, nonostante la pressione a fare la fila sui criteri di bilancio . Il ministro dell’Economia Giovanni Tria sembra intimidito dalle pressioni dei mercati obbligazionari e chiaramente teme l’antagonismo dell’UE. Di Maio e Salvini insistono nel mantenere le loro promesse, promuovendo l’argomentazione eretica, ma vera, che l’investimento produttivo produce effettivamente crescita. Qualcosa deve dare. La speranza è che non sarà un altro ponte.

Eurogruppo, scontro frontale Italia-Ue. Juncker su manovra: ‘Rigidi con l’Italia o sarà fine euro”

Rigidi con l’Italia o è la fine dell’euro”. Così Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, tuona contro la legge di bilancio che sta per essere formulata dal governo M5S-Lega. Alta tensione nella riunione dell’Eurogruppo che si è svolta ieri a Lussemburgo, diverse le critiche e gli alert lanciati contro l’Italia.

“Se l’Italia vuole un trattamento particolare supplementare, questo vorrebbe dire la fine dell’euro. Bisogna essere molto rigididi – così ha detto Juncker, citato dai media internazionali, tra cui Le Figaro e il New York Times.

L’Italia si allontana dagli obiettivi di bilancio che abbiamo approvato insieme a livello europeo. Non vorrei che dopo aver superato la crisi greca, ricadessimo nella stessa crisi con l’Italia. Una sola crisi del genere è sufficiente”.

Immediata la reazione del ministro dell’economia Giovanni Tria, che ha deciso di tornare a Roma senza partecipare alla riunione dell’Ecofin per lavorare alla nota di aggiornamento al Def che non è approdata ancora al Parlamento.

“Non ci sarà nessuna fine dell’euro. Io non ho parlato con Juncker, ho parlato con Moscovici e Dombrovskis, sarà un’idea di Juncker”. 

Ma i mercati ieri hanno scontato indubbiamente anche le parole proferite da altri funzionari Ue, in primis proprio quelle del commissario Ue agli Affari economici e monetari, il francese Pierre Moscovici, che ha parlato di una manovra che presenta una “deviazione molto, molto significativa” rispetto ai vincoli di bilancio Ue, con quel target del deficit-Pil al 2,4% che l’esecutivo ha deciso di mettere nero su bianco, per il 2019, nel Def.

Per il momento quello che so è che il deficit del 2,4%, non solo per l’anno prossimo ma per tre anni”, ha detto Moscovici, aggiungendo che un livello tale del deficit “rappresenta una deviazione molto, molto significativa rispetto agli impegni presi” dall’Italia. Spread balzato oltre 280 punti base, Piazza Affari in ribasso con i ribassi dei titoli bancari ancora protagonisti.

Così il vicepremier Matteo Salvini replica alle minacce di Juncker: “In Italia nessuno si beve le minacce di Juncker, che ora associa il nostro Paese alla Grecia. Vogliamo lavorare per rispondere ai bisogni dei nostri cittadini. I diritti al lavoro, alla sicurezza e alla salute sono priorità del governo e andremo fino in fondo. Alla faccia di chi rimpiange l’Italia impaurita, quella con le aziende e il futuro in svendita. Non ci fermeranno. Basta minacce e insulti dall’Europa, l’Italia è un paese sovrano”.

Sace, Simest e non solo. Come sarà la Cdp di Palermo

 startmag.it 2.10.18

Cassa depositi e prestiti

Che cosa farà il nuovo amministratore delegato, Fabrizio Palermo, alla testa della Cassa depositi e prestiti. Le prime idee e le prime indiscrezioni

Presenza più marcata nei territori, semplificazioni societarie, razionalizzazione ove possibile, spinta su infrastrutture e innovazione. Con un occhio particolare alle aziende strategiche e rilevanti ma rispettando i paletti dello statuto che prevedono solo interventi in società che sono in equilibrio economico.

Sono le priorità del nuovo vertice di Cassa depositi e prestiti (controllata dal ministero dell’Economia e partecipata dalle fondazioni bancarie) presieduta da Massimo Tononi e guidata dall’amministratore delegato Fabrizio Palermo, nominato dal governo Conte.

Le prime uscite pubbliche del nuovo capo azienda sono considerate significative per comprendere la direzione di marcia del nuovo corso in Cdp dopo l’era Costamagna-Gallia.

AVANTI SULLE INFRASTRUTTURE

La prima uscita pubblica di Palermo è stata a Genova, il 24 agosto scorso. Fincantieri (dove Palermo ha lavorato con il numero uno Giuseppe Bono prima di arrivare in Cdp come cfo), controllata da Cassa depositi e Ppestiti attraverso la finanziaria Fintecna, è stata chiamata in campo dal governo, insieme a Italferr, per la ricostruzione del Ponte Morandi. Poi si è scoperto che le due aziende non hanno le dichiarazioni Soa, ma comunque faranno di sicuro parte – secondo la volontà del governo – di quel raggruppamento di imprese che si occuperà della ricostruzione del Ponte alla quale non parteciperà Autostrade per l’Italia, come stabilisce il decreto Urgenze-Genova.

Ma la visita dell’amministratore delegato di Cassa nel capoluogo ligure rappresenta anche qualcosa di più, ha sottolineato Mf: “Proprio le infrastrutture sono uno dei punti cardine del nuovo corso che Palermo sembra avere in mente per Cdp, per dare alla società un ruolo attivo nella progettazione delle opere in Italia”.

IL PIANO PER UNA REGIA UNICA DELL’EXPORT

L’altro intervento pubblico di Palermo, l’11 settembre scorso, è stato alla VII cabina di regia per l’internazionalizzazione che si è tenuta alla Farnesina, durante la quale l’amministratore delegato di Cassa ha sottolineato l’importanza del sostegno all’export senza il quale, negli ultimi sei anni, il pil italiano sarebbe stato inferiore di oltre 6 punti percentuali.

Per sostenere meglio le imprese italiane che puntano all’estero, Palermo è pronto ad avviare un’opera di semplificazione nell’offerta di servizi e sostegni alle imprese. L’ambizione di Cdp, che corrisponde ai progetti più volte annunciati anche dai precedenti governi, è quella di creare – secondo le indiscrezioni raccolte da Start Magazine – una sorta di cabina di regia, anche a livello periferico, a servizio dell’internazionalizzazione delle imprese. Mettendo a fattor comune, e superando sovrapposizioni e duplicazioni, energie e strumenti di Sace e Simest, due società del gruppo Cdp. E puntando sulla base territoriale appannaggio ora di Sace.

L’ESEMPIO FRANCESE

Il modello nemmeno troppo lontano – ha scritto il Sole 24 Ore – è quello della “Banque des Territoires” che la Cdp francese ha lanciato a maggio per offrire una struttura unica ai suoi clienti sul territorio, divisa per filoni d’attività e organizzata in 16 direzioni generali e 35 sedi territoriali.

Più sullo sfondo, e tutte da definire in accordo con l’esecutivo e con il Tesoro, sono il capitolo equity e il progetto banca pubblica.

“Sono preoccupati per il panico”: la Cina blocca le cattive notizie economiche mentre l’economia crolla

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Il sistema bancario ombra della Cina sta collassando (e con il suo combustibile economico cinese – l’impulso di credito), il mercato azionario è diventato un relitto al rallentatore, i suoi dati economici sono stati deludentemente deludenti per due anni e il suo mercato obbligazionario è iniziando a mostrare segni di grave rischio sistemico mentre le inadempienze aziendali nel 2018 hanno raggiunto un livello record.

Ma se dovessi leggere la stampa cinese, niente di tutto questo sarebbe evidente, come riporta il New York Times che una direttiva governativa inviata ai giornalisti in Cina venerdì menzionava sei argomenti economici da “gestire”, come la lunga mano della Cina “Ministry of Truth” ha ora raggiunto i media aziendali nel tentativo di censurare le notizie negative sull’economia .

Il New York Times elenca gli argomenti che devono essere “gestiti” come:

  • I dati peggiori del previsto che potrebbero mostrare l’economia stanno rallentando.
  • Rischi di debito delle amministrazioni locali.
  • L’impatto della guerra commerciale con gli Stati Uniti.
  • Segni di calo della fiducia dei consumatori
  • I rischi di stagflazione o l’aumento dei prezzi insieme al rallentamento della crescita economica
  • “Problemi di tasto rapido per mostrare le difficoltà della vita delle persone”.

La nuova direttiva del governo tradisce una crescente preoccupazione tra i leader cinesi sul fatto che il paese potrebbe essere in una crescente crisi economica. Anche prima della guerra commerciale tra gli Stati Uniti e la Cina, i residenti della seconda economia più grande del mondo mostravano segni di mantenere una presa salda sui loro portafogli. La crescita degli utili industriali è rallentata per quattro mesi consecutivi e il mercato azionario cinese è vicino al livello più basso in quattro anni.

“È possibile che la situazione sia più seria di quanto si pensasse in precedenza o che vogliano evitare il panico”, ha detto Zhang Ming, un professore di scienze politiche in pensione della Renmin University di Pechino.

Il signor Zhang ha detto che l’effetto della strategia di censura ampliata potrebbe indurre più facilmente le persone a credere alle voci sull’economia. “Sono preoccupati per il caos”, ha aggiunto. “Ma escludendo i media dalla segnalazione, le cose potrebbero diventare più caotiche”.

La direttiva non sembra influenzare la copertura quotidiana dei dati economici, che potrebbe ancora essere ampiamente trovata online in Cina venerdì. Invece, la direttiva sembrava mirare ad allentare il tono generale. In effetti, un altro avviso inviato venerdì ha ordinato alle agenzie di stampa online di rimuovere i commenti in fondo agli articoli di notizie che “mettono male a bocca aperta l’economia cinese “.

Ci si chiede se eventuali “badmouthers” saranno automaticamente accusati di lavorare per il Cremlino come è il caso negli Stati Uniti, o semplicemente arrestati e mai più ascoltati di nuovo.

Gli argomenti che ora non sono pertinenti riguardano “la recessione economica della Cina”, “stagflazione della Cina”, “nuovi rifugiati”, “abbassamento del consumo” e “altre osservazioni dannose che criticano le prospettive di sviluppo della Cina”, secondo una copia della comunicazione recensito da The Times. Il declassamento del consumo si riferisce ai consumatori cinesi che cercano modi per spendere di meno.

Ciò che è ironico è che, anche prima della repressione, i dati della Cina erano già molto sospetti. Mark Williams, capo economista dell’Asia di Capital Economics, ha detto che l’azienda prevede un rallentamento dell’economia cinese dal 5 al 5,5 percento rispetto al 6,9 percento dell’anno scorso. Nonostante le previsioni inferiori, ha sottolineato che si trattava di “non un numero debole” per l’economia cinese.

“Uno dei problemi è che ci sono molti dubbi sui dati ufficiali cinesi”, ha detto Williams. “E quando escono con queste direttive, solleva più domande”.

I censori hanno anche cancellato i commenti online che contenevano le frasi “declassamento del consumo”, tasse, debito e disoccupazione, secondo il Journalism and Media Studies Center dell’Università di Hong Kong, che monitora la censura su Weibo, il servizio di social media cinese simile a Twitter.

Un post che è stato rimosso dai censori ha detto: ” Le cattive notizie nel mercato stanno esplodendo, i punti di vista pessimistici si stanno diffondendo, molti investitori al dettaglio sono disperati. “Un altro letto:” L’emergere di robot libererà il lavoro o causerà disoccupazione e povertà? “

E, come nota NYT, la Cina non sta perdendo tempo nell’attuazione della nuova direttiva .  Mercoledì, Phoenix News Media, un emporio con sede a Hong Kong e grandi operazioni nella Cina continentale, ha detto che le autorità cinesi l’hanno incaricato di “rettificare” il suo portale di notizie, ifeng.com. L’amministrazione cibernetica della Cina, il principale regolatore di Internet del paese, ha dichiarato che Phoenix ha “diffuso informazioni illegali e dannose, titoli di notizie distorti e informazioni di notizie condivise in violazione delle regole”.

Due settimane prima, NetEase, un portale di notizie online, ha dichiarato di aver dovuto sospendere l’aggiornamento della sua piattaforma finanziaria “a causa di gravi problemi”.

Tutto ciò è divertente perché in America, si può battere l’economia, lo stato profondo e lo stato disfunzionale tutto ciò che vogliono … finché sono pronti per essere inseriti nella lista nera come “agenti russi”, vengono banditi da YouTube e Twitter e guardare i propri inserzionisti fuggire a causa della pressione dei coetanei. Nel frattempo, se qualcuno si chiede qual è il vero stato dell’economia, la risposta ogni volta è “basta guardare al mercato azionario”.