Duello Juncker-Tria e alta tensione su spread, banche e Borsa

| di  firstonline.info

Le scintille tra il presidente della Commissione europea (“Rischiamo la fine dell’euro”) e il ministro Tria (“Non ci sarà nessuna fine dell’euro”) alza la tensione sull’Italia e di conseguenza su Btp, spread, banche e Borsa – Nasce Essilor-Luxottica – Astaldi sempre nel buio

Duello Juncker-Tria e alta tensione su spread, banche e Borsa

“Non vorrei che dopo aver gestito la difficilissima crisi greca ci trovassimo in una nuova crisi greca, questa volta in Italia”, ha detto ieri il presidente della Ue Jean -Claude Juncker. Perciò “dobbiamo essere molto rigidi”. Parole che certificano in forma ufficiale il grande freddo tra Roma e Bruxelles. Nelle stesse ore, Giovanni Tria, fallita la missione di tranquillizzare i partner, tornava in Italia per mettere a punto i conti della manovra finanziaria ispirata più dal pensiero di Paolo Savona che dal suo.

Intanto si spegneva a Piazza Affari il recupero di Borsa e Btp avviato in mattinata nella speranza che fosse possibile trovare un compromesso tra la manovra italiana e i vincoli comunitari. Ma il richiamo alla crisi di Atene sta a certificare che, al di là delle parole del ministro dell’Economia (“non ci sarà alcuna crisi dell’euro”, assicura Tria) l’Italia è ormai il principale terreno di confronto tra sovranisti e filo-euro in vista del voto di primavera.

DEL VECCHIO GUIDA IL COLOSSO DEGLI OCCHIALI, MA DA PARIGI

Il braccio di ferro fa passare in secondo piano gli altri temi, pur di grande rilievo. Tra questi la storica fusione tra Essilor e Luxottica, finalmente in porto dopo due anni. Nasce un leader mondiale con un fatturato di 16 miliardi e 85 mila dipendenti. L’azionista di maggioranza relativa sarà Leonardo Del Vecchio, con il 31%, seguito dai dipendenti/azionisti. Ma il nuovo titolo sarà trattato solo a Parigi. Per ora la richiesta di una quotazione anche a Milano è rimasta nel cassetto. E, vista l’aria che tira, potrebbe restarci per un po’.

Bene Wall Street, chiusi per il Capodanno lunare i listini cinesi, debole in resto dell’Asia con l’eccezione di Tokyo. I mercati salutano così l’avvio del quarto trimestre, per tradizione il più debole per il Toro. Ma le statistiche dicono che ad ottobre, negli anni delle elezioni di mid term, l’indice S&P 500 registra un rialzo medio del 3,3%.

HONG KONG FRENA, RIMBALZA GENERAL ELECTRIC

Tokyo, che ieri ha superato il record dal 1991, mette a segno un nuovo rialzo: Nikkei +0,2%, Topix 0,6%. In evidenza i titoli dell’auto.

In forte ribasso Hong Kong (-1,5%), alla riapertura dopo una breve vacanza: l’indice ha registrato per primo i dati negativi sull’andamento dell’industria manifatturiera cinese. Pesa anche la notizia riportata dal Wall Street Journal su un incidente militare avvenuto nei giorni scorsi nel mare del Sud della Cina tra una nave militare statunitense e la marina cinese. Scendono anche Taipei (-1%) e la Borsa coreana (-0,45%).

Wall Street ha celebrato, senza eccessi, l’accordo tra Usa, Canada e Messico, di “portata storica” per Donald Trump.

Sale il Dow (+0,73%) sostenuto dai titoli dell’auto, Gm +1,6%, e da General Electric (+7,1%), che ha ribaltato i vertici nominati solo 7 mesi fa.

Più limitati i progressi per l’S&P 500 (+0,36%). In terreno negativo il Nasdaq (-0,11%). Continua l’altalena di Tesla, ieri +17,3%. Elon Musk, non più presidente ma sempre in sella nel consiglio, ha scritto ai dipendenti che “l’utile è ormai vicino”.

In frenata il Russell 2000 (-1,4%), il listino delle Pmi.

BRENT ANCORA AL TOP, BALZO DI TENARIS

Il petrolio Brent stamattina è poco mosso, intorno a 85 dollari il barile, sui massimi degli ultimi quattro anni, dopo aver guadagnato ieri il 2,7%. Le esportazioni di petrolio iracheno sono scese in settembre, secondo quanto riportato da Bloomberg, sui minimi degli ultimi due anni e mezzo, a 1,7 milioni di barili.

A Piazza Affari Eni +0,23% e Saipem +2%. Vola Tenaris (+2,3%) spinta dall’accordo Nafta.

SALE L’EUROPA, MILANO S’INCEPPA

I problemi italiani non hanno contagiato l‘andamento degli altri listini dell’Eurozona, favoriti dalla pace sui commerci tra Usa e Canada.

Francoforte sale dello 0,73%; Parigi +0,24%; Madrid +0,19%. Debole Londra (-0,17%). Piazza Affari, sull’onda delle notizie in arrivo dalla riunione dei ministri finanziari Ue, è scivolata in rosso: l’indice ha chiuso in ribasso dello 0,49%, a 20.609 punti, contro un rialzo a metà seduta dell’1,5%, oltre 21.200 punti. Gli scambi hanno raggiunto un controvalore di 2,6 miliardi.

SALE LO SPREAD, DECENNALI AL 3,31%

Non meno inquietante l’andamento dei titoli del debito. Dopo una breve parentesi in territorio positivo in tarda mattinata, i Btp hanno chiuso la seduta in netto calo, con lo spread a 284 punti base, massimo di seduta e da inizio settembre, dai 266 della chiusura di venerdì e dai 278 dell’apertura.

Il tasso del decennale di riferimento vale 3,31%, massimo di seduta e da inizio aprile 2014, da 3,25% del finale di seduta di venerdì e da 3,13% dell’avvio della seduta di ieri.

LA FORBICE 2-10 ANNI SOTTO I 200 PUNTI

In forte tensione anche le scadenze più ravvicinate: sulla parte breve della curva, il tasso del 2 anni ha chiuso a 1,39% da 1,04% di venerdì, massimo da inizio settembre. Il differenziale tra Btp a due anni ed il Btp a dieci anni è sceso sotto la quota psicologica dei 200 punti base, ieri sera, per effetto dell’impennata del biennale, è sceso a 196 punti base, minimo dell’ultimo mese.

A settembre la spesa per interessi sui titoli di Stato è cresciuta di 400 milioni. Lo rende noto il ministero dell’Economia. Da segnalare che a partire da ieri la Bce ha ridotto da 30 a 15 miliardi il ritmo degli acquisti mensili nell’ambito del Quantitative Easing, che dovrebbe concludersi a fine anno.

BUONE NOTIZIE SOLO DALL’OCCUPAZIONE

Ad agosto il mercato del lavoro italiano ha visto il tasso di disoccupazione scendere sotto il 10%, minimo da oltre sei anni e mezzo, grazie all’aumento degli occupati ma anche degli inattivi. “Conforta la crescita dell’occupazione stabile nel mese – commenta Paolo Mameli, economista di Intesa Sanpaolo – In prospettiva, pensiamo che la disoccupazione possa mantenere un trend al ribasso nei prossimi mesi: il rallentamento in atto del ciclo non è tale (almeno per ora) da determinare un’inversione di tendenza per le condizioni del mercato del lavoro”. Secondo i numeri diffusi stamane da Istat, il tasso di disoccupazione è sceso al 9,7% dal 10,2% di luglio.

BANCHE SOTTO TIRO: A RISCHIO IL CET 1

A pagare il prezzo più alto per la turbolenza sullo spread è stato il comparto bancario, in chiusura giù del 3,05%: 100 punti in più nel differenziale con il decennale tedesco comporta per le banche tra i 30 e i 50 punti in meno di Cet 1, il principale indicatore della solidità patrimoniale di una banca. Anche un report di Citigroup ha contribuito ad alzare le pressioni sul comparto: “È probabile – si legge – che il mercato resti cauti sul fronte al rischio Italia ed al potenziale rischio europeo nei prossimi mesi, limitando l’ upside su valutazioni e fondamentali” dei bancari.

Sotto tiro tutti i titoli. Il peggior è stato Banco Bpm (-5,5%). Ubi Banca (-4,5%) ha perfezionato la cessione del 95% di titoli mezzanine e junior della cartolarizzazione per valore complessivo di 2,75 miliardi di sofferenze. Unicredit -2,4%, Intesa Sanpaolo-4,1%.

Giù anche Mediobanca (-2,7%), che ridurrà la sua quota in Generali (-0,5%), vendendo circa il 3%, tra maggio e giugno 2019. Una parte di queste azioni potrebbero essere rilevate da Caltagirone e da Del Vecchio. UnipolSai -0,4%.

Tra le mid cap, Banca Ifis -7,5%, Carige -4,7% e Creval -3,15%.

SALE FCA, MA LE VENDITE IN ITALIAN PRECIPITANO

L’accordo tra Usa, Messico e Canada ha rimosso una grossa ipoteca sul mercato dell’auto in Nord America. Se ne è avvantaggiata Fiat Chrysler (+2,3%), che ha potuto così festeggiare senza problemi le nomine dei principali collaboratori di Mike Manley. Alla guida dell’area Emea sale, come previsto, Piero Gorlier. Harald Wester ha ricevuto l’incarico di nuovo responsabile di Maserati.

Exor +0,66%, Ferrari +0,55%. Bene nell’automotive anche Brembo (+1,95%).

Ma sui titoli dl comparto è destinato a pesare il dato shock delle immatricolazioni italiane di settembre: 124.976 autovetture, con una variazione negativa del 25,37%. Male Fca: Fiat – 43,18%, Chrysler, Jeep e Dodge -14,68%. Il dato è stato influenzato dallo smaltimento, tra luglio ed agosto, delle vetture Euro 6 b. Ma è l’avvisaglia di un cambio di rotta più profondo quale emerge dalle intenzioni dei Big del mercato. Carlos Ghosn ha annunciato che il gruppo Renault-Nissan. Mitsubishi punterà tutte le sue carte sull’elettrico.

BENE LA JUVENTUS E I TITOLI DEL NASDAQ

Nella scuderia Agnelli da segnalare anche la performance della Juventus (+1%) dopo l’uscita a sorpresa dell’attuale Ad Beppe Marotta. Il modello di gestione resterà di “assoluta continuità rispetto al recente passato” attraverso un sistema di deleghe assegnate dal nuovo Cda che si insedierà dopo l’assemblea del 25 ottobre, ha detto il presidente Andrea Agnelli.

L’intesa sul Nafta ha favorito altre società esposte sul mercato del Nord America: Buzzi +3,64%, Stm +2,23%, Campari +2,07%.

VOLA MONCLER, MAGLIA NERA PER TIM

La miglior blue chip è stata Moncler (+4,6%).

La peggiore Tim (-5,3%), mentre procede l’asta per le frequenze 5G, arrivata ieri a 6,22 miliardi. Barclays ha tagliato il giudizio a Underweight, target price a 0,43 euro.

ASTALDI NEL BUIO. PER KEPLES VALE 0,2 EURO

Astaldi sospesa per eccesso di ribasso. Venerdì sera ha comunicato che a fine giugno aveva un debito totale finanziario netto di 1,898 miliardi. La società delle costruzioni, in gravi difficoltà finanziarie, ha detto che prosegue il negoziato che la trattativa sulla cessione della quota nella concessione del terzo ponte sul Bosforo. Kepler Cheuvreux ha tagliato il prezzo obiettivo da 1,7 a 0,2 euro, confermando la raccomandazione reduce.