Giovanni Toti: “Da Gavio ai petrolieri, lista dei finanziatori segreti alla fondazione del presidente Liguria”

politicamentescorretto.info 3.10.18

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Dai Gavio ai petrolieri e i costruttori fino a Giovanni CalabròMentre nel ddl Anticorruzione che arriva in questi giorni in Parlamento si prevede che le fondazioni vengano equiparate ai partiti e quindi siano rese pubbliche le donazioni, l’Espresso ha rivelato quali sono i finanziatori segreti della fondazione Change che fa capo al presidente della Liguria Giovanni Toti. L’ente no profit, che rivendica “finalità divulgative”, ha raccolto 792mila euro in due anni. Interessante notare da dove arrivano i soldi, ma anche dove sono finiti in questi mesi. L’esponente di Forza Italia ad esempio, nonché uno dei politici azzurri considerato più vicino al Carroccio, ha finanziato per 102mila euro il sindaco di Genova Marco Bucci, del suo stesso partito, ma anche due primi cittadini del Carroccio. La maggior parte dei fondi (173mila euro) comunque è stato riversato sui suoi conti privati per spese che vanno dai ristoranti agli hotel fino al mutuo.

La lista di chi dona è molto varia: ci sono costruttori, imprenditori marittimi e i petrolieri dell’Europam. Una delle donazioni più consistenti viene proprio da questi ultimi. L’Europam, l’azienda della famiglia Costantino, ha infatti donato 80mila euro al comitato Toti. Una somma significativa che, come ricostruiscono i giornalisti de l’Espresso Giovanni Tizian e Stefano Vergine, arriva poco prima e subito dopo l’elezione di Bucci all’amministrazione di Genova. Al sindaco poi Toti, tramite la fondazione, darà 102mila euro.

La famiglia Gavio, che è anche una delle titolari delle concessioni autostradali, compare invece ad autunno 2016 con due bonifici da due società a loro legate: il 28 ottobre 2016 arrivano 15mila euro dal Terminal San Giorgio Srl, la stessa che nel 2017 ottiene il rinnovo di una concessione senza gara; a giugno 2017 20mila dalla società Autoservice 24. Nel registro dei movimenti, si trovano poi i costruttori: 10mila euro arrivano dalla Pessina costruzioni Spa e vengono versati il 17 marzo 2016. L’azienda è stata azionista di maggioranza de l’Unità e a La Spezia ha vinto l’appalto nel 2015 per la costruzione del nuovo ospedale di La Spezia. Nello stesso mese arrivano poi 10mila euro dalla Gip Spa, Gruppo investimento portuali, che è di proprietà per il 5% dell’imprenditore marittimo Giulio Schenone e per il resto dei due fondi di investimento stranieri Infravia e Infracapital. La Gip Spa, come ricostruito da l’Espresso, ha in carico la gestione del terminal Sech a Genova. E come, scrive il settimanale, sarà poi il fedelissimo di Toti Paolo Emilio Signorini, diventato capo dell’autorità portuale, a rinnovare la concessione alla Gip. La gara non venne mai messa a bando.

Nella lista c’è pure Giovanni Calabrò: imprenditore condannato per bancarotta in Italia, ha donato 27mila euro nel 2015 in piena campagna elettorale e lo ha dichiarato al Parlamento. Poi due anni dopo sceglie la via del finanziamento alla fondazione. Comprare anche Aldo Spinelli, ex presidente del Genoa calcio e poi del Livorno: versa, scrive l’Espresso, tra il 2017 e il 2018, 25mila euro. I bonifici sono due, il secondo dei quali arriva dopo aver ottenuto la concessione per l’uso di 14mila metri quadri di banchine. Durante la campagna elettorale del 2015 aveva dato 15mila euro al comitato per Toti presidente.

Ma a chi sono andati i soldi di Change? La maggior parte delle donazioni (173mila euro) sono andate sui conti personali di Toti. Tra cui circa 30mila euro in un anno per dormire nell’hotel quattro stelle Valadier a Roma, oppure per ristoranti a Forte dei Marmi e Saint Tropez. E pure per una rata del mutuo. Tra i riceventi ci sono poi politici del Carroccio. Segnale di un legame tra i due partiti di cui Toti è sempre stato considerato il fautore principale. Quindi tra le donazioni da segnalare ci sono 1000 euro al sindaco leghista Giacomo Chiappori prima dell’elezione del 2016; 5mila euro a Ilaria Caprioglio sindaca di Savona della Lega. Poi ci sono Pierluigi Peracchini, eletto a La Spezia (a lui vanno 67.500 euro) e Marco Bucci (102mila euro).

Fonte F.Q.

Sappiamo a chi chiedere gli undici miliardi del caro spread

 di: Luciano Scateni lavocedellevoci.it

Nel giorno dello spread a quota 300 e della Borsa di Milano in rosso, pericolosi predatori frugano nelle tasche degli italiani e sottraggono già con questi dati undici di miliardi di euro ed ecco quelli della retromarcia: mai visto in settanta anni della Repubblica un governo che avanza così speditamente all’indietro con il passo del gambero. “Non arretreremo di un millimetro dal 2,4 percento del deficit per il prossimo triennio” ha sparacchiato l’Incompiuto Di Maio, ma era una delle tante bugie. Per il momento il dietro front racconta che lo sforamento in quei termini vale solo per il 2019, poi si abbasserà. A seguire la solita minaccia di chi teme il fallimento. “O passa il decreto o si va a nuove elezioni”. Il monito funziona sempre con deputati e senatori terrorizzati dall’idea di non essere rieletti.

Senti chi parla: il grullino vice premier rivolto a Junker: “E’ inadatto al ruolo che ricopre. Ma di Maio possiede uno specchio?

Senti chi parla: il Ce l’ho duro Salvini osa dire a Junker che lui pala solo con le persone sobrie e dimentica i mille esempi delle sue sbandate, le contraddizioni, le assenze di lucidità, disseminate lungo il suo deleterio percorso politico. Caso specifico è l’attacco alla magistratura che ha condannato la Lega a restituire 49 milioni di euro truffati allo Stato. Alla stessa magistratura, senza fare una piega, il rozzo leghista ha implorato di rateizzare la restituzione. E parla di sobrietà?

Litigi in gialloverde mascherati da pacifismo di facciata. Molinari e Romeo (Camera e Senato della Lega): il caos dei mercati? E’ colpa del reddito di cittadinanza che ancora non si sa cosa sia. La frecciata a Di Maio è diretta e senza equivoci. Il collega leghista Borghi ne spara un’altra: “L’Italia con una propria moneta risolverebbe gran parte dei suoi problemi”. Un minuto dopo questa allegra idiozia l’euro è andato giù di mezzo punto.

Il Languido e Incompiuto Di Maio partecipa anche in prima persona alla cena conviviale del governo gialloverde che propone nel menù di mangiare, meglio di rimangiare piatti sbandierati come esempio di determinazione inedita. Il grullismo deve mandare giù anche il boccone amaro della rinuncia al cavallo di battaglia del no alla caccia: a imporre che ingoi la decisione è, ovviamente il socio leghista, appassionato di armi e non solo di doppiette dei cacciatori. Fa eccezione la Lombardia, dove i 5Stelle hanno votato sì in sintonia con il Pd (indotti da Fico, della sinistra pentastellata?)

Lo spread, che prima delle elezioni era a quota 130, con il governo gialloverde è alle stelle, circa tre volte più alto (300) e rischiamo il default con il deficit oltre il 2 percento, ma il governo degli incapaci, riunito per un vertice pieno di incognite e sovrastato da nuvole minacciose, si mette in posa per la foto di rito e tutti sorridono. Beata incoscienza.

Oltre che razzista e xenofobo il Ce l’ho duro leghista è il sostenitore delle pensioni quota 100, fantastica proposta che metterebbe a rischio la solvibilità dell’INPS. Tra gli effetti della cervellotico progetto c’è anche la conseguenza immediata di mettere in crisi la sanità italiana e in particolare gli ospedali, già in gincchio per mancanza di personale medico. Se passasse la legge di Salvini 25 mila medici lascerebbero, per godere della pensione. Venti milioni di assistiti dal servizio sanitario nazionale rimarrebbero senza medico di famiglia.

C’è un risvolto europeo della contestazione a Foa presidente Rai, eletto grazie a uno scambio di favori politici Lega-Forza Italia. Marietje Schake, europarlamentare olandese, contesta Foa perché regolare contributore della propaganda russa anche attraverso Russia Today e Sputnik, e perché spesso ha condiviso informazioni online qualificate come fake news secondo il Codice di Condotta sulla Disinformazione.

Non è di poco conto il numero e la qualità dei fuoriusciti dal Movimento 5 Stelle. Il più noto è il sindaco di Parma Pizzarotti. L’ultimo esodo è dell’europarlamentare grullina (grullina non è un errore di battitura) Giulia Moi, che subisce una sanzione di Strasburgo, accusata di molestie psicologiche nei confronti dei suoi due assistenti. Le è stata cancellata l’indennità di 14 giorni, pari a 4000 euro. La Moi avrebbe sfruttato illecitamente i collaboratori e li avrebbe investiti con messaggi intimidatori, volgari, con minacce. La Moi è in conflitto permanente con il Movimento e sarebbe la diciottesima a incidere sul numero di deputati europei grullini. Erano 18 inizialmente, sono rimasti in dodici (in undici se la Moi li segue).

Ecco la verità inconfessabile della guerra al Governo: La questione del deficit italiano sta scoperchiando la truffa europea del debito pubblico. (di Francesco Amodeo)

scenarieconomici.it 3.10.18

 

Il debito pubblico italiano non è cresciuto con il crescere della spesa – come i tecnocrati europei sostenuti dai disinformatori mediatici vorrebbero farci credere – bensì con il crescere degli interessi sul debito.

L’avanzo primario (differenza tra tutte le spese e tutte le entrate di uno Stato) che l’Italia ha realizzato negli ultimi 20 anni ci rende uno dei paesi che più ha risparmiato in Europa. Ma quel segno resta positivo fino a quando non si conteggiano gli interessi sul debito pubblico.

Dall’1982 al 2008 abbiamo pagato di interessi una cifra vicina ai 2000 miliardi di euro. In pratica il debito pubblico italiano si è formato quasi completamente a causa degli interessi sul debito stesso. Questo è folle ma nessuno potrà smentirlo.

Per questo motivo, quello che dovrebbe monopolizzare l’attenzione mediatica, quello che dovrebbe essere posto sotto esame dai tecnocrati europei, quello che dovrebbe essere oggetto di dibattiti quotidiani, quello che dovrebbe coinvolgere l’opinione pubblica è che invece, stranamente, tutti tendono a nascondere è la risposta a queste semplici domande: Cosa ha fatto realmente impennare così vertiginosamente il debito pubblico a partire dal 1982 ? Cosa rende quell’impennata inarrestabile anche durante i periodi in cui abbiamo adottato le politiche di maggiore austerity ? Cosa genera una spirale di interessi di fatto inestinguibili e totalmente svincolati dalle voci di spesa di uno Stato anche difronte ad un virtuoso avanzo primario (più entrate che uscite).

Qui casca l’asino. Il Cartello finanziario (potentati bancari, tecnocrazie europee; membri di organizzazioni della finanza speculativa) che punta il dito contro il debito dell’Italia, è lo stesso che ha causato l’impennata del debito in Italia. Il Cartello finanziario che finge di voler ridurre il debito italiano è l’unico che ci guadagna dal debito italiano.

Un recente studio dell’Ufficio parlamentare di Bilancio, infatti, ha confermato quello che ogni evidenza aveva ormai mostrato da circa 20 anni e cioè che la causa principale dell’impennata del debito pubblico è stata la divisione del Ministero del Tesoro dalla Banca d’Italia del 1981. Nel 1980 il rapporto debito/pil era al 58% poi raddoppierà in soli 10 anni. Se oggi ci dicono che è stato il “Whatever it takes” (la decisione di acquistare titoli di Stato) della Bce di Draghi a far scendere i tassi e lo spread, ci dovrebbero spiegare allora perché quel “Whatever it takes” lo vietarono alla Banca d’Italia dal 1981 in poi. Anzi sarebbe più preciso dire che gli intimarono di non farlo più, anche se avrebbe potuto. Ed infatti, la Banca d’Italia, con quel divorzio, non acquistò mai più i titoli del Tesoro rimasti invenduti lasciando il paese in balia dei mercati finanziari e delle banche che trovarono conveniente fare cartello per costringerci a pagare interessi sempre maggiori per collocare i nostri titoli.

 

Questa scelta, presa arbitrariamente da sole due persone (Ministro del Tesoro e Governatore della Banca d’Italia) mediante una semplice comunicazione interna che bypassava ogni iter democratico, indispensabile per una questione che avrebbe influenzato negativamente la vita di 60 milioni di persone fece schizzare il debito pubblico e per farlo, fu condita con un’ulteriore ciliegina sulla torta con la scelta di un sistema truffaldino e fuori da ogni logica per gestire le cosiddette aste marginali dei Btp. La modalità scelta, infatti, è talmente incredibile e banale che per spiegarla basta un semplice esempio: Supponiamo che lo Stato metta a disposizione 10 miliardi di Btp. Arrivano i primi investitori che sono disposti ad acquistare 5 miliardi ad un rendimento dell’1%. Poi arrivano i secondi investitori disposti ad acquistare altri 4 miliardi di titoli chiedendo in cambio un rendimento del 2%. Poi arriva l’ultimo investitore disposto a sottoscrivere l’ultimo miliardo di titoli ma solamente a fronte di un rendimento del 4%. Questo ultimo investitore chiede interessi più degli altri ma siccome hanno tutti fatto cartello per ottenere il massimo degli interessi, non si trova sul mercato nessuno disposto a comprarlo per meno. A quel punto sapete cosa accade ? Accade che lo Stato deve offrire quel 4% di interesse su tutti e 10 miliardi di titoli emessi all’asta, compresi quelli dei primi investitori che erano disposti a ricevere interessi molto minori. E noi che pensavamo che il debito pubblico schizzasse a causa di qualche ripetuto episodio di corruzione. A questo bisogna aggiungere che i titoli di Stato(Btp) nelle aste vengono venduti solo ad operatori specialisti (non a tutti). E indovinate chi sono questi operatori che possono partecipare alle aste dei titoli di Stato ? Speculatori internazionali del calibro di Goldman Sachs che, guarda caso, sono spesso gli stessi che innescano le crisi sui mercati e dai quali provengono politici come Prodi, Draghi, Monti che hanno reso possibili queste folli politiche monetarie ed economiche. In pratica il nostro debito pubblico,invece, di essere venduto direttamente agli italiani, per diventare la ricchezza di cittadini e aziende, viene rivolto a banche speculative straniere o italiane con azionisti stranieri. Ed è così che finiamo nella mani del Cartello finanziario internazionale dandogli la facoltà di mettere bocca su ogni scelta politica, economica o sociale, pena la vendita massiccia di quei titoli e il rischio default del paese.

Perché non abbiamo banche pubbliche che acquistano titoli di Stato italiani quando il paese è in difficoltà ? Nessuno si pone questa domanda tra quelli preoccupatissimi per il debito pubblico ? Meglio mostrare la punta del dito o quella luna rischierebbe di eclissare completamente gli interessi del Cartello finanziario. Così il problema dei media e dei tecnocrati europei resta quello zero virgola di deficit e non quei miliardi di euro di debito che potrebbero essere spazzati via se solo ci fosse la volontà politica di farlo. Basterebbe una missiva, se volessimo usare lo stesso sistema con il quale ci hanno ingabbiato in questa spirale. Bisognerebbe anche chiedersi perché tutti elogiano i benefici del quantitative easing se a farlo è la Banca Centrale Europea omettendo di dire che la BCE non ha fatto altro che quello che una banca nazionale in un paese sovrano potrebbe fare ogni qual volta ce ne fosse bisogno ? Ma allora perché la BCE diventa prestatrice di ultima istanza solo in alcuni casi eccezionali ? Perché è mossa dalla paura che salti l’euro e si rompa il giocattolo nelle mani della finanza speculativa. Ecco perché basta una frase contro l’euro di un membro del Governo per incidere addirittura sull’andamento dello spread come vorrebbero farci credere. Perché quel differenziale viene usato semplicemente come un guinzaglio con i chiodi. Serve per non lasciare margini di movimento a chi vorrebbe uscire dalle catene imposte del debito. La BCE odia dover fare la prestatrice di ultima istanza, altrimenti sarebbe nata per fare quello che fanno tutte le banche centrali del mondo: garantire i debiti. E la frase di Draghi sarebbe stata: Whatever it takes. For ever. Ma il Cartello finanziario che ha nella BCE il suo quartier generale ha dimostrato di aver indotto l’Italia a fare le scelte che abbiamo elencato per vincolarla ad una spirale crescente di debito pubblico e soprattutto per rendere quel debito inestinguibile in modo che il debitore non smetta mai di pagare interessi alti sui suoi titoli di Stato alle organizzazioni finanziarie e ai potentati bancari del Cartello stesso e sempre meno ai risparmiatori italiani. Ed è questo perverso meccanismo che va invertito immediatamente.

Se l’ipotesi di ritornare sovrani, cioè padroni, vi sembra un miraggio troppo lontano, basterebbe nell’immediato che avessimo la possibilità di finanziarci dalla Banca Centrale allo stesso tasso con cui si finanziano le banche speculative alle quali noi siamo poi costretti a rivolgerci. Si risparmierebbero decine e decine di miliardi all’anno ed il debito immediatamente crollerebbe. Questo perché non ce lo dicono quelli attenti allo zero virgola di deficit ? Allo stesso tempo bisognerebbe mettere in campo una serie di politiche e di strumenti per fare in modo di riportare i titoli di debito nelle mani degli italiani in modo che esso torni ad essere un “debito” per lo Stato ma una ricchezza per i cittadini di quello Stato.

Questo per quanto riguarda le cause primarie del debito pubblico. Quelle che nessuno ci racconta. Quelle che effettivamente causano il debito e lo rendono una trappola per gli Stati.

Se poi volessimo focalizzare l’attenzione anche noi su altre cause minori che determinano l’aumento del deficit, per rispondere tono su tono a quelli sensibili agli zero virgola di deficit, allora sarebbe giusto raccontare la verità completa, ossia che se il Quantitative Easing di Draghi ha fatto abbassare lo spread e quindi i tassi di interesse, andrebbe anche detto, invece di nasconderlo a tutti che il Tesoro si era “tutelato” in passato contro l’innalzamento previsto di quei tassi con dei costosi derivati tossici. Quindi, se da una parte abbiamo guadagnato con l’abbassamento dei tassi di interesse, dall’altra ci abbiamo rimesso con i derivati. L’Italia è l’unico Paese in Europa che ha un impatto così negativo sui derivati di Stato. Oggi questi contratti pesano come macigni sul nostro deficit. Quel deficit che oggi sembra sia sotto la lente di tutti eppure nessuno ci dice che nel 2016, per esempio, i derivati l’hanno aumentato di 4,2 miliardi, pari allo 0,3% del Pil.

Pensate che anche questo sia stato un errore involontario ? Come il divorzio tra Ministero e Banca d’Italia; come le modalità di asta dei BTP. Come il cambio lira/euro. Come il pareggio di bilancio in Costituzione. Tutti errori o tutte azioni mirate ? Perché il sospetto viene dato che proviamo a scrivere su un pezzo di carta il nome degli autori di queste scelte che hanno portato al completo svuotamento delle sovranità nazionali in favore, esclusivamente, degli interessi della finanza speculativa ci accorgiamo che provengo proprio tutti dalle stesse organizzazioni del Cartello finanziario e dai potentati bancari che lo costituiscono. Di esempi ce ne sarebbero tanti ma ho già citato il fatto che dalla Goldman Sachs – che è una delle principali banche a cui è permesso partecipare all’asta dei nostri titoli e che spesso li rivende massicciamente per influenzare lo spread – provengono tra gli altri Romano Prodi, Mario Draghi, Mario Monti che si sono resi responsabili di molte di queste scelte che hanno penalizzato il paese e favorito le speculazioni.

Per concludere torniamo alla situazione attuale e al famoso 2,4% di deficit che i media italiani ed i tecnocrati europei vogliono far passare come una manovra folle.

In realtà tutti i governi italiani dal 2012, come dimostrano i dati ufficiali, hanno sempre promesso un rapporto deficit/pil inferiore al 2,4% ma poi si sono spinti sempre vicini al 3% andando ben oltre le promesse fatte e ben oltre il 2,4% attualmente dichiarato dal Governo Conte. La prima finanziaria di Padoan nel 2015 era al 2,6% del rapporto defici/pil, eppure nessuno gridava alla catastrofe. Renzi promise addirittura di tenerlo al 2,9%. La situazione europea è ben peggiore, soprattutto quella della “virtuosa” Francia. Ma perché allora tecnocrati europei e media hanno cominciato una tale opera di terrorismo mediatico legata a quella scelta del Governo ?

Molto semplice. Il problema è che per la prima volta il Governo non userà quel disavanzo per ricapitalizzare istituti di credito di altri paesi in crisi salvando gli interessi di Francia e Germania; non userà quel disavanzo per creare Bond per salvare le banche degli amici del Cartello; non userà quel disavanzo per il MES o per rimborsare in anticipo derivati tossici.

Allora Juncker ha ragione, se i paesi europei entrano nell’ottica che i soldi vadano spesi per gli interessi dei popoli ed in linea con i principi democratici sanciti dalla nostra originale Costituzione e non di quella da loro artatamente modificata, allora è davvero arrivata la fine dell’euro.

Ma soprattutto, stanno venendo a galla i meccanismi che hanno portato alla truffa del debito pubblico. Ecco perché al Cartello finanziario europeo è cominciata a tremare la terra sotto i piedi. Abbiamo dato un motivo in più a Juncker per barcollare.

Approfondimenti nel libro/inchiesta La Matrix Europea

https://www.ebay.it/itm/La-Matrix-Europea/382570075941?hash=item5912f41725:g:E5UAAOSw2JxbpRhN

 

Come si ferma lo Spread ?

comedonchisciotte.org 3.10.18

comedonchisciotte controinformazione alternativa spread sale

DI FABIO CONDITI

comedonchisciotte.org

Come si ferma lo Spread ? È bastato un “provocatorio” 2,4% di deficit, che lo Spread ha ricominciato a crescere.

Prevedibile come il sole che sorge all’alba.

A conferma che l’art.1 della Costituzione andrebbe riscritto, come abbiamo scritto durante la crisi istituzionale su Paolo Savona >>>QUI: “L’Italia è una Repubblica non democratica, fondata sulla schiavitù. La sovranità appartiene alla Finanza, che la esercita nei tempi e nei modi dei mercati finanziari“.

I mercati finanziari hanno i carri armati capaci di sparare miliardi di moneta elettronica creata dal nulla dalle loro banche, non si possono affrontare senza sovranità monetaria e con i piedi incatenati all’enorme palla di ferro del debito pubblico.comedonchisciotte-controinformazione-alternativa-primi-100-giorni

Prima bisogna mettere in sicurezza il paese e le ricette le sanno anche i muri, ma non è di questo che vi vogliamo parlare : analizziamo nel dettaglio come si ferma lo Spread anche senza utilizzare la nostra sovranità monetaria e fiscale.

Facciamo finta, una volta tanto, che lo Stato sia come una famiglia e che quindi sia necessario ripagare il debito pubblico, altrimenti l’Italia va in default (ovviamente non è vero!).

Il ricatto del debito pubblico

Giornali, tv, siti web, blog; non c’è forse argomento più dibattuto che non sia il debito pubblico italiano, la sua origine, il suo costo ed i problemi ad esso correlati.

Problemi perché è proprio attraverso il tema del debito che le istituzioni sovranazionali, come l’UE, BCE, FMI, Agenzie di Rating tendono ad influenzare le politiche economiche dell’Italia, che fino  a prova contraria è e resta uno stato sovrano. Con la complicità di un sistema dell’informazione , ahimè assai poco affidabile, si prefigurano scenari apocalittici in caso di non rispetto dei parametri UE, di deficit eccessivi o di politiche economiche espansive ed anticicliche.

Questi organismi sovranazionali, non elettivi è come se dicessero agli italiani attraverso i media: ”Va bene , avete votato chi vi pare, ma le politiche economiche dell’Italia le decidiamo noi, ponendovi dei vincoli esterni che siete obbligati a rispettare. Mettetevi l’anima in pace!

Tutto ciò è offensivo e francamente inaccettabile, perche lo Stato non è come una famiglia. Infatti, come ha ammesso anche il senatore Alberto Bagnai pochi giorni fa, “lo Stato potrebbe tranquillamente emettere moneta per finanziarsi”. Non siamo ancora arrivati a tradurre questa possibilità in azione di Governo, ma è già un grande risultato che lo si ritiene possibile.

Quindi lo Stato ha ancora la sovranità monetaria e fiscale per emettere qualsiasi strumento che possa essere accettato per il pagamento delle tasse, per cui l’emissione dei titoli di stato non è l’unico modo che ha di finanziare la sua spesa.

Tra l’altro negli ultimi due anni, con il Quantitative Easing della BCE, la Banca d’Italia ha acquistato e detiene più di 400 mld di euro di titoli di stato italiani, dimostrando che il debito pubblico può essere sempre “monetizzato” non solo dallo Stato direttamente, ma anche attraverso una banca centrale. Quindi il debito pubblico si elimina creando nuova moneta. Punto.

Ma facciamo finta che il debito pubblico non possa essere monetizzato e che realmente l’unica soluzione è che lo Stato continui ad emettere nuovi titoli di stato per finanziare la sua spesa pubblica.

In questa ipotesi assurda, ma della quale sono convinti quasi tutti come fosse un dogma, cerchiamo di capire come viene attualmente gestito il debito pubblico e come si potrebbe migliorare per permettere allo Stato di non sprecare soldi e soprattutto di non essere ricattato, prestando il fianco allo spread ed ai mercati finanziari.

Come è composto il debito pubblico ?

Il debito pubblico è pari a circa 2.300 mld di euro, ma il totale dei titoli di stato emessi per finanziarlo è minore, pari a circa 1.900 mld di euro, che si dividono in:comedonchisciotte controinformazione alternativa titoli di stato

  • BOT , Buoni Ordinari del Tesoro scadenza a 3, 6 e 12 mesi;
  • CTZ, Certificati del Tesoro Zero Coupon a 24 mesi;
  • CCT, Certificati di Credito del Tesoro a 7 anni;
  • BTP, Buoni del Tesoro Poliennali a 3, 5, 10, 15 e 30 anni.

Notiamo dal grafico sopra e dalla tabella sotto, che la stragrande maggioranza del debito italiano, viene finanziata mediante emissione di BTP, che hanno un rendimento maggiore, mentre risulta essere residuale la quota di BOT, CCT e CTZ, che hanno un rendimento molto minore.comedonchisciotte controinformazione alternativa interessi sui titoli di stato

A questo punto potremmo già porci una prima domanda; perché lo stato italiano si indebita con titoli a lunga scadenza, che pagano interessi molto alti e sono soggetti a speculazioni? In buona sostanza perché si preferisce emettere dei BTP a 5, 10, 30 anni con cedole elevate, piuttosto che CCT o CTZ che potrebbero essere collocati a tassi ben inferiori facendo così risparmiare allo Stato miliardi d’interessi?

Ma andiamo avanti.

Chi detiene il debito pubblico ?

In 30 anni il debito pubblico è passato da un totale di circa 500 mld di euro, a più di 2.300 mld di euro, ma, nello stesso periodo, abbiamo pagato più di 3.000 mld di euro di interessi.comedonchisciotte controinformazione alternativa grafico 04

Questa è stata la causa principale del suo aumento esponenziale, nonostante le politiche di austerity che sono state messe in atto soprattutto negli ultimi 10 anni e che non hanno risolto il problema, ma anzi lo hanno aggravato.

Ma ancora più grave è stato il fatto che nell’acquisto dei titoli di stato, i risparmiatori italiani hanno ceduto il passo a fondi, assicurazioni, banche ed investitori italiani e stranieri, per cui oggi l’Italia può essere ricattata e condizionata, nelle sue politiche economiche, dai cosiddetti mercati finanziari.

Infatti nel 1988 il debito era detenuto per il 57% da risparmiatori italiani, mentre il 39% da banche e fondi italiani e solo il 4% da stranieri.

La situazione invece nel 2018 è completamente ribaltata, perchè il debito è detenuto solo per il 6% da risparmiatori italiani, mentre il 62% da banche e fondi italiani ed addirittura il 32% da stranieri.

comedonchisciotte controinformazione alternativa debito pubblicoPensate sia finita qui? Ed invece no. Per ultimo abbiamo tenuto la perla, la meraviglia finale: il meccanismo con il quale vengono collocati i titoli di stato sui mercati finanziari.

Tenetevi forte.

Come vengono collocati i titoli venduti dallo Stato?

Il collocamento si svolge sul mercato primario, a cui possono partecipare solo gli operatori accreditati, banche, sim, fondi. Il meccanismo di collocamento è un asta marginale, che funziona come segue.

Supponiamo che lo Stato debba collocare 100  miliardi di BTP; gli operatori, via telematica, fanno le loro offerte indicando prezzo di acquisto e quantità. La “Banca Amica” richiederà, ad esempio, 50 miliardi al prezzo di 98; la “Banca Fiducia” 40 miliardi al prezzo di 97; la “SIM Generosa” richiederà 30 miliardi al prezzo di 95 ; la “SIM Ottimo Affare” domanderà 30 miliardi a 92.

Le offerte pervenute vengono ordinate a cominciare dal prezzo più alto; 98, poi 97, poi 95 ed infine 92. Considerando le quantità, sarà completamente soddisfatta Banca Amica, Banca Fiducia e solo 10 miliardi andranno venduti a SIM Generosa. Il prezzo di collocamento finale dei BTP, uguale per tutti, sarà di 95, quello di Sim Generosa.  Il “mercato “ quindi compra a 95 quello che a scadenza verrà ripagato a 100 ; 5% di utile.

Ovviamente chi paga questo utile è lo Stato che per far ciò tassa i cittadini e le imprese. Ma allora, perché si usa un meccanismo del genere e non si cambia con magari quello dell’asta dei Bot (asta competitiva) dove il prezzo di collocamento è più vantaggioso per lo Stato?

Ricapitolando: il debito pubblico è finanziato dallo Stato attraverso l’emissione di titoli. I titoli che vengono emessi sono principalmente BTP, che pagano gli interessi più alti in assoluto. Questi titoli sono acquistati soprattutto da banche ed investitori esteri e lo Stato italiano, collocandoli con asta marginale, assicura rendimenti elevati e senza rischio, impegnandosi poi a tassare gli italiani per pagare gli interessi passivi.

Vi viene il dubbio che quanto accade non sia svolto nell’interesse generale del Paese e del popolo, ma solo ed esclusivamente a favore del sistema bancario e del mercato finanziario?

Lasciamo stare in questa occasione il motivo “demenziale” per cui si è preferita l’asta marginale a quella competitiva e concentriamoci su cosa poter fare per sottrarci al demone del mercato, cioè cosa si potrebbe fare nell’immediato per ridurre i quasi 70 miliardi di euro di interessi passivi sul debito e contestualmente sottrarsi dalla logica dello spread.

Il risparmio degli italiani

Qui introduciamo l’ultimo aspetto del nostro ragionamento, la ricchezza finanziaria degli italiani, perchè  l’Italia non è solo ricca di un patrimonio ambientale, artistico e culturale, ma anche di “risparmio”..

Infatti ad oggi, la ricchezza finanziaria degli italiani è pari a circa 4.300 miliardi di euro, quasi 2 volte il debito pubblico e 2,5 volte il PIL.

Vediamo allora come viene utilizzato attualmente il risparmio degli italiani. comedonchisciotte controinformazione alternativa grafico 07Notiamo subito che solo una piccola parte di questo risparmio finisce nella voce “obbligazioni”, in cui ovviamente rientrano anche i titoli di Stato ma anche altre come quelle bancarie. In realtà le famiglie ed imprese italiane ne acquistano molto pochi, preferendo dirottare il proprio risparmio su azioni, fondi, assicurazioni e liquidità in conto corrente.

Quello che servirebbe è riconquistare la fiducia dei risparmiatori italiani, offrendo loro una serie di soluzioni per loro interessanti, per convincerli a dirottare sui titoli di stato i loro risparmi.

Soluzioni concrete e realizzabili per fermare lo Spread

Obiettivo di qualsiasi Governo dovrebbe essere quello di evitare i ricatti e le ritorsioni dei mercati finanziari, facendo in modo che i titoli di stato siano acquistati principalmente per tutelare il risparmio e non per fare speculazione, avendo anche come risultato non secondario che gli interessi pagati dallo Stato sul debito pubblico rimangono in Italia.

1) Consolidare il debito pubblico detenuto da Banca d’Italia

Abbiamo già visto ed analizzato tutte modalità con le quali il debito pubblico detenuto da Banca d’Italia si può rendere inoffensivo, evitando la necessità che lo Stato rimborsi quei titoli di stato alla scadenza, costringendo la nostra banca centrale a ricomprarli sui mercati finanziari anziché direttamente dallo Stato perché vietato dall’art.123 del TFUE https://comedonchisciotte.org/volete-cancellare-consolidare-o-sterilizzare-il-debito-pubblico-ce-solo-limbarazzo-della-scelta/.

Il metodo più semplice è il consolidamento dei Titoli di Stato detenuti da Banca d’Italia, più di 400 mld di euro, che diventerebbero un “debito irredimibile”.

2) Dichiarare che i Titoli di Stato hanno valenza fiscale

I Titoli di Stato di nuova emissione possono essere dichiarati anche a valenza fiscale, cioè i detentori dopo la scadenza potranno scegliere, in alternativa al pagamento in euro da parte dello Stato, di utilizzare i titoli come “sconto” per la riduzione delle tasse. In questo caso, al valore nominale del titolo potrà essere aggiunto un interesse pari a quello del titolo, applicato per il periodo che va dalla scadenza fino al giorno del suo effettivo utilizzo come detrazione fiscale.

In questo modo si evitano le speculazioni finanziarie al ribasso, perchè si riduce notevolmente il rischio di perdere il capitale in quanto, se anche lo Stato non dovesse rimborsare il titolo alla scadenza, si potrà utilizzare il titolo anche per pagare le tasse. In pratica sarebbe una garanzia ulteriore soprattutto per gli investitori ed i risparmiatori italiani.

3) Utilizzare una banca pubblica per acquistare titoli di stato

Creare una o più banche pubbliche che possano ricevere prestiti dalla BCE a tasso negativo dello 0,40% e con essi comprare titoli di stato, in modo da far rientrare in ambito pubblico gli interessi pagati dallo Stato, come fa anche la Germania con le sue banche pubbliche. In questo modo si riduce notevolmente il costo degli interessi, che ammontano oggi a circa 65 mld di euro l’anno.

4) Aste competitive, utilizzando Banca d’Italia come “parcheggio”

Collocare i titoli solo attraverso aste competitive, perchè, come dice Cottarelli “Si potrebbe pensare che il sistema dell’asta competitiva sia necessariamente migliore per il venditore perché fa incassare più soldi…”. Passando dal meccanismo di collocamento con asta marginale a quello con asta competitiva, essendo sicuramente meno conveniente per gli investitori, si potrebbe verificare l’ipotesi che non tutti i titoli vengono acquistati.

In questo caso si può anche utilizzare la Banca d’Italia come “parcheggio” per i titoli invenduti, che saranno collocati in aste successive fino al completo collocamento sul mercato. Anche questo è un comportamento che la Germania fa da tempo, e questo è un altro dei motivi per cui lo Spread aumenta.

5) Privilegiare i CCT rispetto ai BTP

Considerato che, come correttamente evidenziano da altri esperti in investimenti finanziari, come Giovanni Zibordi e Guido Grossi, nel 2018 “Gestioni patrimoniali, unit linked, fondi obbligazionari hanno avuto rendimento NEGATIVO tra -1% e -1,5%. Se lo Stato offrisse CCT con rendimenti netti dell’1% ci sarebbe esodo in massa da questi prodotti costosi delle banche e ci finanzierebbe il deficit senza bisogno di  investitori esteri”. Basterebbe quindi  poco per convincere i risparmiatori italiani a cambiare la destinazione dei propri risparmi.

Tanto semplice quanto praticabile.

Lo Stato smette di emettere BTP e inizia a collocare al loro posto, CCT e CTZ che sono immuni dallo spread e che con un rendimento dell’1%, permetterebbe di dirottare gran parte della disponibilità finanziaria degli italiani su questi titoli, eliminando gli acquisti da parte di investitori stranieri che non troverebbero più i titoli di Stato appetibili a fini speculativi.

6) Conti Individuali di Risparmio

Interessante anche la proposta del Governo di istituire i CIR, Conti Individuali di Risparmio, un particolare tipo di conto corrente finalizzato all’acquisto di titoli di stato da parte dei risparmiatori italiani, che potrà avere agevolazioni fiscali in modo da incentivare questo tipo di investimento.

Conclusioni 

Abbiamo quindi molte soluzioni concrete e realizzabili per ridurre l’impatto del debito pubblico ed evitare i ricatti dei mercati finanziari, anche nell’ipotesi di fare finta che lo Stato sia come una famiglia e che quindi il debito pubblico debba essere ripagato.

Pensiamo per un momento, cosa potremmo fare se ricominciassimo ad usare la sovranità monetaria e fiscale che lo Stato ha ancora … ma questa la teniamo per la prossima puntata.

La moneta deve essere di proprietà dei cittadini e libera dal debito.

Fabio Conditi – Presidente dell’associazione Moneta Positiva

Stefano Di Francesco – VicePresidente dell’associazione Moneta Positiva

http://monetapositiva.blogspot.it/

Fonte: http://www.comedonchisciotte.org

02.10.2018

L’Italia trascina l’Europa nel partito per la spesa fiscale

Foto del profilo dell'utente Tyler Durden

Scritto da Kevin Muir tramite il blog The Macro Tourist,

Il post di oggi susciterà molto divertimento al presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, quindi ti avverto ora : se sei un fan, fai clic su Avanti. In larga misura, non è molto sportivo andare dietro a JC, poiché offre una tale miniera di opportunità.

Inizieremo con il suo diavolo più infame. “Quando diventa serio, devi mentire.”

Sì, ho capito. Ha appena detto ad alta voce quello che tutti sanno. Ma era ancora una cosa stupida da dire. Pensi che Bill Clinton non veda l’ora di andare in chiesa la domenica mattina dopo un brutto sabato sera a chiacchierare inopportunamente donne giovani? Non una possibilità. Ma lui tace e si dirige. Che è quello che JC avrebbe dovuto fare. Tenuto la bocca chiusa.

A proposito di tenere la bocca chiusa …

Perché sto scegliendo il buon vecchio JC oggi? Bene, sono i suoi commenti sull’Italia.

Da Bloomberg:

“Una crisi è stata sufficiente”, ha detto il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker in un intervento televisivo durante un evento a Friburgo, in Germania. “Dopo la più dura gestione della crisi greca, dobbiamo fare tutto il possibile per evitare una nuova Grecia – questa volta un’Italia – crisi”.

Vedi, Jean-Claude è sconvolto dal fatto che gli italiani non rispettino le regole dell’UE sulla dimensione del loro deficit. Vuole che si mettano in fila e bilanciano il loro budget. Il governo di coalizione italiano ha presentato un bilancio con un disavanzo del 2,4% in percentuale del PIL, molto più alto di quello consentito dalle norme dell’UE. Data la ferma opposizione dell’UE ai deficit di queste dimensioni, hanno aumentato la retorica nel tentativo di costringere gli italiani a fare marcia indietro.

Ciò ha spaventato i mercati e ha fatto crollare il mercato obbligazionario italiano.

Il mercato bund tedesco è stato ugualmente influenzato dalle cattive notizie con una grande offerta volo-sicurezza.

Ma prendiamoci un momento per considerare questa “mostruosa trasgressione italiana”.  Il governo italiano propone di gestire un deficit del 2,4% del PIL. Ma che aspetto ha rispetto alle altre nazioni? Ad esempio, gli Stati Uniti …

Wow. Sicuramente il 2,4% sarebbe un gradito livello per gli Stati Uniti.

Per tutti i miei amici di soldi duri, sono sicuro che stanno allegramente fregandosi le mani alla dura presa di JC. Sì, indipendentemente dal fatto che sia la  giusta direzione da prendere,  non importa una virgola perché il mondo è diretto nell’altra direzione. I deficit fiscali sono ciò che stanno facendo tutti i nuovi fantastici ragazzi. Juncker dovrebbe solo rendersi conto che il suo punto di vista è antiquato e nessuno vuole uscire con lui.

L’ho detto in passato e lo ripeterò di nuovo. L’Italia è molto più in controllo di questa situazione di quanto chiunque ammetterà la commissione UE. Cosa dice questo sulle banche e dovendo $ 1 milione di dollari? Dovrebbe essere cambiato in:

L’Italia è troppo grande perché l’Unione europea possa persino prendere in considerazione la possibilità di espellerlo. Non succederà e l’Italia lo sa.

Questo deficit di bilancio è semplicemente l’Italia che chiama il bluff dell’UE. Cosa faranno? Il più grande paese al mondo, l’emittente della valuta di riserva, ha un disavanzo fiscale di quasi il 4% del PIL, con la disoccupazione ai minimi storici. Se gli Stati Uniti lo stanno facendo, perché non dovrebbe l’Italia?

Il mondo sta cambiando. I deficit sono la nuova normalità e l’ultima salva in Italia è solo uno dei tanti cambiamenti che accadrà nei prossimi mesi e anni.

I giorni in cui l’UE sarà in grado di rallentare l’espansione fiscale sono alle nostre spalle.

Cosa significa questo per i mercati?

Sebbene molti partecipanti al mercato siano chiaramente preoccupati per la resa dei conti del bilancio, mi aspetto che venga risolto con il ritiro e la monetizzazione dell’UE del debito italiano. Quindi, anche se non avrei mai scommesso sulla stretta degli spread italiano / tedesco, non sarei propenso a ricoprire posizioni ipotizzando che peggiorasse.

Il differenziale tra il rendimento dei titoli decennali italiano e tedesco è aumentato nella settimana scorsa, ma si è semplicemente riorganizzato vicino ai massimi dell’estate.

Penso che il 2,63%, che era il livello di topping precedente, si manterrà di nuovo quando la situazione si risolverà da sola.

Ma cosa significa questo a lungo termine? Più spesa fiscale significherà più inflazione. Per l’Europa, si tratta di prezzi delle obbligazioni più bassi e di scorte più elevate. L’incursione dell’Italia nel massacro della spesa fiscale porterà finalmente l’Europa dove sono stati gli Stati Uniti dopo l’elezione di Trump.

E poi, quando l’Italia rompe il sigillo, è solo una questione di tempo prima che il resto dell’Europa segua.

Juncker segna il pensiero di ultima generazione, e dato il suo  comportamento (devo dare un’occhiata a questo strumento)  – non è troppo presto …

L’ultimo mistero della Turchia: chi sta salvando le banche?

Foto del profilo dell'utente Tyler Durden

Nel 2014, la Turchia è emersa come l’hub “misterioso” in quello che all’epoca poteva essere il regime di riciclaggio di denaro più bizzarro di sempre (che comprendeva anche Cina e Dubai) e coinvolgeva circa 200 tonnellate di oro “segreto” mescolato all’Iran in per consentire alla nazione sanzionata di evitare le sanzioni statunitensi pur continuando a esportare petrolio senza essere pagati in dollari USA.

E mentre la Turchia sarà probabilmente un attore chiave in qualsiasi sistema di evasione delle sanzioni emergerà dopo novembre, quando le sanzioni statunitensi sull’Iran entreranno in pieno effetto, un nuovo mistero è emerso intorno alla maltratta nazione dei mercati emergenti la cui valuta è stata una delle più grandi vittime di 2018. Questa volta, il “mistero” coinvolge le banche statali turche, e in particolare chi ha acquistato 10,9 miliardi di lire (o 1,8 miliardi di dollari) di debito subordinato nelle vendite affrettate della scorsa settimana?

Questa è la domanda che ha dominato i discorsi tra gli economisti e gli investitori locali, con la speculazione focalizzata sull’eventualità che risorse del fondo di disoccupazione della nazione siano state impiegate per aumentare i buffer di capitale dei finanziatori, costituendo in effetti un piano di salvataggio ombra orchestrato dal governo.

Secondo Bloomberg , nell’ultima settimana di settembre, il TBA di Turkiye Vakiflar Bankasi, controllato dallo stato, ha venduto 4,99 miliardi di lire di banconote Tier 1 con un pagamento di cedole a tasso fisso su base semestrale; Turkiye Halk Bankasi AS ha venduto 2,98 miliardi di lire nel debito Tier-2 e Turkiye Ihracat Kredi Bankasi AS, noto come Eximbank, ha venduto 2,9 miliardi di lire il debito Tier-2 la scorsa settimana con una scadenza di 10 anni, completando la vendita lo stesso giorno in cui ha ricevuto approvazione di regolamentazione.

Complicando ogni due diligence è che tutti e tre sono stati venduti attraverso collocamenti privati ​​e che i rendimenti non sono stati annunciati; ea causa delle vendite private, non sono stati rivelati praticamente dettagli sulle transazioni.

Le grandi transazioni hanno avuto luogo poco prima che le banche dovessero rivelare i loro conti del terzo trimestre e potrebbero essere uno sforzo per rafforzare i coefficienti di adeguatezza patrimoniale colpiti dal crollo della lira. Hanno anche avuto luogo dopo quella che sembrava essere stata una liquidazione aggressiva da parte delle banche lo scorso mese per impadronirsi del capitale. Come abbiamo riferito due settimane fa , le banche turche hanno prelevato riserve di oro per un valore di $ 4,5 miliardi, che poi hanno venduto in cambio di attività “più liquide”.

Tuttavia, la vendita di oro sembra non essere stata sufficiente a colmare le carenze di capitale, che è il luogo in cui sono arrivate le vendite di obbligazioni.

Tuttavia, poiché non c’era trasparenza nelle vendite, ” si è diffusa la speculazione che il fondo di disoccupazione ha acquistato quelle obbligazioni “, Ugur Gurses, editorialista di economia ed ex funzionario della banca centrale, ha scritto sul suo blog domenica. E mentre i regolamenti avrebbero dovuto impedire al fondo di investire direttamente nelle obbligazioni delle banche statali, avrebbe potuto prestare alcune delle sue posizioni obbligazionarie alle banche che scrisse.

Rispondendo a un’inchiesta di Bloomberg, lo scandaloso Halkbank ha affermato che poiché le obbligazioni sono state vendute tramite un collocamento privato, non sarebbe stato in grado di fornire informazioni sugli investitori e il rendimento verrà annunciato successivamente, quando verranno effettuati pagamenti di cedole. Allo stesso modo, Vakifbank ha affermato di non poter fornire ulteriori informazioni oltre alla sua dichiarazione pubblica. Eximbank non ha risposto alle richieste di commento.

Allo stesso modo, il governo non collaborativo:

Il fondo per la disoccupazione ha fatto delle domande a Iskur, l’agenzia governativa a cui riferisce, che ha rifiutato di commentare. Anche il Ministero della famiglia, del lavoro e dei servizi sociali ha rifiutato di commentare le transazioni.

Simile alla previdenza sociale negli Stati Uniti, il fondo turco per la disoccupazione è stato istituito nel marzo 2002 e, ad agosto, aveva 124 miliardi di attività in lire, che si accumulano attraverso contributi obbligatori da parte di impiegati, datori di lavoro e stato. Le obbligazioni costituiscono l’89% di quelle attività mentre il resto sono depositi. I politici hanno litigato spesso sul fatto che quei fondi dovrebbero essere impiegati per scopi diversi dal finanziamento di sussidi di disoccupazione.

Secondo Bloomberg, il regolatore ha approvato la vendita di 18 miliardi di lire in debito subordinato da parte di varie banche, con l’approvazione da parte di Turkiye Is Bankasi AS di vendere 5 miliardi di lire e Halkbank con l’approvazione di emettere altri 2 miliardi di lire.

Nel frattempo, le banche turche sono state costrette a rafforzare le loro basi patrimoniali in risposta al picco del 40% della lira di quest’anno, che minaccia anche di aumentare le insolvenze dei mutuatari che hanno sottoscritto prestiti in valuta estera. Mentre un forte aumento dei tassi di interesse da parte della banca centrale ha aiutato la lira a pareggiare le perdite nelle ultime settimane, ha anche reso praticamente impossibile per i mutuatari in valuta locale prestare servizio o ribaltare i loro debiti.

Non era chiaro se la popolazione turca locale fosse a conoscenza del fatto che i loro fondi per il giorno di emergenza controllati dal governo erano – presumibilmente – usati per salvare il settore bancario locale.

Salvini vede le streghe in UE: ci vogliono in ginocchio per far shopping sottocosto in Italia

In Europa c’è qualcuno che punta a mettere in ginocchio l’Italia. Il vice premier e leader leghista Matteo Salvini torna ad attaccare l’Europa anche se allo stesso tempo si pronuncia per una permanenza dell’Italia nell’UE cercando di stemperare le tensioni causare dalle parole di ieri dell’economista leghista a capo della commissione Bilancio alla Camera, Claudio Borghi (“con una nostra moneta risolveremmo molti dei nostri problemi”)

A detta di Salvini, intervenuto questa mattina a Mattino 5, in Europa c’è qualcuno che ha interesse a mettere in ginocchio l’Italia “perchè poi viene a fare shopping”, ossia con il fine ultimo di “comprare sottocosto aziende, banche, marchi della moda”.

Nuovo affondo contro Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, che ha paventato il rischio di uno scenario simile alla Grecia per l’Italia. “Questo signore arriva da un paradiso fiscale come il Lussemburgo e poi se cercate su Google ‘Juncker sobrio’ o ‘barcollante’, vedrete immagini a volte impressionanti”, ha rimarcato il ministro dell’Interno.

Cita D’Annunzio ma poi ammorbidisce posizione su deficit: obiettivo è farlo scendere nei prossimi anni

Il vice premier Matteo Salvini mantiene la linea del governo circa l’impostazione della prossima legge di bilancio, rigettando al mittente gli avvertimenti arrivati dall’UE dopo la diffusione della nota di aggiornamento del DEF che prevede il deficit dell’Italia al 2,4% nel prossimo triennio.

“Abbiamo sempre detto che quest’anno avremmo fatto una manovra coraggiosa, anche se in Europa ci avessero bacchettato. Queste minacce proprio non mi sfiorano e, come D’Annunzio, dico me ne frego e tiro dritto”, sono le parole di Salvini. L’esponente di spicco del governo precisa comunque che l’obiettivo è far scendere debito e deficit nei prossimi anni, facendo quindi capire che i rumor circa la possibile correzione al ribasso dei target di deficit per il 2020 e 2021 possano trovare conferma nelle prossime ore.

I rumor odierni parlano di un nuovo obiettivo di deficit per il 2020 al 2,2% e per il 2021 al 2%.

Capitolo euro. “In questo momento io lavoro e faccio l’interesse degli italiani con le regole di oggi, quindi all’interno della Ue e con la moneta che ci hanno messo in tasca – argomenta salvini sollecitato sulla questione permanenza nell’euyro dopo le polemiche sollevate dalle parole di Borghi – . Certo se tornassi indietro potrei dire che è stato un errore ma non posso fare il ministro esprimendo dei desideri”.

Astaldi: downgrade S&P non pregiudica attivita’ Gruppo

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Il downgrade di Astaldi a da ‘CCC-‘ a ‘D’, il piu’ basso livello di merito di credito, da parte dell’agenzia di rating S&P “e’ un fatto tecnico, non cambia nulla per i lavori dei progetti in corso”. 

E’ quanto ribadisce una fonte vicina alla societa’ a Mf-DowJones, assicurando che al momento non c’e’ nessun problema per le numerose opere infrastrutturali in cui Astaldi e’ impegnata, tra cui, in Italia, la linea 4 della metropolitana di Milano, la metro C di Roma, la galleria autostradale di base del Brennero in Alto Adige, il primo lotto tra Verona e il bivio di Vicenza sulla tratta che dovrebbe arrivare fino a Padova e una tratta dell’alta velocità ferroviaria tra Napoli e Bari. 

Per S&P “la situazione attuale di Astaldi equivale a un default, 

perché la richiesta anticipa la sospensione dei pagamenti 

relativi ai debiti in essere” e il rating rimarra’ a ‘D’ fino a 

quando Astaldi “riprenderà i pagamenti secondo i termini previsti 

delle note, o finchè gli obblighi finanziari saranno stati ristrutturati”. 

L’attesa ora e’ per la decisione del Tribunale di Roma che ha a sua disposizione 120-180 giorni per accogliere o meno la richiesta di concordato preventivo in bianco presentata da Astaldi proprio per poter continuare a lavorare. 

La richiesta prevede infatti “la sospensione dei pagamenti” ai creditori impedendo eventuali atti ingiuntivi. 

Per quanto riguarda i lavori all’estero invece, spiega la fonte, non e’ applicabile la misura del concordato e, come spiegato nel comunicato del 28 settembre scorso, il gruppo ha previsto “la concessione in affitto, a due newco di nuova costituzione possedute al 100% da Astaldi, dei rami di azienda comprensivi, il primo, delle attività eseguite tramite joint venture con partner internazionali e, il secondo, delle attività eseguite direttamente attraverso succursali locali; in entrambi i casi Astaldi rimarrà solidalmente responsabile con le società affittuarie dei rami d’azienda nei confronti dei committenti). 

fch 

 

(END) Dow Jones Newswires

October 03, 2018 05:01 ET (09:01 GMT)

Rinaldi: Italia avanti tutta, contro di noi l’Ue ha già perso

Giorgio Cattaneo libreidee.org 3.10.18

«È arrivato il momento di “tirar fuori le palle”, di fare veramente gli interessi di questo paese, perché finora non sono stati perseguiti gli interessi dell’Italia ma interessi che sono al di fuori di questo paese: riprendiamoci le chiavi di casa, finché siamo in tempo, altrimenti è la fine». Così si esprime l’economista Antonio Maria Rinaldi, fondatore di “Scenari Economici”, interpellato da Debora Billi per “ByoBlu”, il video-blog diretto da Claudio Messora. Italia sotto attacco, dopo l’annuncio del deficit al 2,4% nel Def: l’Unione Europea minaccia fuoco e fiamme, contro la “flessibilità” introdotta nei conti pubblici del governo gialloverde per cominciare a ridurre le tasse, alzare le pensioni abolendo la legge Fornero e supportare chi cerca lavoro anche con il reddito di cittadinanza. Il lettone Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione Ue, avverte che, con l’Italia, si applicheranno le regole del rigore. Gli fa eco lo stesso Juncker, che invoca la “linea dura”: sanzioni, se Di Maio e Salvini insistono nel voler espandere gli investimenti sociali. Siamo in trappola, o nella trappola cadrà Bruxelles? Rinaldi vota la seconda ipotesi: «Qualsiasi cosa succederà – scandisce – hanno già perso». E spiega: stanno solo bluffando, sperando che a Roma qualcuno si spaventi. In realtà, sanno benissimo di non potersi permettere di “perdere” l’Italia.

«Noi andiamo avanti con la nostra linea», dichiara Rinaldi: «Abbiamo il sacrosanto diritto di dare le giuste risposte al paese: proprio quelle risposte che l’Europa non è riuscita a dare negli anni. Quindi – aggiunge il professor Rinaldi – ben venganoAntonio Maria Rinaldiinvestimenti pubblici, ben venga il sostegno alle parti socialmente più deboli e ben venga anche il supporto per le pensioni. Se “l’Europa” dirà di no, vuol dire che evidentemente persegue altri interessi, che non sono quelli dei cittadini». Intanto, visto che bufera sembra avvicinarsi, il premier Giuseppe Conte ha ribadito che l’euro, per l’Italia, è una moneta irrinunciabile: e qualsiasi altra opinione non rispecchia la politica del governo. Sta smentendo il leghista Claudio Borghi, che ha appena ricordato quanto staremmo meglio senza l’euro, o sta solo tranquillizzando il Colle? «Conte sta tranquillizzando il Quirinale», dice Rinaldi, anche perché la permanenza o meno nell’euro non è inserita nel “contratto di governo”. Ma basta così poco, come una semplice dichiarazione di Borghi, per far crollare l’intera costruzione europea? «Mi sembra un po’ strano: se è così – commenta Rinaldi – vuol dire che siamo ridotti veramente ai minimi termini».

Si dice che a giugno, sui migranti, l’Italia abbia applicato con l’Europa la politica del fatto compiuto: sta succedendo anche con la manovra economica? È questa la strategia italiana? «Sì, è la giusta è perfetta strategia», risponde Rinaldi, «perché con i migranti abbiamo visto che l’Europa se n’è “fregata altamente”: chiudendo le frontiere, non ha assolutamente considerato le giustissime esigenza dell’Italia». Dai migranti alla legge di bilancio: «Anche in questo caso il governo italiano sta facendo benissimo, ad andare incontro alle esigenze dei cittadini, quelle dell’economia reale. D’altronde – aggiunge Rinaldi – l’Europa non è venuta incontro all’Italia: anzi, ha seguito solo delle politiche a supporto dell’élite finanziaria, delle banche, del mondo finanziario. Quindi il governo Conte, supportato da Lega e 5 Stelle, fa benissimo a fare quello che fa. E soprattutto, ha il Juncker tra Merkel e Macronsupporto dei cittadini nel fare quello che l’Europa non ha mai fatto». Tutto ciò, nonostante le resistenze del ministro Giovanni Tria, che in effetti «fu scelto da Paolo Savona», anche se questo – precisa Rinaldi – «non significa che poi abbia continuato a stare dietro indicazioni di Savona: anzi, forse è andato per la sua strada», avvicinandosi alle posizioni eurocratiche.

E sempre a proposito di Europa, domanda Debora Billi: c’entra qualcosa, con l’agitarsi dell’Ue contro l’Italia, la difficile vigilia delle elezioni tedesche del 14 ottobre, con il bavarese Horst Seehofer che si schiera con Salvini e contesta alla Merkel la politicafinora seguita sui migranti? «In questo momento l’Italia fa molto comodo», spiega Rinaldi: con la scusa del deficit italiano i boss della politica europea «nascondono sotto il tappeto i grossissimi problemi che si stanno manifestando sia in Germania che in Francia: ogni giorno si dimette un ministro, in Francia, ma non se ne parla. E in Germania si sa che la Baviera è una polveriera: prendersela con l’Italia fa molto, molto comodo». Ma il trucco non funzionerà, aggiunge Rinaldi, rivolgendosi a Macron e alla Merkel: «Potete prendervela quanto vi pare, con l’Italia, ma alla fine a maggio – alle elezioni europee – i conti li faremo noi. Soprattutto, li faranno i cittadini europei: buttandovi fuori a calci nel sedere».

Mps, Intesa Sanpaolo, Banco Bpm, Ubi. Chi soffre di più per lo spread? Report Morgan Stanley

  startmag.it 3.10.18


Banco Bpm, Ubi e Mps sono le banche che più soffrono per lo spread alto dato il loro ammontare di Btp in portafoglio. Tutti i dettagli da un report di Morgan Stanley

Dall’aumento dello spread nel terzo trimestre le banche italiane possono aver perso 8 punti base di Capital ratio: Mediobanca attorno all’1%, Intesa Sanpaolo circa 5 punti, Ubi 8 punti, Unicredit poco più di 8, Mps oltre 10 e Banco Bpm 14 punti.

E’ quanto si evince da un report di Morgan Stanley che hanno elaborato stime e simulazioni sull’effetto spread per le banche italiane. La premessa? Tenere conto che il valore sui bond a 5 e 10 anni è salito di altri 30 punti base, erodendo il capitale in maniera significativa. Eppure le banche italiane hanno raccolto la bellezza di 90 miliardi di euro in aumenti di capitale dal 2009.

BANCO BPM, UBI E MPS NEL MIRINO

Il risultato della ricerca degli analisti? La fiammata dei rendimenti sui titoli di Stato italiani sta avendo un impatto erosivo sul capitale dei gruppi bancari da 1 a 14 punti base, con effetti più pesanti su quelli che detengono la maggiore quantità di Btp e hanno un Cet 1 ratio più debole. Ovvero, secondo Morgan Stanley: Banco Bpm, Ubi e Mps, sintetizza Mf.

LE CONCLUSIONI DELLA BANCA D’AFFARI

Le conclusioni per la banca americana? Gli esperti di Morgan Stanley hanno aumentato il costo del rischio dell’1% portandolo dall’11% al 12% e abbassato il prezzo obiettivo delle banche italiane in media del 7% con una certa differenza fra caso e caso.

I TRE FATTORI DI RISCHIO

Questo sconto è stato anche più ampio durante le crisi del 2012 e nel periodo successivo alla votazione sulla Brexit del 2016, tuttavia, scrive Morgan Stanley, esistono ancora tre fattori di rischio, sintetizza Mf: il primo è lo scontro fra Italia e Unione europea, il secondo i mercati emergenti (si veda la crisi della Turchia e dell’Argentina), il terzo sono i difficili negoziati sulla Brexit. L’effetto di tutto ciò è che le banche di medie dimensioni non evidenziano ancora un prezzo di borsa che giustifichi un rientro negli investimenti.

IL GIUDIZIO SU MEDIOBANCA E UNICREDIT

La banca d’affari americana, comunque, salva due tue titoli: Morgan Stanley è overweight su Mediobanca e Unicredit. Mentre su Intesa Sanpaolo esprime un giudizio equal weight nonostante il gruppo guidato dal ceo, Carlo Messina, “continui a offrire un potenziale di rialzo attraente grazie a un bilancio forte e alla promessa di pagare dividendi in contanti per i prossimi tre anni”. Tuttavia Intesa Sanpaolo deve confrontarsi in Europa oggi con banche con caratteristiche simili ma che si trovano in Paesi più solidi economicamente e più stabili sul fronte politico.

CAPITOLO UNICREDIT

Su Unicredit gli analisti americani scrivono che il buon piano di ristrutturazione porterà il gruppo guidato dall’ad, Jean-Pierre Mustier, a raggiungere un Cet 1 ratio Fully Loaded del 13% nel 2020 a fronte del 12,4% previsto entro la fine del 2018 e ad aumentare il dividendo con un payout ratio del 50%.

Unicredit tratta 0,55 volte il tangible book value, che implica un Rote (Return on Equity) del 7% e un costo dell’equity del 12%, contro attese di Morgan Stanley di un 8,4% nel 2020 a salire al 10%. Obiettivo del resto già registrato dalla banca. Nelle attese degli analisti americani vi è anche la cessione della divisione “non core” entro il 2021.

CHE COSA SI DICE SU MEDIOBANCA

Su Mediobanca il broker sottolinea che Piazzetta Cuccia è l’advisor di punta in Italia, che continuerà a sostenere i ricavi del Cib, la sezione corporate e investment banking. Secondo Morgan Stanley, il Cib ha nel cassetto una serie di operazioni straordinarie che rappresentano il “fattore chiave della crescita delle commissioni” sul fronte acquisizioni, ristrutturazioni, fusioni. Due sono i potenziali catalizzatori per il titolo: lo sviluppo dell’unione bancaria in Europa e il consolidamento del settore in Italia.

I NUOVI TARGET PRICE

Sulla base dello studio, Morgan Stanley ha modificato i target price dei gruppi bancari. Unicredit ha ora un prezzo obiettivo di 17,2 euro con un potenziale di rialzo del 33% (era 18 euro), Intesa Sanpaolo 2,9 euro e un upside del 32% (da 3,1 euro), Mediobanca 10,4 euro, upside del 21% (da 10,6 euro), Banco Bpm 2,3 euro, upside dell’8% (erano 2,6 euro), Mps 2,3 euro, upside del 3% (erano 2,7 euro), Ubi Banca 3,3 euro, downside del 5%, erano 3,7 euro.