Astaldi: ristrutturazione bond e scambio con azioni? No grazie

di Mirco Galbusera, pubblicato il investireoggi.com

Obbligazionisti Astaldi pronti a dare battaglia a difesa dei soldi prestati. Come aderire alla causa e farsi rappresentare

Obbligazionisti Astaldi pronti a dare battaglia a difesa dei soldi prestati. Come aderire alla causa e farsi rappresentare

Astaldi va verso un piano di ristrutturazione finanziaria e rilancio da circa 1 miliardo di euro. A tanto ammonterebbe – secondo le prime indiscrezioni – la manovra per mettere in sicurezza il secondo più grosso general contractor italiano finito in procedura pre-fallimentare (concordato in bianco propedeutico al concordato preventivo in continuità).

Secondo fonti di stampa, i consulenti e i legali di Astaldi sarebbero al lavoro per definire in tempi rapidi un piano di ristrutturazione finanziaria da sottoporre a soci e creditori. Entro fine novembre Astaldi potrebbe già presentare il piano di ristrutturazione dei debiti che al 30 settembre 2018 ammontavano a 1,89 miliardi di euro, per giungere a un accordo  negoziale con almeno il 60% dei consensi dei creditori entro il prossimo mese di gennaio, quando scadranno i termini (salvo proroga di 60 giorni) per chiudere il procedimento concordatario. Il tutto con lo scopo di alleggerire il carico debitorio divenuto palesemente insostenibili a causa della profonda crisi del settore e di alcuni mancati pagamenti internazionali (default Venezuela e crisi in Turchia) che hanno costretto Astaldi ad abbandonare il piano industriale di rilancio 2018-2022 da 2 miliardi di euro, già approvato la scorsa primavera. Un piano di ristrutturazione finanziario, quindi, che sarà accompagnato anche da un aumento di capitale da 300 milioni, come già approvato dai soci a giugno, e dall’iniezione di nuova liquidità da parte delle banche.

Salini pronta a rilevare Astaldi?

L’accelerazione dei tempi, sarebbe dettata dal fatto che la liquidità in azienda sta scarseggiando (come evidenziato dalla relazione semestrale) e che Salini-Impregilo non ha escluso interesse per il gruppo romano rilevando il controllo della società. Interesse che – secondo indiscrezioni trapelate dagli ambienti romani – sarebbe in maturazione già da un anno, quando Astaldi chiuse il bilancio in perdita di oltre 100 milioni di euro e si sapeva che avrebbe faticato a raccogliere mezzi freschi (aumento di capitale) senza l’aiuto delle banche o di nuovi soci. Un’opzione che il governo e le banche d’affari vedrebbero quindi di buon occhio per la costituzione di un grosso polo delle costruzioni da oltre 9 miliardi di euro, in grado di competere con maggior forza a livello internazionale. Non solo, Salini avrebbe anche tutto l’interesse ad acquisire contratti già stipulati da Astaldi, soprattutto in Italia, oltre a potenziali incassi esteri, in aree non coperte dal primo gruppo di costruzioni italiano. Nella partita sarebbero poi ancora presenti i giapponesi di IHI Corporation che si erano detti disponibili a sottoscrivere il 18% del capitale di Astaldi nell’ambito di un rafforzamento patrimoniale.

La ristrutturazione del debito

Il tutto, però, dovrebbe passare attraverso lo scorporo delle attività industriali in un veicolo distinto, in bonis, cioè non coinvolto nella procedura fallimentare del gruppo (Astaldi Infrastructures s.p.a. già costituita il 19 settembre 2018), al fine di poter continuare ad operare sul mercato internazionale degli appalti, oltre a un taglio del debito del gruppo tale da non compromettere il buon esito dalle procedura concorsuale evitando quindi il fallimento. Sul tavolo degli advisors di Astaldi ci sarebbero già alcune ipotesi di lavoro che prevedono sostanzialmente la salvaguardia dei creditori privilegiati, un rinnovo dei loans bancari a tassi più bassi e un’offerta di scambio volontaria di vecchie obbligazioni (890 milioni di euro in tutto, suddivise in bond high yield 7,125% 2020 e bond convertibili 4,875% 2024) con nuovi titoli di pari seniority a scadenza quinquennale con cedole dimezzate, più azioni Astaldi di nuova emissione che andrebbero a compensare un probabile taglio del valore nominale dei bond. Il timore, secondo gli obbligazionisti, è che i bond – nonostante godano delle stesse garanzie dei prestiti bancari – possano subire un trattamento più penalizzante rispetto alle banche, come appunto un taglio del nominale (haircut) e/o lo scambio parziale di bond con azioni il cui valore, al momento, non è determinabile.

Obbligazionisti pronti a dare battaglia

Allo scopo gli obbligazionisti retail (cioè coloro che hanno acquistato il bond sul mercato secondario tramite Mot di Borsa Italiana o EuroTLX)  si stanno organizzando per costituire un comitato, col patrocinio di importanti studi legali specializzati e associazioni dei risparmiatori, al fine di partecipare con potere negoziale alle trattative con Astaldi per evitare di subire pesanti penalizzazioni. Secondo alcuni organi di stampa, già si ipotizza un taglio del 35-40% del valore nominale delle obbligazioni 2020 e 2024 in fase di ristrutturazione del debito, anche se al momento il mercato sconta, nell’incertezza e nell’impossibilità di percepire una stima attendibile, un recovery più basso: le quotazioni dei bondhanno chiuso venerdì intorno al 35%.

Astaldi poco trasparente con gli investitori

La società – fanno notare i bondholders – da quando è iniziata la crisi, non è mai stata comunicativa con gli investitori e il mercato, lasciando spazio solo a brevi e stringate comunicazioni per giunta tendenziose infarcite di illusioni sulla soluzione in breve tempo dei problemi legati alla ricapitalizzazione del gruppo. L’investor relator di Atsaldi non ha mai fornito delucidazioni, né spiegazioni esaurienti riguardo al rinvio per ben due volte della pubblicazione della relazione finanziaria semestrale che – solo su pressione della Consob – è stata resa nota a fine settembre. Inoltre, sottolinea il rappresentante dei piccoli obbligazionisti – Astaldi ha ricevuto ingiunzioni di pagamento dai propri fornitori già nel primo e secondo trimestre del 2018. E, il fatto di aver occultato questi eventi al mercato con ben due slittamenti della semestrale, rappresenta un fatto molto grave a danno degli investitori. In pratica, mentre la società teneva tutto nascosto per non alterare le quotazioni dei titoli azionari e obbligazionari quotati in borsa, altri ben informati vendevano o speculavano al ribasso. Come anche dimostrato dal rialzo dei titoli obbligazionari nella giornata di venerdì 5 ottobre per effetto di ricoperture, quando l’ISDA (International Swaps and Derivatives Association) ha confermato il default dei bond e dato il via libera al rimborso dei CDS, cioè i contratti che assicurano i contraenti sul default di obbligazioni emesse da una società (per le agenzie di rating Astaldi è andata, di fatto, in default con la richiesta di concordato, nonostante Astaldi racconti il contrario). Valuteremo quindi  – dicono i bondholders – se presentare un esposto alla Consob  ed eventualmente anche alla Procura della Repubblica per verificare se vi siano state azioni che hanno manipolato o alterato i prezzi di mercato delle obbligazioni a danno degli investitori nei due mesi precedenti il ricorso al concordato da parte di Astaldi. Solleveremo la questione anche a livello parlamentare, se necessario. Il lavoro non è semplice, ma stiamo mettendo insieme tanti pezzi di un puzzle che alla fine renderà il quadro truffaldino più chiaro. E’ solo una questione di tempo e siamo in tanti.

Bondholders: già raggiunto il 8,9% del capitale

Nel frattempo – concludono i bondholders – stiamo proseguendo con la raccolta dei dati degli obbligazionisti danneggiati, uno per uno, fra i quali  – da un primo censimento – vi sono, oltre che tanti piccoli risparmiatori rimasti incastrati e rovinati, liberi professionisti, imprenditori, personaggi dello spettacolo, artisti, dirigenti d’industria e della pubblica amministrazione, due giornalisti e addirittura un membro del governo. Il taglio minimo negoziale da 100.000 euro, difatti rende questo bond accessibile solo a una certa categoria di abbienti investitori, benchè non qualificati come istituzionali e che, fiduciosi di Astaldi, hanno prestato i loro capitali ignari dei rischi latenti che venivano abilmente celati dal management.

 Al momento siamo vicini al 9% del capitale fra bond high yield 7,125% 2020 (Isin XS1000393899) e convertibili 4,875% 2020 (Isin XS1634544248), ma contiamo di arrivare almeno al 10% nei prossimi giorni per poter far sentire la nostra voce e magari affiancarci anche agli investitori istituzionali al momento opportuno (uno studio legale rappresentativo di fondi d’investimento ci ha già contattato).