Intesa Sanpaolo, ecco come e perché è stato bocciato l’accordo sugli Npl

 startmag.it 2.10.18

fintech

Bocciato dai lavoratori l’accordo fra sindacati e gruppo Intesa Sanpaolo per la cessione a Intrum degli Npl. Giornata di sciopero generale il 26 ottobre indetta dai sindacati di base dei bancari. Ecco tutte le ultime novità con dettagli, informazioni e approfondimenti sul comparto del credito. L’approfondimento di Luigi Pereira

I sindacati di base CUB, SGB, SI COBAS, SLAI COBAS, USI-AIT indicono per l’intera giornata del 26 ottobre uno sciopero generale di tutte le categorie. Lo sciopero rivendica una piattaforma unitaria caratterizzata da richieste qualificanti, che possiamo sintetizzare nei seguenti punti:

Salario. È urgente recuperare il potere d’acquisto perduto attraverso rinnovi contrattuali che comportino aumenti reali delle paghe e delle quote differite. Anche nel settore del credito è vitale migliorare le retribuzioni dei lavoratori più giovani, con aumenti uguali per tutti, e imporre il principio che a parità di mansione competono stipendi equivalenti. Solo così si può rimediare alle vistose distorsioni prodotte dal sotto-inquadramento dei lavoratori attraverso accordi contrattuali gravemente penalizzanti per gli ultimi arrivati.

Welfare. Il sistema dei servizi deve conservare caratteri di universalità e mantenere natura e gestione pubblica, anziché trasformarsi in un puro benefit aziendale, che consente ai datori di lavoro di eludere legalmente imposte e contributi. Il welfare aziendale non deve diventare sostitutivo degli aumenti contrattuali, processo che è iniziato proprio nelle banche e si sta ora estendendo a tutti i settori. La spesa sociale del settore pubblico deve essere finanziata con una redistribuzione del carico fiscale, che includa una tassazione dei capitali e dei patrimoni, anziché ricorrere all’ennesimo condono fiscale.

Contrattazione e rappresentanza. La democrazia sindacale ha raggiunto uno dei suoi punti più bassi con l’accordo interconfederale del 10.01.2014, preceduto nel nostro settore da quello del 24.10.2011. I rappresentanti sindacali devono essere eletti con elezioni democratiche, libere, aperte a tutte le organizzazioni costituite. Le scelte sindacali, le piattaforme, gli accordi, devono essere sottoposti ai lavoratori e votati. Le limitazioni al diritto di sciopero devono essere ridimensionate e la legge 146 sull’autoregolamentazione dello sciopero nei servizi pubblici essenziali non deve più essere applicata in settori, come quello del credito, che sono diventati ormai puri canali commerciali.

Orario e organizzazione del lavoro. Va rilanciata la strategia della riduzione dell’orario di lavoro, per redistribuire il lavoro necessario e incrementare l’occupazione, in particolare quella giovanile. La richiesta delle 32 ore settimanali di lavoro punta inoltre a liberare più tempo di vita e consentire anche ai lavoratori di trarre vantaggio dal forte incremento dell’innovazione tecnologica nei processi produttivi. L’aumento di produttività non deve essere incassato interamente dalla controparte padronale e usato solo per accrescere i profitti. Le economie più forti come Francia e Germania hanno orari di lavoro, su base annua, molto inferiori ai livelli italiani: si può migliorare la qualità del lavoro anche lavorando di meno.

Pensioni. L’abolizione della Fornero passa attraverso la riduzione dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia e degli anni contributivi necessari per le pensioni di anzianità: secondo la CUB devono bastare 60 anni d’età e 35 anni di contributi senza riduzioni dell’assegno. Il sistema anzi deve ritornare ad essere retributivo, per pagare anche in futuro pensioni decenti, soprattutto ai lavoratori entrati dopo il 1995 con discontinuità contributiva. La tenuta del sistema previdenziale pubblico va perseguita anche con la separazione netta tra previdenza e assistenza (che costa oltre 100 miliardi l’anno e deve essere posta a carico della fiscalità generale). Abolire la Fornero significa anche far ripartire il ricambio generazionale e quindi innescare un forte incremento dell’occupazione giovanile.

Diritto alla casa. L’emergenza abitativa sta esplodendo con la diffusione della povertà ed il dilagare della crisi, che fa perdere il lavoro e quindi la possibilità di pagare l’affitto o le rate del mutuo. Si deve investire nel recupero del patrimonio abitativo degradato, inutilizzato, invenduto, per consentire a tutti di avere una casa. Va fermata la deriva verso sfratti esecutivi sempre più accelerati e disumani.

Sicurezza. Per noi sicurezza significa tutela dei lavoratori contro il rischio di infortuni e di morte sul posto di lavoro. La precarietà dei rapporti di lavoro, la discontinuità, la mancanza di formazione specifica, l’inosservanza delle norme provocano sempre più spesso infortuni mortali, mentre si depotenziano gli enti pubblici preposti alla prevenzione e alla repressione degli abusi. Persino i giudici si stanno orientando verso la non punibilità dei reati. Occorre riprendere con forza gli investimenti in prevenzione e sicurezza, dando priorità alla bonifica di tutti i siti inquinati.

Guerra. Mentre si tagliano la spesa pubblica ed i servizi sociali, si spendono 23 miliardi di euro per la difesa, di cui 15,5 miliardi per il rinnovamento degli armamenti. Il governo prende impegni per incrementare la percentuale di PIL destinata alla NATO ed alle spese per la difesa in generale. Non è interesse dei lavoratori preparare nuove guerre o partecipare più intensamente a quelle già in corso. E’ invece interesse dei lavoratori difendere le proprie conquiste nella guerra interna che li vede contrapposti ai padroni “nazionali” e “internazionali”.

Vanno soprattutto evitate le guerre tra poveri, in cui rischiano di essere trascinati i lavoratori italiani contro i migranti stranieri. Su questo terreno va ribadito il principio della parità di trattamento, cioè parità di salario a parità di mansione. Solo così potremo evitare che i flussi in entrata si trasformino in pressione al ribasso su salari e tutele normative dei lavoratori autoctoni.

Da sempre la Cub, che è un sindacato di base indipendente da poteri politici ed economici, ritiene di non avere “governi amici” ed anche quello in carica verrà valutato per i provvedimenti che metterà in atto. Con questo sciopero generale intendiamo sostenere le nostre proposte e la nostra piattaforma, ricordando ai lavoratori che i nostri obiettivi si possono conquistare soltanto con le lotte ed il conflitto. Solo con la mobilitazione collettiva dei lavoratori è possibile puntare ad una ripresa del movimento sindacale e delle sue conquiste. Per questo chiediamo, il 26 ottobre, di aderire allo sciopero e partecipare alle manifestazioni previste nelle principali città.

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Credito e Assicurazioni 1 ottobre 2018

E’ stato bocciato nel frattempo dai lavoratori l’accordo su Intrum per la cessione degli Npl di Intesa. Ecco tutti i dettagli.

Bocciato dai lavoratori l’accordo fra sindacati e gruppo IntesaSanpaolo per la cessione a Intrum degli Npl e degli stessi lavoratori. Ecco i risultati: 71 favorevoli, 57 astenuti e 99 contrati. In alcune assemblee, i lavoratori non si sono presentati: hanno inviato documenti nei quali esprimono la loro contrarietà e dichiarano di voler vigilare, denunciando alla magistratura qualsiasi tentativo di alterazione dei verbali assembleari.