Banche: su stress test nuovo diktat Bce (Mess)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Giorni da incubo per le banche italiane. Oltre 

all’incudine dello spread salito oltre quota 300 che continua a 

rosicchiare patrimonio e il crollo dei titoli in borsa che ne depaupera il 

valore, ora si aggiunge il martello del nuovo intervento a gamba tesa 

della Vigilanza Bce (Ssm) sugli stress test in corso. 

Lo scrive il Messaggero spiegando che la scorsa settimana ai top bankers 

di Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm e Ubi, i quattro istituti 

significant facenti parte del campione Eba di 48 istituzioni europee, più 

altre sei banche (Bper, Mediobanca, Carige, Iccrea, Credem, Pop Sondrio) 

della prova semplificata Bce su un totale di un’ottantina in Europa, 

sarebbe pervenuta la telefonata di Ramon Quintana, direttore generale 

della seconda divisione microprudenziale dell’Ssm. L’alto dirigente di 

Francoforte, spiega il giornale, avrebbe suggerito senza mezzi termini di 

essere “complay” rispetto al quarto ed ultimo invio (venerdì 12 ottobre) 

del processo sotto sforzo in piedi dall’inverno scorso: le banche 

dovrebbero accettare le simulazioni concepite in laboratorio dalla 

Vigilanza Ue. 

E’ la quinta volta dal 2010 che l’Europa sottopone un gruppo di istituti 

a un percorso ad ostacoli organizzato in due scenari: quello base in cui 

si ipotizza una crescita del Pil in linea con le previsioni formulata 

dalla Bce e quello avverso. Quest’ultimo è quello più 

accidentato e irrealistico essendo fondato su assunzioni astruse che 

vogliono misurare la reattività del capitale di fronte ad alcuni choc 

economici estremi nel triennio 2018-2020: riduzione cumulata del pil pari 

a12,7% (con una deviazione del 6,5% rispetto allo scenario base), 

riduzione cumulata del 12% dei prezzi del comparto residenziale e del 14% 

di quello commerciale, contrazione dei mercati azionari del 35% nel 2018, 

31% nel 2019 e 25% nel 2020. 

Dall’inizio dell’anno alla chiusura di ieri, continua il quotidiano, 

l’indice bancario è già sceso del 22,2%. Le simulazioni terranno conto 

anche degli impatti legati all’introduzione del principio contabile Ifrs9, 

degli attivi illiquidi e dei titoli di Stato. I punti di maggiore frizione 

con la Bce riguardano il calcolo del margine di interessi e delle 

rettifiche. 

Sulla redditività, in un contesto choc dei tassi, l’aumento del costo 

del funding (tassi passivi) porterebbe i banchieri ad accorciare la 

forbice aumentando i tassi (attivi) sugli impieghi. E’ una visione assurda 

di fronte alla quale si è aperto uno scontro, esteso anche alle assunzioni 

sugli accantonamenti relativi ai crediti. Aumentando le 

rettifiche si corrode il patrimonio. 

L’Ssm non vorrebbe consentire alle banche italiane di assumere una 

posizione “explain”: cioè “non mi adeguo e ti spiego i motivi”. A ridosso 

del terzo invio (5 settembre), sempre Quintana aveva scritto una lettera 

alle banche. Stesso contenuto: moral suasion per convincere i banchieri ad 

omogeneizzare le risposte. Il risultato della prova da sforzo sarà reso 

noto il 2 novembre: ogni banca comunicherà l’indice patrimoniale Cet1 che 

sarà frutto delle varie voci di conto economico e di rischio. Tutte le 

banche italiane supereranno il test con un livello superiore al 10,5% che 

equivale a una sufficienza. Ma l’altro aspetto che sarà 

importante è la classifica rispetto ai concorrenti. Ed è su questo che si 

apre la bagarre. Salvo le cose non cambino, molte banche potrebbero 

precisare che i risultati non sono fair, cioè condivisi. 

vs 

 

(END) Dow Jones Newswires

October 09, 2018 03:16 ET (07:16 GMT)

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