Banche e quel fardello di 373 mld di BTP in pancia. Per FTSE Italia Banks punto di non ritorno già superato (Grafico)

L’andamento in Borsa non lascia certo adito a dubbi circa il momento decisamente delicato per l’intero comparto bancario italiano. Nei giorni scorsi sono arrivati ripetuti tagli delle stime sulle banche italiane da parte dei principali broker con in particolare Credit Suisse che ritiene un’eventuale quota 400 dello spread insostenibile per le banche che potrebbero di nuovo fare i conti con lo spettro di nuovi aumenti di capitale.

Sul tema banche si è espresso ieri anche il Fondo Monetario Internazionale che nel suo Global Financial Stability Report ha parlato di rischio contagio in generale a causa della massiccia presenza nei bilanci delle banche di forti quantitativi di bond emessi da paesi altamente indebitati. Relativamente all’Italia il FMI le crescenti incertezze politiche comportano un rinnovato focus sul nesso tra debito sovrano e sistema bancario” e questo legame “rimane un importante canale di trasmissione del rischio”.

Da maggio in avanti il livello dello spread è aumentato notevolmente e di pari passo è aumentata la rischiosità delle banche testimoniata dal balzo dei credit default swap (CDS).

In pancia alle banche ci sono ancora 373 miliardi di euro di BTP che stanno a testimoniare la forte esposizione sul mercato domestico. In aggiunta, argomenta l’FMI, le tensioni di mercato potrebbero estendersi ad altri titoli sovrani nell’area Euro, in modo simile a quanto accaduto durante la crisi dell’Eurozona o, in modo limitato, lo scorso maggio.

 Il quadro del comparto bancario risulta estremamente complicato guardando il grafico del Ftse Italia All Share Banks che, come sottolinea l’Ufficio Studi di FinanzaOnline, ha dato il primo bruttissimo segnale a maggio 2018 con il break della trend line rialzista di lungo corso, descritto sui minimi del luglio e novembre del 2016, per poi confermare tale debolezza a fine settembre. L’indice infatti ha infranto il 10 agosto la trend rialzista descritta sui minimi del 29 maggio e 11 giugno, per poi effettuare il pull back a settembre e riprendere con forza al ribasso, segnando i minimi il 9 ottobre a 8.361 punti.

Il comparto bancario mostra una divergenza positiva molto netta su RSI, a indicare che le pressioni ribassiste sono in netto calo e potrebbe esserci anche un movimento rialzista a breve. Come sempre però bisogna guardare due cose: la conferma di ciò sui prezzi; che la trend line rialzista su RSI non venga bucata al ribasso.

Urge dunque il rimbalzo per l’indice bancario che ha infranto persino il ritracciamento del 61,8% di Fibonacci (8 ottobre), che da molti tecnici viene considerato un po’ il punto di non ritorno dell’up trend in considerazione, in questo caso proprio quello avviato a luglio del 2016.

Questo significa che quel trend rialzista si è indebolito parecchio e potrebbe ora più facilmente venire spazzato via. Quello che fino ad ora era visto come una correzione dell’up trend, rischia ora di diventare un’inversione di trend, potenzialmente puntando i minimi del 2016. A cascata questo avrebbe ripercussioni negative sul Ftse Mib, dove dominano i bancari.

RSI sia sul bancario che su Ftse Mib indica una forte divergenza positiva che fa sperare in un’inversione. Urge però la conferma sui prezzi con il break di alcune resistenze statiche sui rispettivi indici a conferma di quanto anticipato da RSI. L’eventuale break al ribasso di RSI confermerebbe l’inversione di tendenza sul comparto bancario e a cascata avrebbe ripercussioni gravi sul Ftse Mib che potrebbe andare a 18.700 punti. “Se il Ftse Mib deve recuperare, lo deve fare ora. L’indice a nostro avviso è al bivio”, conclude l’Ufficio Studi di FinanzaOnline.