Leonardo-Finmeccanica e Fincantieri, il forcing del governo e l’ipotesi Cdp sussurrata al Tesoro

C’è voluta anche la moral suasion del governo, e in particolare dei ministeri dell’Economia e della Difesa, affinché due colossi che gravitano nell’orbita dello Stato tornassero a parlarsi e non a scontrarsi come è avvenuto di fatto nella partita Vitrociset.

È questo il senso politico dell’accordo comunicato ieri da Leonardo (ex Finmeccanica) e Fincantieri su come procederà la collaborazione nella società Orizzonte Sistemi Navali (Osn).

Dalle due aziende filtra la considerazione che quella annunciata era una naturale prosecuzione di quanto deciso nel 2014. Eppure la definizione dell’accordo operativo sulla società congiunta Orizzonte Sistemi Navali è arrivata dopo anni. Guarda caso mentre entra nel vivo il dossier militare in Francia fra Fincantieri e Naval Group (che desta le preoccupazioni di Leonardo, timorosa di essere surclassata da Thales, azionista di peso d Naval Group) e dopo la sorprendente vicenda della società Vitrociset partecipata da Leonardo, che alla fine ha comprato l’azienda che stava per finire nelle mani di Fincantieri.

Ma partiamo dalla nota di ieri per poi addentrarci negli scenari che riguardano i due gruppi italiani.

LA NOTA DI IERI

Leonardo e Fincantieri, nell’ambito del rapporto di collaborazione e preferred partnership avviato nell’ottobre 2014, hanno concordato i principi guida di un’intesa nel settore delle navi militari per cogliere al meglio le nuove sfide sui mercati internazionali al fine di presentare soluzioni congiunte in un settore sempre più competitivo ed esigente, hanno comunicato ieri i gruppi capitanati rispettivamente da Alessandro Profumo e Giuseppe Bono.

IL RUOLO DELLA SOCETA’ OSN

La valorizzazione delle reciproche competenze passerà attraverso il rilancio di Orizzonte Sistemi Navali (Osn), la joint venture partecipata da Fincantieri e Leonardo con quote rispettivamente del 51% e del 49%, “a cui entrambe le parti hanno previsto di conferire risorse che le consentiranno di assumere la responsabilità del Sistema di Combattimento, definendo requisiti e architettura dei singoli componenti, ivi compreso il Combat Management System (CMS)”, si legge nella nota.

GLI OBIETTIVI

Secondo Profumo e Bono, la rinnovata intesa rafforzerà le due società con una strategia di prodotto congiunta per il settore navale militare. Fincantieri e Leonardo faranno della JV Orizzonte Sistemi Navali la Design Authority del Sistema di Combattimento. La Jjvrappresenterà dunque il veicolo in grado di massimizzare il contenuto italiano e i conseguenti ritorni per l’industria nazionale e la sua filiera, promettono i due gruppi.

COME LEONARDO-FINMECCANICA E FINCANTIERI SI DIVIDERANNO I COMPITI

Fincantieri svolgerà il ruolo di Prime Contractor, interfaccia unica verso il cliente e responsabile della nave combattente nel suo complesso (Design Authority della Whole Warship), pertanto responsabile dell’architettura del sistema nave sia per quanto riguarda la piattaforma che il Sistema di Combattimento attraverso OSN, mentre Leonardo si consoliderà come preferred partner per il Combat Management System e sistemi ed apparati del sistema nave.

LO SCENARIO FRANCESE PER FINCANTIERI CON NAVAL GROUP

L’accelerazione sulla società Osn da parte di Leonardo e Fincantieri ha come obiettivo di breve termine quello di far andare in simbiosi le due aziende in Francia nella partita militare avviata a latere del dossier dei cantieri navali Stx da Fincantieri con la francese Naval Group (partecipata da Thales)

Il negoziato con Naval Group sarebbe in stallo a causa di disaccordi sui termini dell’integrazione, ha scritto nei giorni scorsi Le Figaro. Il quotidiano riporta che l’Italia vuole procedere senza indugi con il matrimonio, mentre la Francia è più prudente, chiede un graduale avvicinamento, come è avvenuto in questi anni tra Renault e Nissan. La trattativa stenta a decollare, anche perché in questo momento i rapporti tra Roma e Parigi sono tesi e per i traccheggiamenti dai tempi dilatati delle autorità transalpine. Ci sono poi le richieste di coinvolgimento di Leonardo, arrivate dall’Italia, non troppo gradite dalla Francia.

LE IDEE DEI BANCHIERI D’AFFARI

Su Fincantieri e sull’ex Finmeccanica si stanno esercitando nel frattempo anche alcuni consulenti e banchieri d’affari – non si sa se su mandato esplicito di qualcuno o meno – prefigurando idee e ipotesi al Tesoro. Ambienti del governo – si argomenta da giorni – stanno analizzando la possibilità di trasferire dal ministero dell’Economia e delle Finanze le partecipazione in aziende quotate alla Cassa depositi e prestiti, controllata all’82% dal Mef. Un giro contabile permetterebbe di ridurre il debito pubblico. In particolare, sarebbe allo studio il trasferimento della partecipazione in Leonardo (30,2%) a Fintecna (100% Cdp) che già detiene il 71,6% di Fincantieri, ha scritto lunedì scorso il Corriere Economia.

SUGGERIMENTI AL MEF O ALLA CD?

Idea suggerita da alcune banche d’affari (Goldman Sachs?) al Mef e non alla Cassa. A oggi Cdp ha negato l’esistenza di un piano per l’acquisto di Leonardo e di un merger con Fincantieri. L’idea potrebbe rientrare – almeno a livello teorico e potenziale – in quel piano in passato accarezzato dall’ex premier Matteo Renzi con Goldman Sachs e ora rivisitato dai vertici del Movimento 5 Stelle (qui approfondimenti, indiscrezioni e raffronti in un articolo recente d Start Magazine).

IL COMMENTO DI FIDENTIIS

Sull’idea, si sono già esercitati gli analisti. “Se confermato, il trasferimento potenziale della partecipazione di controllo in Leonardo a Cdp non porterebbe, a nostro avviso, a cambiamenti significativi nella strategia o nella governance del gruppo”, commentano gli analisti di Fidentiis.

COSA DICONO GLI ANALISTI DI BANCA IMI

Non sono d’accordo gli analisti di Banca Imi che evidenziano che la cessione dell’intera partecipazione di Leonardo a Cdp obbligherebbe la Cassa a lanciare un’offerta pubblica su Leonardo (ex Finmeccanica). “Consideriamo questa possibilità improbabile”, affermano alla banca d’affari. In secondo luogo, Bruxelles potrebbe votare contro questo piano come è stato anche in passato con altri governi.

I RISCHI BRUXELLESI

D’altra parte l’ulteriore acquisizione di società a controllo pubblico da parte di Cdp trasformerebbe la Cassa depositi e prestiti in un’entità pubblica con una missione modificata rispetto a quella attuale. “Per evitare uno stop da parte Bruxelles sarebbe necessario indire un beauty contest per Leonardo, permettendo ad altri offerenti di fare un’offerta”, aggiungono a Banca Imi. Un altro modo per evitare qualsiasi veto da parte di Bruxelles sarebbe conferire le azioni di Leonardo a Cdp attraverso un aumento di capitale.

IL REPORT DI BANCA IMI

“Ma consideriamo questa possibilità non fattibile in quanto non garantirebbe alcun introito al governo e diluirebbe gli altri azionisti di Cdp”, precisano gli esperti che rimangono scettici sull’effettiva creazione di valore da una potenziale fusione tra Leonardo e Fincantieri “che riteniamo abbiano solo somiglianze parziali. Riteniamo anche che lo svantaggio potenziale di un’aggregazione superi i benefici derivanti dall’integrazione delle attività navali delle due società”, concludono gli analisti di Banca Imi.