Intesa Sanpaolo: in fumo 17 miliardi in Borsa in 5 mesi, esposizione a BTP non aiuta ma nessun analista dice Sell

La forte concentrazione sul mercato domestico si sta ritorcendo contro Intesa Sanpaolo in questi mesi di crescenti tensioni sull’Italia. L’impennata dello spread ha fatto riaffiorare lo spauracchio di una riedizione della crisi del 2011 che lasciò in eredità la necessità per molte banche di ingenti aumenti di capitale. Unica eccezione Intesa Sanpaolo che riuscì a superare senza traumi la crisi.

Ora il mercato sta tornando a testare la tenuta del sistema bancario italiano con il salasso spread che ha mandato in fumo 36 miliardi di euro di capitalizzazione per le big bancarie. Dal 17 maggio, quando circolò la prima bozza del contratto di governo giallo-verde, la capitalizzazione del settore bancario è scesa di quasi un terzo, il 31,2%. Un bagno di sangue con Mps che ha perso il 40% (-1,47 mld di euro), Intesa Sanpaolo il 35% (-17 mld) e Unicredit il 30% (11 mld).

Un sell-off decisamente violento con l’indice Ftse Italia All Share Banks scivolato ieri ai minimi da dicembre 2016. Nei giorni scorsi Credit Suisse ha avvisato che ritiene un’eventuale quota 400 dello spread insostenibile per le banche che potrebbero dover fare i conti con lo spettro di nuovi aumenti di capitale. Il FMI nel suo Global Financial Stability Report ha rimarcato che le crescenti incertezze politiche comportano un rinnovato focus sul nesso tra debito sovrano e sistema bancario” e questo legame “rimane un importante canale di trasmissione del rischio”.

Guzzetti aiuta rimbalzo rassicurando su dividendi

Oggi Intesa Sanpaolo guida il tentativo di rimbalzo del settore con un +1,7% a 2,068 euro dopo che nei giorni scorsi era brevemente sceso sotto la soglia dei 2 euro. Sostegno dalle parole del presidente di Cariplo, Giuseppe Guzzetti, che ritiene che la banca possa confermare la politica dei dividendi per il triennio 2019/2021.

Per il 2018 Intesa Sanpaolo ha in conto la distribuzione di un dividendo in contanti corrispondente a un payout ratio pari all’85% del risultato netto.

Nel suo ultimo report sulle banche Morgan Stanley ha rimarcato che il gruppo guidato da Carlo Messina offre un potenziale di rialzo attraente grazie a un bilancio solido  e la promessa di pagare cospicui dividendi in contanti per i prossimi tre anni.

Aumento spread non è un dramma (per ora), ma focus su Italia penalizza

Le banche hanno un’esposizione significativa al debito italiano (364 mld di Btp in pancia secondo gli ultimi dati Bankitalia) e sono quindi altamente sensibili alla rischiosità percepita del debito italiano. Un aumento di 100 punti base dello spread Btp-Bund riduce il CET1 di Intesa Sanpaolo e UniCredit, le due maggiori banche del Paese, di 35 punti base (stime Citi Research). Più elevato l’impatto su UBI Banca e Banco BPM, pari rispettivamente a 56 e 66 punti base.

In generale le banche italiane hanno rafforzato la loro posizione patrimoniale negli ultimi anni con il CET1 ratio medio pari al 13,8% alla fine del 2017 rispetto al 7,1% del 2008 (dati Bankitalia) anche se alcuni istituti di credito minori si trovano ancora in difficoltà sul fronte patrimoniale e in particolare Banca Carige è finita nuovamente sotto la lente della Bce che ha sollecitato nuove misure volte a rafforzare il patrimonio suggerendo anche un’aggregazione.

Ad agosto l’ammontare dei titoli di Stato in capo alle banche italiane è sceso da 373 a 364 mld, invertendo un trend di aumento dell’esposizione che andava avanti da 7 mesi. Il livello di agosto è tornato a quello del settembre 2017.

Tanti Buy dagli analisti, ma tp medio sceso molto rispetto a maggio

La maggioranza degli analisti che coprono il titolo Intesa Sanpaolo è positiva. Il 46,7% degli esperti punta sul titolo (giudizio Buy), il 53,3% ne raccomanda il mantenimento in portafoglio (Hold) mentre nessun analista è posizionato sul Sell. Il prezzo medio indicato dagli analisti è 2,83 euro con quindi un potenziale upside del 37,4% rispetto ai prezzi attuali. A inizio maggio il target price medio degli analisti era decisamente più alto (3,47 euro).

Ieri gli analisti di Santander hanno avviato la copertura sulle due big bancarie italiane, Unicredit e Intesa , con giudizio Buy sulla prima e Hold sulla seconda. Relativamente all’istituto guidato da Carlo Messina la casa d’affari iberica sottolinea sia un player relativamente solido tra le banche nazionali nonostante la prevalenza di venti contrari dovuto alla forte esposizione domestica (oltre l’80% dei ricavi derivanti dall’Italia e la diversificazione quindi troppo limitata per mitigare tali rischi).

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