“ Nibor Dooh & C. ( C. sta per cravattari) “ di Raffaele SALOMONE-MEGNA

 scenarieconomici.it 12.10.18

 

La storia italiana recente è piena di politici indegni, che all’amor patrio ed al perseguimento del bene comune hanno sostituito la realizzazione dei loro interessi più o meno squallidi.

Definirli grassatori, briganti di strada è far loro un complimento.

Ammantati di buonismo, operando nel solco del politicamente corretto, hanno condotto il popolo italiano, inerme come un gregge di pecore, nelle fauci di un branco di lupi famelici.

Le intenzioni malevoli di un brigante sono palesi.

Non cerca certo di convincerti che ti sta rapinando per il tuo bene o per quello dei tuoi posteri, invece, questi traditori della patria, con scaltrezza e destrezza stanno procedendo ad una vera e propria espoliazione del popolo italiano, così come non avveniva dai tempi di Brenno e dei suoi Galli Senoni.

Costoro, squallidi prosseneti e ruffiani, pur di conseguire gli interessi dei loro padroni, élites apolidi di banchieri, grandi industriali e tanta altra brutta gente, che li hanno collocati nei posti di comando dello stato, si comportano come dei Nibor Dooh, ovvero dei Robin Hood al contrario.

Rubano ai poveri per dare ai ricchi, rectius a quel branco di lupi famelici costituito dalla finanza internazionale di cui sopra, ai cravattari insomma, come vengono appellati comunemente.

Persone con il colletto bianco e le scarpe da un migliaio di euro, ma con le mani insanguinate e le anime nere come la pece.

Consorterie che hanno fatto del debito una merce e delle sofferenze umane un lucroso affare, ma che non lesinano lacrime per la caccia alla foca monaca e l’estinzione dell’airone rosa.

Ove non bastasse, questi politici indegni, sono stati supportati nella loro opera truffaldina da tecnici internazionali, come Mario Draghi, Mario Monti, Carlo Cottarelli ed altri noti e meno noti.

Ammantati dai mezzi di comunicazione, indissolubilmente legati alle lobbies economiche, di un’aura di infallibilità in materia di economia, quasi come il dogma dell’infallibilità papale in materia di fede, questi tecnici hanno continuato il processo di impoverimento del popolo italiano e di proletarizzazione del ceto medio.

Tristi personaggi che hanno quasi tutti lavorato per il Fondo Monetario Internazionale o per le grandi banche d’affari statunitensi, quali Morgan & Stanley ed accoliti.

Fatta questa premessa, cerchiamo ora di spiegare brevemente come siano riusciti a prendere il controllo del nostro paese, senza mai essere stati votati dal popolo.

Dobbiamo partire dalla fine degli anni “70, quando si avviava alla conclusione il trentennio felice del keynesismo-fordismo.

In quel periodo l’economia produceva beni reali che dovevano essere acquistati dai consumatori ed i primi acquirenti di quei beni erano gli stessi operai che li avevano prodotti.

L’Italia aveva avuto una grande crescita economica e fino al 1978 i salari italiani erano aumentati di pari passo con l’incremento della produttività, aggiungiamo, come è giusto che sia.

Tuttavia, le lobbies internazionali avevano deciso che la fase espansiva era finita.

Ma in Italia la compressione della domanda interna, dei salari e dello stato sociale non sarebbe stata facile, perché ostacolata da quella che si chiamava “ lotta di classe”, allora molto sentita e partecipata.

D’altronde non sarebbe stato agevole dichiarare, apertis verbis, le intenzioni che si volevano realizzare.

Il partito comunista italiano non aveva ancora girato le spalle ai lavoratori, c’era l’URSS, e si voleva ad ogni costo che non arrivasse al governo.

Un qualsiasi partito avrebbe riscosso scarsi suffragi elettorali se si fosse presentato con un programma politico che comprimeva la domanda interna, puntava sui tagli alla spesa, riducendo posti di lavoro e via dicendo…….

A questo punto i seguaci di Einaudi che si allignavano nella Democrazia Cristiana, ma non solo, ebbero un’idea geniale: creare per le scelte politiche un vincolo esterno, far diventare la politica ancella dei mercati e della finanza speculativa.

Come fare?

Sino ad allora l’Italia era cresciuta grazie al sostegno alla domanda interna, che avveniva con la monetizzazione del debito pubblico.

Lo stato realizzava il patto sociale contenuto nella Costituzione, emettendo debito pubblico che veniva acquistato dalla Banca d’Italia ad un tasso da essa stessa prefissato e sempre inferiore all’inflazione reale.

E’ il caso di ricordare che fino al 1981, ancorchè governata da politici poco inclini all’austerità, quali Bettino Craxi e Giulio Andreotti, che secondo i dettami attuali sarebbero sicuramente da definire laidi e corrotti, l’Italia aveva la quota di spesa pubblica in rapporto al PIL più bassa tra gli stati europei: il 41,1% contro il 41,2% della Repubblica Federale Tedesca, il 42,2% del Regno Unito, il 43,1% della Francia, il 48,1% del Belgio e il 54,6% dei Paesi Bassi.

Infine nel 1980 il rapporto tra debito pubblico e PIL era al 56,86%.

Ma nel 1981 sul proscenio della storia irrompono, purtroppo, due personaggi tragici, Carlo Azelio Ciampi e Beniamino Andreatta.

Il primo, laureato in lettere, era il presidente della Banca d’Italia, il secondo era il ministro democristiano del tesoro.

Con uno scambio informale di lettere Beniamino Andreatta, il 12 febbraio 1981, liberò la Banca d’Italia, quindi Carlo Azelio Ciampi, dall’impegno di acquistare il debito pubblico italiano.

Perso questo strumento di sovranità monetaria, l’Italia per finanziare la propria spesa dovette rivolgersi ai mercati, con tassi d’interesse di tutt’altra entità rispetto a quelli garantiti in precedenza.

I risultati furono devastanti: i 142 miliardi di euro di debito del 1981 (58% del Pil), dopo tre anni erano raddoppiati, dopo quattro, triplicati (429 miliardi), superando quota 1000 nel 1994, pari al 121% del Pil.

In buona sostanza, la ricchezza prodotta dall’Italia fu spostata dallo stato sociale, dalle opere pubbliche e dalla crescita ai detentori del debito, ai rentiers.

Fu una scelta scellerata, fatta nel più assoluto silenzio, senza alcun dibattito parlamentare e mentre il paese era ancora annichilito e scioccato per l’uccisione di Aldo Moro e per gli assassinii commessi dalle Brigate Rosse.

Ma fu fatto ancora di peggio.

Al sistema di aste competitive, con cui vendere i titoli di debito emessi, fu sostituito quello delle aste marginali.

Cosa significa? Durante l’asta i titoli vengono offerti con un rendimento di partenza. Se ci sono dei titoli invenduti, per collocarli l’interesse aumenta.

Orbene, con il sistema dell’asta marginale l’ultimo prezzo di collocamento, quello più alto, diventa di aggiudicazione di tutti i titoli trattati in quell’asta, anche se erano stati già venduti ad un tasso inferiore.

Un vero e proprio regalo alle banche d’investimento.

Nessuno conosce chi abbia deciso questa ruberia, che continua purtroppo ancora oggi.

Ove non bastasse, questi funzionari pubblici , che avrebbero dovuto lavorare nell’interesse del popolo italiano, hanno escogitato ulteriori nefandezze.

I BOT , buoni ordinari del tesoro, ed i CCT, certificati di credito del tesoro, che negli anni 80 erano detenuti al 90% dalle famiglie italiane, sono stati sostituiti con i BTP , i buoni del tesoro poliennali.

Il motivo ufficiale era quello di allontanare le scadenze del debito.

In realtà, mentre i BOT ed i CCT sono prodotti per risparmiatori che servono a proteggere il capitale, i BTP sono prodotti speculativi pensati per investitori istituzionali, affinché i capitali impiegati siano messi a frutto.

Il risultato è che oggi una quota cospicua del debito italiano è in mani straniere ( circa 700 miliardi di euro ), anche se la famiglie italiane hanno circa 4000 miliardi di liquidità.

Ma perché domanda ed offerta non si incontrano?

Semplicemente perché i BOT offrono attualmente un rendimento negativo.

I BTP forniscono invece un interesse del 3,7% che corrisponde ad un interesse reale del 2%. Un vero affare rispetto ai BUND tedeschi che hanno un rendimento negativo.

Si è così creato il vincolo esterno, il ricatto dello spread e questo prima ancora dell’adesione all’Unione Europea che poi, a sua volta, ha creato ulteriori vincoli e capestri.

La politica, i governi eletti sono stati così resi inefficaci.

Il Parlamento italiano è controllato da forze ed entità straniere non elette da alcuno. I passati Governi sono stati ridotti al ruolo di gabellieri per conto terzi.

Ma veniamo alla parte più interessante.

Tutte queste scelte infami, operate nell’ombra, di nascosto, senza alcun dibattito parlamentare cosa hanno comportato concretamente al il singolo cittadino?

Oltre ai tagli ai servizi, alle pensioni, allo stato sociale ed al degrado delle strutture pubbliche evidente a tutti, ciascun italiano è diventato, suo malgrado, garante del debito sovrano e parte delle sue imposte vanno riversate su quello che eufemisticamente viene chiamato servizio del debito pubblico.

Quanta parte delle imposte riscosse viene versata nelle tasche dei detentori del debito italiano?

La risposta è fornita dall’agenzia dell’entrate.

Sul suo sito ho trovato la seguente ripartizione relativa alla mia denuncia dei redditi. Evidenzio le voci degne di nota:

Previdenza e assistenza ( protezione sociale) euro 1.764 pari al 21% delle imposte versate;

Sanità euro 1.607 pari al 19% delle imposte versate;

Interessi debito pubblico euro 916 pari al 11% delle imposte versate;

Contributo bilancio EU euro 223 pari al 2,7% delle imposte versate;

Queste percentuali valgono per tutti i contribuenti italiani. Potremmo dire più solennemente “erga omnes”.

In Italia, quindi, si spende più per gli interessi che per l’istruzione , la difesa, i trasporti.

Si danno più soldi all’U.E. che alla protezione dell’ambiente ed alla costruzione di nuove abitazioni (i terremotati sanno qualcosa in merito).

Ma la cosa più bella e che io personalmente pago 223 euro all’anno, pari a 18,6 euro al mese, per avere il privilegio di farmi insultare e minacciare dai vari Juncher e Moscovici.

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