Linea Maginot a 400 per le banche. Per Intesa Sanpaolo è una boutade, ma analisti temono il peggio

 

Matteo Salvini ha tagliato corto escludendo a priori l’ipotesi di un’ascesa dello spread fino a 400 punti base, ma sul mercato c’è chi vede come più che probabile un’ascesa dello spread di altri 100 punti base rispetto ai valori a cui sta viaggiando nelle ultime settimane. Timori rafforzati dalla prospettiva di una dura battaglia tra Italia e Bruxelles sulla legge di bilancio 2019 e dall’imminente pronunciamento di S&P e Moody’s sull’Italia, con possibile declassamento del merito di credito.

Il mercato guarda con preoccupazione al rapporto tra esposizione ai Btp e patrimonio netto; un suo progressivo deterioramento incide al Cet1 indicato dalla Bce.

A guardare con somma preoccupazione alla dinamica dello spread sono in primo luogo le banche che pagano la cospicua esposizione ai Btp e secondo diversi operatori rischiano di trovarsi nuovamente ad affrontare lo spettro di una nuova ondata di ricapitalizzazioni se lo spread continuerà la corsa al rialzo. A indicare la Linea Maginot dei 400 pb sono stati gli analisti di Credit Suisse, che ritengono tale livello insostenibile per le banche.

Cfo di Intesa getta acqua sul fuoco

Oggi il chief financial officer di Intesa Sanpaolo, Stefano Del Punta, ha smentito tale eventualità: “Non si capisce perché con lo spread a 400 si debbano fare aumenti di capitale: noi certamente non ne abbiamo bisogno”. Il cfo di Intesa Sanpaolo vede anche gli altri istituti di credito al riparo da tale rischio e nell’eventualità di un taglio di rating sull’Italia da parte di S&P e/o Moody’s non dovrebbe esserci una forte reazione dello spread in quanto “una bocciatura è in parte già scontata dal mercato”.
Intesa Sanpaolo, che riuscì a superare la crisi del 2011-2012 senza dover ricorrere a ricapitalizzazioni, ha presentato al meeting annuale del Fmi uno studio che mostra come il settore bancario ha raddoppiato il common equity tier 1 ratio e il patrimonio è salito di 22 miliardi di euro.

Dal 17 maggio, quando circolò la prima bozza del contratto di governo giallo-verde, la capitalizzazione del settore bancario è scesa di quasi un terzo, il 31% circa. Un bagno di sangue con Mps che ha perso il 40% (-1,47 mld di euro), Intesa Sanpaolo il 35% (-17 mld) e Unicredit il 30% (11 mld).

 

Per IG scenario base è proprio 400 pb, i veri rischi arrivano se si spinge oltre…

Per gli strategist di IG lo scenario base è di uno spread a 400 punti base (o poco sotto), guidato dalle crescenti tensioni tra Bruxelles e Roma in scia a una bocciatura della bozza di bilancio da parte della Ue. “Nonostante il livello alto, non vediamo rischi di instabilità – spiega Longo -. Le banche potrebbero perdere un altro 20% in borsa e il Ftse Mib potrebbe tornare verso area 16.000 punti”.

Lo scenario negativo si concretizzerebbe solo con uno spread sopra 400 punti base, eventualità questa che potrebbe condurre molte banche a una nuova ondata di ricapitalizzazioni, vista l’erosione del Cet1 ratio dovuta ai BTp e agli NPL. Nonostante tutto, non ci aspettiamo che le agenzie di rating rivedano ulteriormente il merito creditizio, ma terranno l’outlook negativo sul Paese.

Per Vincenzo Longo, market strategist di IG, lo scenario peggiore si avrebbe con spread verso i 500 punti base: “La situazione degenererebbe a tal punto che la soglia dell’investment grade del nostro rating sarebbe in serio pericolo-. Un aspetto drammatico per un Paese come il nostro, caratterizzato da un debito altissimo”. Le conseguenze? Questa eventualità si tradurrebbe in un mancato accesso al mercato e immediata attivazione dell’Outright Monetary Transactions (OMT) della Bce. Il che vorrebbe dire che lo European Stability Mechanism (ESM) prenderebbe il controllo del Paese con manovre volte a far rientrare il debito (aumenti delle tasse e tagli alla spesa). Si tratta di un rischio dalle code grasse, con probabilità molto bassa che si verifichi.

 

Banche (e non solo) piene di BTP

Banche e assicurazioni detengono insieme circa un terzo del debito pubblico italiano. Negli ultimi 5 mesi, ossia dalla comparsa della prima bozza del contratto di governo M5S-Lega, le banche hanno visto andare in fumo circa un terzo della loro valorizzazione in Borsa, con quindi una “punizione” ben più alta dell’effettivo deprezzamento dei Btp in pancia. Secondo i calcoli di Equita Sim per alcuni titoli bancari è come se lo spread fosse schizzato a 770 pb, ben oltre i picchi del 2011, scontando quindi un futuro scenario a tinte fosche soprattutto guardando ai possibili downgrade in arrivo dalle agenzie di rating.

Ad agosto l’ammontare dei titoli di Stato in capo alle banche italiane è sceso leggermente a 364 mld, invertendo un trend di aumento dell’esposizione che andava avanti da 7 mesi. Il livello di agosto è tornato a quello del settembre 2017.