PEYRANO, CIOCCOLATO AMARO.

andreagiacobino.com 16.10.18

Immagine correlata

Fine amara per il più noto cioccolato torinese. Vittoria Nosengo, giudice delegato del tribunale del capoluogo piemontese, ha infatti ammesso qualche giorno fa alla procedura di concordato con riserva la Jacopey Cioccolato Peyrano srl, nominando Edith Lo Mungocommissario. Il magistrato ha quindi accolto il ricorso presentato dagli avvocati Andrea Bettini e Filippo Pastorini per conto dell’azienda sita in Corso Moncalieri che Bruna e Giorgio Peyrano hanno ripreso in mano tra il 2010 e il 2011, dopo il fallimento della società legata al gruppo napoletano Maione (che nel 2002 aveva rilevato marchio, negozi e laboratorio) con l’obiettivo di riportare il cioccolato di Peyrano, il laboratorio fondato nel cuore di Torino da Antonio Peyrano nel 1915 da cui uscivano anche i Gianduiotti per Casa Savoia, tra i brand del made in Italy che conta. 

Il ricorso spiega che nell’ultimo triennio il fatturato è calato sensibilmente dagli 1,1 milioni di euro del 2015 ai 724 mila euro dello scorso anno, ma la società è stata messa in ginocchio dalla mole dei debiti pari a 4,9 milioni di cui 2 milioni verso banche e 1,6 verso Inps ed erario. “Il mutamento del mercato – dettaglia il ricorso -, l’incremento della concorrenza, la riduzione della domanda di prodotti dolciari di alta artigianalità a favore di quelli della grande distribuzione” ha accentuato la crisi. Anche se non sono giunte istanze di fallimento, gli azionisti hanno chiesto il concordato per presentare un piano che mantenga l’azienda e il marchio il cui valore è stimato oltre un milione.

Bono Vox, lo sbandieratore dell’Ue (da buon elusore irlandese)

  tempi.it

Non so se Bono Vox, al secolo Paul David Hewson, abbia mantenuto la promessa di mettere al centro della scenografia dei quattro concerti che gli U2 tengono in questi giorni al Forum di Assago la bandiera blu stellata dell’Unione Europea. Essendo cittadino irlandese, ha tutte le ragioni per farlo: l’appartenenza dal 1973 alla Ue non ha impedito a Dublino di sfruttare a fondo le opportunità offerte dalla globalizzazione finanziaria, anzi l’ha messa al riparo da indebite pressioni e sanzioni internazionali quando ha deciso di diventare un paradiso fiscale e le ha fornito i mezzi (mercato unico, libero movimento dei capitali, ecc) per la migliore riuscita delle sue gabole.

IL SUPERPARADISO FISCALE 

Irlanda paradiso fiscale? Sì, e per la precisione il più grande del mondo. Come scrivono nel loro studio The Missing Profits of Nations gli economisti Gabriel Zucman, Thomas Torslov e Ludvig Wier delle università di California, Berkeley e Copenaghen, nel 2015 l’Irlanda ha vinto la palma di paradiso fiscale numero uno del pianeta, sottraendo a una seria tassazione 106 miliardi di dollari di profitti di grandi imprese multinazionali, una cifra superiore a quella di tutti i paradisi fiscali dei Caraibi sommati insieme (97 miliardi), di Singapore (70 miliardi), della Svizzera (49 miliardi) e dell’Olanda (48 miliardi), altro paese Ue che da anni fa il furbo. Mentre gli economisti americani e danesi, la no profit internazionale Oxfam e il Tax Justice Network britannico puntano il dito contro l’Irlanda e gli altri paesi dell’Unione Europea che hanno creato sistemi fiscali funzionali all’elusione delle tasse da parte delle grandi multinazionali (Olanda, Malta, Cipro e Lussemburgo), tutte le istituzioni della Ue – Commissione europea, Consiglio europeo, Parlamento europeo – da anni si muovono sull’argomento all’insegna dell’omertà, al punto di stilare una black list di “giurisdizioni fiscali non collaborative” nella quale non compare nessun nome di paesi dell’Unione Europea. Eppure, scrive Oxfam nel suo rapporto “Blacklist or Whitewash?”, se i criteri che l’Unione Europea utilizza per stilare la lista nera dei paradisi fiscali fossero applicati anche ai paesi Ue, l’Irlanda comparirebbe sulla lista insieme a Olanda, Malta e Lussemburgo.

NELLA TOP FIVE DEI PAESI RICCHI

Dunque Bono fa bene a sventolare la bandiera della Ue sul palco dei concerti: l’Irlanda, che ancora agli inizi degli anni Ottanta era uno dei paesi più poveri dell’Europa occidentale (nel 1982 il Pil pro capite era di appena 6 mila dollari annui), oggi è il quinto paese più ricco del mondo e il secondo della Ue con 70 mila dollari, preceduto solo dal Lussemburgo. Certo, non tutto è oro quel che luccica: dei 275 miliardi di euro del Pil irlandese, 85 circa sono fittizi, consistendo in profitti delle multinazionali che transitano formalmente attraverso l’Irlanda, ma senza lasciare traccia. Quando nel 2010 il paese è stato colpito da una grave crisi finanziaria non ha chiesto aiuto alle grandi corporation che formalmente contribuiscono al 30 per cento del suo Pil, ma al Fondo europeo di stabilità finanziaria dell’eurozona (al quale l’Italia contribuisce con 78 miliardi di euro), che ha messo a disposizione 40 miliardi di euro fra il 2011 e il 2013.

“DOPPIO IRLANDESE CON SANDWICH OLANDESE”

Bono fa dunque bene a sventolare la bandiera dell’Unione Europea, ma i fan italiani presenti al Forum di Assago avrebbero fatto bene a fischiarlo. Perché grazie alle normative fiscali irlandesi le multinazionali che fanno profitti in Italia non pagano le tasse all’erario italiano, ma con la complicità irlandese fanno figurare la loro sede fiscale a Dublino e lì versano imposte poco più che simboliche. Per esempio Google non ha versato al fisco italiano 270 milioni di euro di Ires grazie al sistema detto del “doppio irlandese con sandwich olandese”. Come spiega startingfinance.com, «tale tecnica prevede una triangolazione fiscale tra due società irlandesi (di cui una avente una stabile organizzazione in un paradiso fiscale) e una ulteriore società in Olanda, totalmente “vuota” ed usata solo per far transitare gli utili e dunque per ridurre la base imponibile del gruppo. Fondamentale per capire il meccanismo è la premessa che, in Irlanda, un’azienda deve pagare le tasse nel Paese da cui viene controllata. La società madre concede il diritto allo sfruttamento di una proprietà intellettuale, dietro pagamento di un canone, alla società irlandese con stabile organizzazione offshore. Questa stipulerà poi un contratto di sub-licenza con la società olandese che, a sua volta, stipulerà un nuovo contratto di sub-licenza con la seconda società residente in Irlanda. Sarà quest’ultima, grazie al suo grado di strutturazione e alle risorse umane a disposizione, ad operare effettivamente sul mercato. Pagherà dunque il 12 per cento di tasse sui profitti al netto delle royalties, peraltro deducibili, versate alla società olandese.

IL CASO APPLE

La società localizzata in Olanda non subirà nessuna ritenuta su di esse, grazie alla Convenzione contro le doppie imposizioni in vigore tra Paesi Bassi ed Irlanda. Essa trasferirà tali royalties alla società irlandese con domicilio fiscale offshore ed esse molto probabilmente non verranno tassate grazie alla totale esenzione per i redditi d’impresa». Clamoroso poi il caso della Apple: riguardo agli accordi fiscali fra Apple e lo Stato irlandese, la Commissione europea non ha potuto fare a meno di denunciare l’indebita lievissima tassazione come “aiuti di Stato” per un ammontare di 13 miliardi di euro, e di ordinare a Apple di versare tale somma al fisco irlandese. Ma Dublino, anziché accettare la vincita alla lotteria, ha fatto ricorso perché la procedura fosse annullata: pur di mantenere in vita il suo sistema di elusione fiscale che attira su terra irlandese il fior fiore delle multinazionali americane, Dublino ha rinunciato a 13 miliardi di entrate fiscali!

IL FRONTMAN NEI PARADISE PAPERS

Lo stesso Bono Vox, benché cerchi in tutti i modi di passare alla storia come una rockstar attivista dei diritti umani e della filantropia, non è esattamente uno stinco di santo in materia fiscale. Nel novembre dell’anno scorso il suo nome è venuto fuori dalle carte dei Paradise Papers, documenti relativi a investimenti off-shore avvenuti fra il 1950 e il 2016 resi noti dal settimanale tedesco Süddeutsche Zeitung. Risulta che Bono sia stato uno degli acquirenti di un centro commerciale in Lituania attraverso una società con sede a Malta, Nude Estates, che l’ha poi rivenduta a una società di comodo dello stesso nome registrata a Guernesey, dove i profitti dell’attività non sono tassati. Il fisco lituano è intervenuto, e Nude Estates ha dovuto versare 53 mila euro fra imposte non pagate e sanzioni. Bono si è difeso dichiarando di essere stato soltanto un investitore «passivo» e «minoritario» dell’operazione. Difficile credere alla professione di ingenuità e ignoranza da parte della rockstar: nel 2006 la band ha trasferito dall’Irlanda all’Olanda la sede fiscale di U2 Limited, il fondo di gestione dei profitti delle vendite dei loro album e dei concerti. Fino a quel momento l’attività aveva goduto di uno sconto fiscale in patria, al quale però una nuova normativa aveva posto un tetto. In Olanda era possibile installare una società a cui mettere in capo royalties e diritti di licenza realizzati in un altro paese, al costo di una tassazione quasi simbolica e, in forza di accordi fra Olanda e Irlanda che evitano la doppia tassazione, senza dovere più versare imposte in Irlanda. Nel 2010 Elevation Partners, società finanziaria specializzata in proprietà intellettuale di cui Bono è socio dal 2004, ha acquistato l’1 per cento di Facebook, altra corporation specializzata nella «ottimizzazione fiscale».
Continui pure Bono Vox a sventolare o proiettare l’immagine della bandiera dell’Unione Europea ai suoi concerti. Ma sarebbe più sincero se ci affiancasse la bandiera dei pirati.

BANCHE / INTESA FA BINGO CON UNA “LEGGE INTERPRETATIVA”

 di: PAOLO SPIGA lavocedellevoci.it

Le banche hanno sempre ragione. E ora passano all’incasso dopo il Bingo toccato a Intesa Sanpaolo che s’è vista restituire dallo Stato un bel malloppo, 80 milioni. Si fosse trattato di un privato cittadino o di una piccola impresa, per una cifra ben minore, un miracolo del genere non si sarebbe mai verificato. La vicenda è emblematica della farraginosità di leggi e normative, o meglio della inestricabile giungla di leggi malfatte, contraddittorie, sballate che vanno sempre a favore dei ricchi, o comunque di chi ha molto, e a scapito di chi a stento sopravvive.

Ecco la storia, che risale al 2004, quando per le banche che fino a quel momento avevano agito anche come esattorie, scattò un condono che permise loro di sanare tutta la montagna di irregolarità amministrative fatte registrare fino a quel momento.

Buona parte degli istituti di credito aderirono al condono, e tra questi Intesa Sanpaolo, che versò all’erario 54 milioni di euro.

Pochi anni dopo cosa succede? Una nuova legge, che si definiva “interpretativa”, annulla in pratica quanto previsto dalla prima legge di condono, ne vanifica gli effetti e ne vara una nuova – sic – la quale a sua volta prevede l’erogazione di una cifra per il neo condono, una bella botta da 80 milioni per Intesa.

Obbediente, Intesa scuce gli 80 milioni, ma contemporaneamente presenta un ricorso ritenendo ingiusto il secondo versamento. A patrocinare l’istituto di credito un professore di fama, Natalino Irti, coadiuvato dall’avvocato Francesco Arnaud.

Adesso è arrivata la sentenza pronunciata dal tribunale di Roma: hanno ragione Intesa e le altre banche ricorrenti e per questo dovranno riottenere la seconda tranche, più interessi, che nel frattempo rappresentano un bel gruzzolo. A rendere le somme, tra cui appunto gli 80 milioni più interessi a Intesa Sanpaolo, saranno la Presidenza del Consiglio dei ministri, il ministero dell’Economia e l’Agenzia delle Entrate.

Sorgono spontanee alcune domande: ma non c’è sotto qualcosa, visto che l’errore sarebbe troppo clamoroso? Chi, poi, avrebbe mai firmato quella “legge interpretativa” suicida? Non dovrebbe caso mai essere lui – o loro – a restituire il malloppo, e non lo Stato, cioè i contribuenti, i risparmiatori, noi? Non sarebbe il caso di andare un po’ più a fondo per fare in modo che chi sbaglia finalmente paga e a mettere una pezza a colori su tutta la malamministrazione e malagestione non siano i soliti idioti?

E poi: non sarebbe il caso di aprire un’inchiesta, a questo punto penale, affidata alla stessa procura di Roma per identificare i responsabili dell’incredibile sceneggiata a botte di soldi e praticamente ignota agli italiani?

La Banca dell’Inghilterra “preoccupata” solleva l’allarme sulla crescita dei prestiti ad alto rischio

Foto del profilo dell'utente Tyler Durden

Scritto da Don Quijones tramite WolfStreet.com,

Il potere degli obblighi di prestito collateralizzati.

“Il mercato dei prestiti a leva globale è più grande di – e in crescita quanto rapidamente – il mercato dei mutui subprime negli Stati Uniti nel 2006”, hadichiarato il comitato di politica finanziaria della Banca d’Inghilterra nella  dichiarazione della sua ultima riunione. E il comitato è “preoccupato per la rapida crescita dei prestiti con leva finanziaria”.

In termini di grandezza, il mercato dei “leveraged loan” negli Stati Uniti e in Europa ha ormai superato i 1,3 trilioni di dollari, rispetto ai 50 miliardi di dollari all’inizio del secolo.

Un “prestito con leva finanziaria” è un prestito che viene esteso a società con rating elevato ( BB + o inferiore ) e sovraindebitate. Questi prestiti sono considerati troppo rischiosi per le banche per mantenere i loro libri . Invece, le banche li vendono a fondi di prestito, oppure li impacchettano in Collateralized Loan Obligations (CLO) con rating elevato e li vendono a fondi CLO e ad altri investitori istituzionali. Nel Regno Unito, nel 2017 sono stati emessi più di 38 miliardi di sterline (50 miliardi di dollari) di questi prestiti – più il doppio nel 2016 – e ulteriori 30 miliardi di sterline (39 miliardi di dollari) sono già stati emessi nel 2018.

I prestiti a leva sono popolari tra gli investitori a causa dei tassi di interesse leggermente più alti che offrono e perché sono spesso basati su tassi variabili, un fattore positivo in un contesto in cui i tassi di interesse stanno aumentando. Gli investitori guadagnano un determinato ammontare di interessi – il cosiddetto margine – in cima al tasso di riferimento del Libor prevalente. Con l’aumentare del Libor, aumenta anche l’interesse. I tassi di interesse fluttuanti dei prestiti offrono agli investitori un certo grado di protezione dall’aumento dei tassi, fino, naturalmente, alle inadempienze del mutuatario.

Mentre le banche beneficiano dell’emissione di prestiti con leva mediante commissioni elevate per l’organizzazione, la strutturazione e la gestione del portafoglio, dal momento che questi prestiti sono generalmente suddivisi, tagliati e venduti nei mercati finanziari globali in modo classico e subprime. Tra i maggiori acquirenti ci sono i fondi CLO.

Uno dei tanti problemi con questa pratica, avverte la Bank of England, è l’acuta mancanza di certezza circa la capacità degli investitori di sostenere le perdite senza incidere materialmente sulle condizioni di finanziamento. Ma se le cose vanno a sud, il dolore che ne deriva può comunque finire boomerang torna alle banche.

“Il prestito che [gli investitori che inseguono il rischio] fanno è di solito da una banca” , ha detto recentemente a Diamond BloombergDouglas Diamond, un professore di finanza presso la Booth School of Business dell’Università di Chicago . “Comprano un prestito da una banca, prendono in prestito denaro dalla banca per acquistare il prestito dalla banca – non necessariamente la stessa banca. Quindi il rischio finirebbe per tornare ai bilanci bancari. “

Prendendo insieme obbligazioni spazzatura e prestiti a leva, lo stock stimato di debito in essere nelle imprese britanniche non investment grade è pari a circa un quinto del debito totale del settore corporate nel Regno Unito. Ci sono stati aumenti simili in Europa e negli Stati Uniti, ha sottolineato il Comitato di politica finanziaria della Banca d’Inghilterra. Dal 2012 il mercato dei prestiti a leva negli Stati Uniti  è raddoppiato  fino a $ 1,1 trilioni.

Non sorprende forse che i prestiti alle imprese più rischiosi si stiano diffondendo su entrambe le sponde dell’Atlantico in un momento in cui il numero delle cosiddette “società zombi” sta esplodendo, in gran parte a causa delle basse politiche dei tassi d’interesse delle banche centrali, che hanno permesso alle ditte moribonde di rimanere in vita molto più a lungo di quanto avrebbero fatto in condizioni normali.

La Bank of England non è l’unica autorità finanziaria che suona il campanello d’allarme sul prestito con leva. Il Fondo monetario internazionale ha espresso le sue riserve sul mercato dei prestiti nel suo rapporto sulla stabilità finanziaria globale in aprile. “I segni delle dinamiche del ciclo del credito tardivo stanno già emergendo nel mercato dei prestiti a leva e, in alcuni casi, ricordano episodi passati di eccessi degli investitori”, ha avvertito .

Poi, un paio di settimane fa, la Bank of International Settlements (BRI) ha aggiunto la propria voce,  avvertendo  che l’aumento dei tassi di interesse in tutto il mondo potrebbe causare angoscia tra i mutuatari fortemente indebitati che dipendono da prestiti a leva. Secondo la BRI, il valore totale dei prestiti a leva e delle obbligazioni ad alto rendimento in circolazione in Europa e negli Stati Uniti è raddoppiato a circa 2,6 trilioni di dollari dalla crisi finanziaria globale.

Mentre il mercato è cresciuto, i termini del prestito si sono allentati.  Le clausole di manutenzione obbligano il mutuatario a soddisfare determinati test finanziari ogni periodo di riferimento, solitamente trimestrale. Ciò fornisce ai prestatori una protezione di base contro l’insolvenza consentendo loro di esercitare un certo grado di controllo sul comportamento di un mutuatario. Ma tali covenant comportano costi aggiuntivi per gli investitori e molti investitori preferirebbero rinunciare a tali costi per massimizzare i loro guadagni.

Nel Regno Unito la proporzione di prestiti a leva con covenant di manutenzione è precipitata da quasi il 100% nel 2010 a circa il 20% attualmente. Questi sono i famigerati prestiti “covenant lite” o “cov lite” – in altre parole, circa l’80% dei prestiti con leva finanziaria sono concessi. Uno  scenario simile si sta verificando negli Stati Uniti.

Mentre le critiche a questa tendenza aumentano, le banche hanno iniziato a colpire. Il Credit Suisse, uno dei maggiori operatori del mercato da 1,3 trilioni di dollari per prestiti a leva, ha inviato una lettera confidenziale ai clienti a settembre, tentando di smorzare le loro paure. La lettera è stata debitamente trasmessa a  The Financial Times , che pochi giorni fa ha condiviso il suo contenuto con i suoi lettori.

Mentre la banca ha riconosciuto la crescente preoccupazione per la recente esplosione di prestiti a leva, ha affermato che i timori erano esagerati. Ha anche sottolineato che le previsioni per le insolvenze sui prestiti sono ancora al di sotto delle medie a lungo termine e che uno dei maggiori acquirenti dei titoli è stato CLO, veicoli che “non diventano venditori forzati e in realtà forniscono una domanda costante e stabile di prestiti”. La crescita delle dimensioni del mercato dei prestiti a leva ha anche rallentato rispetto agli anni precedenti la crisi finanziaria ed è “a malapena un’indicazione di eccesso”, ha scritto. In qualità di terzo maggior gestore statunitense di CLO, Credit Suisse ha tutti gli incentivi per minimizzare i rischi derivanti dal mercato dei prestiti a leva.

Gabetti: avviata partnership con Bim per servizi immobiliari

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Gabetti ha stretto una partnership con Bim, impegnandosi a mettere a disposizione dei clienti dell’istituto controllato da Attestor Capital i propri servizi di luxury real estate, d’intermediazione e consulenza immobiliare. 

L’accordo, si legge in una nota, rientra nel progetto di Bim di offrire ai clienti, attraverso l’Ufficio Wealth Management, una consulenza globale su tutte le scelte di valorizzazione e tutela del patrimonio di natura non strettamente finanziario. 

Nell’ambito dell’intesa stipulata tra i due gruppi, Gabetti si impegnerà pertanto a fornire servizi attraverso le proprie specifiche controllate e in particolare con Santandrea, marchio dedicato agli immobili esclusivi. 

Abaco Team offrirà invece servizi di certificazione energetica, due diligence, servizi tecnici specializzati, property management, asset management e facility management, mentre Patrigest verrà coinvolta per valutazioni immobiliari, portfolio assessment, analisi della massima valorizzazione e studi di mercato. 

“Siamo orgogliosi che anche Bim ci abbia scelto come partner per il progetto di Wealth Management, crediamo che solo le competenze specifiche di settore possano dare valore aggiunto alla migliore gestione del patrimonio e quindi al ‘benessere’ dei clienti private”, ha dichiarato l’a.d. di Gabetti, Roberto Busso. 

com/ofb 

 

(END) Dow Jones Newswires

October 16, 2018 12:00 ET (16:00 GMT)

Intesa Sanpaolo, Mps e non solo. Che cosa ha deciso il governo sulle banche con la manovra

 startmag.it 16.10.18

fintech

Ecco le misure contenute nella manovra del governo che toccheranno le banche. Il caso Intesa Sanpaolo e Mps

Ci sarà una sorpresina (ovvero stangatina) per banche e assicurazioni nella manovra. Così avevano detto ieri sera, dopo il consiglio dei ministri che ha approvato la manovra di bilancio, fonti della Lega alle agenzie di stampa.

CHE COSA C’E’ SCRITTO NELLA MANOVRA DEL GOVERNO INVIATA A BRUXELLES SULLE BANCHE

L’annuncio si è realizzato davvero se si legge il documento contabile con le previsioni programmatiche e le misure di politica economica e finanziaria che l’esecutivo Conte ha inviato alla Commissione europea.

IL CONTRIBUTO CHE SARA’ CHIESTO DAL GOVERNO ALLE BANCHE

Banche e assicurazioni, infatti, contribuiranno alla manovra 2019 con un gettito di oltre 4 miliardi di euro. E’ questo quello che si evince dalle tabelle del Draft Budgetary Plan.

COSA CAMBIA PER BANCHE E ASSICURAZIONI

La rideterminazione dell’acconto di imposta sui premi assicurativi porterà circa 1 miliardo, il differimento della deduzione delle svalutazioni e perdite sui crediti bancari garantirà un ulteriore miliardo di euro, mentre la dilazione in 10 anni dei crediti dovuti ai nuovi principi contabili peserà 1,1 miliardi. Infine “interventi fiscali” sulle banche non dettagliati varranno 1,2 miliardi di euro.

FRA NUMERI E TABELLE

A carico delle banche il Draft Budgetary Plan prevede, oltre alla stretta della deducibilità di svalutazioni e perdite, anche “interventi fiscali” non meglio specificati per circa 1,2 miliardi di euro. Nelle tabelle inviate dal governo a Bruxelles si parla di misure con “efficacia immediata” che valgono lo 0,07% del Pil nel 2019, lo 0,05 nel 2020 e lo 0,03 nel 2021.

LA DEDUCIBILITA’ DI SVALUTAZIONI E PERDITE

Il governo inoltre differisce per le banche, al 31 dicembre 2016, la deducibilità del 10% dell’ammontare di svalutazioni e perdite su crediti e “spalma”, in 10 anni, quella sui crediti dovuti ai nuovi principi contabili Ifrs9, aumentando così, di fatto, la tassazione a carico degli istituti di credito. Nel draft budgetary plan inviato a Bruxelles le due misure avranno un impatto sul Pil rispettivamente dello 0,05 e dello 0,06% nel 2019.

CHE COSA SPIEGA IL GOVERNO

In particolare il governo spiega come “la deduzione della quota del 10% dell’ammontare dei componenti negativi (svalutazioni e perdite sui crediti) degli enti creditizi e finanziari previsti ai fini dell’imposta sul reddito delle società e dell’imposta regionale sulle attività produttive è differita al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2026”.

IL PENSIERO DI INTESA SANPAOLO

Sulla riduzione deducibilità interessi passivi bancari il cfo di Intesa Sanpaolo, Stefano Del Punta, nei giorni scorsi a Bali ha sottolineato: “Gli interessi passivi per una banca sono come la farina per il fornaio. Se aumenta, aumenterà anche il pane per I clienti. Con un problema in più per la crescita generale”.

CHE COSA VIENE MODIFICATO SUL TRATTAMENTO FISCALE

Inoltre viene modificato anche il trattamento fiscale delle svalutazioni dei crediti per i nuovi principi contabili. “La deducibilità ai fini Ires e Irap -si legge – della riduzione di valore dei crediti e delle altre attività finanziarie derivanti dall’adozione del modello di rilevazione del fondo a copertura perdite per perdite attese, deve essere applicato in modo retrospettivo per il 1% del loro ammontare nel periodo di imposta di prima adozione dell’Ifrs9 e per il restante 90% in quote costanti nei nove periodi di imposta successivi”. Questa misura avrà un impatto positivo per lo 0,06% nel 2019 e negativo per lo 0,01% nel 2020 e nel 2021 stima l’esecutivo.

IL COMMENTO DELL’ABI

“Stiamo valutando l’impatto delle misure sulle banche contenute nel draft budgetary plan inviato dal governo alla Ue”. Così ha commentato il vice dg dell’Abi, Gianfranco Torriero, in merito alla stretta sulla deducibilità per gli istituti di credito che si tradurrebbe in un aumento della tassazione. Per Torriero “il documento contiene delle stime di effetti finanziari ma attendiamo che queste vengano traslate in documenti” prima “di fare valutazioni”.

GLI ISTITUTI DI CREDITO FRA GOVERNO E SPREAD

Le banche sono già in subbuglio per il caro spread. Che da un lato fa svalutare gli attivi prefigurando la necessità di potenziali, futuri, aumenti di capitale, come hanno sottolineato negli scorsi giorni di Morgan Stanley, Citi ed Equita. E dall’altro lato fa aumentare in prospettiva il costo per la raccolta di risorse.

Sulla questione banche, da sottolineare un particolare caso politico: quello del Monte dei Paschi di Siena (Mps). Significative le prese posizioni recenti sia della Lega che del Movimento 5 Stelle (qui l’approfondimento di Start Magazine).

L’ARTICOLO DEL CORSERA SU TITOLI E BANCHE

Torniamo ai bond statali: proprio per evitare di vedersi svilire gli attivi, oggi il Corriere della Sera con un articolo di Federico Fubini sottolinea come le banche stanno lentamente vendendo i titoli di Stato italiani in portafoglio: “In agosto l’esposizione del sistema creditizio nazionale, pur restando elevata, è scesa di quasi nove miliardi (in base all’ultimo bollettino «Moneta e banche» di Banca d’Italia)”.

LE PAROLE DI GROS-PIETRO DI INTESA SANPAOLO

Ma recenti dichiarazioni di alcuni banchieri, come ad esempio i vertici di Intesa Sanpaolo, non sono state negative nei confronti dell’esecutivo: “Questa manovra nasce da un’ispirazione di politica economica per generare crescita e per questo non è negativa. Ci riusciremo? Vedremo, ma credo che parlare solo di cifre non porti a nulla. Di sicuro serve però una discussione europea”, ha detto il 14 ottobre il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, che ha usato parole costruttive anche sul reddito di cittadinanza.

 

Federico Fubini

Le banche italiane hanno iniziato la loro silenziosa, graduale separazione dal governo

https://www.corriere.it/politica/18_ottobre_15/manovra-ritocchi-titoli-stato-banche-studiano-paracadute-contro-l-effetto-spread-bcd78cda-d0b2-11e8-b9cc-418fa02c5235.shtml 

Manovra, ritocchi sui titoli di Stato. Le banche studiano un paracadute contro l’effetto spread

Anziché comprare titoli di Stato mentre gli altri investitori vendevano, gli istituti si sono alleggeriti di debito pubblico dell’Italia

corriere.it

camilla conti@petunianelsole

E l’assist di Intesa che, invece, pare aver teso una mano al governo con 150 miliardi di investimenti in tre anni, assicurazioni su acquisti di Btp e endorsement su diritto di cittadinanza, come te lo spieghi?

TUTTI GLI APPROFONDIMENTI SULLA MANOVRA:

LA MANOVRA IN PILLOLE

COME FUNZIONERANNO MINI IRES E MINI FLAT TAX, E COME VARIERA’ LA PRESSIONE FISCALE. L’ARTICOLO DEL COMMERCIALISTA

COME FUNZIONERA’ QUOTA 100 E IL TAGLIO ALLE PENSIONI D’ORO. L’APPROFONDIMENTO

CHI HA VINTO E CHI HA PERSO TRA SALVINI E DI MAIO CON LA MANOVRA. I GRAFFI DI DAMATO

I CONDONI FISCALI? COSI’ FAN TUTTI. REPORT CONFINDUSTRIA

Manovra, Juncker anticipa bocciatura. Rabobank: dimenticate spread, Italia su precipizio spirale debito’

 

Bruxelles mette già le mani avanti, mentre gli analisti di Rabobank sentenziano:  “Dimenticate lo spread: l’Italia è già sul precipizio della spirale del debito“.

Nelle stesse ore in cui il presidente della Commissione europea Jean-Claude Junckersembra anticipare la bocciatura della legge di bilancio sfornata dal governo M5S-Lega, Bloomberg pubblica un articolo citando quanto Richard McGuire, responsabile della strategia dei tassi presso la divisione di ricerca di Rabobank, ha detto ad alcuni gestori di fondi incontrati a Madrid.

“Dimenticate gli schiaffi che arrivano dai funzionari europei e il balzo del premio sul rischio rispetto a Berlino (appunto, lo spread). Quanto dovrebbe tenere svegli di notte i populisti di Roma è che i tassi dei bond sono già balzati al punto in cui la zavorra dei debiti dell’Italia, pari a $2,7 trilioni, crescerà più velocemente di quanto è attesa la crescita dell’economia”.

Punto di non ritorno? Per McGuire la risposta è sì, visto che, “il rendimento medio ponderato dovrebbe scendere dal 3,21% al 2,63% per permettere all’Italia di uscire dalla zona pericolo”.

Questo semplice calcolo dovrebbe di per sé, secondo Rabobank, servire come avvertimento di lungo termine ai politici italiani, forse più dell’ormai famoso ‘lo spread’ tra i BTP e i Bund.

“Ormai siamo in presenza di un circolo vizioso, a meno che non sarà ripristinata in qualche modo la credibilità (dell’Italia) – ha detto  l’esperto della banca olandese, nell’intervista rilasciata a Bloomberg – La chiave è la traiettoria del debito, che è in ascesa”.

Bloomberg ricorda come lo scorso anno il rapporto debito-Pil dell’Italia si sia attestato al di sopra del 131%, “valore che rimane inferiore a quello di Grecia e Giappone, che hanno un debito-Pil rispettivamente pari al 182% e al 236%”. Tuttavia, prosegue l’articolo, la Grecia è valutata “junk”, mentre il Giappone ha una propria moneta, che non condivide con nessun altro paese.

“Riuscire a prevedere il rapporto tra il debito complessivo e l’output economico è un compito complesso, che implica la presenza di diversi presupposti – si legge ancora – Il modello di Rabobank presuppone che i rendimenti dei bond di breve termine e quelli dei bond di lungo termine si muovano insieme al rialzo o al ribasso. (Lo stesso modello)  calcola anche un punto di maturity del debito, su base media-ponderata, di 6,9 anni, sulla base dei livelli dello scorso 8 ottobre. Le stime di crescita considerate sono quelle del Fondo Monetario Internazionale.

Tali premesse portano McGuire a stabilire il livello a cui i tassi dovrebbero scendere per far uscire l’Italia dalla ‘danger zone’. E sottolinea che l’Italia rimane “al centro dei radar degli investitori”.

Non solo Rabobank, Juncker boccia già manovra

Non sono passate neanche 24 ore da quando il Draft Budgetary Plan, praticamente l’ossatura della legge di bilancio, è stato inviato a Bruxelles. Ma Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea – commissione che entro la fine di ottobre annuncerà la propria decisione sulla legge di bilancio – sembra avere le idee chiare. Soprattutto, sembra anticipare che Bruxelles ha già deciso: la manovra del governo M5S-Lega non va.

“Non abbiamo ancora messo in questione il bilancio dell’Italia – precisa il numero uno della Commissione europea – Abbiamo lanciato avvertimenti, forse prematuri”. Ma è anche vero che, “se accettassimo tutto quello che il governo italiano propone, avremmo contro reazioni virulente in altri paesi dell’Eurozona”.

Praticamente “se accettassimo gli slittamenti (‘dérapage’, in francese) rispetto alle regole europee, la conseguenza sarebbe che in alcuni paesi finiremmo con l’essere ricoperti di insulti e di invettive, perché la Commissione e io stesso siamo accusati, da più governi in Europa e da più gruppi nel Parlamento europeo, di essere stati troppo flessibili con l’Italia”.

Juncker rigetta con decisione le accuse secondo cui lui stesso sarebbe “contro l’Italia”.

“E’ un’idiozia (‘foutaise’, in francese). E’ una menzogna”.

E per provare quanto afferma cita quanto accadde più di 25 anni fa:

“Nel 1991, ho presieduto la conferenza intergovernativa che ci ha portati verso il trattato di Maastricht e l’Unione economica e monetaria, e ho fatto di tutto, quando c’erano resistenze molto forti in certi Stati membri, per avere l’Italia come membro dell’Eurozona fin dall’inizio. Ero ministro delle Finanze, e ho ricevuto i primi ministri e i ministri delle Finanze di almeno otto paesi europei che non volevano l’Italia. E io ho sempre detto che non volevo l’euro, senza l’Italia sulla linea di partenza”.

La questione, per Juncker, è un’altra:

Ogni governo che arriva deve rispettare la parola data” dal governo che l’ha preceduto. E questo vale “soprattutto” per l’attuale governo italiano, che “ha adottato le raccomandazioni che la Commissione aveva proposto per il 2018 e 2019”, durante il Consiglio europeo di giugno.

A questo punto, per i maligni mancherebbe solo la versione ufficiale della bocciatura manovra. Ma il famoso spread di cui parla Rabobank per ora non riflette grandi timori, visto che rimane in ribasso sotto la soglia di 300 punti base.

Ecco la manovra inviata a Bruxelles che ha fatto vaneggiare Juncker

 startmag.it 16.10.18

internet 5G

Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Europea

È stato pubblicato sul sito della commissione Europea il Draft Budgetary Plan che il governo italiano ha inviato a Bruxelles.

Il documento, che contiene le stime macro e il programma degli interventi del governo italiano, prevede per il 2019 – come indicato nell’ultima tabella del documento – uno scostamento di 1,6 punti tra il deficit programmatico fissato al 2,4% nel 2019 rispetto allo 0,8% del programma di stabilità. Il deficit a politiche invariate toccherebbe invece l’1,2% con un divario dello 0,4 punti.

ECCO IL TESTO DEFINITIVO DEL DOCUMENTO PROGRAMMATICO DI BILANCIO 2019 DEL GOVERNO INVIATO A BRUXELLES

CHE COSA SI LEGGE NEL PIANO

“Il governo italiano intende riprendere il percorso di riduzione del deficit per il pareggio di bilancio dal 2022 in avanti. Se il Pil Reale e la disoccupazione, in termini di unità di lavoro, ritornano a livelli pre-crisi prima del 2021, l’aggiustamento strutturale del Bilancio può essere accelerato”. E’ quanto afferma il governo italiano nel Draft Budgetary Plan presentato a Bruxelles.

I NUMERI DEL PIANO INVIATO A BRUXELLES

Il piano di Bilancio dell’Italia include spese eccezionali per 0,05% del Pil per il prossimo anno. In particolare, dopo il crollo del Ponte Morandi di Genova, si prevede una programma di manutenzione straordinaria per strade e collegamenti. La legge di Bilancio dedica 1 miliardo di euro per la sicurezza di viadotti, ponti e tunnel. E’ quanto scrive scrive il governo italiano nel Draft Budgetary Plan inviato a Bruxelles. Gli interventi saranno trattati – viene spiegato – con procedure di emergenza per realizzare rapidamente i lavori.

ECCO IL TESTO DEFINITIVO DEL DOCUMENTO PROGRAMMATICO DI BILANCIO 2019 DEL GOVERNO INVIATO A BRUXELLES

LE PAROLE DEL PREMIER CONTE

“L’Italia è fondatore Ue e contributore netto: forte di questa posizione andiamo a Bruxelles con una manovra economica di cui siamo orgogliosi e su cui vogliamo dialogare senza pregiudizi. L’austerity non è più percorribile”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte durante le comunicazioni in Senato in vista del prossimo Consiglio europeo del 18 ottobre.

LA MINACCIA DI JUNCKER

“Se accettassimo il derapage” previsto dalla manovra rispetto alle regole europee “alcuni Paesi ci coprirebbero di ingiurie e invettive con l’accusa di essere troppo flessibili con l’Italia”, ha detto però il presidente della commissione Ue Jean Claude Juncker che ha comunque puntualizzato che la dinamica della finanza pubblica italiana “mi dà molte preoccupazioni” ma “non abbiamo pregiudizi: ne discuteremo con l’Italia come facciamo con tutti gli altri Paesi”. Juncker sentirà nel pomeriggio Conte in un colloquio telefonico.

LA REPLICA DI DI MAIO

“Non c’è nessuna vittoria e sconfitta di qualcuno”, ha puntualizzato intanto il vicepremier Luigi Di Maio, a Radio Radicale, risponde a chi gli chiede sulle divergenze nella maggioranza per i provvedimenti fiscali contenuti nella Manovra approvata ieri. Di Maio ha rilevato come su alcuni giornali “è diventata una partita di pallone che secondo alcuni vince il M5s e secondo altri la Lega. Semplicemente avevamo detto che non si facevano scudi fiscali e condoni. Utilizziamo per la pace fiscale istituti già esistenti come saldo e stralcio sotto i 1000 euro e aiutiamo persone in difficoltà”.

TUTTI GLI APPROFONDIMENTI SULLA MANOVRA:

LA MANOVRA IN PILLOLE

COME FUNZIONERANNO MINI IRES E MINI FLAT TAX, E COME VARIERA’ LA PRESSIONE FISCALE. L’ARTICOLO DEL COMMERCIALISTA

COME FUNZIONERA’ QUOTA 100 E IL TAGLIO ALLE PENSIONI D’ORO. L’APPROFONDIMENTO

CHI HA VINTO E CHI HA PERSO TRA SALVINI E DI MAIO CON LA MANOVRA. I GRAFFI DI DAMATO

I CONDONI FISCALI? COSI’ FAN TUTTI. REPORT CONFINDUSTRIA

Juncker avverte “L’UE non può sopravvivere senza l’Italia”

Foto del profilo dell'utente Tyler Durden

Ignorando gli avvertimenti della Commissione europea, della BCE e della Commissione europea (così come praticamente ogni altra organizzazione sovranazionale in Europa), il governo italiano guidato dal populista è riuscito a presentare il progetto di bilancio alla Commissione prima della scadenza di mezzanotte – un risultato che è stato applaudito dai commercianti BTP, che hanno riacquistato titoli italiani, ancora una volta comprimendo lo spread ai bund, che è saltato fuori negli ultimi mesi.

Ma anziché rappresentare una riduzione delle tensioni tra l’Italia e Bruxelles, il gioco del pollo fiscale in cui entrambe le parti sono attualmente impegnate sta invece entrando nella sua fase più acuta, poiché Bruxelles ha ora due settimane per rivedere la proposta di bilancio prima che possa accettare il pianificare, o rispedirlo con richieste di revisione. E chiunque abbia prestato ancora attenzione alla denigrazione da parte del governo populista degli orientamenti di bilancio dell’UE negli ultimi mesi dovrebbe già capire che Bruxelles non si limiterà a sedersi e ad accettare il bilancio per quello che è.

Juncker

In effetti, il commissario europeo Jean-Claude Juncker ha accennato al martedì mattina quando ha detto ai giornalisti italiani che accettare il bilancio equivarrebbe a invitare una rivolta diffusa contro l’UE, per il newswire italiano ANSA e il FT . Juncker ha anche fatto saltare in aria l’Italia per aver abbandonato gli impegni fiscali presi quando è entrata a far parte dell’UE. Tuttavia, anche se hanno oscillato di volta in volta, gli italiani non hanno mantenuto le loro intenzioni di premere per un segreto di bilancio pari al 2,4% del PIL. Anche Giovanni Tria, ministro dell’economia italiana, ha difeso il progetto di bilancio, dicendo che il deficit “sarebbe considerato normale in tutte le democrazie occidentali, non esplosivo”.

Non scoraggiato dal fatto che non c’è assolutamente alcuna volontà politica nel governo italiano di fare marcia indietro rispetto alla loro posizione di bilancio, nonostante le minacce della BCE a provocare una crisi bancaria in stile greco se gli italiani non cedessero alle regole dell’UE.

“C’è un divario tra ciò che è stato promesso e ciò che viene presentato oggi”, haaffermato Juncker.

“Avremo un dibattito virtuoso con i nostri amici italiani che sanno che il loro livello di debito pubblico è troppo alto e che il progetto di bilancio non rispetta pienamente le raccomandazioni dei ministri della zona euro”.

“Se accettassimo la polizza, alcuni paesi europei ci copriranno di insulti e di tirate con l’accusa di essere troppo flessibili con l’Italia”, ha detto Juncker ai media italiani.

Nel frattempo, il vice primo ministro italiano Matteo Salvini, uno dei due capi di partito che stanno gestendo efficacemente il paese, ha detto durante una conferenza stampa che questo bilancio “non realizza miracoli, non moltiplica pesce e pane, ma apre opportunità a lavoro per centinaia di migliaia di giovani “, ha detto Salvini nella conferenza stampa di lunedì sera affiancato dal primo ministro Giuseppe Conte, Di Maio e dal ministro delle finanze Giovanni Tria. “Dopo 137 giorni di governo, penso che possiamo essere soddisfatti di ciò che abbiamo fatto.”

In riferimento all’arringa festante tra i burocrati europei ei leader populisti italiani, che hanno persino minacciato di citare in giudizio Juncker per incassare i rendimenti dei titoli italiani, il commissario europeo ha affermato che la speculazione secondo cui è in qualche modo “contro gli italiani” è “spazzatura”.

“Mi attaccano, mi insultano, ma non fanno domande, smettiamo di dire che sono contro l’Italia, è spazzatura, è una bugia”, ha detto Juncker.

Il primo ministro italiano Giuseppe Conte dovrebbe affrontare i leader dell’UE in un vertice a Bruxelles giovedì, nonostante i timori di un dirottamento del programma del vertice, che i leader speravano di concentrarsi sul completamento di un progetto di accordo sulla Brexit. Ma mentre alcuni leader europei hanno spinto a dare un passaggio all’Italia, timorosi di provocare una “resa dei conti” dell’UE, Juncker ha continuato a insistere sul fatto che l’UE deve rispettare le sue regole. Conte e Tria dovrebbero rivolgersi ai legislatori italiani martedì pomeriggio a Roma.

I funzionari temono che il mini vertice dell’eurozona possa diventare un punto di infiammabilità tra Roma e l’Unione europea se governi come quello dei Paesi Bassi impongono al Conte di rispettare gli impegni di bilancio di Roma. Un alto funzionario dell’UE ha messo in guardia contro una resa dei conti dell’UE.

“Esistono procedure chiare per la valutazione dei bilanci nazionali”, ha affermato il funzionario che ha sollecitato il “rispetto reciproco” su tutti i piani di spesa nazionali. “Non è il ruolo degli altri leader degli stati membri fare alcuna valutazione dei budget. La palla è nella corte della commissione. “

Juncker ha insistito sul fatto che la valutazione sarebbe stata fatta senza alcun “pregiudizio” contro il governo di coalizione euroscettico italiano, costituito dalla Lega di destra e dai partiti anti-establishment Five Star.

“L’Europa opera secondo regole prestabilite, i governi entranti devono rispettare la parola di coloro che li hanno preceduti”, ha affermato.

Mentre la speculazione su uno scenario “Italeave” ha continuato a vacillare mentre la resa dei conti si è trascinata, un giornalista ha chiesto a Juncker se sentiva che l’Unione europea potrebbe sopravvivere a un’uscita italiana. Citando i dati dei sondaggi che dimostrano che la maggior parte degli italiani preferisce rimanere nell’UE, Juncker ha insistito sul fatto che l’UE non sopravvivrebbe alla partenza della sua terza più grande economia – e che l’Italia non sopravviverà all’uscita dall’UE.

“L’Europa ha bisogno dell’Italia e l’Italia ha bisogno dell’Europa”, ha detto Juncker, rispondendo “No” quando gli è stato chiesto se l’Europa potesse sopravvivere a un’uscita italiana.

Ma questo cambierà in qualche modo la valutazione di Bruxelles del bilancio italiano? Noi pensiamo di no. Tuttavia, immaginiamo che i mercati saranno “delusi” quando Bruxelles rimetterà la bozza coperta con inchiostro rosso.