La vittoriosa guerra di Savona sulla Ue

(Sun Tzu) quelli.it 15.10.18

Nell’operazione militare vittoriosa, prima ci si assicura la vittoria e poi si dà battaglia”.

Il nostro viaggio attraverso il Blitzkrieg  Gialloverde in territorio del nemico (le finanziarie dei vari paesi dell’Eurozona) iniziò raccomandando al trio Salvini-Di Maio-Savona di osare in forza del grandissimo consenso popolare di cui loro stessi godevano.

Nel secondo indicammo nel DEF in controtendenza il guanto di sfida alle élite tecnocratiche europee. In quello successivo avemmo modo di considerare l’accettazione della disfida da parte di Draghi, Moscovici e Juncker e del considerare le loro come armi spuntate causa tenuta dello spread sui mercati nonostante:

  • la bocciatura del DEF da parte della Commissione UE prima ancora di averla ricevuta e discussa con il governo gialloverde;
  • la visita del venerdì antecedente di Draghi a Mattarella.

Oggi siamo lieti di spiegarvi che non solo le armi degli eurocrati erano spuntate, ma che la guerra è proprio persa in partenza.

Il Prof. Savona, lo scorso 10 ottobre, a Porta a Porta, afferma: “Draghi non sta facendo il suo lavoro”, ed ancora “la Bce ha il compito di garantire la stabilità finanziaria, adesso non lo sta facendo”. E quando Vespa fa notare a Savona che, in caso di crisi di liquidità le banche italiane potrebbero esser acquistate al ribasso da stranieri, il Prof. ci va ancora più pesante: “Per chi sta lavorando Draghi?” Savona, che lo conosce benissimo, ha capito che Draghi si sta preparando per sferrare un attacco frontale volto a mantenere nella sua prigione l’Italia.

Peccato per Draghi, purtroppo, che quel gran genio del Generalissimo Savona abbia spostato il tavolo decisionale dalla sede della BCE al tavolo del governo tedesco, poiché ad un certo punto afferma: “dobbiamo far crescere l’Italia, i mercati hanno ragione, dobbiamo cambiare la BCE, dobbiamo confederarci o niente”.

Con queste frasi, si evidenzia la strategia del Generalissimo, mettere in crisi in generale il governo della Merkel e metterla in difficoltà verso la Baviera di Seehofer, il quale già non tollera la Germania Est, figurarsi aggiungere altri scansafatiche (i PIGS) ai già numerosi mantenuti del loro “sud”.

L’11 ottobre Moscovici, Commissario agli Affari Economici e Monetari, a margine degli incontri di FMI a Bali dichiara: “manovra non buona per il popolo. Cercherò di convincere Tria che è interesse italiano adeguarsi a regole” e dallo stesso luogo il Vicepresidente della Commissione UE Katainen dichiara: “non è troppo tardi per mantenere la stabilità, non è troppo tardi per mostrare che i conti pubblici sono su un percorso credibile”. E per finire, il 12 ottobre, da un lato Juncker afferma: “l’Italia non rispetta la parola data, tuttavia devono rispettare le regole per non mettere in pericolo la solidarietà europea”, dall’altro Thomsen (capo del dipartimento europeo dell’FMI) ha detto chiaramente che “non è il tempo di allentare le politiche di bilancio”.

Lo stesso giorno, secondo la Reuters la Bce pare abbia fatto la sua dichiarazione di guerra: “Bce, nessun soccorso a Italia senza piano salvataggio Ue”. Cinque fonti autorevoli, presenti agli incontri del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale in Indonesia, riportano l’idea della BCE di non sostenere in funzione anti-spread gli italiani per ammansire gli investitori o sostenere i propri istituti di credito in caso di carenza di liquidità.

In pratica, la BCE dichiara di non voler agire come “lenders of last resort”, sapendo benissimo che ciò significa esporre una nazione, senza banca centrale, ai mercati globali.

Un ricatto bello e buono, finalizzato a concretizzare quel progetto di sottomissione della politica italiana ai voleri di Bruxelles via spread: il commissariamento da parte della Troika.

Peccato che:

  • l’11 ottobre JP Morgan, fiutando la situazione politica americana, ossia lo strapotere di Trump sui globalisti sostenuti dai Democrats, abbia svoltato verso l’Italia e abbia affermato: “impennata dello spread è opportunità di investimento. Sostenibilità del debito pubblico italiano non è in discussione”, dopo che:
  • il 4 settembre 2018 già Morgan Stanley suggerì che i listini italiani erano buoni e che i prezzi già scontavano l’Eurexit, ed ancora
  • a Bali Tria incontra il Segretario del Tesoro Mnuchin e
  • dopo le elezioni Midterm, da Gennaio 2019 Trump avrà il controllo della FED la più pesante tra le leve di comando USA, fino a oggi in pratica in mano agli Obamiani.

Questi 4 punti cosa comportano per la UE e per l’Euro? Per capirlo, è necessario analizzare a fondo questo articolo apparso il 13 ottobre su Handelsblatt:

https://www.handelsblatt.com/meinung/gastbeitraege/gastkommentar-ohne-kurskorrektur-droht-italien-eine-staatspleite/23173246.html

Il cui titolo in linea di massima è questo: “Fuerst (Economista dell’IFO): Schermare il debito degli stati europei da quello italiano onde evitare ricatti”. Nell’’unione in cui tutti ci vogliamo bene, appena l’Italia approva la riforma della legge Fornero Mario Draghi dovrà bloccare le banche (controllo capitali)!

Nel 2011 Obama volle salvare UE, quindi i tedeschi, assieme a Italiani e Francesi, intervennero per salvare la Grecia e il sistema bancario europeo. Ora che le Banche tedesche (in teoria) sono state salvate, l’Italia può tranquillamente tornare alla lira:

Fuerst : “A country with its own currency can afford high public debt, because in an emergency it has the opportunity to obtain loans from its central bank and to stabilize the economy through currency devaluation”.

Tedeschi per la lira, il governo può ridurre il debito in emergenza chiedendo prestiti alla propria banca centrale stabilizzandosi da sola la propria economia tramite la svalutazione.

Ed ancora:

Fuerst : “In principle, the EU Commission could start the procedure against Italy. It could even impose financial sanctions. But then the would rather strengthen its verbal campaign against Brussels

Tedeschi contro Bruxelles: se Bruxelles sottopone a procedura di infrazione l’Italia e poi le impone sanzioni finanziarie, vedrà sollevarsi ancora di più l’odio verso la UE.

Quindi Fuerst aggiunge:

An Italian national bankruptcy would shake the banking system across Europe, the pressure to prevent a bankruptcy by outside help would be great, the rest of Europe can be blackmailed

Tedeschi contro i ricatti: gli italiani ci ricatteranno per il rischio contagio della bancarotta alle altre banche europee

Insomma, per finire, Berlino non vorrà mai la Troika a Roma perché non vuole esser costretta a metterci i propri soldi. Ciò significa che Berlino imporrà a Draghi il controllo ai movimento capitali, e con esso, di sicuro, il Bail-In su tutte le banche a corto di liquidità. Di tal guisa, le banche potranno tornare ad operare dopo adeguata tosatura (che, come sappiamo, significa far perdere alla clientela il denaro messo nel capitale delle banche, nei Bond, nei conti correnti sopra i 100.000 euro).

Si può sempre contare sui Tedeschi quando si vuole seguire una strada a loro contraria. Bruxelles è contro una nostra uscita dall’Euro, Berlino, invece, grazie all’ottusità delle sue élite conservatrici, che preferiranno rinchiudersi in una piccola Europa, senza cedere le posizioni di un solo metro, è per controllare i capitali, fare il bail-in e poi farci uscire.

E’ in atto un forte scontro fra Francoforte-ECB e Francoforte-Buba, la prima contro l’Eurexit, la seconda a favore.

A tutto questo, va aggiunto che a Trump di salvare UE ed Euro, come fece Obama nel 2011, non interessa affatto e, anzi, un’uscita dell’Italia dall’Euro compromette l’azione tedesca di truffa sul cambio (svalutazione del marco).

Chi urla è Bruxelles! Anzi, neanche più questa, dopo aver compreso che la guerra è oramai persa. I tedeschi hanno avvisato Bce e Commissione UE di non provocare la saluta dello spread perché loro non vogliono usare il proprio denaro per salvare gli amici sotto le alpi. Non è un caso se il Sole 24 Ore, il 13 ottobre, riporta le seguenti parole di Mario Draghi: “ottimista su una soluzione di compromesso”.

“Il Re è morto ma nessuno osa dirglielo”

(Aleksandar Naljak)