Spread e borsa: ah saperlo, saperlo

 di: Rita Pennarola lavocedellevoci.it

A contarli sono in netta, assurda e smisurata maggioranza, senza colpa. Gli ignari, nel grande osservatorio della conoscenza di economia e finanza stazionano in zone d’ombra, misteriosi meandri, irretiti da millantatori del governo gialloverde e da storici problemi di comprensione del fenomeno. Il tema, è svolto nel loro gergo astruso dai media specializzati e l’informazione quotidiana non s’impegna si impegna quasi mai nel tradurre in parole semplici, a tutti comprensibili, il ruolo dello spread, delle frecce in su e in giù dei titoli di borsa. Un paradosso esemplifica lo stato confusionale dei poveri cristi vittime dell’ignoranza. I telegiornali riescono si e no ad mettere in ansia il loro pubblico lanciando preoccupanti allarmi se il differenziale bot-bond tedeschi vola alto. Perché confrontarci con la Germania finanziaria? Perché è il più saldo e attendibile termine di paragone della finanza europea. Le conseguenze dello spread che s’impenna sono immediate e in qualche modo sconcertano i risparmiatori. Ma come, sale lo spread e salgono anche i tassi d’interesse dei nostri buoni del tesoro? Sembrerebbe una contraddizione. Non lo è. Semplice, per gli investitori stranieri e italiani non conviene acquistare i nostri titoli di Stato a interessi alti e il mancato acquisto costa miliardi di euro alle casse del Paese. Il “che ce ne frega” del binomio Lega-5Stelle confonde le idee agli italiani, che ipnotizzati dall’incosciente spavalderia del Ce l’ho duro Salvini e dell’imbonitore Di Maio, viaggiano ignari verso il disastro. Come spiegare l’altalena delle quotazioni in borsa? Milano oggi è a più 2,5 percento, domani a meno 1,8 e, così alternando guadagni e perdite, disorienta il piccolo e medio investitore. L’errore è pensare che il titolo X Y, salga e scenda per fenomeni di oscillazione fisiologica. Non è così. Il saliscendi è determinato dai grandi speculatori che vendono azioni ad alte quotazioni e ne comprano quando il mercato, condizionato da complessi fenomeni di mercato, le manda a picco. Qualunque consulente finanziario di buona professionalità e riconosciuta onestà, sconsiglia di investire i risparmi in azioni, se non in quote molto modeste, ininfluenti. L’illusione di arricchirsi gettandosi nella mischia dei giochi di borsa fa vittime ogni giorno, senza eccezioni. In corso di scrittura di questa nota lo spread se ne sta alla quota pericolosa di 311 punti e il rendimento decennale dei nostri titoli, ahinoi, è al 3,583 percento. La guerra civile all’interno del governo gialloverde sulla manovra del Def è di non poco conto e snobba con freddo cinismo i rischi sul futuro della nostra economia.

Andare in pensione appena possibile: sono in molti a tifare per questa trovata del governo. Pochi la osteggiano. Per esempio chi lavora d’ingegno, è in buona salute e sa di poter continuare a produrre con lucidità ed efficacia. Per esempio il giornalisti, costretti a lasciare nel pieno della loro maturità professionale.

I giallo verdi, contando di attirare consensi, hanno inventato la pensione quota 100 che permette di andare in quiescenza prima degli storici 65 anni. Il gatto e la volpe, il Ce l’ho duro Salvini e l’Incompiuto Di Maio, si guardano bene dal rivelare la mazzata su chi usufruirà della quota 100. Non dicono che si potrà perdere fino a un quinto dello stipendio. Ammesso che la retribuzione sia di 1.500 euro, la pensione subirebbe, in soldoni, la detrazione di 300 euro. In altre parole la pensione sarà decurtata dal 2% per chi ha 42 anni di contributi e di un massimo del 20%. Un esempio: un lavoratore che va in pensione a 62 anni con 38 di contributi, non riceverà 1.778 euro, ma 1.442.

Tito Boeri, presidente dell’INPS, massimo esperto del sistema pensionistico italiano, avverte che con la quota 100 i lavoratori del settore pubblico, se lasciassero a 62 anni, potrebbero perdere 500 euro al mese, pari al 21% rispetto al quanto sdarebbe spettato andando in pensione a 67 anni (legge Fornero). Comunque toccherebbe a meno di 400 mila. Ne vale la pena, si chiede Boeri? E commenta che la riforma Lega-5Stelle nei prossimi dieci anni si tradurrà in un incremento della spesa previdenziale di 140 miliardi (!!!). Udite, udite, grullini e leghisti. A proposito del taglio delle pensioni d’oro, Boeri precisa che i conti elaborati dall’INPS porterebbero risparmi per 150 milioni di euro l’anno nelle casse dell’Erario, cifra lontana dal miliardo sbandierato come fake news dal governo. Il condono contributivo, conclude Boeri, avrebbe un effetto devastante sui conti dell’INPS, cioè sulle pensioni di tutti gli italiani: solo a parlarne, è calato il gettito delle riscossioni.