Bankitalia, sui titoli di Stato è fuga degli stranieri

Andrea Montanari milanofinanza.it 19.10.18

ignazio visco

L’Italia è nel mirino non solo dell’Europa, ma anche dei grandi investitori internazionali. La complessa situazione politica successiva all’esito del voto elettorale dello scorso 4 marzo pesa parecchio sulla fiducia che viene riposta nell’economia nazionale e nella solidità del sistema. E ovviamente, la bocciatura preventiva della Ue alla manovra finanziaria è l’ultimo campanello d’allarme. Questa situazione di difficoltà oggettiva è certificata dalla Banca d’Italia. Secondo il bollettino economico dell’istituzione di via Nazionale, “gli acquisti di titoli pubblici italiani effettuati da non residenti nel periodo tra gennaio e aprile (41,7 miliardi) sono stati più che compensati dalle vendite registrate in maggio e in giugno (57,9 miliardi nei due mesi), in concomitanza con le tensioni sui mercati finanziari del nostro paese. A luglio e agosto gli investitori esteri hanno venduto titoli del debito sovrano complessivamente per 8,7 miliardi”. Inoltre nel periodo gennaio-agosto i non residenti hanno ridotto le consistenze di titoli italiani di 42,8 miliardi. I disinvestimenti hanno riguardato soprattutto i titoli pubblici (24,9 miliardi) e le obbligazioni bancarie (12,4 miliardi). Una conferma del sentiment globale nei confronti dell’Italia, in attesa che entro fine mese si pronuncino poi le agenzie di rating: il 26 dovrebbe toccare a S&P’s.

Le tensioni sui mercati finanziari e in borsa, con lo spread che vola oltre quota 300 (ora è a 325 punti base) sta avendo un effetto negativo sull’andamento dei titoli del sistema bancario, che rischia così di essere minato nella sua ricerca di stabilità dopo anni difficili. “La situazione delle banche è in via di miglioramento ma gli istituti di credito risentono dell’andamento negativo in borsa”, certifica Bankitalia, per la quale “dall’inizio dell’anno le condizioni reddituali e patrimoniali delle banche sono significativamente migliorate. Tuttavia sia i corsi azionari, in rialzo di oltre il 10% nel primo quadrimestre, sia i premi per il rischio sui titoli obbligazionari del settore bancario hanno risentito delle incertezze del mercato finanziario italiano”.

Sempre su questo tema nel bollettino dell’istituzione governata da Ignazio Visco si legge: “A metà ottobre le quotazioni delle aziende di credito, che erano cresciute significativamente nel 2017, risultavano in calo rispetto alla prima metà dell’anno; i premi sui cds dei principali istituti erano più elevati di 40 punti base rispetto alla fine di giugno (di circa 110 rispetto alla fine di marzo). Anche il tasso medio sui nuovi prestiti alle imprese è lievemente aumentato, pur rimanendo su valori molto bassi nel confronto storico”.

In questo panorama complesso e articolato, c’è perà un elemento di positività. Perchè continuano a diminuire i crediti deteriorati in pancia al sistema bancario. Nel terzo trimestre è proseguito il miglioramento della qualità del credito: “Al netto delle rettifiche di valore, l’incidenza dei crediti deteriorati sul totale dei finanziamenti è ancora scesa, al 4,7% nel secondo trimestre”, si legge nel documento di via Nazionale.

Altro elemento che viene analizzato nel bollettino è la situazione economica del Paese. Perché, dalle elaborazioni effettuate dai tecnici di Banca d’Italia, la crescita economica prosegue, ma si sarebbe attenuata nel terzo trimestre. “Nel secondo trimestre la forte espansione degli investimenti ha contribuito a sostenere la crescita, mentre le esportazioni sono rimaste stabili, risentendo della debolezza del commercio mondiale. Gli indicatori congiunturali disponibili suggeriscono che nei mesi estivi la dinamica del prodotto avrebbe rallentato, attorno allo 0,1% sul periodo precedente, riflettendo un ristagno della produzione industriale, una prosecuzione della crescita nei servizi e un contributo moderatamente positivo delle costruzioni”, specifica ancora il bollettino. “Sono rimasti favorevoli gli indici di fiducia del settore edile, delle famiglie e delle imprese manifatturiere; specialmente per queste ultime sono tuttavia emersi segnali di minore ottimismo nel corso dell’estate, con l’inasprirsi delle tensioni commerciali internazionali. Il sondaggio condotto presso un campione di imprese dell’industria e dei servizi, si legge ancora nel bollettino, segnala per il complesso del 2018 la prosecuzione della crescita degli investimenti, sia pure in misura inferiore a quanto programmato a inizio anno”.

Infine, uno sguardo sui consumi delle famiglie che “sono rimasti invariati nel secondo trimestre, ma sarebbero cresciuti nei mesi estivi, sostenuti dal deciso aumento del reddito disponibile”, si legge nel bollettino. “Le immatricolazioni di autoveicoli sono diminuite per il secondo trimestre consecutivo”. Mentre, per quel che attiene al reddito disponibile, al netto dell’inflazione, “ha ripreso a crescere, beneficiando anche della spinta proveniente dal mercato del lavoro. Nella media dell’ultimo anno la propensione al risparmio è aumentata all’8%.