Credit Suisse taglia il giudizio sulle banche italiane. E’ il regno degli hedge

Elena Dal Maso milanofinanza.it 22.10.18

 

Gli analisti riducono i target price fino al 33% dopo il downgrade di Moody’s, a causa della nota di bilancio insostenibile e del braccio di ferro fra Roma e Bruxelles. Le vendite allo scoperto sugli istituti italiani arrivano a quasi il triplo di quelle sui titoli greci e ai massimi in Europa. Downgrade di Intesa e Banco Bpm

Giuseppe Castagna

Dopo il downgrade, venerdì sera, dell’agenzia americana Moody’s, oggi arriva la nota di Credit Suisse sulle banche italiane. Gli analisti prendono atto della bocciatura e di quelle in arrivo entro fine mese da parte delle altre agenzie di valutazione. Tengono conto, nelle loro valutazioni, della bozza di bilancio presentata la settimana scorsa con la “tassa sulle banche” (un imponibile aggregato di circa 9 miliardi in più, come ha calcolato milanofinanza.it con l’aiuto di un analista esperto del settore) e delle tensioni crescenti fra Roma e Bruxelles.

Il risultato è una riduzione fino al 33% dei prezzi obiettivo del settore finanziario in Italia. Con una previsione che l’attuale binomio Lega-M5S non andrà avanti unito a lungo, dietro l’angolo si intravede un governo tecnico, ma questo non aiuterà molto il Paese. Le previsioni sono infatti di una forte volatilità di Piazza Affari e del mercato dei Btp, in vista delle elezioni europee a maggio 2019.

Fra l’altro, nota il Credit Suisse, gli short sellers, i venditori allo scoperto, si sono concentrati negli ultimi mesi con particolare attenzione sull’Italia, prendendo di mira le banche di medie dimensioni, caratterizzate da un elevato flottante, il che permette tecnicamente di prendere posizioni importanti al ribasso.

Con l’effetto che la banca più venduta allo scoperto in Europa è il Banco Bpm , con un netto negativo del 9,9% (ma tecnicamente potrebbe essere anche del 10,4%, perché vengono registrate le posizioni corte nette solo a partire dallo 0,5%), la seconda è Bper  con il 7,1%, segue Ubi con il 6,2%, contro il 3,5% della Banca del Pireo in Grecia, a seguire il 3% del Portogallo e il 2,7% della Spagna.

Oggi le banche italiane scambiano a 0,57 volte il rapporto price to book value (valore di mercato/patrimonio netto), che le rende di primo acchito a buon prezzo, ma il valore è ancora “molto alto rispetto alla crisi precedente del 2011-2012”, nota Credit Suisse. Allora il ratio era di 0,5 fino a 0,4 volte il price to book value. I prezzi sono poi del 16% più alti se confrontati con una crisi più recente, quella del 2016 sulle paure di un’Italexit (presenti, peraltro, anche oggi sul mercato dei Cds italiani, nonostante il diniego della politica).

Agli effetti pratici, Credit Suisse taglia i ricavi core del settore in media del 2,7% per il 2018, del 5,3% per il 2019 e del 5,2% per il 2020, alza di ben 100 punti base il cost of equity, abbassa di conseguenza il coefficiente di solidità patrimoniale, Cet 1 ratio, per il 2019 di 12 punti base (nel passaggio da agosto a ottobre) e aggiunge 40 punti base di add-on sui requisiti di capitale a causa dello spread. Non aiuta l’introduzione della tassa sulle banche da parte del governo. Se il rating dell’Italia scendesse sotto il livello investment grade (quindi a junk), il Cet1 ratio delle banche perderebbe ben 90 punti base.

Quindi il giudizio su Intesa Sanpaolo  viene portato da outperform a neutral, il Cost of Equity dal 10,5% di agosto all’11,2% di ottobre, con un Cet 1 ratio invariato al 13,3%. Il target price scende da 3 a 2,3 euro (-20,7%).

Unicredit: il giudizio neutral è confermato, il cost of equity passa dal 10,9% al 12,2%, il Cet 1 ratio scende dal 12,8% di agosto al 12,5% di ottobre. Il prezzo obiettivo passa da 16,5 euro a 14,2 euro (-10,7%).

Ubi Banca: rating neutral invariato, cost of equity in salita dal 10% al 12%, il Cet 1 ratio passa dall’11,9% di agosto all’11,7% di ottobre. Il target price scende da 3,7 a 3,3 euro (-13,7%).

Mps: underperform confermato, il cost of equity sale dal 10,5% al 12,5%, mentre il Cet 1 ratio scende dal 12% all’11,6%. Il target price viene tagliato da 2,4 a 1,65 euro (-25%).

Banco Bpm : rating ridotto da neutral a underperform, cost of equity in rialzo dall’11% al 12,5%, Cet 1 ratio in calo dal 12,2% all’11,6%. Target price portato da 2,4 euro (di agosto) a 1,7 euro (-32,8%).

Bper: rating neutral confermato, cost of equity in rialzo dal 10,5% al 12%, Cet 1 ratio in calo dal 12,1% all’11,9%. Prezzo obiettivo tagliato da 4,9 euro di agosto a 4,1 euro di ottobre (-14,8%).