SPY FINANZA/ Patrimoniale e svendite di banche, il vero pericolo per l’Italia

Si parla molto del downgrade di Moody’s e della bocciatura della manovra da parte dell’Ue. Ma per l’Italia il rischio economico è un altro. MAURO BOTTARELLI ilsussidiario.net 22.10.18

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Chissà se adesso, dopo il declassamento-farsa di Moody’s, l’avete capito che è tutta una colossale pantomima, dalla quale usciremo più poveri e più schiavi. Ma felici e sovrani, esattamente come vogliono farci credere. Così, tanto per evitare che la gente prenda davvero coscienza del mondo in cui vive e, invece di votare per rivoluzionari da condono e semi-analfabeti politici ed economici, ovvero i perfetti servi sciocchi del sistema, cominci a porre in essere davvero le basi per un cambiamento radicale. «Il declassamento di Moodys’? Lo accolgo con un sorriso. Il risparmio italiano è solido», ha dichiarato il ministro Di Maio, uscendo dal Consiglio dei ministri di sabato. Fossi in voi, comincerei a tremare. E a controllare l’internet banking nelle notti del fine settimana, a istituti chiusi: la “sindrome Amato” da prelievo emergenziale è già nell’aria. Se affinate un po’ il naso, ne si colgono i miasmi.

Oggi probabilmente lo spread potrebbe fare il pazzo. Lasciateglielo fare, perché ormai conta poco, almeno sul medio periodo. Perché Moody’s con la sua nota ha certificato che l’Italia, in realtà e se volesse davvero arrivare allo scontro, non avrebbe poi così tanto da temere. Quantomeno, nell’ambito strettamente europeo che la vulgata corrente di governo vuole venderci come nemico pubblico numero uno e ostacolo verso un futuro di unicorni e cieli azzurri. L’Ue sta facendosela letteralmente addosso, minaccia senza costrutto, colpisce a caso e il più delle volte a vuoto, facendo roteare il pugno in aria tanto per provare a impressionare. Ma fa solo tenerezza, come certi pugili suonati che rivivono le glorie del passato dentro i bar di periferia.

I continui cambi di tono e le aperture di credito di Pierre Moscovici durante la sua recente visita a Roma parlano da sole, non serve il protagonista di The mentalist per decodificarle. E tutto per il semplice fatto che o Draghi si inventa qualcosa e in fretta, altrimenti gli altarini saltano per tutti. Per primi, francesi e belgi con il loro debito privato fuori controllo, come ci mostra il grafico di Bank of America-Merrill Lynch sugli hotspots debitorii ritenuti realmente più rischiosi. E vogliamo parlare della bolla immobiliare svedese? O del tanto declamato fondo sovrano norvegese, il quale da trimestri – stante il prezzo del petrolio lontano dai vertici anche recenti – sta operando da bancomat per la spesa corrente delle Stato, messa a dura prova per la prima volta dalle mancate entrate? O del mercato automobilistico tedesco, crollato a livelli da mani nei capelli, come certificano i conti di Bmw prima e Daimler non più tardi di venerdì scorso, tanto che il titolo Mercedes si è schiantato al minimo da due anni al Dax?

Guardate attorno, sta crollando tutto. Giorno dopo giorno. I Golia che vorrebbero dettare legge sono null’altro che tanti altri Davide cui trema la mano, mentre brandisce la pietra. Ovvio, poi toccherà a noi. Ovvero, alle nostre aziende. Ma, forse, sarebbe un bene: per il semplice fatto che, almeno, prenderemmo coscienza di come stanno davvero le cose, invece di continuare a vivere dentro un film. Moody’s, nella sua nota di downgrade, ha letteralmente fatto a pezzi la Manovra del governo. Ma ha fatto anche di più. Ha parlato di rischio di uscita dall’euro in aumento, se si continuerà la guerra di nervi con Bruxelles (idiozia sesquipedale) e, soprattutto, della grande ricchezza privata italiana – risparmi e immobili – come cuscinetto per eventuali shock. Questo deve fare paura, non il rating Baa3. Basti ricordare le parole del ministro Di Maio. O l’aiuto degli italiani al governo già evocato più di una volta dal ministro Salvini.

Il rating Baa3, signori, di fatto è un regalo. Perché ti garantisce l’investment grade, quindi nessun fondo – pensione in testa, i più sensibili a certe variazioni mediatiche – è obbligato per statuto a liquidare le posizioni, essendo divenute troppo a rischio per gli investitori. Di fatto, Moody’s ha reso pressoché nullo il giudizio atteso per questa settimana da Standard&Poor’s: la quale può anche declassarci a “spazzatura” – e probabilmente lo farà, dovendo recitare la parte del poliziotto cattivo nella farsa in atto -, ma quel Baa3 ci mette al sicuro. Oltretutto, con outlook stabile: come dire, dai cambiate un pochino la manovra che tutto va a posto! Siamo davvero al ridicolo. E sapete cosa c’è? Che, paradossalmente, se anche sia Moody’s che Standard&Poor’s ci sbattessero nell’inferno del junk, l’impatto sarebbe forte ma gestibile.

Primo, per quanto ha detto Moody’s, rispetto al patrimonio privato del Paese, una garanzia implicita – ancorché drastica – di solvibilità superiore a quella dell’80% dei altri Stati membri con rating più presentabili in società. Secondo, perché siamo nella stessa condizioni in cui è stato il Portogallo delle eterne crisi di governo degli ultimi due anni: l’investment grade ce lo garantisce – almeno fino all’autunno 2019 – l’agenzia di rating canadese Dbrs, quindi non solo le nostre banche possono utilizzare Btp come collaterale nelle operazioni repo sul mercato per finanziarsi (fondamentali, ancorché note solo agli addetti ai lavori), ma, in caso di emergenza, la Bce può comprare il nostro debito senza violare alcuna regola. Non lo sapevate, vero? E invece è così, piaccia o meno ai manovratori.

E, guarda caso, la fiammata di venerdì mattina dello spread, quando ha sfondato quota 340 punti base, è stata dovuta alla liquidazione via collaterale di Btp da parte proprio di nostre banche che avevano necessità di finanziarsi in dollari sul mercato attraverso degli swaps. Era tutto interno, nessuna fuga degli investitori per la pantomima a Porta a porta e la presunta crisi di governo sul condono. Balle, vi raccontano soltanto balle. Ricordatevi una cosa: l’unica emergenza, vera e condivisa, è creare le condizioni affinché la Bce possa continuare a sostenere l’eurozona in qualche modo dal 1 gennaio 2019 in poi, il resto sono false emergenze. Strumentali a molti scopi, ma non certamente allarmanti. Altrimenti, spiegatemi come mai dopo quella fiammata iniziale, lo spread venerdì ha chiuso a 315? Davvero pensate che sia per l’ok di Salvini a chiudere l’incidente con la sua bella diretta Facebook dal Trentino con laghetto sullo sfondo? Siete troppo intelligenti per cascarci, lo so.

Il nostro spread ha al timone la Bce, quindi nessuno è così pazzo da andare contro una Banca centrale che opera da backstop con intenti speculativi. Tanto più con le autorità monetaria e politiche dell’Unione ormai a fine mandato e il voto (oltre al Brexit) alle porte. Certo, da quando è iniziata la pantomina della “manovra del popolo” lo spread è salito e ora vede la poco incoraggiante quota 300 come suo pascolo naturale, ma pensate che questo non sia strumentale a qualcosa? A vostro modo di vedere, come è possibile che con la magnitudo di effetti collaterali che sta già oggi precipitando sull’eurozona dallo scontro commerciale fra Usa e Cina, il nostro export ancora mantenga in linea di galleggiamento le prospettive di crescita dell’Ue, riviste al ribasso ma non tagliate con l’accetta?

Semplice, la Bce sta usando l’instabilità politica creata dalla crisi italiana come strumento monetario per tenere artificialmente basso il cambio dell’euro sul dollaro, garantendo ancora competitività alle nostre esportazioni, tedesche in testa. E, oltretutto, senza incorrere nell’accusa da parte di alcuno di essere un manipolatore valutario: mica è colpa di Draghi se qui il Governo fa un’idiozia dopo l’altra, d’altronde e i mercati non gradiscono! Aprite gli occhi e provate a guardare sotto il pelo dell’acqua, altrimenti rendete troppo facile il lavoro sporco a chi di dovere. A chi, se non lo avete capito, punta al bersaglio grosso del benessere privato di questo Paese. Il quale non viene preso e requisito, ma viene drenato attraverso operazioni in stile Grecia post-salvataggio, ovvero acquisizioni di assets.

Perché, a vostro modo di vedere, dal meeting del Fmi a Bali qualcuno ha sentito il dover di far sapere alla Reuters che se l’Italia o le sue banche andassero in crisi di liquidità, potrebbero essere aiutate solo nell’ambito di un piano di salvataggio europeo, quando di fatto l’ipotesi appariva meramente di studio, nei fatti? Cosa pensate, che arrivi a casa qualche emissario dell’Ue tipo Men in black a estorcervi denaro o gioielli o le chiavi della macchina? No, si comprano le filiali bancarie a quattro lire, quando i nostri istituti saranno schiacciati dall’abnorme carico di Btp che hanno in pancia (oltre al residuo delle sofferenze, in gran parte regalate ai fondi speculativi Usa) e saranno costretti ad aumenti di capitale e tagli dei costi senza precedenti. E se hai in mano le banche, gestisci i risparmi ma anche i mutui.

Cosa ha fatto impennare lo spread della Spagna venerdì, a vostro modo di vedere? Il contagio italiano, come vi hanno raccontato? No, una bella sentenza della Corte Suprema di Madrid che imponeva alle banche di sobbarcarsi il costo della tassa notarile sulle compravendite immobiliari. Boom! Il comparto bancario è crollato in Borsa, l’Ibex è andato in rosso e lo spread alle stelle. Guarda caso, dopo poche ore, la Corte Suprema spagnola – a mercato ancora aperto – ha detto che convocherà un’assemblea straordinaria per discutere sul caso. Come dire, ci siamo sbagliati. Qualcuno deve avere fatto una telefonata. Tutto il mondo è Paese. E, soprattutto, non c’è nulla che non graviti attorno agli interessi privati, in questo caso diffusisi come un’infezione in atti drammaticamente pubblici, come i conti e le scelte economiche di un Paese. Il problema è che per gestire in maniera furba questo periodo, di fatto senza precedenti e temo senza una seconda chance, ci vorrebbe un Governo degno di questo e non un’accozzaglia di residuati da condono e cacciatori di scie chimiche. Ma, come vi dico da sempre, se sono andati al potere, quando Carlo Cottarelli era pronto a firmare, zainetto in spalla fuori dal Quirinale, è perché qualcuno ha ragionato proprio in base a queste direttive di emergenza: serviva un casus belli. Grosso e chiassoso. E l’Italia era perfetta.

Occorreva però mettere al timone, solo formalmente visto che a guidare il Paese ci pensa la guidance della Bce su asse con Commissione Ue e Quirinale, qualcuno politicamente così poco intelligente da non capire di essere ampiamente utilizzato e manovrato, proprio mentre sta gonfiando il petto, lucidando le cornici d’argento del proprio ego e giocando il ruolo del rivoluzionario che sfida Bruxelles. Li hanno trovati, gente con un physique du role perfetto e una maggioranza di opinione pubblica talmente schifata ed esasperata dalla precedente classe dirigente che si è bevuta l’intera narrativa come non si farebbe nemmeno con un bicchiere d’acqua fresca trovato nel pieno del deserto. Sapete qual è l’unico, reale rischio che corre l’Italia nel breve-medio termine, in caso la Bce non riesca veramente a fare qualcosa per tamponare l’impatto della nuova crisi finanziaria e del suo combinato con la guerra commerciale Usa-Cina, in chiave spacca-euro? Fate che io mi sbagli e che l’Eurotower non riesca a garantire sostegno alle necessità di finanziamento delle aziende (e non degli Stati, il grande abbaglio), costringendole ai costi del mercato obbligazionario imposti de facto dalla politica di rialzo della Fed o alle forche caudine del sistema bancario. Poi mi direte quali rumori e quali umori sentirete alzarsi dai mitici capannoni del Nord. Altro che condono o flat-tax, lì sarà la desertificazione potenziale del tessuto economico e produttivo. Ciò che fa comodo a molti. E non soltanto a Parigi e Berlino, fidatevi.