Banche ostaggio dei ‘Signori dello spread’, Giorgetti rievoca lo spettro aumenti. MPS prima indiziata

Con spread a 400 le banche andranno in sofferenza e il governo potrebbe trovarsi costretto a intervenire. Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, è tornato ieri sera sull’argomento spinoso delle banche che rischia di creare nuove spaccature all’interno del governo considerate le differenti posizioni tra Lega e M5S. Giorgetti intervenuto a Porta a Porta ha sottolineato che, nel caso tale scenario di difficoltà delle banche si materializzi, non bisogna commettere gli stessi errori del governo Renzi aspettando più di un anno prima di procedere al salvataggio delle banche.

“Se lo spread andrà verso quota 00, è evidente che gli attivi delle banche andrebbero in sofferenza e saranno necessarie delle ricapitalizzazioni”, ha detto l’esponente di spicco della Lega, aggiungendo: “Spero non accada, ma se dovessero ripetersi situazioni come quelle del passato, dovremmo intervenire immediatamente e senza indugio. Perdere tempo provocherebbe solo ulteriori danni”. Il riferimento è a quanto fatto dal governo Renzi che aspettò “un anno, un anno e mezzo” prima di ricapitalizzare Mps con l’ingresso dello Stato nel capitale.

Mps e non solo, l’affondo del FT e la difficile posizione del M5S

Interpellato ieri su Mps e se la situazione iniziasse a essere preoccupante, il vice premier Di Maio si è limitato a dire che il governo sta monitorando la situazione. In serata è anche intervenuto a La7 dicendo che “con Renzi lo spread era basso perchè dava i soldi alle banche”, facendo intendere che il Movimento 5 Stelle mantiene una posizione critica verso misure di sostegno alle banche.

Proprio Mps potrebbe essere il primo scoglio da superare per il governo nel caso si aggravasse la situazione. L’istituto senese è controllato dallo Stato e proprio ieri ha toccato i nuovi minimi storici con un tonfo del -62% da inizio anno. Banca MPS risulta uno degli istituti più vulnerabili allo spread anche alla luce dell’elevata esposizione ai BTP. L’istituto senese ha in pancia circa 21 mld di Btp e patrimonio sotto i 9 mld (dati al 30/6/2018).

Oggi il Financial Times avvisa come il destino delle banche italiane sia legato ai “signori dello spread”, così come li chiama Matteo Salvini. In particolare quelle più deboli sono escluse dai principali mercati di finanziamento e impossibilitate a raccogliere capitali a tassi economici. Il quotidiano finanziario cita Monte dei Paschi e Carige che rischiano che saltino gli accordi con le autorità dell’UE (emissione di bond entro fine anno per rafforzare i loro coefficienti patrimoniali)

 

Banche e “guaio” spread

 

In un report sul settore bancario gli analisti di Equita rimarcano come ai prezzi attuali le banche scontino un aumento del 30% degli NPL nei prossimi 2 anni e un rallentamento del PIL a circa +1%. La pubblicazione degli stress test il 2 novembre, rimarca Equita, potrebbe portare il mercato a scontare un aumento dei P2 requirement in caso di performance negativa (riduzione CET scenario avverso superiore all’esercizio 2016) con conseguente aumento di percezione di rischio sul capitale.

Le banche hanno circa 188 mld di esposizione TLTRO di cui metà in scadenza a giugno 2020. “Ipotizzando il rinnovo del 50% del funding con la Bce – argomenta Equita – le banche nel 2019-21 devono emettere circa 45 mld per uscire dal TLTRO, oltre a 86 mld per rifinanziare i bond in scadenza. L’aumento del costo del funding rispetto a giungo comporta un impatto negativo del 6% sugli utili. C’è poi la stretta fiscale del governo che comporta un ulteriore impatto negativo del 6% sugli utili 2019-20.

 

Secondo i calcoli di Altroconsumo Finanza, nel caso lo spread arrivasse a 400, Mps e Banco Bpm sarebbero le prime a dover ricorrere a un aumento di capitale; se arrivasse a 500 dovrebbe ricapitalizzare Ubi Banca, mentre per Unicredit e Intesa la necessità di una ricapitalizzazione scatterebbe solo a quota 600.