Il Governo costituisca una rete di banche pubbliche. I trattati UE non lo impediscono né lo vietano

Davide Mura quelsi.it 25.10.18

Una domanda che ci si pone da qualche tempo è perché il Governo italiano non abbia (ancora) costituito una banca pubblica, o meglio una rete di banche pubbliche. E’ una domanda che meriterebbe una risposta che qui non è possibile dare. E’ vero che lo Stato italiano possiede l’85% della proprietà di Cassa Depositi e Prestiti, ma CDP non è una banca pubblica nel senso vero del termine. E’ una società per azioni che eroga finanziamenti allo Stato, agli enti pubblici e alle imprese, ma non è certo sufficiente per definirla banca pubblica, soprattutto perché non è soggetta ad alcun regime pubblicistico (ma le differenze non finiscono qui, come spiega lavoce.info).

Eppure, i trattati UE non impediscono a uno Stato membro di possedere delle banche, né di utilizzarle, entro certi limiti, per erogare il credito ai privati e per finanziare il debito pubblico. Infatti, le banche pubbliche godono di un regime eccezionale proprio sul punto. Vediamo che dice l’art. 123 TFUE:

Sono vietati la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia, da parte della Banca centrale europea o da parte delle banche centrali degli Stati membri (in appresso denominate «banche centrali nazionali»), a istituzioni, organi od organismi dell’Unione, alle amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di diritto pubblico o a imprese pubbliche degli Stati membri, così come l’acquisto diretto presso di essi di titoli di debito da parte della Banca centrale europea o delle banche centrali nazionali.

Le disposizioni del paragrafo 1 non si applicano agli enti creditizi di proprietà pubblica che, nel contesto dell’offerta di liquidità da parte delle banche centrali, devono ricevere dalle banche centrali nazionali e dalla Banca centrale europea lo stesso trattamento degli enti creditizi privati.

Se il primo paragrafo, dunque, stabilisce che le banche private non possono concedere scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia (ivi compreso l’acquisto diretto di titoli del debito pubblico), questo divieto non si applica agli enti creditizi di proprietà pubblica.

Dunque ci si domanda perché lo Stato italiano, pur avendo la possibilità di creare un’intera rete di banche pubbliche, ancora non vi abbia provveduto. E’ indubbio infatti che questa rete potrebbe realizzare, almeno parzialmente, quella parte della Costituzione disattesa sistematicamente dal modello economico europeo e costituirebbero un efficace cuscinetto contro la speculazione operata sui titoli del debito pubblico, mettendoci al riparo non solo dall’arroganza dell’eurocrazia, ma anche da un sistema che tende a destabilizzare i processi democratici, aleggiando lo spettro della bancarotta.

La Germania pare che abbia capito (da un pezzo) l’importanza delle banche pubbliche. Così mentre noi ci affrettavamo a privatizzare il sistema bancario, i tedeschi consolidavano un sistema bancario che ha permesso loro fino a oggi di fare la morale agli altri, ivi compresa l’Italia. Infatti, è noto che la fetta di mercato maggioritaria del sistema creditizio tedesco è costituito da banche di diritto pubblico (con un rating superiore a quello di CDP) e da banche di credito cooperativo (che fuggono alla grinfie della legislazione europeista e vengono disciplinate solo ed esclusivamente dalla legislazione nazionale). Questo ha da sempre permesso allo Stato tedesco di controllare con maggiore efficacia il flusso di credito da e per l’economia reale, e di sottrarlo per la sua gran parte alla legislazione comunitaria e alle sue distorsioni.

Anche altri paesi dell’eurozona come Francia e Spagna hanno le loro banche pubbliche. L’Italia, come si è detto più su, non ne possiede nemmeno una; CDP – si ribadisce – non è una banca pubblica nel vero senso del termine, seppure abbia compiti istituzionali simili a una banca pubblica e per certi versi ne assume le veci. La verità è che sarebbe ora di invertire la tendenza privatizzante e rimettere mano al sistema bancario per riassegnarli i compiti costituzionali a cui è preposto, magari in parte nazionalizzandolo e in parte rafforzando il sistema di credito cooperativo che – come si è detto – sfugge al controllo della legislazione bancaria europea.

Foto By Lalupa [CC BY-SA 4.0 ], from Wikimedia Commons