Ma i mutui seguono lo spread?

Valerio Malvezzi – 24 Ottobre 2018 ilpopulista.it

Economista, docente all’Università di Pavia, il prof. Malvezzi demolisce uno dei più recenti e ricorrenti luoghi comuni nonché cavallo di battaglia della Sinistra

Ma i mutui seguono lo spread?

Da settimane, su tutti i giornali, si sente lanciare l’allarme, perché lo spread alzerebbe automaticamente i mutui sulla casa. Cominciamo con il dire che esistono diverse accezioni di spread. Lo spread altro non è che un differenziale, che misura il rischio, secondo una nota relazione della finanza, che vuole che a maggior rischio (percepito, ex ante) corrisponda maggior rendimento preteso dal finanziatore. 

Il mutuo, sia aziendale sia personale, come ogni debito, ha un costo del debito. Tale costo del debito dipende da un tasso base, detto solitamente anche risk free (privo di rischio, che remunera sostanzialmente l’inflazione), al quale si somma un premio al rischio, detto spread. Per esempio, se – da manuale – al tasso base poniamo dell’1% si sommasse un credit spread di 300 basis points (punti base), il prenditore di fondi dovrebbe pagare al prestatore di fondi il 4% di tasso. Questa regola vale per i contratti bancari ordinari, ma vale anche nella negoziazione dei titoli di Stato. 

In questa seconda accezione, si parla di spread, convenzionalmente, tra Paesi aventi diverso rischio percepito; convenzionalmente, la Germania viene – a torto o ragione – considerato il Paese di riferimento. Ergo, si intende qui una diversa accezione di spread, cioè quella tra titolo di stato decennale tedesco (Bund) e titolo di stato decennale italiano (BTP). Anche in questo secondo caso, lo spread misura il differenziale di rischio, e fa pagare al finanziatore più rischioso un “sovrapprezzo”. 

Ciò premesso, per quale ragione dovrebbe aumentare un mutuo della casa se, poniamo, aumentasse lo spread tra titoli di Stato? La ragione per cui il costo del denaro riferito al mutuo aumenta è, come visto, determinata da due componenti, e cioè il tasso base e lo spread. Ma questo spread, nel caso del prenditore di fondi, dipende dal rischio del soggetto affidato (impresa o persona fisica), e quindi dall’analisi del rischio del soggetto affidato basato sul rating interno bancario sul mutuatario stesso. Ergo, non esiste nessuna correlazione con lo spread tra titoli di Stato.

Pertanto, nel ragionamento di coloro che sostengono che lo spread tra titoli di Stato farebbe automaticamente aumentare il costo del mutuo della casa, sta il fatto che dovrebbe, a loro parere, alzarsi l’altra componente che non dipende dal contraente del mutuo, e cioè il tasso di base. Ora, qui ci sono due eventualità.

Se il mutuo è contratto a tasso fisso, nulla quaestio; semplicemente, non esiste il problema. In questo caso, per chi abbia contratto un mutuo a tasso fisso, spaventare il cittadino è semplicemente un non senso. Allora, il problema sarebbe limitato solo ai mutui variabili. Se non che il tasso base di questi mutui non è affatto legato allo spread tra titoli di Stato, ma all’euribor, che è un tasso di riferimento interbancario, che a sua volta non è certo legato alla dinamica del solo rapporto tra Italia e Germania. L’euribor storicamente aumenta per due ragioni e cioè o per decisione autonoma del sistema centrale bancario, o per situazione di grave patologia dello stesso (per esempio, dopo la “crisi” del 2008, quando si assistette a una anomala cessazione del finanziamento interbancario, per effetto della sfiducia). Nuovamente, tali due ipotesi sono legate allo spread. Infatti, l’euribor è curva anelastica – non varia – allo spread.

A questo punto, i sostenitori della “rata del mutuo che aumenta per lo spread” vi diranno che però, in ipotesi, non nel breve termine, ma nel medio termine, i maggiori costi del sistema bancario potrebbero tradursi, in caso di aumento dello spread tra titoli di stato italiani e tedeschi, sul costo di base del denaro (euribor). Costoro sostengono con sicumera che “il maggior costo le banche lo scaricheranno sui cittadini”. Io non ragiono delle ipotesi, ma del dato storico, e vi dico che, negli ultimi dieci anni, questo fenomeno non si è verificato. Al contrario, vi dimostro che nel medio termine, al contrario di quello che sostengono costoro, è successo esattamente l’opposto; a fronte di un forte aumento dello spread, la rata del mutuo (e non l’euribor, si badi bene) è addirittura mediamente scesa.
Si veda il grafico seguente (in arancio lo spread, in grigio i tassi medi dei mutui variabili).

(fonte: Win The Bank Research su dati Bankitalia)

Il grafico dimostra che nel medio termine, dal 2015 al 2018 a fronte di un forte aumento dello spread BTP/Bund (più che raddoppiato), i tassi medi italiani su mutui variabili non solo non sono aumentati, ma sono scesi.
L’economia non è scienza esatta, e quindi potrebbe in futuro verificarsi situazione diversa, ma storicamente questa è la relazione tra le due variabili, e non vi è dunque alcuna pretesa di scientificità nel terrorizzare la gente su un riallineamento automatico verso l’alto dei mutui che, come si è dimostrato, non è accaduto.

Piuttosto, chiediamoci perché molti commentatori spaventino i cittadini scegliendo i mutui della casa, come paragone. Semplicemente, perché i sociologi sanno bene che, se parlassero di azioni od obbligazioni, farebbero preoccupare circa il 5% della popolazione, mentre parlando di mutuo sulla casa si spaventa un numero dieci volte superiore di persone, tra gli italiani.