Nessun favore all’Italia. La Bce di Draghi si chiama fuori dai guai del governo M5S-Lega

Rischio Italia, la Bce prende le distanze e rivendica la propria indipendenza: nessun favore a Roma, nessun trattamento speciale, nessun tentativo di frenare né la corsa dello spread né di aiutare le banche alle prese con il carico sempre più scomodo dei BTP. Tanto più se a lanciare il salvagente deve essere una banca centrale capitanata da un italiano.

Mario Draghi non vuole certo lasciare lo scranno più alto dell’Eurotower, il prossimo anno, assediato dalle accuse di aver favorito in qualche modo il suo paese.

D’altronde, queste accuse si sono già susseguite nel corso degli anni e sono arrivate puntualmente dal fronte tedesco ogni volta che Draghi ha lanciato qualche misura che potesse essere anche solo sospettata di avere un effetto salvifico per Roma.

Il banchiere si chiama così fuori dai guai del governo M5S-Lega. E’ tutto chiaro fin dall’inizio quando, nel decidere di lasciare invariati i tassi di interesse, la Bce comunica che la riduzione degli acquisti di asset effettuati attraverso il QE proseguirà secondo la tabella di marcia stabilita: 15 miliardi di euro di acquisti al mese, fino alla fine dell’anno. Poi, stop al Quantitative easing, noto anche scudo BTP nel caso dell’Italia.

reinvestimenti, invece, proseguiranno fino a quando sarà necessario, ma non si tratta certo di una novità.

Anche l’outlook sui tassi rimane invariato: il loro valore rimarrà pari a quello attuale almeno fino all’estate del 2019,  e comunque fino a quando ce ne sarà bisogno. Anche qui, nessuna sorpresa.

Fermo restando che la politica monetaria della Bce rimarrà accomodante, non c’è nessuna intenzione di posticipare quanto era stato preventivato già nelle ultime riunioni.

L’Italia, insomma, non ha spaventato Draghi & Co o, se lo ha fatto, comunque non al punto da convincere Francoforte a riconsiderare le proprie scelte, sia in termini di QE che di tassi.

Nessun favore al governo M5S-Lega, ‘non finanziamo i deficit’

La determinazione a non fare nessun favore all’Italia è chiara laddove Draghi sottolinea che non è compito della Bce finanziare il deficit, visto che la banca centrale si occupa di politica monetaria, e non di politica fiscale.

A chi gli fa notare come sia la stessa indipendenza della Fed a essere minacciata dalle continue lamentele che arrivano dal presidente americano Donald Trump, sempre più irritato con Jerome Powell per i rialzi dei tassi sui fed funds, il banchiere risponde deciso:

“L’indipendenza della banca centrale è una cosa preziosa. E’ preziosa perchè è essenziale per la credibilità delle banche centrali, e la credibilità è essenziale per l’efficacia” delle misure promosse. Su questo non si discute.

Dunque, la Bce andrà dritta per la sua strada, così come ha fatto la Federal Reserve. E lo farà togliendo la spina del QE così come sta facendo, anche se gli ultimi dati in arrivo dall’Eurozona hanno confermato una fase di indebolimento.

Certo, ci sono “alcune incertezze”, come i timori di una escalation della guerra commerciale tra gli Usa e la Cina, la Brexit, appunto la legge di bilancio varata dal governo italiano per il 2019, bocciata giorni fa dalla Commissione europea , a causa di una “deviazione senza precedenti dalle regole del Patto di stabilità e di crescita.

Ci sono anche altri ostacoli per l’Eurozona, come le vulnerabilità dei mercati emergenti e la volatilità dei mercati finanziari.

Detto questo, la crescita sta tornando al suo potenziale e anche l’inflazione è attesa in recupero, entro la fine dell’anno, complice l’assist che arriva dall’aumento dei salari.

Ma cosa si può fare per arginare il rischio Italia? Assillato da domande sul paese dalla platea dei giornalisti Draghi rende noto che, nella riunione odierna del Consiglio direttivo della Bce, era presente oggi anche il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis, che si è detto favorevole al dialogo con Roma.

Il numero uno della Bce afferma di conseguenza di non essere ottimista, ma di essere fiducioso che un accordo con la Commissione europea, alla fine, sarà trovato.

Tuttavia, alla domanda sulla possibilità che lo spread BTP-Bund arrivi a quota 400 punti base e sugli effetti che un tale valore avrebbe sui bilanci delle banche italiane, risponde:

Non ho la sfera di cristallo. Ma sì, c’è un legame tra il debito sovrano italiano e le banche italiane (il famoso doom loop)”.  Di conseguenza, “se (i BTP) perdono valore”, è ovvio che ciò abbia ripercussioni sui capitali degli istituti”.

Soluzioni? Sicuramente non mettere in discussione l’esistenza dell’euro e avviare politiche che tendano a ridurre gli spread, in un contesto in cui le tensioni sui mercati finanziari italiani si sono già tradotte, per l’Italia, in un aumento dei tassi sui mutui e sui prestiti, a scapito delle famiglie e delle imprese italiane.

Stupisce in ogni caso il fatto che nella riunione della Bce non si sia parlato neanche dei cambiamenti che, a partire dall’anno prossimo, interesseranno il capital key, nell’ambito di una revisione che viene effettuata ogni cinque anni.

Il capital key stabilisce che la Bce può acquistare debiti sovrani in proporzione alla quota che ogni paese detiene nell’azionariato della Bce stessa. In generale, come ha ricordato un articolo di Bloomberg, il piano QE è stato concepito per riflettere la proporzione del Pil e della popolazione di ogni paese membro dell’Eurozona.

Gli aggiornamenti previsti all’inizio dell’anno prossimo, tuttavia, sono destinati a penalizzare proprio paesi come l’Italia e la Spagna, che assisteranno a un calo delle loro percentuali, rispetto ai calcoli del 2014, di circa il 7,5%. E per Bloomberg, in teoria ciò significa che Bankitalia potrebbe trovarsi costretta a smobilizzare bond italiani per 28 miliardi di euro, con effetti sul valore dei BTP sicuramente negativi, in un contesto politico già precario.

Ma di capital key Draghi non ha affatto parlato oggi, così come non ha parlato di altre eventuali misure che la Bce, volendo, potrebbe decidere di varare per mettere in sicurezza l’Italia. E questo significa che all’orizzonte c’è tutto fuorché un favore che Draghi ha intenzione di fare al governo gialloverde.