Draghi al governo: banche in pericolo. La Bce studia come allungare il debito

ALESSANDRO BARBERA lastampa.it 26.10.18

Lo scambio tra i titoli a breve scadenza e quelli pluriennali per aiutare Roma. Telefonata tra Merkel e Juncker per discutere sul caso Italia

Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi ieri a Francoforte per la riunione dell’Eurotower

Chi l’avrebbe mai detto. Per sette anni in Germania l’hanno chiamato l’«italiano», a voler sottolineare la preferenza per politiche monetarie favorevoli al suo Paese. Per anni ha lottato contro i pregiudizi dell’ortodossia tedesca, spingendo la Banca centrale europea verso un modello più simile a quello americano. A un anno esatto dall’addio a Francoforte, Mario Draghi è costretto suo malgrado a smettere i panni della colomba e trasformarsi in falco.  

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Lo spread dei Btp coi Bund tedeschi sale? «Non dipende da noi». Altrimenti non si spiegherebbe come mai Francoforte acquista titoli italiani, non quelli greci, e sale solo lo spread sui Btp. Fin dove arriverà? «Non ho la palla di cristallo, se trecento, quattrocento o quant’altro. Certamente questi titoli sono nel portafoglio delle banche e se perdono valore intaccano il loro capitale». Cosa possiamo fare per l’Italia? «Nel nostro mandato non c’è il finanziamento dei deficit pubblici». 

Della conferenza stampa del 25 ottobre 2018 nell’ala stampa del grattacielo di Francoforte resteranno alla storia due dettagli: i toni sempre più decisi e senza filtri di Mario Draghi e la platea dei giornalisti. In un’ora di domande solo un paio non hanno riguardato l’Italia. I messaggi del governatore sono sempre gli stessi ma sempre più espliciti.  

 

Della conferenza stampa del 25 ottobre 2018 nell’ala stampa del grattacielo di Francoforte resteranno alla storia due dettagli: i toni sempre più decisi e senza filtri di Mario Draghi e la platea dei giornalisti.  

Primo: l’Italia è ormai un fattore di incertezza globale tanto quanto lo è la Brexit. Due: le conseguenze di quanto sta accadendo sui mercati lo pagheranno famiglie e imprese: più i tassi salgono, meno fondi ci sono per le politiche fiscali. Terza considerazione: la Bce non può farsi carico dei problemi di un solo Paese, non ha più strumenti ordinari a disposizione, e dunque è bene che il governo intervenga prima che sia troppo tardi. Il messaggio non può essere più chiaro: se la pressione dei mercati dovesse mettere Roma alle strette, l’unica soluzione per l’Italia sarebbe il ricorso ad un piano di aiuti finanziari concordato preventivamente con l’Europa. Di fatto, il commissariamento che fu evitato nel 2011-2012 dal governo Monti.  

 

Inutile dire che la maggioranza – o almeno la gran parte di essa – ha reagito malissimo. Attaccano Draghi i Cinque Stelle, lo critica il ministro Paolo Savona. Eppure il caso italiano sta diventando un tema di rilevanza continentale. Ieri Angela Merkel e il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker si sono sentiti al telefono per discutere di questo, a voler sottolineare il sostegno di Berlino alla linea dura della Commissione.  

 

Attaccano Draghi i Cinque Stelle, lo critica il ministro Paolo Savona. Eppure il caso italiano sta diventando un tema di rilevanza continentale.  

Roma è sempre più isolata: Olanda, Finlandia, Lussemburgo, Austria – dunque anche i Paesi guidati da partiti alleati alla Lega – sono allineate contro di noi. Persino due partner tradizionali di Roma, Parigi e Madrid, sono d’accordo nel criticare un governo che ha scelto di violare in solitudine e in maniera sfacciata le regole del Patto.  

A Draghi non resta dunque che interpretare il ruolo che la storia gli ha assegnato, ovvero quello di garante dell’unità europea contro il suo stesso Paese. Il 31 dicembre il piano di acquisti della Bce avrà fine e difficilmente verrà prorogato. Per evitare il peggio prima di ricorrere a strumenti straordinari non restano che due piccole strettoie: il primo è il reinvestimento dei titoli già acquistati. Entro metà dicembre il consiglio dei governatori di Francoforte deve decidere con quali modalità farlo: una delle ipotesi è la replica dell’«operazione twist» che nel 1961 permise a John Kennedy di tenere a bada l’aumento dei tassi a lungo termine per le famiglie americane.  

 

Detta in una battuta: i titoli a breve scadenza (uno, due o cinque anni) potrebbero essere sostituiti con altri a lunga, diluendo il più possibile nel tempo gli effetti positivi del piano Draghi. L’altro piccolo aiuto che potrebbe essere indirettamente accordato all’Italia è quello di non essere penalizzata nella revisione della regola sulle quote di capitale che attribuisce a ciascun Paese un peso nella ripartizione degli acquisti di titoli. Solo palliativi i quali – fa capire Draghi – nulla potranno di fronte alle conseguenze di una manovra che i mercati – prima dell’Europa – hanno bocciato senza appello.