Italia, dalla quasi tripla A a un passo dal junk, Un lento declino che dura da 32 anni

vittoriodarold.blog.ilsole24ore.com 25.10.18

Ci sono molti modi per raccontare la storia di un paese e la chiave socio-economica è certamente una di queste. Ma a volte può essere  utile vedere le cose in prospettiva e non schiacciati sulla cronaca. Proviamo dunque a guardare l’ultimo taglio del rating di Moody’s in questa chiave di medio periodo e immediatamente ci si accorge che siamo di fronte a un percorso di un lento ma continuo declino iniziato dal 1986, cioè 32 anni fa, quando l’Italia si connette da Pisa per la prima volta ad Internet,il presidente americano Ronald Regan lancia l’attacco alla Libia di Gheddafi accusato di aver organizzato attentati alle truppe americane a Francoforte e due missili libici vengono lanciati verso Lampedusa. Sembra un’altra epoca. Eppure a quel tempo l’Italia godeva di un rating stellare che oggi ci sembra impossibile, Aaa, quasi il massimo.

Poi i vari governi che si sono succeduti hanno perso la capacità di restare tra i big dei paesi più virtuosi e solidi. C’è stata come una dicotomia sempre maggiore tra le performance del risparmio privato sempre ai primi posti e quello del debito pubblico sempre più in difficoltà. Abbiamo continuato a dare un calcio ai problemi strutturali del paese spingendoli un passo più avanti senza osare risolverli.

Un popolo di formiche del risparmio privato ma a livello di finanza pubblica sempre più distanti dagli insegnamenti di Quintino Sella, il ministro delle Finanze della Destra storica che, grazie ai suoi successori, nel 1875 portò al pareggio di bilancio il giovane stato unitario che molti osservatori dell’epoca ritenevano potesse implodere e andare in default sotto la spinta dei gravissimi problemi sociali ed economici. Ma Sella riesce a raddrizzare i dissestati conti pubblici. Come? La sua politica puntò sul taglio della spesa corrente e sull’aumento delle entrate (soprattutto sulle imposte lndirette non senza gravi sofferenze sociali) senza però penalizzare gli investimenti necessari al nuovo Stato, soprattutto la costruzione della rete delle ferrovie.

Oggi, invece, vediamo che negli ultimi 32 anni tutti i governi che si sono succeduti non hanno saputo affrontare e fermare il lento declino finanziario della finanza pubblica italiana.

Sì, certo, è vero Moody’s è l’agenzia che ha dato AAA alla Lehman Brother, e tutti ricordiamo come è andata a finire il 15 agosto del 2008, cioè con il fallimento della banca d’affari americana e i suoi dipendenti costretti ad lasciare la sede con gli scatoloni in mano. Un fallimento che diede inizio a una crisi finanziaria che ha provocato una grave recessione. Ma le agenzie di rating restano comunque un modo tutto sommato oggettivo di giudicare i comportamenti di una società o la solvibilità di uno stato sovrano e del suo debito. E il lento dowgrading subito dal Bel Paese, dal suo modello sociale ed economico è un dato di fatto, incontrovertibile, e la serie di cifre sono lì a dimostrarlo. Che almeno, la presa d’atto del declino, serva a uno scatto di orgoglio collettivo.