IL GRANDE BLUFF DEI MOSCOVICI E JUNKER CON L’ITALIA

controinformazione.it 29.10.18 Luciano Lago

Avevamo scritto, non più tardi di qualche giorno fa, che la UE è una “Tigre di Carta” nei sui atteggiamenti minacciosi contro l’Italia. Come volevasi dimostrare anche giornali esteri, altamente autorevoli ed espressione del mondo finanziario anglo USA, ci confermano questa tesi nel criticare decisamente l’atteggiamento della Commissione Europea nei confronti dell’Italia.

Non per caso Bloomberg, Financial Times e Wall Street Journal, sono usciti con editoriali estremamente critici verso la caparbia ottusità dei tecno burocrati dell UE ed hanno a loro volta giustificato e persino sostenuto le buone ragioni del Governo Conte.
La considerazione di fondo è quella che l’Europa sia troppo esposta con l’Italiaper permettersi di fare la “faccia dura” con il Governo italiano.

Non tutti sanno che le banche francesi e tedesche hanno in gioco con l’Italia più di $ 400 miliardi e perderebbero di molto se, in una trattativa che porti alla rottura, il paese dovesse lasciasse l’unione monetaria. In sostanza le minacce fatte da Moscovici e Junker, sono in realtà un manovra orchestrata per intimorire e ricattare ma di fatto sono un grosso Bluff.

I leader europei sono impegnati in una situazione di stallo con l’Italia, nel tentativo di costringere il governo “populista” a rinunciare al suo piano di spesa che, secondo loro, romperebbe lo schema di budget previsto dalla Commissione. Tuttavia non è chiaro fino a che punto possono andare. L’interrogativo è quello per cui ci si domanda se potrebbero loro, personaggi in cerca di rielezione, correre il rischio di spingere l’Italia fuori dall’unione monetaria?

I giornali britannici sostengono che, a giudicare dalle esposizioni delle banche francesi e tedesche, di cui soprattutto la Commissione cura gli interessi, questi hanno un forte incentivo a cercare un compromesso con il governo “populista” italiano.

Per capire il comportamento di Francia e Germania, i due membri più influenti della zona euro, bisogna verificare come si sono regolate le loro banche in altre situzioni.
Quando, ad esempio, le rivelazioni sulla cattiva gestione fiscale della Grecia hanno innescato una crisi nel 2010, le banche francesi e tedesche detenevano circa $ 115 miliardi in vari investimenti greci , secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali. Ciò ha dato ai loro governi ampi motivi per offrire alla Grecia la linea di apparente sostegno finanziario di cui il paese aveva bisogno per sopravvivere.

Resta il fatto che, cinque anni dopo, quando un nuovo governo di sinistra cercò di ribellarsi contro l’austerità che avevano imposto, le loro esposizioni si erano ridotte a meno di $ 8 miliardi – e si dimostrarono molto più disposti a lasciare che la Grecia terminasse la sua parabola di spolpamento finanziario.
Allora non ci furono più preoccupazioni, i loro soldi erano stati messi al sicuro con il contributo di altri paesi fra cui l’Italia.

I crediti delle banche nazionali verso l’Italia, miliardi di dollari

Quindi occorre considerare quanto hanno in ballo oggi le banche francesi e tedesche in Italia e si scopre che hanno un sacco di soldi. A giugno, le istituzioni francesi hanno investito circa 316 miliardi di dollari in investimenti italiani, secondo la BRI. È molto più di quanto non abbiano mai avuto in Grecia. I crediti delle banche tedesche verso l’Italia, pari a $ 91 miliardi, erano minori ma ancora significativi.

La manovra economica del governo italiano che prevede di aumentare il deficit di bilancio al 2,4% del prodotto interno lordo rappresenta una minaccia per le banche, perché indebolisce i prezzi dei titoli di stato e mette in questione le controparti italiane. Tuttavia uno stallo che alla fine ha dovesse sospingere l’Italia fuori dall’unione monetaria sarebbe molto peggio, con una probabile e brusca svalutzione di tutte le partecipazioni italiane nelle banche franco-tedesche. Probabilmente il miglior risultato può essere una tregua che permetta all’Italia di fare un po ‘di stimolo della domanda interna in cambio di una credibile promessa di essere più frugale nel lungo periodo.

Conte con Junker

Naturalmente, mantenere a galla le banche non è l’unica ragione per cui l’Italia deve rimanere nell’euro. L’uscita della terza economia continentale dell’Europa minaccerebbe l’esistenza stessa dell’unione monetaria. Resta il fatto che, per indovinare quali sarebbero le mosse dei leader europei, risulta molto utile sapere dove sono i soldi.

L’altra ragione di non arrivare ad un punto di rottura è quella di non esporsi con gli altri paesi che hanno, anche questi, un forte contenzioso con la UE e ne contestano le restrittive politiche economiche impostate al dogma del neoliberismo e dell’austerità.

Paesi come la Polonia, l’Ungheria e gli altri del gruppo di Visegrad manifestano una sempre maggiore insofferenza verso gli organismi come la Commissione Europea, tanto che, una eventuale rottura con l’Italia, sarebbe uno stimolo per arrivare ad altre rotture clamorose.

Questo i leader europei e le oligarchie di potere che contano nella UE, di sicuro non se lo possono permettere e non lasceranno che accada.