Crac Veneto Banca, il processo si allunga

tribunatreviso.geolocal.it 30.10.18 Giorgio Barbieri

La Corte d’Appello di Venezia ha chiesto alla Banca d’Italia nuovi documenti sulla situazione contabile 2017 dell’istituto

VENEZIA.
Nuovo colpo di scena su Veneto Banca. La Corte d’Appello di Venezia ha infatti deciso che è necessario un approfondimento istruttorio per stabilire se l’ex popolare di Montebelluna, al momento della sua messa in liquidazione, era in crisi irreversibile.

Per questo motivo i giudici Mario Bazzo e Paola Di Francesco, chiamati a giudicare la fondatezza del ricorso presentato dall’ex direttore generale Vincenzo Consoli, hanno chiesto alla Banca d’Italia di fornire nuova documentazione in relazione ai crediti che la banca vantava all’epoca della messa in liquidazione.La decisione
Erano stati proprio i legali dell’ex amministratore delegato a puntare l’attenzione in modo particolare sull’ammontare dei prestiti deteriorati, dato che viene da loro contestato perché sarebbe il frutto di una svalutazione eccessivamente prudenziale.

E interrogata su questo specifico aspetto dai giudici veneziani, la Banca d’Italia dovrà rispondere entro il 22 novembre data della prossima udienza. Giovedì scorso infatti l’avvocato Sirio D’Amanzo dello studio Giliberti e Triscornia di Milano e l’avvocato generale della corte d’appello Giancarlo Bonocore hanno spiegato le diverse posizioni.

Con la procura generale che ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado e i legali dell’ex dg che invece hanno chiesto l’annullamento o, in subordine, una perizia tecnica per ricalcolare i numeri che, secondo i giudici fallimentari del tribunale di Treviso stabiliscono come, alla data del 25 giugno 2017 quando è stata messa in liquidazione coatta, l’ex popolare era insolvente con un passivo di 538,6 milioni di euro.
Le conseguenze
Il futuro dell’inchiesta su Veneto Banca è dunque appeso a quanto deciderà la Corte d’Appello di Venezia dopo aver ricevuto l’integrazione richiesta alla Banca d’Italia. Davanti a loro i giudici della Corte d’Appello avranno tre strade: accogliere il reclamo dei difensori di Consoli, respingerlo o disporre un’ulteriore perizia come richiesto dall’ex amministratore delegato.

La loro decisione potrebbe dunque riaprire i giochi sulla questione – tanto complessa quanto ricca di conseguenze giudiziarie – dello stato di insolvenza di Veneto Banca. Perché se gli avvocati del manager avranno successo ci saranno anche conseguenze per l’inchiesta per bancarotta aperta dalla Procura di Treviso all’indomani della dichiarazione di fallimento.

«La liquidazione si chiude con una passività di 538,5 milioni di euro e quindi con una evidentissima e rilevante mancanza di liquidità da destinare ai creditori chirografari», aveva sottolineato in sentenza il tribunale.

Ma i legali dell’ex dg hanno messo in discussione i criteri di liquidazione applicati e conseguentemente il risultato finale del buco milionario. Viene chiamato in causa, tra molti altri elementi, l’effettivo ammontare dei crediti deteriorati.

Il fatto che in appena tre mesi i liquidatori fossero riusciti a riportare in bonis 800 milioni di euro di crediti deteriorati, dimostrerebbe come alcuni calcoli debbano ora essere rivisti. In sostanza ci sarebbe stata una svalutazione eccessivamente prudenziale. Sarà ora Palazzo Koch a stabilire chi ha ragione. —

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