Chi pagherà e chi verrà escluso dall’imposta patrimoniale voluta dalla Bundesbank per l’Italia

Startmag.it 31.10.18

L’analisi di Mitt Dolcino sugli effetti di un’imposta patrimoniale a carico degli italiani pari al 20% della ricchezza finanziaria proposta dalla Bundesbank

Abbiamo letto negli scorsi giorni che la Bundesbank a nome della Germania, per tenere Roma a tutti i costi dentro la moneta unica (la vera fonte del benessere e del potere geostrategico germanico del III millennio), vorrebbe imporre un’imposta patrimoniale a carico degli italiani pari al 20% della ricchezza finanziaria (!). Non è per altro la prima volta che istituzioni tedesche suggeriscono pubblicamente un’imposta simile all’Italia, quanto meno negli ultimi 7 anni.

Lasciamo perdere che ancora oggi circa metà del debito pubblico italiano in euro è di fatto ancora quello in lire pre 2001, poi convertito nella moneta unica.

Un’imposta monstre sul 20% della ricchezza a carico dei patrimoni di fatto famigliari implementata senza eliminare le cause del “distress” economico-finanziario sarebbe totalmente inutile, ossia fra qualche anno ci si troverebbe a dover imporre una nuova patrimoniale per correggere gli stessi problemi di oggi e via di seguito.

Rammento solo che il sottostante su cui dovrebbe incidere detta “patrimoniale Made in Germany” è precisamente lo stesso su cui vorrebbe fare leva Paolo Savona per far ripartire l’economia nazionale. Meglio detto, delle due l’una: o l’Italia va verso la stagnazione costante ma abbassando il debito come voluto da Berlino, o applica la ricetta di Savona cercando di far ripartire l’economia alzando il debito e sperando in una salita del Pil. Poi dipenderà da quanto salirà più un fattore (il Pil) o l’altro (il debito) se la ricetta di redenzione italica avrà successo.

Ma chi sono i soggetti che pagheranno detta imposta patrimoniale? La considerazione più immediata è che tutti i residenti in Italia pagheranno, siano essi stranieri o italiani; in generale si tratterà principalmente di privati e dunque di famiglie in quanto difficilmente verrà messo in mora il capitale aziendale.

Da qui una prima scappatoia, che andrà verificata in base ai decreti attuativi: mettere capitale in azienda per sfuggire all’imposta. Infatti difficilmente si potrà discernere tra il capitale usato per far funzionare l’azienda e quello depositato diciamo fittiziamente.

Anche in termini di residenza di privati ci saranno alcune eccezioni. La prima: tale imposta patrimoniale non verrà ad esempio pagata da coloro che hanno trasferito la residenza in Italia in forza della legge imposta da Matteo Renzi e dal Pd lo scorso anno (da molti chiamata “legge sui paperoni” o anche “legge De Benedetti”) pagando un forfait di 100’000 euro annui (circa le tasse pagate mediamente da una piccola pmi per intenderci). Faccio presente che la relativamente ridotta imposizione richiesta da detta legge la pone tra le più convenienti al mondo in termini di rapporto costi-benefici. Infatti lo stesso Ronaldo è incorso in multe milionarie in Spagna quando giocava per il Real Madrid per evasione fiscale, mentre oggi in Italia fare le stesse, precise identiche cose che lo hanno portato ad un passo del carcere in Spagna sarà perfettamente legale grazie al provvedimento voluto da Matteo Renzi (ossia pagando solo circa 100.000 euro/anno)

Specificatamente, coloro che avessero aderito a detto trasferimento di residenza “a forfait” saranno esclusi dall’imposta patrimoniale futura. Ad esempio il calciatore Ronaldo – che non è italiano – sarà escluso dal pagamento di tale imposta voluta da Berlino. Stessa cosa vale per l’italiano Carlo De Benedetti, tessera n. 1 del Pd, pur avendo aziende famigliari in Italia (…). Stessa cosa il finanziere renziano Serra, italiano, il gestore di fondi basato a Londra.

In generale possiamo dire che tutte le persone fisiche residenti ossia stazionanti abitualmente in Italia – ma ad eccezione di quelle che hanno aderito alla “legge sui Paperoni” sopra citata – saranno tenuti a versare il 20% dei propri averi finanziari ad un fondo voluto dai tedeschi per abbattere il debito, anche se i risparmi sono detenuti all’estero.

A livello tecnico un aspetto dirimente sarà come verranno considerati i debiti (mutui, prestiti) in quanto tale elemento di fatto dovrebbe essere dedotto dall’imponibile da tassazione della sostanza (come per altro accade in qualsiasi parte del mondo dove esistono imposte simili, anche se con aliquote minori)

Vista la dimensione di detta imposta – enorme, il 20% dei risparmi di ciascuno – nel caso sarà comunque necessario fare chiarezza sui soggetti che potranno esimersi dal pagamento, chiedendo ad esempio la pubblicazione dei nomi di coloro che hanno aderito alla legge sui Paperoni.

Resta d’ogni modo il serio dubbio non tanto sulla patrimoniale di per sé – che inevitabilmente dovrà essere imposta con la forza da Berlino e Parigi, vista la dimensione dello sforzo richiesto – quanto se sarà accettabile per la popolazione italiana cotanta asimmetria tra italiani che vivono in Italia grazie alla legge sui Paperoni e quelli che ci risiedono regolarmente pagando fino all’ultimo centesimo di tasse, con aliquote di tassazione che per dipendenti e Pmi superano abbondantemente – tutto incluso – anche il 60%.

In generale, rimane poi difficilmente spiegabile come un partito che si autodefinisce di sinistra possa aver sdoganato cotanta asimmetria di tassazione a favore non dei votanti di destra tout court ma specificatamente a favore delle elite, accettando invece che ai semplici cittadini venga richiesto di versare addirittura il 20% dei propri averi.