Il Patto De Benedetti-Berlusconi contro il M5S e i quattro senatori dissidenti

de-benedetti-berlusconi

Ormai il Patto del Nazareno è morto. 

Uno dei contraenti non c’è più perché, politicamente parlando, è passato a miglior vita. 

De Benedetti e Berlusconi ne hanno preso atto, di fronte all’evidenza che il PD è un partito di morti che camminano. Hanno insieme convenuto che la situazione del PD non solo è seriamente compromessa ma è totalmente irrecuperabile. Tanto vale, voltare pagina.

Il piano è semplice e si compone di tre fasi.

1) Scatenamento del fuoco amico dentro il M5S per indebolirlo, suscitando dissidenti prima isolati e poi facendoli diventare un piccolo gruppo da espandere.
I quattro senatori 5Stelle, Elena Fattori, Paola Nugnes, Matteo Mantero e Gregorio De Falco, che esplicitamente si oppongono al movimento politico di cui fanno parte, non costituiscono una novità nella ‘politica’ italiana, essendo che i tradimenti ‘politici’ camuffati da nobili sentimenti sono stati una prassi costante nelle scorse legislature.
Ogni volta che ne ha avuto occasione, Berlusconi ha seguito questa pratica deteriore di disarticolare dall’interno i suoi avversari politici, così come pure lui ne è stato vittima. Infatti patì anche lui le conseguenze di questa deteriore ‘bassa politichetta’ quando il gruppetto di Fini (allora Presidente della Camera dei Deputati), distaccandosi dal PDL e formando un gruppo autonomo, creò la premessa indispensabile per far cadere il IV e ultimo governo Berlusconi e far nascere l’esecutivo di Napolitano con Monti alla guida. Come a dire: chi la fa, l’aspetti.
In quelle occasioni, Berlusconi e De Benedetti erano su sponde opposte. Ricorderete che poco prima che nascesse ufficialmente il nuovo gruppo parlamentare di Fini, De Benedetti in persona andò ad omaggiarlo nel suo ufficio di presidente a Montecitorio.
La novità di questi giorni è che i due avversari di allora, ora sono alleati contro il comune nemico da abbattere a tutti i costi: il comune obbiettivo è quello di annientare il M5S utilizzando, non più l’uno contro l’altro ma di comune accordo, le pratiche deteriori della mala politica, per dividere il Movimento al suo interno.
Non è un mistero che queste pratiche mirino a creare prima dei singoli oppositori ognuno per conto suo, per poi provocare la nascita di un piccolo gruppo che fa da calamita per altri singoli desiderosi di mettersi per conto proprio e infine farne un gruppo sempre più grande.

2) Mettere sotto continua pressione il Governo Conte per impedire la realizzazione delle riforme previste dal Contratto di Governo. Di comune accordo, De Benedetti e Berlusconi stanno facendo di tutto per mandare in crisi il Governo italiano, mobilitando i loro rispettivi imperi mediatici con campagne miranti a suscitare scontento e soprattutto paura tra la gente e cercare di minare così l’unità, l’ampiezza e la costanza dell’attuale enorme sostegno popolare al Governo Conte.
I loro amici all’estero a partire da Junker e Moscovici, mandano lettere al Governo, queste lettere fanno alzare lo spread, i loro giornali ne ingigantiscono la portata per creare ad arte l’effetto cercato e voluto di seminare il terrore e la paura.

3) Creare divisioni tra i due partner del Governo, Movimento 5Stelle e Lega, puntando a influenzare il loro rispettivo elettorato per modo che le differenti sensibilità e interessi anziché armonizzarsi portino a combattersi gli contro gli altri. Un richiamo a Salvini per proteggere il bene prezioso di questo Governo, non guasta. Perciò lo invitiamo a non ascoltare la suadente sirena berlusconiana a far da carota e a non temere le spade sguainate dei media Di De Benedetti a far da bastone. E forse è bene che Salvini inviti al controllo di cervello e lingua, quel tale che si presenta a Roma come sua quinta colonna e che in questi giorni ha meritato un benevolo trattamento da Repubblica perché ha fatto sapere che a manifestare contro Virginia Raggi in Campidoglio c’era anche lui: grande medaglia al valore? No, avrebbe fatto molto meglio a tacere, perché il suo sproloquio, tutt’altro che essere un atto di coraggio, come lui vorrebbe fosse rappresentato, è piuttosto un atto di viltà. 

4) Spingere ciascun ministro a differenziarsi sia rispetto al proprio partito che al partito partner, giocare ciascuno per sé stesso , e così impedire che ci sia un buon gioco di squadra che renda compatto il Governo rafforzandone l’azione. 

La controprova di questo patto Berlusconi – De Benedetti oggi ce l’avete con gli articoli di Repubblica e de Il Giornale che denotano una linea editoriale parallela, ovvero concordata. 

Leggete e a voi il giudizio.