Intesa Sanpaolo: così Intrum gestirà gli Npl (MF)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

La partnership tra Intesa Sanpaolo e Intrum Iustitia per la gestione del credito deteriorato sarà pienamente operativa tra poche settimane. 

In questi giorni, scrive MF, il gruppo svedese guidato da Mikael Ericson sta dando gli ultimi ritocchi alle strutture e alla squadra manageriale che, insieme alle risorse della banca, sarà chiamata a gestire quasi 11 miliardi di non performing loans, uno dei maggiori portafogli finiti sinora sul mercato. Sotto il profilo societario domani Intrum Justitia sarà incorporata in Gextra, dando vita a un servicer focalizzato soprattutto su crediti unsecured e small ticket. La nuova società avrà circa 200 dipendenti e sarà guidata da Francesca Carafa, già numero uno di Gextra. La presidenza verrà invece affidata a Marc Knothe, divenuto nel frattempo ceo di Intrum Italia, mentre nel board siederanno anche Antonella Pagano e il direttore investimenti di gruppo Anders Engdahl. Nel veicolo Intesa entrerà con una quota pari al 49%, come previsto dagli accordi annunciati nella primavera scorsa. 

Il 29 novembre invece dovrebbe finalizzarsi l’integrazione tra Caf (il servicer acquistato da Intrum alla fine dell’anno scorso) e Tersia, la società operativa in cui nei mesi scorsi sono confluite attraverso scissioni parziali Isgs, Intesa Sanpaolo Provis e Intesa Sanpaolo Reoco. Dall’integrazione nascerà un polo con circa 750 dipendenti focalizzato soprattutto sulla gestione di crediti secured che costituiscono una parte consistente del portafoglio al centro dell’operazione. 

Per l’intera architettura dell’operazione gli accordi prevedono una governance congiunta tra Intesa e Intrum: due amministratori su cinque tra cui il presidente vanno alla Ca’ de Sass e per la casella del numero uno è stato individuato l’attuale timoniere della Capital Light Bank, Giovanni Gilli. La carica di amministratore delegato spetta invece a Intrum che, come detto, ha scelto Knothe. Quanto ai dettagli dell’accordo, la vendita degli stock avverrà a circa il 28,7% del nominale, una percentuale sostanzialmente in linea con il valore di carico della banca. Si tratta insomma di valori molto lontani dal 13% a cui Unicredit ha ceduto lo scorso anno il portafoglio Fino da 17,7 miliardi o dal 20% a cui B.Mps dovrebbe vendere lo stock da oltre 24 miliardi concordato con Bce nel corso del salvataggio. 

red/cce 

 

(END) Dow Jones Newswires

October 31, 2018 03:36 ET (07:36 GMT)

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