Ceo capitalism e opposizione interna a Savona

  quelsi.it 12.11.18

Il nostro resoconto settimanale dal fronte di guerra Savona-UE richiede un breve riassunto delle precedenti comunicazioni:

1)     Secondo la Teoria dei Giochi la Commissione UE ha perso la sua guerra;

2)     la BCE è commissariata dai tedeschi perché non contagi il sistema finanziario con lo spread;

3)     la Merkel, per la rivolta dei tedeschi all’immigrazione di massa e alle regole del mercato del lavoro neoclassico, ha perso le elezioni in Assia e Baviera e si avvia al pensionamento;

4)     i Savona’s boys, oltre alle Politiche Fiscali (deficit al 2.4%), si sono riappropriati anche delle Politiche Commerciali (accordi bilaterali con Russia, Cina, Usa), una delle 3 leve di Politica Economica;

5)     Un claudicante PD e l’idea di una nuova Banca Pubblica per la Politica Monetaria, ha costretto il Policy Makers “Grandi Banche Italiane” a palesarsi quale vera opposizione.

In aggiunta a quanto sopra, questa settimana abbiamo visto crollare anche l’ultimo fortezza europea in chiave antipopulista: il “Macronismo”.

Sul Manifesto, i giorni scorsi, appare un articolo all’interno del quale si legge:
“Mosca abbandona il dollaro ed entra nell’Euro”

che significa dichiarare che l’euro sostituirà il dollaro quale valuta di riserva.

Se aggiungiamo a quanto sopra le dichiarazioni di Juncker:

“è un’aberrazione che la UE debba pagare l’80% delle proprie importazioni di energia in dollari, l’Euro deve diventare lo strumento di una nuova sovranità Europea”,

e quelle del novello “eurobellicoso” Napoleone V:

“Europe build its own military in order to protect itself from the USA, China and Russia….” 

parole considerate da Donald Trump:

“Very insulting…”

e da noi fuori luogo, visto che in Italia abbiamo Aviano, Camp Darby, San Vito dei Normanni e Sigonella, che in Germania vi sono circa 70 basi Air-force, US-Navy e US-Force ed in Francia le basi USA di Marsiglia e di Tolone, capite bene che la pazzia del novello “Carlo Magno” ha dato oggi il colpo di grazia ai sogni imperialisti franco-tedeschi.

Per Trump era sufficiente un’Italia in crescita onde mantenere il dollaro debole sull’Euro (e ridurre quindi la competitività dell’export tedesco verso gli USA), ma aggiungendo ora l’attacco di Jucker al dollaro quale valuta di riserva mondiale e all’Imperialismo americano che opprimerebbe le ambizioni di Macròn sul continente, è chiaro che gli USA cominciano ad avere più di un motivo per desiderare la morte dell’Euro.

Trump oggi in Francia ha ripagato con la stessa moneta Cicciobello di Francia indirizzando sorrisi e sguardi complici a Putin; quest’ultimo, invece, è stato accolto da Merkel e Mac(a)ron come il medesimo sguardo che un condannato a morte riserverebbe al proprio boia.

Gli schiaffi morali del duo Trump-Putin, unitamente al calo di consensi sul fronte interno, avviano anche Napoleone Quinto ad un quanto mai certo prepensionamento.

Senza più avversari politici, ai Gialloverdi rimane la sola opposizione delle Grandi Banche e di Confindustria. Come mai queste due istituzioni? Quali interessi hanno?

Da un’analisi della Mazziero Research, si comprende come l’assetto societario di Banca d’Italia faccia capo a Banca Intesa e Unicredit (sia direttamente, sia grazie alle quote dei fondi pensione del Gruppo Intesa, del personale di Unicredit, della Compagnia San Paolo e della Fondazione Cariplo). La suddetta società di analisi spiega ciò col fatto che l’investimento ha reso molto nel 2017, il 4.5%.

Se il sistema dovesse continuare a guadagnare a questi livelli in fondo è un discreto affare. Ma in realtà, come vedremo, dietro la massiccia partecipazione delle Grandi Banche nazionali a Banca d’Italia vi sono anche altri motivi.

Per quanto concerne Confindustria, Filippo Astone, uno scrittore che nel 2010 descrisse meravigliosamente il centrosinistra:

“ pullula di puzzoni, tutti élite e salotti. Anche a me sarebbe piaciuto entrarci. Ma sono figlio unico di madre vedova”,

egli afferma che:

“……Il 90% dei contributi raccolti da Confindustria proviene da imprese di piccole e medie dimensioni, …il 6% arriva dai grandi gruppi privati. Il restante 4% dalle aziende statali: Eni, Enel, Poste, Ferrovie, Finmeccanica. Il malumore dei piccoli nasce da questo: mantengono l’organizzazione ma si sentono come le mucche che non hanno alcuna voce in capitolo sulla destinazione del latte».

Confindustria fa esclusivamente gli interessi dei grandi!

Come mai grandi Banche ed Imprese si sono saldate in un’unica opposizione al governo populista?

Dobbiamo capire cosa sono UE e BCE.

Secondo Ashoka Modi (in “Why the euro failed”) alla fine degli anni 70, la pace in Europa era un fatto già acquisito. C’era da creare una società aperta e promuovere creatività e benessere. A tal fine, i Leader europei avviarono l’Unione Monetaria, sebbene Milton Friedman avesse loro spiegato che la Politica Monetaria non migliora la crescita nel lungo termine ma, anzi, può minarla.

I difetti dell’Unione Monetaria erano noti ed evidenti ma i Leader Europei non diedero ascolto agli economisti e crearono un sistema in cui gli Stati sono privi della leva del cambio flessibile e di una Banca Centrale. I Leader avrebbero dovuto almeno considerare trasferimenti nord-sud, tipici di Sistemi politici compiuti (USA), e ammortizzatori sociali per i periodi di crisi, ma i tedeschi non ne vollero saper nulla.

Secondo l’autore, i Leader europei progettarono questo malfunzionante sistema inconsapevolmente (ossia senza colpa) ma lasciarono che in esso si inserissero subdoli Capitalisti finanziari.

Tali soggetti si sono impossessati sia della Commissione UE, sia della Banca Centrale e, in parallelo con quanto accadeva negli Stati Uniti, in pochi anni hanno indebolito l’intero occidente.

Quei privati hanno fatto stampare alla BCE tantissimo denaro senza destinarlo a cittadini ed istituzioni. I soli attori sociali che hanno avuto accesso alla liquidità BCE sono state le Multinazionali (programma di acquisto di Bond privati) e le élite finanziarie. Le Banche, e quelle Multinazionali di cui le banche detengono equities, erano e sono le vere proprietarie di UE e BCE ed operano senza scrupoli nel conseguire i propri obiettivi (vedi il Comitato dei Creditori in Grecia).

Dicevamo che la BCE ha creato tantissima moneta, per la precisione circa 2.000 miliardi di nuova base monetaria. Tale liquidità, in eccesso rispetto al necessario, è tornata presso la BCE sotto forma di riserve e deposit facility (circa 1.600 miliardi). Il Moltiplicatore Monetario dell’area UE ha un valore inferiore alla creazione stessa di moneta e ciò rappresenta il fallimento della BCE e della sua Politica Monetaria.

Tutta la liquidità del QE di Draghi si è tradotta in trading di “equities”, miglioramenti dei requisiti patrimoniali delle banche, per far vedere che sono liquide e solide, e bonus ai Manager (i veri Policy Makers al soldo del Decisore Politico UE).

Al 31 ottobre scorso, le banche italiane avevano parcheggiato 80 miliardi tra le riserve in eccesso e circa 87 miliardi tra i depositi.

Se ricordate bene, da Marzo a Settembre 2018, la contrazione del credito erogato al sistema era di circa 50 miliardi. Le banche hanno tesorizzato in cassaforte disinteressandosi della crescita del paese.

Tutto per le banche, nulla per l’economia! Un modus operandi volto a mantenere status quo sociale e politico affinché nulla cambi anche col governo del cambiamento.

Il carattere predatorio dei manager bancari si capisce meglio snocciolando i dati che seguono.

Rispetto al 2005 abbiamo 240 banche e 55.000 dipendenti in meno, costi del personale inalterati e ampi utili da investimenti in titoli di stato ed equities scambiate tra banche.

I manager e gli alti vertici del sistema bancario hanno bloccato l’economia, licenziato a più non posso, riscosso lauti compensi (stipendi d’oro e bonus) e distribuito grandi dividendi.

Con la crisi dello spread del 2011, le famiglie vendendo i titoli di stato accusarono forti perdite, le banche italiane, grazie alla liquidità garantita dalla BCE (300 miliardi via LTRO), acquistarono BTP salvando lo stato e poi, col successivo Whatever it takes, conseguirono importati utili su quei titoli.

Questo orientamento, contro i cittadini, e a totale ed esclusivo vantaggio di manager ed azionisti di banche e Corporation, ha preso piede proprio dagli anni 80. Analisi storiche condotte sugli USA dimostrano che sino ad allora ogni dollaro di guadagni o prestiti veniva destinato per il 40% agli investimenti (vedi “Disgorge the cash” su rooseveltinstitute,org). Oggi tale quota è scesa ed è finita sotto la quota in pagamenti agli azionisti (da cui le alte retribuzioni garantite ai manager). L’erogazione del credito è in larga parte destinata a quel sistema che intreccia i rapporti tra banche e multinazionali: la “rivoluzione degli azionisti”.

Nel nuovo modello, che possiamo chiamare “CEO CAPITALSM”, i rentier si garantiscono la gestione delle Banche Centrali, delle multinazionali e del credito che loro necessita. Queste ultime, attraverso le lobbies a Bruxelles, accrescono i mercati a scapito di PMI e microimprese, con il credit-crunch sopprimono i piccoli, e per tutti vi sono ricchi premi (dividendi) e cotillons.

Perché il sistema continui a funzionare è necessario che né Trump, né le singole nazioni europee tornino in possesso della Politica Monetaria attraverso la nazionalizzazione della Banche Centrali.

Ma Savona e i suoi ragazzi sanno che sarà vera rivoluzione solo operando in tal senso.

Per questo Visco durante la Giornata Mondiale del Risparmio arriva a dichiarare:

“Nel III millennio problemi e sfide hanno assunto dimensioni globali; è illusorio pensare di poterli affrontare negli stretti confini degli stati nazionali. Il futuro dell’Italia non può prescindere da quello dell’Europa” se Polonia, Russia, Giappone, Uk e ogni altro stato nel mondo ha la sua Banca Centrale?

Il vero messaggio è:

“noi siamo i Policy Advisor delle Grandi Banche; esse hanno investito in Confindustria e nelle sue aziende (in Italia e all’estero); queste ultime possono crescere solo se protette dai Lobbysti a Bruxelles, al riparo dai governi locali, e massacrando PMI e Microimprese; tuti dobbiamo far in modo che esse massimizzino gli utili e spostino la liquidità dagli investimenti ai dividendi per gli azionisti”

Ed è chiaro come la luna piena che Visco mente spudoratamente quando, sempre nel corso di tale convegno, afferma:

“Direttamente o indirettamente il rischio sovrano ricade sulle famiglie: non solo detengono titoli pubblici per un valore nominale di 100 quasi miliardi, ma all’attivo degli intermediari cui affidano i risparmi vi sono titoli pubblici per circa 850 miliardi”

Il nuovo LTRO che pare si profili all’orizzonte, con switch tra titoli a breve a titoli a lungo, consentirà al sistema bancario:

–        di tenere fino a scadenza i titoli in loro possesso senza doverli liquidare per esigenze di cassa,

–        di acquistare a prezzi bassi BTP delle famiglie lucrando ottimi guadagni dalla loro gestione.

Il loro problema non è raccontare la verità, ma dire menzogne onde preservare lo status quo politico ed economico, qul CEO CAPITALISM, che consente alle grandi banche di avere tutto il denaro che gli serve e di continuare all’infinito il giro di giostra che riporta tutto a lauticompensi e generosi dividendi.

Perché questo accada, è necessario che i Gialloverdi falliscano nel loro intento populista e, al contempo, scompaiano PMI e Microimprese.

In difesa dei loro privilegi e del loro status di rentiers senza rischio, grandi banche e grandi industrie si sono precipitate a Bruxelles e a Francoforte per rassicurare le élite europee e tedesche.

Su Handelsblatt oggi, domenica 11 novembre, viene pubblicato l’articolo:

“Die Regierung in Rom treibt Italien immer weiter in die Isolation”

Nel quale si legge:

“L’Industria e i Banchieri sono convinti europeisti che non vogliono un conflitto con l’Unione Europea. Il piano governativo di creare crescita attraverso più consumi non li convince. Temono che l’Italia stia diventando sempre più isolata” 

Se da un lato è sufficiente che:

1)     il Policy Advisors (BdI) remi contro Savona mettendo in campo tutto il proprio prestigio,

2)     il Sistema Bancario riduca il credito e aumenti le riserve ferme presso la BCE,

dall’altro gli stessi gialloverdi stanno comunque dando loro una bella mano spianandogli la strada attraverso i decreti attuativi della riforma del Diritto Fallimentare.

Ma di questo argomento ne parleremo più compiutamente in seguito, nel frattempo tenete fisso in mente che:

“l’Assoluto è ragione che si sviluppa e manifesta nella storia”

(Hegel)

Come dire che Trumpismo e Brexit stanno li a mostrare che il Lógos, a protezione del Katekhon, tende a sistemare da solo gli errori dell’Umanità.

Fortuna vuole che l’attuale flebile opposizione, come dice il buon Caparezza ne “La Ghigliottina”:

“fa più acqua di un Canadair”

Ad maiora.

Scoperta e fermata una cospirazione militare in Germania ?

comedonchisciotte.org 13.11.18

FONTE: IT.SPUTNIKNEWS.COM

Il dipartimento federale di polizia criminale della Germania ha scoperto una cospirazione di alcuni militari tedeschi che pianificavano omicidi mirati di politici. Lo scrive Focus con riferimento ai materiali dell’indagine.

Si osserva che il gruppo era composto da soldati della Bundeswehr, delle forze speciali e membri dell’associazione di soldati d’élite “Uniter”.

I cospiratori, convinti dell’inevitabile collasso dello Stato, avevano preparato il cosiddetto “X-Day”, in cui avrebbero riunito in un solo posto per eliminare fisicamente i politici secondo loro scomodi e inadatti.

L’elenco dei bersagli non è ancora noto, ma sicuramente rientra Dietmar Bartsch, capogruppo della sinistra radicale al Parlamento tedesco. Inoltre, secondo la rivista, al momento non è noto cosa avrebbero fatto i cospiratori dopo la liquidazione dei politici.

La rivista riporta che per eseguire il loro piano i congiurati avevano provveduto a rifornirsi di armi, munizioni e carburante. I membri del gruppo, che secondo la rivista hanno prestato servizio nelle forze armate e nelle forze speciali tedesche, discutevano le ulteriori azioni durante riunioni segrete.

Si sottolinea che l’indagine della polizia era quasi finita in un vicolo cieco, dal momento che un ufficiale del controspionaggio militare cercava di sabotarla, informando i cospiratori delle perquisizioni pianificate e dei progressi delle indagini nel loro complesso.

Lo 007 è stato incriminato e il caso verrà giudicato dal tribunale distrettuale di Colonia.

Gli investigatori hanno scoperto i segnali della cospirazione nelle azioni sospette di un soldato della Bundeswehr, “Franco A”, che pianificava attacchi terroristici contro le autorità tedesche.

Da cittadino tedesco, il soldato ha fornito false informazioni al servizio migratorio sostenendo di essere un rifugiato siriano per incolpare successivamente gli immigrati degli attacchi.

Fonte: https://it.sputniknews.com

Link: https://it.sputniknews.com/mondo/201811116770187-Bundeswehr-esercito-golpe-immigrazione-migranti-profughi-complotto-congiura-Germania-Berlino-Bundestag-polizia-007-intelligence-servizi-segreti-armi-Focus/

11.11.2018

Commento di Daniele Dellerba

Una storia molto strana, sospetta ed inquietante e’ quella del golpe militare bloccato in Germania in questi giorni.
Sembra un progetto totalmente campato in aria, vista la forte presenza di contingenti militari stranieri in territorio tedesco (soprattutto americani), la vicinanza della Francia e della Russia dotate di armi nucleari, ed altri fattori che avrebbe contenuto oppure impedito il colpo di stato in condizioni normali. La Nato puo’ anche essere utilizzata per intervenire negli stati membri in caso di rovesciamento della democrazia, esistevano piani in questo senso in caso di vittoria dei comunisti in Italia. Ma stiamo parlando di “condizioni normali”…
In questi giorni, intanto che gli strani incendi bruciano in modo anomalo parte della California (tanto che in zona c’e’ chi urla che si tratterebbe di armi ad energia diretta, una sorta di “Canneto Di Caronia” su vasta scala) come mai quei militari si aspettavano che in Germania crollassero le strutture statali? Copio dall’articolo: “I cospiratori, convinti dell’inevitabile collasso dello Stato”. Forse qualche burattinaio ha dato informazioni fasulle a quei militari? Forse dietro le quinte sta’ accadendo qualcosa di grave e pericoloso nel mondo? Intanto che Putin e Trump si sorridevano a Parigi, un ridotto gruppo di militari tedeschi credeva che presto nessuno avrebbe potuto fermarli nell’attaccare i vertici politici del proprio paese? Non lo trovate strano ed inquietante? Fino a che livello di manipolazione si riesce ad arrivare?

Intesa Sanpaolo si mette in luce, ma analisti restano prudenti sul prossimo futuro

Luca Spoldi gooruf.com 13.11.18

Intesa Sanpaolo recupera il 2%

Intesa Sanpaolo in recupero del 2,1% nl tardo pomeriggio a Piazza Affari, dove il titolo si riporta sopra i 2 euro per azione con quasi 83 milioni di pezzi scambiati finora, grazie all’inversione di rotta del Ftse Mib (+0,85% a un quarto d’ora dal termine della giornata), in scia al rimbalzo di Wall Stret dopo la giornata negativa di ieri. Aiuta il recupero il sentiment nel complesso positivo degli investitori dopo i risultati dei nove mesi diffusi pochi giorni fa ed apparsi sopra le attese.

Il futuro resta nebuloso, analisti prudenti

Tuttavia lo scenario resta caratterizzato da una scarsa visibilità dei risultati futuri e questo porta ad alcuni giudizi prudenti sulle prospettive future. In una nota, ad esempio, Equita Sim sottolinea come il Net interest income sia stato pari a 1.844 milioni di euro (stabile su base trimestrale), contro attese per 1.800 milioni, i ricavi totali siano calati del 7% a 4.269 milioni contro attese per 4.202 milioni e il risultato operativo del 15% a 1.963 milioni (attese: 1.877 milioni).

Minori accantonamenti a rischi su crediti

Grazie ad accantonamenti per rischio su credito pari a 519 milioni ossia 53 basis point, meno dei 591 milioni (58 basis point) previsti, l’utile netto è così calato solo del 10% a 833 milioni, anche in questo caso meglio dei 796 milioni previsti. A livello di divisioni il risultato è dovuto in particolare alle performance della divisione CIB (378 milioni contro attese per 306 milioni), di Banca dei Territori e di Eurizon (110 milioni contro i 63 milioni attesi). Inoltre, “se le condizioni del mercato obbligazionario non dovessero migliorare, Intesa non procederà con il rinnovo dei 19 miliardi di bond a scadenza nel 2019” e questo dovrebbe limitare l’impatto sul costo del credito.

Equita Sim lima il target price

Ciò nonostante Equita Sim preferisce incorporare nelle sue stime “uno scenario più prudente” riducendo il Net interest income “da +4% a +2%”. Visto “il contesto di estrema incertezza” nonostante un costo del credito migliore delle attese gli esperti hanno anche alzato “le stime di rettifiche su crediti nel 2019 da 56 a 65 basis point”. Alla fine la generalizzata prudenza porta gli uomini a confermare una visione “neutrale” e a ridurre del 9% le attese di utile per azione 2019-2020, calo in parte compensato da 150 milioni di minori costi attesi. Il target price viene così limato da 3,2 a 2,7 euro per azione, pari a circa 13 volte l’utile per azione atteso per il 2019.

Carige, dopo il piano di salvataggio il titolo non riesce a fare prezzo in Borsa. Calo teorico del 48%

il secolo XIX.it 13.11.18

Toti: «Sono sicuro che Carige ce la farà»

Il presidente della Regione Toti parla di Carige dopo la mattinata in Borsa: «Che non viva un momento non facile è noto a tutti ma siamo certi che Carige ce la possa fare e ce la farà»

Genova – Non c’è pace per Carige: l’istituto ligure, che ieri ha annunciato i conti dei nove mesi, chiusi con quasi 190 milioni di rosso dopo rettifiche sui crediti per oltre 200 milioni, e un rafforzamento patrimoniale da 400 milioni, oggi ha di fatto dimezzato la propria capitalizzazione. Se fino a venerdì scorso la banca valeva poco più di 200 milioni a Piazza Affari, il titolo per tutta la giornata odierna non è riuscito a fare prezzo e ha chiuso con un tonfo del 48,6%,portando la capitalizzazione a poco più di 100 milioni. Appena lo scorso anno Carige aveva realizzato un aumento di capitale da circa 400 milioni, di cui di fatto ha già bruciato il 75%, con una perdita borsistica che in un anno ha raggiunto l’88%. 
Il cda della banca, che emetterà prossimamente un bond subordinato su cui si aprirà il paracadute dello Schema volontario del Fondo interbancario di tutela depositi in attesa dell’aumento vero e proprio, si riunirà giovedì: fra le delibere sul tavolo anche quella dell’accorpamento delle azioni, con un rapporto che verosimilmente sarà di 1000 a 1: il titolo Carige oggi vale 0,0019 euro e passerà così a 1,9 euro per azione. Da domani 14 novembre e fino a un successivo provvedimento, per decisione di Borsa Italiana, sulle azioni ordinarie non sarà consentita l’immissione di ordini senza limite di prezzo.

Toti: «Sicuri che la banca ce la farà» 
«Che Carige viva un momento non facile è noto a tutti, che Carige ce la possa fare e ce la farà, ne siamo ampiamente convinti. Siamo sicuri che la fiducia dei liguri nella banca non manca e non mancherà». Lo ha detto il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti a margine del salone `OrientaMenti´.«Siamo fiduciosi che gli azionisti di controllo e il nuovo management sappiano trovare accordi larghi per rilanciare una banca fondamentale per il nostro territorio, – dichiara Toti -. Troppo spesso parliamo del credito per la lontananza dei grandi istituti dal mondo delle piccole e medie imprese, banche della dimensione e del radicamento di Carige sono fondamentali per il nostro sistema Paese, come le landerbank salvate con maggiore lungimiranza dagli amici d’ Oltralpe. Noi tifiamo Carige, noi tifiamo sulla ragionevolezza, la capacità e la buona volontà del management di saper trovare accordi che superino anche gli scontri avvenuti nell’ultima assemblea dei soci, per mettere insieme tutti gli azionisti e il sostegno di una grande e generosa Regione per dare ai liguri una banca di cui possano fidarsi». 

Bonomi (Assolombarda): «Salvataggio per evitare l’effetto domino» 
La vicenda di Carige «preoccupa assolutamente. È un salvataggio che va fatto per non avere un effetto domino nel sistema». Lo dice, a margine degli Stati Generali del Credito, il presidente di Assolombarda, Carlo Bonomi che aggiunge: «salvataggio si, nazionalizzazione no». 

Patuelli (Abi): «Speriamo nell’aumento di capitale» 
Su Carige l’auspicio è che ci sia «successo pieno» per l’aumento di capitale, anche per avere in pochi mesi il rimborso del prestito dello Schema Volontario del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. A dirlo il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, parlando in Assolombarda. «È una mattina complessa, perché questa volta abbiamo avuto tra capo e collo la necessità di prevenire una crisi, con un intervento del Ramo Volontario del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi che questa volta parte non a fondo perduto. È un prestito subordinato che confidiamo vivamente possa essere in pochi mesi rimborsato integralmente alle banche che lo sottoscriveranno a seguito del successo pieno che ci auguriamo per l’aumento di capitale deciso e aperto al pubblico per Carige», ha detto.

Boccia (Confindustria): «Non vedo un effetto contagio» 
Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, non teme un «effetto contagio» dopo il bond emesso da Carige nell’ambito del piano di rafforzamento. «Evitiamo generalizzazioni, valutiamo le singole operazioni per quello che sono», sottolinea intervenendo agli Stati Generali del Credito. «Evitiamo generalizzazioni categoriali che non servono a nessuno. Le banche in questo paese hanno usato pochissimo, anzi nulla, rispetto ad altri paesi il Fondo per il salvataggio», evidenzia Boccia invitando a stare «molto attenti perché l’incremento dello spread e l’attacco alle banche può comportare un elemento di credit crunch che poi arriva a dare problema all’ economia reale».

Per la Corte Europea dei Diritti Umani si può insultare Gesù ma non Maometto

Lucandrea Massaro| Nov 13,2018

In fondo il caso Charlie Hebdo è emblematico

Solo pochi giornali in Italia ne hanno parlato, nessuno del cosiddetto progressismo, eppure è una notizia succulenta, da leccarsi i baffi per un certo laicismo nostrano. Per la CEDU (Corte Europei dei Diritti Umani) ha stabilito  (3 novembre) che criticare il Profeta Maometto, il fondatore dell’Islam, costituisce un incitamento all’odio e pertanto la libertà di espressione non viene tutelata. In altri casi saremmo stati anche contenti, è giusto non denigrare la fede, qualunque essa sia, se non fosse per due ordini di motivi.

Precedenti a senso unico

Il primo è la logica, perché non si può criticare il Profeta ma si può ridicolizzare il Cristo? La domanda sorge spontanea perché – come riportail Foglio – questo è accaduto meno di un anno prima dalla stessa corte:

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha difeso l’uso dei simboli religiosi nelle pubblicità e ha condannato la Lituania per che aveva multato un’azienda che si era servita di Gesù e Maria per vendere vestiti. Secondo i giudici, la multa inflitta per aver “offeso la morale pubblica” ha violato il diritto alla libertà d’espressione.

Nella sentenza di Strasburgo si legge che la Corte ritiene che “la libertà di espressione costituisce uno dei fondamenti essenziali di una società democratica”. Essa, inoltre, “si estende a idee che scioccano, offendono o disturbano” (30 gennaio).

Ma qual era il caso dibattuto a Strasburgo?

Il caso riguarda una questione nata in Austria. La signora  Elisabeth Sabaditsch-Wolff, una donna austriaca nel 2011 è stata dichiarata colpevole di aver “denigrato gli insegnamenti religiosi” dopo aver tenuto una serie di conferenze circa i pericoli dell’Islam fondamentalista.

Il problemi legali della signora “S” (come indicata dalla CEDU) sono iniziati nel lontano novembre 2009, quando la donna tenne un seminario in tre parti sull’Islam presso il Bildungsinstitut der Freiheitlichen Partei Österreichs, un istituto politico legato al Partito della libertà austriaco(FPÖ) (forza politica che oggi fa parte della coalizione che governa l’Austria insieme ai Popolari, NdR). Un settimanale austriaco, News, infiltrò un giornalista tra i presenti al seminario affinché registrasse i contenuti. In seguito, i legali della rivista consegnarono le trascrizioni alla procura di Vienna come prova dei discorsi di incitamento all’odio contro l’Islam, ai sensi dell’art. 283 del Codice penale austriaco (Strafgesetzbuch, StGB).

Le parole offensive consistevano in un commento espresso dalla signora Sabaditsch-Wolff sul fatto che Maometto era un pedofilo perché aveva sposato sua moglie Aisha quando lei aveva solo 6 o 7 anni. Le reali parole pronunciate dalla signora viennese erano: “Un 56enne e una bambina di 6 anni? Come chiamarlo, se non un caso di pedofilia?

Le accuse formali mosse contro Elisabeth Sabaditsch-Wolff furono archiviate nel settembre 2010 e il suo processo, presieduto da un giudice e senza giuria, ebbe inizio a novembre. Il 15 febbraio 2011, la donna fu ritenuta colpevole di aver “denigrato gli insegnamenti religiosi di una religione legalmente riconosciuta“, ai sensi dell’art. 188 del Codice penale austriaco.

Il giudice motivò razionalmente che il contatto sessuale avuto da Maometto con Aisha di 9 anni non poteva essere considerato un atto di pedofilia perché il suo matrimonio con Aisha durò fino alla morte del Profeta. Secondo questa linea di pensiero, Maometto non aveva alcun desiderio esclusivo per le minorenni; era anche attratto donne più grandi perché Aisha aveva 18 anni quando Maometto morì.

Il giudice ordinò alla signora Sabaditsch-Wolff di pagare una multa di 480 euro o di scontare una pena alternativa di 60 giorni di reclusione. Inoltre, fu tenuta al pagamento delle spese processuali (Gatestone Institute).

Successivamente la donna ha impugnato la sentenza presso la Corte d’Appello e poi la Corte Suprema austriaca sempre senza esito. Fu allora che la donna decise di rivolgersi direttamente alla CEDU. La Cedu esamina le domande relative alle violazioni dei diritti civili e politici sanciti nella Convenzione.

La Cedu ha però stabilito che gli stati potrebbero limitare il diritto alla libertà di espressione sancito dall’art. 10 della Convenzione, se quanto espresso “è suscettibile di incitare all’intolleranza religiosa” e “rischia di turbare la pace religiosa nel loro paese”.

Una sentenza pilatesca

Qui si entra un po’ nel tecnico però la questione vale lo sforzo. L’articolo 10 della Convenzione, lo stesso a cui si è appellata la signora “S” nel suo ricorso, è molto diversa dal suo omologo statunitense (Il Primo Emendamento). A differenza di quest’ultimo esso non ha sempre garantito un’ampia tutela della libertà d’espressione soprattutto nei casi che hanno riguardato la religione. Ciò è dovuto al ruolo che la dottrina del margine di apprezzamentostatale (una dottrina giuridica, Ndr) ha avuto nell’ambito della giurisprudenza della CEDU. Ma cosa significa? In breve: di fronte al problema di conciliare le esigenze di libertà individuale con quelle della sicurezza pubblica, la stessa Cedu ha ritenuto spesso di dare agli Stati membri l’ultima parola, ritenendo che essi sappiano meglio della Corte se il pericolo sociale è a rischio di esplosione o meno. Di conseguenza la motivazione della Corte è che i tribunali austriaci avevano ragione perché il rischio di infrangere la pace sociale sono maggiori di quelli di multare un singolo. In particolare la CEDU ha teso – nel tempo – a dare più forza alla libertà di stampa (restringendo il margine) rispetto a quando essa si occupa di temi di interesse generale, ma è molto restia a concedere spazio alla suscettibilità di una parte importante della popolazione in materia di religione o di morale (dilatando questo margine). Ammettendo involontariamente – se uniamo le due sentenze quella sulla situazione lituana e quella austriaca – che è lecito non preoccuparsi dei sentimenti religiosi dei cristiani, ma non è altrettanto lecito offendere quelli dei musulmani. Evidentemente il caso Charlie Hebdo pesa ancora…

CONSULTA / MAGISTRATI DA DESTITUIRE SE ACCETTANO FAVORI. E ORA, DOTTOR DI PIETRO?

 di: Andrea Cinquegrani lavocedellevoci.it

Sentenza storica della Corte Costituzionale, la numero 197 depositata il 12 novembre. Riguarda i comportamenti tenuti da alcuni magistrati che accettano favori dai loro imputati. La Corte Suprema stabilisce in modo categorico che “è legittimo destituire il magistrato che accetta favori da imputati in processi pendenti nella propria sede giudiziaria”.

E’ quanto successe, per fare solo un esempio eclatante, ad Antonio Di Pietro quando era toga di punta del pool di Mani pulite a Milano. Di Pietro, per tanti favori ricevuti dai suoi imputati, venne processato a Brescia. Ma uscì assolto perchè “si tratta di comportamenti non penalmente rilevanti”, venne scritto nelle motivazioni, anche se censurabili sotto tutti i profili: morale, deontologico, professionale. Fu, in quel caso, un’assoluzione ‘pesantissima’.

Pier Francesco Pacini Battaglia. In apertura Antonio Di Pietro

Di quella brutta storia fornirono tutti i dettagli Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato nel loro profetico “Corruzione ad Alta Velcità”, scritto esattamente venti anni fa. Nel quale dettagliarono anche l’insabbiamento del troncone milanese delle inchieste sull’Alta Velocità, imperniate sulla figura del super faccendiere Francesco Pacini Battaglia, l’“uomo a un passo da Dio”, come lo definiva Di Pietro. Il quale però nei suoi confronti usò stranamente il guanto di velluto, invece del solito pugno di ferro. Forse perchè a patrocinare le sorti giudiziarie del suo imputato c’era l’avvocato Giuseppe Lucibello, grande amico del pm e Super Eroe del pool?

Ma torniamo alla sentenza della Corte. Meglio di ogni altra cosa dare la parola all’Ansa che scrive un dettagliato report.

“E’ legittimo destituire il magistrato che accetta favori da imputati in processi pendenti nella propria sede giudiziaria. Lo ha deciso la Corte Costituzionale stabilendo che, in questo caso, la rimozione automatica del magistrato non è contraria alla Costituzione. Le questioni di legittimità costituzionale sollevate dalla Sezione disciplinare del Csm sono state giudicate non fondate. La destituzione è la massima sanzione disciplinare prevista dall’ordinamento dei magistrati”.

Continua l’Ansa: “La decisione è contenuta nella sentenza numero 197 depositata oggi (redattore Francesco Viganò) ed è relativa alle questioni sollevate dal Csm nell’ambito di due procedimenti concernenti magistrati incolpati di aver ricevuto benefici di varia natura da imputati in procedimenti penali pendenti presso le rispettive sedi giudiziarie. Secondo la Corte, la norma che prevede la sanzione disciplinare della rimozione non lede il principio di eguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione, poiché non determina alcuna irragionevole discriminazione in danno del magistrato autore dell’illecito disciplinare in questione, rispetto a chi abbia commesso atti illeciti disciplinari per i quali non è prevista la sanzione dell’automatica rimozione. La norma – spiega la Suprema Corte – non può d’altra parte ritenersi intrinsecamente irragionevole in ragione dell’automatismo nell’irrogazione della massima sanzione disciplinare prevista dall’ordinamento per i magistrati”.

Il libro di Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato

E ancora: “La Corte ha sottolineato, in proposito, che ai magistrati è ‘affidata in ultima istanza la tutela dei diritti di ogni consociato’ e che proprio per tale ragione ‘sono tenuti – più di ogni altra categoria di funzionari pubblici – non solo a conformare oggettivamente la propria condotta ai più rigorosi standard di imparzialità, correttezza, diligenza, laboriosità, riserbo ed equilibrio nell’esercizio delle funzioni, ma anche ad apparire indipendenti ed imparziali agli occhi della collettività, evitando di esporsi a qualsiasi sospetto di perseguire interessi di parte nell’adempimento delle proprie funzioni. E ciò per evitare di minare, con la propria condotta, la fiducia dei consociati nel sistema giudiziario, che è valore essenziale per il funzionamento dello Stato di diritto’”.

“Condotte come quelle in considerazione – conclude la Corte Costituzionale – creano un oggettivo pericolo di distorsione dell’attività giurisdizionale in favore del soggetto che ha corrisposto prestiti o agevolazioni al magistrato, e comunque scuotono la fiducia della collettività nell’indipendenza e imparzialità dello stesso ordine giudiziario”.

Vero, Di Pietro? Parole che pesano come macigni e che ogni magistrato dovrebbe ripetere a memoria prima di entrare in aula e parlare “in nome del popolo italiano”.

P.S. A tutti va consigliata la lettura di “Corruzione ad Alta Velocità”. Una vera lezione di vita, per tutte le toghe.

LEGGI SULLA VOCE

LA STORIA DELL’UOMO A UN PASSO DA DIO E DEL SUO “ INQUISITORE”

 di Andrea Cinquegrani

Mentre in Italia si rischia la povertà, l’Europa insiste a parlarci di parametri

Marco Fontana it.sputniknews.com 13.11.18

Se gli italiani credevano di essersi finalmente liberati dalle clausole di salvaguardia, per intenderci quelle che prevedevano l’aumento dell’Iva in caso di sforamento degli accordi con l’Ue, potrebbero essersi illusi.

Giovanni Tria
© AP PHOTO / GEERT VANDEN WIJNGAERT

Sarebbe infatti allo studio del ministro Tria e dei funzionari del Mef la possibilità di reintrodurre codeste clausole per garantire a Bruxelles che l’Italia non sforerà il rapporto deficit/Pil oltre quel 2,4% che diventerebbe, a tutti gli effeti, un tetto massimo invalicabile. Questa volta non si chiamerebbero più clausole “di salvaguardia”, ma “anti-sforamento”.

Se così fosse, quindi, l’Italia accetterebbe un compromesso per sottostare alle regole della Troika, evitando l’attivazione di una procedura della Commissione per infrazione da debito eccessivo. Così, alla faccia della sovranità del popolo italiano, l’Eurocrazia potrebbe di nuovo metter becco nella politica nostrana nonostante le dichiarazioni urlate dal Governo. Qualcuno magari saluterà questa decisione come realpolitik, ma la sensazione è che alla fine neanche l’Italia del 2018 riesca a scalfire quella maledetta burocrazia comunitaria che ha distrutto la Grecia e aumentato la povertà in tutti i Paesi più fragili dell’Unione, mascherandosi dietro il paravento delle regole “inamovibili”.

Guardando oltre il cortile di casa nostra, vediamo come la situazione in Spagna sia drammatica, con un’economia che cresce più che da noi, ma in cui la povertà non arretra: 1 milione 400mila bambini vivono in stato di grave povertà, secondo un recente rapporto dell’Unicef. La cifra salirebbe a 2,3 milioni se si contano quelli a rischio povertà, mentre 1 milione di nuclei familiari nei quali vive un minore ha almeno un genitore disoccupato. Viene spontaneo domandarsi dove sia in questi casi “l’Unione Europea dei parametri”. Con la pancia piena e i bicchieri colmi, dagli scranni di Bruxelles i burocrati insistono a sproloquiare sul rispetto di freddi numeri: è assolutamente inaccettabile che tali discorsi giungano proprio dai politici, eletti per risolvere certe situazioni critiche e non per far quadrare i conti di un’azienda privata.

L’Italia farebbe bene a pretendere dall’Unione un nuovo trattato in cui si metta nero su bianco che vi sia un parametro della povertà superato il quale ogni Stato membro è libero di riapppropriarsi della sovranità per difendere la sopravvivenza del suo popolo. E non sarebbe nemmeno un concetto totalmente nuovo. Un certo Robert Kennedy ne aveva già parlatotempo fa, per l’esattezza il 18 marzo del 1968: Con troppa insistenza e troppo a lungo, sembra che abbiamo rinunciato alla eccellenza personale e ai valori della comunità, in favore del mero accumulo di beni terreni. Il nostro Pil ha superato 800 miliardi di dollari l’anno, ma quel Pil — se giudichiamo gli USA in base ad esso — comprende anche l’inquinamento dell’aria, la pubblicità per le sigarette e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine settimana. Il Pil mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende il fucile di Whitman e il coltello di Speck, ed i programmi televisivi che esaltano la violenza al fine di vendere giocattoli ai nostri bambini.Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari. Comprende le auto blindate della polizia per fronteggiare le rivolte urbane. Il Pil non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidità dei valori famigliari o l’intelligenza del nostro dibattere. Il Pil non misura né la nostra arguzia, né il nostro coraggio, né la nostra saggezza, né la nostra conoscenza, né la nostra compassione, né la devozione al nostro Paese. Misura tutto, in poche parole, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani.

I cartelli per il premier ungherese Viktor Orban a Budapest
© SPUTNIK . АЛЕКСЕЙ ВИТВИЦКИЙ

Ecco, per restituire agli occhi dei cittadini europei la visione di un’Unione come istituzione umana e civile, forse sarebbe il momento di misurare il benessere di una società con criteri “nuovi”, quelli desiderati da Kennedy cinquant’anni fa. Oggi, invece, l’Ue degli Juncker, dei Moscovici, degli Oettinger, dei Dombrovskis è un apparato di contabili con calcolatrice alla mano, o peggio ancora di esecutori di ordini altrui, che ha perso contatto con quella realtà nella quale vivono e annaspano tutti gli altri europei, i quali stanno dunque premiando con sempre maggiore frequenza i partiti anti-sistema. 

Ecco come Intesa Sanpaolo e Unicredit salveranno Carige

startmag.it 13.11.18

Tutti i dettagli su come Intesa Sanpaolo e Unicredit attraverso il Fondo interbancario salveranno Banca Carige. 

Paracadute sistemico, privato, per Banca Carige.

COME SI MUOVERANNO INTESA SANPAOLO E UNICREDIT PER CARIGE

A Carige sarà garantito l’afflusso di quei capitali necessari alla sua sopravvivenza che la banca non è in grado di reperire da sola sul mercato. In azione ci sarà il Fondo interbancario alimentato grazie alle risorse delle grandi banche come Intesa Sanpaolo e Unicredit. Non ancora chiara, invece, la posizione di Banco Bpm e Ubi Banca.

ECCO QUANTO SBORSERANNO INTESA SANPAOLO E UNICREDIT

Se l’esborso finale sarà il massimo previsto, Intesa Sanpaolo (che vale circa il 23% delle masse protette) dovrebbe sottoscrivere pro-quota circa 70 milioni del bond, UniCredit (18%) circa 58.

CHE COSA PREVEDE IL PIANO DI BANCA CARIGE

La manovra messa a punto dall’amministratore delegato Fabio Innocenzi e dal presidente Pietro Modiano – che si discosta rispetto a quella annunciata prima e dopo l’ultima assemblea – prevede un rafforzamento di 400 milioni, il doppio di quello di cui si è discusso nei mesi scorsi, in cui la parte del leone la fara’ lo Schema Volontario del Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd).

PERCHE’ I COSTI DI CARIGE SONO LIEVITATI

A far lievitare i costi dell’intervento sono stati gli esiti di una ispezione della Bce sul portafoglio crediti. Carige ha risposto con 219 milioni di ulteriori rettifiche che hanno portato i conti dei primi nove mesi in rosso per 190 milioni.

TUTTI I DETTAGLI SUL PIANO DI MODIANO E INNOCENZI

Il piano di Carige, seguito passo passo da Bankitalia e dal governo, prevede un bond subordinato da 320 milioni che verra’ sottoscritto dallo Schema Volontario. L’emissione salirà a 400 milioni se i grandi soci sottoscriveranno una ulteriore tranche da 80 milioni a loro destinata.

DOSSIER BOND

Carige estinguerà il bond all’inizio del 2019 con un aumento da 400 milioni, su cui l’assemblea voterà il 21 dicembre. In caso di inoptato sarà il Fidt a sottoscrivere le azioni convertendo il bond.

LA CONVERSIONE

La conversione è invece prevista in automatico per la tranche ai soci. All’esito della manovra Carige tornerà pienamente in linea con i requisiti chiesti dalla Bce (cet1 al 13,5% e tcr al 13,6%).

LA TEMPISTICA

Da domani, 14 novembre, inizierà il sondaggio tra le banche aderenti che dovranno dare il loro avvallo in occasione dell’assemblea fissata per il 30 novembre.

I TERMINI

Per passare, la proposta dovrà essere autorizzata dal 50% degli aderenti allo schema volontario, mentre servirà l’ok del 90% del capitale rappresentato.

CHE COSA HANNO DECISO INTESA SANPAOLO E UNICREDIT

Intesa Sanpaolo ha già fatto sapere di essere della partita («Non faremo mancare il nostro sostegno», ha detto ieri il ceo Carlo Messina), stessa disponibilità è arrivata anche da parte di UniCredit guidata da Jean-Pierre Mustier.

LE POSIZIONI DI BANCO BPM E UBI BANCA

“Qualche dubbio invece in casa Banco Bpm, da cui arriva un “no comment”, così nessun commento giunge da Ubi, mentre Mps deve valutare l’opportunità anche alla luce degli impegni presi con l’Europa in termini di investimenti su altri soggetti”, ha scritto oggi il Sole 24 Ore.

CHE COSA DICONO BPER E CREVAL

Per il ceo di Bper, Alessandro Vandelli, “sarebbe bello che tutti facessero la loro parte” mentre più cauto è l’ad di Creval, Mauro Selvetti, che dice “valuteremo”. Il comitato di gestione del Fitd, che ha accolto la richiesta di intervento, ha convocato per il 30 novembre l’assemblea che dovrà approvarla.

CHE COSA SI DICE TRA LE BANCHE

Fuori dai giochi si chiama invece Credem, che già non aveva partecipato al round per il salvataggio delle tre Casse. Se l’esborso finale sarà il massimo previsto, Intesa Sanpaolo (che vale circa il 23% delle masse protette) dovrebbe sottoscrivere pro-quota circa 70 milioni del bond, UniCredit (18%) circa 58.

CHE COSA NON FARA’ MALACALZA

Salta un giro il primo azionista Malacalza Investimenti, nonostante l’impegno a sostenere la banca espresso recentemente. “Di fronte alle scadenze che davamo all’investitore ha detto ‘per favore no’. Ma senza che questo corrisponda a un disimpegno”, ha spiegato Modiano. “Siamo contenti dell’azione di risanamento” e “ci auguriamo che la banca si concentri sul supporto al territorio” ha detto Mattia Malcalza, la cui famiglia ha investito oltre 400 milioni in Carige, la gran parte dei quali ‘evaporati’ in Borsa.

LA POSIZIONE DI MINCIONE

Dovrebbe invece esserci il finanziere Raffaele Mincione, il cui “impegno irrevocabile” è però condizionato a una “adeguata remunerazione” del bond mentre non si è impegnato l’altro socio forte, Gabriele Volpi.

LE PAROLE DI MODIANO E INNOCENZI

“Abbiamo una banca pulita” ha assicurato Modiano, mentre Innocenzi ha parlato di “giornata importante” per Carige, messa “in sicurezza” con “un’operazione più ampia di quella ipotizzata inizialmente” per dare “un segnale forte” al mercato. “Piena soddisfazione” anche dal governo.

Lo scudo del Fitd “garantisce il rispetto dei requisiti patrimoniali, pone le condizioni per il rapido completamento del previsto aumento di capitale e assicura al nuovo management le condizioni per idonee strategie industriali, inclusa la valutazione di possibili aggregazioni” ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

Omba dei Malacalza ed il debito di 1,5 milioni con Carige spa

Paolo Politi

In pieno conflitto di interessi il socio di maggioranza di Carige spa ( Malacalza)lascia un buco da 1,5 milioni di Euro della società Omba srl in liquidazione ( proprietà Malacalza o società collegate)e di cui è stato proposto il soddisfacimento del credito al 25 per cento con un taglio del 75 per cento.

Il 7 agosto scorso, è arrivata in Banca Carige la lettera di Omba con la proposta di concordato preventivo liquidatorio, che prevede il soddisfacimento nella misura del 25% dei crediti chirografari. Con il conseguente passaggio dei circa 2 milioni di esposizione, già classificata tra le inadempienze probabili, nella categoria più brutta, quella delle sofferenze.

Di certo c’è che il concordato della Omba Impianti & Engineering è un problema piuttosto serio per Carige, che va a ingarbugliare un vicenda già fin troppo complicata. Non tanto per i numeri, che sono poca cosa rispetto ai 4,7 miliardi di crediti deteriorati dell’istituto.

Personalmente lo ritengo inammissibile un fatto del genere – e ritengo che la Procura competente – Banca d’Italia – Consob dovrebbero aprire un fascicolo sulla intera vicenda.

B.Carige: Patuelli, prestito subordinato Fondo rimborsato in pochi mesi

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Quello di Carige “è un prestito subordinato che confidiamo vivamente possa essere in pochi mesi rimborsato integralmente alle banche che lo sottoscriveranno a seguito del successo pieno che auguriamo all’aumento di capitale deciso e aperto al pubblico per la banca”. 

Lo ha affermato il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, in occasione degli Stati Generali del Credito. 

“E’ una mattina complessa, perché questa volta abbiamo avuto tra capo e collo la necessità di prevenire una crisi, con un intervento del Ramo Volontario del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi che questa volta parte non a fondo perduto”, ha aggiunto. 

“Auguro il miglior successo all’aumento di capitale come è accaduto per le altre banche”, ha concluso. 

lab 

 

(END) Dow Jones Newswires

November 13, 2018 04:46 ET (09:46 GMT)