Dopo il tradimento con la lettera BCE del 2011, Draghi vorrebbe far carriera politica in Italia?

  quelsi.it 1.11.18

I rumors si sprecano: Mattarella punta a mettere Mario Draghi a capo del governo alla fine del suo mandato alla BCE nel novembre 2019 (o anche prima). Come ho spiegato in precedenti interventi, Mario Draghi nel firmare la impropria ed irrituale lettera contro il governo di Berlusconi nel 2011 fu artefice di un tradimento contro l’Italia visto che è ormai chiaro a tutti come lo stesso Draghi sia stato nominato co-governatore proprio perché ai tempi era assolutamente necessario avere un italiano ai vertici BCE per firmare “da italiano” detta impropria missiva (assieme a Trichet) finalizzata ad affossare Roma.

Ossia per abbattere Berlusconi. Ovvero per spodestare Gheddafi, dando le chiavi della Libya alla Francia. Insomma, Draghi fu uno strumento (consapevole?) per fare arrivare Mario Monti al potere per distruggere non solo i consumi interni ma anche – a termine – il substrato produttivo e bancario italiano. Parlano i fatti.

Oggi ne paghiamo le carissime conseguenze in termini di crediti inesigibili accumulati dalle banche italiane e relativa crescita asfittica, disoccupazione inclusa (ricordo infatti che il sistema bancario italiano nel 2011 era il più sano del mondo occidentale!)

Il piano di colonizzazione franco-tedesca dell’Italia parte proprio dalla consapevole e tragica lettera di Draghi e Trichet del 2011, quanto meno in termini di interessi nazionali. Nessuno straniero infatti avrebbe avuto il coraggio di cotanta ingerenza nei confronti di Roma, ecco perché fu messo un italiano alla BCE (per fargli firmare la lettera!).

Sappiate che gli NPL attuali sono diretta conseguenza – con naturale ritardo – delle misure follemente austere di Mario Monti a cui, per evitargli la gogna a seguito dei suoi nefasti eccessi di austerità, fu addirittura garantito lo scranno a vita al Senato da un altro soggetto che la Storia vedrà inevitabilmente come imputato dopo la sua morte, Giorgio Napolitano (anche lui proveniente dall’opposizione di sinistra). Un piano ben congegnato, encore.

Oggi – anzi domani, ossia il prossimo anno – la stessa cosa qualcuno – sempre i soliti, i poteri ex coloniali UE – vorrebbe fatta per Draghi: farlo diventare senatore a vita a capo di un governo italiano avendo precedentemente fatto crollare i gialloverdi con un misto di attacchi finanziari, demolizione programmata del governo da parte dei media cooptati e golpe bianco (leggasi compravendita di deputati) sponsorizzato dall’EUropa. Poi la svendita finale.

Siamo matti!

Certo, le persone “indirizzate” dall’EU in Italia temo siano molte. Anzi, troppe!

Ad esempio, mi ha fatto cascare le braccia l’arroganza di Matteo Renzi alla Leopolda dove come sponsor c’erano i barili di petrolio della Total, l’azienda francese in prima fila per spodestare l’ENI dei suoi possedimenti in Libya. Total che guarda caso sponsorizza eventi pubblici dell’ex segretario del PD, dopo che un altro primo ministro del partito del PD e’ andato ad insegnare alla scuola dei servizi segreti d’oltralpe a Parigi (E. Letta).

Dietro a Legioni d’Onore conferite a pioggia ai politici italiani (maggioritariamente di sinistra), consulenze, sponsorizzazioni agli eventi ecc. temo si nasconda il sacco dell’Italia.

In tale contesto Mario Draghi sembra essere in predicato, dopo aver fatto danni immensi al paese con la lettera BCE del 2011, dopo essere stato di fatto partecipe del piano per annichilire l’Italia durante la caduta di Gheddafi, di diventare senatore a vita e capo del governo italiano facendo prima cadere i gialloverdi.

Siamo matti!

E chi sarebbe lo sponsor di tutto ciò? Fa terrore pensarlo ma tutto depone affinché si possa trattare addirittura del Presidente Mattarella in persona, famiglia di Castellamare del Golfo (sua moglie è anche sepolta in tale ridente cittadina) ossia “locale del posto”.

In riguardo, per capire il contesto, ho riletto recentemente un bel libro, “Man of Honor”, l’interessantissima biografia di Joe Bonanno, incidentalmente anche lui di Castellamare del Golfo (per chi non sapesse di chi si tratta, sto parlando del padrino a cui si rifece Francis Ford Coppola quando girò la saga dei mafiosi d’America). Tale libro lo consiglio a tutti, soprattutto nella parte in cui il boss italo americano arriva a Fiumicino a visitare l’Italia (…). E poi giù verso la sua amata Sicilia, terra bellissima.

Questo per farvi intuire che per decifrare il presente bisogna fare i compiti a casa, comprendere il passato, arrivando alla genesi del caos attuale.

In tale contesto nascerebbe – nel caso, direi incredibilmente – la volontà presidenziale di perorare la causa di Draghi presidente del Consiglio, previa – chiaramente – la caduta dei gialloverdi. Sono pronto a scommettere su una profonda riflessione – dopo le Midterm USA – che possa a portare a rivedere tale indirizzo vista la cristallinita’ degli eventi passati (…).

D’ogni modo non posso che solidarizzare con Di Maio, che ha giustamente criticato Mario Draghi per ingerenza negli affari italiani via spread e prestiti/flessibilità non concessi al Paese (mai dimenticare che anche il tanto osannato Gerhard Schroder di santo aveva assai poco visto che impose all’Italia come contropartita di un prestito tedesco (…) la liberazione del vero boia nazista delle Fosse Ardeatine, quel Kappler fatto fuggire dal Celio per ordini superiori, comandante nazi di Roma non casualmente al centro del progetto Odessa che fece fuggire migliaia di criminali nazisti alla fine della seconda guerra mondiale, fonte: memoriali di Aldo Moro).

Appunto, Mario Draghi non è necessariamente il salvatore dell’Italia, direi forse il perfetto contrario, uno che probabilmente per bramosia di carriera affondò il proprio paese con la lettera BCE del 2011 e poi si prese gli applausi per averlo successivamente “salvato” facendo rientrare lo spread giunto oltre 500; spread che lui stesso contribuí per altro a far decollare quando, resosi cosciente della incredibilmente sincronizzata vendita di BTP da parte di Deutsche Bank nell’estate dello stesso anno, non stigmatizzò dovutamente l’accaduto.

Anche Draghi probabilmente – alla fine dei conti – risponde alla catena di comando scozzese più che genericamente anglosassone, nel solco di quell’Umbria romana da sempre vicina a tali sodalizi (…). E tale catena ai tempi vedeva Obama come garante d’eccezione….

Ricordo solo che Mario Draghi sarebbe dovuto diventare primo ministro “delle privatizzazioni” al posto di Romano Prodi alla fine dello scorso secolo, il vero frutto avvelenato di Tangentopoli e dell’omicidio – secondo il giudice Almerighi – di Raul Gardini: suo malgrado fu invece messo da parte dal potentissimo Francesco Cossiga, un sardo doc (non casualmente come Paolo Savona), Signore delle Regine [di scacchi] che, scoperta la sua inopportuna visita sul Britannia appena prima delle svendite italiane di fine secolo lo mise da parte.

L’acredine con Paolo Savona – cresciuto all’ombra del patriota Guido Carli in Banca d’Italia – parte proprio da lì: vale dunque la pena di considerare la possibilità che in Mario Draghi di patriottico non ci sia proprio nulla!

Unicef: se doni 3 euro, 2 vanno a una società privata. Ma per il fondo per l’infanzia va bene così

politicamentescorretto.info 1.11.18

di 

L’affare Play Therapy Africa – Scoperta dei pm di Firenze nell’inchiesta sui Conticini. Ma il Fondo per l’infanzia ha deciso che va bene così.

Su dieci milioni di donazioni versate ad associazioni umanitarie per aiutare i bambini, oltre sei sono diventati profitti di un’azienda: la Play Therapy Africa. La procura di Firenze lo ha scoperto e ha indagato i responsabili della società, i fratelli ConticiniUnicef, che le aveva affidato 3,8 milioni dei 10, ha deciso di non querelare e quindi di non approfondire l’uso dei fondi raccolti tra i suoi donatori. Non solo. Da parte lesa avrebbe potuto formulare richiesta di accesso agli atti come previsto dall’ex articolo 116 di procedura penale. Il Fatto ha accertato che neppure questa strada è stata percorsa. La vicenda è nota. Nel 2016 i magistrati Luca Turco e Giuseppina Mione hanno indagato i tre fratelli ConticiniAlessandro e Luca per riciclaggio e appropriazione indebita aggravata. Andrea – marito di Matilde Renzi – per riciclaggio. I pm hanno scoperto che di 10 milioni complessivi affidati da Unicef, Fondazione Pulitzer e altre onlus americane e australiane per finanziare attività benefiche a favore dei bambini a Play Therapy 6,6 sono finiti in conti personali e utilizzati per investimenti immobiliari all’estero e in altre operazioni finanziarie. Andrea, inoltre, secondo i magistrati, ha prelevato soldi dai conti destinandoli a tre società dell’inner circlerenziano: alla Eventi 6 della suocera Laura Bovoli (133.900 euro), alla Quality Press Italia (129.900 euro) e 4 mila alla Dot Media di Firenze, che organizzava la Leopolda del cognato Matteo.

A indagini ormai prossime alla chiusura, lo scorso aprile il governo Gentiloni, in uscita da Palazzo Chigi, ha approvato un decreto che esclude dalla procedibilità d’ufficio alcuni reati fiscali tra cui l’appropriazione indebita aggravata, lasciando la denuncia di parte. Per questo ad agosto i magistrati hanno trasmesso la richiesta di rogatoria alle possibili parti lese: Unicef New York, Fondazione Pulitzer, Action Usa in particolare. A fine settembre Unicef ha comunicato, per voce del direttore Italia, Paolo Rozera, la decisione di non querelare. Di conseguenza molti donatori hanno scritto all’associazione esprimendo la volontà di interrompere le loro donazioni. Un lettore ci ha trasmesso anche la risposta ricevuta da Unicef. Un testo che vorrebbe rassicurare i benefattori ma che in realtà lascia inevase numerose domande e genera dubbi. Tanti. In particolare sulla carenza di controlli, di trasparenza e sulla gestione delle donazioni che, chi fa, presume sia oculata. Ma può definirsi tale se il 66% dei soldi versati in beneficenza diventa utile di privati? Questo è quanto accaduto con Play Therapy Africa e individuato dalla procura di Firenze. La gentile mail di Unicef è accompagnata dall’invito a “leggere con la dovuta attenzione l’intero testo”. Lo abbiamo fatto.

Unicef è una onlus, cioè una organizzazione non lucrativa di utilità sociale e, spiega subito nella lettera, “Play Therapy è stata tra le migliaia di implementing partner con cui Unicef ha avuto a che fare nel corso degli anni in oltre 150 Paesi”. Un elemento che dovrebbe rassicurare: è solo una goccia nel mare del nostro impegno. Quanti casi Conticini esistono? Colpisce un altro elemento: manca (e non sarà mai riportata) la corretta indicazione societaria della Play Therapy, che non è una onlus ma è una Ltd, società di diritto inglese equivalente alle nostre srl. Quindi agisce a scopo di lucro. Vero che fosse “validamente accreditata come branca africana di una nota e stimata Ong internazionale (Play Therapy International)” ma è altrettanto vero che la società era per il 66% dei coniugi Conticini. Tutti elementi facilmente rintracciabili attraverso delle visure – gratuite sul sito del governo inglese – e già pubblicati sia sul Fatto sia nel libro di Marco Lillo Di padre in figlio uscito a maggio 2017.

Nella lettera l’associazione ricostruisce i rapporti avuti: “Nell’ottobre 2008 Unicef ha stipulato un primo contratto (…), data la buona qualità dei lavori svolti nella prima fase del rapporto, ha esteso la sua collaborazione con Unicef a diversi paesi (10 in tutto), anche al dì fuori dell’Africa. Successivamente la qualità delle prestazioni fornite è risultata sempre meno soddisfacente e nel 2013 Unicef ha valutato di interrompere definitivamente il rapporto”. Che tipo di lavori aveva svolto Play Therapy? E cosa prevedevano i contratti? Perché Unicef non li rende pubblici? In cosa e quando “la qualità delle prestazioni” è calata? Come è stato scoperto? Ci sono state delle segnalazioni? Disservizi? Lamentele? Chi dona in beneficenza sarebbe rassicurato da una operazione trasparenza più che da una lettera.

Alla domanda “quali rapporti ha avuto Matteo Renzi con Unicef” la onlus risponde “nessuno”. Ma non è corretto scrivere: “Affermare che l’Unicef abbia addirittura finanziato le società di Matteo Renzi è una completa menzogna”. Lo ipotizza la procura di Firenze: parte dei fondi distratti sono finiti anche nell’azienda della madre, fra l’altro proprio nel periodo in cui la maggioranza era detenuta dalle sorelle Benedetta e Matilde. Oltre alle poche migliaia di euro finite alla DotMedia che organizzava la Leopolda, nota kermesse creata ad hoc proprio per l’ascesa politica di Renzi. Non sarebbe necessario sporgere querela per accertarsi senza alcun dubbio se quelli erano i fondi di Unicef? Pare di no. Anzi. “Più inverosimile affermare che sia stato Alessandro Conticini a sottrarre somme all’Unicef dato che il rapporto contrattuale era con una società e non con un singolo individuo”. Peccato che la società fosse al 66% di Conticini e moglie.

Poi c’è un passaggio che lascia quasi interdetti. “Unicef non conosce (né avrebbe modo di saperlo) l’uso che è stato fatto delle somme percepite da Play Therapy Africaquale implementing partner, e che secondo quanto è dato sapere sull’inchiesta avrebbero in parte beneficiato società afferenti alla famiglia Conticini-Renzi. Si tratta di eventi totalmente estranei al rapporto tra Unicef e Play Therapy e, sebbene ci sembri assurdo doverlo sottolineare, un committente non può essere chiamato a rispondere di ciò che un fornitore fa con i soldi ricevuti per il servizio reso. Conticini non ha mai avuto accesso ai soldi dell’Unicef, mentre ovviamente non possiamo sapere se e in quale modo abbia avuto accesso ai soldi di Play Therapy”. Se dunque il 66% di donazioni finisce in qualche tasca, Unicef non si preoccupa del perché e come sia accaduto? Gli inquirenti al momento non hanno identificato con assoluta precisione quanti di quei 6,6 milioni ritenuti sottratti siano arrivati da Unicef o altre associazioni, ma la onlus non ha interesse ad approfondire?

Vero è che nella lettera garantisce: se mai nella rogatoria ci saranno elementi nuovi, Unicef potrebbe rivalutare la decisione di non sporgere querela. Basterebbe la volontà di “tutelare i propri legittimi interessi e quelli dei suoi donatori, e soprattutto il bene dei bambini, che rischiano di pagare il prezzo della campagna di disinformazione e diffamazione in corso in Italia”. Campagna alla quale il Fatto si ritiene estraneo. Il ruolo fondamentale svolto da Unicef nel mondo deve essere tutelato, così come la sua credibilità non deve avere ombre. Per questo dovrebbe rendere pubblici tutti i contratti avuti con Play Therapy ed essere trasparente per tutelare donatori e bambini, oltre alla sua immagine. Perché a oggi c’è una sola certezza raggiunta dai magistrati: il 66% delle donazioni ricevute dalla società dei Conticini non sono stati usati per i bambini. Perché?

fonte

Banche: le italiane alla prova degli stress test tra sconti e insidie

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

I riflettori del mercato sono puntati sulle principali quattro banche italiane (Unicredit, Intesa Sanpaolo, Ubi Banca e Banco Bpm). Domani, a borse chiuse, verranno resi noti gli esiti degli stress test condotti dall’Eba (l’esame riguarda nel complesso 49 banche europee, di cui circa 37 vigilate da Bce). Si tratta di un appuntamento importante, sebbene non esaustivo, per valutare la salute di queste realtà e alla vigilia di questa prova Intesa Sanpaolo sale in Borsa dell’1,09% a 1,9742 euro, Unicredit dello 0,90% a 11,418 euro, Banco Bpm cresce dell’1,79% a 1,6908 euro e Ubi Banca dell’1,11% a 2,73 euro. Performance che si inseriscono in una giornata tranquilla per i mercati in cui Piazza Affari risulta tra i migliori listini. 

La difficile situazione macroeconomica di queste ultime settimane – con lo Spread sopra ai 300 punti base che riduce il capitale e rende la raccolta più cara – non dovrebbe incidere sugli esiti degli stress test in quanto, nel corso di quest’analisi, si stresseranno i bilanci sulla base della fotografia di fine 2017. 

L’esame si fonda sulle ipotesi di recessione, ma anche sulle proiezioni per il triennio dell’aumento della disoccupazione, di un’inflazione più bassa, e di prezzi residenziali notevolmente inferiori rispetto alle aspettative. I risultati guideranno i regolatori nel fissare i requisiti di capitale per le singole banche: domani, infatti, non ci sarà una pagella finale con giudizi di promozione o bocciatura. Almeno formalmente nessuna banca verrà bocciata in quanto non è prevista una soglia di capitale da oltrepassare. I risultati dello scenario avverso (e quelli in contemporanea della Bce sulle altre banche) permetteranno però ai regolatori di avanzare le richieste di Srep (ovvero requisiti minimi patrimoniali) da presentare alle singole realtà a inizio dicembre. Se il Cet 1 di qualche banca non risponderà ai livelli minimi, si prenderanno provvedimenti. Le aspettative di S&P su questi test sono in chiaro scuro. “Riteniamo che le banche europee, in generale, dovrebbero essere meglio preparate rispetto ai turni precedenti perché hanno cuscini di capitale più forti e basi patrimoniali meno a rischio”, ha detto l’analista Bernd Ackermann. Tuttavia gli esperti giudicano questi test più severi in quanto rispetto a due anni fa c’è da considerare il calcolo Ifrs 9, che prevede l’accantonamento totale delle perdite presunte fin dal primo anno. 

Anche per Dbrs gli stress test prevedono uno scenario avverso “complessivamente più severo” rispetto a quello del 2016, ma partono da presupposti meno rigidi riguardo alle ipotesi di Spread dei bond sovrani. 

Sebbene gli analisti si attendano risultati mediamente positivi, quello degli stress test, rimane un appuntamento chiave per il settore bancario e finanziario, soprattutto in un momento in cui l’Unione bancaria non è ancora stata completata. Proprio ieri Nouy ha dichiarato che contro i ricavi asfittici delle banche europee il risiko si fa sempre più necessario. “Uno dei problemi più seri che le banche europee stanno affrontando è la mancanza di redditività. Un certo numero di banche non guadagna ancora il loro costo del capitale. E questa non è certamente una situazione sostenibile”, ha detto aggiungendo che la strada per arrivare a costruire una vera Unione bancaria è ancora lunga e si basa su un assioma: la diminuzione del rischio e la condivisione del rischio sono due facce della stessa medaglia. “I Paesi europei devono trovare un equilibrio tra la condivisione di alcuni dei reciproci rischi e il godimento dei benefici di una singola giurisdizione. E con ciò intendo un vero mercato bancario europeo in grado di servire in modo affidabile l’economia. 

L’esito degli stress test precede inoltre un altro appuntamento chiave per il comparto bancario italiano ovvero quello della comunicazione al mercato dei risultati finanziari del terzo trimestre. Si parte martedì 6 novembre con i conti di Intesa Sanpaolo per poi proseguire il giorno seguente con quelli di Ubi Banca e Banco Bpm, mentre giovedì 8 toccherà a Unicredit. 

cce 

claudia.cervini@mfdowjones.it 

 

(END) Dow Jones Newswires

November 01, 2018 12:16 ET (16:16 GMT)

Il fondo attivista prende una quota del 3% in Deutsche Bank come China Bails

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Ottobre è stato un mese difficile per le azioni e le azioni bancarie non hanno fatto eccezione, con gli analisti che hanno sottolineato che le azioni si sono schiantate duramente, imitando un modello che è emerso nella corsa immediata al crollo finanziario di dieci anni fa.

Sterlina inglese

E siccome il settore bancario è emerso come uno dei peggiori risultati durante un mese brutale, come spesso accade, le azioni di Deutsche Bank si sono distinte come una delle peggiori performance in quanto le azioni sono scese ai minimi storici per la prima volta in circa due anni dopo un rapporto deludente sugli utili, che riaccende i perenni timori che la banca avrebbe bisogno di essere frazionata o salvata, anche se continuavano a circolare voci su una possibile fusione con Commerzbank. A peggiorare la situazione, quello che prima era uno dei maggiori azionisti della banca, il conglomerato cinese HNA, ha scaricato le sue azioni in mezzo a una marea di deleveraging ordinato dal governo. 

DB

Ma come ha fatto HNA, sembra che un altro investitore istituzionale si sia fatto avanti per prendere l’altro lato del commercio, avvertendo che, sotto uno strato di gestione disfunzionale, c’è un valore nascosto lì, in particolare nelle operazioni di vendita al dettaglio e trade-finance di DB. Come riportato dal Wall Street Journal , l’Hudson Executive Capital LP, guidato dall’ex capo delle finanze JP Morgan Chase & Co. Douglas Braunstein, ha assunto una partecipazione del 3% nel prestatore tedesco, occupando in realtà l’altra parte del commercio da HNA – cementando il lo status di fondo attivista come azionista nella top five.

Braunstein ha detto a WSJ che la sua fiducia nel piano di turnaround di DB deriva dalla sua fiducia nel nuovo amministratore delegato della banca, Christian Sewing, un impiegato di lunga data che è stato portato a sostituire John Cryan all’inizio di quest’anno. Da quando Sewing ha preso il sopravvento, la banca ha fallito un test di stress della Federal Reserve e ha pagato una multa di oltre $ 500 milioni per il suo coinvolgimento in uno scandalo russo di riciclaggio di denaro da $ 10 miliardi. Ma ciò non ha smorzato le speranze degli investitori che il turnaround man du jour della banca potesse finalmente essere in grado di produrre risultati tangibili. Come ha detto a WSJ, l’investitore attivista ritiene che DB stia prendendo “i passi giusti” per facilitare il turnaround di cui si ha tanto bisogno.

Hudson Executive Capital LP, guidato dall’ex capo delle finanze di JPMorgan Chase & Co. Douglas Braunstein, ha dichiarato di aver costruito circa il 3,1% delle azioni ordinarie della Deutsche Bank.

L’investimento, il più grande finora di Hudson, è stato realizzato negli ultimi mesi, mentre le azioni della Deutsche Bank hanno scandagliato i minimi storici. La quota di circa 620 milioni di dollari fa di Hudson un azionista nella top five, e il primo di dimensioni da quando l’ultima ristrutturazione della banca e il cambio di amministratore delegato ad aprile.

In un’intervista, Braunstein ha definito Deutsche Bank “frainteso e sottovalutato”, una conclusione che ha disegnato durante quasi un anno in cui ha parlato con dirigenti e ex dirigenti e altri contatti finanziari. La sua impressione iniziale alla fine del 2017 era che il management team all’epoca era “disfunzionale come si potrebbe sostanzialmente trovare.” I dirigenti attuali sembrano unificati negli sforzi per ridurre i costi e aumentare le entrate, ha detto.

Secondo le stime di Braunstein, Sewing, che sta rifocalizzando la banca sulle sue radici europee, è “l’uomo per il lavoro”.

Ha definito il transaction banking un “asset per la corona” che aiuta a fornire finanziamenti a prezzi accessibili, allentando uno dei grandi problemi del prestatore, i suoi costi di finanziamento superiori alla media.

Mr. Sewing, un dipendente di Deutsche Bank che è diventato amministratore delegato quando il consiglio di sorveglianza ha licenziato il suo predecessore, ha detto che si sta concentrando sulle radici del prestatore al servizio delle società europee e rendendo più efficiente il suo retail banking tedesco. Vuole che sia meno dipendente dalle attività commerciali che storicamente hanno guidato i profitti ma sono diventati più volatili.

Braunstein ha elogiato il signor Sewing. “Non avremmo fatto l’investimento, ma per il fatto che pensiamo che sia il ragazzo giusto per il lavoro”, ha detto Braunstein.

Il fatto che DB abbia assunto Cerberus Capital per guidare il turnaround ha aiutato a cementare la fiducia di Braunstein.

Ha aggiunto che una mossa della società di private equity Cerberus Capital Management LP e il suo presidente, Matt Zames, per consigliare formalmente Deutsche Bank sulle sfide di riduzione dei costi e operative è stato “un risultato molto significativo.” Cerberus a novembre 2017 ha rivelato un 3% circa posizione in banca. All’inizio di quest’anno, in una mossa non ortodossa, Cerberus è diventato anche un consulente pagato della Deutsche Bank. I signori Braunstein e Zames hanno lavorato insieme da vicino in ruoli senior di JPMorgan. Il signor Zames era il principale direttore operativo di JP Morgan prima di lasciare la banca l’anno scorso.

L’attivista che partecipa a una grande banca d’investimento non è senza precedenti. Alcuni potrebbero ricordare che gli analisti, incluso Mike Mayo del CLSA, hanno elogiato ValueAct per la sua decisione di prendere una quota “attivista” del 2% in Morgan Stanley due anni fa, con Mayo che proclama che questo livello di responsabilità era “ciò di cui il settore bancario ha bisogno”. Ha continuato spiegando che mentre Morgan Stanley ha “un franchising eccellente”, la sua “esecuzione è venuta meno”.

Da parte sua, Sewing ha elogiato Braunstein e lo ha ringraziato per il voto di fiducia. “Apprezziamo la fiducia di Hudson Executive nella nostra capacità di attuare i nostri obiettivi strategici”, afferma Christian Sewing, CEO di Deutsche Bank, in una dichiarazione inviata via e-mail.

Per Deutsche Bank, la prima affermazione non si applica realmente – il gigante del prestito tedesco sta ancora lottando per scrollarsi di dosso le trappole della crisi finanziaria – mentre il secondo è un esercizio di understatement. In mezzo a transazioni legali relative a vendite improduttive di DB di titoli tossici garantiti da ipoteca, ampia esposizione di derivati ​​non controllati e attività commerciali e bancarie di investimento in difficoltà, Deutsche è un caos. 

E mentre la fiducia di Braunstein nel Sewing potrebbe essere un conforto per i membri del consiglio affermando che, almeno per ora, sembra che abbiano scommesso su un cavallo con un potenziale reale, Sewing non sarebbe stato il primo CEO di DB negli ultimi anni ad essere annunciato come un salvatore, solo per lasciare il lavoro esaurito e sconfitto. Ma, ancora una volta, se potesse dimostrare anche un lieve miglioramento dei guadagni e della responsabilità fiscale, c’è sicuramente un sacco di rialzo nelle azioni di DB.

Ex-Goldman Banker si dichiara colpevole di 1MDB di accuse penali, perde $ 44 milioni

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Infine, abbiamo fatto il check-in con l’ex presidente di Goldman Sachs SE Asia Tim Leissner, il banchiere si stava avvicinando al nadir di una drammatica caduta dalla grazia che lo ha portato alla chiusura della banca, mentre cercava di prendere le distanze da una serie di oscure obbligazioni sottoscritte. di Leissner.

Goldman, come riportato per la prima volta nel 2016 , è stato profondamente coinvolto negli sforzi del governo malese di seminare il fondo di sviluppo 1MDB, che, come ora sappiamo grazie al DOJ, è stato utilizzato dall’ex presidente malese Najib Razak come suo fondo personale per la maggior parte del denaro va ad acquistare yacht di lusso, vernici – e parte del denaro è stato utilizzato anche per finanziare il film di Hollywood “Il lupo di Wall Street”. In totale, si ritiene che Razak ei suoi compari abbiano rubato quasi $ 700 milioni.

Leissner
Tim Leissner e Kimora Lee Simmons Leissner

A luglio, si riteneva che Leissner avesse in programma di collaborare con le autorità federali, aumentando la possibilità che potesse contribuire a esporre alcune delle pratiche endemicamente corrotte che accadono dietro le quinte del Vampire Squid. Dal momento che WSJ ha denunciato la frode nel 2015 dopo il 1MDB di pagamenti obbligazionari mancati, lo scandalo ha inchiodato la stampa finanziaria e ha attirato l’attenzione del Dipartimento di Giustizia, con l’AG Jeff Sessions che definisce “la cleptocrazia al peggio”.

E ora sembra che Leissner – che è sposata con Kimora Lee-Simmons – abbia fatto proprio questo. Come riportato dal Wall Street Journal giovedì mattina, l’ex banchiere dovrebbe dichiararsi colpevole di cospirazione per riciclare denaro e violare la FCPA. Come parte dell’accordo, ha accettato una multa di $ 44 milioni per il suo ruolo nello scandalo – un motivo colpevole che, immaginiamo, porterà alla sua eventuale cooperazione.

Ma mentre la situazione di Leissner non è proprio l’ideale, il suo ex vice ha anche peggio. Roger Ng, ex vicedirettore della pratica del SE Asia di Goldman, dovrebbe essere incriminato dal Dipartimento di Giustizia, insieme a Jho Low, il finanziere malese le cui imprese sono state ampiamente citate nei media occidentali. Low presumibilmente ha ideato la frode 1MDB.

La scorsa settimana, Razak e il suo ex segretario al Tesoro sono stati accusati di violazione criminale della fiducia, mesi dopo che Razak è stato imprigionato poco dopo aver perso la sua gara di rielezione a un rivale che aveva promesso di processarlo .

Mentre il Dipartimento di Giustizia prepara il suo annuncio, l’attenzione ora si rivolgerà a ciò che, esattamente, Leissner ha detto agli investigatori e se il suo ex datore di lavoro potrebbe essere ritenuto responsabile.

Banche: S&P, gli stress test stavolta sono più duri (milanofinanza.it)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Venerdì pomeriggio, dopo la chiusura delle borse, l’Eba 

pubblicherà l’esito degli stress test su 49 gruppi finanziari provenienti 

da 14 Paesi dell’Ue più la Norvegia con asset per almeno 30 miliardi di 

euro, ovvero circa il 70% dei capitali bancari europei. La verifica 

precedente risale al 2016. Nel contempo, come spiega una nota approfondita 

di S&P Global Ratings, la Bce effettuerà test simili sulle altre banche 

sotto la sua diretta supervisione, ma questi risultati saranno resi noti 

solo ai singoli istituti e non resi pubblici. 

Lo scopo di questa manovra congiunta, riposta milanofinanza.it, è di 

verificare il grado di resistenza dei ratio di capitale degli istituti 

alla fine del 2020 partendo da due scenari, uno di base e positivo, il 

secondo avverso o di crisi. Per gli analisti di S&P questa volta la prova, 

in linea generale, sarà più severa. Gli esperti non si attendono però come 

effetto aumenti di capitale, piuttosto potrebbe emergere qualche 

ricapitalizzazione precauzionale come avvenne nel 2016 con Mps , ad esito 

degli allora stress test. 

Anche venerdì non ci sarà una pagella finale con i promossi e i bocciati, 

ma i risultati che emergeranno dallo scenario avverso (e quelli in 

contemporanea della Bce sulle altre banche) permetteranno poi a 

Francoforte di calibrare le richieste di Srep (requisiti minimi 

patrimoniali) da presentare alle singole istituzioni agli inizi di 

dicembre. Se la banca a quel punto risulterà avere un Cet 1 

sottodimensionato, dovrà prendere provvedimenti. Da tener conto, poi, che 

questa volta gli stress test inglobano il calcolo sulla metodologia 

contabile internazionale Ifrs 9, che prevede l’accantonamento totale delle 

perdite presunte fin dal primo anno. Una bella zavorra caricata sui 

bilanci dei gruppi finanziari. 

Uno dei parametri con i quali saranno verificati i bilanci è la variazione 

del Pil. Nello scenario positivo, di base, la crescita dell’economia 

nell’Eurozona è attesa ad un +2,2% nel 2018, +1,9% nel 2019 e +1,8% nel 

2020. Nello scenario avverso, invece, il calo previsto è di circa un punto 

percentuale: +1,2% nel 2018, +2,2% nel 2019, +0,7% nel 2020. 

S&P cita anche il caso dell’Italia. Il governo ha previsto un pil al +1,5% 

nel 2018, +1,6% nel 2019, +1,4% nel 2020. Lo scenario base degli stress 

test è invece già più restrittivo: +1,4% nel 2018, +1,3% nel 2019, +1,3% 

nel 2020. L’agenzia di rating mette in evidenza che le sue attese 

sull’Italia sono più basse: pil al +1,1% nel 2018, +1,1% nel 2019 e +1% 

nel 2020. In ogni caso se lo scenario avverso sull’Italia ricalca quello 

europeo, con un punto percentuale in meno, le banche saranno testate nei 

confronti di un’economia praticamente piatta, anemica. 

S&P ricorda che la metodologia della Banca centrale inglese, che 

pubblicherà gli esiti dei suoi stress test a dicembre, è ancora più severa 

nel calo del Pil di almeno l’1,4% in più rispetto a quella dell’Ue. Anche 

quest’anno, poi, i test saranno sul bilancio statico, non terranno conto 

delle azioni positive intraprese nel frattempo dai manager delle banche ma 

solo dei dati letti a fine 2017. 

Ecco la lista delle banche sotto stress test dell’Eba. In Italia: Intesa 

Sanpaolo , Unicredit , Ubi Banca, Banco Bpm; in Germania: Deutsche Bank, 

Commerzbank, DZ Bank, Landesbanken Hesse-Thueringen Girozentrale, 

NRW.Bank, Bayerische Landesbank, Landesbank Baden-Wuerttenberg, 

Norddeutsche Landesbank Girozentrale; in Spagna: Banco Bilbao, Banco de 

Sabadell, Banco Santander , BFA Tenedora der Acciones Bankia, CaixaBank; 

in Francia:Bnp Paribas , Credit Mutuel Group, Bpce, Credit Agricole , La 

Banque Postale, Societé Generale; nel Regno Unito: Barclays Plc, Hsbc 

Holding, Looyds Banking, Royal Bank of Scotland; in Austria: Erste Group, 

Raiffeisen Group Bank; in Belgio: Belfius Bank, KBC GRoup; in Danimarca: 

Danske Bank, Jyske Bank, Nykredit Realkredit; in Finlandia: OP Corporate 

Bank Plc; in Ungheria: OTP Bank; in Irlanda: AIB Group, Bank of Irealnd; 

in Olanda: Abn Amro, Cooperative Rabobank, Ing Groep , Bng Bank; in 

Norvegia: Dnb Bank; in Polonia: Bank Polska Kasa Opieki, Powszechna Kasa 

Bank Polski; in Svezia Nordea Bank, Skandinaviska Enskilda Banken AB, 

Svenska Hadelsbanken, Svedbank. 

red/fch 

 

(END) Dow Jones Newswires

November 01, 2018 07:10 ET (11:10 GMT)

B.Mps: Poste, Qatar o Unipol? Renzi ci mette lo zampino (La Verita’)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Con lo spread che appesantisce i conti delle banche 

italiane, il Tesoro si sta interrogando su come cercare di non mandare in 

fumo il suo investimento nel Monte dei Paschi di Siena. 

La prima ipotesi, secondo quanto risulta a La Verita’, e’ quella di 

procedere a una fusione con il gruppo di Poste I. tramite BancoPosta, per 

dare vita a un istituto a controllo pubblico. Ma questa non sarebbe 

l’unica opzione sul piatto. 

Secondo il quotidiano, l’ex premier Matteo Renzi, avrebbe fatto sapere 

al Pd che il fondo del Qatar potrebbe essere ancora interessato a rilevare 

la quota di Mps ad oggi in capo al Tesoro. 

La terza ipotesi, caldeggiata dall’ex ministro Pier Carlo Padoan, 

potrebbe essere riguarda una possibile operazione tra Mps e Unipol, ma, in 

questo caso gli accordi che il gruppo assicurativo ha con Axa potrebbero 

comportare delle penali. 

red/fch 

 

(END) Dow Jones Newswires

November 01, 2018 06:27 ET (10:27 GMT)

The Week – La Guerra autodistruttiva dell’Europa all’Italia

Di Malachia Paperoga – Ottobre 31, 2018 vocidallestero.it

Anche sul sito americano The Week, si sottolinea come la manovra economica proposta dal Governo Italiano sia perfettamente ragionevole e in linea sia con la volontà di abbandonare le fallimentari politiche di austerità, sia con il notissimo parametro del 3% (deficit/PIL) imposto da Bruxelles. La BCE dovrebbe sostenere le politiche nazionali di aiuto alle economie in difficoltà, fino a quando non si raggiunge la piena occupazione e l’inflazione non minaccia di salire eccessivamente. Invece, gli euroburocrati stanno dichiarando guerra al Governo Italiano, col probabile risultato di far ripiombare l’intera eurozona in una crisi esistenziale.

 

 

 

Di Jeff Spross, 25 ottobre 2018

L’Italia e l’Unione europea si avviano verso uno scontro frontale. Il nuovo governo italiano vuole aiutare i suoi cittadini, dopo anni di pesante impoverimento economico. Ma l’UE è determinata a fermarlo, nel nome della disciplina fiscale neoliberista.

Si tratta di uno spettacolo incredibile, che mette a nudo la sconfinata stupidità e l’autodistruttiva prepotenza della leadership UE.

L’Italia è stata colpita duramente dalla crisi economica globale del 2008 e dalla seguente crisi dell’eurozona. La disoccupazione italiana ha raggiunto il 13%, e dopo anni di sofferenza sotto le misure di austerità imposte dall’Europa, la disoccupazione si trova ancora intorno al 10%. Non sorprende quindi che gli Italiani si siano infine stancati dello status quo; in giugno, si sono ribellati votando un’improbabile coalizione di populisti di destra e di sinistra perché andasse al governo.

Questo nuovo governo ha prontamente proposto un ambizioso bilancio nazionale, che include un reddito minimo garantito, la cancellazione dei tagli effettuati in precedenza al sistema pensionistico, una serie di tagli della pressione fiscale, e altro. Non occorre dire che questo notevole pacchetto di spese, insieme alla riduzione delle entrate fiscali, richiederebbe l’aumento del deficit. L’Italia prevede una differenza tra entrate ed uscite fiscali del 2,4% del PIL nel 2019.

Perché farlo? Molto semplicemente, il governo italiano vuole ridurre la povertà e offrire ai suoi cittadini un po’ di aiuto mentre l’economia continua ad arrancare. Ma si tratta anche di una buona politica economica: con una disoccupazione del 10% e il PIL che è sceso – da quasi 2.400 miliardi di dollari nel 2008 a 1.900 miliardi di dollari oggi – l’Italia sta chiaramente soffrendo una grossa carenza di domanda aggregata. La maniera per risolvere la carenza è che il governo spenda più di quanto tassi; in particolare spenda in programmi che mettano soldi nelle tasche dei consumatori. Gli italiani di conseguenza spenderebbero questi soldi aggiuntivi, creando così nuovi posti di lavoro.

I Baroni tecnocrati dell’Unione Europea non sono a favore di questo piano, per usare un eufemismo.

La UE proibisce alle sue nazioni di avere deficit di bilancio superiori al 3% del PIL. Questa limitazione è già folle, ma tuttavia l’Italia la rispetta. La complicazione è questa: la Commissione Europea ha ottenuto nel 2013 il potere di porre il vetoai bilanci degli Stati membri della UE. Il debito pubblico italiano è già intorno al 132% del PIL. Inoltre, lo scorso luglio, il Consiglio dei Ministri UE ha emesso una raccomandazione vincolante all’Italia di tagliare il proprio deficit strutturale dello 0,6% del PIL (il deficit strutturale è il deficit di bilancio escludendo gli effetti del ciclo economico e altri eventi estemporanei). Al contrario, il bilancio proposto dall’Italia aumenterà il deficit strutturale dello 0,8% del PIL.

Tutto considerato, la Commissione Europea ha concluso che i progetti dell’Italia costituiscono una “grave inosservanza degli obblighi di politica di bilancio previsti dal Patto di Stabilità e Crescita”. La Commissione vuole che l’Italia riscriva il suo bilancio, altrimenti applicherà multe e sanzioni.

Il Consiglio dei Ministri UE è formato dai ministri degli Stati membri UE – in qualche modo è equivalente ai segretari di gabinetto negli Stati Uniti. La Commissione Europea invece, è un organo di governo i cui membri sono nominati dal Parlamento Europeo (è il Parlamento Europeo che opera nel modo classico degli organi legislativi, con i paesi membri UE che eleggono i loro rappresentanti). Per quale strano motivo, se non l’esistenza delle regole bizantine della UE, queste persone dovrebbero poter dire al governo italiano democraticamente eletto di affossare il proprio piano e imporre più austerità ai propri cittadini?

Come spesso in questi casi, la risposta sono i soldi.

Se il governo italiano controllasse la propria moneta, la sua banca centrale potrebbe semplicemente comprare il debito governativo creato dal suo deficit e tenere bassi i tassi di interesse. Ma l’Italia è un membro dell’Unione monetaria dell’eurozona. E la quantità di euro emessa è controllata dalla Banca centrale europea (BCE), che a sua volta ha la supervisione delle banche centrali nazionali dell’eurozona. Il sistema della BCE prevede ogni sorta di regole e limiti sui casi in cui può  acquistare i titoli di debito emessi dagli Stati membri dell’eurozona e sulla quantità che è possibile comprarne.

Perciò sono gli investitori privati a dare al Governo Italiano gli euro di cui ha bisogno per coprire il suo deficit. Non sorprende che i battibecchi politici li rendano scettici, quindi i tassi di interesse sul debito italiano stanno salendo.

Ma i tassi di interesse in salita dell’Italia sono il risultato di decisioni politiche arbitrarie che sono sia congenite alla struttura di governo della UE sia imposte dai tecnocrati al governo della UE. La BCE potrebbe semplicemente dare il mandatoalla Banca Centrale Italiana di iniziare a fornire euro freschi e usarli per comprare il debito italiano, sostenendo così la spesa a deficit del governo. L’unico vero limite economico a questo tipo di politica è il tasso di inflazione. Al momento, il tasso è intorno al 2%, che è il valore che piace alla BCE (in realtà l’ultimo valore registrato in Italia è addirittura dell’1,4%, ed in calo,  NdVdE). Ma perché l’aiuto monetario all’Italia inizi a far crescere l’inflazione, non solo la disoccupazione  italiana dovrebbe prima diminuire drasticamente, ma la disoccupazione dovrebbe diminuire drasticamente in tutta l’eurozona.

In breve, l’Unione europea e la BCE hanno entrambe uno spazio enorme di manovra per sostenere la spesa a deficit italiana, senza alcuna ripercussione economica. Il problema è solo che non vogliono farlo.

L’Italia, nel frattempo, sembra pronta a giocare duro contro i baroni UE. “Questi provvedimenti non servono a sfidare Bruxelles o i mercati, ma devono compensare il popolo italiano di molti torti” ha detto all’inizio di questo mese il Vice Primo Ministro Italiano Luigi Di Maio. “Non c’è un piano B perché non ci arrenderemo”.

In passato, la Commissione europea in realtà non si era mai spinta a rigettare il bilancio di uno Stato membro. Ha tempo fino al 29 ottobre per decidere se prendere questa decisione formale. Se lo fa, e la lotta conseguente finisce per distruggere le fondamenta del Progetto Europeo, i leader della UE non avranno altri da incolpare se non sé stessi.

Di Stefano: ‘La storia della manina che ha provato inserire 117 milioni a favore della Croce Rossa è la plastica dimostrazione di quello che stiamo denunciando’

silenziefalsita.it 1.11.18

Ve la ricordate la polemica sul famoso audio di Casalino? Le leggete anche voi le quotidiane prese in giro che subiamo quando parliamo di ‘manine’ nei ministeri che remano contro il Governo del Cambiamento? Bene, è ora che tutta questa gente chieda scusa”.

Lo scrive su Facebook il deputato del M5S e sottosegretario di Stato al Ministero degli affari esteri Manlio Di Stefano, che spiega:

“La storia di Roberto Garofoli e dello stanziamento di ulteriori fondi a favore della Croce Rossa senza che nessun ministro l’avesse incaricato a farlo, è la plastica dimostrazione di quello che stiamo denunciando”.

“La norma che la manina ha provato a inserire” continua Di Stefano “stabiliva che i 117 milioni di euro l’anno stanziati dal MEF a favore della Croce Rossa fossero da rimodulare conferendo annualmente una quota significativamente maggiore alla struttura commissariale retta da Patrizia Ravaioli, già direttore generale della CRI e liquidatore, nonché moglie di Antonio Polito, notista politico e vice direttore del Corriere della Sera”.

Vi starete chiedendo perché Garofoli si sia esposto così tanto per la CRI?” domanda l’esponente 5Stelle “Pochi mesi prima aveva fatto un ottimo affare: era riuscito ad aprire un lussuoso B&B nel cuore di Molfetta proprio grazie alla Croce Rossa, ottenendo dai suoi vertici, a buon prezzo, un immobile che per nove anni aveva inutilmente preteso a suon di carte bollate.
Capite che giro?”

“I ministeri” prosegue “sono inquinati da stratificazioni politiche, pensate che Garofoli è il capo di Gabinetto di Tria ma lo era anche di Padoan e prima ancora di Patroni Griffi e prima ancora segretario della presidenza del Consiglio con Enrico Letta e prima ancora capo del legislativo con D’Alema e Prodi. Questa gente non è rimovibile dagli incarichi che ricopre fino a scadenza naturale del mandato e anche allora, in molti casi, si può solo spostare in un altro dipartimento o incarico”.

“Il risultato” aggiunge “è che le norme, seppur pensate e controllate bene, rischiano fino all’ultimo istante di essere stravolte.
La buona notizia per gli italiani è che adesso non ci sono ministri del Partito Democratico o di Forza Italia compiacenti a far passare qualsiasi porcata ma quelli del MoVimento 5 Stelle che vigilano su tutto”.

“In questo caso è stato lo stesso presidente Giuseppe Conte a notare un comma anomalo tra i tanti e rimuoverlo. Conte lo disse il primo giorno e credo si possa mutuare all’intera squadra di governo: saremo gli avvocati difensori del popolo italiano. Lo stiamo facendo. Avanti così,” conclude.

Gli italiani non temono più lo spread

di Pablo Mileni – 31 ottobre 2018 lintellettualedissidente.it

Storia recente del legame tra spread e consenso politico.

Dopo giorni di attesa venerdì Standard and Poor’s, l’ultima delle grandi agenzie di rating a valutare il debito sovrano italiano, ha confermato il rating a BBB, modificando però l’outlook da stabile a negativo: non c’è stato un declassamento nell’immediato, ma potrebbe esserci in futuro. Altrettanto impazientemente si è attesa la reazione dei mercati in apertura lunedì, sotto osservazione, ovviamente, anche lo spread. Insomma, oggigiorno la politica deve fare i conti quasi quotidianamente con quanto accade nei mercati finanziari. Questo è ancora più vero per l’attuale Governo che opera una politica del cambiamento e che come tale è naturale che generi incertezza sul futuro.

Il governo Conte è nato sotto la stella dello spread. Ovunque si diriga, lo spread è lì che aleggia. E a causa dell’attenzione mediatica che gli viene data, nell’immaginario comune questo giudizio a 3 lettere è diventato una sorta di indicatore della bontà delle manovre del governo. Per non subire l’effetto marea dello spread, che ci dà l’idea di annaspare continuamente, cerchiamo di fare ordine su quanto accaduto durante l’attuale legislatura e in particolare proviamo a chiederci: quali avvenimenti hanno contribuito al rialzo dello spread da 120-130 punti base del post-elezioni agli attuali 311; quali sono le conseguenze di uno spread persistentemente elevato sull’economia italiana; come gli aumenti di spread hanno influito sul consenso ai partiti di governo.

Il Governo Conte con Sergio Mattarella il giorno del giuramento.

Incertezza e tensioni

È sempre difficile stabilire la direzione del nesso causale tra incertezza e tensioni (politica, mediatica, economica, etc.), ma se volessimo capire cosa ha generato l’aumento dello spread dalle elezioni del 4 marzo ad oggi queste due parole non potrebbero essere escluse dalla nostra trattazione.

Spread BTP Italia/BUND 10 Anni (Teleborsa.it)

L’incertezza ha regnato nel percorso di formazione del governo: compare una bozza di contratto di governo 5Stelle-Lega che prevede l’uscita dell’euro, subito poi smentita; il Presidente Mattarella è costretto a dare più tempo affinché i partiti trovino un’intesa sul premier; una volta riuscita, la rosa di governo non viene approvata per l’assegnazione al Professor Savona del MEF; lo spettro dell’ennesimo governo tecnico si concretizza, ma non ottiene la fiducia del Parlamento. Tutto questo accade tra il 16 e il 30 maggio, periodo in cui lo spread più che raddoppia: da 130 punti base a 265. Il 1° giugno il governo politico appena formatosi presta giuramento e lo spread si abbassa, ma nei giorni e mesi successivi non sarà più clemente.

Per comprendere, invece, come la tensione nei rapporti tra Governo e altri attori abbia influito sull’andamento dello spread, basta osservare quanto accaduto in questo mese di ottobre; dai 234 punti base del 27 settembre siamo ai 311 di martedì. Con il brusco rialzo iniziale coincidono i lavori sulla nota di aggiornamento al DEF che prevede un rapporto deficit/PIL giudicato eccessivo da diverse istituzioni (Banca d’Italia, Ufficio parlamentare di bilancio, Corte dei Conti), poi il declassamento del debito sovrano italiano da parte di Moody’s ad un gradino dal livello “spazzatura”, la bocciatura del bilancio programmatico ad opera della Commissione UE per la prima volta nella storia ventennale dell’eurozona.

Luigi Di Maio e Giovanni Tria

Banche sotto stress

Il sistema bancario è senza dubbio la prima vittima di uno spread costantemente elevato: il deprezzamento dei titoli di stato complicherebbe l’erogazione del credito per le banche più solide, ma potrebbe costringere quelle più fragili ad aumenti di capitale per rispettare i limiti di patrimonializzazione imposti dalla Vigilanza. Inoltre, per gli istituti bancari reperire risorse tramite emissione di obbligazioni sarebbe più oneroso, poiché la loro esposizione al rischio di default dello stato italiano aumenterebbe e quindi il premio al rischio richiesto sarebbe maggiore. Insomma, la situazione non è delle più semplici e le prospettive non sembrano le più floride.

Da un lato, a fine dicembre terminerà il quantitative easing, l’operazione di acquisto di titoli di stato da parte della BCE che ha garantito una certa stabilità dello spread (non bisogna neanche trascendere in allarmismi innecessari, come ha scritto sul Sole 24 ore di sabato il presidente dell’associazione bancaria italiana Patuelli: “la Bce e le Banche centrali nazionali manterranno lo stock complessivo di titoli di Stato acquistati progressivamente fino a fine dicembre 2018, anche dopo tale data e, man mano che scadranno dei titoli, ne compreranno dei nuovi per confermare e conservare a lungo l’ingente quota progressivamente acquisita di titoli di ciascun Stato e, quindi, anche dell’Italia”). Dall’altro, i nostri partner europei, si sa, non sembrano particolarmente collaborativi.

A giugno, nelle dichiarazioni di Meseberg, Francia e Germania hanno avanzato l’ipotesi di ristrutturazione del debito sovrano per i paesi che richiedono aiuti: se il debito pubblico di un Paese è dichiarato “non sostenibile”, per accedere agli aiuti bisognerebbe sottoporsi ad una ristrutturazione del debito. In un’ottica preventiva, potrebbe trovare attuazione il disegno di diversi economisti francesi e tedeschi, messo nero su bianco in un documento del Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria, riguardante l’introduzione di coefficienti di ponderazione del rischio dei titoli di stato nei bilanci bancari. Per comprendere le dimensioni di ciò di cui si sta parlando, se tali misure dovessero essere introdotte, le 5 maggiori banche italiane, in quanto esposte per 144 miliardi di euro a titoli di stato italiani sarebbero costrette ad accantonare 2 miliardi, ossia circa la metà di quello che l’intero sistema bancario italiano dovrebbe vincolare. È evidente che uno scenario del genere è politicamente irrealizzabile, ma quello che qui si vuole sottolineare è la rigidità di alcuni, i soliti, stati membri.

Emmanuel Macron e Angela Merkel

Il popolo non trema

Al di là delle congetture e delle previsioni che si possono fare sul caso, non bisogna commettere l’errore di perdere il contatto con la terra. Bisogna anche chiedersi come ha risposto e continua a rispondere il paese alle minacce dello spread (venerdì 19 ottobre, guarda caso, lo spread ha raggiunto il massimo storico degli ultimi 5 anni) e alle bocciature delle manovre del governo che giungono da più parti. I più recenti sondaggi (SWG, Demopolis, Euromedia, Piepoli) attribuiscono ai partiti di governo il 60% dei consensi circa. Tralasciando l’affidabilità del dato puntuale, ciò che rileva è che, nonostante l’elevata tensione mediatica sull’operato del governo, la maggior parte del paese continua a sostenerlo. E la ragione è molto meno contro-intuitiva di quanto si pensi.

Da un lato, le varie istituzioni che hanno cassato le manovre del governo soffrono non tanto di un deficit di democraticità – come spesso si dice – il quale è intrinseco ad alcune di esse in quanto non elette (Bankitalia, INPS, per esempio) ed è bene che sia così, ma di credibilità, prime su tutte agenzie di rating e UE. Le agenzie di rating Moody’s e Standard and Poor’s gonfiarono il rating di mutui ipotecari tossici negli anni che hanno portato alla crisi finanziaria del 2008-2009 e furono costrette a pagare sanzioni pari a, rispettivamente, 864 milioni e 1,37 miliardi di dollari.

Giuseppe Conte riceve la campanella da Paolo Gentiloni, suo predecessore, durante il passaggio delle consegne

L’UE ha imposto politiche di austerità come reazione alla crisi finanziaria ritenendo che bassi livelli di debito pubblico sarebbero stati in grado di evitarla, eppure il debito pubblico continua a crescere e il benessere delle persone non è miglioratoDall’altro, c’è una base elettorale che è disposta a pagare anche a caro prezzo la propria riaffermazione, una base elettorale che non teme lo spread né tantomeno la sua retorica. E d’altro canto è logico: basta avere un po’ di realismo per capire che il risparmio privato di un paese è, da sempre, concentrato nelle mani di una minoranza e che la porzione di questa minoranza che vota i partiti di governo è infima. In altre parole, chi tra gli elettori di 5Stelle e Lega è direttamente interessato a fluttuazioni dello spread è una minoranza di una minoranza. 

Quindi la leva psicologica dello spread non ha effetto sul consenso, perlomeno nel breve periodo, peraltro in un paese dove l’8,4% della popolazione è in povertà assoluta – non può acquistare i beni e servizi essenziali alla vita – e il 15,6% in povertà relativa, ossia la cui spesa è minore o uguale alla spesa media per consumi pro-capiteLa leva psicologica dello spread è inefficace se nello stesso paese nell’arco di meno di 20 anni l’ascensore sociale da che era immobile solo per il 2% della popolazione passa ad esserlo per il 97%. I dati parlano chiaro: la porzione della popolazione italiana che ha visto invariato o diminuito il proprio reddito era del 2% tra il 1993 e il 2005, tra 2005 e 2014 è passata ad essere del 97%Chi può allora dire quanto durerà ancora l’immunità dei partiti di governo ad un rovesciamento nei consensi? Si è visto che ci sono i presupposti affinché la fiducia del corpo elettorale rimanga ancorata ai suoi rappresentanti, ma la crescente tensione mediatica potrebbe ripercuotersi su di essa. Forse ogni tanto sarebbe più saggio parlare della sostenibilità del clima sociale, oltre che di quella dello spread.