Dopo il tradimento con la lettera BCE del 2011, Draghi vorrebbe far carriera politica in Italia?

  quelsi.it 1.11.18

I rumors si sprecano: Mattarella punta a mettere Mario Draghi a capo del governo alla fine del suo mandato alla BCE nel novembre 2019 (o anche prima). Come ho spiegato in precedenti interventi, Mario Draghi nel firmare la impropria ed irrituale lettera contro il governo di Berlusconi nel 2011 fu artefice di un tradimento contro l’Italia visto che è ormai chiaro a tutti come lo stesso Draghi sia stato nominato co-governatore proprio perché ai tempi era assolutamente necessario avere un italiano ai vertici BCE per firmare “da italiano” detta impropria missiva (assieme a Trichet) finalizzata ad affossare Roma.

Ossia per abbattere Berlusconi. Ovvero per spodestare Gheddafi, dando le chiavi della Libya alla Francia. Insomma, Draghi fu uno strumento (consapevole?) per fare arrivare Mario Monti al potere per distruggere non solo i consumi interni ma anche – a termine – il substrato produttivo e bancario italiano. Parlano i fatti.

Oggi ne paghiamo le carissime conseguenze in termini di crediti inesigibili accumulati dalle banche italiane e relativa crescita asfittica, disoccupazione inclusa (ricordo infatti che il sistema bancario italiano nel 2011 era il più sano del mondo occidentale!)

Il piano di colonizzazione franco-tedesca dell’Italia parte proprio dalla consapevole e tragica lettera di Draghi e Trichet del 2011, quanto meno in termini di interessi nazionali. Nessuno straniero infatti avrebbe avuto il coraggio di cotanta ingerenza nei confronti di Roma, ecco perché fu messo un italiano alla BCE (per fargli firmare la lettera!).

Sappiate che gli NPL attuali sono diretta conseguenza – con naturale ritardo – delle misure follemente austere di Mario Monti a cui, per evitargli la gogna a seguito dei suoi nefasti eccessi di austerità, fu addirittura garantito lo scranno a vita al Senato da un altro soggetto che la Storia vedrà inevitabilmente come imputato dopo la sua morte, Giorgio Napolitano (anche lui proveniente dall’opposizione di sinistra). Un piano ben congegnato, encore.

Oggi – anzi domani, ossia il prossimo anno – la stessa cosa qualcuno – sempre i soliti, i poteri ex coloniali UE – vorrebbe fatta per Draghi: farlo diventare senatore a vita a capo di un governo italiano avendo precedentemente fatto crollare i gialloverdi con un misto di attacchi finanziari, demolizione programmata del governo da parte dei media cooptati e golpe bianco (leggasi compravendita di deputati) sponsorizzato dall’EUropa. Poi la svendita finale.

Siamo matti!

Certo, le persone “indirizzate” dall’EU in Italia temo siano molte. Anzi, troppe!

Ad esempio, mi ha fatto cascare le braccia l’arroganza di Matteo Renzi alla Leopolda dove come sponsor c’erano i barili di petrolio della Total, l’azienda francese in prima fila per spodestare l’ENI dei suoi possedimenti in Libya. Total che guarda caso sponsorizza eventi pubblici dell’ex segretario del PD, dopo che un altro primo ministro del partito del PD e’ andato ad insegnare alla scuola dei servizi segreti d’oltralpe a Parigi (E. Letta).

Dietro a Legioni d’Onore conferite a pioggia ai politici italiani (maggioritariamente di sinistra), consulenze, sponsorizzazioni agli eventi ecc. temo si nasconda il sacco dell’Italia.

In tale contesto Mario Draghi sembra essere in predicato, dopo aver fatto danni immensi al paese con la lettera BCE del 2011, dopo essere stato di fatto partecipe del piano per annichilire l’Italia durante la caduta di Gheddafi, di diventare senatore a vita e capo del governo italiano facendo prima cadere i gialloverdi.

Siamo matti!

E chi sarebbe lo sponsor di tutto ciò? Fa terrore pensarlo ma tutto depone affinché si possa trattare addirittura del Presidente Mattarella in persona, famiglia di Castellamare del Golfo (sua moglie è anche sepolta in tale ridente cittadina) ossia “locale del posto”.

In riguardo, per capire il contesto, ho riletto recentemente un bel libro, “Man of Honor”, l’interessantissima biografia di Joe Bonanno, incidentalmente anche lui di Castellamare del Golfo (per chi non sapesse di chi si tratta, sto parlando del padrino a cui si rifece Francis Ford Coppola quando girò la saga dei mafiosi d’America). Tale libro lo consiglio a tutti, soprattutto nella parte in cui il boss italo americano arriva a Fiumicino a visitare l’Italia (…). E poi giù verso la sua amata Sicilia, terra bellissima.

Questo per farvi intuire che per decifrare il presente bisogna fare i compiti a casa, comprendere il passato, arrivando alla genesi del caos attuale.

In tale contesto nascerebbe – nel caso, direi incredibilmente – la volontà presidenziale di perorare la causa di Draghi presidente del Consiglio, previa – chiaramente – la caduta dei gialloverdi. Sono pronto a scommettere su una profonda riflessione – dopo le Midterm USA – che possa a portare a rivedere tale indirizzo vista la cristallinita’ degli eventi passati (…).

D’ogni modo non posso che solidarizzare con Di Maio, che ha giustamente criticato Mario Draghi per ingerenza negli affari italiani via spread e prestiti/flessibilità non concessi al Paese (mai dimenticare che anche il tanto osannato Gerhard Schroder di santo aveva assai poco visto che impose all’Italia come contropartita di un prestito tedesco (…) la liberazione del vero boia nazista delle Fosse Ardeatine, quel Kappler fatto fuggire dal Celio per ordini superiori, comandante nazi di Roma non casualmente al centro del progetto Odessa che fece fuggire migliaia di criminali nazisti alla fine della seconda guerra mondiale, fonte: memoriali di Aldo Moro).

Appunto, Mario Draghi non è necessariamente il salvatore dell’Italia, direi forse il perfetto contrario, uno che probabilmente per bramosia di carriera affondò il proprio paese con la lettera BCE del 2011 e poi si prese gli applausi per averlo successivamente “salvato” facendo rientrare lo spread giunto oltre 500; spread che lui stesso contribuí per altro a far decollare quando, resosi cosciente della incredibilmente sincronizzata vendita di BTP da parte di Deutsche Bank nell’estate dello stesso anno, non stigmatizzò dovutamente l’accaduto.

Anche Draghi probabilmente – alla fine dei conti – risponde alla catena di comando scozzese più che genericamente anglosassone, nel solco di quell’Umbria romana da sempre vicina a tali sodalizi (…). E tale catena ai tempi vedeva Obama come garante d’eccezione….

Ricordo solo che Mario Draghi sarebbe dovuto diventare primo ministro “delle privatizzazioni” al posto di Romano Prodi alla fine dello scorso secolo, il vero frutto avvelenato di Tangentopoli e dell’omicidio – secondo il giudice Almerighi – di Raul Gardini: suo malgrado fu invece messo da parte dal potentissimo Francesco Cossiga, un sardo doc (non casualmente come Paolo Savona), Signore delle Regine [di scacchi] che, scoperta la sua inopportuna visita sul Britannia appena prima delle svendite italiane di fine secolo lo mise da parte.

L’acredine con Paolo Savona – cresciuto all’ombra del patriota Guido Carli in Banca d’Italia – parte proprio da lì: vale dunque la pena di considerare la possibilità che in Mario Draghi di patriottico non ci sia proprio nulla!