Banche: le italiane alla prova degli stress test tra sconti e insidie

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

I riflettori del mercato sono puntati sulle principali quattro banche italiane (Unicredit, Intesa Sanpaolo, Ubi Banca e Banco Bpm). Domani, a borse chiuse, verranno resi noti gli esiti degli stress test condotti dall’Eba (l’esame riguarda nel complesso 49 banche europee, di cui circa 37 vigilate da Bce). Si tratta di un appuntamento importante, sebbene non esaustivo, per valutare la salute di queste realtà e alla vigilia di questa prova Intesa Sanpaolo sale in Borsa dell’1,09% a 1,9742 euro, Unicredit dello 0,90% a 11,418 euro, Banco Bpm cresce dell’1,79% a 1,6908 euro e Ubi Banca dell’1,11% a 2,73 euro. Performance che si inseriscono in una giornata tranquilla per i mercati in cui Piazza Affari risulta tra i migliori listini. 

La difficile situazione macroeconomica di queste ultime settimane – con lo Spread sopra ai 300 punti base che riduce il capitale e rende la raccolta più cara – non dovrebbe incidere sugli esiti degli stress test in quanto, nel corso di quest’analisi, si stresseranno i bilanci sulla base della fotografia di fine 2017. 

L’esame si fonda sulle ipotesi di recessione, ma anche sulle proiezioni per il triennio dell’aumento della disoccupazione, di un’inflazione più bassa, e di prezzi residenziali notevolmente inferiori rispetto alle aspettative. I risultati guideranno i regolatori nel fissare i requisiti di capitale per le singole banche: domani, infatti, non ci sarà una pagella finale con giudizi di promozione o bocciatura. Almeno formalmente nessuna banca verrà bocciata in quanto non è prevista una soglia di capitale da oltrepassare. I risultati dello scenario avverso (e quelli in contemporanea della Bce sulle altre banche) permetteranno però ai regolatori di avanzare le richieste di Srep (ovvero requisiti minimi patrimoniali) da presentare alle singole realtà a inizio dicembre. Se il Cet 1 di qualche banca non risponderà ai livelli minimi, si prenderanno provvedimenti. Le aspettative di S&P su questi test sono in chiaro scuro. “Riteniamo che le banche europee, in generale, dovrebbero essere meglio preparate rispetto ai turni precedenti perché hanno cuscini di capitale più forti e basi patrimoniali meno a rischio”, ha detto l’analista Bernd Ackermann. Tuttavia gli esperti giudicano questi test più severi in quanto rispetto a due anni fa c’è da considerare il calcolo Ifrs 9, che prevede l’accantonamento totale delle perdite presunte fin dal primo anno. 

Anche per Dbrs gli stress test prevedono uno scenario avverso “complessivamente più severo” rispetto a quello del 2016, ma partono da presupposti meno rigidi riguardo alle ipotesi di Spread dei bond sovrani. 

Sebbene gli analisti si attendano risultati mediamente positivi, quello degli stress test, rimane un appuntamento chiave per il settore bancario e finanziario, soprattutto in un momento in cui l’Unione bancaria non è ancora stata completata. Proprio ieri Nouy ha dichiarato che contro i ricavi asfittici delle banche europee il risiko si fa sempre più necessario. “Uno dei problemi più seri che le banche europee stanno affrontando è la mancanza di redditività. Un certo numero di banche non guadagna ancora il loro costo del capitale. E questa non è certamente una situazione sostenibile”, ha detto aggiungendo che la strada per arrivare a costruire una vera Unione bancaria è ancora lunga e si basa su un assioma: la diminuzione del rischio e la condivisione del rischio sono due facce della stessa medaglia. “I Paesi europei devono trovare un equilibrio tra la condivisione di alcuni dei reciproci rischi e il godimento dei benefici di una singola giurisdizione. E con ciò intendo un vero mercato bancario europeo in grado di servire in modo affidabile l’economia. 

L’esito degli stress test precede inoltre un altro appuntamento chiave per il comparto bancario italiano ovvero quello della comunicazione al mercato dei risultati finanziari del terzo trimestre. Si parte martedì 6 novembre con i conti di Intesa Sanpaolo per poi proseguire il giorno seguente con quelli di Ubi Banca e Banco Bpm, mentre giovedì 8 toccherà a Unicredit. 

cce 

claudia.cervini@mfdowjones.it 

 

(END) Dow Jones Newswires

November 01, 2018 12:16 ET (16:16 GMT)