Legge bilancio: 21/11 atteso verdetto Ue su procedura (CorSera)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

A meno di cambi di rotta sostanziali, il 21 novembre l’Italia tornerà dove non si trovava da cinque anni: nella gabbia di regole, pressioni e sorveglianza di una procedura europea per deficit eccessivo. 

Lo scrive Il Corriere della Sera spiegando che poche volte in tempi recenti si era registrato un consenso tanto ampio nella Commissione Ue per una scelta così rilevante come l’apertura di una procedura per deficit eccessivo. Ma tutti i giri di tavola fra il presidente Jean-Claude Juncker, i vicepresidenti e il resto di commissari – con la parziale eccezione del francese Pierre Moscoviti – sono arrivati alla stessa conclusione: accelerare l’applicazione del cosiddetto “braccio correttivo” del Patto di stabilità. 

Il calendario è già organizzato per tappe su tutto novembre. All’inizio della prossima settimana si riuniscono nell’Eurogruppo i ministri finanziari dell’area euro e l’impressione a Bruxelles è che alcuni di essi cercheranno di forzare la mano alla Commissione, perché applichi il prima possibile la massima fermezza al caso del bilancio italiano. Di certo nell’Eurogruppo gli schieramenti oggi vedono diciotto Paesi contro uno solo – quello sotto accusa – perché neanche la Grecia sta sostenendo la posizione italiana (del resto l’Italia lasciò da sola Atene durante la sua rivolta ai programmi europei nella prima metà del 2015). 

L’8 novembre, la Commissione Ue pubblicherà le proprie previsioni economiche e da lì dovrebbero emergere tutti i dubbi sui programmi dell’Italia: la crescita attesa sul 2019 sarà senz’altro molto sotto a quanto stima il governo, il debito pubblico sarà visto probabilmente in aumento rispetto a quest’anno (non in calo come si promette a Roma) e il deficit più alto del 2,4% annunciato fin qui; tutto ciò, naturalmente, sempre che nei prossimi giorni l’esecutivo di Giuseppe Conte non riveda i propri piani. Lo si capirà in ogni caso entro il 13 novembre, il termine perché l’Italia risponda all’ultima lettera di contestazioni da parte di Bruxelles. 

Per adesso a Roma si è solo discusso di piccole concessioni alla Commissione europea, per esempio posticipando di uno o due mesi l’avvio di alcuni programmi di spesa. A Bruxelles però c’è un consenso molto deciso per rifiutare i compromessi che non incidono sulla struttura dei costi sul bilancio italiano una volta entrato a regime. Salvo cambi di rotta a Roma o a Bruxelles, l’Italia è così a un passo dal tornare nella procedura di deficit eccessivo da cui era uscita nel 2013: diventa esecutiva entro 10 giorni dalla proposta attesa il 21 novembre a meno che una maggioranza rafforzata di governi europei – fatto improbabile – si pronunci contro. La Commissione ha scelto di accelerare al massimo, anche perché attendere il consuntivo dei conti del 2018 avrebbe significato agire contro l’Italia solo a ridosso delle elezioni europee di maggio prossimo. 

Il 21 novembre non dovrebbero scattare vere e proprie sanzioni, con la richiesta all’Italia di effettuare un deposito non fruttifero pari allo 0,2% del Prodotto interno lordo (3,5 miliardi di euro). Ma la possibilità legale esiste e può presentarsi all’ordine del giorno in qualunque momento dei prossimi mesi, se il clima tra Bruxelles e Roma non migliora. 

pev 

 

(END) Dow Jones Newswires

November 01, 2018 03:33 ET (07:33 GMT)