Legge bilancio: Ue vede 3%, obbligherà Italia a 5 anni sacrifici (Rep)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Deficit a un passo dal 3%, crescita tagliata di un terzo rispetto alle “generose” previsioni del governo e lancio della procedura Ue per violazione della regola del debito. Che sarà molto più pesante di quanto il gabinetto del premier Giuseppe Conte abbia finora immaginato e terrà il Paese inchiodato per almeno cinque anni a una cura da cavallo per risanare i conti, fino ad azzerare del tutto il deficit. 

Lo scrive Repubblica spiegando che novembre sarà un mese caldissimo sull’asse Roma-Bruxelles, al termine del quale Luigi Di Maio e Matteo Salvini dovranno rendere conto all’opinione pubblica del salato conto che il Paese sarà chiamato a pagare per avere calpestato le regole europee, lasciato correre il deficit della terza nazione più indebitata del pianeta e avere gonfiato i numeri della prima manovra tinta di giallo e verde. 

Il calendario è impietoso e non a caso il capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha chiesto al governo di sviluppare un dialogo costruttivo con le istituzioni europee”. Un monito al quale Conte ha risposto assicurando un confronto proficuo e costante con Bruxelles. Peccato che poi Salvini abbia annunciato per l’8 dicembre la piazza contro il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker. 

Ad oggi, spiega il giornale, Bruxelles ritiene che l’Italia chiuderà il 2019 al 2,8%, pericolosamente vicino al limite del 3%. Con la “manovra del popolo” che dunque zavorrerà il Paese di circa 32 miliardi di nuovo indebitamento (fino ad oggi si era parlato di 25). E le cose non andranno meglio negli anni successivi. Il governo aveva promesso di far scendere il deficit al 2,1% nel 2020 e all’1,8% nel 2021, obiettivi che per Bruxelles saranno lontani anni luce: nel biennio infatti per la Ue il disavanzo resterà inchiodato a un passo dal 3%, con il serio rischio di sfondarlo. E così il 13 novembre scadrà l’ultimatum della Commissione Ue senza che l’esecutivo Conte abbia modificato la manovra e con numeri ancora peggiori di quelli pronosticati da Roma. 

A quel punto Bruxelles sarà costretta a bocciare definitivamente l’Italia e il 21 novembre lancerà l’iter perla procedura d’infrazione che partirà a inizio 2019. Una procedura durissima, che imbriglierà la politica economica del Paese – a prescindere da chi lo governerà – per almeno 5 anni. A carico dell’Italia non sarà aperta una tradizionale procedura per deficit eccessivo, riservata a chi sfonda il limite del 3% di Maastricht, ma (ed è la prima volta dalla nascita dell’euro) una per mancato rispetto della regola del debito, quella che impone di ridurlo tagliando ogni anno il deficit strutturale. Una procedura dalla quale sarà ancor più difficile uscire rispetto a quella classica, tanto che la Commissione deve scegliere tra due obiettivi da imporre all’Italia. Il primo prevede che Roma possa uscire dalla procedura solo rispettando la regola del debito. Introdotta nel 2011 per salvare l’euro dalle politiche forza-leghiste, impone di tagliare di un ventesimo all’anno l’eccedenza del debito rispetto al tetto del 60% fissato da Maastricht. 

Per l’Italia, che viaggia sopra al 130%, sarebbe una sberla da svariate decine di miliardi di tagli all’anno. Un’austerità mai vista prima, politicamente e socialmente insostenibile. Per questo la Commissione alla fine deciderà che per mettere fine alla procedura l’Italia dovrà avere raggiunto il pareggio di bilancio: dovrà avere azzerato il deficit (come la Germania di Schaeuble). Per farlo serviranno almeno 5 anni di nuovi sacrifici (i giallo-verdi hanno vanificato quelli del passato), con Roma che dovrà centrare ogni sei mesi una serie di obiettivi intermedi fissati dalla Ue. Impegni e tagliandi che partiranno già a inizio 2019, dunque con rischio sanzioni già per la prossima estate. 

vs 

 

(END) Dow Jones Newswires

November 02, 2018 03:32 ET (07:32 GMT)

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