Giulietto Chiesa in Rai con Messora, Dijsselbloem al Corsera

Libreidee.org 4.11.18

«Molto improbabile che nasca un governo politico, a meno che Berlusconi non faccia un passo di lato e lo sostenga dall’esterno». Così Alessandro Trocino, ai microfoni di “Radio Radicale” il 7 maggio scorso, a meno di un mese dall’insediamento di Giuseppe Conte a Palazzo Chigi. Due previsioni, entrambe sbagliate: alla fine s’è fatto, eccome, il governo più clamorosamente politico da 25 anni a questa parte, e il Cavaliere si è ben guardato dal sostenerlo. Sei mesi dopo, lo stesso giornalista – in forza al “Corriere della Sera” – spara ad alzo zero contro Giulietto Chiesa, in realtà per colpire i 5 Stelle, “rei” di aver preso per buona l’analisi di Chiesa sull’ultima sparata del signor Jeroen Dijsselbloem, tipico esemplare del potere eurocratico: anonimo e incolore il suo profilo politico, ma micidiale quello tecnocratico, speso al servizio dell’oligarchia finanziaria che ha massacrato la Grecia e imposto il prelievo forzoso a Cipro, scatenando il panico e l’assalto ai bancomat. Cos’ha detto, l’insigne Dijsselbloem? Che l’economia italiana imploderà, per colpa del governo gialloverde. E Giulietto Chiesa? Ha interpretato le parole di Dijsselbloem nell’unico modo possibile: una minaccia. Ovvio, a questo punto, il rilancio dei 5 Stelle sul loro blog.

Ovvio per tutti, salvo che per il “Corriere”, secondo cui Giulietto Chiesa ha travisato le parole dell’apollineo, impeccabile, meraviglioso Dijsselbloem. Niente di strano, peraltro: secondo Trocino, Chiesa non sarebbe altro che una specie di Massimo Mazzuccomentecatto. Allo storico corrispondente da Mosca (prima per “l’Unità”, poi per la “Stampa” e per il Tg5), il “Corriere” dedica un affondo che merita di essere gustato come piccolo capolavoro comico, sia pure del genere neo-orwelliano inaugurato dalla popstar Colin Powell, irresistibile nel famoso numero con la fialetta all’antrace. Il grande Powell poté esibirsi all’Onu solo grazie all’altra vicenda spettacolare del secolo, altrettanto cristallina: il crollo delle Torri Gemelle, notoriamente collassate su se stesse in pochi secondi per colpa di aerei dirottati da oscuri energumeni arabi, armati di taglierini e capaci di schiantare a velocità folle, con manovre da top-gun, velivoli che non sapevano pilotare e che la stessa azienda costruttrice, la Boeing, dichiara che – semplicemente – non potrebbero volare a 900 chilometri orari, a quote così basse, senza sbriciolarsi in aria prima ancora dell’impatto.

Certo si tratta di trascurabili amenità, sulle quali è impensabile si soffermi il “Corriere della Sera”, impegnato com’è a formulare vaticinii e profezie sui governi italiani, specie l’inguardabile esecutivo gialloverde, i cui azionisti politici osano mancare di rispetto ai sacerdoti della santa eurocrazia, i bramini dai nomi impossibili – Dijsselbloem, Oettinger, Dombrovskis – che gli italiani hanno tuttavia imparato ad amare, in questi anni di benessere, prosperità e serenità per tutto il continente. Come sarebbe bello, cinguetta Massimo Mazzucco – altro incorreggibile mascalzone, del calibro di Giulietto Chiesa – se finalmente, grazie alla presidenza della Rai affidata a Marcello Foa, lo stesso Chiesa potesse lasciare per un attimo la redazioneGiulietto Chiesadi “Pandora Tv” e partecipare ogni tanto, magari in terza serata, a programmi come quelli che un tempo persino la televisione di Stato produceva, all’epoca in cui faceva anche vera informazione, con signori come Biagi, Minà, Zavoli.

Pensate, dice Mazzucco, se – magari all’una di notte – ci fosse la possibilità di assistere a un confronto tra Chiesa e, per dire, il fondatore di “ByoBlu”, Claudio Messora, capace di realizzare servizi su YouTube visionati ogni volta anche da 200.000 utenti. Numeri enormi, sottolinea Mazzucco, se paragonati agli standard televisivi (per esempio, i 600.000 spettatori che faceva registrare “Matrix”, ai bei tempi). Non c’è paragone, conferma Fabio Frabetti di “Border Nights”, in web-streaming con Mazzucco, anche perché la potentissima e ricchissima Tv basta accenderla, mentre un video-blog devi andartelo a cercare: quei click valgono mille volte tanto. E lo sanno, i signori dei “giornaloni”, al punto – oggi – da attaccare Giulietto Chiesa, anche a costo di fare inevitabilmente pubblicità alla sua web-tv. Lo sanno così bene, che il vento è cambiato, da applaudire a scena aperta l’eroico bavaglio imposto al web da Bruxelles, su iniziativa dei soliti noti – in primis Oettinger, l’uomo che sussurra ai mercati, proprio come il suo socio Dijsselbloem.

Poi, si sa, è noto che le minacce mafiose le fanno appunto i capimafia, non certo i cardinali e ciambellani del superclan euro-finanziario che ha coordinato, sul campo, il più vasto trasferimento di ricchezza, dal basso verso l’alto, che la storiamoderna ricordi. Un’operazione ammantata di misticismo e ispirata dal Bene, cioè il rigore di bilancio che vieta i deficit e quindi obbliga ad aumentare le tasse, producendo le meraviglie che fanno dell’Unione Europea e in particolare dell’Eurozona il paradiso terrestre a cui il mondo intero guarda con invidia, non potendo fare a meno di ammirare il commovente spirito di cooperazione e solidarietà che oggi affratella i popoli europei, pronti a correre in soccorso del più debole e a risolvere insieme, da buoni amici, ogni controversia, a cominciare dal problema dei migranti. Un’Europa così sublime non può che primeggiare anche nell’arte del bel canto, visti i soavi gorgheggi giornalistici che si levano da giornali e talkshow. Troppo bello, lo spettacolo Claudio Messoradel Bene che celebra se stesso, per rischiare di offuscarlo con sgraziate stonature, profeti di sventura e blogger, così impudenti da insolentire il divo Dijsselbloem, l’affabile Juncker, il garbato Moscovici.

A chi si fosse curiosamente convinto che lo show quotidiano sia soltanto una tragica farsa piuttosto scadente, affidata a interpreti la cui mediocrità è pari solo all’immenso potere di cui dispongono, protetto dall’anonimato finanziario che ha sequestrato la democrazia nel vecchio continente, Mazzucco va ripetendo un consiglio pratico: insistere, nel raccontare quello che si è scoperto, perché soltanto l’impegno di migliaia di neo-sudditi potrebbe un giorno restituire agli europei lo status di cittadini, a buon diritto membri di una comunità civile vera e propria, con le sue regole fondamentali – una su tutte: governa chi è stato designato dai cittadini, mediante regolari elezioni. Il giorno che la maggioranza si accorgesse dell’insostenibile anomalia europea, costituita da mezzo miliardo di persone governate da un consiglio di amministrazione, probabilmente i solisti come Oettinger e Dijsselbloem si troverebbero senza uno spartito e senza più nemmeno il coro, cartaceo e radiotelevisivo, al quale sono abituati: una clacque preziosa e imprescindibile, per evitare fischi e pomodori. E’ come se una lunga marcia fosse cominciata, dice Mazzucco, fino a giungere di fronte alle mura del palazzo, seminando allarme: non si spiega altrimenti tanta premura nel prendere a sberle, in pubblico, gli storici tribuni della trasparenza. Ma in caso di rivoluzione, niente paura: forse il grande Dijsselbloem potrebbe sempre cantare ancora, nel coro degli autorevolissimi editorialisti del “Corriere”.

Un “Piano B” Tedesco. Come viene valutato l’Eurobreak oltralpe, e quanto viene definito probabile

 scenarieconomici.it 4.11.18

 

Il Feri Group è un gruppo di consulenza e gestione finanziaria piuttosto importante nell’ambito tedesco. Secondo il suo stesso sito, sono oltre 200 i dipendenti divisi fra la sede Bad Homburg e diverse filiali in Svizzera, Lussemburgo ed Austria, con oltre 33 miliardi di euro gestiti. La società inoltre vanta premi per essere la migliore società di consulenza e gestione in ambito tedesco.

Durante il mese di luglio la società, tramite la propria consociata che si occupa di economia comportamentale,  ha reso pubblico un documento che potrebbe essere definito un vero e proprio “Piano B” di area tedesca dove si analizzano le possibilità di un evento eurobreak e si valutano i comportamenti dei vari attori con un’ottica da teoria dei giochi. Facciamo notare che essendo un’istituzione privata le indicazioni sono fatte in un’ottica di tutela dei capitali dei propri assistiti, non con finalità di carattere politico. Il documento è pubblico, ma non particolarmente pubblicizzato.

Abbiamo avuto l’occasione di poter leggere il documento fatto prima delle recentissime frizioni con la Commissione UE, e devo dire che è molto interessante. Sono oltre 100 pagine tutte in tedesco, per cui ci scusiamo se alcuni estratti che vi presenteremo potrebbero non essere precisissimi nella traduzione.

Consideriamo alcuni estratti.

L’idea che l’eurozona crolli è tutt’altro che assurda (p131) : La zona euro è sempre stata segnata da errori nel design iniziale, ma l’intervento della BCE è stato in grado nel 2012 di porre un freno alla crisi che stava profilandosi come sempre più drammatica. Esistono però  ancora una serie di fattori di crisi possibile quali:

  • Alta inefficienza del sistema per un design di base scorretto;
  • forze centrifughe risultanti da fattori di divergenza economica;
  • l’esistenza di disincentivi individuali alla rilocalizzazione personale (cioè ad emigrare in un’altro paese);
  • tensioni sotterranee che il sistema non riesce a cancellare;
  • costi crescenti di “Salvataggio” e “Stabilizzazione” nel caso di crisi;

Tutto questo potrebbe sfociare in comportamenti tossici per l’intero sistema economico che sarebbe sempre più complesso riuscire a risolvere.

Quindi un evento Euro Break potrebbe accadere nel medio termine, 5-10 anni, nonostante i tentativi di stabilizzazione del sistema in corso. Questo scenario sarebbe piuttosto corerente con lo sviluppo di una eventuale “Union con trasferimenti fiscali”, (questo in controtendenza con un comune pensare che l’elemento fiscale potrebbe controbilanciare la mancanza di politica monetaria NdR). Sarebbe inoltre possibile l’uscita delle nazioni minori, come reazione ad una unione fiscale, con la formazione di una “Lega anseatica” del nord. Altro elemento di rottura potrebbe essere l’Italia ed il suo nuovo corso meno remissivo oppure una crisi finanziaria internazionale.

Per evitare la rottura dell’Eurozona il documento (p133) consiglia direttamente alle nazioni più forti, Germania in testa, di utilizzare lo strumento dei trasferimenti fiscali diretti, strumento da utilizzarsi come mezzo di contrattazione per ottenere una maggiore correttezza nei comportamenti e riforme di carattere “Germanico” ed “Offertista”, anche se questo potrebbe indurre a comportamenti non chiari e trasparenti molto temuti all’interno del documento. Traspare in tutto il report il malcelato orgoglio di potersi, a dir loro, presentare come il miglior sistema economico mondiale, un modello unico da imitare.

Per quanto riguarda l’uscita vengono identificati due possibili scenari:

“Scenario di logoramento”Questo processo prevede l’uscita di uno o più paesi membri per i quali il costo della partecipazione alla zona euro divenga lentamente inaccettabile per le ricadute economiche e politiche. Si citano come esempio di questo scenario di lento esaurimento sia l’Italia sia la Grecia, ma, d’altro canto l’imposizione di eventuali trasferimenti fiscali potrebbe portare ad una reazione opposta in paesi che si troverebbero ad essere datori fiscali. Come detto il precedentza lo strumento fiscale potrebbe essere , a sua volta, un mezzo di accellerazione della crisi per via politica. In questo caso la BCE può fungere come elemento di ritardo in una crisi altrimenti inevitabile a breve termine.

Funzione della BCE nel ritardare il punto di rottura per logoramento

Scenario di crisi”: in questo caso la rottura dell’euro non avviene con un lento logoramento delle parti, ma con un elemento di  rottura dovuto ad una crisi dei mercati finanziari su un singolo titolo di stato o un gruppo di attività finanziarie. La crisi procederebbe con caratteristiche simili a quella della sterlina inglese del 1992 e partirebbe con un attacco contro i paesi più deboli. Essenziale la funzione della BCE che però ha già utilizzato gran parte delle proprie cartucce, ma, traducendo letteralmente “Nel caso di un test case critico, come la bancarotta dell’Italia, la BCE probabilmente interverrebbe in modo estensivo e serio”.

Questo però non dovrebbe fornire grosse speranze, anche se si possono definire delle procedure di protezione. infatti, nella stessa pagina (p136):

“I passi di riforma realistici ed attesi non devono essere considerati sufficientemente qualificati per sostenere la EMU e stabilizzarla permanentemente. La EMU è un caso esemplificativo di un sistema non ben specificato con dei difetti di progettazione seri e con deboli possibilità di autocorrezione, rimanendo quindi un sistema vulnerabile e lasciando le porte aperte ad un Euro Break Up”.

Le conseguenze dell’euro break vengono definite come “Rischi di coda” dal punto di vista statistico, cioè rischi legati ad eventi meno probabili, ma il cui avverarsi viene ad avere delle conseguenze molto gravi. Infatti la crisi non colpirebbe solo i paesi uscenti, ma tutte le nazioni a livello internazionale per la ridefinizione dei valori degli attivi ed i fenomeni di interruzione  nei sistemi di di regolazione degli attivi e dei passivi.

In questo scenario le eventuali misure da prendere per evitare l’euro break, con applicazioni draconiane delle norme europee sino a giungere al controllo dei movimenti dei capitali, come mostra il caso Cipro, potrebbero essere brutali ed eccessive.

Quali sarebbero le conseguenze di queste misure, a parte il vero e proprio tsunami finanziario che caratterizzerebbe le prime fasi? Qui leggiamo delle cose molto interessanti, di cui vi forniamo una traduzione pressoché letterale :

Il valore esterno del nuovo Deutsche Mark (DM) proseguirebbero il linea con l’euro  mentre il nuovo Franco e la nuova Lira divergerebbero in modo significativo. Lo studio di scenario suggerisce che gli effetti di ridenominazione per la Germania porterebbero ad una rivalutazione del 20%, mentre l’Italia svaluterebbe del 15%. Gli effetti sarebbero drammatici per gli stati coinvolti. Germania, Paesi Bassi e Finlandia, come possibili “Paesi Rifugio” vedrebbero un severo  deterioramento della loro competitività. Si tratterebbe di un caso isolato di “Shock deflattivo” con un forte rallentamento delle performance economiche. Probabilmente ancora più significativa la svalutazione parallela degli attivi posseduti all’estero, con una massiccia riduzione della ricchezza dei paesi coinvolti, a causa della svalutazione degli altri paesi prima membri della EMU (per esempio l’Italia).

a) un un massiccio intervento della BCE con la pressa ed una progressiva svalutazione dell’euro, in cui la BCE immette grandi quantità di risorse finanziarie sul mercato portando alla svalutazione dell’euro e quindi permettendone nel breve tempo la sopravvivenza, ma, diciamo noi, senza riuscire a risolverne i problemi strutturali.

b) Una unione completa con trasferimenti fiscali, che però viene vista come soluzione molto complessa e per la quale i redattori temono vi siano dei comportamenti non lineari da parte di chi riceverebbe i trasferimenti;

c) Una unione flessibile, in cui ad alcuni paesi viene permesso di usciere per poi rientrare una volta risolti i propri problemi anche tramite una temporanea svalutazione. Questa soluzione viene vista come molto improbabile.

d) Euro Nord ed Euro Sud, in cui si identificherebbero due blocchi monetari separati, uno a centro Germania ed uno Mediterraneo, e che sarebbe una soluzione di Realpolitik. Però sarebbe anche la negazione dello spirito europeo, oltre che conservare grossi problemi di carattere economico per la rottura di contratti e la svalutazione di attivi, per cui è una soluzione che potrebbe si risultare, ma non da una rottura volontaria.

e) Disintegrazione totale del’area euro.

Quale probabilità viene data ai 5 scenari ? Tenetevi forte :

a) zero per cento;

b) 40 per cento;

c) 15 per cento;

d) 5 per cento;

e) 40 per cento;

 

Con innato realismo la probabilità che la BCE riesca a risolvere il problemi dell’euro e che questo diventi un elemento funzionale è data a zero. Al 40% viene data invece la probabilità di un’uscita dalla crisi NON funzionale, con l’imposizione di trasferimenti che comunque porterebbero al caso e). Molto basse le probabilità sia di uscita selettiva sia di formazione di due blocchi, Nord e Sud.  Alta a questo punto la possibilità finale di un break disordinato, alla “Si salvi chi può”, con le peggiori conseguenze per tutti.

Che dire, in Germania regna l’ottimismo… Al confronto il vecchio, ed ormai superato, Piano B che elaborammo nel lontano 2015 brillava di prospettive positive, e si sa, “L’ottimismo è il profumo della vita”.

 

 

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Il recente Brexit Trade Drama dimostra che l’Europa non vuole davvero il libero scambio

zerohedge.com 4.11.18

Scritto da Carmen Elena Dorobăţ via The Mises Institute,

Poiché i negoziati Brexit si avvicinano alla loro scadenza iniziale, i piani del Regno Unito di rinegoziare un accordo commerciale rapido con i membri dell’OMC una volta che lascia il blocco UE sono stati soddisfatti con disprezzo da alcuni dei loro partner commerciali. L’accordo di scorciatoia del Regno Unito ha  proposto di  “copiare essenzialmente lo stesso accordo commerciale che l’UE e l’OMC hanno e quindi utilizzare la stessa formulazione in un documento che riguarda la nuova adesione del Regno Unito”. Russia, Stati Uniti, Nuova Zelanda, Giappone e Moldavia, tra gli altri, hanno sollevato serie preoccupazioni in merito alla situazione dalla fine del 2017 e, quindi, non hanno offerto la loro approvazione dell’accordo di accelerazione la scorsa settimana. Hanno anche bloccato l’accesso del Regno Unito all’accordo sugli appalti pubblici dell’OMC  , un accordo che avrebbe aperto e appianato l’accesso ai contratti di appalto pubblici per le parti firmatarie.

Le loro ragioni per opporsi alla proposta del Regno Unito sono varie:

per gli Stati Uniti, alcune delle scartoffie mancavano di moduli chiave e requisiti e aggiornamenti normativi.

La Russia ha  dichiarato  che “la bozza del programma britannico di tariffe e contingenti non era coerente con gli obblighi derivanti da diverse disposizioni di base dell’OMC”.

In effetti, l’UE stessa non ha un elenco di tariffe attualmente ratificato presso l’OMC dal momento della partecipazione della Croazia nel 2013, poiché il processo dell’OMC è così lento.

La Moldavia si è rancorizzata: non essendo stata ascoltata per mesi dai funzionari britannici mentre cercava di ottenere un visto diplomatico, ha espresso preoccupazione per eventuali ritardi analoghi da aspettarsi per le imprese moldave, lasciandoli in svantaggio rispetto al commercio più preferito partner.

Tuttavia, c’è un’altra ragione di fondo per la riluttanza di questi governi ad accelerare il processo e per il loro desiderio di avviare nuovi negoziati a lungo termine. Questo può essere fatto risalire a ciò che Bhagwati e Irwin chiamarono nel 1987 ” Il ritorno dei reciprotari “: la convinzione che la liberalizzazione del commercio sia vantaggiosa solo se altri paesi liberalizzassero nella stessa misura, o più. Altrimenti, la credenza va, i paesi che rimangono protezionisti guadagneranno a spese dei paesi che hanno aperto i loro confini commerciali.

L’OMC ha fatto tutto il possibile per rafforzare questo errore. Negli  obiettivi e nei principi  del corpo commerciale globale, parole come “reciproco”, “non discriminante”, “stabile” o “equo” qualificano le relazioni commerciali più volte, mentre la parola “libero” è inesistente o ha è stato sostituito dall’eufemismo “più aperto”. Ogni regola e agenda negoziale dell’OMC si concentra anche sulla promozione di questo stereotipo del commercio come vantaggioso solo se reciproco.

E questo ha funzionato bene da un punto di vista burocratico perché le parti coinvolte in questi negoziati non vogliono in realtà il libero scambio. Vogliono più controllo sul commercio gestito. Il piano proposto dal Regno Unito non sta aumentando il loro controllo per ora, ma acquistano autonomia per cambiarlo e farlo in futuro. Qualunque siano le loro ragioni ufficiali, la Russia o gli Stati Uniti temono davvero che l’aumento dell’autonomia del Regno Unito porterà ad un potere negoziale relativamente più basso per loro. Quindi, stanno spingendo per una rinegoziazione della revisione in cui potrebbero tracciare le loro sfere di influenza commerciale mentre il Regno Unito è ancora in svantaggio. Potrebbero anche cercare ulteriori concessioni e un maggiore accesso ai contratti di spesa pubblica nel Regno Unito, compreso lo sviluppo di “ferrovie ad alta velocità, espansione di un aeroporto di Heathrow o programmi informatici governativi “.

La mia citazione preferita e spesso usata da Mises sulle carenze di un sistema commerciale multilaterale è un estratto, abbastanza appropriato, dal  governo onnipotente  ( 2010, 250 ). Risuona completamente vero oggi essendo stato scritto 50 anni prima della creazione dell’OMC (sottolinea aggiunto):

Il significato dei trattati commerciali è cambiato radicalmente. I governi divennero ansiosi di  sfidarsi reciprocamente nei negoziati . Un trattato è stato valutato in proporzione in quanto ha ostacolato il commercio di esportazione dell’altro paese e sembrava incoraggiarne il proprio. […] Nelle condizioni attuali un organismo internazionale per la pianificazione del commercio estero sarebbe un’assemblea dei delegati dei governi legati alle idee  dell’iper-protezionismo . È illusorio presumere che un’autorità di questo tipo sarebbe in grado di contribuire con qualsiasi cosa di autentico o duraturo alla promozione del commercio estero.

Il cattivo destino dell’OMC è molto simile al fallimento dei piani multilaterali per la pace dopo la prima guerra mondiale. Come ha spiegato Mises ( 2010, 281 ), riferendosi alla Società delle Nazioni,

Come tutte le nazioni oggi indulgono nel nazionalismo, i governi sono necessariamente sostenitori del nazionalismo. Ci si può aspettare poco dalla causa della pace dalle attività di tali governi. È necessario un cambiamento di dottrine e ideologie economiche, non di istituzioni speciali, uffici o conferenze.

Anche per il commercio, come per la pace, non si può fare nulla se non si abbandona il protezionismo o, rispettivamente, il nazionalismo. Per fare ciò, non sono necessarie concessioni reciproche. I paesi possono facilmente farlo da soli. La liberalizzazione unilaterale non è solo la più vantaggiosa, ma anche l’unico modo per garantire un libero scambio duraturo e genuino, e non solo il commercio gestito mascherato da liberalizzazione.

In effetti, la ricerca mostra che i negoziati multilaterali dell’OMC hanno effettivamente portato alla proliferazione di accordi commerciali preferenziali tra i paesi membri al fine di “ottenere un potere contrattuale di contrattazione all’interno del regime multilaterale” ( Mansfield e Reinhardt 2003 ). Altri studi hanno inoltre confermato il punto di vista di Mises sui vantaggi dell’unilateralismo e della fallacia della reciprocità, mostrando non solo che quasi il 70% della liberalizzazione globale degli scambi a partire dagli anni ’80 è stato unilaterale ( Sally 2008, 151 ), ma che la riduzione unilaterale delle barriere commerciali potrebbe in realtà generano una reciproca liberalizzazione in misura molto maggiore dei negoziati multilaterali o bilaterali ( Bhagwati 2002).Non esiste una misura migliore per il vero impegno di un governo nei confronti del libero scambio rispetto alla loro volontà di “andare da soli” (come Bhagwati lo chiama), per ridurre le loro tariffe doganali e doganali senza aspettarsi concessioni reciproche da altri paesi. I partner commerciali potrebbero quindi essere più propensi a ricambiare se vedono un vero impegno di libero scambio piuttosto che quando sanno che il protezionismo è preferito.

Quindi, se dobbiamo giudicare i paesi coinvolti in questo dibattito dal punto di riferimento della liberalizzazione unilaterale, giungiamo alla conclusione deludente che nessuno di loro ha piani per la liberalizzazione degli scambi. Piuttosto il contrario. E fino a quando lo faranno, continueranno a bloccarsi a vicenda nei negoziati e ad assicurare che ciò che commerciano liberamente non sono beni e servizi, ma favori politici.

Come fare la liberalizzazione unilaterale? Una buona guida e una spiegazione possono essere trovate nelle parole di Richard Cobden ( 1919, 41 ), la cui richiesta di libero scambio unilaterale ha contribuito a convincere il primo ministro britannico Robert Peel ad abrogare le Corn Laws nel 1846. L’abrogazione rimane forse il miglior esempio di liberalizzazione unilaterale fino ad oggi:

Siamo giunti alla conclusione che meno tentavamo di persuadere gli stranieri ad adottare i nostri principi commerciali, meglio era; poiché scoprimmo così tanto il sospetto delle motivazioni dell’Inghilterra, che stava dando una lite ai protezionisti all’estero per incitare il sentimento popolare contro i liberi commercianti,permettendo loro di dire: “Vedi che questi uomini vogliono fare; sono partigiani dell’Inghilterra e stanno cercando di prostituire le nostre industrie ai piedi di quella perfida nazione … “Per togliere questa finzione, dichiarammo la nostra totale indifferenza se le altre nazioni diventassero o meno mercanti liberi; ma dovremmo abolire la Protezione per noi stessi e lasciare che altri paesi intraprendano il corso che preferiscono.

Guarda: Yacht-Apocalypse – Storm Slams Italy, Distrugge i superyacht

zerohedge.com 4.11.18

 

La scorsa settimana, una quantità senza precedenti di pioggia e vento pericoloso per la vita ha danneggiato parti del Mediterraneo nel corso di diversi giorni, causando ingenti danni ai superyacht e alle infrastrutture nei punti caldi del diporto in Francia, Italia e Spagna.

Secondo Superyacht News , una delle regioni più colpite dalla tempesta è stata la città portuale di Rapallo, situata sulla costa della Riviera italiana. La tempesta ha causato il crollo di un frangiflutti della marina, che ha quindi permesso alle onde alte 10 metri di entrare nel porto non protetto.

L’agenzia di stampa italiana ANSA ha detto che 180 yacht sono stati distrutti nella tempesta, compresi molti superyacht e una barca appartenente all’ex primo ministro Silvio Berlusconi.

I media locali affermano che il porto di Rapallo, nella regione settentrionale della Liguria, sembra uno spettacolo “apocalittico”, con yacht di lusso semisommersi, danneggiati o inclinati di lato.

Le implicazioni assicurative dei danni provocati dalle tempeste agli yacht in tutto il Mediterraneo potrebbero essere enormi. Paul Miller, direttore della sottoscrizione a Hiscox, ha dichiarato a Superyacht News che ci sarebbero state operazioni di recupero e recupero a partire da novembre per rimuovere le navi danneggiate.

L’apocalisse degli yacht arriva quando undici persone sono state uccise perché la tempesta ha lasciato molte zone costiere in Italia gravemente danneggiate.

I filmati sono emersi dal turista che camminava a Venezia con acque di piena fino alla vita, era il livello più alto d’acqua dal 2008.

Igor Petricevic@igor_petricevic

right now. The streets are completely flooded:

Leonardo-Finmeccanica, immobili e non solo. Cosa si dice fra Tesoro, Cdp e banche

startmag.it 4.11.18

Fatti, nomi e indiscrezioni sui piani in cantiere fra ministero dell’Economia e Cassa depositi e prestiti su Leonardo-Finmeccanica, Enav e immobili

Trovano nuove conferme i piani in cantiere fra ministero dell’Economia e Cassa depositi e prestiti – ma non si sa con quale grado di sintonia agiscono – per alcune privatizzazioni. O meglio, di passaggi di quote di società dal Tesoro alla Cassa depositi e prestiti (Cdp) più che di vere e proprie privatizzazioni.

Nella sostanza cambierebbe poco o nulla, ma il passaggio di azioni di società ora partecipate dal Mef avrebbe come effetto quello di un incasso per il Tesoro.

IL REPORT RISERVATO

La conferma di questo tipo di operazioni arriva da un report riservato di una banca d’affari che ha stilato il documento dopo aver sondato sia rappresentanti del ministero retto da Giovanni Tria sia i vertici della Cassa depositi e prestiti.

IL DOSSIER IMMOBILIARE

Non solo: nel report – visto da Start Magazine – si fa riferimento anche a progetti immobiliari: ossia di trasferimento di proprietà di immobili dalla galassia del Mef alla Cassa depositi e prestiti.

IL PIANO TAGLIA DEBITO

I due dossier rientrerebbero – secondo quanto si evince dal report – in un piano più generale del dicastero di via Venti Settembre per tagliare il debito.

ECCO GLI OBIETTIVI DI CDP SU LEONARDO-FINMECCANICA, FINCANTIERI E NON SOLO

Tre gli obiettivi del progetto in fieri, che saranno con tutta probabilità una delle novità rilevanti del piano industriale della nuova Cassa depositi e prestiti dell’era penta-leghista (piano al quale lavora la società di consulenza McKinsey, dove l’attuale ad di Cdp, Fabrizio Palermo, ha lavorato per 7 anni).

FARE CASSA PER LO STATO CON LEONARDO

Primo obiettivo: generare introiti da “privatizzazioni” utili alle casse dello Stato. Privatizzazioni in senso lato perché si tratterebbe di passaggi tra Tesoro e società controllate dal Tesoro, come detto. Ma che comunque produrrebbero entrate per il ministero dell’Economia.

RAZIONALIZZARE LE PARTECIPAZIONI DI STATO

Secondo obiettivo del piano in cantiere: razionalizzare partecipazioni pubbliche sparse fra Tesoro, Cassa depositi e prestiti (controllata dal ministero dell’Economia e delle Finanze) e Fintecna (100% Cdp).

IL RUOLO DI FINTECNA PER LEONARDO-FINMECCANICA E FINCANTIERI

Terzo obiettivo: mettere sotto una stesso cappello societario aziende che vanno sovente in ordine sparso – se non proprio in concorrenza, come è capitato nel caso Vitrociset – come Leonardo (ex Finmeccanica) e Fincantieri.

CHE COSA RILEVEREBBE FINTECNA

L’idea è quella che di far confluire in Fintecna le quote che attualmente il ministero dell’Economia e delle Finanze detiene in Leonardo (il 30,2%), il gruppo attivo nell’aerospazio e nella difesa, e in Enav (53%), la società di assistenza al volo.

I PASSAGGI PREVISTI

In questo modo sotto il cappello della finanziaria statale Fintecna (che è controllata in maniera totalitaria dalla Cassa depositi e prestiti) si raggrupperebbero le quote pubbliche di Fincantieri capeggiata dall’ad, Giuseppe Bono (già partecipata appunto da Fintecna), di Leonardo (il gruppo ex Finmeccanica presieduto da Gianni De Gennaro e guidato dall’amministratore delegato Alessandro Profumo), di Enav, ma anche anche di Saipem e fors’anche di St Microelectronics, secondo i rumors che circolano in ambienti governativi.

DISCUSSIONI IN CORSO

Ma su questa impostazione – secondo le indiscrezioni di Start Magazine – non tutti sarebbero d’accordo fra Cdp, Tesoro e Palazzo Chigi.

Alla prossima puntata.

Perché a fine anno la Bce deciderà le sorti del debito dei Paesi Ue (e come la Germania potrebbe gongolare)

  startmag.it 4.11.18

Mario Draghi

L’analisi di Fabio Vanorio sulle prossime decisioni della Bce presieduta da Mario Draghi

L’attuale agenda della Banca Centrale Europea (BCE) è fortemente condizionata dallo spinoso dilemma relativo al mantenimento o meno del suo programma di Quantitative Easing (QE)anche nel 2019, a fronte della contrazionedell’economia dell’Eurozona il cui PIL ha recentemente evidenziato il suo minimo dal 2014.

Il programma QE di acquisto di titoli di debito sovrano della durata originaria di quattro anni per un ammontare di più di 2 trilioni di euro della BCE è previsto, infatti, concludersi formalmente il 31 dicembre 2018.

Nel 2019, la BCE continuerà a reinvestire il debito in scadenza che attualmente detiene. Come si evince dal grafico, nei primi nove mesi del 2019, €117bn di obbligazioni sovrane sono in scadenza pronte ad essere reinvestite. Come nel caso del QE, il reinvestimento seguirà un criterio noto come “capital key” basato sulla dimensione del PIL e della popolazione di ogni Paese dell’Eurozona.

Entro la fine del 2018, la BCE avvierà un aggiornamento delle percentuali alla base del “capital key” per la prima volta dal 2014 ed il ricalcolo entrerà in vigore il 1° gennaio 2019.

La metodologia del “capital key” si è originata come un modo per bilanciare le priorità concorrenti dei diversi paesi membri della zona euro (il quadro esplicativo è tratto dal sito della BCE). Quando la BCE ha avviato il Programma QE all’inizio del 2015, l’ha fatto in modo da dare peso alle preoccupazioni degli Stati membri dell’Europa settentrionale che gli acquisti su larga scala di titoli di Stato non avrebbero danneggiato i loro contribuenti con perdite causate da paesi del Sud ritenuti “dissoluti”.

L’impiego del “capital key”, utilizzato per determinare la percentuale di capitale che ciascuna delle Banche Centrali Nazionali (BCN) deve fornire alla BCE e la porzione dei profitti della BCE che ne ricevono in cambio, ha legato, dunque, il programma QE non alle dimensioni del mercato obbligazionario di ciascun paese, ma alla dimensione del suo contributo all’economia (mediante il PIL) e alla popolazione dell’Unione monetaria.

Tuttavia, deviazioni dal “capital key” per la spiccata preferenza per il debito tedesco (data l’elevata solvibilità del suo governo) rispetto a quello dei Paesi del Sud hanno fatto sì che negli ultimi cinque anni, l’economia e la popolazione tedesche siano cresciute a un ritmo molto più rapido.

Secondo il think tank OMFIF, negli ultimi cinque anni (ossia dall’ultima variazione del “capital key”), il c.d. “Nord” dell’area Euro, guidato da Germania e Paesi Bassi, ha registrato PIL e crescita demografica superiori alla media. Il “Sud” (Italia, Spagna, Portogallo e Grecia) ha visto, invece, diminuire il proprio peso relativo. Come conseguenza, il “capital key” di Germania e Paesi Bassi aumenterà dal 1 ° gennaio 2019 al 26,8% e al 5,8% (rispettivamente dal 25,6% al 5,7%), mentre il dato combinato per i quattro paesi meridionali scenderà al 33,3% (dal 35,4%). In quest’ultimo gruppo, l’Italia registra il calo maggiore, scendendo al 16,6% (dal 17,5%).Questo effetto è stato definito dal Governatore della BCE, Mario Draghi, una “strange pro-cyclicality between the revision of the capital key and the economic situation of a country”. E’ verosimile che questa “strangeness” rappresenterà uno dei motivi di maggiore analisi nella scelta se rivedere o meno (e come) il “capital key”.

Un QE su vasta scala ha, dunque, fornito benefici – e aumentato i relativi pesi economici – al Nord dell’Eurozona, consolidando le disuguaglianze regionali. Oggi, nel momento in cui la BCE è in procinto di interromperlo, il reinvestimento del QE rischia di amplificare gli squilibri, consentendo al “Nord” di investire “in eccesso” nel proprio debito, e il Sud debba investire “in difetto”.

La BCE dovrebbe comunicare i nuovi calcoli per il “capital key” nell’ultima riunione del 2018, quella del 13 dicembre, nonché se intende adottare la nuova “key” – o attenersi alla vecchia – per i reinvestimenti. Il Consiglio dei Governatori della BCE non ha ancora discusso la questione del reinvestimento del QE. La BCE potrebbe teoricamente decidere di abbandonare il piano di utilizzare il nuovo “capital key” come linea guida operativa per il 2019. Ma questo la esporrebbe a critiche – e ad un’eventuale azione legale – da parte degli stati creditori del Nord i quali vedrebbero un’applicazione illegale delle regole europee.

Come suggerito da un’analisi dell’OMFIF, la BCE ha, in grandi linee, due scenari alternativi a disposizione:

  • al 31 dicembre 2018, ciascuna BCN congela la dimensione del proprio portafoglio QE e gestisce questo bilancio fisso per tutto il tempo in cui la BCE sceglie di portare avanti la propria politica di reinvestimento;

oppure

  • la dimensione di ciascun bilancio della banca centrale nazionale viene modificata in maniera da riassorbire le deviazioni dal “capital key”. In questo scenario, la dimensione del portafoglio QE dell’Eurosistema rimane costante, ma quando un titolo di stato detenuto nel portafoglio del PSPP (Public Sector Purchase Programme) va a scadenza in Francia, in Italia o in Spagna, la Banca Centrale Nazionale non reinveste l’intero importo in tale Paese. Eccezioni alla regola sarebbero Portogallo, Slovenia e Cipro autorizzate a continuare ad aumentare le proprie disponibilità PSPP fino a quando gli squilibri dell’Eurosistema non siano corretti. Questo secondo approccio e’ il piu’ apprezzato, anche perche’, come affermato da un membro dell’Executive Board della BCE, Benoît Coeuré, nel Settembre scorso, potrebbe aprire la possibilità alla Grecia di essere inclusa nel programma di reinvestimento.

Tuttavia, se la BCE decidesse che i reinvestimenti della PSPP non devono necessariamente essere effettuati nella stessa giurisdizione dell’investimento originario, questo cambiamento di politica potrebbe influenzare i flussi di reinvestimento nel momento in cui la BCE modificherà il “capital key”.

Come notato dal Financial Times, il ricalcolo del “capital key” richiederebbe alla BCE di acquistare meno debito dai Paesi periferici nel 2019 rispetto a quanto l’attuale “capital key” ne consenta.

Secondo l’investment bank Jefferies, la modifica del “capital key” potrebbe autorizzare acquisti addizionali da parte della Bundesbank (in misura pari a circa €18bn di debito governativo tedesco) e da parte dei Paesi periferici che hanno migliorato la loro posizione fiscale (quali Irlanda e Portogallo). A fronte di questo, Banca d’Italia, Banque de France e Banco de España dovrebbero ridurre i propri flussi di debito governativo nazionale in misura rispettivamente pari a circa €28bn, €12bn, e €19bn. Per fare un esempio, nel 2019, allorquando la Banca d’Italia fosse nella condizione di reinvestire circa €35bn e il Banco de España circa €25bn da titoli sovrani in scadenza, i flussi di reinvestimento effettivi potrebbero essere solo pari a circa la meta’.

Secondo Pictet Wealth Management (PWM), mentre i valori assoluti di questa riduzione sono infimi (“peanuts”), c’è il rischio che la situazione incendi ulteriormente la retorica anti-euro in atto in Europa. PWM evidenzia, comunque, che gli acquisti programmati per il prossimo anno dalla BCE, ad esempio, di debito italiano sono già fissati in misura inferiore ad altri Paesi poiché la BCE detiene titoli del debito italiano a scadenze più lunghe, in media, che in paesi core quale la Germania.

La flessibilità nell’implementazione e nella comunicazione da parte della BCE sarà vitale per garantire la stabilità dell’Eurozona, ma è probabile che crescano rischi di opposizione politica e rivendicazioni di disparità di trattamento sia nei paesi debitori che in quelli creditori ai quali la BCE dovrà fornire risposte esaurienti.

++

Fabio Vanorio è un dirigente del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Attualmente vive a New York e si occupa di mercati finanziari, economia internazionale ed economia della sicurezza nazionale. È anche contributor dell’Istituto Italiano di Studi Strategici “Niccolò Machiavelli”.

DISCLAIMER: Tutte le opinioni espresse sono integralmente dell’autore e non riflettono alcuna posizione ufficiale riconducibile né al Governo italiano, né al Ministero degli Affari Esteri e per la Cooperazione Internazionale.

STATE MANSI! – INDAGATA LA BELLA ANTONELLA, ETERNO ASTRO NASCENTE DI CONFINDUSTRIA, PER UNA QUESTIONE TRA AGENZIA DELLE ENTRATE E UN’AZIENDA AMMINISTRATA DA LEI, CHE SI DICE ”ESTRANEA AI FATTI E FIDUCIOSA NELLA MAGISTRATURA” – GIÀ AL VERTICE DELLA FONDAZIONE MPS, ORA È NELL’ADVISORY BOARD DI UNICREDIT E VICEPRESIDENTE DEGLI INDUSTRIALI. DA ANNI PUNTA A UN RUOLO NAZIONALE. MA I TOSCANI ORA NON VANNO PIÙ DI MODA…

Dagospia.com 4.11.18

antonella mansi E MONTEZEMOLOANTONELLA MANSI E MONTEZEMOLO 

Alessandro Da Rold per ”la Verità

Nuova tegola sulla Confindustria di Vincenzo Boccia, già travolta dall’ inchiesta sulle copie gonfiate del Sole 24 Ore di Roberto Napoletano e quella sull’ ex presidente di Confindustria Sicilia Antonello Montante, che ha toccato di striscio pure il direttore generale Marcella Panucci, come raccontato dalla Verità.

Antonella Mansi, vicepresidente da ben due mandati, nell’ advisory board di Unicredit, presidente del Centro di Firenze per la moda italiana, già numero uno della Fondazione Mps e consigliere di Bassilichi, è indagata in un’ inchiesta della procura di Vasto assieme ad altre otto persone, tra cui i vertici dell’ Agenzia delle entrate della regione Abruzzo.

antonella mansiANTONELLA MANSI

Nella lista c’ è l’ ex direttore dell’ agenzia Federico Monaco (oggi alla direzione centrale dei servizi fiscali), l’ ex direttore provinciale di Chieti, Roberto Nannarone, e Gianni Guerrieri, già direttore centrale dell’ Omise, l’ Osservatorio del mercato immobiliare e dei servizi estimativi dell’ Agenzia delle entrate di Roma. Le accuse sono di abuso d’ ufficio e tentata concussione. Contattata dalla Verità, la Mansi ha spiegato: «Sono totalmente estranea alla vicenda e attendo di poter chiarire la mia posizione nelle sedi opportune. Ho piena fiducia nella magistratura».

ANTONELLA MANSIANTONELLA MANSI 

Il capo della procura abruzzese Giampiero Di Florio ha chiuso le indagini due settimane fa e nei prossimi giorni le difese dovranno rispondere prima del rinvio a giudizio. La vicenda, raccontata anche dal quotidiano Il Centro, ruota intorno a presunti favori che l’ ente che monitora l’ andamento delle nostre entrate tributarie avrebbe fatto a una società del gruppo Solmar, la Hadry tanks, un’ azienda che si occupa dello stoccaggio e della commercializzazione di acido solforico e fosforico, amministrata proprio dalla Mansi (è presidente) insieme con Mario Puccioni, anche lui indagato. In pratica, stando all’ accusa, Puccioni avrebbe ceduto a sé stesso, cioè alla Hadry tanks, un ramo della sua vecchia azienda a un prezzo dimezzato rispetto a quello stabilito successivamente dall’ Agenzia delle entrate.

MATTEO RENZI E ANTONELLA MANSIMATTEO RENZI E ANTONELLA MANSI

Nel 2013 il prezzo della cessione veniva fissato in 7.960.000 euro, di cui 4.140.000 per l’ avviamento, 1.100.000 per attrezzature e impianti, e 2.760.000 per l’ immobile, come ricorda il quotidiano abruzzese. Ma nel febbraio del 2015 il direttore dell’ agenzia delle entrate di Chieti Maurizio Franceschini rompe le uova nel paniere e notifica un avviso di rettifica alle parti, perché la stima di vendita sarebbe nettamente superiore: il valore economico per il fisco è di 19 milioni e mezzo di euro, non di 8.

Nel capo di imputazione si legge: «Nannarone, previa intesa con Monaco si presenta presso la sede di Vasto e, abusando della sua qualità, compiva atti idonei e diretti a costringere il direttore Franceschini ad annullare l’ avviso di accertamento per far conseguire indubbi vantaggi patrimoniali agli amministratori della Hadry tanks, senza fornire alcuna giustificazione, senza addurre alcuna spiegazione plausibile, esibendo documenti comprovanti un eventuale errore di valutazione a riguardo, affermando semplicemente che «la perizia era sbagliata».

Antonella MansiANTONELLA MANSI 

Non solo. Nei giorni successivi, per telefono, Nannarone avrebbe riferito a Franceschini «che aveva ricevuto a sua volta», come prosegue l’ accusa, pressioni dal vicepresidente di Confindustria che, essendo toscano, era vicino all’ allora presidente del Consiglio Matteo Renzi», reiterando l’ illegittima e indebita pretesa di annullamento dell’ atto». A questo punto, dal momento che Franceschini non aveva ceduto, i due si sarebbero rivolti all’ Omise per una stima «con la finalità di “assicurare un’ efficace difesa degli interessi erariali nella controversia in questione”».

Antonella Mansi bfcf a b ca ed ba e dANTONELLA MANSI BFCF A B CA ED BA E D 

Dall’ unità nazionale di valutazione dove era presente lo stesso Guerrieri arrivava quindi un nuovo parere che, «fondandosi su criteri di stima inesatti e comunque non rispettosi sia del dato normativo di riferimento sia dell’ effettiva consistenza del ramo d’ azienda», calcolava il valore complessivo in 9 milioni e 680.000 euro.

Alla fine il prezzo veniva determinato «in assenza di Ctu, in 8 milioni e 757.000 euro».

Qui le carte e le accuse. La questione però sta già toccando i piani alti della presidenza di Confindustria, dove da tempo c’ è chi si interroga sulle prossime elezioni.

Il prossimo anno sarà decisivo per viale dell’ Astronomia, dal momento che a maggio sarà nominato il nuovo consiglio generale che designerà poi nel marzo del 2020 l’ assemblea che eleggerà il nuovo presidente.

In viale dell’ Astronomia non è passata inosservata la scelta della chiamata a raccolta degli iscritti. Sarà a Milano dal 7 all’ 8 febbraio, dove ci sarà la presentazione di Connext, progetto di partenariato industriale diretto proprio dalla Mansi.

antonella mansiANTONELLA MANSI 

La scelta del capoluogo lombardo non è casuale, perché a quanto pare il prossimo presidente di Confindustria dovrebbe arrivare proprio dal Nord Italia, una figura più vicina ad Assolombarda, capace di rialzare le quotazioni dell’ associazione di industriali, soprattutto dal punto di vista politico, dopo la fallimentare decisione di appoggiare l’ ex presidente del Consiglio Matteo Renzi al referendum costituzionale del 4 dicembre del 2016. Nel frattempo, le inchieste continuano.

Antonella Mansi e Jacopo MorelliANTONELLA MANSI E JACOPO MORELLI antonella mansiANTONELLA MANSI Antonella Mansi la chimica del potere h partbANTONELLA MANSI LA CHIMICA DEL POTERE H PARTB Antonella MansiANTONELLA MANSI

I tre eventi che potrebbero cambiare il volto dell’America

comedonChisciotte.org 4.11.18

BRANDON SMITH
alt-market.com

L’anno scorso è stato, in generale, un fuoco di fila di notizie, molte delle quali distorte dai media mainstream, ma, in ogni caso, segnali importanti che il sistema economico, sociale e geopolitico a cui ormai siamo abituati sta cambiando o si sta destabilizzando rapidamente. Comunque, è importante comprendere che le implicazioni dovute a questi eventi stanno maturando da ANNI, non da settimane o da mesi. Non sono le improvvise ed inesplicabili conseguenze di un “effetto domino,” il risultato di questi eventi era stato progettato e previsto molto tempo prima.

Questo non significa che gli interessi delle classi dominanti, globalisti compresi, vadano sempre a buon fine. Io credo che [le classi dominanti] tendano a produrre diverse situazioni di crisi, tutte nello stesso tempo, sperando che, almeno alcune di esse, producano gli effetti desiderati sulla popolazione. Io la chiamo la “strategia dello sparare alla cieca:” creare uno sciame di speciali “pallottole” di impatto sociale/psicologico, tutte con lo stesso identico bersaglio, può dare un risultato  più o meno prevedibile. E’ quasi la stessa cosa del continuare a mandare dei soldati all’attacco sempre contro lo stesso punto delle difese nemiche: alla fine è molto probabile che sfondiate dove prevedevate di farlo.

Alcuni di questi eventi casuali sono un po’ più ovvi di altri, almeno per quanto riguarda la loro gestione. Non tutti vengono iniziati dai globalisti, ma sono tutti  considerati opportunità da sfruttare. Qui ci sono tre degli episodi più recenti che credo rappresentino una disperata mossa finale, a meno che la gente non si renda conto che la propria reazione a questi eventi è altrettanto (se non più) importante degli eventi stessi.

L’assassinio di Jamal Kashoggi

Pochi di noi, un mese fa, conoscevano l’esistenza del giornalista saudita Jamal Khashoggi, e la maggior parte della gente non ha la minima idea delle implicazioni connesse alla sua morte. Non voglio dilungarmi più di tanto sulle ragioni per cui il governo saudita aveva, a quanto pare, sequestrato Khashoggi nel suo consolato di Istanbul, Turchia, per poi presumibilmente torturarlo a morte. La teoria ufficiale è che sia stata la punizione per la fuga del giornalista dall’Arabia Saudita e le successive critiche al Principe Mohammad bin Salman, il nuovo dittatore del regime saudita.

Perchè Khashoggi era entrato volontariamente e stupidamente in un consolato saudita, considerato territorio nazionale saudita, quando sapeva di essere un potenziale bersaglio del governo? Perchè gli agenti sauditi avrebbero ucciso il giornalista in modo così palese e in un luogo così scontato? Se rappresentava una minaccia così grave, perché non assassinarlo lontano da una struttura dell’Arabia Saudita? Perchè non simulare una rapina o un incidente?

Mi sembra che, nel caso di Jamal Khashoggi, non siano state affatto seguite le normali procedure per un assassinio. E che, dopo il rilascio da parte delle autorità turche delle informazione sulle responsabilità dei sauditi, fossero venuti a mancare i normali tentativi di insabbiamento da parte di numerosi governi. La storia avrebbe potuto essere mascherata con una cortina fumogena di disinformazione, che allontanasse l’attenzione dall’Arabia Saudita, ma così non è stato.

Le conseguenze sono enormi. La fine delle relazioni diplomatiche con l’Arabia Saudita potrebbe portare ad una divisione delle nazioni occidentali. Ci sono anche voci che il Principe Salman possa essere rimosso dal potere e il suo piano economico “Prospettive per il 2030” fare la stessa fine del dodo. Comunque considero la cosa assai improbabile.

Anche se stampa mainstream vorrebbe far passare il progetto economico di Salman come un tentativo per rendere l’Arabia Saudita meno dipendente dal petrolio, “Prospettive per il 2030” riguarda sopratutto lo svincolo della produzione petrolifera saudita dalle dipendenze dei mercati statunitense ed occidentale.

La scissione fra Stati Uniti ed Arabia Saudita è già in corso da anni. Questo non è certo una novità, o qualcosa che possa essere decisa dall’uccisione di un singolo giornalista saudita. Dall’approvazione di un decreto del Congresso sulle responsabilità del governo saudita per i danni subiti dagli attacchi dell’11 settembre, alla minaccia saudita di liberarsi di 750 miliardi di dollari in obbligazioni USA (durante l’amministrazione Obama), alle atrocità saudite in Yemen, fino alla salita al potere con il ricatto di Mohammad bin Salman, non c’è assolutamente carenza di motivazioni per terminare le relazioni fra Stati Uniti ed Arabia Saudita.

Naturalmente, mi sto riferendo alla narrativa mainstream. Il vero problema qui è che i globalisti stanno cercando di porre fine allo status di riserva mondiale e di petro-valuta del dollaro, e l’Arabia Saudita è il fattore chiave per il crollo della moneta americana, da farsi in modo che le banche mondiali sembrino esserne completamente estranee.

Come sto già facendo notare da qualche tempo, le “Prospettive per il 2030” di Mohammad bin Salman non sono una sua visione, fanno parte di una più ampia dinamica globalista per un’economia e un sistema monetario completamente centralizzati a livello mondiale. Le “Prospettive per il 2030” di Salman sono finanziate, attraverso il suo Public Investment Fund (PIF), da ben note istituzione globaliste, come Carlyle Group, Goldman Sachs, Blackstonee Blackrock.

L’allontanamento dell’Arabia Saudita dagli Stati Uniti è già in corso e comprende accordi commerciali di ampia portata con Cina e Russia, due nazioni che stanno cercando di bypassare il dollaro negli scambi bilaterali. Qui non sto mettendo in dubbio il problema morale di avere relazioni commerciali con una tirannia come quella dell’Arabia Saudita. Sto solo sottolineando il valore del dollaro come petro-valuta, legata indossolubilmente al greggio saudita.

La strada è già stata tracciata. L’assassinio di Khashoggi e il fatto che sia stato reso di dominio pubblico non danneggia i piani dei globalisti, infatti li AIUTA, creando una narrativa secondo cui l’allontanamento dei Sauditi dagli USA sarebbe il risultato di un “evento casuale,” piuttosto che di un “piano” sponsorizzato dai globalisti. Se da questa equazione dovesse essere rimosso il Principe Salman (cosa che dubito possa avvenire), le “Prospettive per il 2030” continueranno per la loro strada.

Nonostante l’apparente apprensione di Donald Trump per il rischio di una rottura drammatica con i Sauditi dovuta alla questione [Khashoggi], ilCongresso ha già fatto sapere che ha intenzione di prendere provvedimenti contro la nazione produttrice del prezioso petrolio, anche senza l’assenso della Casa Bianca.

Allora Khashoggi sarebbe stato ucciso per creare un perno geopolitico a sostegno degli schemi globalistici riguardanti la de-dollarizzazione? No. Khashoggi non è così importante. Ma questo è certamente un evento che i globalisti e i media da loro controllati sembrano voler sfruttare, portando avanti un progetto di lunga durata per separare gli Stati Uniti dal loro più importante partner petrolifero, in modo da affossare il petrodollaro senza che sia possibile risalire a loro.

La carovana degli immigrati

L’immigrazione illegale è una questione basilare della politica degli Stati Uniti, almeno per quanto riguarda i conservatori e il loro appoggio a diversi atti legislativi e azioni del governo. La mia posizione [sull’argomento] è di tipo conservatore, perché è quella logica: non sono affatto contro l’immigrazione, almeno fino a quando essa avviene in modo legale. La politica dei confini aperti è una pagliacciata, che causa un afflusso di persone che non necessariamente condividono i valori enunciati dalla Costituzione Americana. Abbiamo già assistito ai disastri economici e sociali che sono avvenuti in Europa a causa della loro politica dei confini aperti, e sarebbe stupido ripetere l’evento qui. Nessuna persona straniera ha il “diritto” di entrare negli Stati Uniti, così come nessun Americano ha diritto di accesso a qualsiasi paese straniero.

Ora c’è la parte del problema che i conservatori potrebbero non voler udire.

L’immigrazione illegale è una forma di invasione? Io direi di si, specialmente se viene incoraggiata o finanziata da interessi globalistici. Detto questo, dobbiamo stare attenti a non rispondere a questa invasione come se fosse un’invasione militare. Non la è.

Come mai? Perchè un’invasione militare richiede risposte militari e le risposte militari portano inevitabilmente ad un aumento dei poteri governativi. Dispiegare truppe al confine meridionale degli Stati Uniti potrebbe sembrare razionale, date le circostanze, ma vorrei ricordare agli attivisti dei movimenti libertari un piccolo programma che tutti dovrebbero conoscere: la Rex 84 e l’Operazione Garden Plot.

Come avevo messo in guardia nel mio articolo “Come un collasso in Sud-America potrebbe far scattare la legge marziale negli USA,” pubblicato nel 2016, i globalisti hanno da lungo tempo pianificato una potenziale causa scatenante per provvedimenti da legge marziale utilizzando, come razionale, una “invasione” dal confine meridionale. La Rex 84 era diventata inaspettatamente di pubblico dominio durante le audizioni sul caso Iran/Contras e la documentazione è consultabile qui.

La Rex 84 parla dell’uso di strutture, o campi di detenzione, come mezzi per controllare un’ipotetica invasione da oltre confine. Questo ha portato all’annosa “teoria della cospirazione” sui cosiddetti campi FEMA. La pre-esistenza dei campi FEMA non è un problema che ho intenzione di approfondire (come abbiamo visto durante l’uragano Katrina, uno stadio sportivo può essere trasformato in un campo FEMA nel giro di pochi giorni). Detto questo, l’attuale atteggiamento dell’amministrazione Trump, per quanto riguarda la carovana dei migranti in avvicinamento, mi ricorda in modo inquietante il copione previsto per la Rex 84.

Fin dove vorrà arrivare Trump per mettere in sicurezza il confine? Dichiarerà la legge marzialesulle zone di confine, come sembra intenzionato a fare? Sarà limitata alle zone di confine o si diffonderà come un cancro? In fondo, dopo aver usato la legge marziale per affrontare dei migranti turbolenti, perché non utilizzarla per sistemare degli indisciplinati di sinistra? I conservatori andranno contro i loro principi costituzionali e sosterranno una politica del genere?

C’era stato un buon motivo se il Posse Comitatus Act del 1878 era stato approvato. In origine era servito ad impedire, a meno di una delibera del Congresso, l’utilizzo dell’esercito come forza di polizia all’interno degli Stati Uniti. Naturalmente, George W. Bush e i Neoconservatori avevano cambiato tutto con il John Warner Defense Authorization Act, un provvedimento di cui, all’epoca, i media avevano parlato molto poco e che conferisce al presidente i pieni poteri per dichiarare unilateralmente la legge marziale.

Qualcuno potrebbe obbiettare che il Posse Comitatus rappresenta un concetto obsoleto e che esistono altri sistemi di protezione per prevenire una deriva totalitaria. Ma esistono davvero simili protezioni?

Come il Generale Wesley Clark aveva dichiarato una volta in pubblico, durante un’intervista alla MSNBC, in America i campi di internamento potrebbero essere utilizzati per chiunque venga considerato “sleale nei confronti degli Stati Uniti.” Trump ha di recente annunciato un piano per sistemate in “tendopoli” i migranti in arrivo, cosa che, anch’essa, assomiglia moltissimo al progetto descritto nella Rex 84.

Dove si fermeranno le tessere del domino, una volta che avranno iniziato a cadere? Ritengo che non si fermeranno. Penso che se sosterremo le misure di legge marziale sul confine meridionale, invece di riorganizzare le agenzie già esistenti per i pattugliamenti di confine e di costruire quel muro che a Trump piaceva tanto promettere, il risultato finale sarà una legge marziale applicata a tutti noi, come previsto dalla Rex 84.

La guerra di Trump alla Federal Reserve

Oltre un anno fa avevo previsto una possibile guerra fra Trump e la FED e, recentemente,avevo scritto dei pericoli di un simile conflitto, perciò, riguardo a questo evento, non entrerò molto nel dettaglio. Dirò che, proprio come la carovana dei migranti, questo è un altro evento che potrebbe innescare una reazione da parte dei conservatori, senza dar loro modo di pensare alle conseguenze di lungo periodo.

Nel mio articolo “L’obbiettivo finale economico spiegato,” avevo descritto la strategia utilizzata dai globalisti per ridurre l’economia americana [e utilizzarne il calo] come mezzo per favorire il sostegno popolare ad un sistema monetario globale, controllato dal FMI e possibilmente anche dalla BIS [Banca dei Regolamenti Internazionali]. Questa è una strategia che hanno apertamente discusso nelle loro pubblicazioni.

Tanto per esseri chiari, la FED ha veramente agito da forza distruttiva all’interno dell’economia degli Stati Uniti. I rappresentanti ufficiali della FED hanno apertamente ammesso in numerose occasioni di aver creato e poi diaver fatto scoppiare bolle finanziarie che hanno avuto risultati disastrosi per il pubblico americano. Jerome Powell, l’attuale presidente della FED, nel 2012 aveva messo in guardia su un possibile e diffuso crollo dei mercati se la FED avesse aumentato il tasso di interesse e tagliato le attività di bilancio, mentre i mercati erano ancora drogati dal credito facile. Ora sta mettendo in pratica la stessa identica politica, sapendo benissimo quello che accadrà.

Se da un lato sostengo lo smantellamento della Federal Reserve in quanto sabotatrice dell’economia statunitense, quello che mi preoccupa è: chi ricostruirà poi il sistema finanziario americano? Una guerra della Casa Bianca nei confronti della FED contribuirà alla morte del dollaro come valuta di riserva mondiale. Questo è garantito. La nostra economia è completamente dipendente da questo status [del dollaro] per la sua stabilità a lungo termine.

Come potete vedere, i globalisti hanno creato un Comma 22; se i conservatori non chiuderanno la FED, essa continuerà a far salire i tassi di interesse e a causare un rallentamento economico delle attività di bilancio, così come storicamente è sempre stato. La “madre di tutte le bolle” scoppierà e ne seguirà un crollo economico. Se chiuderemo la FED, la nostra moneta perderà lo status di valuta di riserva e i dollari attualmente in possesso delle nazioni d’oltre oceano si riverseranno negli Stati Uniti attraverso vari canali, causando (fra le altre cose) un’iperinflazione. Un collasso è inevitabile.

Di nuovo, chi si incarirerà della ricostruzione? Sarà il popolo americano o i globalisti? Visto che Trump mantiene nel suo gabinetto [i rappresentanti delle] elites bancarie e globaliste, non possiamo aspettarci che si adoperi a favore di una libera cittadinanza. Nei prossimi mesi i conservatori dovranno stare molto attenti a chi sosterranno e perché. La maggior parte delle narrative NON sono quelle che sembrano.

Brandon Smith

Fonte: alt-market.com
Link: http://www.alt-market.com/articles/3564-three-events-that-could-change-the-face-of-america
02.11.2018
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org.

SPILLO/ La trappola dell’euro da cui è impossibile uscire

Cedere la sovranità monetaria a un soggetto terzo non del proprio Paese può dare origine a un debito matematicamente impossibile da ripagare

04.11.2018 – Paolo Tanga il sussidiario.net

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Pixabay

Il ruolo principale della moneta è quello di essere uno strumento per facilitare gli scambi. Quindi è una cosa che deve essere accettata da tutti perché ognuno sappia che con essa si può ottenere in cambio qualunque bene o prestazione gli occorra. In una società di ampie dimensioni la cosa che viene accettata da tutti ha assunto la forma di banconota, ma la tendenza è quella di sostituire la banconota con un valore virtuale, un bip sul computer, per finalità inimmaginabili, ma declamate come utili alla comunità.

Diciamo che il soggetto più adatto a emettere le banconote è lo Stato, il quale comincia a chiedere delle prestazioni o dei beni ai suoi cittadini e li remunera semplicemente emettendo le banconote. Queste saranno via via utilizzate dai cittadini in cambio dei beni che ciascuno andrà a richiedere, dismettendo la pratica del baratto. La domanda di beni e di servizi dello Stato comporterà un aumento dell’attività produttiva nella società, soddisfacendo esigenze collettive e non individuali prima non presenti. Se i beni prodotti hanno caratteristiche durevoli essi consentiranno un innalzamento durevole del tenore di vita della popolazione.

In questo contesto, dovendo partire da zero, quante banconote potrà emettere lo Stato per consentire un’adeguata disponibilità di contante per rendere fluidi gli scambi nella comunità? È una domanda, fermatevi a rispondere! In pratica, ne potrà emettere per l’equivalente di beni esistenti in circolazione e anche più, se non si è arrivati alla piena occupazione.

Se lo Stato si dedicasse solo alla realizzazione di infrastrutture, pertanto, non ci sarebbe limite all’emissione monetaria sempre che richiedesse ai cittadini di ripagarne l’uso, altrimenti dovrebbe cederne la proprietà ai cittadini. Siccome, però, molto denaro sarà oggetto di conservazione per soddisfare bisogni futuri prima impensabili, la crescita monetaria e una preordinata azione di sviluppo monetario stimolerebbero l’anticipo degli acquisti influenzando la produzione privata e lo sviluppo dell’economia.

E se lo Stato cedesse la fabbricazione dei biglietti a un affidabile soggetto terzo, magari non residente e anche organismo privato? In questo caso bisogna mettere in conto che il terzo dall’esercizio dell’emissione di banconote vorrà ricavare un profitto e il denaro emesso non sarà utilizzato per realizzare infrastrutture, né servirà a comprare beni e servizi: l’organismo privato ha limitate esigenze di consumo. Perciò, per rifornire le banconote necessarie agli scambi occorrerà che sia lo Stato, sia i privati se le procurino chiedendole in prestito e pagando gli interessi e le commissioni; però, l’insieme di questi redditi conseguenti alla cessione della sovranità monetaria saranno verosimilmente inferiori alle capacità di spesa del terzo produttore di banconote. Con questo sistema, inoltre, la quantità di banconote in circolazione sarà sempre inferiore alle necessità degli scambi atteso che pagando interessi e commissioni al terzo il denaro si andrà riducendo dando origine a un debito matematicamente impagabile per mancanza di banconote.

Capito il problema? È matematicamente impossibile ripagare un debito quando la modalità di emissione monetaria è soltanto il prestito. C’è una via di uscita? No, perché la matematica non sbaglia. Occorre modificare le regole! Cioè bisogna obbligare il terzo emittente a effettuare investimenti per l’importo degli utili realizzati, peraltro senza aver fatto alcuno sforzo. Ma non basta; questi investimenti sono da localizzare nelle aree dove gli utili sono stati percepiti, altrimenti dette aree verranno spogliate dei loro beni.

Questo fatto vi ricorda qualcosa? Ogni riferimento all’euro non è casuale; inoltre con l’euro siamo costretti a pagare la doppia intermediazione della Banca centrale e della banca commerciale che ci presta il denaro. L’intermediazione della banca commerciale è necessaria al fine di giustificare gli spread.

(1- continua)

Banche, segnalazione errata. Giudice a Genova riconosce responsabilità aggravata L’avvocato Tirelli: “Il mio cliente non poteva ingiustamente accedere al credito”

telenord.it 4.11.18

Per la prima volta in Italia viene riconosciuta la responsabilità aggravata a una banca che ha segnalato per errore un cliente alla Centrale Rischi. “Uno dei poteri che hanno le banche – ha spiegato alla trasmissione “Il Potere” in onda su Telenord l’avvocato Teo Tirelli che ha seguito il procedimento per conto del cliente – è quello relativo alla gestione delle informazioni. Le banche devono comunicare i flussi dei rapporti che hanno in essere con i loro clienti, ad esempio quelli relativi ai prestiti, e li segnalano alla Centrale Rischi. Si tratta di una banca dati della Banca d’Italia che recepisce le informazioni che arrivano dagli istituti italiani e li mette insieme in una grande banca dati che è di accesso alle banche stesse. Attraverso questa le banche sanno quali soggetti hanno già ottenuti finanziamenti, e anche l’andamento dei rapporti che vengono suddivisi in varie categorie, vengono indicati quello normali, fisiologici, con l’indicazione dell’ammontare e dei garanti, e i rapporti che hanno delle criticità, che vanno in sofferenza. In questo modo gli altri istituti lo sanno e possono bloccare i rapporti con questi clienti”.

Nel caso seguito dall’avvocato Tirelli, a causa di una segnalazione errata, il cliente si è trovato nell’impossibilità di ottenere prestiti da altri istituti. “Ci sono delle disattenzioni, o una gestione non attenta di questo potere che le banche hanno, e che hanno per una ragione strutturale, di poter garantire una certa tranquillità nei rapporti con i clienti, ma allo stesso tempo devono usare una certa prudenza – ha proseguito Tirelli – La giurisprudenza ha considerato questa attività come pericolosa, perché trattandosi di dati sensibili non sarebbero da trasmettere a terzi. Qui si fa prevalere l’interesse pubblico all’interesse personale alla riservatezza di questi dati. I cittadini possono rivolgersi alla magistratura, con l’assistenza di un avvocato, ottenendo provvedimenti che tutelano e garantiscono la loro posizione, ordinando alla banca la modifica della segnalazione. I tribunali intervengono con una certa tempestività, convocano le parti, sentono le posizioni, e poi emettono una decisione e, se è accolta l’istanza del cliente, ordinano alla banca la modifica. Nel caso di cui abbiamo parlato la particolarità è stata che il giudice ha riconosciuto una responsabilità aggravata della banca, che avrebbe dovuto rendersi conto della sua errata posizione che ha mantenuto e contestato la domanda del ricorrente senza intervenire immediatamente, quando poteva rendersi conto dell’illegittimità della segnalazione visto che non c’era più alcun rapporto. Il giudice ha condannato la banca al risarcimento del danno specifico per responsabilità processuale aggravata”.