F. Cariverona: Mazzucco, per Unicredit guardiamo ai risultati (Mi.Fi.)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

La difesa dell’italianità in Unicredit? È un tema che per le grandi fondazioni appartiene al passato e che sarebbe irrealistico cavalcare oggi. Il presidente della Fondazione Cariverona Alessandro Mazzucco ha un approccio pragmatico alla gestione della conferitaria. Dopo l’ultimo aumento di capitale da 13 miliardi l’ente si è diluito all’1,8% della banca che oggi considera come un investimento puramente finanziario. Nessuna interferenza sulla governance quindi, ma ancora forte attenzione ai risultati che Cariverona monitora trimestre per trimestre. Ecco perché Mazzucco non ha preclusioni su un’eventuale integrazione transfrontaliera, purché crei valore reale per i soci e i territori: “Non vedo ragioni per opporsi in via pregiudiziale a un’ipotesi di aggregazione, qualora per Unicredit si presentasse un’opportunità di partnership giudicata valida dal top management e dal board: credo sia una posizione da manuale per un grande azionista istituzionale com’è Cariverona”, spiega il presidente. 

Domanda. Quindi l’italianità di Unicredit non è più un valore da difendere? 

Risposta. Negli ultimi vent’anni la nostra Fondazione ha promosso la nascita e poi la crescita e il consolidamento di Unicredit . Ha partecipato a ripetuti aumenti di capitale: l’ultimo nel 2017, chiesto in termini particolarmente impegnativi dal ceo Jean Pierre Mustier. Restiamo il primo socio italiano di Unicredit , ma siamo ben consapevoli che l’italianità è una nozione datata per un polo bancario paneuropeo, catalogato come banca sistemica della autorità di vigilanza internazionali. 

D. Se ci sarà una fusione uscirete dal capitale? 

R. È una prospettiva che finora non è stata presa in considerazione dagli organi di governo della Fondazione e che, nel caso, richiederà le valutazioni più approfondite. Voglio però ricordare che abbiamo portato la quota entro il limite previsto dal protocollo Acr-Mef. Quel documento confermava l’indirizzo strategico delle autorità sul progressivo disimpegno delle fondazioni dalle banche conferitarie. È un approccio che ho sempre condiviso: da quando ho assunto la presidenza dell’ente ho sempre dichiarato che la partecipazione in Unicredit è di natura finanziaria. 

D. Prevede un impegno maggiore su Banco Bpm , altra vostra partecipata? 

R. Abbiamo sostenuto il Banco Popolare aderendo all’aumento di capitale propedeutico alla fusione con Bpm . Per il futuro valuteremo con attenzione i ritorni dell’investimento prima di prendere qualsiasi decisione. 

D. I mercati finanziari stanno attraversando una fase di forti turbolenze, che colpiscono in particolare i titoli italiani. Che ne pensa? 

R. Registro ogni giorno le fluttuazioni della borsa e in particolare del titolo Unicredit . In aggiunta il peggioramento dello spread condiziona in modo negativo gli sforzi di tutti gli attori del Paese in direzione della ripresa: lo ha ricordato anche il governatore Visco alla Giornata del Risparmio. Non posso non condividere la preoccupazione di chi non intravede una reale concentrazione di impegni sulla crescita. L’assistenzialismo non può mai essere considerato un investimento: tanto meno se finanziato a ulteriore debito pubblico. 

D. Come l’andamento della borsa condiziona le grandi scelte patrimoniali della Fondazione? 

R. Le nostre scelte d’investimento non sono dettate dall’attesa di profitto a breve termine. L’attività istituzionale della fondazione richiede una redditività sostenibile nel periodo medio-lungo: cioè nell’orizzonte delle nostre erogazioni, sempre più a supporto di piani poliennali. Per questo il criterio strategico della nostro asset management è anzitutto la diversificazione, per mantenere nel tempo una soddisfacente combinazione rendimento-rischio. 

D. Come procedono i vostri progetti nel settore infrastrutturale? 

R. Cariverona detiene da tempo una quota nell’Aeroporto di Verona, per il quale auspica da sempre una crescita adeguata, al servizio delle ambizioni del suo territorio. Ma supportiamo anche le strategie della Fiera di Verona, di cui la fondazione è importante azionista. E teniamo d’occhio ogni situazione interessante: Verona è una storica piattaforma logistica per i flussi commerciali fra Nord Europa e Mediterraneo e fra Italia ed Est Europa. 

D. La recente Giornata del Risparmio è stata l’ultima presieduta da Giuseppe Guzzetti. Quale giudizio dà dei suoi anni alla guida dell’Acri? 

R. Estremamente positivo. È stato ed è un uomo di grande lungimiranza che ha costruito nell’Acri la rappresentanza delle nuove Fondazioni di origine bancaria. Per vent’anni ne ha saputo guidare la evoluzione di competenze e di visione politica accompagnando il cambiamento dei tempi, non rinunciando mai ad una visione proiettata nel futuro. 

D. Quali sono le sfide che attendono l’Acri e le sue fondazioni? 

R. Il tema del consolidamento della categoria è emerso da tempo. Sarà prioritario ripensare a fondo gli equilibri fra le dimensioni degli enti e i territori di loro competenza. In secondo luogo gli enti locali dovranno accettare le sfide e le logiche di un rapporto nuovo con le fondazioni: imperniato sulla progettualità strutturata, finalizzata alla crescita dei territori, che è il fondamento del loro benessere. So che può sembrare provocatorio, ma le risorse di conoscenza dei territori e di consulenza attiva e qualificata al loro tessuto socioeconomico possono rivelarsi più preziose delle risorse finanziarie erogate. 

red 

 

(END) Dow Jones Newswires

November 05, 2018 02:23 ET (07:23 GMT)

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