Finanza: l’Acri va a Nordovest (Mi.Fi.)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Nel suo messaggio d’addio alla Giornata del Risparmio Giuseppe Guzzetti è volato molto più in alto delle manovre in corso per la sua successione al vertice dell’Acri; partita che resta comunque saldamente nelle sue mani, così come la scelta del nuovo presidente della Fondazione Cariplo e l’assestamento della governance di Intesa Sanpaolo , tutte allineate in primavera. 

Quando tuttavia, scrive Milano Finanza, l’84enne avvocato lombardo ha chiesto a tutti in presenti all’Angelicum di Roma, compreso il ministro dell’Economia Giovanni Tria, di resistere ai “veleni” che insidierebbero la stessa democrazia italiana, i destinatari sono parsi anche tutti i presidenti di Fondazione, schierati al completo. Il futuro leader dell’Acri non potrà essere un nome divisivo, “di parte”: dovrà essere invece un presidente nel quale si riconoscano tutti i campanili, ma soprattutto tutte le anime di una rete politico-finanziaria tutt’altro che marginale nella democrazia italiana del 2018. L’erede di Guzzetti naturalmente dovrà possedere almeno parte delle sue doti di «primo lobbysta» di un sistema che ha già conosciuto momenti di confronto duro con la politica, primo fra tutti quello che vide l’Acri respingere il tentativo di controriforma condotto da Giulio Tremonti e Umberto Bossi all’avvio del governo Berlusconi-2. La situazione degli Enti si presenta comunque frammentata. Prima di tutto c’è una visione diversa tra le Fondazioni “grandi” (nella classificazione Acri sono 18 su 88) e le “medie e piccole”. Le prime detengono quote piccole ma ancora importanti nelle grandi banche (Intesa Sanpaolo , Unicredit, Ubi e Banco Bpm ), mentre i piccoli enti sono ancora proprietari di piccole casse, anche dopo i crash di Carige e Mps . Alcuni enti hanno poi esplorato diversificazioni strategiche degli investimenti in utilities e infrastrutture. Quasi tutte le Fondazioni tengono ancora le politiche erogative nel solco del welfare sussidiario, aprendo solo in modo graduale alle azioni di sviluppo economico del territorio (ricerca tecnologica, incubatori imprenditoriali, politiche attive del lavoro qualificato ecc.). 

Un altro elemento da non sottovalutare è quello geografico. Le Fondazioni del Nord controllano ormai circa i tre quarti dei 39 miliardi di patrimonio contabile aggregato del sistema, mentre quelle del Centro e del Sud stanno perdendo sempre più peso. 

red/lab 

 

(END) Dow Jones Newswires

November 05, 2018 02:22 ET (07:22 GMT)

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