Dombrovskis minaccia procedura infrazione, Tria lascia Ecofin in anticipo. A Vespa: ‘Non avrei firmato Fiscal Compact’

Tria nel libro di Bruno Vespa: “Io sono disposto a far scendere da un treno in corsa un conducente nazionale per farvi salire uno sovranazionale, ma non farei scendere il …

Anche la riunione dell’Ecofin, all’indomani di quella dell’Eurogruppo, diventa il palco perfetto da cui i funzionari dell’Unione europea tuonano contro il governo italiano, intimandogli di cambiare la manovra economica per il 2019. Oggi arriva anche la minaccia della procedura di infrazione per deficit eccessivoche Bruxelles, come dice il numero due della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, potrebbe decidere di lanciare, nel caso in cui la legge di bilancio non venisse modificata entro la scadenza del 13 novembre. E la tensione Roma-Bruxelles deve essere piuttosto alta, se si considera che Tria ha lasciato la riunione dell’Ecofin in anticipo, cancellando la conferenza stampa indetta per l’occasione.

Il ministro, accerchiato già ieri in occasione della riunione dell’Eurogruppo, non fa nulla per negare la presenza di divergenze ma neanche la volontà di andare avanti nel dialogo. Le dichiarazioni vengono rilasciate al suo arrivo all’Ecofin, ma Tria poi lascia la riunione, per l’appunto, in anticipo, decidendo di ignorare le domande dei giornalisti.

Sono sempre di più i paesi europei a fare fronte comune contro l’Italia, accusata con il suo atteggiamento di mettere a rischio l’euro e l’obiettivo di una maggiore integrazionedell’Eurozona.

Le frasi rilasciate dal ministro Tria si confermano, come al solito, misurate e ponderate, come il ruolo di titolare del Tesoro che ricopre richiede.

Il vero Tria-pensiero risulta più chiaro nel nuovo libro di Bruno Vespa “Rivoluzione – Uomini e retroscena della Terza Repubblica”, che uscirà domani, mercoledì 7 novembre.

Intervistato da Vespa, Tria si spinge oltre le sue dichiarazioni ufficiali, spiegando quello che, a suo avviso, è il vero fallimento dell’Europa e chiarendo la sua posizione nei confronti degli imperativi che arrivano da Bruxelles:

Alla domanda se avrebbe firmato il trattato di Maastricht, il ministro risponde, infatti, con queste parole:

“Non avrei firmato altre cose arrivate dopo”. “Come il Fiscal Compact, che la Gran Bretagna non firmò. Non avrei firmato e messo in Costituzione il pareggio di bilancio. Non sono contrario al principio in sé, ma una norma del genere non ha senso se alla politica monetaria sovranazionale non si affianca una politica fiscale unitaria. Il fallimento dell’Europa sta qui”.

Ancora Tria:

La politica fiscale è espressione della sovranità politica. O abbiamo una politica fiscale europea affidata a un’autorità politica (e per questo discrezionale) o le cose non funzionano. Io sono disposto a far scendere da un treno in corsa un conducente nazionale per farvi salire uno sovranazionale, ma non farei scendere il conducente nazionale per affidare il treno a un pilota automatico. Questo è il grande nodo irrisolto“.

Riunione Ecofin: Dombrovskis spiega il caso Italia

Il tempo stringe per l’Italia che, entro la scadenza del prossimo 13 novembre, dovrà dare una risposta all’Ue. In occasione della riunione dell’Ecofin, il commissario Pierre Moscovici parla anche oggi,  senza fare mistero delle sue aspettative.

Allo stesso tempo, il commissario francese afferma che il 13 novembre non ci sarà alcuna fine del mondo.

Le parole del numero due della Commissione, Valdis Dombrovskis, sono tuttavia dure:

Se la manovra “non dovesse cambiare in modo significativo, dovremmo riconsiderare le nostre conclusioni sulla procedura per deficit eccessivo”, dice il funzionario.

Intanto lo spread BTP-Bund sfiora quota 300 punti base, a fronte di rendimenti sui BTP decennali che salgono fin oltre il 3,4%.

Dombrovskis conferma anche lui l’importanza del dialogo, ma sottolinea anche che la Commissione si aspetta una “correzione notevole” della legge di bilancio perché, sottolinea, “l’Italia prevede una deviazione significativa, visto che il paese dovrebbe diminuire il deficit/Pil strutturale dello 0,6% e invece ha intenzione di aumentarlo dello 0,8%”.

Il vicepresidente della Commissione Ue spiega in una conferenza stampa successiva alla riunione dell’Ecofin che la deviazione corrisponde all’1,4% del Pil, “piuttosto rilevante”.

A chi accusa l’Ue di penalizzare l’Italia chiudendo un occhio sulle deviazioni degli altri paesi, Dombroviskis ammette che ci sono stati casi di paesi “con livelli di deficit molto più alti”, tanto che, “durante la crisi finanziaria siamo arrivati ad avere più di 20 Stati membri in procedura per deficit eccessivo”.

Tuttavia, “ciò che conta è l’equilibrio strutturale: non importa tanto quanto sia alto il deficit, ma in che punto del ciclo economico ci si trova. Se il periodo è di profonda crisi, si ha bisogno di un deficit più grande, perché questo agisce, in un certo senso, da stabilizzatore del bilancio. Ma se si è in un periodo di crescita economica, e nell’Ue attualmente siamo nel sesto anno consecutivo di crescita, i paesi devono ridurre il proprio deficit di bilancio”.

7 DOMANDE A ILARIA BIFARINI

controinformazione.info 6.11.18

Mentre la Commissione europea e Draghi bocciano senza appello la “manovra” del governo giallo-verde, il “partito dello spread” (confindustria, banchieri, Pd, Forza Italia) paventa l’imminente disastro dell’Italia.
Abbiamo chiesto all’economista Ilaria Bifarini un giudizio di merito sulla Legge di bilancio del governo giallo-verde.

1. Cosa pensa della Legge di Bilancio? C’è una svolta, oppure no, rispetto ai governi precedenti?

La svolta è prevalentemente di tipo ideologico, finalmente viene affermato senza timore quanto la teoria economica e l’evidenza empirica riscontrano da tempo: continuare sul sentiero di austerità imposto da Bruxelles non solo è inefficace, ma deleterio per le economie dei Paesi.

Le politiche di contenimento fiscale, infatti, come riconosciuto in uno studio dello stesso Fondo monetario internazionale, provocano un aumento della povertà, in termini di disoccupazione e disuguaglianza. Esse inoltre non permettono di contenere il debito pubblico, come dimostrato dal caso greco e dall’Italia stessa, innescando un peggioramento del Pil, che è il denominatore del debito pubblico. Rinnegare queste misure fallimentari a favore di politiche anticicliche di tipo keynesiano, che aumentino la spesa pubblica in un periodo di crisi della domanda, è l’unica possibilità per invertire rotta e tornare a crescere.

2. Quali sono, a suo parere, i punti forti e quelli più critici della manovra?

L’aver impedito l’aumento dell’Iva, imposta diretta sul consumo che colpisce ogni cittadino, è stato un atto di grandissima responsabilità da parte del governo. La manovra, tuttavia, proprio per i limiti imposti dai vincoli di bilancio, risulta molto contenuta in termini di investimenti in spesa pubblica produttiva.

3. L’intervento sulla Fornero ha un grande valore simbolico. Ma in che misura potrà creare posti di lavoro per i giovani?

E’ difficile fare delle previsioni attendibili su quello che sarà il “turnover” nel mondo del lavoro, vista l’entità dell’attuale e perdurante crisi. Tutto dipenderà da quanto si riuscirà a rilanciare la domanda e a creare un clima di fiducia favorevole agli investimenti.

Purtroppo ci sono molte forze avverse che operano affinché non venga scalfito lo status quo e non vengano intaccati gli interessi finanziari e internazionali che ne derivano.

4 Molti hanno dei dubbi sul Reddito di cittadinanza, preferendo piuttosto politiche per il rilancio degli investimenti. A noi però non sembra che le due cose siano in contraddizione. Ci sbagliamo?

In realtà le due cose non sono per natura contraddittorie, ma dovrebbero anzi andare di pari passo. Perché un reddito di cittadinanza possa funzionare, occorrerebbe creare lavoro attraverso il rilancio degli investimenti pubblici, a partire dalle infrastrutture e dalla manutenzione del territorio di cui abbiamo tanto e urgente bisogno. Ciò permetterebbe di incrociare domanda e offerta di lavoro pubblico produttivo, con lo strumento del reddito di cittadinanza utilizzato come una sorta di paracadute temporaneo. In presenza di tali condizioni e con un’attenta e lungimirante gestione, si potrebbe innescare quel circolo virtuoso capace di riportare il Paese alla crescita, sfruttando così l’effetto moltiplicatore di una spesa pubblica mirata. Il rischio che ciò non si verifichi è reale. Tuttavia il reddito di cittadinanza, oltre a mantenere una promessa elettorale, rappresenta una boccata d’ossigeno per i numerosi, troppi poveri e giovani disoccupati nel nostro paese. Il limite di questa manovra è che è troppo contenuta, nonostante le reazioni dell’Unione Europea.

Ilaria Bifarini , Neoliberismo e manipolazione di massa

5. Lo scontro con l’Unione europea ha raggiunto livelli mai visti. Difficile che finisca a tarallucci e vino. Politicamente sarà decisiva la determinazione delle forze della maggioranza, ma economicamente quali sono le misure più urgenti da prendere per salvaguardare l’economia dal Paese?

L’Italia può contare su una bilancia commerciale positiva e alquanto stabile, a differenza di altri Paesi. Occorre salvaguardare a tutti i costi il made in Italy e il nostro tessuto industriale. Ben vengano le relazioni con gli Usa di Trump e la Russia di Putin, verso la quale sono stati persi alcuni miliardi di Euro di export a causa delle sanzioni volute da Bruxelles. Avere dei partner internazionali di peso permette all’Italia di non rimanere isolata e di farsi portavoce di quell’inversione di rotta economica rispetto al modello unico neoliberista abbracciato dall’UE che altrove è già stata avviata.

6. La principale arma contro l’Italia è lo spread.Per contrastare questo spauracchio, per non essere dipendenti dai mercati finanziari, in che misura potranno essere utili nuovi strumenti tesi a favorire la rinazionalizzazione del debito (Btp indirizzati alle famiglie, Cir o altro)?

Occorre rivedere il meccanismo d’asta usato per il collocamento dei BTP. Attualmente la modalità del “prezzo marginale d’asta” comporta che i titoli vengano assegnati al prezzo più basso offerto, e quindi al tasso più alto. Ciò comportata un costo del debito pubblico elevatissimo. Inoltre, si potrebbe copiare il modello tedesco, dove esiste un importante sistema di banche pubbliche e la Bundesbank interviene direttamente nelle aste dei titoli pubblici. Il sistema di gestione del debito pubblico italiano va rivisto, esistono ampi margini di miglioramento e non mancano al Paese bravi tecnici in grado di proporre soluzioni alternative.

I Coloni dell’Austerity

7. Con lo scontro politico in corso il tempo delle scelte decisive sull’euro sembra avvicinarsi rapidamente. Qual è la sua opinione in proposito?

L’euro è stata una scelta sciagurata e il prezzo che paghiamo è elevatissimo. Il fallimento dell’euro è evidente per tutti i paesi che ne fanno parte. Persino la stessa Germania, che grazie alla creazione della moneta unica ha accumulato il surplus commerciale in termini assoluti maggiore al mondo (con effetti distorsivi sulle altre economia), rispetto alle economie non Euro registra una crescita molto debole, oltre un forte aumento della povertà e della disuguaglianza tra la popolazione.

L’Italia, per una serie di fattori, è stata una delle principali vittime degli effetti negativi e delle distorsioni legate alla privazione della sovranità monetaria. Rimanere nell’Euro significa prolungare una dolorosa e deprimente agonia,rendendo impossibile il ritorno alla crescita economica. Ad ogni modo, non credo che l’uscita sarà imminente e comunque non per volontà di questo governo, molto ligio al proprio contratto che lo tiene unito. Inoltre, attraverso un bombardamento mediatico e una propaganda capillare, si è creato il tabù dell’uscita dall’euro, addirittura definito da più voci autorevoli come “irreversibile”. Eppure, per farci cambiare prospettiva, basterebbe pensare che meno di vent’anni fa ogni paese dell’Europa aveva la sua moneta e che in tutto il mondo solo l’Africa ex coloniale adotta una unione monetaria tra paesi differenti. Uscire dall’euro non è solo auspicabile, ma doveroso per il benessere economico delle popolazioni.

* Intervista a cura di SOLLEVAZIONE

Banche italiane a rischio, nullità delle fideiussioni: la parola all’esperto

liberoquotidiano.it 6.11.18

Come Prometeo fu infine liberato dalle proprie catene, così una sentenza della Cassazione potrebbe minare la validità delle fideiussioni bancarie. Quest’ultima è infatti a serio rischio dopo la sentenza della Corte di Cassazione1. Sarebbe potuto sembrare che la sentenza fosse passata in “sordina”, ma qualche Tribunale si sta già adeguando. Da ultimo il Tribunale di Salerno, nell’agosto di quest’anno, ha sentenziato la nullità dei contratti di fideiussione tra i clienti e le banche secondo il modello stabilito dall’ABI. Queste sentenze potrebbero avere un impatto devastante sulle banche, rendendo di fatto nulli tutti i contratti di garanzia del credito come i mutui o i prestiti.

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire cosa stia succedendo insieme a Valentino de Castello, avvocato che da anni si occupa di Diritto Bancario in difesa dei cittadini.

Cosa ha sancito la Cassazione? 
“La Cassazione, con la sentenza citata, ha statuito che il modello contrattuale predisposto per le Banche dall’ABI (Associazione Bancaria Italiana) per la fideiussione bancaria viola la legge Antitrust, in quanto lede i diritti dei clienti non dando loro di fatto libera scelta ed eliminando la libera concorrenza nel mercato. Di fatto le Banche, imponendo ai clienti un modello contrattuale di fideiussione illecito, hanno ristretto la concorrenza all’interno del mercato nazionale, anche attraverso attività consistenti nel fissare direttamente o indirettamente i prezzi d’acquisto o di vendita, ovvero altre condizioni contrattuali. Da tale assunto la Cassazione ha fatto discendere la nullità di ogni singolo contratto di fideiussione non essendo pensabile che la nullità del modello non si rifletta anche sul singolo contratto di fideiussione effettivamente stipulato tra Banca e cliente.”

Che cosa potrebbe succedere?
“La sentenza in effetti è rivoluzionaria, non tanto per aver dichiarato la nullità del modello di fideiussione ABI, quanto per aver esteso la nullità anche al singolo contratto di fideiussione stipulato secondo quel modello. Questo significa che, secondo la Cassazione, tutti i contratti di fideiussione stipulati dalle banche con i loro clienti dopo l’introduzione del testo comune dell’ABI non sono validi. E questo potrebbe essere un vero terremoto per le banche. Pensate a tutti i contratti stipulati in questi anni, a cosa succederebbe se i fideiussori decidessero di impugnarli. A come, di fronte a un contratto nullo, chi si è visto pignorare dei beni possa opporsi alle ingiunzioni di pagamento e alle esecuzioni immobiliari. Il modello indicato dall’ABI è del 2005: questo significherebbe trovarsi di fronte a ben 13 anni di contratti di fideiussione nulli.”

Per fare un esempio concreto, se si fosse subito il pignoramento di un immobile a causa di un contratto di fideiussione, ci si potrà appellare per farselo restituire?
“Certamente chi sta subendo un’esecuzione forzata fondata su un contratto di fideiussione bancaria redatta secondo il modello ABI dichiarato nullo è nelle condizioni di promuovere opposizione all’esecuzione.  Ma penso anche a chi ha già subito un’esecuzione forzata siffatta e che sul presupposto di questa sentenza della Cassazione può promuovere un giudizio per il risarcimento di tutti i danni patiti patrimoniali e non patrimoniali. Oppure infine a chi deve ancora subire l’esecuzione, che potrebbe promuovere un giudizio di accertamento negativo del credito della Banca, al fine di evitare l’esecuzione forzata.”

A distanza di quasi un anno dalla sentenza della Cassazione, qual è la situazione nei Tribunali?
“La maggior parte dei Tribunali si sta adeguando all’indirizzo della Cassazione, ma non mancano alcune decisioni contrarie che però sembrano figlie di casi diversi da quelli esaminati dai Giudici della Suprema Corte.”

Commissione speciale Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, c’è la relazione finale. Guadagnini: “inquietante il quadro emerso”

Di Note ufficiali Vicenzapiu.com 6.11.18

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Nel corso della seduta di oggi – riporta una nota del Consiglio regionale del 6 novembre – la Commissione speciale d’inchiesta sui gravi fatti riguardanti il sistema bancario in Veneto, istituita in seno al Consiglio regionale del Veneto, presieduta da Giovanna Negro (Veneto Cuore Autonomo), Vicepresidente Antonio Guadagnini (Siamo Veneto), ha esaminato la sua Relazione finale. Come stabilito con deliberazione n. 205 del 21 dicembre scorso, i Commissari sono stati chiamati a valutare i fatti emersi dopo la chiusura dei lavori della precedente Commissione speciale d’inchiesta che aveva concluso il proprio compito con la Relazione finale votata dal Consiglio regionale del Veneto il 12 luglio 2016.

Tra i compiti attribuiti a questa Commissione d’inchiesta, i cui poteri erano soprattutto conoscitivi, l’acquisizione di dati e informazioni riguardanti l’attività svolta dalle Autorità di Vigilanza nell’esercizio delle proprie funzioni su Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, specie con riguardo all’attività svolta da Banca d’Italia negli anni che hanno preceduto la crisi, nonché le audizioni, tra gli altri, degli ex amministratori degli Istituti, di conoscitori e studiosi del fenomeno, dei rappresentanti dei comitati dei correntisti, azionisti e obbligazionisti, delle associazioni dei consumatori più rappresentative a livello regionale e dei rappresentanti sindacali dei dipendenti.

“Il nostro obiettivo è quello di fotografare con lealtà quello che è successo nella situazione di Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca e lo abbiamo fatto in una relazione di 280 pagine che descrive puntualmente quello che è successo. Non ci siamo mai tirati indietro – afferma la Presidente Negro – come Commissari né tanto meno nella Relazione finale e la consegniamo coscienti di aver fatto un ottimo lavoro: ora la parola passa al Consiglio regionale che potrà esaminare la Relazione e consegnarla alla Commissione parlamentare sulle banche che avrà più poteri di quella veneta e alla quale i cittadini potranno chiedere ulteriori risposte. Oggi la politica ha scritto una buona pagina, perché abbiamo fatto luce su fenomeni che nessuno fino ad ora aveva avuto il coraggio di affrontare”.

“È inquietante il quadro emerso nel corso dei lavori della Commissione – aggiunge il Vicepresidente Guadagnini – e mi riferisco all’operato degli organi di vigilanza, in particolare di Bankitalia, che hanno responsabilità importanti sull’esito finale, ovvero sul fallimento delle due banche popolari venete, due istituti che erano fondamentali per il nostro territorio. La Commissione ha svolto un lavoro importante per il territorio del Veneto, perché daremo delle risposte grazie alla ricostruzione della verità dei fatti e costituirà una base importante per i lavori della Commissione bicamerale che partirà presso il Parlamento nazionale. Da ultimo, quando si parla di soci che sono stati depredati, non si fa riferimento a gente sprovveduta che ha dato i propri soldi in mano a dei ‘poco di buono’: i soci devono essere risarciti per un danno ingiusto che hanno subito non avendo nessuna responsabilità, danno che è stato provocato da agenti esterni a quelli della Banca. Chi ha sbagliato deve pagare, per una questione di giustizia”.

Fitch avverte che il governo italiano non può sopravvivere in mezzo a richieste di fiducia

zerohedge.com 6.11.18

Aggiornamento : scegliendo un momento perfetto per dimostrare il punto di Fitch, Bloomberg riferisce che il governo italiano potrebbe chiamare un voto di fiducia al Senato sulle misure di migrazione. Ciò mirerebbe a dissidenti a cinque stelle con braccio forte che devono affrontare l’espulsione dal partito se votano contro il governo.

Inoltre, Five Star e la League sono anche ai ferri corti nella camera bassa del parlamento per la richiesta di Five Star in una legge anti-corruzione per rottamare i limiti di tempo su quanto tempo le persone possono essere perseguite dopo un processo iniziale. Salvini ha detto che il governo deve “evitare processi che durino per sempre, anche per gli innocenti, che sarebbe una sconfitta per tutti”.

Sembra che se il governo interno della coalizione italiana continuerà a litigare, l’UE potrebbe semplicemente decidere di aspettare per discutere il deficit italiano con qualsiasi governo venga in sostituzione.

* * *

Mentre i commercianti europei di obbligazioni si sono concentrati sull’aggravarsi della situazione di stallo tra l’Italia e Bruxelles sulla proposta di deficit del bilancio italiano, che è culminata questa mattina con l’avvertimento di Dombrovskis dell’UE che la Commissione europea sta considerando una procedura sanzionatoria contro l’Italia se il budget non cambia come l’Italia ha severamente rifiutato di cambiare il budget – questa mattina il capo dei rating sovrani di Fitch, James McCormack, ha avvertito che l’incertezza che coinvolge il governo di coalizione italiano rappresenta un rischio altrettanto grande per gli investitori di BTP quanto il budget per la semplice ragione che il governo potrebbe non sopravvivere come i suoi membri sono “troppo diversi”.

Parlando a Bloomberg TV, lo stratega di Fitch ha detto che non ci sono molte cose su cui i partner della coalizione sono d’accordo, e questo solleva interrogativi sulla sopravvivenza del governo.

” Non siamo convinti che questo governo di coalizione sopravviverà davvero, ha partner di coalizione molto diversi ” e “non ci sono molte cose su cui sono d’accordo”, ha detto McCormack.

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“Allora la domanda diventa: cosa succede allora? L’incertezza politica non è finita in Italia”, ha aggiunto, aspettandosi che i fuochi d’artificio politici italiani continuino fino al 2019. Come promemoria, c’è una scadenza del 30 novembre per il bilancio italiano da approvare La Commissione europea, che deve passare il parlamento italiano entro il 31 dicembre, con un “Piano B” del 30 aprile ha prorogato la scadenza per l’approvazione italiana.

L’analista di Fitch ha anche affermato che se i rendimenti sui bond italiani aumenteranno – sia con il coinvolgimento attivo della BCE, che può essere abbastanza convincente come Berlusconi ricorda troppo bene, o senza – “questo potrebbe costringere il governo italiano a pensare a un diverso strategia.”

L’aspetto positivo di McCormack è che non si è ancora verificato uno scoppio del rapporto debito / PIL: “le dinamiche del debito non sono eccezionali, perché non vediamo un calo del debito, ma il debito non sta aumentando. Stabile, è alto, ma è stabile. “

Ciò cambierà se il budget italiano passa, come proposto. Questo è anche il motivo per cui la Commissione europea non permetterà che ciò accada.

Come nota Bloomberg, questo significa che il dramma dei bond italiani potrebbe trascinarsi ben oltre la scadenza del bilancio stazionario e la volatilità potrebbe aumentare mentre il mercato si occupa dei rischi a due vie. Inoltre, se questo governo dovesse collassare nel prossimo futuro, ciò non significherebbe la fine delle sfide fiscali per l’Italia. D’altra parte, il gabinetto della coalizione ha poca scelta: con la crescita italiana così debole, non è chiaro se un governo possa attenersi alle regole del bilancio dell’UE, dati i potenziali costi economici e sociali.

Ecco perché Salvini, Di Mateo e la compagnia sono intrappolati, sono dannati se tagliano il deficit, dannazione se non lo fanno.

Il mercato sta iniziando a rendersene conto e il rendimento dei BTP si sta riducendo a 300 bps, che è già dell’1,35% sopra la media quinquennale.

L’unica cosa che l’Italia ha intenzione di fare, è che il suo rapporto debito / PIL, pur essendo elevato, è rimasto costante intorno al 133% negli ultimi cinque anni (se ancora il più alto in Europa dopo la Grecia).

Ma questo può cambiare con questo o con un altro governo. Come conclude Bloomberg, “con l’aumento della pressione sul bilancio da parte della Moscovici dell’UE, la situazione potrebbe peggiorare molto prima di migliorare”.

Governo: Mulè, Salvini stacchi spina e torni con noi (Stampa)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

“Sulla prescrizione e sulla sicurezza, quando si va alla radice dei problemi escono fuori le identità: quella manettara e ottusa dei 5 Stelle e quella garantista dalla Lega. Mi pare che Salvini si stia accorgendo che questo è un Governo contro natura. E sa anche che è possibile cambiare e mettere in piedi un vero Governo di centrodestra”. 

Giorgio Mule, portavoce dei gruppi di Forza Italia, osserva con attenzione il dibattito dentro la maggioranza gialloverde e, intervistato dalla “Stampa”, sottolinea come “la prescrizione che vuole il M5S equivale a un ergastolo processuale a vita. Una follia e non mi stupisce che la Lega intenda fermare questa operazione ispirandosi ai minimi criteri del garantismo”. 

“Non si tratta di un garantismo peloso – prosegue Mulè -, al contrario i 5 Stelle vogliono solo dare in pasto qualcosa al popolo per far dimenticare le continue umiliazioni che subiscono: dal Tap al Terzo valico, ogni volta che la loro propaganda si scontra con la realtà cadono i totem. Di Maio sembra la Dea Kali, non gli bastano le mani per tappare tutti i buchi nel suo partito”. 

Sul decreto sicurezza invece il Movimento è diviso. Voi siete pronti a sostenere il provvedimento simbolo di Salvini? “È un altro tema su cui si ritrova l’identità del centrodestra, la sua radice. Se ci fosse un percorso normale saremmo pronti a fare la nostra parte, ma non voteremo mai la fiducia a questo Governo”, replica Mulè. 

“Dopo il 4 marzo il centrodestra è già maggioranza relativa in questo Parlamento – sottolinea Mulè -. Salvini sa che, in ogni momento, può staccare la spina al governo Conte: ci sono una coalizione e un programma pronti a trovare spazio”. Senza passare dalle elezioni? “Ci sono i numeri alla Camera e al Senato per un Esecutivo diverso da questo”. 

“Mancano 50 deputati – ammette l’esponente di FI -, sono convinto che si possano trovare. L’importante è chiudere questo film dell’orrore, e iniziarne un altro. Se Conte cade, si può fare quel tentativo che non fu fatto dopo il 4 marzo: un Governo a guida centrodestra. Sono convinto che ci sarebbero parlamentari del Pd, ma anche del MSS, pronti a dare una mano per salvare il Paese dal baratro”. 

E a votare un governo a guida Salvini? “Lui è il leader del centrodestra, ma non è scontato che a fare il premier sarebbe lui – conclude Mulè -. Chi avrebbe mai immaginato che a palazzo Chigi sarebbe arrivato Giuseppe Conte?. Matteo è come la Bella addormentata, aspetta solo un bacio per rinsavire”. 

gug 

 

(END) Dow Jones Newswires

November 06, 2018 02:30 ET (07:30 GMT)

Banco Bpm: in chiusura due diligence per sofferenze (MF)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Tre cordate di investitori stanno concludendo l’esame sul portafoglio di non performing loan fino a 8 miliardi messo in vendita da Banco Bpm (ieri -2,14% in borsa dopo il risultato dello stress test). La due diligence, iniziata in estate, si è rivelata un processo particolarmente impegnativo per le dimensioni dello stock e per la tempistica dettata dall’istituto. L’intenzione del Banco (assistita da Deutsche Bank e Banca Akros come advisor finanziari e Deloitte, come advisor industriale) è infatti annunciare una decisione entro la fine dell’anno, confermando il 14 novembre come scadenza per le offerte vincolanti, anche se qualche investitore avrebbe chiesto una dilazione di qualche giorno. 

La tempistica scelta dall’istituto, scrive MF, potrebbe essere anche legata alla volontà di attivare una gacs su parte o sull’intero portafoglio. Visto che, con l’ultimo rinnovo delle scorse settimane, la garanzia pubblica sulle cartolarizzazioni sarà disponibile per altri cinque mesi, muoversi per tempo potrebbe essere raccomandabile. Di certo la due diligence andrà avanti fino all’ultimo giorno utile, per raccogliere il maggior numero possibile di informazioni sul portafoglio. Gli specialisti al lavoro devono infatti procedere in modo selettivo. Se le posizioni di dimensioni maggiori, quelle solitamente con un valore lordo superiore ai 500 mila euro, vengono analizzate una per una, per quelle più piccole c’è un lavoro di clustering. In buona sostanza i servicer individuano dei campioni, cioè dei sub-portafogli che, con un margine di errore molto basso, possono riassumere le caratteristiche del portafoglio. I campioni o cluster sono classificati sulla base di categorie differenti: importo, collocazione geografica, tipologia (ad esempio residenziale o commerciale) e stato giuridico. Per ogni campione vengono valutati alcuni aspetti specifici che fotografano lo stato di salute del credito: flussi di cassa generati, garanzie immobiliari sottostanti e relative curve di recupero. Il tutto deve poi essere contestualizzato nello scenario economico del Paese, a partire dalle prospettive di crescita del pil e dall’andamento del mercato immobiliare. Di solito una due diligence di questo genere serve alla banca e all’eventuale investitore per arrivare a una corretta formulazione del prezzo. 

red/lab 

 

(END) Dow Jones Newswires

November 06, 2018 02:41 ET (07:41 GMT)

Astaldi: Leonardo e A&M advisor banche (MF)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

La squadra di advisor che affiancherà le banche creditrici di Astaldi è stata formata. 

Dopo la nomina di Linklaters e di Lombardi Segni e Associati come consulenti legali, gli istituti di credito coinvolti con la società di costruzioni hanno selezionato anche gli advisor finanziari. Come anticipato da MF-Milano Finanza, Leonardo & Co. Houlihan Lokey si è aggiudicato il beauty contest, ma anche in questo caso si tratterà di un tandem, visto che è stata incaricata anche Alvarez & Marsal. Si completa così una quaterna di consulenti, a testimonianza del fatto che le molte banche coinvolte (sono più di 20) hanno ben chiara l’importanza della vicenda. A fine ottobre Il Tribunale di Roma ha accettato la proposta di concordato in continuità aziendale presentata della società di costruzioni romana. I giudici hanno quindi nominato tre commissari (Stefano Ambrosini, Vincenzo Ioffredi e Francesco Rocchi) e hanno concesso 60 giorni di tempo alla società per presentare il piano concordatario. 

red/lab 

 

(END) Dow Jones Newswires

November 06, 2018 02:31 ET (07:31 GMT)

Credito Fondiario: newco nel tax credit (MF)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Domani l’assemblea degli azionisti di Credito Fondiario darà il via libera all’aumento di capitale riservato al socio Elliott, pronto a portarsi per gradi fino all’81,63%. 

Appena uscito da Ansaldo Sts, ma radicato in Tim e nel Milan, Elliott è un hedge fund atipico, che promette di essere un’azionista di lungo termine, a supporto della seconda fase del piano di crescita in Italia e all’estero. Ma intanto, la banca specializzata nei crediti deteriorati e illiquidi (oltre 45 miliardi di euro la mole che ha in gestione) ha portato a casa un’altra operazione. A fine ottobre proprio mentre Bce e Bankitalia davano il via libera al rafforzamento di Elliott, Credito Fondiario ha sottoscritto un accordo strategico e un contratto d’investimento con Be Finance, società con base a Roma che opera nel settore della finanza strutturata e dei crediti fiscali. L’accordo ha portato alla creazione di un nuovo veicolo societario, BE Credit Management, che sarà specializzato nella valutazione e gestione di crediti fiscali. Il veicolo svolgerà le attività per conto di una società di cartolarizzazione totalmente finanziata da Credito Fondiario, con l’obiettivo di acquistare almeno 100 milioni di euro annui di crediti fiscali all’anno. La creazione di Be Credit Management è in realtà l’avvio di un processo più ampio con Be Finance. Nel giro di massimo 3 anni, come anticipa a MF-Milano Finanza il direttore generale Iacopo De Francisco, Credito Fondiario potrebbe arrivare a controllare il veicolo, di cui adesso detiene il 35%, acquisendo il 65% in mano a BE Finance 

red/lab 

 

(END) Dow Jones Newswires

November 06, 2018 02:28 ET (07:28 GMT)

Banche: De Guindos (Bce), quelle con poco capitale post stress devono rafforzarsi (MF)

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Le dodici banche che hanno mostrato un capitale inferiore al 9% nello scenario avverso dello stress test «dovrebbero rafforzare e consolidare la posizione patrimoniale in modo da fare fronte alle prossime sfide e verranno quindi monitorate con attenzione». 

Lo ha detto, si legge su MF, il vicepresidente Bce Luis de Guindos, commentando il risultato degli stress test Eba diffusi venerdì sera. Le 12 banche pesano per circa il 40% degli asset complessivi del settore. Tra queste ci sono Ubi Banca (che ha mostrato un capitale del 7,5%) e Banco Bpm (6,7%), ma anche Deutsche Bank (8,1%), Société Générale (7,6%) e Bnp Paribas (8,6%). I risultati delle grandi banche d’investimento francesi e tedesche avrebbero potuto essere ancora peggiori con uno stress maggiore sui titoli illiquidi in bilancio. Sempre riguardo agli stress test, Mediobanca Securities ha osservato che se si mettono a confronto gli esiti dello stress test con il consenso di Bloomberg, emerge che i nomi rifugio del comparto finanziario europeo hanno dimostrato di registrare utili anche nello scenario avverso degli stress test. Si tratta dell’olandese Abn Ambro, della belga KBC, con un buffer di capitale superiore al 3,3%, in grado di rispondere in maniera positiva a tutti gli stress accanto a Intesa Sanpaolo , la svedese Swedbank e alla spagnola Caixabank. 

Sull’altro versante dello spettro gli analisti di Piazzetta Cuccia hanno posto, dopo l’esito della prova, le inglesi Barclays e Lloyds Bank, Deutsche Bank e Banco Bpm , che hanno dimostrato, nello scenario avverso, un livello di Srep insufficiente. I broker aggiungono che questi istituti non sarebbero in grado di avere capitale minimo necessario per la distribuzione degli utili sotto il profilo Cet1 ratio, Tier 1, Total Capital Ratio, con un deficit di oltre il 10% aggregato rispetto alle richieste. E qui gli analisti citano il cosiddetto Mda (Maximum Distributable Amount). 

red/fch 

 

(END) Dow Jones Newswires

November 06, 2018 02:19 ET (07:19 GMT)