Parlaci, Dudù Secondo

comedonchisciotte.org 8.11.18

DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.com

Caro Dudù Secondo,

ma lo sei o lo fai? Se lo fai, devi essere Machiavelli in persona – e ci spiegherai l’arcano – se non lo sei, posso tranquillamente sostenere che stai portando il tuo partito alla rovina. Smettila di comparire nei tuoi teatrini di Facebook: la politica, quella vera, si fa con gli atti, non con le parole. Impara da Dudù Primo. Che di atti – ossia leggi – ne sta portando avanti mentre tu, con la scusa “che l’accordo si trova sempre” non porti a casa nulla. E, la gente che ti ha votato, sta cominciando a capire che siete dei bravi guaglioni, onesti, rispettosi…ma…lo capisci che la politica è anche carne e sangue?

Non so perché abbiano deciso di metterti il M5S in mano: senz’altro sei una persona riflessiva, hai buone capacità di dialogo, sei accomodante…ma ti mancano quelle due cosette che stanno in basso e che, a volte, si fanno sentire per la loro precipua specificità. Che si sia donne o uomini, non fa differenza. In politica, ovvio.

Finché si tratta di qualche decimale nei sondaggi, non è questo che importa: sappiamo entrambi che i sondaggi sono tendenze, non voti. Quelli, si conquistano in campagna elettorale.

Il caso, gravissimo, si è verificato durante le votazioni sulla legittima difesa – che Dudù Primo ha portato a casa adesso, subito, non fra un anno – vale a dire che cinque parlamentari M5S sono usciti con motivazioni valide. Saranno deferiti ai probiviri? Fai pure, ma il dado politico è tratto, ugualmente.

Dentro al tuo partito c’è una fronda: li eliminerete subito? Benissimo, anzi, malissimo perché sono solo la punta dell’iceberg. Eliminarli non risolverebbe il problema, anzi.

Quando capitano cose come queste, te lo dice uno che la politica l’ha seguita per decenni, significa che i parlamentari “ribelli” non seguono più le direttive politiche del partito, perché si rendono conto che qualcosa non va.

Forse, se tu avessi chiarito che si trattava di uno scambio – a voi la legittima difesa, a noi la prescrizione – probabilmente avrebbero capito ma, quando i tuoi “amici” ti prendono pure in giro, dicendo che c’è la Champion’s League…beh, qualcosa dovrebbe muoversi là sotto. No, non s’è mosso. Lo scambio, in politica, si può comprendere, il lasciar correre quando si è i 2/3 della coalizione, si capisce un po’ meno.

In effetti, vi siete persi. Pensate che la gente, quella che ha creduto in voi, abbia concesso un credito illimitato: non è così. E’ stata una lunga “traversata del deserto” quella del M5S, ed i favori che s’è guadagnata non sono così instabili come quelli degli altri partiti. Però, se continua così a farsi mettere alla berlina…

Si tratta di un governo innaturale, nel quale i due “azionisti” hanno una formazione politica molto diversa. Numeri alla mano, era l’unico governo possibile, ma a patto di rispettare gli accordi. Invece, vi hanno abbindolati come dei pollastri. E da un po’ che la cosa va avanti: troppo, ed il vostro elettorato se n’è accorto.

Dimmi una cosa, Dudù Secondo: quando Berlusconi, nel 2005, capì che s’avvicinavano dei “pericoli” giudiziari, meditò di riformare la giustizia penale? Manco per idea. Diede due dritte ai suoi avvocati/parlamentari i quali, in quattro e quattr’otto, trovarono un tal Cirielli che presentò una legge che, in definitiva, serviva al Capo. E finita lì. Mica la posticiparono di un anno: un anno dopo – guarda a caso – ci sarebbe stato un altro governo.

Ma davvero credi che fra un anno voi porterete in aula la legge, rifarete la normativa di procedura penale, e – dopo un altro po’ – magari nel 2020-21, sarà legge dello Stato? Quando si perdono certi treni, poi, i binari restano deserti.

Anche il grande Reddito di Cittadinanza – divenuto, col trascorrere del tempo, un modesto assegno di disoccupazione che devi proprio essere alla frutta per riceverlo – è oramai derubricato a dopo la legge di Bilancio. A quando? “Nei primi mesi dell’anno”. Sì…alle Idi di Marzo.

A ben vedere, vi siete un po’ fregati da soli e gli altri vi hanno lasciato fare.

Tu sei diventato il dux del Lavoro e dello Sviluppo Economico, più vicepresidente. Okay. Fico è stato “dirottato” alla presidenza della Camera – ruolo di grande importanza, per carità – ma tagliato fuori dal gioco politico. L’altro compare è scomparso nelle brume tropicali sudamericane: ogni tanto la spara grossa (e, a volte, giusta)…ma gli rispondono di farsi gli affari suoi, che tanto non conta una mazza.

Giulia Grillo è medico: alla Sanità. Toninelli è finito nel guazzabuglio di strade, ponti, TAV, TAP, e pure TAMerlani cinesi con le loro navi che sembrano un castello di…container. Ah, Toninelli: i monconi del ponte sono sempre lì, che guardano Genova. Non doveva esserci un ponte nuovo già nel 2019? Sarebbe ora di muoversi… Chi rimane?

Bonafede, che ha fatto la gioiosa promessa d’eliminare quella prescrizione grazie alla quale, chi ha un po’ di soldi, riesce a procrastinare ad libitum la durata dei processi. Poi, incassata la prescrizione del reato, si lamenta per le lungaggini della Magistratura. Che la Magistratura non sia una gazzella, nell’incedere dei processi, lo sappiamo bene, però non è allontanando di anni una riforma sacrosanta – anzi, continuando a permettere la licenza di rubare – che si risolvono i problemi. E andiamo avanti.

Il grande Fioramonti, l’economista del Sudafrica, che fine ha fatto? Fa il sottosegretario di un professore di Ginnastica: ci giochiamo qualcosa che farà, anche il ginnasta, una bella riforma della maturità?

Non mi vengono in mente altri: c’è qualcuno nel grande M5S? Nella prima forza politica del Paese? Toc-toc: c’è qualcuno?

Qualcuno c’è…eh…l’ho sempre detto che per capire la politica bisogna guardare al calcio…nel ruolo di playmaker, Dudù Primo ha messo l’uomo giusto.

Conte è un parvenu della politica: sarà anche bravo, nessuno lo discute ma, da come parla, si capisce subito che il “Palazzo” non lo conosce. E chi gli mettiamo accanto?

Una bella sfinge, uno che la classe politica la conosce come le sue tasche che – ci giuriamo – nelle sue agende sui cellulari ha mille e mille nomi, di oggi, di ieri e dell’altro ieri. E, all’occorrenza, sa chiedere a chiunque un favore, un consiglio…a buon rendere, ovviamente.

E’ la persona giusta per il governo del “cambiamento” (sic!).

Bocconiano, buon conoscitore del mondo bancario, sempre parlamentare dal 1996, nominato da Napolitano fra i “saggi” che dovevano “suggerire” leggi economiche e sociali…il suo potere, la parte essoterica, è sullo Sport, sul gioco d’azzardo statale e sull’aerospaziale. E quello esoterico? Provate un po’ a capire da soli…

Giorgetti sa benissimo di giocare da una posizione di privilegio, perché gli altri sono soltanto degli umili “mediani” – per dirla con Ligabue – e il gioco diventa sempre il solito: “palla lunga e pedalare”…

Finché si tratta dei “Decreti Dignità” – bellissima enunciazione, come faceva Renzi, ma poca o nulla sostanza sul lavoro dei giovani – li lascia fare ma…quando si mettono a toccare la Giustizia, i telefoni diventano “caldi” e…qualcosa di deve pur fare, no? Si farà, fra un anno. Forse, qualcuno già ridacchia.

Caro, povero Dudù Secondo da Pomigliano, cresciuto a due passi dall’Alfa Romeo…ma come fai a non capire? Come fai a non renderti conto della tela di ragno che ti hanno avvolto attorno? Ci vorrebbe tanto a ricordare che anche Dudù Primo non è tanto ben messo?

Dudù Primo fa finta di non saperlo, che se l’altro lo capisce…eh sì, perché anche se trionfasse alle europee – che, detto fra noi, non contano una mazza: il Parlamento Europeo è stretto in una morsa di poteri e contropoteri sui quali non può far niente, altro che “nuova Europa”…che continuino a fare leggi per drizzare le banane… – anche se dovesse vincere alla guida del centro-destra “riunito” non avrebbe chanches. Berlusconi, con l’8, il 5 od il 10% sarebbe ugualmente il padrone: ma vi ricordate Dudù Primo al Quirinale, che si faceva dettare quel che diceva?!? Giocherebbe a fare l’ago della coalizione: ossia, a comandarla.

Se non fosse tragico, saremmo alle comiche: v’immaginate Berlusconi che riceve Orban, come “l’amico del suo amico”?

Poveri Dudù, forse uno più fesso dell’altro…ma che differenza fa? Per una volta che in Italia i “cafoni” avevano identificato un partito, un programma, una speranza…certo…adesso che possiamo sparare a qualcuno ci sentiamo più forti…

Cornuti e mazziati, ha da essere. Sempre.

Carlo Bertani

Fonte: http://carlobertani.blogspot.com

Link: http://carlobertani.blogspot.com/2018/11/parlaci-dudu-secondo.html

8.11.2018

Truffati banche, scudo salva-Bankitalia&Intesa in manovra: la “manina” cadrà?

Alessio Mannino Vvox.it 8.11.18

Dall’incontro al Mef delle associazioni dei risparmiatori con Fraccaro, Bitonci e Villarosa una fumata più nera che bianca: impegni solo verbali. Nel governo qualcuno rema contro

Il «condono tombale» (cit. ex senatore Andrea Augello, FdI) che salva, ancora una volta, le indifendibili Banca d’Italia e Consob e fa un ulteriore regalone a Intesa e Ubi che si son pappate le banche popolari fallite (rispettivamente BpVi e Veneto Banca e CariChieti, Etruria e Marche), verrà tolto. E’ l’impegno preso dal governo di cui hanno riferito i rappresentanti delle associazioni dei risparmiatori azzerati dopo l’incontro di oggi a Roma al Ministero dell’Economia e Finanza col ministro dei Rapporti col Parlamento Riccardo Fraccaro (M5S) e i due sottosegretari del Mef, il grillino Alessio Villarosa e il leghista Massimo Bitonci. Ma giustamente non si fidano, e chiedono un altro incontro con chi decide davvero, ossia i vicepremier-dioscuri Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

ancora risolto, poi, quell’altro schiaffo in faccia a chi è stato raggirato e depredato, ovvero l’obbligo di dimostrare, in sede di causa legale, il misselling, la frode da parte delle banche. Senza contare il tetto da 100 mila euro per i rimborsi stabiliti al 30%. C’è un’«apertura». Parole, dunque. Fatti, ancora, zero. Ha proprio un bel dire Bitonci che «il limite del 30% é solo un acconto, nella legge di bilancio abbiamo messo a disposizione 1,5 miliardi, fondo che potrà essere incrementato». Potrà, certo: chissà quando. E quanto. E come. Una promessa scritta sul nulla, perché nessuno può sapere se ci saranno altri quattrini disponibili. E a dire il vero neppure quanto durerà il governo Conte, in cui le fibrillazioni nella “strana coppia” legastellata sono all’ordine del giorno. Più preciso Villarosa: ieri dichiarava che in un disegno di legge collegato alla manovra, il miliardo e mezzo aumenterà a 2,5 miliardi«arrivando a un rimborso del 45%» grazie ai conti dormienti, e per gli obbligazionisti subordinati addirittura al 90 o 100%. Ma è tutto un “faremo”. Di certo e di scritto non c’è nulla.

A cominciare dall’identità della “manina” autrice del sub-comma dell’articolo 38 della legge finanziaria, per l’esattezza la lettera F comma 3, secondo cui accettare il ristoro implica, per l’ex socio cornuto e mazziato dagli istituti, la «rinuncia all’esercizio di qualsiasi diritto e pretesa». Un vero e proprio scudo giudiziario per le autorità di vigilanza, quelle Bankitalia e Consob che in sede di commissione parlamentare hanno dato vita a un vergognoso scaricabarile reciproco, e che hanno già il didietro parato grazie a inchieste di procure finte ingenue che con l’accusa di“ostacolo alla vigilanza” hanno concentrato il mirino solo sugli ex amministratori e manager (i quali, lo diciamo alla commissione banche del consiglio regionale del Veneto, non vedono magicamente scomparire le loro responsabilità se si punta il dito contro i vigilanti “distratti”: in varia e diversa misura, qui colpevoli sono tutti).

Non solo. Ma così non ci potrà rifare nemmeno su Intesa e Ubi, le nuove proprietarie delle vecchie carcasse finite in default, per provare a recuperare a processo il restante 70% dei propri risparmi andati in fumo. Siamo alle solite e strasolite: i potenti assicurati e rassicurati, i poveri cristi umiliati e beffati. Il Fatto Quotidiano di ieri dava conto della voce secondo cui la “manina” sarebbe quella del ministro Giovanni Tria. Forse lo capiremo nei prossimi giorni o settimane, di chi é la “firma” dell’infida frasetta: basterà passare ai raggi X l’esito dello stralcio o della modifica che, stando ai buoni propositi del meeting odierno, vedremo tentare dal governo. O meglio, da una parte del governo. Contro un’altra parte.

Sia come sia, si possono capire eccome i comitati che sono usciti dal vertice di oggi delusi (si rischia il «pantano» nei tribunali) e in qualche caso incazzati neri. Il veneto Andrea Arman del Comitato Don Torta, nonostante o anzi proprio per essere stato candidato alle politiche col M5S, se l’è presa a brutto muso con Villarosa, rinfacciandogli l’appoggio e i consensi del popolo dei risparmiatori. Che stanno toccando con mano, anzi nelle loro tasche, l’evidente divisione e improvvisazione dei governanti gialloverdi. Le buone intenzioni non bastano più. Ammesso che siano ancora tali.

Blankfein era “misterioso” Goldman Exec Presente durante l’incontro 1MDB notificato da DOJ

zerohedge.com 8.11.18

La scorsa settimana, il Dipartimento di Giustizia ha archiviato il primo turno di accuse penali relative alla massiccia frode internazionale che era lo scandalo 1MDB.

I pubblici ministeri statunitensi hanno affermato che oltre 4,5 miliardi di dollari sono stati sottratti dal fondo sovrano, creato dal governo dell’ex Primo Ministro caduto in disgrazia, Najib Razak, che alla fine ha portato il fondo del governo a un default su quasi $ 2 miliardi di obbligazioni in valuta locale, brevemente ammaccando il valore del ringgit malese. I detentori di tali obbligazioni stanno ancora lavorando a un accordo di ristrutturazione con il fondo.

Nel frattempo, l’ex capo di Goldman Sachs, Sud-Est asiatico, Tim Leissner si è dichiarato colpevole di accuse di frode e dovrebbe cooperare con le autorità contro altri funzionari più anziani della banca. Uno dei suoi colleghi banchieri, Roger Ng, è stato arrestato dalla polizia malese e dovrebbe essere estradato negli Stati Uniti, anche se come riportato stamattina, Ng sta combattendo contro l’estradizione (per un resoconto completo degli ultimi eventi, vedi questo post ) .

Ciò che forse era ancora più curioso del reclamo del DOJ, è stato il riferimento di un ” funzionario Goldman anziano” che è stato determinante e coinvolto nella creazione di stretti rapporti sia con 1MDB che con il governo Razak, legami che avrebbero permesso a Goldman di emettere 6 miliardi di dollari in tre emissioni in obbligazioni sottoscritte da Goldman che ha compensato $ 600 milioni di commissioni per la banca.

E, come abbiamo aggiunto durante il fine settimana , tutto questo sta accadendo in un momento terribile per Goldman “che ha recentemente subito una transizione di leadership, con l’ex CEO di lunga data Lloyd Blankfein che consegna le redini a John Solomon, che è meglio conosciuto per il chiaro di luna come DJ .

E come l’ampiezza dello scandalo – e la probabilità che i dipendenti più anziani della banca possano aver guardato dall’altra parte ( anche se, per essere sicuri, Blankfein ha ripetutamente negato di avere alcuna conoscenza del ruolo di Goldman) – diventa sempre più evidente, i tempi di Blankfein l’uscita sembra sempre più sospetta.

E ora ora sappiamo perché, perché ora sembra che il nostro riferimento velato che Blankfein possa essere stato il funzionario anziano senza nome di Goldman, fosse in realtà preciso.

In un nuovo rapporto, Bloomberg scrive che anni prima che Goldman Sachs stipulasse accordi obbligazionari ora al centro di sonde di corruzione a livello mondiale, “l’allora amministratore delegato dell’azienda, Lloyd Blankfein, contribuì personalmente a stringere legami con la Malesia e il suo nuovo fondo sovrano.”

Ma, cosa ancora più importante, Blankfein è stato il non meglio identificato “misterioso” dirigente Goldman Sachs di riferimento nei documenti del tribunale statunitense che ha partecipato a un incontro del 2009 con l’ex primo ministro malese, hanno riferito fonti di Bloomberg. E quel che è peggio, l’incontro è stato organizzato con l’aiuto di uomini che ora sono legati al saccheggio successivo del fondo 1MDB, secondo i documenti del tribunale USA non sigillati la scorsa settimana.

L’incontro presso l’hotel Four Seasons di New York è stato organizzato con la partecipazione di due figure chiave dello scandalo 1MDB, l’uomo d’affari malese Jho Low e l’ex partner Goldman Tim Leissner, una persona con conoscenza diretta della questione, che chiedeva di non essere identificata poiché l’informazione non è pubblica.

È stato questo incontro di alto livello – a cui ha partecipato anche il CEO di Goldman Blankfein – che ha gettato le basi per una relazione che si sarebbe dimostrata estremamente redditizia per la banca d’investimento.

Mentre un portavoce di Goldman ha rifiutato di commentare Bloomberg a nome di Blankfein, la banca ha ripetutamente dichiarato di non sapere nulla di corruzione, e ha semplicemente creduto che i proventi delle vendite di debito sottoscritto “erano per progetti di sviluppo” e poi hanno gettato Leissner sotto l’autobus, accusando il l’ex socio di Goldman per aver nascosto informazioni alla ditta.

Oltre a Goldman, all’adunanza ha partecipato anche l’ormai famigerato Jho Low, un banchiere in gran parte sconosciuto la cui ascesa meteorica era riuscita a coltivare relazioni con alti funzionari governativi malesi, tra cui l’allora primo ministro Najib Razak. E mentre le sontuose abitudini di spesa di Low erano il foraggio tabloid di New York durante il meeting, Bloomberg ha aggiunto che a circa due mesi dall’incontro, Leissner e un altro banchiere Goldman hanno iniziato uno sforzo di anni per portare Low a bordo come cliente, una richiesta che gli addetti all’ottemperanza dell’azienda sono stati costantemente respinti .

È stato il coinvolgimento di Blankfein a mettere in luce la lucrosa relazione della banca con 1MDB e la Malesia? Secondo quanto riferito, il Dipartimento di Giustizia sta esaminando proprio questo. Detto questo, non c’è alcuna indicazione che Blankfein fosse a conoscenza delle valutazioni interne di Low, o conoscesse le identità di tutte le persone presenti all’incontro.

I documenti depositati da un agente dell’FBI a giugno hanno dichiarato che gli elementi di prova a sostegno di Low erano presenti alla riunione. L’agenda per l’incontro del novembre 2009 è stata mappata da Low e includeva un “debriefing” con Najib e i “ragazzi 1MDB” dopo che i dirigenti di Goldman se ne erano andati, i documenti mostrano.

Allo stesso tempo, l’incontro ha offerto a Blankfein la possibilità di parlare con Najib nel suo primo anno da primo ministro, e la visita di Najib a New York ha incluso incontri con altri leader aziendali e investitori statunitensi. Un mese dopo la riunione, la commissione per i titoli della Malesia ha annunciato che Goldman Sachs avrebbe istituito operazioni di consulenza per la gestione dei fondi e la finanza aziendale nella nazione .

Avanti veloce alla scorsa settimana, quando gli Stati Uniti accusarono Low di collaborare con i banchieri Goldman per rubare denaro da 1MDB, e ancora più importante, Leissner si dichiarò colpevole di cospirazione per riciclare denaro e violare la Foreign Corrupt Practices Act pagando tangenti. Inoltre, i guadagni di Goldman dagli accordi sono diventati un punto dolente anche per il nuovo governo malese, che spera di recuperare parte del denaro.

Per quanto riguarda l’ex amministratore delegato di Goldman, come notato sopra, Blankfein, che recentemente è andato in pensione come amministratore delegato della banca ma continua a ricoprire il ruolo di presidente, ha detto in una conferenza a New York la scorsa settimana di non sapere che i dirigenti mancano le bandiere rosse nei rapporti 1MDB. Invece, ha detto, la questione era un problema di alcuni impiegati che schivavano i controlli bancari e mentivano a riguardo.

Certo, sarebbe ingenuo pensare che Leissner sia stato in grado di tirare da solo le corde, non solo in banca, ma anche attraverso il dipartimento di stato americano, per consentire a miliardi di fondi illeciti di fluire attraverso i confini degli Stati Uniti. Per quanto riguarda Blankfein, se il DOJ sta davvero guardando il CEO della banca, allora forse dovrebbe anche guardare al Dipartimento di Stato e al Segretario di Stato che ha presieduto all’epoca molti di questi presunti schemi fraudolenti.

Ex-Goldman Banker combatte l’estradizione negli USA oltre 1MDB di accuse penali

zerohedge.com 8.11.18

Due giorni dopo i rapporti secondo cui Goldman avrebbe giurato come lo scandalo 1MDB esplode e coinvolge i banchieri sempre più in alto nell’organigramma della banca, con Goldman che assumerebbe l’ex vice procuratore generale che era una volta il capo del capo delle indagini penali del Dipartimento di Giustizia, sembra che non tutti i banchieri di Goldman non vedono l’ora di apparire in tribunale.

Secondo Bloomberg, un ex banchiere Goldman legato alla compagnia di investimenti statale malese di Malesia 1MDB, sta combattendo l’estradizione negli Stati Uniti, dove dovrebbe affrontare accuse di riciclaggio di denaro e corruzione. Roger Ng è stato arrestato la scorsa settimana in Malesia su richiesta delle autorità americane, dopo di che ha presentato una domanda per riesaminare l’ordine di detenzione e di estradizione negli Stati Uniti.

Separatamente, Ng e la sua famiglia hanno acconsentito a consegnare circa $ 40 milioni ($ 29 milioni) alle autorità nella vicina Singapore, che poi rimpatriare i fondi in Malesia, hanno detto fonti Bloomberg.

Goldman, che è stata sotto controllo per anni nel suo ruolo nell’aumento di $ 6,5 miliardi per 1Malaysia Development e per le massicce commissioni guadagnate da tre accordi, ha visto il suo coinvolgimento scrutinato nei giorni scorsi dopo che il Dipartimento di Giustizia ha archiviato il primo turno di accuse penali relative a 1MDB, e dopo che è emerso che sotto un “misterioso” dirigente Goldman top-ranked è stato coinvoltonella frode $ 4,5 miliardi. Come ampiamente documentato negli ultimi anni, 1MDB è stato al centro di uno scandalo globale che ha comportato denunce di appropriazione indebita e riciclaggio di denaro da parte del precedente regime, che hanno avviato indagini negli Stati Uniti, a Singapore, in Svizzera e oltre e aiutato a guidare l’ex leader della Malesia. dal potere.

Come riporta Bloomberg, Ng è uno degli almeno tre banchieri Goldman attuali ed ex implicati dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti per aver preso parte o aver avuto conoscenza di ciò che il Dipartimento di Giustizia definisce una multinazionale criminale. Era un deputato di Tim Leissner, ex presidente di Goldman del Sud-Est asiatico, che ha confessato di corruzione e riciclaggio di denaro relativi all’1MDB.

Gli sforzi di Ng potrebbero tuttavia essere vani, con la Malay Mail che ha riferito la scorsa settimana che la Malesia prevede di estradare Ng negli Stati Uniti, citando Amar Singh, commissario del dipartimento per i crimini commerciali della polizia. 

In precedenza, il principale banchiere Goldman incaricato della relazione 1MDB, Leissner, ammetteva in un motivo che aveva corrotto i funzionari per ottenere le offerte obbligazionarie, e che lui e altri avevano organizzato la raccolta di fondi come offerta di debito perché avrebbe generato commissioni più elevate per Goldman. Leissner ha anche ammesso che più di $ 200 milioni di proventi da obbligazioni 1MDB sono confluiti in conti controllati da lui e da un parente.

Ng era il capo delle vendite e del commercio del Sud-est asiatico di Goldman quando si è dimesso nell’aprile 2014 e si è detto che avrebbe svolto un ruolo importante nel facilitare l’accordo di $ 1,75 miliardi che Goldman aveva organizzato per 1MDB nel maggio 2012, soprannominato Project Magnolia.

Separatamente, Bloomberg riferisce che i 40 milioni di dollari che Ng e la sua famiglia si stanno arrendendo sono a Singapore, dove le autorità hanno congelato i soldi, ha detto la gente.

“Le attività sequestrate dalle autorità di Singapore saranno trattate in conformità con la legge”, hanno detto le forze di polizia del paese in una dichiarazione inviata via email. “Le autorità di Singapore hanno collaborato con le autorità malesi in relazione ai beni sequestrati in seguito a indagini su Flussi di fondi relativi al 1MDB. “

A settembre, Singapore ha ordinato che vengano restituiti alla Malaysia milioni di dollari rubati da 1MDB, la prima volta che la città-stato ha rimpatriato i beni al suo vicino dopo la sonda. I fondi in varie valute ammontavano a circa $ 15,3 milioni e sono stati trasferiti su un conto speciale di recupero di 1 milione di dollari a Kuala Lumpur.

Nel frattempo, nel suo ultimo tentativo di lavarsi le mani dell’intera faccenda, Goldman ha affermato di ritenere che il denaro raccolto per l’1MDB sarebbe stato utilizzato per progetti di sviluppo e ha cercato di ritrarre qualsiasi atto illecito come atto di ex-dipendenti canaglia. Mercoledì, il nuovo CEO David Solomon ha dichiarato in un’intervista alla Bloomberg Television di sentirsi “orribile” per il ruolo svolto dagli ex dipendenti nello scandalo che circonda l’1MDB e che Goldman sta collaborando con le autorità.

Come si sarebbe potuta evitare la battaglia sul bilancio italiano

Di Carmenthesister – Novembre 7, 2018 vocidallestero.it

Sulla rivista finanziaria Barron’s,  Matthew C. Klein commenta la disputa tra Italia e Commissione europea sul bilancio italiano come il risultato di una raccomandazione “insensata” da parte della Commissione. Nonostante la prolungata crisi dell’eurozona abbia ampiamente dimostrato l’inadeguatezza dei vincoli di bilancio di Maastricht, le istituzioni europee insistono nell’irrigidire le regole e utilizzano una metodologia “erronea” per consentire, in tempi eccezionali, il loro allentamento. Ha quindi ragione il governo italiano a rifiutarsi di subire delle indicazioni irragionevoli, e farebbero bene i media nazionali a mettersi, nella disputa, dalla parte del proprio paese. 

Matthew C. Klein, 2 novembre 2018

Bruxelles sta affrontando con l’Italia una stupida battaglia.

Nel vasto quadro generale, la differenza tra un deficit di bilancio dello 0,8% del prodotto interno lordo e uno del 2,4% non è molto grande.

Eppure, secondi i funzionari della Commissione europea che stanno valutando il disegno di bilancio del governo italiano per il prossimo anno, rappresenta una “deviazione significativa” e una violazione degli “impegni presi dall’Italia”. La Commissione ha chiesto agli italiani di rivedere il loro bilancio e ripresentarlo entro il 13 novembre. La mancata osservanza delle indicazioni potrebbe comportare delle sanzioni.

Questa controversia mette in luce i seri problemi relativi alle regole fiscali dell’Unione europea e al modo in cui queste regole sono messe in atto.

I problemi sono iniziati circa 30 anni fa, con i negoziati sulla creazione dell’Unione monetaria europea. Ai tempi, gli europei pensavano che le grandi minacce all’integrità della moneta unica fossero il debito pubblico eccessivo e l’inflazione. Hanno quindi imposto dei limiti ai deficit di bilancio e all’ammontare totale di debito pubblico (i veri pericoli si sono poi rivelati essere l’avidità delle banche e la devastante tendenza deflazionistica).

I “valori di riferimento” utilizzati nei trattati – il 3% del PIL per i disavanzi e il 60% per il debito – non erano basati su alcuna analisi economica. La regola del disavanzo è nata in Francia all’inizio degli anni ’80 perché il governo francese voleva un obiettivo raggiungibile e pensava che il 3% avrebbe ricordato ai cattolici francesi la dottrina cristiana della Trinità. Il limite del debito del 60% non era altro che il livello medio dei titoli del debito pubblico dell’Europa occidentale nei primi anni ’90.

In effetti quando fu pubblicato, nell’ottobre 1990, il rapporto ufficiale della Commissione sull’unione monetaria non raccomandava alcuno specifico limite di debito. Si limitava a notare che il debito pubblico del 100% del PIL sarebbe stato elevato in rapporto a un tasso di interesse reale sul debito del 5% e un tasso di crescita del PIL reale del 3%. Oggigiorno, i tassi di interesse reali nei paesi sottoposti alla vigilanza della Banca centrale europea sono ben al di sotto dello zero e significativamente al di sotto dei tassi di crescita reali, il che significa che il livello sostenibile del debito oggi dovrebbe essere molto più alto di 30 anni fa.

Mentre la crisi dell’euro dimostrava i limiti dell’approccio miope alla politica fiscale, le principali riforme degli ultimi anni si sono incentrate sul rendere le regole di bilancio ancora più draconiane di quanto non fossero prima. Tutto questo ha strangolato la spesa interna, impoverito decine di milioni di europei ed esacerbato gli squilibri commerciali con il resto del mondo. Nel 2012, le nazioni che condividono l’euro hanno concordato di mantenere il bilancio in pareggio, in media, ogni singolo anno. L’obiettivo era quello di eliminare tutto il debito pubblico il più rapidamente possibile.

I successivi aggiustamenti hanno consentito una certa flessibilità su quello che avrebbe dovuto essere un ritmo adeguato di aumenti delle tasse e tagli alla spesa, a seconda delle condizioni economiche e di altri fattori, ma questo non è stato sufficiente a impedire una stretta eccessiva della politica fiscale globale dell’Europa. Mentre i paesi in recessione – “fasi eccezionalmente negative”, in gergo – non sono obbligati a inasprire i vincoli dei loro bilanci, quasi tutti gli altri dovrebbero aumentare costantemente le tasse e tagliare le spese fino a raggiungere un deficit vicino allo zero. In “tempi normali”, ad esempio, i paesi dell’euro con debito pubblico inferiore al 60% del PIL dovrebbero contenere il deficit di bilancio allo 0,5% del PIL ogni anno, fino al raggiungimento di un bilancio sostanzialmente in pareggio.

La Commissione europea ha il compito di valutare le condizioni economiche, assegnare gli obiettivi ai governi e valutare la conformità delle proposte di bilancio. Avrebbe potuto facilmente dare all’Italia un lasciapassare, poiché i paesi in simili gravi difficoltà non sono obbligati a restringere i loro bilanci.

L’economia italiana è ancora inferiore del 5% rispetto al livello di dieci anni fa e non ha avuto quasi inflazione da più di sei anni. Queste sono proprio le circostanze in cui i tagli fiscali e gli aumenti di spesa proposti dall’attuale governo potrebbero aumentare la produzione e abbassare effettivamente il rapporto tra debito e PIL.

L’immaginaria ripresa

Stima della Commissione europea del divario tra il prodotto interno lordo italiano e il “prodotto potenziale non inflattivo” 

Fonte: Banca dati AMECO della Commissione europea

Eppure la Commissione ha comunicato all’Italia che aveva bisogno di un “aggiustamento strutturale annuale dello 0,6% del PIL” perché l’economia italiana ha avuto una piena ripresa e il suo debito è ancora troppo alto. Secondo le stime della Commissione, l’ “output gap” (differenza tra il prodotto interno lordo effettivo e quello potenziale, ndt) che misura lo stato del ciclo economico, nel 2018 è migliorato a -0,1% dal -4,5% del 2014. La Commissione prevede che questo indicatore aumenterà ulteriormente, allo 0,5% nel 2019, il che implica che l’economia italiana supererà presto il suo “potenziale non inflazionistico”.

La mancata ripresa

Numero totale di ore lavorate in Italia

Fonti: Istat; Calcoli di Barron 

La spiegazione più probabile per questo bizzarro risultato è che la metodologia della commissione interpreti erroneamente una depressione protratta nel tempo come “tempi normali”.

Dopo tutto, dal 2008 al 2014 il numero di ore lavorate in Italia è diminuito del 10%. Benché da allora ci sia stata una modesta ripresa, gli italiani stanno ancora lavorando molto meno rispetto a prima della crisi. Il tasso di disoccupazione italiano è ancora di circa quattro punti percentuali superiore a quello del 2007.

Il ritorno de “lo spread”

Sfortunatamente per l’Italia, la disputa sulla insensata raccomandazione della Commissione ha spaventato i mercati obbligazionari e aumentato la probabilità cumulativa di un default sovrano italiano nei prossimi cinque anni, dal 5% a più del 20%. Se prolungata nel tempo, questa situazione potrebbe generare condizioni finanziarie più restrittive e scoraggiare i prestiti bancari.

Sarebbe auspicabile che la Commissione riesaminasse il modo in cui calcola l’output gap, cosa che andrebbe a vantaggio di molti paesi oltre all’Italia, e la BCE dovrebbe intervenire per riportare alla normalità quello che gli italiani chiamano “lo spread”. In caso contrario, gli italiani potrebbero trovarsi nella necessità di preparare un piano B.

Unicredit: Mustier comprera’ azioni per 600.000 euro e altrettanti in bond

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

L’a.d. di Unicredit, Jean Pierre Mustier, investira’ a titolo personale nella banca con l’acquisto di un controvalore di 600.000 euro in azioni e 600.000 euro in strumenti di debito (Additional Tier 1), equivalenti al suo stipendio lordo annuale. 

Mustier, spiega una nota, si impegna a mantenere i titoli per almeno lo stesso periodo di lock up del piano di incentivazione di lungo termine della banca. La transazione sarà effettuata nei prossimi giorni. 

com/lab 

 

(END) Dow Jones Newswires

November 08, 2018 12:29 ET (17:29 GMT)

DELLA VALLE / UN TONFO DEL 10% DI TOD’S MA ECCO DUE NUOVE CASSEFORTI

 di: Cristiano Mais lavocedellevoci.it

Chiaroscuri e notizie contrastanti a casa Tod’s, la storica corazzata dei fratelli Diego e Andrea Della Valle. Un forte tonfo in borsa l’8 novembre, con una perdita secca del 10 per cento. Eppure solo un paio di settimane fa il supplemento “Economia & Finanza” di Repubblica dipingeva a tinte più che rosee il presente e il futuro dello “scarparo” d’oro (come Cesare Romiti etichettava Diego Della Valle) e della sua dinasty.

Procediamo con ordine. Il titolo quindi perde il 10 per cento e torna ai valori di due anni fa esatti, novembre 2016. Nei primi 9 mesi i ricavi sono scesi a 700 milioni di euro, nell’ultimo trimestre si è registrata una flessione del 4 per cento. Secondo gli esperti di Equita, “anche l’outlook è deludente, sia sul fatturato che sui margini”. E l’andamento del mese di ottobre confermerebbe il trend negativo, motivo per cui si nutrono forti dubbi sulle vendite di fine anno, periodo strategico per il gruppo. Anche le previsioni stilate da Credit Suisse sono di segno negativo.

Secondo l’analisi di Repubblica, invece, “l’esercizio 2018 risentirà positivamente dei 340 milioni incassati dall’imprenditore a inizio anno, quando l’operatore ferroviario Ntv è stato ceduto al fondo americano Global Infrastructure Partners” : si tratta della vendita di Italo, dove i Della Valle erano in compagnia di Luca Cordero di Montezemolo e del partenopeo Gianni Punzo, l’ex numero e fondatore del Cis di Nola (soprannominato ancora a piazza Mercato di Napoli, dai suoi vecchi amici, ‘O Pannazzaro).

Repubblica si sofferma in una minuziosa ricostruzione, sigla per sigla, dell’impero societario targato Della Valle, che pochi mesi fa ha subìto una radicale trasformazione.

Restano in piedi le due cassaforti di famiglia, la Diego Della Valle & C. e la DI.VI. Finanziaria. Alle quali ora si aggiungono altri due scrigni, D&L Investimenti e DI.VI. Immobiliare Holding, cui confluiscono una serie di partecipazioni in svariati campi. Per fare un solo esempio, le quote di partecipazione negli studi e nei parchi tematici intorno a Cinecittà: qui i Tod’s boys sono in compagnia di soci di lusso, come il produttore cinematografico e patròn del Napoli Aurelio De Laurentiis e il numero uno di Bnl, l’inossidabile Luigi Abete.

B.Sistema: cresce in attività credito su pegno e apre sportello a Rimini

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Banca Sistema continua a cresce nella sua attività di credito su pegno, in cui è operativa da inizio 2017, e apre oggi a Rimini un nuovo sportello ‘ProntoPegno’, che si aggiunge a quelli di Milano, Roma, Pisa, Napoli e Palermo. 

B.Sistema, informa una nota, ha inoltre acquistato, in data 7 novembre, il portafoglio di Credit Agricole, ex-Carim, storico operatore attivo a Rimini nell’attività di credito su pegno. L’operazione permette di accelerare il percorso di crescita e rafforzare la presenza di “ProntoPegno” sul territorio, promuovendo un servizio che ha un’importante valenza sociale. 

Il credito su pegno rappresenta uno strumento trasparente, immediato e sicuro di accesso al credito, volto a supportare necessità economiche momentanee dei clienti. E’ una forma di finanziamento particolarmente semplice da ottenere, perché non si basa sulla valutazione del merito creditizio del cliente, ma sul valore del bene dato in pegno. Non è prevista alcuna indagine patrimoniale ed il cliente riceve subito la somma di denaro commisurata al valore dell’oggetto dato in garanzia. Allo scadere del finanziamento il cliente rientra solitamente in possesso del proprio bene, restituendo la somma ricevuta in finanziamento, le spese e gli interessi dovuti per il periodo; può anche scegliere il riscatto anticipato del bene o il rinnovo del prestito per un ulteriore periodo. La durata del finanziamento va da tre a dodici mesi ed è rinnovabile per un massimo di tre anni. Il servizio offerto da “ProntoPegno” è garantito dalla professionalità di Banca Sistema ed è in grado di offrire più valore al cliente anche grazie allo spirto di innovazione che contraddistingue la Banca. 

L’app “Pronto Pegno”, ad esempio, è uno strumento pensato per offrire un banco dei pegni virtuale immediato, discreto e sicuro. E’ possibile richiedere ed ottenere, on-line con pochi click, una valutazione, preliminare non vincolante del proprio bene che si desidera fornire in pegno, per poi fissare un appuntamento per perfezionare l’operazione. 

Inoltre Banca Sistema, in aggiunta alla tradizionale erogazione in contanti, offre ai clienti la possibilità di ricevere il finanziamento direttamente su carta di credito prepagata, emessa gratuitamente alla stipula del pegno senza la necessità di avere un conto corrente di appoggio. La carta prepagata evita il contante, è comoda, sicura e, per incentivarne l’utilizzo, a chi la sceglie viene data una maggiorazione sulla quotazione al grammo dell’oro. 

com/fch 

 

(END) Dow Jones Newswires

November 08, 2018 09:43 ET (14:43 GMT)

Pensioni: Axa I., 53,9% italiani preoccupati per ammontare

Fonte: MF Dow Jones (Italiano)

Gli italiani sono sempre più attenti ai temi che riguardano la loro vita quotidiana: le preoccupazioni individuali e i rischi futuri (in primis quello di non poter avere una pensione ragionevole) assumono un chiaro ordine di priorità, con un nuovo ruolo per le assicurazioni. 

Sono alcune delle principali evidenze emerse dalla ricerca di AXA Italia condotta da Episteme (“Rischi emergenti, protezione e innovazione: una nuova era per le assicurazioni”) presentata durante l’#AXAForum 2018. 

Ai primi posti tra le preoccupazioni degli italiani si collocano chiaramente i problemi legati alla sfera del quotidiano: il 53,9%, si legge in una nota, è preoccupato di non avere in futuro una pensione ragionevole e il 47,8% della gestione della vecchiaia dei propri cari; seguono le inquietudini sui tempi dell’assistenza sanitaria, con il 45,3%, e il timore per la stabilità del proprio lavoro, 44,8%. 

“Viviamo in un mondo caratterizzato da rischi emergenti, sempre più volatile e iperconnesso, che richiede risposte nuove per gestire questa complessità e proteggere meglio le persone. Per il nostro AXA Forum 2018 siamo partiti dai bisogni degli italiani, che hanno le idee chiare”, spiega Patrick Cohen, ceo del Gruppo Axa Italia. “Dalla ricerca AXA-Episteme emergono preoccupazioni importanti, soprattutto legate agli aspetti socioeconomici individuali, come la pensione, il lavoro o la salute. Questi dati rafforzano la nostra convinzione: sempre di più dobbiamo saper prevedere l’imprevedibile, facendo leva sulla nostra expertise nella prevenzione e gestione dei rischi nel lungo periodo, per diventare veri partner dei nostri clienti. Offrendo soluzioni innovative, semplici e su misura, riusciremo a raggiungere il nostro obiettivo: aiutare le persone a vivere meglio”. 

com/cce 

 

(END) Dow Jones Newswires

November 08, 2018 05:36 ET (10:36 GMT)

La guerra dell’Europa contro l’Italia

comedonChisciotte.org 8.11.18

FONTE: GEFIRA.ORG

Il conflitto tra Unione Europea ed Italia è una vera e propria guerra finanziaria. I paesi dell’area euro non possono stampare il proprio denaro, e per questo motivo non possono avere un deficit infinito. Sono costretti a vivere entro i propri mezzi, altrimenti, senza l’intervento della BCE, andrebbero in bancarotta. Nessuno conosce le conseguenze di un default italiano e relativa ristrutturazione del debito, ma l’evento potrebbe portare alla fine della moneta unica.

Per rendere l’euro sostenibile, le élite finanziarie europee vogliono che gli italiani riducano le proprie spese e trasformino il deficit di bilancio in un surplus. A causa però della contrazione della popolazione del paese, il deficit di bilancio italiano – come abbiamo sostenuto molte volte – non può che aumentare. La Commissione Europea ne respinge il bilancio perché Roma vuole aumentare il proprio debito ben oltre il limite consentito dalla BCE. “Questo è il primo bilancio italiano che non piace all’UE”, ha scritto il vice primo ministro Luigi Di Maio su Facebook. “Nessuna sorpresa: questo è il primo bilancio italiano scritto a Roma e non a Bruxelles!”.  (1) Matteo Salvini ha aggiunto: “Questo (rifiuto) non cambia alcunché”. “Non stanno attaccando un governo, ma un popolo. Queste sono cose che faranno arrabbiare ancor di più gli italiani”, ha detto. (2)

Il paese è entrato in un calo demografico. Una crescita economica sostenibile è pertanto semplicemente impossibile, perlomeno per il prossimo futuro. Come nel caso di tutta l’Europa, l’Italia ha bisogno di un piano per sostenere una popolazione che sta invecchiando e diminuendo(3). Come se non lo sapesse, l’establishment di Bruxelles e Francoforte vuole solo che l’Italia si attenga al programma di austerità, ossia diminuisca la spesa pubblica e faccia fuori l’attuale amministrazione, che rifiuta di conformarsi.

Per estromettere Di Maio e Salvini, l’Unione Europea farà di tutto per distruggere il settore bancario italiano, come già fatto in Grecia e Cipro. Nel 2015, la Grecia chiuse le proprie banche, ordinando loro di rimanere tali per 6 giorni. La banca centrale impose anche delle restrizioni per evitare che i soldi fuggissero dal paese. (4)

Jeroen Dijsselbloem, ex capo dell’Eurogruppo, ha suggerito che i mercati dovrebbero cercare di abbassare il valore delle obbligazioni italiane (5). Un valore obbligazionario più basso eroderebbe il capitale delle banche e le renderebbe insolventi. Draghi, capo della BCE, ha avvertito la scorsa settimana che una recente svendita di titoli di stato ha avuto la funzione di intaccare il capitale delle banche italiane, che possiedono circa 375 miliardi di euro di quel documento (6). Tali osservazioni sono state accuratamente preparate, e fungono da ennesimo attacco deliberato al sistema finanziario italiano. È molto insolito per i banchieri centrali avvisare la banca sotto la propria supervisione della sua prossima insolvenza, cercando allo stesso tempo di provocare una preventiva corsa agli sportelli.

“Trovo inappropriato per il responsabile della stabilità finanziaria in Europa dare l’allarme, ancorché poi ammorbidito, sulla salute dei finanziatori italiani, essendo l’Italia è uno dei paesi sotto la sua supervisione bancaria”, ha giustamente detto un legislatore italiano.

I governanti sanno di essere sotto assedio, e stanno pensando a come proteggere le banche dalle autorità bancarie europee. Roma deve escogitare una strategia nazionale per preservare il propria sistema bancario, anche qualora questo sia contrario alle regole europee. Salvini, ha detto un portavoce del leader della Lega, ha incontrato Di Maio per discutere le condizioni di economia, bilancio e banche. “Nessuna banca sarà in difficoltà”, ha detto Salvini. Le due parti, che gestiscono il paese in un governo di coalizione, stanno lavorando in sincrono, ha detto. Il premier Conte, riporta il Corriere della Sera (7), ha chiesto alle agenzie governative di star pronte ad aiutare gli istituti di credito, qualora il calo del valore delle proprie posizioni di debito pubblico imponesse loro di ricapitalizzare le banche.

Roma non lascerà i burocrati di Bruxelles o Francoforte a decidere se le banche siano insolventi o no. Ogni governo sovrano, in teoria, può dichiarare solvente una banca con un colpo di penna. Le autorità italiane possono rifiutarsi di chiudere le proprie banche, e costringerle a rimanere in attività. A differenza della Grecia, l’Italia ha un avanzo commerciale, ed il paese non dipende da una riserva estera di denaro per pagare le importazioni. L’apertura di banche insolventi indebolirebbe ulteriormente l’affidabilità dell’Euro come moneta comune. Per fare ancor più pressione sul governo italiano, Karsten Wendorff, membro dell’Advisory Board delle banche federali tedesche, ha suggerito di confiscare le proprietà private italiane per far fronte agli obblighi del debito pubblico. “Invece di un fondo europeo che acquista obbligazioni governative italiane e che alla fine è sostenuto dai contribuenti europei, dovrebbe essere creato un fondo nazionale”, ha scritto Wendorff sul Frankfurter Allgemeine Zeitung di sabato. (8)

Tale fondo verrebbe finanziato da “obbligazioni di solidarietà nazionali”, che le famiglie italiane sarebbero obbligate ad acquistare, ad esempio, per il 20% della loro ricchezza netta. Ad un tale tasso, “quasi la metà del debito pubblico verrebbe convertito in obbligazioni di solidarietà”. Se il piano dovesse essere implementato, significherebbe che i proprietari di case sarebbero costretti a pagare a banche straniere il 20% del loro valore patrimoniale. Il piano è un palese avvertimento: non andate contro le regole di bilancio. La Germania è disposta a confiscare tutto ciò a cui si sente in diritto.

Il pubblico non è consapevole della gravità della situazione. Sia Salvini che Di Maio – così come il popolo italiano – dovrebbero rendersi conto che sono in guerra con l’establishment europeo, che in ultima istanza intende rimuoverli dal potere. Per vincere questa battaglia hanno bisogno del sostegno incondizionato dell’apparato di sicurezza dello Stato e del popolo. Il confronto tra Roma da un lato e Bruxelles e Francoforte dall’altro, tuttavia, non scoppierà prima delle elezioni del Parlamento Europeo.

Fonte: https://gefira.org

Link: https://gefira.org/en/2018/11/05/the-italian-people-must-understand-that-their-country-is-at-war/

5.11.2018

Traduzione di HMG