Scandalo dividendi, perquisiti gli uffici di Blackrock

Elena Dal Maso milanofinanza.it 7.11.18

Gli inquirenti hanno perquisito gli uffici di Monaco di Blackrock nelle scorse ore, riportano i giornali tedeschi citando una fonte a conoscenza dei fatti. L’operazione fa parte della gigantesca indagine denominata Cum-Ex Files, la maggiore inchiesta dal dopoguerra in Germania. E questo potrebbe frenare la corsa di Friedrich Merz, presidente del supervisory board di Blackrock nel Paese, a prendere le redini della Cdu, fino ad oggi nelle mani di Angela Merkel. Non solo, a candidarsi a cancelliere l’anno prossimo, in vista delle elezioni politiche nel 2020. Bisogna anche specificare che Merz è salito ai vertici del colosso americano nel 2016 e l’indagine riguarda fatti avvenuti in precedenza.

Questo non toglie che Handelsblatt oggi, il maggior giornale economico tedesco, abbia pubblicato in apertura di hompage la notizia dello scandalo in cui si pongono diverse domande a Merz. Handelblatt riprende la lettera di tre pagine che Gerhard Schick, parlamentare dei Verdi ed esperto di finanza del gruppo, ha inviato all’indirizzo della sede di Francoforte di Blackrock, dove chiede spiegazioni dell’operato di quest’ultimo negli anni che vanno dal 2005 in poi quando Merz era socio dello studio legale americano Mayer Brown e (dal 2010) membro del Supervisory Board di HSBC Trinkhaus, lavorando come esperto fiscale. Entrambe le società, scrive Schick, sono indagate per le transazioni Cum-Ex.

Un portavoce del colosso americano, che gestisce asset per oltre 6mila miliardi di dollari, ha detto che il gruppo ha “collaborato pienamente con l’indagine in corso sulle transazioni di tipo Cum-Ex nel periodo che va dal 2007 al 2011”. Mentre il procuratore di Stato di Colonia non hanno voluto commentare le indagini su BlackRock, arrivate dopo che il ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz, ha esortato l’Europa a stringere la cooperazione contro i regimi fiscali abusivi.

Di quale scandalo si tratta, in concreto? E’ forse la più importante inchiesta per frode in Germania dal Dopoguerra a oggi, giocata attorno a quella che le autorità hanno definito una truffa sui dividendi. E che pare sia già costata ai contribuenti tedeschi oltre 55 miliardi di euro. Il fascicolo prende il nome di CumEx-Files e su questo vi stanno lavorando dall’aprile del 2013 (con una forte accelerazione negli ultimi mesi) tre procure su fatti avvenuti fra il 2006 e il 2009. Si tratta di Francoforte, Monaco e Colonia. Quest’ultima è fra l’altro specializzata in crimini fiscali internazionali. 

Secondo l’accusa, le banche e i soggetti coinvolti nella truffa avrebbero fuorviato lo Stato tedesco su due livelli: il primo accreditando il dividendo nella giornata di stacco a più soggetti, che risultavano tutti titolari dell’azione, e il secondo perché questi ultimi maturavano un credito fiscale dalla cedola. Il Tagesschau ha scritto a fine ottobre che alla fine dei conti si è trattato di danni per 55,2 miliardi nei confronti del Fisco di Berlino. Ma non riguarderebbe solo la Germania, anzi.

Sempre il Tagesschau ha aggiunto alcune rivelazioni fatte alla magistratura tedesca da persone coinvolte nella truffa. “Abbiamo creato una macchina del demonio”, ha detto una fonte a conoscenza dei fatti agli investigatori. “Non abbiano transato solo azioni tedesche, ma anche di altre nazioni quali Francia, Spania, Italia, Austria, Belgio, Danimarca”.

Come ha funzionato, di fatto, lo schema secondo le procure? Una banca accetta di vendere il titolo di una società quotata, per esempio a un fondo pensione, prima dello stacco della cedola e glielo consegna dopo che il dividendo viene pagato. Sia la banca che il fondo pensione fanno richiesta della ritenuta sui dividendi (witholding tax).

In alcuni casi le banche vendono azioni che non posseggono e concordano di acquistarle più avanti nel tempo secondo il metodo dello short selling. Il titolo viene rapidamente trattato all’interno di un gruppo sindacato di istituti di credito, investitori ed hedge fund per creare l’impressione che vi siano molti possessori (ma l’azione è una solo). I profitti da questa operazione (illegale) vengono poi divisi fra i soggetti.

Secondo l’agenzia Reuters, i nomi degli istituti coinvolti nell’operazione sono diversi: lo spagnolo Santander, l’australiana Macquarie Bank, pare anche Deutsche Bank. Quanto ad HVB, la controllata di Unicredit, il gruppo guidato dall’ad Jean Pierre Mustier ha chiuso le pendenze con la magistratura e presentato ricorso per risarcimento nei confronti di tre ex dipendenti. La specifica è contenuta nel bilancio semestrale della banca al 30 giugno 2018.

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