Ue vieta i nomi sui campanelli

da Berlino Roberto Giardina 
Italiaoggi.it 10.11.18

È la solita mania comunitaria di mettere le mani dovunque

Gli eurocrati, per dimostrare che si guadagnano il loro opulento stipendio, sono costretti a inventarsi qualcosa di nuovo, e ci complicano la vita. Hanno voluto regolamentare la curvatura massima di un cetriolo lungo dieci centimetri, e il diametro della pizza ideale da Helsinki a Lampedusa. Ora, mentre l’Unione europea attraversa la sua crisi più grave, hanno sancito che per rispetto della privacy non si deve mettere il proprio nome sul campanello al portone di casa. Ovviamente, chi ha la fortuna di vivere in una villa unifamiliare è libero di fare come vuole, ma gli inquilini di un condominio dovrebbero rispettare le regole dell’amministrazione. Come fare?

Pochi si erano accorti della nuova regola europea, finché un viennese ha denunciato il suo proprietario di casa, cioè la Wiener Wohnen, il grande ente municipale che sovraintende agli appartamenti sociali, oltre 200mila. Desiderava restare anonimo, e sul campanello voleva solo una sigla da comunicare a amici e al postino. I responsabili della società hanno consultato il loro legale, che ha chiesto lumi a Bruxelles, e infine ha concluso: l’inquilino ha ragione. Nei casi più gravi chi viola la legge rischia una condanna fino a 20 milioni di euro. I burocrati della Ue sono sempre severi sulle cose di poco conto. A Vienna sono allibiti. Non bastava avere abolito l’ora legale, provvedimento ragionevole, ma senza preoccuparsi del caos se ogni paese in Europa da domani decidesse di fare come gli pare, tornando ai primi dell’Ottocento? Nel regno delle Due Sicilie esisteva l’ «ora di Palermo» che differiva di qualche minuto dall’ora di Napoli, e di cui si teneva conto.

Ai viennesi non importa avere il nome sulla porta di casa, invece a Berlino ci tengono. Io ne ho due, perché il mio appartamento dopo la guerra fu diviso, noi l’abbiamo riunito, ma unificare i campanelli è stata un’impresa a cui abbiamo rinunciato. Così, su uno compare per primo il cognome di mia moglie, e sul secondo il mio.

La società tedesca responsabile di 880 mila alloggi sociali dovrebbe spendere milioni per sostituire le targhe. Ne vale la pena? Già adesso la posta è cronicamente in ritardo, mancano i postini e si vuole risparmiare. Stranamente, o forse no, io non ricevo mai lettere e giornali al sabato e al lunedì. Una settimana super corta di quattro giorni. Cosa accadrà se un domani i postini dovessero districarsi tra migliaia di nomi cifrati o orientarsi in base al piano e al numero degli appartamenti?

A Bruxelles, si obietta, hanno dimenticato il problema dei traslochi: se me ne vado, il nuovo inquilino metterà il suo nome sul campanello. Ma se si rispetta la privacy, il numero di appartamento non cambierà. A Monaco, un giocatore del Bayern si è trovato una squadra di poliziotti innanzi alla porta. Cercavano un altro, un latitante, ma sul campanello c’era solo un numero. Già adesso, chi non vuole essere disturbato non mette il cognome sul campanello, e comunica il numero dell’appartamento agli amici, oppure le signore per evitare ammiratori fastidiosi limitano il nome all’iniziale. Le donne sono tutelate. Non occorre che Bruxelles si preoccupi per noi. Per gli eurocrati la soluzione sarebbe di farci indicare da una sigla, come il codice fiscale, da comunicare alla posta, o a Amazon. Sarebbe semplice, per loro.