O morti di fame o di spread. C’è chi in Europa ci vuole così. L’economista Rinaldi sta con il ministro del Tesoro: “A Bruxelles usano i numeri per attacchi politici”

Carmine Gazzani lanotiziagiornale.it

10.11.18

Antonio Maria Rinaldi

Bene fa il ministro dell’Economia Giovanni Tria a tenere il punto con la Commissione europea, che invece ci ha ridotto in una situazione per la quale “dobbiamo scegliere se morire di fame o di spread”. Come sempre non usa mezzi termini l’economista Antonio Maria Rinaldi. “Concordo al 100% con il ministro che, nonostante sia notoriamente una persona pacata, ha dato una risposta ferma alle obiezioni della Commissione europea difendendo Manovra varata dal Governo”.

Secondo il ministro dell’Economia sarebbe addirittura un suicidio accettare i rilevi di Bruxelles.
“Abbiamo conosciuto in questi mesi Tria per il suo carattere riservato. Se ha ritenuto opportuno rispondere in maniera così piccata, ha senz’altro le sue ragioni”.

Lei condivide?
“Io sono andato a vedere i numeri”.

E cosa dicono i numeri?
“Ho constatato immediatamente che la discrepanza tra i dati proposti dalla Commissione rispetto a quelli adottati dal Governo si basa sul fatto che, mentre il ministero dell’Economia ha adottato moltiplicatori in linea con quelli che erano sempre stati adottati dai Governi italiani precedenti che oscillano essenzialmente tra 0,73 e 1,04%, i tecnici dell’Unione europea hanno utilizzato inspiegabilmente dei moltiplicatori bassissimi”.

Lei che idea si è fatto?
“Guardi, non si capisce come mai abbiano adottato dei moltiplicatori risibili. Ciò che traspare è che questi numeri sono stati utilizzati per fini prettamente politici”.

Fa bene, dunque, il Governo a ritenere quello della Commissione un attacco pretestuoso?
“Assolutamente sì. A supporto della tesi di Tria, peraltro, c’è il fatto che, se è vero che in Italia c’è una situazione di stagnazione, a maggior ragione il Governo italiano è titolato a proporre una Manovra espansiva”.

Da qui la tesi secondo cui, applicare le correzioni chieste da Bruxelles, sarebbe un errore?
“Ma certo. Non solo. Applicando i moltiplicatori del Mef, la risultante della Manovra produrrà un miglioramento debito pubblico-Pil sotto il 130%. Anzi le dico di più”.

Ci dica.
“Sono pronto a scommettere che se verrà accolta integralmente la Manovra prevista dal Def, al 31 dicembre 2019 noi avremmo un rapporto debito pubblico-Pil sotto il 130%. Checché ne dica oggi l’Europa”.

Secondo cui, invece, quale potrebbero essere i risultati?
“Per loro nella migliore delle ipotesi il rapporto rimarrà uguale, cioè al 131% e rotti”.

Nel frattempo, anche Bankitalia è tornata a criticare il Governo, sottolineando che l’aumento del differenziale ci è costato già 1,5 miliardi di euro.
“Mi limito a dire questo: ero abituato in passato a vedere il ruolo di Bankitalia a livello tecnico e non politico. Mi auguro che presto Bankitalia torni a riconsiderare che lo spread è materia di finanza e non di politica. D’altronde è la Bce a svolgere il ruolo delle banche nazionali dopo che la Banca d’Italia è stata evirata nelle sue funzioni”.

Cosa vuol dire?
“Penso all’azione della Bce che, con gli stimoli monetari del Quantitative Easing, era riuscita a comprimere le spread ben sotto i 100 punti base con Governi guidati da personaggi come Renzi. Se non ci fosse stata l’azione del Qe, lo spread sarebbe stato senz’altro superiore a quello registrato in piena Governo Monti nel 2012, quando raggiunse nuovamente 538 punti base. Insomma, per il disciplinato dirigente di Bankitalia che ha fatto queste osservazioni, si evince che Renzi sarebbe stato nettamente migliore rispetto al senatore Monti, mentre invece sappiamo tutti che è stata determinante l’azione del Qe”.

In altre parole, sembra quasi che l’Italia si trovi tra l’incudine e il martello: stretta tra il rischio di morire di fame e il rischio di morire di spread…
“Che ci sia qualcuno che lo voglia, è fuori di ogni dubbio. Bisogna però vedere se questo “qualcuno” riuscirà nell’intento”.

In che senso?
“Io credo che più questa governance si irrigidisce nei confronti del Governo italiano e più produce consenso degli italiani nei confronti del Governo stesso”.

La politica dell’establishment sarà sconfessata?
“Non scordiamoci che a maggio prossimo verranno rinnovati il Parlamento europeo e, di conseguenza, anche la Commissione. A meno che i burocrati di Bruxelles non pensino che i cittadini chiamati a suffragio universale al voto, massima espressione di democrazia, non contino nulla”.